Diverse sfumature di bianco

E poi diverse sfumature di bianco e di estate in Val Trebbia e di rose che dondolano nell’aria tiepida contro il cielo limpido.

Mentre il vento sospinge il bucato in una danza gentile.

Bianco di gigli, simbolo assoluto di purezza.

Bianco di teneri petali sui quali si posa la farfalla leggera.

Diverse sfumature di questo candore di margherite assetate di luce che si aprono al sole.

E ancora bianco di luce abbacinante che inonda nobili fiori odorosi.

Bianco lucidato da brezza fresca, bianco di lenzuola e profumo di Sapone di Marsiglia.

Bianco di nuvole lievi che attraversano il cielo e bianco di rose, candide e meravigliose in un giorno d’estate a Fontanigorda.

Una panchina tra i fiori

È una panchina tra i fiori, in un angolo di semplice bellezza, qui a Fontanigorda.
Vicina ad orti curati con amore, dove crescono tenere insalatine mentre le api ronzano e gli uccellini dispettosi planano tra le foglie.
È una panchina tra i fiori, poco distante sbocciano rose rosse, gialle, bianche e dai toni delicati dell’arancio, si aprono al sole grosse margherite e le piante aromatiche spandono nell’aria i loro profumi.
C’è uno steccato di legno, i vasi allineati ospitano gerani allegri e colorati.
E tutto è cosi semplice, accogliente, autentico.
E tutto freme, fiorisce, rinasce a nuova vita, attorno a una panchina tra i fiori.

Vivace come l’estate

Vivace come l’estate è l’erba verde, fresca e ondeggiante.
Vivace è il cielo, brillante di blu, luminoso e frizzante di aria pulita.
Le persiane chiuse, a garantire benefica ombra in un pomeriggio pigro.
Un tavolino, due sedie, una sdraio rossa in armonia con i petali profumati delle rose e tutto è perfetto in un giorno dalla bellezza gloriosa e vivace come l’estate, qui a Fontanigorda.

L’ultima mimosa, le prime rose

Il tempo vola e la primavera avanza come una ragazzina che corre spensierata nei prati umidi di rugiada.
E la stagione muta rapidamente, basta guardarsi attorno per accorgersene.
L’altro giorno sono passata all’Antica Farmacia dei Frati Carmelitani di Sant’Anna e il roseto si sta lentamente preparando a fiorire rigoglioso.
Qui ho salutato l’ultima mimosa che ancora si staglia temeraria contro il cielo.

E sbocciano candide le prime rose.

Si aprono con i loro petali delicati.

Tra le tenere foglioline, così profumate e tenui.

Mentre tra l’erba sbocciano anche certi piccoli fiori gialli.

E fioriscono piccoli bocci odorosi.

È la bellezza della natura che sempre ritorna e mai ci delude.

Così ci attende la primavera, con il profumo delizioso delle prime rose.

Buon compleanno a me!

Oggi è il mio compleanno e come sempre desidero condividere con voi questa giornata.
E torno ancora a ringraziarvi, cari amici ormai diventati reali e cari lettori che dedicate tempo alle mie storie e alle mie divagazioni, voi che mi accompagnate nei miei giri a zonzo per la Superba e nei miei salti nel passato.
Non si potrebbero avere compagni di viaggio migliori, dico davvero!
E nel giorno della mia festa brindo così insieme ad ognuno di voi e porto qui il cielo limpido della mia amata Val Trebbia e una rosa candida dal profumo delizioso.
Cin cin e tanti auguri a me, buon compleanno Miss Fletcher!

I ricami della zia

I ricami della zia sono sempre stati i più belli di tutti, almeno così è per me.
La zia era una persona vivace e creativa e di lei e delle sue molte doti qualche volta vi ho già raccontato: lei era un’appassionata lettrice, un’apprezzata insegnante di inglese, una viaggiatrice curiosa, una cuoca sopraffina, un’amante della natura, delle piante e del mare.
La zia poi era abilissima con i lavoretti manuali: faceva il decoupage e l’uncinetto, a volte si dilettava volentieri con il biedermaier ed ho ancora la memoria olfattiva di quel profumo di aranci e chiodi di garofano di certe sue creazioni.
La zia era anche una provetta ricamatrice e prediligeva lo stile vittoriano così nel corso del tempo confezionò certi grandi e splendidi cuscini con soggetti floreali.
I ricami della zia erano vari e bellissimi: greche, alfabeti, animaletti, farfalle, rose profumate e stelle marine, personaggi dei cartoni animati e molto altro ancora.
La zia non stava mai con le mani in mano, è sempre stata un esempio di allegria ed entusiasmo.
La zia abitava a Sampierdarena, lei amava moltissimo il suo quartiere per i suoi molti negozi, la zia infatti diceva che sotto casa trovava tutto quello che le serviva senza dover venire in centro.
In quegli anni ‘90 che adesso sembrano lontanissimi andare dalla zia era per me un piacevole rito che mi riservava sempre qualche delizioso manicaretto per pranzo e poi un bel giro sotto i portici di Via Cantore e per le vie di Sampierdarena.
E mi ricordo perfettamente i posti nei quali lei mi portava: erano le sue mercerie, là lei si serviva per le sue creazioni.
Due di questi negozi erano in Via Sampierdarena, là c’era anche una bottega di articoli per i decoupage, il terzo negozietto era in una delle stradine che collegano Via Sampierdarena e Via Cantore.
Tutti conoscevano la zia, tutti la salutavano con allegria perché lei portava allegria in ogni luogo in cui andasse.
E quindi ricordo anche tutti gli acquisti fatti con lei e ricordo che una volta in uno di quei negozi vidi uno schema inglese completo di fili che mi piaceva tantissimo e lei me lo regalò.
E poi mi ricordo che quei pomeriggi erano veramente sereni e piacevoli, ogni ora trascorsa con la zia era semplicemente preziosa.
In una borsina ho certi suoi ricami dal retro perfetto e anche il quadro al quale stava lavorando prima di andarsene: si tratta di una ghirlanda dedicata alle quattro stagioni.
Avevo anche pensato di terminarlo ma poi in effetti la tela ha una trama così fitta ed io non credo di essere brava come la zia con ago e filo.
Conservo quel ricamo con cura insieme ad altre sue delicate creazioni e insieme a quel suo cuscinetto puntaspilli di gusto vittoriano sul quale ho lasciato appuntate le spillette da balia proprio come le aveva messe la zia e a pensarci mi sorprende persino constatare che siano lì da così tanti anni.

Tra i boccioli, su un tappeto di petali di rosa

Sono ritornata in un luogo a me caro, all’Antica Farmacia dei Frati Carmelitani di Sant’Anna dove molti di noi si recano per i molti preparati della farmacia e per i preziosi consigli di Frate Ezio.
Ed era mattina e dopo la pioggia era uscito il sole così sono andata a camminare tra le bellezze del roseto, mentre i boccioli si aprivano generosi attorno alla statua di Maria.

Io sola, tra i fiori che rigogliosi si nutrono di luce brillante.

E sono rose gialle come il cielo d’estate.

E petali dai toni accesi.

E teneri boccioli che ancora devono schiudersi.

A terra i petali caduti dopo quella pioggia scrosciante e tumultuosa, un soffice tappeto tenero e delicato.

E le gocce che restano in equilibrio per qualche istante prima di scivolare giù.

Cascate di fiori e quella fragranza di profumi deliziosi tipici del tempo di primavera.

E poi, una romantica distesa di candidi petali odorosi.

E un bocciolo di rosa così rosso e così intenso.

Diverse sfumature di primavera, in un giorno di sole dopo la pioggia.

E l’assoluta bellezza conciliatrice della natura, nell’armonia del roseto dei Frati di Sant’Anna.

Una magnifica quiete, nel cuore del mio quartiere.

E il giallo tenue così inondato di luce.

E la bellezza autentica di ritrovarsi in questa quiete, immersi nello splendore e nella meraviglia, tra i boccioli, camminando su un tappeto di petali di rosa.

La prima rosa

Accadde in un giorno di aprile e colse tutti di sorpresa come un fatto davvero straordinario.
Alle prime luci dell’alba, mentre il sole diffondeva il suo vivido chiarore, l’oleandro sempre mattiniero esclamò stupefatto:
– Oh caspita, presto, presto! Tutti svegli! Presto, è ora di alzarsi!
Il rosmarino si stiracchiò indolenzito, la maggiorana si levò di soprassalto e il basilico pigro sbadigliò.
Le lavande affabili si profumarono per l’occasione, ci tenevano molto a distinguersi dagli altri fiori.
Le viole distesero per bene i loro petali colorati e si rimirarono con attenzione, erano tipe vanitose e non volevano certo sfigurare.
L’alloro la prese con filosofia, per così dire, era avvezzo ormai da tempo agli eventi di un certo spessore.
I gerani curiosi si sporgevano dai vasi per cercare di vedere meglio ma avevano davanti le alte orchidee petulanti che continuavano ad agitarsi per quell’evento memorabile.
Ne nacque così un’accesa discussione ma a sedare gli animi come sempre accorse la verbena che aveva davvero la capacità di calmare chiunque, a volte in suo aiuto arrivava anche la camomilla che pure era nota per le sue doti di mirabile pazienza.
Il cactus si girò dall’altra parte brontolando e continuò a dormire, era un tipo dal carattere spinoso e di tutte queste cerimonie poco gli importava!
Le tenere margherite osservavano commosse e intenerite, del resto erano note a tutti per il loro cuor d’oro.
Incerte dondolavano le fresie e le bocche di leone trillavano entusiaste.
Il sole brillava, le rondini volteggiavano nel cielo chiaro e i piccoli insetti ronzavano sulle corolle.
E tutti gli sguardi, colmi di sincera ammirazione, rimasero ad ammirare il miracolo della vita e della bellezza che sempre si rinnova: timida e delicata era così sbocciata la prima rosa.

Questa è davvero la prima rosa di questa primavera sul mio terrazzo.
Si è aperta ieri, con questa dolcezza.
Ho pensato che meritasse un gioco di fantasia e un benvenuto particolare, spero così che vi sia piaciuto salutarla in questo modo insieme a me.

Auguri Miss Fletcher, buon compleanno!

Oggi è il giorno del mio compleanno e come sempre porto la mia piccola festicciola anche su queste mie paginette.
Porgo così virtualmente a ognuno di voi una fetta di torta e un calice colmo di bollicine, voi lettori siete moltissimi ed è tutto un tintinnare di bicchieri.
Questa per me è sempre una bella occasione per ringraziarvi per i vostri entusiasmi e per la vostra presenza, è una fortuna condividere storie e racconti con persone garbate e attente come voi.
E come sempre porto qui le rose che amo, i miei monti e il cielo azzurro della mia cara Fontanigorda.
Cin cin, tanti auguri a me, buon compleanno Miss Fletcher!

Il linguaggio dei fiori nel 1924

Alcune cose del passato a volte riservano proprio delle belle sorprese, così eccomi qui a condividere con voi alcune curiosità tratte da un libricino da poco e molto consunto trovato per caso su una bancarella.
Il volumetto risale al 1924 ed è una pubblicazione omaggio della Società Anonima delle Terme di San Pellegrino, su quelle pagine chiaramente si illustrano le proprietà delle acque minerali e degli altri prodotti della società ma ci sono anche diverse altre curiosità, a esempio ho trovato molte ricette che spero di provare presto.
Oltre a ciò alcune paginette sono dedicate al linguaggio del fiori e ho così pensato che se questo linguaggio andava bene nel 1924 allora può essere perfetto anche per noi, ecco!
Così ecco qui un post profumato, colorato e a suo modo sorprendente.
Ad esempio ho scoperto che la menta significa saggezza, il mughetto ritorno al bene e i narcisi vendetta in amore.

La tuberosa è sinonimo di ebbrezza voluttuosa, la pervinca significa amicizia durevole e la viola del pensiero si usa per dire: pensa a me!

E quanta dolcezza racchiude il tenero lillà, questo fiore odoroso indica i primi moti d’amore.

Oltre al significato dei singoli fiori sul libricino si legge che un fiore offerto rovesciato ha un significato opposto al proprio.
E si dice sì sfiorando con le labbra il fiore ricevuto, si dice no strappando un petalo e buttandolo via.
A proposito poi delle rose regali riporto per intero un breve paragrafo e preciso che per bottone si intende bocciolo:

Un bottone di rosa spogliato delle spine ma non delle foglie significa: io non temo più, io spero.
Spogliato delle spine e delle foglie significa: non v’è più speranza né timore.
Una rosa sbocciata posta tra due bottoni significa segretezza.

E poi la rosa rossa indica amore ardente, quella bianca amore innocente e la rosa gialla significa invece amore infedele.

Ma le sorprese non sono finite, le generose ortensie indicano freddezza, lo avreste mai detto?

E le semplici bocche di leone sono invece sinonimo di ferocia, mai avrei potuto immaginarlo!

Ma poi ecco spuntare timide le graziose verbene che significano sincerità di affetti.

E la profumata lavanda che indica il silenzio.

Sono le tracce di un tempo distante e più romantico, una piccola curiosità scoperta sfogliando un libricino forse appartenuto a qualche affabile padrona di casa del passato che magari lo avrà tenuto da conto per poter consultare il calendario, le ricette o forse proprio il linguaggio dei fiori: e questo, come è ovvio che sia, rende il libretto ancor più prezioso.
Vi saluto così, con una semplice margherita, da sempre sinonimo di amore e bontà.