Ottobre 1376: Santa Caterina da Siena a Varazze

Passeggiando per Varazze in un giorno di primavera, mentre sbocciavano profumate le rose, dono incantevole di questa stagione.

Tra i contrasti della terra di Liguria: caruggi, tinte calde ravvivate del sole, la fisionomia di un luogo che ha una storia e ancora la preserva.

Passeggiando per la bella Varazze, nel periodo che precede le vacanze estive, qui poi passeranno i bambini con i secchielli e le ciabattine di gomma.
E profumo di mare, di gioia condivisa e di spensierata libertà.

Sono capitata per caso in quella piazzetta raccolta e caratteristica.
Un portico, i tavolini per mangiare all’aperto, la bellezza accogliente e semplice di una località costiera.

E sul muro, incisa nel marmo, la testimonianza del passaggio di lei nel lontano 1376.
Giunse nel tempo delle foglie che ingialliscono, Santa Caterina da Siena era una giovane donna ed era una fervente domenicana.
Caterina rimase a Varazze per breve tempo, proveniva da Avignone dove si era recata come nunzia di pace, proseguì poi il suo viaggio alla volta di Genova e di quegli eventi ho già avuto modo di raccontarvi in questo post dedicato ai giorni genovesi di Caterina.
A Varazze Caterina rivolse le sue preghiere a Dio perché liberasse la località del ponente ligure dalla peste.
Dimorò in questa casa, forse si affacciò da queste finestre.

Santa Caterina da Siena è la patrona di Varazze, a Varazze c’è anche un Santuario a lei dedicato.
Qui visse, nel luogo che conserva la sua memoria.

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Ottobre 1376, Santa Caterina da Siena a Genova

Preceduta dalla fama della sua bontà, celebre per le sue buone opere: così giunse a Genova in un giorno di autunno del 1376 Santa Caterina da Siena.
Proveniva da Avignone dove in quell’epoca era la sede papale, là Caterina si era recata come nunzia di pace in quegli anni tempestosi per la Chiesa, poco tempo dopo il Pontefice Gregorio XI compirà lo stesso percorso di Caterina lasciando Avignone alla volta di Roma.
Caterina è una giovane donna di soli 29 anni ed è una domenicana, insieme a lei viaggiano alcuni religiosi: uno di essi, Raimondo da Capua, scriverà le memorie di quei giorni.
Caterina, figlia di un tintore senese, rimarrà a Genova per circa un mese ospitata in una casa a breve distanza dalla così detta Croce di Canneto, così si chiamava il punto in cui Canneto il Lungo si interseca con Canneto il Curto.

Canneto il Lungo

Ad aprirle le porte della sua dimora è una nobildonna genovese, il suo nome è Orietta Scotto ed abita in un edificio situato proprio all’inizio di Canneto il Lungo.
Una Santa nei caruggi, nelle strade che sempre percorriamo.

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Quanti genovesi di quell’epoca conoscono Caterina?
Quanti sanno di lei e della sua fede luminosa?
Sono tantissimi coloro che accorrono alla casa della Scotto per ricevere una parola di conforto e una preghiera da parte di Caterina.
Lei ascolta letterati e popolani, uomini di legge e gente comune, per ognuno la Santa di Siena ha una parola.
Le enfatiche cronache dell’epoca riferiscono anche di alcuni che la trattarono con tracotante arroganza e che furono per questo puniti dalla giustizia divina.
Gli storici riportano anche notizia di suoi miracoli, durante il suo soggiorno genovese salvò dalla morte due giovani del suo seguito che erano stati colpiti da tremende malattie.

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E giunse il 18 Ottobre 1376.
In quel giorno a Genova arrivò Papa Gregorio XI, venne ospitato nella dimora del Doge nella zona dalla Porta di San Tommaso.
Il Pontefice andò diverse volte in casa di Orietta Scotto, la Santa di Siena fu per lui un grande sostegno: come aveva fatto già ad Avignone, lo confortò sulla sua scelta di ritornare a Roma.
Anche Caterina partì da Genova e lasciò il ricordo di sé, scrisse poi una lettera alla nobile Orietta, naturalmente il suo contenuto riguarda la carità e l’amore verso Dio.
La casa che ospitò Caterina subì diversi danni quando il Re Sole fece bombardare Genova nel 1684, venne tuttavia ricostruita e su di essa fu apposta una lastra marmorea in memoria di Santa Caterina da Siena.
Se volete trovarla dovrete cercare il civico numero 6 di Canneto il Lungo: dopo l’insegna della macelleria alla vostra sinistra vedrete la lastra che racconta di lei e dei suoi giorni genovesi.

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La lapide è poco visibile, se non sapete della sua esistenza vi sarà difficile notarla, si perde in un’imprendibile prospettiva di caruggi.

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E non ci sono indicazioni che ricordino ai passanti di alzare lo sguardo per leggere di lei che in un giorno lontano venne in questa città.

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Nei secoli a seguire i discendenti di Orietta Scotto conservarono la devozione per Santa Caterina portandola anche lontano da Genova.
In Val Trebbia, a Gorreto, sorge lo splendido palazzo dei Centurione Scotto che furono appunto signori di questo luogo.

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E non è certo un caso che la chiesa del paese sia dedicata proprio alla Santa di Siena.

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Tornando invece nel centro storico di Genova troverete un’altra testimonianza dell’affetto di questa famiglia per Caterina.
Dovrete recarvi in San Siro, un tempo cattedrale della Superba.

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Tra le molte cappelle appartenenti alle blasonate famiglie genovesi una è dedicata alla Santa di Siena ed è proprio la Cappella della famiglia Centurione.
Il dipinto che si trova sull’altare è opera di Cesare e Alessandro Semino e immortala lo sposalizio mistico di Caterina.

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Lei è ritratta nel suo candore, nella sua lievità di giovane donna dal cuore devoto.

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Giunse anche qui, in queste strade di botteghe e di profumi, nei vicoli dove le altezze racchiudono i respiri e le voci di Genova.
Ospitarono anche lei, figlia di Dio e della terra di Toscana, per sempre Santa, una ragazza di nome Caterina.

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Canneto il Lungo, tra le case degli spadai e i fruttivendoli

Lungo il Canneto esistevano parecchie torri appartenenti a privati, tra le quali quella dei Leccavelli, della quale è menzione in carte del secolo XIII.
Altre sorgevano in quel punto dove una delle vie provenienti dalla Chiavica tagliava il Canneto stesso verticalmente al suo asse, La Croce di Canneto.

 (Il colle di Sant’Andrea in Genova, Francesco Podestà)

La Genova di un altro tempo, nella quale esisteva una zona detta Chiavica che, come scrive il Podestà, corrisponde all’area di Via dei Giustiniani, strada del passeggio per i nobiluomini e i maggiorenti della città prima che venisse costruita la splendente Strada Nuova.
Ma oggi andiamo laggiù, alla Croce di Canneto, dove Canneto il Lungo si interseca a Canneto il Curto e dove un tempo erano le torri.
Una lunga passeggiata tra i caruggi più antichi, qui i palazzi sono altissimi tanto che paiono quasi sfiorare il cielo.
E dovrete sempre alzare lo sguardo, sulle mura di queste vetuste dimore si può leggere la storia e il passato della Superba.
Benvenuti nella via che un tempo ospitò le case degli spadai e degli armaiuoli, a poca distanza vi è Piazza Valoria dove abitavano i valauri,  i campanari della cattedrale, di loro vi ho già parlato in questo articolo.
Un canneto nel cuore della città, secoli fa vi era un rivo sulle cui sponde crescevano le canne.
Oggi questa è una strada di grande passaggio dove i genovesi vanno volentieri a far compere.
E inizia qui la nostra camminata, voltiamoci indietro verso la Croce di Canneto e guardiamo oltre, alla parte alta di Vico dei Caprettari.
Le insolite prospettive dei caruggi.

Vico dei Caprettari

Oh, ma noi proseguiamo il nostro cammino nella direzione opposta!
E andiamo a passeggiare all’ombra della antiche dimore.
E forse vi chiederete, ma come mai non c’è nessuno?
Come sanno bene tutti i genovesi, questa è una zona molto frequentata e le immagini sono state scattate in un giorno di festa.
Con i negozi aperti qui vedreste la folla!

Canneto il Lungo

Ma ora siamo soli, proviamo a figurarci un’altra epoca, quella delle dame e dei cavalieri.
Immaginiamo la casa di Orietta Scotto, in un certo giorno del 1376.
Chissà che trambusto e che preparativi, si attendeva l’arrivo  di  una stimata ospite!
Una donna che tutti voi conoscete posò i suoi passi sulle pietre di Canneto e andò in visita nella dimora di Madonna Orietta dove venne accolta con tutti gli onori e con il dovuto riguardo.
Fermatevi al civico numero 6 e guardate verso l’alto, sul muro vi è una lapide che ricorda il giorno nel quale Santa Caterina da Siena venne a Genova.

Canneto il Lungo 6

Venne una santa e venne un papa, Gregorio XI, questa è una storia che presto vi racconterò con maggiore ricchezza di dettagli.

Santa Caterina

Luce e ombra, nella città antica.

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E lo stesso punto della via, in una giornata qualunque, dall’opposta prospettiva.

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E tutto attorno gente che va e viene, si fa la spesa in Canneto!
E davanti ai pescivendoli c’è sempre la coda, vendono delle vere bontà.
C’è una persona che gira sempre con la digitale nella borsa, pensate di aver capito di chi si tratta?
Bene, costei ama molto fotografare le piccole botteghe e un banco che offre pesce fresco è una vera attrattiva.
E così un bel giorno scattò una foto a orate e seppie, muscoli e totani.
E un cliente del negozio, rivolgendosi al proprietario, se ne uscì con questa esclamazione: guarda che ti fotografano i pesci!

Pesci

In Canneto ci sono splendide botteghe, come l’Antica Drogheria della quale vi ho parlato qui, si resta incantati davanti alle vetrine di questo luogo che ha tutto il fascino di un mondo antico, come le case delle via.

Antica Drogheria Canneto

Il profano e il sacro, torniamo ai muri e alla loro storia.
Subito dopo l’archivolto che avete veduto nelle immagini precedenti a sinistra si apre la Piazzetta dell’Amico ora chiusa da una transenna per lavori di restauro.

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Ma c’è sempre qualcosa da ammirare.
E lo sguardo incontra un magnifico portale con l’immagine della Madonna dell’Immacolata Concezione.

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Genova città di mare e di Santi, uno in particolare protegge questa città: è  San Giorgio, il santo dei genovesi, colui che uccise il drago.
E quando camminate per i caruggi spesso vi capiterà d’incontrarlo, la sua immagine è sopra molti portoni della città vecchia.
Sapete, non a tutti era concesso di esporre sulla propria casa una scultura del santo, era un privilegio riservato ai capitani di galea che si erano distinti per il loro coraggio.
E in Canneto, nella dimora che oggi corrisponde al civico 29 rosso, visse un genovese valoroso.
Ecco San Giorgio in sella al suo cavallo, il bassorilievo è del XV secolo.

San Giorgio

La devozione abita su queste mura, così è all’angolo con Vico Chiabrera.

Edicola

E poi ancora, guardate in alto.
Oltre i tetti e le persiane, verso il cielo.

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E guardate il medioevo che è tra noi.

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Qui siete ai piedi di Torre Maruffo, una prospettiva vertiginosa da non perdere, lo sguardo che cerca la cima della torre che si confonde nella luce.

Torre Maruffo

Io sono stata lassù, si vede tutta Genova, la meravigliosa Superba dei tetti d’ardesia.
E qui ho raccontato quel viaggio emozionante, un’esperienza unica.
E quanto è alta la torre!
Eccolo Canneto il Lungo visto dall’alto.

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La città dei tetti è sorprendente e imprevista, ti fa scoprire bellezze che non hai mai veduto.

Tetti

E così è la città dal fondo dei caruggi, bisogna saperla guardare.

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E bisogna fermarsi per cogliere  il sole che illumina la Cattedrale di San Lorenzo.

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E’ così la città dal fondo dei caruggi, la osservi e la pietra sembra aver vita, su un muro si scorge una statua, di fronte c’è ancora una piccola edicola.
Sono gli stupori della città vecchia.

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Sono le figure gentili che vegliano sopra i portoni.
Le avete vedute in ombra nell’immagine soprastante, qui le potete ammirare in tutta la loro armonia: sono due fanciulle che un tempo reggevano lo stemma di famiglia sul portale di Palazzo De Franceschi.

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La città vecchia ha certi custodi silenziosi che conoscono lontani segreti, sono qui assisi da molti anni.

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E ha piccole edicole,  da una di queste una Madonnina ci osserva dall’alto.

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Qui, nel nostro Canneto, tra i banchi di frutta e verdura, il sacro e il profano vivono in comunione perfetta.

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Canneto il Lungo, con le cassette di frutta tra i palazzi che appartennero  a  famiglie nobili, edifici che  sono compresi tra i Rolli.
Qui ebbero le loro case i Maruffo e i Piccamiglio, gli Streggiaporco e i Malocelli.

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Ora ci sono le primizie in bella vista, si va nei caruggi a comprare le arance e i pomodori, i cavoli e le cipolle.

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E ancora si cammina in Canneto, nell’ultimo tratto dove le facciate hanno colori più vivi.

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E altre creature custodiscono Palazzo Crosa di Vergagni.

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Si accende di colore questa parte della via, ha toni caldi e luminosi.

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Ed è ancora Medioevo, con archi di pietra ed archetti, ancora un’edicola, ora vuota, di un imprevisto color celeste.

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E lo sguardo non ha posa, cerca la cima di quei palazzi che si perde nel sole che acceca.

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E cerca ancora la vertigine, sotto le persiane aperte, le corde da stendere e le pietre antiche di queste case.

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E se non ci siete mai stati forse a voi sembrerà che qui la luce non arrivi mai.
La luce sa compiere magie, ha le sue strade misteriose per colpire questo selciato.
Arriva improvvisa, poi vira verso altre destinazioni e lascia posto all’ombra.

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Arriva improvvisa e rimane, per qualche istante che sembra eterno.
E batte sulle antiche case del nostro Canneto.

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