Riflessi, tulipani e panni stesi

Al di là dei vetri, dietro le finestre, ci sono le vite degli altri.
A volte però a me affascina ciò che è davanti a certe finestre, in vicoli e scorci di caruggi, quando brilla il sole.
Magari là, in Piazza Pinelli, dove lo sguardo trova un gioco di riflessi.

Piazza Pinelli (1)

E cielo e muri che si specchiano nei riquadri.

Piazza Pinelli (2)

C’è una realtà che vive solo per pochi istanti, poi si dissolve.

Piazza Pinelli (3)

Intanto appare come un miracolo di luce contro i vetri di questa piazza di caruggi e persino un umile straccetto può sembrare una seta raffinata.

Piazza Pinelli (4)

La bellezza si manifesta in molteplici maniere, poi resta da vedere se noi siamo abbastanza attenti da saperla cogliere.
A pochi passi da Porta Soprana una ringhiera, delle catenelle, dei vasetti per le conserve.
E l’acqua salvifica e i tulipani rosa.
La bellezza è così, semplice.

Tulipani

E in Salita di Carbonara intrepide mollette dondolano nell’azzurro cielo.

Salita di Carbonara

Altrove tengono fissati i lenzuoli alla corda da stendere, bisogna pur difendersi dal vento capriccioso!
E i colori, i colori potrete vederli solo in posti come questo, rosa e fucsia sotto a una striscia turchese.

Piazzetta della Fragola

E viola contro il rosso, sopra una scalinata impervia.

Salita della Rondinella

E diverse tonalità di verde e quel blu vivo e intenso che ci regala la tramontana di Genova.

Vico del Fico

E solo in posti così troverete tutte le sfumature di giallo e di arancio appena sfiorate da un raggio di sole che si insinua tra le case.

Salita di Montebello

Colori di primavera, storie di riflessi, panni stesi e tulipani.

Tulipani (2)

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Scale di Zena

La città in salita.
Scale e gradini, in ogni angolo della città vecchia.
Salgo scale consunte da generazioni, come scrisse Camillo Sbarbaro.

Scale che portano alla chiesa di San Carlo, forse nei luoghi di pianura non capita, ma noi siamo qui, tra le colline e il mare.
Ai piedi delle scale.

Dalle scale misteriose
C’è chi scende brancolando

E queste sono parole di Dino Campana.
Le scale, le creuze.
E in quell’oscurità, al termine di Vico delle Monachette, si arriva in Via Prè.

E poco distante, si salgono certi gradini che vi condurranno al di là dell’archivolto.

Sono scale di caruggi queste.
Altrove, sulle alture della città dalle quali si vede il mare, ancora si sale.
E sarà che io amo la poesia, sarà che ricerco sempre altrove lo specchio del mio sguardo e a volte lo trovo.
Nei versi e nelle rime di Giorgio Caproni sempre.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Io amo il sole, ma anche la penombra.
Le vedute aperte, con un orizzonte senza fine e i caruggi stretti dove non puoi neanche spalancare le braccia,  intanto finiresti per toccare il muro.
Amo gli archetti, tra uno e l’altro si può persino vedere il cielo.

La scala, i gradini, l’edicola vuota.
E non posso farvi sentire l’aria salmastra, ma qui si sente l’odore del mare.
Forse alcuni troveranno certi scorci un po’ decadenti, io li vedo vissuti, carichi di ricordi, di gocce di pioggia, di sole che batte, di stagioni che scorrono, anno dopo anno.

Alcune scale di Genova sono come certe sfide, infinite, ripide e impervie.

E no, non potete venire qui ed evitarle, questa è la città delle scale.

Alcune sono tortuose, si inerpicano lassù, tra i palazzi.

Altre sono brevi e poco impegnative, perfette per lasciare la bicicletta assicurata alla ringhiera.

Altre ancora, in certi orari, sono protette da pesanti cancelli.

Tutte conducono a un luogo diverso, tutte conducono al medesimo luogo, il cuore di Genova, questa città in salita.