Il trittico di Turino Vanni nella Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni

Vi porto ancora nella suggestiva chiesa di San Bartolomeo degli Armeni, in Corso Armellini.
Oltre al Santo Mandillo venerato dai molti fedeli il vostro sguardo si poserà su un ricco e raffinato dipinto che occupa l’altare: è il Trittico di Turino Vanni, artista pisano che ultimò la sua opera intorno al 1415, questa è la sua Madonna con il Bambino e Santi, la sua visione di allora è ancora qui, davanti ai nostri occhi.

La bellezza è nei dettagli, nella fantasmagorica vivacità dei colori, nella perfezione delle proporzioni, nei contrasti vibranti, nelle studiate armonie dei gesti e negli sguardi di coloro che sono protagonisti di questo dipinto straordinario.


Blu come il cielo è il manto posato sulle spalle della Madonna, rosso corallo il suo abito, oro brillante circonda Lei e il suo Bambino, oro risplende anche nell’anello al dito di Maria.
E sono affusolate le sue mani, affilati sono i tratti del suo viso, secondo i canoni del tempo.

Un esaustivo pannello offre la chiave di lettura di questo capolavoro e così è possibile identificare i Santi che circondano la Vergine e le altre figure dipinte da Vanni.
Ecco alcune delle sante, ognuna di loro ha qualche particolarità riferibile a certi episodi del proprio percorso terreno.
Nella fila in alto, a partire da sinistra Santa Brigida, accanto a lei Santa Apollonia che tiene in mano le tenaglie con le quali le vennero tolti i denti, accanto a lei Sant’Orsola.
Nella seconda fila Sant’Elena, Sant’Agnese, Sant’Agata e Santa Lucia che tiene la spada con la quale fu uccisa.

Ugualmente sono effigiati i Santi, sempre nello splendore di oro che caratterizza questo dipinto.
In alto, da sinistra verso destra, Sant’Antonio Abate, Sant’Erasmo e San Benedetto.
Nella fila sottostante, sempre da sinistra verso destra San Ranieri, il nostro fiero San Giorgio con il nostro stemma, San Nicola e San Pietro.

Infine questi sono San Basilio, San Giovanni Battista e San Bartolomeo.

Alla base sono dipinti episodi della vita di San Bartolomeo.
Al centro, ai piedi della Madonna, si nota il Santo in trono e alla sua sinistra i monaci basiliani, vi è inoltre un arcangelo che regge lo stemma della città di Genova con la croce di San Giorgio.

Sull’altro lato, a destra del Santo, un gruppo di laici e questi dovrebbero essere i committenti pisani, accanto a loro un arcangelo regge infatti lo stemma della città di Pisa.

È un dipinto grandioso e di rara bellezza, l’insieme richiama armonie celesti e perfezioni ultraterrene, totale purezza e leggiadria si legge in questi angeli che reggono i loro strumenti musicali o le loro ricche cornucopie.

È evidente che le mie semplici fotografie non possono restituire la finezza di questo capolavoro, questo mio articolo vuole soltanto essere un invito a scoprire un dipinto antico che si distingue per la sua preziosità.
È l’opera mirabile di Turino Vanni e illumina la bella Chiesa di San Bartolomeo degli Armeni.

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I volti di Via San Siro

Tanti sono i volti che vegliano sulle nostre strade e per vederli occorre avere il tempo di distrarsi, di fermarsi lungo il cammino e lasciarsi condurre lontano.
In Via San Siro, davanti a Palazzo Castellino Pinelli.
Un portale, la traccia di un tempo distante che resta.

La fierezza indomita, il profilo di un uomo dai tratti austeri.

Il coraggio, la gloria, il desiderio di lasciare memoria del proprio tempo, là nella strada dove si è vissuto.

Un insieme di perfette armonie.

E ancora un viso maschile e sculture che paiono essere leggere come nastri di seta.

Uccelli, frutta, curve sinuose.

Vigili custodi silenziosi di una dimora antica.

A Genova, poi, spesso si incontra un viso a noi caro: è quello di San Giorgio, il santo che sconfisse un temibile drago.
E quando lo si trova bisognerebbe ricordarsi che la sua effige spicca su certi edifici e non su altri per una precisa ragione.
Non era concesso a tutti fregiarsi della sua immagine, la figura di San Giorgio è scolpita sulle case appartenute ai capitani di galea che si erano distinti per il loro valore guerresco.
Pe Zena e pe San Zorzo!
Senza timore, senza paura.

E noi che viviamo in un altro tempo tendiamo a non ricordare, camminiamo distratti, a volte.
Forse siamo abituati a certa bellezza e non sappiamo neanche più vederla.
Fermatevi davanti a questa dimora della città vecchia e ammirate la lieve perfezione delle ali dell’angelo, il cordone che cinge la vita di questa creatura celeste e i tratti delicati del suo viso.

Guardate lo scudo del prode cavaliere, la sua armatura, le raffinate bardature del suo destriero, tutto questo è la perfetta opera di mani sapienti.

Langue, a terra, il drago vinto dal Santo.
E pare non arrendersi, mostra i denti aguzzi mentre lo sovrasta colui che lo ha sconfitto.

E tutto attorno regna solenne armonia, a celebrazione di epiche gesta.

Sono i volti di San Siro, in una delle strade che sempre percorriamo.
Ci osservano vigili, muti testimoni di grandezze lontane che dovremmo saper ricordare.

La bellezza nascosta del Palazzo di Brancaleone Grillo

Vi porto ancora con me nella città vecchia, nella zona che si trova alle spalle di Via San Luca: in Vico delle Mele troverete un antico edificio che cela una delle bellezze nascoste di Genova.

Palazzo Grillo (2)

Bianco e nero di caruggi, una dimora vetusta che tuttora svela certi fasti.

Palazzo Grillo (3)

Guardate in alto, vedrete una colonnina.

Palazzo Grillo (4)

E poi cercate certe vertigini che si perdono nel cielo azzurro.

Palazzo Grillo (5)

Un davanzale, vasetti rosa confetto e piantine.

Palazzo Grillo (6)

E sul muro la traccia di un anello per assicurare il cavallo.

Palazzo Grillo (6a)

E giochi di nuvole tra gli antichi palazzi della Superba.

Palazzo Grillo (7)

Verso Piazza del Santo Sepolcro ancora alzate gli occhi, su questo altorilievo è scolpito un soggetto sacro, si tratta di San Giovanni che presenta la sua famiglia a Dio.

Palazzo Grillo (8)

E torniamo davanti al civico 6, qui potrete ammirare uno splendore di marmi pregiati.

Palazzo Grillo (9)

Abbassate lo sguardo, a terra ancora si notano certi mattoni che credo appartengano all’antica pavimentazione.

Palazzo Grillo (9A)

Questa è il ricco palazzo voluto dall’eminente Brancaleone Grillo e risale alla metà del XV secolo, lo studioso Federico Alizeri pone l’accento sul magnifico portale opera di Giovanni Gagini, nel sovrapporta sono immortalate le gesta del nostro San Giorgio.

Palazzo Grillo (10)

E il marmo diviene perfetta armonia.

Palazzo Grillo (11)

Palazzo Grillo (12)

E se varcherete quella soglia avrete modo anche voi di meravigliarvi, ogni volta che trovo il portone aperto io colgo l’occasione per ammirare la rara bellezza racchiusa nel cortile di questo edificio: un’antica scala gotica che conduce al piano superiore.

Palazzo Grillo (13)

E come vi ho detto io sono entrata diverse volte in questo palazzo, l’immagine che segue risale al lontano 2011.

Palazzo Grillo (14)

Ai nostri giorni invece la scala si presenta a questa maniera, come si può notare sono stati effettuati accurati restauri.

Palazzo Grillo (15)

Un lavoro prezioso e raffinato, a volte mi domando se siamo ancora capaci soltanto di pensare questo genere di armonia.

Palazzo Grillo (16)

A me colpisce anche la bellezza del quotidiano: persiane aperte, vasi di fiori sui davanzali e gerani rossi nutriti dal sole.

Palazzo Grillo (16a)

Su quella parete, rischiarata dalla luce di maggio, una bella Madonna con il Bambino, l’opera pur pregevole è una copia dell’originale che un tempo qui si trovava.

Palazzo Grillo (17)

Saliamo, gradino dopo gradino.

Palazzo Grillo (18)

Nel muro si nota una colonna, in altri secoli la dimora di Brancaleone era impreziosita da un arioso loggiato.

Palazzo Grillo (19)

Certe decorazioni si ripetono sul portale e sulla colonna.

Palazzo Grillo (19a)

E dal muro che fiancheggia la scala emerge la porzione di un capitello.

Palazzo Grillo (20)

Sull’altro lato ancora una colonna e il profilo dell’antica loggia che ai giorni nostri incornicia le finestre.

Palazzo Grillo (20a)

Gradini, ancora gradini e marmi.

Palazzo Grillo (22)

Il tempo ha consunto certe antiche testimonianze.

Palazzo Grillo (23)

E lo sguardo va verso la città dei tetti e verso l’azzurro.

Palazzo Grillo (24)

La bellezza di Genova la scopri così, varcando certi portoni.

Palazzo Grillo (25)

Vertiginosa, antica e nascosta, celata da spessi muri che hanno veduto lo scorrere del tempo.

Palazzo Grillo (26)

Resta da ammirare la perfezione lasciataci da certi artisti, a noi rimane il compito di valorizzare il patrimonio scaturito dal loro incomparabile talento e di averne la dovuta cura.

Palazzo Grillo (27)

Palazzo Grillo (28a)

E prima di lasciare questo luogo guardate ancora verso l’alto, verso quella prospettiva che racconta l’anima di questa città.

Palazzo Grillo (29)

Quell’ immutabile cielo turchese da secoli sovrasta l’antica scala della dimora di Brancaleone Grillo.

Palazzo Grillo (30)

La Croce di San Giorgio

Oggi, 23 Aprile, è il giorno di San Giorgio, eroica figura che da molti secoli ha un posto speciale nel cuore dei genovesi.
La memoria di San Giorgio e delle sue gesta è scolpita sopra i portoni dei palazzi della città vecchia e se non sapete per quale ragione la sua immagine si trovi su certi edifici invece che su altri qui trovate la spiegazione e potrete leggere anche la storia avventurosa di questo Santo che sconfisse un terribile drago.

Vico dell'Oliva

E nel giorno a lui dedicato io desidero celebrare il Santo valoroso e anche il vessillo della Superba sul quale campeggia fiera proprio la Croce di San Giorgio.
Pe Zêna e pe Sàn Zòrzo, queste parole risuonano in questa città dagli albori della Repubblica di Genova.
Per Genova e per San Giorgio!

Bandiera di Genova

Genova celebre per le sue imprese, Genova temuta e rispettata.
Croce rossa in campo bianco, simbolo dell’eroismo dei Crociati in Terra Santa, la Croce di San Giorgio figura anche sulla bandiera inglese: sul finire del 1100 fu proprio la Repubblica di Genova a concederne l’uso al Re d’Inghilterra.
In cambio di moneta sonante il Doge della Superba si impegnava a proteggere con la sua flotta le navi inglesi che, battendo la celebre bandiera genovese, si avventuravano nel Mediterraneo all’epoca infestato da minacciosi pirati.

Bandiera di Genova (5)

Ancora adesso il simbolo di Genova La Superba sventola nelle strade un tempo percorse da valenti uomini di mare.
Non so dirvi quante volte ho incontrato la Croce di San Giorgio, scorgere questi colori per le vie della mia città suscita in me un autentico senso di appartenenza.
Bianco e rosso, l’ho veduto in ogni luogo, davanti una finestra di Campetto e sopra l’orologio che scandisce le nostre giornate.

Bandiera di Genova (3)

Bandiera di Genova (4)

Simbolo di Genova e della sua grandezza.

Stemma di Genova

Sventola in cima alle torri di Porta Soprana.

Porta Soprana

Davanti al Palazzo che trae il nome proprio da San Giorgio, oggi sede dell’Autorità Portuale.

Palazzo San Giorgio

Ed è nel vessillo dei prodi Balestrieri del Mandraccio.

Balestrieri del Mandraccio

Di fronte al fastoso Palazzo della Meridiana.

Palazzo della Meridiana

Bianco e rosso, sul lampione che sovrasta una farmacia in Via della Maddalena.

Croce di San Giorgio

Nello stemma della città, a Tursi.

Palazzo Tursi

Sul faro che rischiara l’orizzonte ai naviganti.

Lanterna

In ogni modo, sempre.

Lanterna (2)

Davanti alla casa natale di un suo celebre figlio di nome Giuseppe Mazzini, colui che amava la sua Genova e anche il nostro tricolore.

Casa di Mazzini

Mossa dal vento, sulla sommità della Torre Grimaldina.

Torre Grimaldina

In quella magia di ardesie, abbaini e tetti dai quali affiorano misteriose torri antiche.

Torre Grimaldina (2)

Nello splendore del Salone del Minor Consiglio a Palazzo Ducale ancora sventola orgogliosa la nostra croce di San Giorgio.

Palazzo Ducale

La si scorge su certi cancelli, nelle luci di una sera d’inverno.

Piazza Banchi

Nelle grandi piazze, di fronte a vaste dimore.

Piazza della Nunziata

Nei semplici caruggi, nell’ombra nascosta dei vicoli.

Vico delle Camelie

E là, nel cielo blu che sovrasta Via Garibaldi.

Via Garibaldi

Nel giorno di San Giorgio, davanti al mare che bagna questa terra, simbolo di una fierezza che dovremmo saper conservare.
E in quelle parole che rimangono ancora nostre, fanno parte del nostro cammino nel mondo e della nostra identità.
Pe Zêna e pe Sàn Zòrzo!

Bandiera di Genova (2)

Edicole e immagini sacre in Via Prè, sulle tracce della devozione

La devozione e il senso del sacro in una delle strade più caratteristiche e più note di Genova.
E allora addentriamoci in un sestiere dai tanti volti, alla ricerca delle vestigia di una religiosità antica e ancora presente su queste mura.

Sestiere di Prè (2)

Quante vie conosceva la fede e quale cammino seguiva la speranza nel mondo celeste?
E quante maniere c’erano un tempo per affidarsi alla divina provvidenza e alla generosità altrui?
La città era disseminata di cassette delle elemosine, di certe sono rimasti solo i vani che le ospitavano, ne ho trovati altri che presto vi mostrerò.
E c’erano le edicole dove erano collocate statue della Madonna o dei Santi.
Alcune ve lo ho già mostrate in questo articolo ma oggi vi porto proprio in Via Prè, saliamo da Piazza Santa Fede e osserviamo le edicole o ciò che ne rimane, il passato ancora vive prepotentemente su queste strade.

Via Prè

Un tabernacolo offuscato dalla patina degli anni, le devote donne di Prè in altri tempi avranno portato i loro pensieri e gli affanni che angustiavano le loro vite in questo luogo.

Via Prè - Edicola

Qui giungevano sospiri e speranze, magari si deponevano fiori per la Madre di Dio.
In un’edicola dipinta di blu troviamo questa statua, non è certo l’originale, c’è anche un intrico di fili, eppure ha ancora la sua antica sacralità.

Via Prè - Edicola (2)

E’ a mani giunte un’altra Madonnetta, chissà quante preghiere in Via Prè!

Via Prè - Edicola (3)

Poco distante ancora un tabernacolo, non c’è traccia di immagini ma sono sicura che questo luogo sia stato meta di tanti genovesi.

Via Prè - Edicola (4)

Via Prè di Santi e di Madonne.
In questa zona un tempo c’era l’Oratorio di Sant’Antonio, ad di là dell’archivolto ancora c’è la bella Chiesa di San Sisto con le sue storie e i suoi misteri.

Via Prè (3)

E come avete potuto notare dall’immagine precedente lì c’è anche una piccola edicola che ospita una statua di Santa Caterina da Genova, una donna che fece molto per gli ultimi di questa città.

Via Prè - Edicola (5)

Via Prè e i suoi palazzi antichi, dove gli edifici sono stati restaurati il colore si illumina della luce del sole.

Via Prè (4)

Ancora un’edicola vuota, nei pressi di Vico Dora.
E di nuovo il pensiero va a chi ha pregato in questo angolo della città vecchia, chiedendo soccorso ed aiuto in un momento di difficoltà.

Via Prè - Edicola (6)

Si sale e poi ci si volta indietro, sul muro si può ammirare una splendida opera.

Vià Prè

E’ la Madonna della Misericordia, un ampio mantello scende sulle sue spalle, ai suoi piedi c’è il beato Botta raccolto in preghiera.

Via Prè - Edicola (7)

Via Prè di colori e di contrasti.

Via Prè (5)
Via Prè di Santi e di Madonne.
E c’è anche il Santo più noto, il nostro San Giorgio che sconfigge il drago.

San Giorgio

Via Prè e l’antica religiosità di un tempo, l’ultima edicola si trova alla confluenza con Salita di San Giovanni, la statua rappresenta nuovamente la Madonna della Misericordia.

Via Prè - Edicola (8)

Le preghiere e i pensieri, le preoccupazioni e il conforto.
Quante parole sussurrate, quanti piccole nascoste speranze.
E ancora c’è un’immagine che chiuderà questa passeggiata tra le figure sacre che troverete in Via Prè.
Percorrendo il percorso a ritroso occorre fermarsi all’altezza di Piazza Statuto.
Lei è lì, dietro a un vetro infranto e neanche tanto pulito ma nulla può appannare il suo splendore.
E’ la Madonna Regina di Genova, tiene a sé il suo bambino, il suo sguardo benevolente si posa sul coloro che percorrono la nostra antica Via Prè.

Madonna Regina di Genova

Canneto il Lungo, tra le case degli spadai e i fruttivendoli

Lungo il Canneto esistevano parecchie torri appartenenti a privati, tra le quali quella dei Leccavelli, della quale è menzione in carte del secolo XIII.
Altre sorgevano in quel punto dove una delle vie provenienti dalla Chiavica tagliava il Canneto stesso verticalmente al suo asse, La Croce di Canneto.

 (Il colle di Sant’Andrea in Genova, Francesco Podestà)

La Genova di un altro tempo, nella quale esisteva una zona detta Chiavica che, come scrive il Podestà, corrisponde all’area di Via dei Giustiniani, strada del passeggio per i nobiluomini e i maggiorenti della città prima che venisse costruita la splendente Strada Nuova.
Ma oggi andiamo laggiù, alla Croce di Canneto, dove Canneto il Lungo si interseca a Canneto il Curto e dove un tempo erano le torri.
Una lunga passeggiata tra i caruggi più antichi, qui i palazzi sono altissimi tanto che paiono quasi sfiorare il cielo.
E dovrete sempre alzare lo sguardo, sulle mura di queste vetuste dimore si può leggere la storia e il passato della Superba.
Benvenuti nella via che un tempo ospitò le case degli spadai e degli armaiuoli, a poca distanza vi è Piazza Valoria dove abitavano i valauri,  i campanari della cattedrale, di loro vi ho già parlato in questo articolo.
Un canneto nel cuore della città, secoli fa vi era un rivo sulle cui sponde crescevano le canne.
Oggi questa è una strada di grande passaggio dove i genovesi vanno volentieri a far compere.
E inizia qui la nostra camminata, voltiamoci indietro verso la Croce di Canneto e guardiamo oltre, alla parte alta di Vico dei Caprettari.
Le insolite prospettive dei caruggi.

Vico dei Caprettari

Oh, ma noi proseguiamo il nostro cammino nella direzione opposta!
E andiamo a passeggiare all’ombra della antiche dimore.
E forse vi chiederete, ma come mai non c’è nessuno?
Come sanno bene tutti i genovesi, questa è una zona molto frequentata e le immagini sono state scattate in un giorno di festa.
Con i negozi aperti qui vedreste la folla!

Canneto il Lungo

Ma ora siamo soli, proviamo a figurarci un’altra epoca, quella delle dame e dei cavalieri.
Immaginiamo la casa di Orietta Scotto, in un certo giorno del 1376.
Chissà che trambusto e che preparativi, si attendeva l’arrivo  di  una stimata ospite!
Una donna che tutti voi conoscete posò i suoi passi sulle pietre di Canneto e andò in visita nella dimora di Madonna Orietta dove venne accolta con tutti gli onori e con il dovuto riguardo.
Fermatevi al civico numero 6 e guardate verso l’alto, sul muro vi è una lapide che ricorda il giorno nel quale Santa Caterina da Siena venne a Genova.

Canneto il Lungo 6

Venne una santa e venne un papa, Gregorio XI, questa è una storia che presto vi racconterò con maggiore ricchezza di dettagli.

Santa Caterina

Luce e ombra, nella città antica.

Canneto il Lungo (2)

E lo stesso punto della via, in una giornata qualunque, dall’opposta prospettiva.

Canneto il Lungo (3)

E tutto attorno gente che va e viene, si fa la spesa in Canneto!
E davanti ai pescivendoli c’è sempre la coda, vendono delle vere bontà.
C’è una persona che gira sempre con la digitale nella borsa, pensate di aver capito di chi si tratta?
Bene, costei ama molto fotografare le piccole botteghe e un banco che offre pesce fresco è una vera attrattiva.
E così un bel giorno scattò una foto a orate e seppie, muscoli e totani.
E un cliente del negozio, rivolgendosi al proprietario, se ne uscì con questa esclamazione: guarda che ti fotografano i pesci!

Pesci

In Canneto ci sono splendide botteghe, come l’Antica Drogheria della quale vi ho parlato qui, si resta incantati davanti alle vetrine di questo luogo che ha tutto il fascino di un mondo antico, come le case delle via.

Antica Drogheria Canneto

Il profano e il sacro, torniamo ai muri e alla loro storia.
Subito dopo l’archivolto che avete veduto nelle immagini precedenti a sinistra si apre la Piazzetta dell’Amico ora chiusa da una transenna per lavori di restauro.

Canneto il Lungo (4)

Ma c’è sempre qualcosa da ammirare.
E lo sguardo incontra un magnifico portale con l’immagine della Madonna dell’Immacolata Concezione.

Canneto il Lungo (5)

Genova città di mare e di Santi, uno in particolare protegge questa città: è  San Giorgio, il santo dei genovesi, colui che uccise il drago.
E quando camminate per i caruggi spesso vi capiterà d’incontrarlo, la sua immagine è sopra molti portoni della città vecchia.
Sapete, non a tutti era concesso di esporre sulla propria casa una scultura del santo, era un privilegio riservato ai capitani di galea che si erano distinti per il loro coraggio.
E in Canneto, nella dimora che oggi corrisponde al civico 29 rosso, visse un genovese valoroso.
Ecco San Giorgio in sella al suo cavallo, il bassorilievo è del XV secolo.

San Giorgio

La devozione abita su queste mura, così è all’angolo con Vico Chiabrera.

Edicola

E poi ancora, guardate in alto.
Oltre i tetti e le persiane, verso il cielo.

Canneto il Lungo (6)

E guardate il medioevo che è tra noi.

Canneto il Lungo 2

Qui siete ai piedi di Torre Maruffo, una prospettiva vertiginosa da non perdere, lo sguardo che cerca la cima della torre che si confonde nella luce.

Torre Maruffo

Io sono stata lassù, si vede tutta Genova, la meravigliosa Superba dei tetti d’ardesia.
E qui ho raccontato quel viaggio emozionante, un’esperienza unica.
E quanto è alta la torre!
Eccolo Canneto il Lungo visto dall’alto.

Canneto il Lungo (7)

La città dei tetti è sorprendente e imprevista, ti fa scoprire bellezze che non hai mai veduto.

Tetti

E così è la città dal fondo dei caruggi, bisogna saperla guardare.

Canneto il Lungo (10)

E bisogna fermarsi per cogliere  il sole che illumina la Cattedrale di San Lorenzo.

Canneto il Lungo (11)

E’ così la città dal fondo dei caruggi, la osservi e la pietra sembra aver vita, su un muro si scorge una statua, di fronte c’è ancora una piccola edicola.
Sono gli stupori della città vecchia.

Canneto il Lungo (8)

Sono le figure gentili che vegliano sopra i portoni.
Le avete vedute in ombra nell’immagine soprastante, qui le potete ammirare in tutta la loro armonia: sono due fanciulle che un tempo reggevano lo stemma di famiglia sul portale di Palazzo De Franceschi.

Canneto il Lungo (9)

La città vecchia ha certi custodi silenziosi che conoscono lontani segreti, sono qui assisi da molti anni.

Canneto il Lungo (12)

E ha piccole edicole,  da una di queste una Madonnina ci osserva dall’alto.

Edicola (2)

Qui, nel nostro Canneto, tra i banchi di frutta e verdura, il sacro e il profano vivono in comunione perfetta.

Canneto il Lungo (13)

Canneto il Lungo, con le cassette di frutta tra i palazzi che appartennero  a  famiglie nobili, edifici che  sono compresi tra i Rolli.
Qui ebbero le loro case i Maruffo e i Piccamiglio, gli Streggiaporco e i Malocelli.

Canneto il Lungo (14)

Ora ci sono le primizie in bella vista, si va nei caruggi a comprare le arance e i pomodori, i cavoli e le cipolle.

Canneto il Lungo (15)

E ancora si cammina in Canneto, nell’ultimo tratto dove le facciate hanno colori più vivi.

Canneto il Lungo (16)

E altre creature custodiscono Palazzo Crosa di Vergagni.

Canneto il Lungo (17)

Si accende di colore questa parte della via, ha toni caldi e luminosi.

Canneto il Lungo (18)

Ed è ancora Medioevo, con archi di pietra ed archetti, ancora un’edicola, ora vuota, di un imprevisto color celeste.

Canneto il Lungo (19)

E lo sguardo non ha posa, cerca la cima di quei palazzi che si perde nel sole che acceca.

Canneto il Lungo (20)

E cerca ancora la vertigine, sotto le persiane aperte, le corde da stendere e le pietre antiche di queste case.

Canneto il Lungo (21)

E se non ci siete mai stati forse a voi sembrerà che qui la luce non arrivi mai.
La luce sa compiere magie, ha le sue strade misteriose per colpire questo selciato.
Arriva improvvisa, poi vira verso altre destinazioni e lascia posto all’ombra.

Canneto il Lungo (22)

Arriva improvvisa e rimane, per qualche istante che sembra eterno.
E batte sulle antiche case del nostro Canneto.

Canneto il Lungo (23)

Palazzo San Giorgio e la gloria di Genova

Correva l’anno 1256 e a Genova governava Guglielmo Boccanegra, primo Capitano del Popolo e antenato di Simone che sarà primo Doge.
E Guglielmo, eletto con grandi consensi, aveva bisogno di un palazzo pubblico che fosse sede del Governo, un palazzo splendido e magnifico che venne edificato davanti al mare tra il 1257 e il 1260: Palazzo San Giorgio.

Palazzo San Giorgio  (11)

Guglielmo Boccanegra ebbe alterne fortune, vi racconterò la sua vita nel dettaglio in un’altra occasione, ora vi basti sapere che nel 1262 venne spodestato e fu costretto a far fagotto per rifugiarsi dal Re di Francia.
Ma una lapide ricorda che a lui va il merito di aver lasciato alla città di Genova questo palazzo.
La lapide si trova sul lato più antico che affaccia sui portici che portano il nome di Frate Oliverio, l’architetto incaricato di costruire il Palazzo.
Sopra la porta, come già vi dissi qui , si trova una testa leonina sottratta dal palazzo Pantocratore di Costantinopoli ai veneziani, da sempre nemici dei genovesi.

Palazzo San Giorgio  (8)

E come già vi ho detto non è il solo leone a trovarsi sulle mura di San Giorgio, ci sono anche altre due teste leonine sempre sul lato che affaccia su Via Frate Oliverio.

Palazzo San Giorgio

Una pietra in memoria di Guglielmo, Capitano del Popolo.

Lapide per Guglielmo Boccanegra

L’ANNO MCCLX GUGLIELMO BOCCANEGRA
ESSENDO CAPITANO DI QUESTA CITTA’
ORDINO’ CHE IO FOSSI FATTO E FRATE
OLIVERIO UOMO DIVINO PER ACUTEZZA
DI MENTE MI ADATTO’ POCO DOPO
CON SOLLECITUDINE COM’ERA STATO
COMANDATO ALL’USO DELL’AUTORITA’
PRESENTE

Il palazzo nel 1340 divenne sede della Dogana, a San Giorgio si riscuotevano le gabelle e così nel cortile trovavano spazio le merci per le quali occorreva pagare.
C‘era l‘ufficio della Gazarìa, preposto all’amministrazione delle Colonie e l’Ufficio dei Confortatori che invece si occupava dell’esenzione dei dazi e delle gabelle.
Genova città di mercanti e di commercio, la toponomastica non è mai casuale, questa piazza si chiama Caricamento perché qui nella seconda metà dell’Ottocento si svolgeva il caricamento delle merci, prima si usarono  i carri e poi la ferrovia che conduceva a Torino, inaugurata nel 1854.

Palazzo San Giorgio  (6)

Ma torniamo al  1408, in quell’anno nel Palazzo si stabilì la celebre Compagnia di San Giorgio anche detta Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.
Per far fronte alle difficoltà economiche il Governo dal XII secolo aveva stabilito l’usanza di chiedere prestiti ai privati, i quali in cambio ricevevano i proventi di alcuni dazi, le così dette Compere.
Le compere confluirono nel 1407 in quest’unica società che ebbe il compito di gestire il debito pubblico e che conserverà una sua autonomia sino al 1797, anno della caduta della Repubblica.
Il glorioso Banco di San Giorgio emetteva moneta, i così detti Biglietti di Cartulario che furono messi in circolazione agli inizi del ‘600.

Palazzo San Giorgio  (7)

L’immagine soprastante ritrae la parte più antica del palazzo, al di là di quelle finestre si trova la Sala del Capitano del Popolo, a breve distanza la Sala delle Compere.
Ve le mostrerò entrambe, grazie al Dottor Oddone Dirigente del Servizio Comunicazione e Promozione dell’Autorità Portuale di Genova che ha qui la sua sede  ho trascorso un’intera mattinata in quelle stanze.
Che meraviglia! Sola con i benefattori della Repubblica, quelle stanze racchiudono tesori!
E sapete, sarei rimasta lì delle ore a decifrare le lapidi e ad ammirare le statue!
Oggi vi porto a zonzo attorno al Palazzo, a questo splendore della nostra città.

Palazzo San Giorgio  (3)

Un palazzo che è stato restaurato a regola d’arte ed è stato così restituito alla sua antica bellezza.

Palazzo San Giorgio  (10)

C’è qualcosa di affascinante in questo edificio, quand’ero bambina mi colpivano queste finestre.
Tempo di dame e cavalieri, un altro tempo, quello dei Capitani del Popolo!

Palazzo San Giorgio  (17)

E poi vedeste cosa c’è in quei saloni!

Palazzo San Giorgio  (15)

Risplende luminoso sotto il cielo terso di Genova il Palazzo che fu sede del Governo e in seguito del Comune.

Palazzo San Giorgio  (12)

E non manca una bella edicola risalente al XVIII secolo, la Madonna è attribuita alla scuola dello Schiaffino.

Edicola

Un palazzo costruito e ristrutturato in epoche diverse, una parte medievale antistante Via Frate Olivierio e una rinascimentale che fronteggia il mare.
Ed è magnifica questa facciata affrescata prima da Antonio Semino e poi da Lazzaro Tavarone agli inizi del ‘600.
Gli affreschi hanno rivisto nuova vita al principio del ‘900 per opera di Ludovico Pogliaghi che ha utilizzato come riferimento alcuni antichi quadri.
In tempi più recenti, nel 1992, la facciata è stata nuovamente affrescata con l’intervento del  pittore Raimondo Sirotti.

Palazzo San Giorgio  (2)

Un palazzo dedicato a un Santo caro ai Genovesi, quel San Giorgio che si trova effigiato in tante sculture sopra i portali di numerose case del centro storico, come potete vedere qui.
Sventolano le  bandiere sulla facciata di San Giorgio.

Palazzo San Giorgio (2)

Sulla sommità dell’edificio un orologio scandisce il tempo che scorre qui, davanti al mare.

Palazzo San Giorgio

Ed eccolo San Giorgio che sconfigge il drago.
Si protegge con uno scudo sul quale è dipinta la bandiera della Superba.

Palazzo San Giorgio  (9)

Un palazzo magnificente, vedete da questa immagine che su questa facciata sono ritratti alcuni personaggi.
Ma chi sono costoro? Oh, sono tutti illustri genovesi, cari lettori, ognuno di loro è passato alla storia.

Palazzo San Giorgio  (5)

Ve li presenterò uno ad uno, cosicché possiate salutarli come si conviene quando vi capiterà di passare dalle parti di Caricamento.
Da sinistra verso destra il primo personaggio che si incontra ha un fare cerimonioso: con una mano pare declamare certe eroiche gesta, con l’altra regge un libro.
Chi mai sarà? Signori, questo è Caffaro di Rustico da Caschifellone, crociato ed annalista.
Un giornalista di altri tempi, così si potrebbe definire, il nostro inviato in Terrasanta che scrisse il resoconto della Prima Crociata e narrò la caduta di Gerusalemme e di Cesarea.

Caffaro

Accanto a lui un celeberrimo genovese che si distinse per il suo valore sui mari, il Principe Andrea Doria, valente Ammiraglio della Repubblica di Genova,  ritratto con la sua spada scintillante.

Andrea Doria

In posizione centrale due figure illustri contornano il portone del palazzo.
Il primo è niente meno che Guglielmo Boccanegra, come già vi ho detto Primo Capitano del Popolo.

Guglielmo Boccanegra

E poi ecco un uomo passato alla storia per il suo coraggio, le sue imprese furono narrate dal Caffaro nei suoi Annali.
Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio, eroe della prima Crociata del quale vi ho già narrato la storia, la trovate qui.

Guglielmo Embriaco

Al suo fianco troviamo un giovane uomo, ai suoi piedi si notano delle corde marinare, in mano regge una sfera.
Signori, un genovese che non ha bisogno di presentazioni, Cristoforo Colombo.

Cristoforo Colombo

Chiude la parata di illustri personaggi un temibile e fiero combattente, l’Ammiraglio Biagio Assereto, trionfatore della battaglia di Ponza avvenuta nel 1435.

Biagio Assereto

Tutti loro se ne stanno sulla facciata di Palazzo San Giorgio.
Sic transit gloria mundi, verrebbe da dire.
A parte Colombo, ci ricordiamo di loro e delle imprese che hanno compiuto?
Questo palazzo attira l’attenzione dei turisti, tutti coloro che vengono a Genova per visitare l’Acquario passano davanti a San Giorgio.
E tutti si fermano a fare fotografie, ad ammirare l’imponenza di questo edificio e la bellezza dei suoi colori.

Palazzo San Giorgio  (13)

La memoria del passato è qui, in questa piazza gremita di visitatori, qui dove i genovesi vengono a passeggiare per respirare aria di mare.
Qui dove sono effigiati ammiragli, crociati e condottieri.
Qui dove un tempo era la dogana e il glorioso Banco di San Giorgio.
Qui dove si vive la gloria di Genova, nella grandiosa maestosità del palazzo voluto dal Capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra.

Palazzo San Giorgio (3)

San Giorgio, il santo dei genovesi

Genova e i suoi santi: il patrono della città è San Giovanni Battista, ma tra i nostri vicoli, su quei muri che parlano e raccontano storie di un tempo che non c’è più è un altro il santo più presente, San Giorgio, colui che sconfisse il drago.
Gli sono dedicata una chiesa, un palazzo e una piazza.
E su molti portoni della Genova antica lo si può ammirare, mentre brandisce la sua spada per atterrare il mostro.

La figura di San Giorgio è indelebilmente legata ad un episodio narrato nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine dove si legge di un’antica città, in terra di Libia, dove si trovava un lago grande come il mare, nel quale viveva un orribile drago che con il suo fiato uccideva la persone.
La popolazione, per placare il mostro, gli offrì le proprie pecore ma, una volta terminate queste, si dovette ricorrere a sacrificare le persone, affidandosi alla sorte.
Un giorno toccò anche alla figlia del re e mentre la fanciulla, tremante per la paura, stava per rimanere stritolata tra le fauci del mostro, giunse San Giorgio, che con la sua spada ferì il drago, ma prima di ucciderlo il Santo chiese alla gente di quella città di convertirsi e di battezzarsi, dopo di che lui, il cavaliere che non conosceva timori, li avrebbe definitivamente liberati dal temibile drago.
Così accadde e San Giorgio, da allora, è effigiato in questo gesto che lo ha reso immortale.

Ma per quale motivo gli abitanti di Genova gli erano tanto affezionati?
Si narra che nel 1090 i genovesi elessero il Santo a loro protettore nell’impresa della conquista dell’Isola di Maiorca e in seguito, al tempo della Prima Crociata, mentre si apprestavano a dare l’assalto finale alla città di Gerusalemme San  Giorgio apparve loro, vestito con una armatura bianca con una croce rossa, e prese ad incitare i genovesi, dicendo loro di seguirlo, di espugnare la città e di non temere le armi dei saraceni.
Da allora la sua figura spiccò sempre sulle bandiere militari e ogni volta che un capitano di galea partiva per un combattimento gli veniva consegnato un vessillo con l’effige del santo, che doveva essere issato sulla nave ammiraglia e riconsegnato al proprio ritorno in patria.

Ai nostri tempi non si bada più ai simbolismi, ma in quei giorni lontani tutto aveva un significato ed è rimasto scolpito sui muri ciò che oggi noi non sappiamo leggere: non ce l’hanno insegnato e noi, a volte, non ci poniamo domande, non abbiamo la curiosità di comprendere ciò che ci circonda.
Quando camminate nei caruggi e vedete un portone sul quale troneggia un cavaliere che trionfa su un drago, soffermatevi a pensare che la casa che avete di fronte non fu abitata, secoli orsono, da una persona qualunque.
No davvero, sostate e riflettete.
Non tutti avevano la facoltà di poter onorare il proprio palazzo con l’immagine di San Giorgio, era un privilegio del quale potevano fregiarsi solo i capitani di galea che in battaglia si erano distinti per il valore e per il coraggio.
E allora, se capitate in Piazza San Matteo, sappiate che qui visse uno di loro.

E un altro ebbe la sua dimora in Piazza Cattaneo.

Uno visse in Vico dell’Oliva.

Un altro ancora aveva casa in San Siro, di fronte a quella che un tempo fu la cattedrale.

E un valoroso abitò in Canneto il Lungo.

 

Tutti loro e molti altri hanno fatto la grandezza della nostra città, al tempo in cui questa era una potenza dei mari. Quando siete nei pressi delle loro dimore, abbiate un certo riguardo verso questi valorosi, ormai dimenticati, dedicate un pensiero a chi sfidò la morte nel nome di Genova e sotto l’egida di San Giorgio.