Via della Maddalena, la poesia di suoni lontani

Un muro antico.
Luoghi dove ogni giorno passiamo, luoghi che sfioriamo da tutta la vita.
A volte laggiù il passato ha lasciato la traccia silenziosa di sé, una traccia trascurata e spesso ignorata.
Sulle case alte e strette, nella penombra.
Nessun luogo ha per me tanta poesia quanto questa parte di Genova, ormai lo sapete.
Vi porto con me a scoprire una piccola meraviglia nascosta, che forse molti di voi non hanno mai veduto.
Nel cuore della città vecchia, in Via della Maddalena, dove nelle giornate di sole la luce fende certe altezze vertiginose e batte sul selciato.

Via della Maddalena

E dove la pioggia rende queste pietre lucide e luccicanti.

Via della Maddalena

La poesia della luce e dell’acqua vive qui, tra queste strade.
Imboccando questa via da Piazza della Maddalena in direzione di Via San Luca si giunge a un incrocio.
Eh, mi ripeto, lo so, scusatemi!
Eppure guardo le immagini e non riesco a comprendere coloro che dicono: io nei vicoli non ci vado mai!
Vi porto io, venite con me.
Esattamente lì tra Via della Maddalena, Via della Posta Vecchia e Via ai Quattro Canti di San Francesco.
La poesia della luce, dell’acqua e dei nomi delle strade.
Fermatevi lì al centro dell’incrocio.

Via della Maddalena (2)

Nell’edicola lassù, Sant’Antonio da Padova.
Sotto la statuetta, un’epigrafe in latino, un’antica preghiera.

Sant'Antonio da Padova

Siquaeris miracula
Eleemosun piorum 1778

Così si legge sotto al Santo di Padova.
La prima parte dell’incisione è l’incipit di una preghiera che il popolo rivolgeva a Sant’Antonio per ritrovare gli oggetti smarriti, del quale il Santo sarebbe il protettore.
E per una corretta grafia si dovrebbe scrivere si quaeris miracula, che significa: se cerchi miracoli.
Si legge poi di elemosine dei pii, anno 1778.
E siete qui, sotto l’effige di un santo che potrebbe soccorrervi se avete perduto qualcosa che vi è caro.
Osservate bene, proprio là sotto.
Vedete, il muro presenta una sorta di rientranza.

Via della Maddalena (3)

E nulla è casuale, quella forma concava serve ad ospitare ciò che desidero mostrarvi.
Venite con me, vi mostro la  traccia del passato, intaccata dalla ruggine.

Cassetta dell'elemosina

Una cassetta dell’elemosina in Via della Maddalena.
Stupore e meraviglia.
Ce n’è un’altra nei nostri vicoli, forse più nota, che si trova nella zona di Piazza Banchi ve l’ho già mostrata in questo post.
Ma qui in Via della Maddalena, trovate questa piccola cassettina.

Cassetta dell'elemosina (2)
E allora dovete venire anche voi qui, a questo incrocio di caruggi.
Venite e soffermatevi a immaginare.
La poesia della luce, dell’acqua, dei nomi delle strade e dei giorni lontani.
Un tempo che non è più, un’antica litania, una preghiera sommessa e sussurrata.
Mani nodose e percorse da rughe, mani segnate dalla fatica e mosse dalla generosità.
E un suono, la moneta che cade nella fessura.
La poesia della luce, dell’acqua, dei nomi delle strade, di giorni e di suoni lontani.

Cassetta dell'elemosina (3)

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Santa Maria di Castello, la sala delle reliquie

Tempo fa il mio amico Gian, mia guida tra le bellezze di Santa Maria di Castello, mi ha proposto di visitare la sala delle reliquie.
Oh che stupore, io non sapevo neppure che ci fosse!
E così, dopo essere salità lassù, sul campanile, sono andata a scoprire questa ulteriore meraviglia.
Non ne avevo mai viste tante tutte assieme e sono davvero rimasta colpita.
Vi sono alcuni pezzi molto preziosi, come il reliquiario del XIV secolo  che raccoglie le ceneri del Battista e fu Jacopo da Varagine a volere che parte di esse fosse conservata qui, oltre che in cattedrale.

Qui si trova anche un frammento della croce.
Va da sé che io e il mio amico ci siamo chiesti quanto dovesse essere grande questa croce, visto che pezzetti del suo legno si trovano un po’ ovunque.
Dubbio condiviso dallo scrittore Mark Twain, che non mancò di ironizzare al riguardo, pertanto siamo in buona compagnia.

Nella sala delle reliquie sono conservate le ossa dei santi.

Alcune sono raccolte insieme ad altre, in questa maniera, ad esempio.

E nelle teche ci sono dei foglietti, con delle scritte, spesso è riportato il nome del Santo al quale appartenevano quelle ossa, oppure ci sono delle frasi che elogiano la persona ed i suoi atti.

So che queste immagini sono un po’ macabre, me ne scuso con voi, ma io sono inesperta, non avevo mai visto nulla di simile, credo che sia interessante mostrarle.
Non so a quali Santi appartengano queste spoglie, ma qui si trova un teschio, abbellito, se così si può dire, con dei fiocchi rosa.

E a quanto pare, c’erano diversi modi di adornare i resti che poi i fedeli avrebbero venerato, ad esempio utilizzando dei fiori.

E decorano i teschi ma anche le ossa.

Sapete, in Santa Maria di Castello queste reliquie occupano un’intera parete, e mi rendo conto che questo post rischia di prendere una deriva vagamente noir, ma questi reperti mi hanno notevolmente impressionato.
Mi colpisce la cura con la quale sono stati conservati, la scelta degli ornamenti riposti nelle teche.
Mi colpisce la distanza tra la nostra cultura attuale e questo mondo, che pure è parte delle nostre tradizioni, del nostro passato.
Penso, immagino e con la fantasia vado a quei giorni, cerco di figurarmi coloro che hanno portato qui le reliquie, forse da terre lontane, penso a chi si fece carico di esporle in quelle teche, così come oggi noi le vediamo.
C’è comunque un filo che unisce noi uomini di questa epoca a quelle persone, così diverse da noi, che ci hanno lasciato queste testimonianze della loro fede.
Tra tutte le reliquie qui conservate, una in particolare ha attirato la mia attenzione.
Presumo che siano i resti di una santa.

Fili di perle, attorno alle ossa, nell’incavo degli occhi, molto particolare.
Forse le perle con le quali era stata sepolta?
Oppure sono un omaggio alla sua santità?
Chi mai sarà?
Apparteneva ad una famiglia nobile, era forse una fanciulla di alto lignaggio?
E quanti secoli hanno quelle perle bianchissime?
Le adornavano il collo, la fronte, forse era bella, forse era giovanissima quando è morta.
Forse.
Un tempo.
E la fantasia vola, come sempre.