Rosalino Pilo e Rosetta Borlasca, l’amore al tempo della rivoluzione

Era bello, affascinante e focoso.
Rosalino Pilo, siciliano, nato nel 1820, fu uno dei protagonisti del nostro Risorgimento.
Vita avventurosa la sua, come spesso accadeva a quei tempi.
Di famiglia di nobile lignaggio, dapprima fu tra i capi del movimento indipendentista siciliano, e nel 1849, in seguito al fallimento di questa insurrezione, lasciò la sua isola.
Se ne partì, alla volta di Genova, forse a bordo di un vapore, come si usava all’epoca, con al seguito i suoi denari e un quadro raffigurante la deposizione della Croce attribuito al pittore Giovanni Velasquez, del quale era venuto in possesso alla morte del padre.
Prese casa in Vico Casana, al civico nr 9, il palazzo che nell’immagine si nota subito dopo l’insegna del ristorante.

A Genova Rosalino conosce il capo dei reazionari, il ricercato più ambito, Giuseppe Mazzini e ci mette poco ad affiliarsi al movimento, per finanziare le iniziative del partito d’azione Pilo proporrà anche a Mazzini di vendere a Londra il suo prezioso Velasquez per ben 800 lire.
E a Genova Rosalino, oltre alla militanza politica, trova l’amore.
Di lui scrive Felice Venosta (Rosolino Pilo e la rivoluzione siciliana – 1863) :

“La donna è l’oasi per l’esule. Rosolino amava potentemente, perdutamente come sogliono i figli del mezzogiorno.”

Rosalino Pilo
Immagine tratta da “Vita di Giuseppe Mazzini” di Jessie White Mario, 1886
volume di mia proprietà

Lei si chiama Rosetta Borlasca, appartiene a una famiglia benestante, il padre è notaio e uomo di molte sostanze.
Rosetta è sposata, con un certo Barnaba Agostino Quartara, però, sapete come accade.
Ti ritrovi accanto qualcuno per cui non ti è mai battuto il cuore, uno che altri hanno scelto per te e tu accetti di vivere una vita non tua ma poi, un giorno, si presenta a te un siciliano con gli occhi di fuoco, con quell’ardore, quell’eleganza, e ti fa sentire quel calore che non credevi che avresti provato mai più. E allora voi, al posto di Rosetta, cosa avreste fatto?
Lei scelse Rosalino, quell’amore grande e possente che sapeva infrangere tutti i confini e le regole.
Il marito però, preso dalla gelosia, andò a farsi le sue ragioni con il padre di Rosetta che, tra gli altri esuli, aveva incautamente accolto in casa sua anche Rosalino Pilo.
Una sera, Rosalino e i suoi amici, come di consueto, si presentano in casa Borlasca.
Inaspettatamente, non si permette loro di entrare: la signora è malata, viene detto, così l’allegra compagnia si dirige altrove.
Rosalino non sospetta nulla, finché un giorno, alla posta, incontra il padre di Rosetta che lo invita a far due passi.
Il signor Borlasca, a quanto pare, è uno che non le manda a dire ed esordisce così: “Signor Pilo, per di lei causa mio genero è fuggito di mia casa.”
Rosalino tenta di giustificarsi, dice che lui mai avrebbe attentato alla virtù di Rosetta, il signor Borlasca è proprio in errore e certo, se può essere utile a calmare le acque, lui è disposto ad allontanarsi da Genova per una ventina di giorni, così che il Quartara possa far sbollire la rabbia.
Il padre di Rosetta, grato, tirò un sospiro di sollievo e così Rosalino si dispose a partire per Nizza.
Il Quartara però non si dava pace e prima che Pilo lasciasse Genova, gli fece recapitare una lettera dai toni molto aspri e offensivi, in cui lo accusava di prendersi gioco di lui e di essere un vile ed un infame e di dichiararsi pronto per una sfida a duello.
Ci si apprestò così all’impresa, che doveva avvenire fuori dagli stati sardi, ma il Quartara, vigliaccamente, non si presentò. Fece di peggio: con una lettera anonima svelò alla questura lo pseudonimo usato da Rosalino, facendo rivelazioni anche su altri suoi amici.
E poi sapete come accade.
Rosalino negò fino allo stremo ogni coinvolgimento con Rosetta ma, alla fine, quando lei rimase incinta, toccò ammettere la verità.
E il matrimonio saltò per aria, ovviamente.
Rosetta con il frutto del suo amore tornò a casa del padre e promise di non rivedere mai più Rosalino.
Ma poi, sapete come accade, Rosetta non fu di parola.
E’ l’amore, sempre uguale nei secoli. E le lettere, le lettere che Rosetta scrisse a Rosalino sono cariche di quel sentimento, di parole semplici eppure eterne.
Lei scrive, scrive tanto. Si strugge, si appassiona, sospira.
Io ti amo, non posso vivere senza di te, morirei senza di te.
Sono queste le parole, eterne in quanto semplici.
E pensare che per un periodo, nel passato, Rosalino aveva creduto di non essere riamato, come narra sempre il Venosta:

e si forte fu il suo amore che il sospetto di non essere pienamente corrisposto fu sufficiente per sentirsi spezzare il cuore, per cadere in una lunga malattia per perdere quasi la vita.

Oh, no! Rosetta ama Rosalino!
Ma Rosalino, oltre ad essere l’amore di Rosetta, è uomo d’azione, impegnato in prima linea.
Pilo è uno degli uomini del gruppo di Carlo Pisacane colui che, nel 1857, precedendo le gesta di Garibaldi, tenterà di sollevare il meridione con la fallimentare spedizione di Sapri, conclusasi con un massacro.
Che pianti, povera Rosetta!
E’ preoccupata, si può capirla, non vuole separarsi da lui per nessuna ragione al mondo e appena comprende cosa sta per accadere nella sua disperazione minaccia di suicidarsi.
E che fanno gli uomini quando una donna gli mette i bastoni tra le ruote? Mentono.
E Rosalino mente, per tranquillizzare Rosetta, quando è il momento di partire le fa credere che sta andando il Sicilia per vendere il famoso Velasquez.
Però sapete come accade, quando si ama, si vuole essere ascoltati, compresi, consolati.
Anche se si è eroi, accade. E così Rosalino dice a Rosetta la verità.
Lei piange, si dispera, lo supplica di non andare, lo tormenta con la sua apprensione, gli fa promettere di tener cara la propria vita, gli fa giurare che tornerà.
E così sarà.
Il progetto di Pisacane per l’impresa di Sapri era il seguente: Pisacane, Falcone, Nicotera e un gruppo di fedelissimi si sarebbero imbarcati su un piroscafo per Tunisi, il Cagliari in partenza da Genova il 17 Giugno 1857. L’intenzione era quella di dirottare il piroscafo su Ponza.
A Rosalino Pilo era stata affidato il compito di provvedere al rifornimento delle armi.
C’era già stato un precedente tentativo, fallito il 6 giugno, in quanto la barca su cui Rosalino trasportava le armi si trovò nel pieno della tempesta che causò la perdita di fucili e munizioni.
La seconda volta non andò meglio.
Rosalino Pilo, con una ventina di uomini, prese il mare su delle barche a vela, sulle quali erano state caricate le armi.
Secondo i piani, avvrebbero dovuto incrociare il piroscafo al largo di Sestri Levante ma Rosalino e i suoi compagni, inesperti di mare, mancarono di portarsi la strumentazione necessaria per la navigazione e persero così l’orientamento, finendo per approdare nei pressi di Portofino.
I loro compagni, imbarcati sul Cagliari, andarono incontro alla disfatta e alla morte, dei tre capi della spedizione solo Giovanni Nicotera rimase in vita.
Pilo tornò a Genova, ma a seguito della fallita insurrezione come Mazzini finì nel mirino della polizia e dovette riparare a Malta.
Tornò quando seppe che Garibaldi era sbarcato a Palermo con i suoi Mille.
A loro si aggiunse anche Rosalino Pilo: le cronache narrano che abbia combattuto strenuamente fino a quando, il 21 Maggio 1860, a Monreale,  fu colpito a morte da una pallottola nemica.
Sei giorni dopo l’esercito di Garibaldi liberò la città di Palermo.
Nessuno sa che fine abbia fatto il famoso dipinto di Velasquez.
Nessuno scrive cosa ne sia stato di Rosetta, rimasta sola senza il suo amore, il suo Rosalino, il solo che sapesse farle battere il cuore così forte.
Ma sapete come accade, io lo so.
Io so che pianse.

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