Sul terrazzo di Via Milano

E si viaggia ancora indietro nel tempo ma questa volta non sarà solo un gioco di fantasia: vi porto nel passato della Superba con i ricordi della mia nonna paterna.
La nonna Teresa era una ragazza del ‘99 ed era molto fiera delle sua famiglia tanto da scrivere le dettagliate memorie di casa in un album ricco di fotografie, storie, aneddoti, ricordini e partecipazioni di nozze, santini, medagliette e gli immancabili ritagli di giornale.
Insomma, d’altra parte da qualcuno avrò pur preso!
E così quando ero piccola uno dei miei divertimenti era andare a trovare la nonna: lei aveva sempre qualcosa da ritagliare o da incollare con la Coccoina oppure era indaffarata con la sua macchina da cucire e mentre lavorava mi ripeteva le vicende di casa, spesso citava il negozio di passamanerie in Campetto del quale ho scritto in questo post.
In quel mio articolo vi ho parlato a lungo del nonno di mia nonna, Vincenzo Stronello, ma fu il padre di lui, Giovanni, a fare le prime fortune con nastri, passamanerie, paramenti sacri e militari.
Giovanni sapeva anche investire i suoi denari e fece costruire tre palazzi in Via di Fassolo dove poi andarono a vivere la sua famiglia e i suoi discendenti.
Anche mia nonna da bambina abitò in Via di Fassolo e questa è la ragione per cui nei suoi ricordi ricorreva il vicino e ormai leggendario terrazzo di Via Milano.

Vanto della Genova del passato il terrazzo si estendeva davanti al mare ed era così apprezzato da essere anche citato nelle guide turistiche, sulla Guida Treves del 1911 lo si consiglia per una stupenda passeggiata.
Vi si arrivava tramite delle scalette ed era quindi un po’ più in alto rispetto alla strada, a fianco passavano i carri e i potenti mezzi dell’epoca.
Sul terrazzo c’erano panchine ed eleganti lampioni, ero un posto piacevole per trascorrere ore liete, mia nonna ne serbava un nostalgico ricordo.

La sua era una famiglia numerosa: la nonna Teresa aveva due sorelle e tre fratelli, c’era sempre una certa confusione nella casa di Fassolo!
E infatti nelle sue memorie così ha scritto:

A quei tempi la nostra gioia da bambini era quella di recarci sul lunghissimo terrazzo di Via Milano, io facevo lunghe corse con il cerchio, giocavo con i cerchietti, con il diabolo, con la corda. I fratelli correvano in bicicletta, facevano le corse e tutti ci divertivamo a vedere arrivare e partire le navi.
Mia madre era costretta ad accompagnarci sul terrazzo perché tra tutti facevamo gran chiasso.
Mio fratello Censo si divertiva a costruire dei carretti di legno e poi a turno si correva su e giù per il lungo corridoio e per la sala d’entrata.
Eravamo così felici che non ci accorgevamo di far tanto baccano finché arrivavano le ricamatrici che stavano sotto a reclamare infuriate che non ne potevano più!

Povere signorine ricamatrici! Tutti fuori a giocare, sul terrazzo di Via Milano!

Poi il tempo passò e mutarono le esigenze della città: serviva un’ampia arteria di comunicazione e senza troppi romanticismi il terrazzo di Via Milano sparì sotto i colpi del piccone nella primavera del 1933.
Ho sempre pensato che per coloro che avevano conosciuto la città dei primi anni del secolo sia stato molto faticoso abituarsi ai nuovi orizzonti e ai repentini cambiamenti.
Oggi è tutto mutato e così si presenta quel tratto di Genova che rappresenta un’importante collegamento con il ponente cittadino.

Il tempo svanisce, le memorie care in qualche modo restano e io sono molto grata a mia nonna per avermi lasciato il libro delle sue memorie.
E credo che la nonna Teresa sarebbe contenta di sapere che qualcuno ancora ascolta i suoi racconti di quel tempo là quando anche lei, come tanti bambini di Genova, se ne andava a giocare sul terrazzo di Via Milano.

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Guardando il tramonto

Puoi trovare diversi posti dove fermarti a guardare il tramonto, dalle alture potrai ammirare tutta la prospettiva della città quando scende la sera.
Lassù, in Largo San Francesco da Paola, il sole si avvicina piano all’orizzonte e spande la sua luce dorata.

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E intanto il mare si colora di rosa, mentre le nuvole paiono spolverate di cipria sottile.

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Tra le case, in Salita San Rocco, il faro della Superba.

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E poi, piano.
Una magia di luci sfavillanti.

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E sono navi uffici, negozi, strade, case.
E amici che si salutano, baci sulle labbra, mani che si stringono.
E finestre aperte e un alito di vento, in questa sera.

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E traghetti, gru, la vita del porto.
Luci brillanti come stelle, sul mare di Genova.

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Luci della Superba, in un abbraccio che saluta il giorno.

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E la creuza che scende.
E sono voci di bimbi, passi affrettati, chiacchiere.
Si va verso casa.

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Ci sono tanti luoghi per ammirare il tramonto.
Qui, davanti alla Basilica dedicata a San Francesco da Paola, puoi sederti su una panchina a guardare i mutamenti del cielo.

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Ed è celeste, rosa e arancio.

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Ed è una sera di Genova, rischiarata dalle luci sfavillanti del suo porto.

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Alla Porta dell’Acquasola: vitelli, cavalli e portantine

Camminando per la città nessuno di noi potrebbe mai immaginare che in altre epoche vi siano accaduti fatti così insoliti, sono usi risalenti ad una quotidianità a noi sconosciuta.
Per i genovesi l’Acquasola è un parco del cuore, amatissima area verde nel cuore di Genova: andiamo indietro nel tempo, agli anni in cui in questa zona si trovava una delle porte di accesso della città.
Queste vicende sono narrate in un mio antico e consunto libricino completamente dedicato all’Acquasola e magistralmente scritto dallo storico Luigi Augusto Cervetto.
La Porta dell’Acquasola, egli scrive, venne edificata agli inizi del ‘300, il suo utilizzo di protrasse per diversi secoli.
E io qui oggi sorvolo su molti dettagli, desidero solo narrarvi qualche piccola curiosità scoperta nel volume di Cervetto.

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Tutto era come lo si può immaginare: robusti cancelli, un ponte levatoio e un piazzale davanti alla porta.
C’era un guardiano addetto alla vigilanza, la chiusura e l’apertura delle porte cittadine tuttavia non era di sua competenza.
Eh no, fidarsi è bene e non fidarsi è meglio, maniman!
E per l’appunto un decreto del 1590 aveva stabilito che gli uscieri di Palazzo Ducale si accollassero questa incombenza: tutte le chiavi delle porte venivano scrupolosamente tenute in quella che fu la dimora dei Dogi e agli uscieri era affidato il compito di occuparsi delle porte.

Piazza De Ferrari (3)

Il nostro Cervetto non lesina in quanto a curiosità e narra che in tempi lontani le confraternite erano solite offrire per certe festività un ricco pranzo ai malati indigenti ricoverati nell’ospedale di San Lazzaro: tra le succulente pietanze che venivano presentate c’era sempre un gustoso e nutriente vitello.
E indovinate un po’?
L’usanza voleva che le bestie destinate al macello facessero il loro ingresso nella Superba esclusivamente dalla Porta dell’Acquasola.
Così i bovini con tanto di nastri e profumate ghirlande d’alloro sfilavano per la città e venivano condotti all’Ospedale sito nella zona di San Teodoro.

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A quanto pare era consolidata abitudine usufruire della Porta dell’Acquasola per il transito di animali, non potete immaginare cosa accadde una volta!
Un bel giorno vi giunse una carrozza di piazza che portava a bordo un insolito passeggero: un maiale con tanto di cilindro sul capo, fatto talmente peculiare da lasciare stupefatti!

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Illustrazione tratta da L’Acquasola di L. A. Cervetto 1919

La Porta veniva chiusa a orari fissi, i ritardatari che arrivano quando già era stata serrata dovevano arrangiarsi e trovare una sistemazione provvisoria.
A tal scopo molti usufruivano dell’Albergo del Violino che si trovava all’inizio di Salita San Rocchino.
Si cercava, in qualche modo, di rendere un servizio di pubblica utilità ai cittadini che avessero bisogno di allontanarsi dalla città.
Come raggiungere le valli circostanti? Naturalmente a cavallo, cari lettori!
E per tal ragione c’era un discreto numero di destrieri a disposizione di coloro che ne avessero bisogno per le raggiungere le amene zone di campagna situate alle spalle di Genova.
Cavalli, fuori dalla porta dell’Acquasola.

cavalli

E tuttavia non tutti erano soddisfatti, sul finire del ‘700 sorse un mugugno dei soliti.
E insomma, com’era la questione?
Da non credere, davanti a tutte le porte cittadine erano disponibili delle comode portantine assai gradite alle gentildonne genovesi, ai Senatori della Repubblica e ai prelati: all’Acquasola con grande indignazione di tutti costoro mancavano.

Palazzo del Principe (18)

Villa del Principe

Fu così che in quattro e quattr’otto si risolse il problema e le tanto desiderate bussole fecero la loro comparsa anche lì dove non erano mai state.
Un continuo andirivieni, di vitelli, cavalli e portantine.
Là, davanti alla Porta dell’Acquasola, in un tempo che possiamo soltanto immaginare e leggere tra le pagine dei libri che lo svelano.

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In cerca di Passo del Lasagnaio

Leggendo vecchi volumi accade spesso di stupirsi per poi ritrovarsi catapultati in luoghi che non si conoscono.
Sfogliavo il Lunario del Signor Regina del lontano 1882, d’un tratto la mia attenzione è stata suscitata da un toponimo particolare: una stradina mai sentita, voi ci siete mai stati in Passo del Lasagnaio?
E caspita, io proprio non l’ho mai veduto!
E così sfoglio lo stradario, nessuna traccia.
Consulto altri libri, cerco frammenti di notizie, mi domando quale solerte amministratore abbia deciso di far scomparire dalla mappa della città una via dal nome così caratteristico ed invitante.
Infine sulla mia Guida Pagano del 1926 leggo che Passo del Lasagnaio si trovava tra Via del Lagaccio e Via Bianchetti.
E così sono andata a fare un giro da quelle parti.

Via Bianchetti

Eccomi là, su e giù, con la cartina d’epoca in cerca di corrispondenze tra i numeri civici.
Il nome della via naturalmente non era casuale, l’ho scoperto grazie ad un’autorevole voce della Superba: il grande Amedeo Pescio, il suo libro dedicato alle strade di Genova risale agli inizi del ‘900.
Su quelle pagine si legge che in quella zona c’era un tempo una villa che venne in seguito demolita per lasciar spazio a nuove costruzioni, nella seconda metà dell’Ottocento là si trovava la rinomata Osteria del Lasagnaio.
Una villa con campo da bocce, alberi ombrosi, forse un pergolato per pranzare al fresco, tavoli di legno e molti commensali che apprezzano di certo le delizie del luogo in una cornice bucolica.

Bosco

E la fantasia vola, io l’ho proprio visto il lasagnaio: è un omaccione corpulento dalle guance rubizze, un tipo gioviale ed allegro, nella sua osteria le brocche sono sempre ricolme di vino buono, si brinda alla gioia di vivere e alla buona cucina.
E secondo me da lui si gustavano anche ottime tagliatelle!

Tagliatelle

A dirvi il vero ritrovare Passo del Lasagnaio non è stato proprio facile, è arduo orientarsi quando hai come riferimento una cartina del 1926.
Su e giù, sono andata nella retrostante Via Bianchetti e ho trovato un tondo con una Madonna, qui la devozione per la Madre di Dio ancora si conserva, davanti all’immagine di Lei c’era un vasetto di fiori.

Madonna

E poi ho osservato con attenzione la mia mappa del 1926.
La strada in primo piano parallela a Via Bianchetti è Via del Lagaccio: nel rettilineo sono segnati i civici 2 e 4, poco prima c’è il Passo del Lasagnaio, dalla cartina si evince che sulla sinistra un tempo c’era il mattatoio.

Via del Lagaccio

Cammino, osservo e noto che adesso le cose sono cambiate: quello che all’epoca era il civico 2 adesso è indicato con il numero 2A, mentre il 2 si trova sul lato destro di quel tratto di Via del Lagaccio antistante gli uffici della Commissariato di Polizia e quella porzione di strada ricopre il tracciato del vecchio Passo del Lasagnaio.
E così da tutto questo girovagare credo di aver dedotto che la stradina perduta fosse proprio in questo punto dell’attuale Via del Lagaccio, questa strada poi prosegue tagliando Via Bianchetti e la successiva Via del Cipresso.

Via del Lagaccio (2)

Ebbene, io avrei conservato quell’antico nome, quanto meno come omaggio a quello stimato proprietario dell’osteria e ai golosi avventori del suo locale, dei veri buongustai.
Che pranzi indimenticabili a quei tavoli, un piatto di lasagne fumanti, un brindisi con un rosso corposo, un tempo che sfugge in un’atmosfera gioiosa e conviviale.
Ieri ho narrato questa storia ad una signora incontrata in Via del Lagaccio e poi l’ho scritta per voi, è una piccola memoria emersa da vecchi libri.
È la traccia di un luogo perduto dove un tempo c’era la celeberrima Osteria del Lasagnaio.

Lasagne

Il mio avo Vincenzo, passamantiere in Campetto

Questa è una storia di Genova ed è una storia di famiglia che vi porterà a metà dell’Ottocento.
Ricorderete il mio post sulle perline della bisnonna e l’accenno al negozio di paramenti sacri dei miei antenati, oggi andremo proprio là e non mancheranno altre sorprese.
Il negozio appartiene al nonno di mia nonna paterna, il suo nome è Vincenzo Stronello e sarà lui a condurci per le strade di Genova, lungo le vie del suo quotidiano.
Vincenzo abita in Via di Fassolo.

Via di Fassolo (2)

E’ la parallela di Via Milano, anche qui ci sono cieli azzurri e panni stesi.

Via di Fassolo (3)

Gli Stronello stanno là in fondo, proprio nei pressi della Sailors’ Rest, dove un tempo si dava assistenza ai marinai.

Sailor House

Questa è la casa di Vincenzo, da qui lui esce ogni mattina per recarsi al suo negozio.

Via di Fassolo

Pochi passi lo separano da Via Milano, ora questa è un’arteria cittadina molto trafficata, all’epoca di Vincenzo era ben diversa.
Ecco sulla destra l’edificio della Sailors’ Rest.

Via Milano

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Carretti, passanti, è un giorno qualunque in questa strada della Superba.

Via Milano (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Lì davanti c’è un belvedere con un’ampia terrazza e le panchine.
Vincenzo respira l’aria del suo mare, volge lo sguardo verso la Lanterna e poi riprende il suo percorso.

Via Milano (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Lo attendono il lavoro e la frenesia della città, si incammina così sull’attuale Via Gramsci, ai suoi tempi questa strada si chiamava Via Carlo Alberto.
E sono certa di non sbagliare: al mio antenato non sarebbe affatto piaciuta la Sopraelevata che si snoda davanti ai palazzi!
Ecco, pure io la detesto, ci tengo a ribadirlo.

Via Gramsci

Gli edifici sono i medesimi ma Vincenzo ha un diverso orizzonte.

Via Carlo Alberto (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Cammina con passo svelto, tra quella folla di persone incolonnate sul marciapiede c’è anche lui, come tutti passerà sotto l’arco di Palazzo Reale che noi non abbiamo mai veduto,  poi percorrerà i portici di Caricamento.

Via Carlo Alberto

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E certo, passando a Banchi si fermerà a parlare con qualche amico, qui si conoscono tutti, è inevitabile!

Piazza Banchi

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Il negozio è poco distante, in Campetto.

Campetto

E forse vi starete chiedendo come faccia a conoscere l’indirizzo preciso.
In questa mia ricerca mi avvalgo di alcune memorie di famiglia ma anche dell’aiuto prezioso di alcune persone, devo così ringraziare Federica Terrile e Anna Galleano che lavorano presso la Camera di Commercio di Genova.
Con entusiasmo e generosità hanno compiuto delle ricerche per me e mi hanno fatto avere alcuni documenti dell’Archivio Storico della Camera di Commercio.
In questa carta si legge che Vincenzo Stronello aveva un negozio di passamanerie in Campetto al 15 Rosso.

Documento

E così eccomi qua, davanti al negozio dell’antenato!
Oggi in questi locali si vendono accessori per cellulari, naturalmente sono anche entrata e ne ho amabilmente parlato con colui che si trovava dietro al bancone.

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Qui, in Campetto, per Vincenzo la concorrenza è dura.
Eh già, dovete sapere che il mio caro amico Eugenio ha trovato in un suo libro l’elenco dei passamantieri di Genova nell’anno 1857.
E ho notato che c’è il negozio del mio antenato ma poco distante c’è anche la vedova Rebora e in Soziglia c’è la bottega di Maiocchi!
Tutti lì, in pochi metri!

Campetto

Genova è una città viva e il commercio ferve.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Immagino quel negozio: ha una bella targa dai caratteri tondeggianti, le vetrine luccicanti e gli arredi di legno scuro, all’interno c’è un grande mobile con tanti cassetti e là dentro ci sono le famose perline e le decorazioni per gli arredi sacri.

Perline (10)

E poi che altro vende Vincenzo?
Alcuni degli articoli di quel negozio hanno compiuto un lungo viaggio nel tempo e adesso se ne stanno in una capiente scatola.
Ci sono certe spalline militari, ad esempio, Vincenzo le abbelliva con le sue passamanerie.

Spalline

E i bottoni sono ancora saldamente fissati sul loro cartoncino.

Bottoni

Cose di un tempo lontano che mia nonna ha conservato.

Spalline (2)

Spalline (3)

Tutti questi accessori se ne stanno stipati nella bottega di Vincenzo, ci sono cordoni d’oro e d’argento.

Cordoni

Altri sono rossi come il corallo.

Cordoni (2)

Ci sono nappe ed elementi decorativi dai molti colori.

Passamanerie (2)

Passamanerie

Vincenzo Stronello, passamantiere in Campetto, aveva anche un’infinità di rocchetti di fili luminosi come questi.

Filo dorato (2)

Alle due estremità ci sono segnati dei numeri, questa calligrafia antica ha tutto il fascino delle cose perdute eppure ancora così presenti.

Filo dorato (3)

Filo dorato (4)

Il negozio passò poi ai discendenti, divenne così dei miei bisnonni e cambiò anche sede.
E con una punta di orgoglio vi mostro la carta intestata che proviene ancora dall’archivio Storico della Camera di Commercio.

Documento (2)

Oro fino e seta per ricamo, forniture per stendardi e generi diversi. Poesia.
Nel 1923 il negozio si trova in Vico Inferiore di Pellicceria, a quell’epoca Vincenzo non c’era già più.

Vico Inferione di Pellicceria

E poi ancora, in seguito la bottega sarà a fianco della Cattedrale, in Piazza di San Giovanni Vecchio, uno di quei posti dove gli incanti di Genova non smettono di stupire.

Piazza San Giovanni Vecchio

Nei caruggi, nel cuore della città.
Mia zia mi ha raccontato che l’ampia diffusione della macchina da cucire mise in difficoltà il negozio.
E’ sempre così, il progresso modifica le nostre esigenze e per alcuni è una fatica improba stare al passo con i tempi.

Piazza San Giovanni Vecchio (2)

Per quanto ne so, il passamantiere e la sua famiglia ebbero una vita piacevole.
Con la bella stagione erano soliti andarsene in villeggiatura nella villa di Pontedecimo, una casa di campagna che io ricordo di aver visto qualche anno fa, mi riprometto di tornarci presto.
Curiosamente tra le cartoline di Eugenio ho trovato questa immagine dove si legge: Pontedecimo veduto da Villa Stronello.

Pontedecimo

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Vincenzo seguì le consuetudini dei borghesi e degli agiati commercianti di Genova, come molti altri fece edificare per sé e per i suoi cari una tomba monumentale al Cimitero di Staglieno.
Là lui riposa, insieme a sua moglie e ad altri membri della famiglia.

Staglieno

Ho pensato a lungo se pubblicare la sua foto poi riflettendo mi sono detta che lui sarebbe fiero e orgoglioso di sapere che oggi si parla ancora della sua bottega.
E a pensarci bene chi altri al mondo farà mai questo pellegrinaggio sui luoghi del passato?
Ho camminato per Genova, dalla sua casa fino al suo negozio, cercando di vedere ciò che passava davanti ai suoi occhi.
Un viaggio tra le emozioni e i ricordi.
Sulle tracce di lui, Vincenzo Stronello, passamantiere in Campetto.

Vincenzo

Con un pensiero a chi lo attendeva a casa, nell’appartamento di Fassolo, questa è sua moglie Teresa.
E a dir tutta la verità secondo me io le assomiglio.

Teresa

Le vite degli uomini sono come fili che si snodano nel tempo, a volte pensiamo di non scorgerle più perché su di esse sembrano essere calate le tenebre.
Come fili che si snodano nel tempo, a volte le vite degli uomini sanno brillare come oro in quel buio che ci rende ciechi.
Ed è in quell’istante che riusciamo a vederle.

Filo dorato

Veronica Spinola, una principessa generosa

C’era un tempo una principessa, inizia così questo racconto e sebbene di lei io non possa narrarvi ogni istante proverò a ricordare alcune delle buone azioni di questa nobildonna genovese.
Lei vide la luce nel 1625, il suo nome era Veronica Spinola e apparteneva ad una nobile famiglia della Superba che annovera tra i suoi membri diversi dogi ed altre figure eminenti.
Lei, Veronica, ereditò il titolo di principessa di Molfetta da suo padre e andò in sposa a Gio Filippo Spinola, duca di San Pietro in Galatina.
E dovete sapere che il destino di lei è legato alla figura di San Francesco da Paola e al santuario a lui dedicato.

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Scorrendo una delle biografie del Santo si legge che grazie alla sua intercessione Veronica riuscì a diventare madre, suo figlio si chiamerà Francesco Maria.
Un’esistenza fatta di agi e ricchezze ma la vita sa essere amara anche per le nobildonne, da lì a pochi anni Veronica rimarrà vedova.
Una principessa generosa, fu lei che a sue spese fece ricostruire il presbiterio e il coro della chiesa di San Francesco da Paola, si premurò anche di far rinnovare l’arredamento ligneo del coro e a questo provvide un artista del tempo.

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Munifica e prodiga, Veronica pagò le spese per la sistemazione della strada oggi nota come Salita San Francesco da Paola, ne verrà sistemato l’acciottolato e verranno eretti muri di contenimento.

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E così, visitando la bella chiesa di San Teodoro, è giusto rendere omaggio a questa genovese dal cuore grande.
Quando sarete lì chiedete di visitare la sacrestia, sopra la porta troverete un ritratto di lei.

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E poi non mancate di andare dietro all’altare.
A terra troverete una lapide marmorea, è il sepolcro dei frati, le loro ossa sono proprio sotto ai vostri piedi.

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E non solo, lì in quel luogo riposa la principessa di Molfetta, lei volle restare nella chiesa alla quale era affezionata e insieme a lei ci sono anche diversi membri della famiglia Spinola.

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Dovrete scendere questa scaletta che vi condurrà in una piccola cripta.

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Si ha l’impressione di essere calati in una scena del film Il nome della Rosa, così si presenta l’apertura del sepolcro che raccoglie i resti mortali dei frati.

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E poi c’è la tomba di lei.

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E vedrete certe antiche placche, questa riguarda proprio la tomba di Veronica.

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E questa invece si riferisce a Isabella Spinola, mi ha colpito la raffinata bellezza delle incisioni e poi, come è normale che sia, luoghi come questo sono sempre di forte impatto per chi li visita.

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Girando per la città si scoprono vite e storie a volte poco note, sono le vicende di chi ci ha preceduto e ha lasciato una traccia di sé che ancora persiste.
Nella sacrestia soffermatevi sul ritratto di lei, ha l’espressione pacata, un manto austero e il suo sorriso è appena accennato.

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Questo è il volto di Veronica Spinola, principessa di Molfetta, ancora adesso sotto a questo quadro si leggono le parole incise in sua memoria.

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Il chiostro del Santuario di San Francesco da Paola

Vi porto ancora al Santuario di San Francesco da Paola, la chiesa che si affaccia sul mare voluta dal Santo che venne da lontano.
Vi ho già narrato la storia di Francesco e della sua profezia per Genova, potete leggerla qui e qui potete ammirare le molte ricchezze della chiesa a lui dedicata.

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E là, sulle alture, si può anche camminare nella splendida quiete del chiostro dove troverete una statua che ritrae lui, il Santo venuto da Paola.

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E c’è un spazio verde raccolto e silenzioso, la mia visita è stata allietata da allegri uccellini cinguettanti.

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Il cielo azzurro, il campanile, la semplice bellezza di un luogo antico.

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E una statua di Maria, era gennaio e già iniziavano a sbocciare i fiori attorno a Lei.

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Arriverete qui varcando questa porta.

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E come potete notare è contornata da antichi affreschi dai colori vividi, la decorazione della loggia ebbe inizio nei primi anni del ‘600 e non si è completamente conservata, alcune opere sono andate perdute.

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Si cammina nel silenzio.

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E alzate gli occhi, sopra di voi ci sono ancora tracce dell’antico splendore.

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E in una delle lunette vedrete l’affresco che ritrae Gesù e i discepoli di Emmaus, è opera di Lazzaro Tavarone.

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Noterete anche degli stemmi, appartengono ai nobili di Genova che diedero il loro contributo a rendere bella e sfarzosa la basilica.
E questo è Ecce Homo, opera di uno dei membri della famiglia Calvi.

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E tutto parla di San Francesco da Paola e del suo legame con il mare, egli è patrono delle Associazioni preposte alla cura della gente di mare, delle Società di Navigazione e dei Marittimi Italiani.

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C’è un quadro con l’immagine di un francobollo in suo onore.

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E ci sono diverse testimonianze di fede e devozione.

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Un tratto della loggia ha conservato quegli antichi affreschi, le mani di abili artisti hanno lasciato la loro traccia e narra i miracoli e le vicende del cammino terreno di San Francesco da Paola.

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Le vite dei santi hanno sempre tratti epici e avventurosi, si può osservare con gli occhi di un credente oppure soltanto con interesse artistico, di certo vi suggerisco una visita a questo chiostro, è una delle meraviglie nascoste di Genova.

San Francesco

San Francesco 1

Colori tenui e velati dal tempo, il Santo e i suoi gesti mistici, Francesco da Paola qui è ritratto mentre resuscita un morto sotto gli sguardi stupefatti degli astanti.

San Francesco resuscita un morto

E ancora le vie misteriose della santità e certi eventi miracolosi.
Si narra che una volta San Francesco da Paola, immerso nelle sue preghiere, avesse scordato di accendere il fuoco sotto la pentola dei legumi destinata ai suoi confratelli.
E un episodio che in me suscita tenerezza, si dice che San Francesco con un suo miracolo abbia fatto ardere il fuoco e in pochissimo tempo il pasto per i frati fu pronto, eccolo San Francesco da Paola e il miracolo dei legumi.

San Francesco cuoce miracolosamente i legumi

E ancora, un evento che già vi ho narrato, il viaggio di San Francesco dalle coste della Calabria alla Sicilia.
Non aveva denari e il barcaiolo non volle essere caritatevole e traghettare lui e il suo confratello sull’isola senza essere pagato.
San Francesco però non si perse d’animo, diede la benedizione al mare e pose il suo mantello sull’acqua, lo legò al suo bastone come se fosse una vela e partì alla volta della sua meta.

San Francesco 2

Le vite dei santi hanno sempre tratti epici, l’esistenza di San Francesco da Paola è stata avventurosa e ricca di eventi, quando verrete a visitare la sua chiesa chiedete che vi venga mostrato il chiostro, sarà una piacevole e gradita sorpresa.
Io ancora non ho terminato di narrarvi le bellezze di questo luogo che merita davvero di essere messo in risalto.
Vi lascio qui, all’ombra degli alberi, mentre il mare luccica sotto i raggi del sole, davanti alla chiesa voluta dal Santo che venne da lontano.

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I tesori della Basilica di San Francesco da Paola

Il convento fu fondato sulla costa di un monte distante dalla città un quarto di miglio, ossia un duecento cinquanta passi; guarda sul palazzo del Principe Doria e la porta della città; domina tutta Genova e il suo porto, senza che possa sfuggire battello alcuno che v’entri.

(F. L. de Montoya, 1619)

Un colle luminoso e salubre, un’altura dove sorse la chiesa dedicata a Gesù Maria, oggi Santuario, voluta da San Francesco da Paola.
E dopo avervi narrato in questo articolo della profezia del Santo e dell’arrivo dei suoi frati nella mia città, oggi vi porto a scoprire la sua chiesa.

San Francesco Da Paola (2)

I terreni sui quali venne edificata furono acquisiti nel 1487, nel corso dei secoli l’edificio ha subito diverse modifiche.
Ad abbellire la chiesa dei frati contribuì la munificenza dei nobili, di alcuni di loro vorrei parlarvi in un altro post, i nomi sono noti a tutti i genovesi: Doria, Spinola, Lomellini, l’aristocrazia della Superba.
E’ semplice e poco sfarzosa la Basilica di San Francesco da Paola, forse a vederla così non si potrebbe mai immaginare che racchiuda veri e propri tesori.

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E nell’atrio dove si trovano gli ex voto fate caso ad alcuni antichi reperti, sono le chiavi di volta dell’antica chiesa non più esistente.
La chiave di volta è un elemento architettonico di sostegno, ne vedrete quattro e sono in pietra nera, una ritrae la Madonna con il Bambino, una è dedicata a Santa Barbara, le due restanti riportano i nomi di Gesù e Maria, coloro ai quali in origine era dedicata questa chiesa.

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E poi varchi la soglia e un bagliore di oro ti illumina.

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San Francesco da Paola è ricca e splendidamente decorata, prendetevi tutto il tempo che vi occorre per visitarla.

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E ogni suo angolo è una mistica suggestione.

San Francesco da Paola (6)

Guardate verso l’alto, vedrete San Girolamo e il leone.

San Francesco da Paola (7)

E poi una luce che squarcia le nuvole.

San Francesco da Paola (8)

E angeli gentili e pieni di grazia.

San Francesco da Paola (9)

E piccoli putti in volo e il simbolo delle Spirito Santo.

San Francesco da Paola (10)

Guardate verso l’alto, verso gli affreschi che decorano la navata centrale, vi sono rappresentati aneddoti e storie della vita di San Francesco da Paola.

San Francesco da Paola (11)

E volgete lo sguardo anche verso il basso, qui troverete innumerevoli tombe e sepolture, su alcune di esse vorrei fare delle ricerche e pertanto mi riprometto di riparlarvene.

San Francesco da Paola (12)

I tesori di San Francesco da Paola, opere di illustri artisti che decorano le cappelle, le mie fotografie non rendono giustizia alla loro bellezza e vogliono solo essere uno spunto per invitarvi a scoprire questa chiesa genovese.
Questa è la casa di Dio, così è scritto su quel marmo.

San Francesco da Paola

E la casa di Dio è abbellita da quadri di importanti pittori.
Il viatico di San Girolamo di Gio Battista Paggi, artista vissuto tra il ‘500 e il’600.

Gio Battista Paggi

L’ascensione, l’attribuzione di questa opera è incerta, si ipotizza che l’autore sia Semino o Calvi.

Semino o Calvi

E poi un dipinto firmato da un celebrato pittore, Luca Cambiaso, questa è il suo suggestivo presepe.

Luca Cambiaso

Ed è ancora suo questo dipinto, L’orazione nell’orto.

Luca Cambiaso (2)

E ancora, splendente di luce è l’Annunciazione di Francesco Zignago.

Francesco Zignago

E nella chiesa di San Francesco trovate ancora un nome famoso tra i pittori di Liguria, prolifico artista del ‘600, questo quadro ritrae La lavanda dei piedi ed è nato dall’ingegno di Orazio De Ferrari.

Orazio De Ferrari

E ancora, Ognissanti di Cesare Corte.

Cesare Corte

Mi sono limitata a citarvi alcune delle opere che troverete in questa chiesa cercando di ricreare per voi l’atmosfera di armonia e bellezza che vi si respira, i tesori di questa basilica sono tutti da ammirare.

San Francesco da Paola (13)

La luce rischiara l’altare e la Madonna del Miracolo, ai suoi piedi gli ex voto dei numerosi fedeli.

San Francesco da Paola (15)

Suggestiva e particolare è la cappella dedicata a San Francesco Da Paola, è una raffinata opera settecentesca di Francesco Schiaffino, un tripudio di marmi raffinati e preziosi.

San Francesco da Paola (16)

E non si può che soffermarsi ad ammirare i dettagli.

San Francesco da Paola (17)

E là, nella sua benevola semplicità, il Santo che protegge la gente di mare, circondato da piccoli angioletti paffuti.

San Francesco da Paola (18)

Guardate per terra, mentre siete in questa chiesa, si cammina sul passato degli uomini e su ciò che resta della dimensione terrena di vite ormai lontane.

San Francesco da Paola (18a)

E soffermatevi ad guardare l’altare.

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Alle sue spalle troverete un’opera lignea lasciataci da uno stimato e famoso scultore ligure, le sue opere sono presenti in diverse chiese genovesi.
Questa è l’Assunta di Anton Maria Maragliano, artista del primo Settecento.
Una figura aggraziata avvolta in un manto lucente, la osservi e percepisci il senso del movimento grazie alla gestualità di questa effige della Madonnna e a quei piccoli angeli che si librano intorno a Lei.

San Francesco da Paola (20)

Una bellezza che non siamo più capaci di creare, quando vedo certe opere del passato mi ritrovo spesso a fare simili considerazioni.

San Francesco da Paola (21)

La visita a San Francesco da Paola non è ancora terminata, ci torneremo insieme per scoprire altre sorprendenti meraviglie.
Ad esempio, cosa celerà questo antico marmo?

San Francesco da Paola (22)

E’ uno dei mistici segreti di questa bella chiesa.

San Francesco da Paola (22a)

Posta su un colle arioso, domina tutta la città e svetta nel cielo turchese di Genova.

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San Francesco da Paola, una profezia per Genova

Le vite dei Santi hanno spesso tratti avventurosi, le loro esistenze sono sovente animate da inimitabili manifestazioni di coraggio.
E questa è la storia di uomo che nel suo peregrinare passò anche da Genova e lasciò il suo segno, questa è la storia di Francesco nato a Paola, in Calabria, nell’anno 1416.
Fervente fondatore dell’Ordine dei Minimi, instancabile soccorritore dei bisognosi, a lui sono attribuiti miracoli, guarigioni e profezie.

San Francesco Da Paola (13)
E che siate credenti o meno, non si può che restare affascinati dall’epica di certe vite e da episodi che racchiudono eroismi ed atti di fede.
E il più celebre dei prodigi di questo Santo ha sfumature mistiche e misteriose e lega indissolubilmente la sua figura al mare che circonda la nostra penisola.

San Francesco Da Paola (2)

Dunque, era 1464 e Francesco dalla Calabria doveva recarsi con un confratello in Sicilia dove intendeva fondare uno dei suoi monasteri.
Non aveva denari con sé, pregò così un barcaiolo di traghettarli sulle coste dell’isola a titolo di carità.
Lui, il barcaiolo, non volle sentir ragioni.
E così Francesco si raccolse in preghiera, diede al mare la sua benedizione e stese sull’acqua il suo mantello, vi salì sopra e assicurò uno dei lembi al suo bastone come se fosse una vela quindi partì per il suo viaggio, giungendo a destinazione sospinto da un salvifico e miracoloso vento.

San Francesco Da Paola

Passano gli anni, la fama di Santità di Francesco da Paola già precede il suo nome.
E c’era una corte e c’era una volta un re, sul trono di Francia siede Luigi XI, la sua salute è malferma e minaccia la vita del Sovrano così questi richiede la presenza di Francesco presso di sé.
E per farlo ricorre direttamente al Papa, sarà il Pontefice a impartire a Francesco da Paola l’invito a recarsi in Francia.
E in questo frangente, durante il viaggio, il nostro sbarcherà anche a Genova, corre l’anno 1483.
L’umile uomo di Paola viene accolto dal Doge e nel magnifico Palazzo di Fassolo della famiglia Doria.

Villa del Principe

Ed è allora che Francesco pronuncia la sua profezia, alza lo sguardo verso il Caldetto, un colle che sovrasta il mare e la città di Genova.
E in quell’istante egli pronuncia certe parole.
Lassù, dice il Santo, un giorno ci sarà un nostro monastero dedicato a Gesù e Maria.

San Francesco Da Paola (3)

I Doria si prodigano con Francesco, offrono persino le loro galee per il resto del viaggio.
Lui proseguirà la sua avventura, trascorreranno altri anni prima che la sua profezia si avveri.
E verrà il 1487, in quest’anno i frati acquisiranno la zona dove sorgerà il Monastero, non è noto come fosse la prima chiesa, ne restano alcune tracce, come questo marmo sul quale si leggono la dedica a Gesù e Maria e una data, 1500.

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Ai giorni nostri la Chiesa ha un diverso aspetto, resta comunque nel luogo delle sue origini, nel quartiere di San Teodoro.

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I frati vengono aiutati da gran parte della nobiltà genovese, ma in particolare a proteggerli e a soccorrerli con grande generosità è il Principe Andrea Doria, egli fu così prodigo e munifico che i frati Minimi di San Francesco da Paola a Genova vennero detti i religiosi del Principe Doria.

Andrea Doria

Andrea Doria
Opera esposta a Villa del Principe

La Basilica sorge proprio nel luogo profetizzato da Francesco, nella via a lui dedicata che conduce alla Chiesa sul muro è apposta questa lapide in memoria della lunga presenza dei Frati Minimi su questo colle.

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E la sovrasta l’immagine del Santo di Paola.

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La basilica oggi è dedicata a lui, a San Francesco Da Paola.
Lui che tanto navigò per portare la parola di Dio in luoghi lontani, lui che compì miracoli sopra le onde è patrono delle Associazioni preposte alla cura della gente di mare, delle Società di Navigazione e dei Marittimi Italiani.
E la sua chiesa genovese si affaccia sulla città.

San Francesco Da Paola (9)

E’ uno dei punti panoramici più suggestivi di Genova, con la veduta della Lanterna, il nostro faro.

San Francesco Da Paola (10)

E si vedono i moli, le navi, la città portuale.

San Francesco Da Paola (12)

Con il mare che luccica tra gli alberi.

San Francesco Da Paola (11)

E la gente di Genova, nei secoli, ha sempre avuto nel cuore il Santo di Paola, le cronache del passato narrano di galee che fendono le onde, di epiche vittorie contro i saraceni e di marinai in festa che acclamano Francesco ringraziandolo per aver garantito la sua protezione.
E nella sua basilica troverete un atrio, le pareti sono completamente ricoperte da ex-voto.

San Francesco Da Paola (14)

E vedrete una pesante ancora donata al Santo dall’Associazione Marinai d’Italia.

San Francesco Da Paola (15)

C’è un timone per tenere la rotta, in mare e nelle difficoltà della vita.

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E memorie di eventi nei quali Francesco da Paola portò il suo soccorso.

San Francesco Da Paola (17)

E la preziosa devozione dei fedeli.

San Francesco Da Paola (18)

Una basilica che è uno scrigno di tesori, arricchita e abbellita grazie alla munificenza della nobiltà genovese, conserva opere di celebri artisti e pittori, vi condurrò lungo quelle navate, nella chiesa dedicata a colui che protegge la gente di mare.

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