Salita San Siro, luce di caruggi

E poi ci sono quei caruggi per i quali non trovo le parole, sono semplicemente i caruggi che piacciono a me.
Fanno parte dei miei percorsi quotidiani, quando vado a fare la spesa nei vicoli mi godo la loro poesia.
Salgo da Via Cairoli, poi svolto verso la chiesa di San Siro e lì di fronte c’è la Salita che prende il nome da colui che fu vescovo di Genova, da lì si arriva a Fossatello.
Una sinfonia di persiane e l’ombra che regala queste tonalità di colore.

Salita San Siro (2)

Però guarda lassù, c’è uno squarcio d’azzurro sopra di te.

Salita San Siro (3)

E non so dirvi quante fotografie ho scattato in questo semplice vicoletto nel corso degli anni.
Se capiterete qui in un giorno d’estate, allora vedrete la luce accarezzare gli antichi muri, pensate a quante generazioni di genovesi si sono affacciate da queste finestre.

Salita San Siro (4)

Sole, un raggio che batte su una facciata.

Salita San Siro (5)

Ed io mi fermo a guardare l’edicola vuota, le finestre con le grate, un vasetto di colore viola.

Salita San Siro (6)

Certo, qualche restauro renderebbe tutto più ordinato e armonico, eppure per me certi vicoli restano comunque speciali.
E’ casa, è Genova.
E mentre sono lì che fotografo si apre un’imposta e si affaccia una signora che mi domanda incuriosita cosa stia facendo.
– Fotografo i panni stesi e il cielo! – Risposta ovvia, eh!
Abbiamo chiacchierato un po’, lei lassù ed io in mezzo al vicolo.
Sì, quando vado nei caruggi trovo sempre qualcuno alla finestra.

Salita San Siro (7)

E’ accaduto anche qui, una mattina di luglio.

Salita San Siro (8)

Salita San Siro è uno dei luoghi dove si è fatta la storia di Genova.
Era il 1436 e il popolo della Superba si ribellò contro il tiranno Opizzino d’Alzate, c’è una lapide in memoria di ciò che accadde, qui trovate la storia rocambolesca e avventurosa di quegli eventi, è uno dei primi articoli che ho scritto sui caruggi.
Oggi volevo solo portarvi con me, in uno dei posti dove si scorge la bellezza, tra i muri antichi, tra i tetti che si sfiorano, in quell’altezza che racchiude e protegge il respiro della Superba.

Salita San Siro (9)

Pochi passi e poi ti volti indietro, laggiù c’è la chiesa,  una lama di luce cade e batte sul vicolo.
E’ luce di caruggi, in Salita San Siro.

Salita San Siro (10)

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San Lorenzo, fascino e misteri di una Cattedrale

Maestosa, solenne e grandiosa.
Questa è la Cattedrale di San Lorenzo, situata nel cuore di Genova.

Da San Lorenzo si dipanano i più antichi e stretti caruggi, ma la Cattedrale gode di uno spazio privilegiato che venne ricavato, nella prima metà dell’Ottocento, sbancando vicoli e palazzi, rendendo così una diversa prospettiva a questa piazza.
Le piazze, nelle città che hanno una storia, hanno veduto eventi e cambiamenti e così è accaduto per San Lorenzo, ora salotto buono del capoluogo ligure, un tempo destinata ad altri usi.
In questo luogo si tenevano le vendite all’incanto e sui muri di cinta della Cattedrale gli ortolani posavano le loro ceste cariche di frutta e verdure e qui, sulla piazza, tenevano mercato.
Intorno al 1523, la zona venne assegnata ai venditori di latticini e di pollame, la città era tutta attorno, erano queste le strade dei genovesi ed era qui che gravitava la folla.
E imponente e splendida, adesso come nei tempi antichi, sulla piazza svetta San Lorenzo.

Prima cattedrale di Genova, come vi ho già raccontato, fu San Siro, una chiesa vicina al mare e pertanto esposta ad eventuali pericoli, in epoche in cui i Saraceni assaltavano le città mettendole a ferro e fuoco.
Si scelse così San Lorenzo e leggenda narra che la chiesa sorga attorno alla stanza nella quale aveva soggiornato il Santo quando venne nella nostra città.
Innumerevoli ed affascinanti storie ruotano attorno alla nostra bella cattedrale e, in questa occasione, vi mostrerò la sua facciata  e alcuni misteri, che si trovano lì, sulla sue pietre.


Certo, sono degni di nota anche i suoi interni ed i ricchi tesori che sono esposti dentro al Museo della Chiesa: è il bottino di guerra dei Crociati, ricchezze condotte qui da Guglielmo Embriaco e dai suoi compagni.
E’ sfarzo, abbondanza e lusso: così è il museo del Tesoro e sotto le navate della Chiesa molte sono le meraviglie degne di ammirazione.
Data la vastità dell’argomento, ad esse dedicherò un ulteriore spazio.
Ma quali misteri si celano sulle mura della cattedrale?
Sul muro laterale, come già vi ho raccontato, è inserita una scacchiera, secondo alcuni studi questo è uno dei simboli dei Cavalieri Templari, secondo altre ipotesi questa in particolare potrebbe essere attribuita a Megollo Lercari, giocatore di scacchi e genovese orgoglioso.

E molte sono le lapidi sui due lati della chiesa.
Questa, ad esempio.

Quest’altra, invece, riporta le insegne della famiglia Malocello.

A guardia del duomo imperiosi si trovano due leoni.

Se  osserviamo attentamente da un’altra prospettiva noteremo una strana figura, una statua colonna che regge in mano una sorta di disco: è l’arrotino.
Sulla reale identità di questo enigmatico personaggio molte sono le supposizioni: si è creduto che fosse Giano, antico fondatore di Genova, oppure Jacopo da Varagine.
Riguardo al disco alcuni pensano che si tratti di una meridiana altri della mola in uso appunto agli arrotini. E fra le molte ipotesi, si è anche creduto che la statua rappresenti lo scultore che con la sua arte scolpì questa mirabile facciata. Gli artisti, sapete, sono persone particolari.

Ed è davvero magnificente e splendida San Lorenzo, da qualunque parte la si osservi.

Ed ogni sua pietra è gloria e grandezza.

E i misteri, su queste mura, certo non mancano.
Questa incisione, situata sotto la statua dell’arrotino, avrà certo qualche nascosto significato.
Io non lo conosco, purtroppo, così invito i genovesi che passano tra queste pagine a svelare il senso di questo insolito graffito.

Eh, gli artisti! Sapete come sono eccentrici, particolari.
Uno di essi, uno di coloro che scolpirono la facciata, volle lasciare sulla pietra  il segno e la memoria di un affetto, incidendo la sagoma del suo cagnolino morto.
Si trova a destra del portale e, se venite a Genova, non mancate di fargli una carezza, si narra che l’animaletto porti fortuna.

Eh, gli artisti! Sapete come sono, eccentrici, particolari e misteriosi.
Si dice che, nella notte del 24 Giugno, consacrata a Giovanni Battista patrono della città, nel buio della chiesa, nella navata centrale, si riuniscano gli spiriti dei pittori, degli scultori, dei capomastri e degli scalpellini che costruirono la cattedrale.
Salgono sulla cupola, ma poi svaniscono nuovamente.
Resta, imperiosa e affascinante la Cattedrale di San Lorenzo, ricca di fascino e di misteri.

San Siro, il Vescovo che scacciò il basilisco

Salendo da Fossatello la si intravede e la luce che l’accarezza fa da contrasto all’oscurità dei vicoli.

E’ la chiesa di San Siro, un tempo dedicata ai Dodici Apostoli.

Mutò nome in onore di uno dei suoi primi vescovi, San Siro, nativo di Struppa.
Attorno alla figura di quest’uomo di fede molte sono le leggende, numerosi sono i miracoli a lui attribuiti.
Si narra, ad esempio, che da bambino abbia resuscitato un merlo al quale era molto affezionato e in seguito, quando già aveva preso i voti, a Sanremo, operò la guarigione miracolosa di una fanciulla gravemente malata.
Ma è a Genova, in questi caruggi, che San Siro compì il suo miracolo più noto.
Era ormai vescovo a quei tempi e questa, all’epoca, era la Cattedrale di Genova ma, a causa della sua vicinanza al mare che la rendeva vulnerabile agli attacchi dei Saraceni, in anni successivi si preferì eleggere a Cattedrale la chiesa di San Lorenzo, che si trova in posizione più favorevole.
Ma ai tempi di Siro era qui che ferveva la vita, questo era il cuore pulsante della città, tra questi vicoli attorno a San Siro da Fossatello a San Luca, dalla Maddalena a San Pancrazio.
Accadde un giorno che la città venne colpita da una strana pestilenza, la gente moriva, improvvisamente, senza che se conoscesse la ragione, ma presto si scoprì che quei decessi repentini e misteriosi erano causati da un orrendo mostro: il basilisco.
Questa temibile creatura aveva corpo di serpente, cresta rossa come un gallo, ali di pippistrello e un fiato mortifero e letale, un respiro che uccideva.
Secondo le cronache il basilisco si nascondeva in un pozzo nei pressi della chiesa e San Siro, insieme al popolo tutto, per ben tre giorni si dedicò al digiuno e alle preghiere, affinchè Dio liberasse la città da quel flagello.
Al terzo giorno, il vescovo, seguito da una folta processione di fedeli, usci dalla chiesa, per dirigersi laddove si trovava il basilisco.

E giunsè là,  nel luogo dove si trovava il pozzo.

Con una fune vi calò dentro una cesta, ordinando al mostro di entrarvi e quando la tirò su, gli impose di gettarsi dentro al mare e di annegarvisi, senza mai più causare sofferenze alla gente di Genova.
La leggenda, per quanto suggestiva, è un’allegoria nella quale il pozzo rappresenta il porto della nostra città e il basilisco l’eresia ariana, che venne sconfitta e scacciata dalla fede e dalla predicazione di San Siro.
La facciata della Cattedrale è davvero imponente.

E sul timpano, in alto, c’è una statua che ritrae San Siro mentre calpesta il mostro.

 

Laggiù, dove si narra che fosse il pozzo, e stato apposto molti secoli fa un bassorilievo, che ricorda ai Genovesi l’impresa di Siro, il Santo che scacciò il basilisco.

Hic est puteus ille ex quo Beatissimus Syrus
Episcopus quondam  Januensis
exthrasit dyrum serpentem nominem basiliscum  
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Qui si trova il pozzo dal quale il Beatissimo Siro,
arcivescovo di Genova,
fece uscire il terribile serpente di nome basilisco  
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