Memorie nostalgiche del Carnevale di Genova

Nel tempo del Carnevale queste sono le memorie nostalgiche di Luigi Tramaloni, genovese nato a metà dell’Ottocento e autore di versi in dialetto dedicati a usanze ormai perdute.
Il suo libretto mi è stato mandato via mail da Eugenio con tanto di dettagliata traduzione, ringrazio il mio generoso amico che mi ha dedicato così tanto tempo, senza di lui io non avrei certo compreso ogni parola e invece ora posso portarvi con me per le strade di Genova durante il Carnevale.

Carnevale

Dunque, che succede quando arriva questo periodo festoso?

Tûtta Zena a lëa in fermento
A n’aveiva che ûn pensâ
De gödî ö divertimento
Che e misëie ö fa scordâ

Tutta Genova era in fermento
E non aveva che un pensiero
Di godere del divertimento
Che fa scordare le miserie

Per pochi spiccioli si potevano affittare abitini dagli straccivendoli di Salita del Prione, i monelli del quartiere avevano vestiti rattoppati e ricuciti.

Salita del Prione

Salita del Prione

E quante maschere a Genova: da gobbo, da cuoco, da nobile o da cavaliere, le più diffuse erano quelle da Arlecchino e da pagliaccio.
In Via Luccoli c’era la bottega dell’antiquario Serafino Zerega dove si trovava di tutto: marsine e pantaloni alla zuava, damaschi, sete e velluti.
E scialli, frange, cappelli, turbanti, piume di struzzo e di pavone, finti gioielli e sciabole luccicanti.
E un cassone pieno di parrucche!
E trombe e tamburi!

Via Luccoli (25)

Via Luccoli

E poi, naturalmente, c’era l’usanza del corteo mascherato, le uniche carrozze ammesse erano quelle dei Fratelli Busnelli.
Alle due teste del corteo due Piazze, San Domenico e la Nunziata, si impiegava un gran numero di Carabinieri per tenere sotto controllo l’ordine pubblico.
Eppure mica sempre ci si riusciva!

Piazza della Nunziata

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Ed ecco i nobili!
I Serra, i Balbi, i Cambiaso e i Durazzo, nelle loro carrozze un’abbondanza di delizie, caramelle al rosolio e cioccolatini.

DolciDolci di Romanengo

E c’erano cesti ricolmi di mazzi di viole e cassette di agrumi,  tutta questo ben di Dio veniva usato per una gustosa e dolcissima battaglia.
Sulla porta di Klainguti, in Via Carlo Felice e cioè l‘attuale Via XXV Aprile, l’aristocratico Degola veniva preso di mira da tutti i suoi amici!
E certo, sul finire dell’Ottocento  Klainguti, oltre al negozio di Soziglia, aveva un negozio a Banchi e uno per l’appunto in Via Carlo Felice.

Klainguti

La battaglia più coinvolgente si svolgeva in Via Garibaldi, davanti a Caffè della Concordia.

Via Garibaldi

Loggiato di Palazzo Tursi, un tempo sede del Caffè della Concordia

Erano celebri due impiegati del Municipio, questi due davano spettacolo con i loro duelli, quando arrivavano gli si stringeva intorno tutta la città!
E c’era il Ravano con la sua marsina da dottore, il Farmacista Macaggi che veniva da Bargagli.

Paivan gente nasciûa apposta
Pe fâ rîe l’ûmanitæ

Sembrava gente nata apposta
per far ridere l’umanità

Certo, scrive il nostro, i tipi più originali erano a Portoria: il Grillo andava in giro tutto imbottito in modo da sembrare una mamma e lo vedevi a zonzo con il Cecco, uno dei due portava in braccio un bamboccio.
E poi sapete, quel carnevale è stato ucciso da certe nuove usanze: i coriandoli di gesso che macchiano i vestiti, la brutta abitudine di lanciare frutta guasta e castagne secche che gettate in faccia fanno male.
Per non dire dei botti ma a quelli hanno pensato le autorità.

Profumo

Pasticceria Profumo

E così, scrive con nostalgia il nostro, hanno ucciso il Carnevale.
A riportarlo brevemente in auge ci ha pensato la Società Ginnastica Cristoforo Colombo con la Passeggiata De Ghiggermo, un fantastico corteo in costume.
Eh, per realizzarlo però ci voleva qualche ricco che aprisse i cordoni della borsa!

Coriandoli 1

Eccoli i partecipanti, vestiti di tutto punto, armati di trombe e di alabarde, sfilano per le vie della città.
E c’è da ringraziare il Signor Bisso, è il sarto che fornisce i costumi.
E che gran concorso di persone entusiaste, una vera compagnia di artisti, l’elenco è lungo: il ginnasta Vassallo, orefice di Via Roma, il Romeo, anch’egli ginnasta e tintore di Via Maddaloni, ci sono un equilibrista, un uomo volante e un certo Cipollina agli anelli.
Scrive con rimpianto l’autore che questo ultimo evento è durato poco, per rifarlo bisogna mettere in conto molte spese.
E siamo nel 1928, così il nostro Tramaloni spera che con l’anno nuovo ci sia ancora un nuovo Carnevale, anche se nella memoria rimane la nostalgia di quel tempo passato che aveva una giocosa e inimitabile magia.
La bellezza di questi racconti è nella capacità di portarti in un altro tempo, la forza delle parole ti fa vedere ciò che non hai vissuto: un carro, le risate, le maschere della gente di Genova e la dolcezza di anni lontani.

Confetti

Confetti di Profumo

Una sosta golosa alla Pasticceria Viganotti

Nel continuo girovagare per i caruggi di Genova è anche piacevole concedersi meritate soste golose e per andare a colpo sicuro occorre conoscere gli indirizzi giusti.
E’ celebre l’antica tradizione della Cioccolateria Viganotti, dal 1866 delizia i palati dei genovesi con raffinate dolcezze, ho già avuto modo di scrivere del bellissimo negozio di Vico dei Castagna in questo mio articolo.
C’è anche un altro luogo che vorrei mostrarvi e lo troverete facilmente anche se non siete di Genova.
Date le spalle alle Torri di Porta Soprana e imboccate la strada di fronte a voi, Salita del Prione.

Salita del Prione (2)

Un susseguirsi di case colorate, questa via vi condurrà in Piazza delle Erbe.

Salita del Prione

E prima che giungiate nella piazza dove un tempo si teneva il mercato in Salita del Prione troverete la Pasticceria Caffetteria Viganotti, uno scrigno di sublimi dolcezze nel cuore della città vecchia.

Viganotti

Un locale raccolto dove si respira una bella atmosfera.

Viganotti (3)

Niente tavolini, si è serviti al bancone e l’unico sforzo che dovrete fare sarà guardare sotto al vetro e scegliere il vostro dolcetto preferito!

Viganotti (4)

Potrete anche comprare il caffè per le vostre colazioni casalinghe.

Viganotti (5)

E dunque, cosa gustare in questa bella pasticceria?
Vi va un biscotto o una dolce meringa?

Viganotti (6)

Ecco vari tipi di frollini ricoperti di cioccolato e i classici canestrelli.

Viganotti (7)

E poi tortine alla frutta e cavolini alla panna.

Viganotti (8)

Cannoli alla crema e tortine per tutti i gusti.

Viganotti (9)

E c’è un grande vaso, questa è la barbagliata per la cioccolata calda per ritemprarsi dai rigori dell’inverno.

Viganotti (10)

Sotto al banco frigo stanno schierate in buon ordine altre golose bontà.
Non è semplice scegliere, io assaggerei tutto!

Viganotti (11)

E ditemi, quanto è bella questa cheese cake?

Viganotti (11a)

Dopo aver gironzolato un po’ alla fine ho puntato l’indice verso una fetta di torta per me particolarmente invitante.
Ho detto:
– Voglio quella lì!
Sì, proprio come fanno i bambini!

Viganotti (12)

Eh, alla cheese cake ai frutti di bosco proprio non resisto, era morbida, dolce al punto giusto e semplicemente deliziosa.

Viganotti (13)

Prendete nota, il luogo dove si gustano cotante bontà è tra gli indirizzi da ricordare e come vi ho detto si trova in Salita del Prione, c’è anche una gelateria e presto ve ne parlerò.
A proposito, sapete come mai questa strada porta questo nome curioso?
Leggete qui, è una storia che naturalmente ci porta nel passato di Genova.

Salita del Prione (3)

Laggiù, tra i caruggi della Superba, trovate gli ottimi i dolci della Pasticceria Viganotti.

Viganotti (14)

Le Madonnette di Genova, dai caruggi a Sant’Agostino

Se volete conoscere Genova dovete camminare per i suoi caruggi.
Se volete conoscere Genova dovete alzare lo sguardo verso le tracce di una devozione antica, verso quelle edicole che un tempo ospitavano le immagini sacre di Maria e dei Santi.
Oggi vi porto a fare una passeggiata particolare, tra i vicoli e il Museo di Sant’Agostino, tra passato e presente, tra le edicole che ancora si trovano in quei caruggi e alcune statue che potrete vedere in quel Museo.
Lì si trova la statua della Madonna che un tempo era situata nell’edicola posta  sulla casa di Paganini.
L’infinita dolcezza di quegli sguardi si posa su di voi e si prova una sorta di emozione difficile da spiegare, le custodi silenziose dei nostri caruggi sono là, in Sant’Agostino.

Museo di Sant'Agostino

Il culto della Madonna ha origini antiche in questa città, Lei fu anche proclamata Regina di Genova e trovate qui la motivazione.
Ai giorni nostri nelle edicole sono esposte copie fedeli delle statue originali, bisogna andare in quel Museo per trovare i visi benevolenti e i sorrisi che un tempo si posavano sui genovesi.
E bisogna conoscere Genova e i suoi caruggi per poter ricondurre ogni Madonnetta alla sua collocazione originaria.
Vi porto con me, in Via Prè, amo molto questa antica strada.

Via Prè (5)

E lì, dove la via ha inizio poco dopo la Commenda c’è questa bella edicola che ritrae il Beato Botta in contemplazione della Madre di Cristo.

Beato Botta 1

Eccolo il Beato Botta in preghiera, la scultura risale al XVIII secolo.

Beato Botta 1a

Sempre in Via Prè, poco distante, c’è un’altra edicola che ritrae lo stesso soggetto religioso.

Beato Botta 2

E ancora ecco la statua che un tempo era lì collocata.

Beato Botta 2a

E già che siamo da queste parti facciamo una deviazione in Piazza dei Truogoli di Santa Brigida, un angolo di caruggi davvero suggestivo.

Piazza dei Truogoli di  Santa Brigida

E fermiamoci davanti all’edicola.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

E’ dolce e tenera l’immagine seicentesca della Madre di Dio qui ritratta con Gesù e San Giovannino.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida 9

Le belle e numerose edicole di Via Prè, a loro ho dedicato un intero articolo, lo trovate qui.
La nostra passeggiata continua, scendiamo e arriviamo in Piazza Del Campo.

Piazza del Campo (3)

 

Anche qui troviamo un’edicola, collocata proprio sopra i banchi di frutta e verdura, sacro e profano convivono armoniosamente nei caruggi.

Piazza del Campo (2)

Ed è particolare la statua della Madonna che qui si trovava, è attribuita ad un artista del ‘300, lo scultore che la eseguì faceva parte della scuola che lavorò al restauro della cattedrale quando questa subì diversi danni a causa di un incendio nel 1296.

Piazza del Campo

Andiamo ancora oltre e ci troviamo in Via di Fossatello, qui aveva posto un dipinto, un olio su ardesia che ritrae la Madonna del Cardellino.

La Madonnetta

Anche quest’opera si trova nel Museo che tutti i genovesi dovrebbero vedere.

Via di Fossatello

Camminiamo ancora, ci inoltriamo in Via della Maddalena dove troveremo un’edicola dedicata a Sant’Antonio da Padova che merita certo attenzione, ho già avuto modo di scriverne in questo articolo.

Via della Maddalena

Il Santo di Padova è ritratto in una statua lignea.

Via Della Maddalena (2)

E tiene a sé il Bambino Gesù.

Via della Maddalena 1

Torniamo in San Luca, dove sono davvero numerose le edicole votive, come del resto in tutto il centro storico.
E qui ci fermiamo nei pressi dell’Archivolto di San Raffaele.
Eh, su quei fili elettrici così a vista non dico nulla ma potete immaginare quale sia il mio pensiero.

Via San Luca- Madonna con il Bambino

E ancora si trova uno sguardo dolce e amorevole.

Via San Luca - Madonna con il bambino 1a

E poco distante ancora una nicchia per la Madre di Dio.

Via San Luca  - 2

E questa è la statua che lì si trovava.

Via San Luca

Genova era questo, le Madonnette nei caruggi, ce n’erano ovunque.
Si cammina, nel saliscendi e nella penombra dei vicoli, arrivate in Via di Scurreria Vecchia, un altro vicolo che è tutto sfumature di colore.

Via di Scurreria Vecchia (2)

E andiamo ancora oltre, la strada si incrocia con Vico Indoratori e lì si trova questa edicola.

Via di Scurreria Vecchia

Anche qui era collocato un dipinto, attribuito a un artista della famiglia Calvi, l’opera risale al ‘500 e forse ne fu autore proprio Lazzaro Calvi, celebre pittore.
Il dipinto ritrae la Madonna con il Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Lorenzo.

Via di Scurreria Vecchia 1

E’ un’emozione grande camminare tra le Madonnette di Sant’Agostino, qui ci sono anche statue che provengono da luoghi che hanno subito sconvolgimenti e profonde trasformazioni, luoghi che non abbiamo saputo difendere come avremmo dovuto.
Lei è la seicentesca Madonna con il Bambino benedicente attribuita a Domenico Amadeo,  si trovava dall’edicola situate nel pilone sotto il Ponte di Carignano, in Via Madre di Dio.

Madonna con il Bambino Benedicente (3)

Perduta la strada, a noi è rimasta questa Madonna.

Madonna con il Bambino benedicente

Ed è piena di grazia e bellezza la statua di Maria che un tempo era nella chiesa di San Silvestro, ormai perduta sotto i bombardamenti della II Guerra Mondiale.

Madonna della Misericordia Chiesa di San Silvestro

Dolcezza infinita nel suo sguardo.

Madonna della Misericordia - Chiesa di San Silvestro

E ancora, altri caruggi, andiamo giù da Salita del Prione.

Salita del Prione

Anche lì troverete una bella edicola che un tempo ospitava la Madonna.

Salita del Prione (2)

Lei calpesta il maligno che ha le fattezze di un drago, la Madonna pura e candida scolpita nel marmo bianco volge lo sguardo a Dio.

Salita del Prione

Queste Madonnette che oggi troviamo in uno dei Musei più interessanti della città erano un tempo per le nostre strade, a loro ci si rivolgeva confidando le proprie speranze e i propri pensieri.
E no, davvero non potete dire di conoscere Genova se non avete mai veduto queste sue antiche vie e i tanti volti della Madonna che potete incontrare qui, in Sant’Agostino.

Madonna con Gesù e San GIovannino

Non tutte sono state salvate, va ricordato che purtroppo nel passato, quando ancora erano esposte nelle edicole, alcune statue sono state sottratte e sono così andate perdute.
Questo rende ancora più care e preziose le Madonnette che invece sono al sicuro dento al Museo.
Accanto ad ognuna c’è una scheda esplicativa che illustra la sua storia e la collocazione originaria dell’opera, io ve ne ho mostrate alcune, ve ne sono altre che potrete scoprire da voi.

Museo di Sant'Agostino (2)

Qui in Sant’Agostino, c’è parte del nostro passato, c’è il ricordo di luoghi che non possiamo più vedere perché non siamo stati capaci di difenderli.
Quartieri interi, strade e piazze, pietre millenaria.
Là, in Piccapietra, un tempo sorgeva la Porta Aurea, non ne è rimasta più traccia.

Porta Aurea

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Sulle sue braccia aperte si posa il drappeggio del mantello, è sottile ed eterea la Madonna che un tempo si trovava sopra la porta perduta di Genova.
Lei è ancora tra noi, nella pace e nel silenzio di Sant’Agostino.

Madonna dell Misericordia - Porta Aurea

Di notte

Di notte.
Di notte tutto è più magico.

I colori si fanno più rarefatti, il buio attenua le  tinte.

Di notte, tutto è misterioso.

E alcune strade sono silenti e tranquille, scendendo da Via Luccoli può capitare di non incontrare nessuno.

Di notte, in Scurreria Vecchia, sembra di essere nel Medioevo.
E forse arriverà un cavaliere su per la salita?

E dove sono i soldati che montano la guardia alle Torri di Porta Soprana?

Oh, di notte! Di notte il tempo compie un’accelerazione al contrario.

Ma ad ogni angolo trovate un ristorantino dove gustare le specialità liguri e vorreste programmare almeno un’uscita a settimana, vale certo la pena di provarli tutti.

E di notte in certe piazze c’è la movida.
Tanta gente, tanto rumore, quasi non si può camminare.

La notte.
La notte è il regno del contrasti, del buio che avvolge le strade, dei rumori improvvisi, dell’aria fresca e ristoratrice.

Di notte, a volte, la luce splende calda e dorata.
E rifulge vittoriosa sulle tenebre.

Piazza de’ Tessitori, maestri d’arte

Tempo addietro stavo leggendo uno dei miei tanti libri che narrano storie di Genova, quando rimasi colpita da questo luogo, che davvero mi pareva di non aver mai visto: Piazza de’Tessitori.
Possibile che mi sia sfuggita una piazza? Chissà quante volte ci sarò passata! Può essere che sia così distratta?
Misi mano al Tuttocittà  e scoprii che sì, Piazza de’ Tessitori ancora esiste ed è in un’area che spesso frequento, tra Salita del Prione e Piazza delle Erbe, a ridosso di San Donato, là dietro quel cantiere!

Piazza delle Erbe e Salita del Prione

Felicità! Mi attende una piazzetta da scoprire!
Che gioia, quante aspettative avevo!
E così sono andata, su per Vico dei Biscotti.
Più in su c’è Piazzetta dei Tre Magi.
Mi sono fermata dove Vico di Mezzagalera incrocia Vico del Fico.
Che sogno, questi sono i nomi delle strade, nei caruggi di Zena.

Vico di Mezzagalera

E quindi ero lì, con lo stradario in mano!
Che curiosità, ho letto notizie da non credere su questa piazza, non vedo l’ora di arrivarci.
Mi guardo intorno e non riesco ad orientarmi.
Possibile? Eppure io nei caruggi so girarci ad occhi chiusi, potrei portarvi ovunque.
E i tessitori? Dove sono?
C’è un locale in Vico del Fico, intravedo il proprietario.
E così mi avvicino, piena di speranze, chi meglio di lui!
Il ragazzo mi guarda con aria perplessa, scuote la testa e dice che no, lui di questi tessitori non ne ha mai sentito parlare.
Sfodero sicura la mia copia del Tuttocittà! Figuriamoci, è qui!
Io e il ragazzo abbiamo una sorta di tentennamento, ci guardiamo attorno, entrambi un po’ spaesati.
E purtroppo non impieghiamo molto a capire cosa ne è stato della Piazza de’ Tessitori: si trovava alla confluenza tra Vico dei Biscotti e Via San Donato, in quella zona dove hanno inizio i Giardini Luzzati, uno spicchio di modernità nel cuore dei nostri caruggi. Certo quell’area sarà stata molto danneggiata a causa dei bombardamenti, durante la Seconda Guerra Mondiale, e quello spazio che ora si è creato è un luogo reso, in qualche maniera, ai cittadini.
Ecco, a me non piace per nulla, lasciatemelo dire!
E poi scusate, e i Tessitori?
Fingiamo che sia ancora nostra questa piazza perduta e proviamo a immaginare com’era.
E allora se dobbiamo sognare, andiamo lontano.
Questa, nel XVI secolo era terra di orti e in seguito venne poi dedicata ai maestri che rappresentavano l’arte della tessitura nella città di Genova.
Sul lato meridionale si trovava una casa, sulla quale erano murate tre lapidi, ognuna di esse portava le insegne dell’arte: l’immagine di San Cipriano, protettore dei tessitori, una grande spola posta orizzontalmente, con due spole più piccole ai lati, poste in verticale.
Sulla prima lapide era incisa una data: 23 agosto 1520, vi si leggeva inoltre che quello era l’anno di acquisto della piazza.
La seconda lapide riferiva invece che, appunto nel 1520, i Consoli dell’arte avevano comprato un magazzino sito in quella piazza.
La terza, infine, risalente al 1532, riportava i nomi di diciassette tessitori.
I tessitori! Come vorrei leggere i loro nomi, uno dietro l’altro!
Troverò prima o poi un libro che li riporti, allora sì che sarò contenta!
Ebbe bottega in questa Piazza il pittore Luca Cambiaso, i suoi splendidi quadri sono esposti in musei e chiese.
Ora la immaginate anche voi la Piazza de’ Tessitori? E quei diciassette?
Penso ai telai operosi, a quel  filo che veniva lavorato, per poi trasformarsi in un tessuto prezioso e pregiato.
Qui, nella piazza, dove si teneva casa e bottega.
Sapete, è un gran dispiacere per me non potervi mostrare quella facciata, con le spolette e le lapidi, quella piazza che neanche io ho mai veduto, se non nelle mie fantasie.
E non so davvero come mai questa piazza sia ancora sul Tuttocittà, voglio pensare che sia merito di qualche impiegato nostalgico che, come me, non sa rassegnarsi di averla perduta.
Ora stanno costruendo, in quelle strade, c’è quel cantiere che vi ho mostrato all’inizio.
Sorgerà un complesso scolastico, là dove era l’Oratorio del Suffragio, anch’esso perduto sotto i bombardamenti.
Là, a breve distanza, in uno spazio non visibile nell’immagine sottostante, era la Piazza de’ Tessitori, maestri di un’arte antica, che aveva per simbolo tre spole.

Oratorio del Suffragio

Salita del Prione e Piazza delle Erbe, le strade del popolo

Ripida, giù a precipizio.
Le discese di Genova vanno in picchiata, come i gabbiani.
Come Salita del Prione, la strada che si incontra lasciandosi alle spalle Porta Soprana e che vi condurrà in Piazza delle Erbe.
Andiamo indietro, fino al Medioevo, a tempi lontani e cupi.
E qui, in Salita del Prione, vedremo un banditore ritto su una pietra che serio arringa la folla.
Il popolo lo ascolta con attenzione, alcuni non comprendono bene ciò che dice.
Una vecchia, con la bocca tutta sgangherata e le spalle curve,  si appoggia ad un bastone e intanto annuisce.
Finge di capire, è il meglio che può fare.
Accanto a lei un giovane, rosso in volto e con lo sguardo infuocato, si atteggia, meglio che può, a persona mite.
Non lo è, è un prepotente, uno di quelli che quando fa buio se ne va in giro con un pugnale.
Lui e i suoi pari, quelli a cui si accompagna, non si fanno scrupolo di puntare la lama al collo del primo malcapitato che abbia la disgrazia di imbattersi sul loro cammino.
No, loro minacciano, rubano e depredano.
Entrano nelle case e si prendono ciò che non è loro, non solo denari anche le donne, vergini o spose.
E nelle chiese, se possono, se la squagliano con i calici d’argento sottobraccio.
Eppure ora è qui, ascolta e capisce fin troppo bene le parole del banditore.
Questi parla con voce stentorea, rende edotti i genovesi degli ultimi decreti emessi dalle pubbliche autorità.
E lo fa da lì, dal prione, la pietra dalla quale sovrasta il suo pubblico, la pietra che lascerà il nome a questa strada.

Era una zona pericolosa questa.
Più giù si incontra Vico di Mezzagalera.
E vai a vedere le coincidenze, questa strada prende il nome da un tipo di imbarcazione, più piccola della galera, evidentemente.
Ma qui destino vuole che, a metà del 1500, abitassero loschi figuri e pericolosi malavitosi.
Narra Francesco Podestà nel suo libro “Il colle di Sant’Andrea in Genova e le regioni circostanti” di una supplica, datata 14 luglio 1567, con la quale i cittadini onesti della zona chiedono a gran voce l’intervento della forza pubblica.
Non si fa vita in Vico di Mezzagalera.
Assassini, omicidi, ferimenti: la gente è terrorizzata.
Non si può mica andare avanti così, la buona gente del quartiere è tutta concorde.
Si sono riuniti più di una volta, ne hanno parlato e alla fine, si legge nella supplica, la decisione è stata presa.
Hanno eletto un comitato addetto a gestire la questione, si sono tassati e hanno raccolto una discreta somma di denaro, sufficiente a comprare le case di quei delinquenti, quella gentaglia di Mezzagalera.
Ah, sì, è la soluzione ottimale!
E quando i cittadini onesti avranno messo le mani su quelle maledette case, queste verranno distrutte, rase al suolo, pietra su pietra.
Ah, sì, questo si chiama risolvere il problema alla radice!
Ripida, giù a precipizio come un gabbiano che si tuffa nel mare, Salita del Prione si inabissa e si perde là, in piazza delle Erbe.

Questa piazza ariosa e soleggiata, scrive ancora il Podestà, fu spianata nel 1629 e dapprima ebbe il nome di Piazza Nuova la Nuova, per distinguerla da quella in fronte a Palazzo Ducale, fu detta poi Piazza Nuova da basso ed infine Piazza Nuova o delle Erbe.
E qui come si può intuire dalla sua etimologia, aveva sede il mercato della frutta e degli ortaggi.
E se eravate un contadino, uno di quelli che voleva vendere il frutto del proprio lavoro sul mercato, dovevate seguire delle regole ben precise.
Oh sì, la burocrazia anche allora!
I bezagnini, ovvero i contadini che avevano i loro orti lungo il fiume Bisagno, dovevano iscriversi ad un ufficio apposito presso i Padri del Comune.
Si mettevano tutti i nomi dentro una grande ruota e, con un’estrazione, si abbinava ogni nome ad un numero che corrispondeva al banco che si sarebbe occupato in piazza delle Erbe.
Chissà che via vai, da queste parti!
E chissà le massaie, quelle che abitavano qui.
Si saranno affacciate dalle finestre per godersi lo spettacolo di tutto quel ben di Dio?

E non era finita.
Un piazzero aveva l’appalto per la riscossione di un diritto di occupazione del suolo da parte dei commercianti.
Da queste parti poi, a partire dal 1649, vennero trasferiti anche i venditori di carne di capretto che prima avevano la loro sede in Sant’Ambrogio e a Porta dei Vacca.
Una bella comodità, si poteva comprare carne e verdura nello stesso posto.
Dieci anni dopo, si aggiunse un altro genere alimentare.
C’erano, in Piazza Nuova, quell’altra sita di fronte a Palazzo Ducale e perciò nella zona più nobile, dei venditori di panisette, friescieu e alte cose simili.
Non stava bene nel salotto buono della città!
Se ne ordinò il trasloco e si stabilì che essi occupassero la zona centrale della piazza, mentre tutto intorno, ad anello, avrebbero dovuto disporsi i banchi di frutta e verdura.
Che meraviglia! Cosa darei per vedere Piazza delle Erbe,con i banchi, le ceste ricolme di frutta, le donne con il grembiule e quelli che friggono la panissa, sudati e trafelati. E quanti clienti!
Tutta la città viene a comprare in Piazza delle Erbe!

Oggi questa non è più piazza di mercato.
Altra folla la occupa, speciamente di sera.
E’ il centro della movida, della vita notturna, ci sono locali, birrerie e ristoranti; io ve l’ho mostrata deserta, ma di sera, qui e nei vicoli circostanti, quasi non si può camminare per tutta la gente che c’è.
A Genova il fruttivendolo si chiama ancora bezagnino, come quei contandini che, un tempo, avevano gli orti sul Bisagno.
Salita del Prione è ancora ripida, va giù, a precipizio.
Come i gabbiani.
Verso Piazza delle Erbe.