Una finestra a Sant’Ilario

Le finestre più belle si spalancano sul mondo come promesse di gioia e bellezza.
Le finestre più belle sono immerse nella quiete, nel silenzio e nella luce smagliante del giorno, nelle notti scure poi da quelle finestre si ammirano le stelle luccicanti.
Le finestre restano chiuse quando fuori infuria il temporale, oltre i vetri puoi guardare le gocce che leggere scivolano giù.
Poi ogni finestra si riapre quando torna il sereno e il tepore ti riscalda e dona nuove sensazioni di quotidiana felicità.
Ogni finestra è un respiro, dona un refolo di vento che sfiora i capelli o un raggio di sole che accarezza il viso.
A volte poi certe finestre restano in una sorta di straordinario dipinto dalle molte tonalità: l’ocra caldo che incontra l’azzurro del mare, il cielo percorso da pennellate chiare di nuvole vaghe.
L’orizzonte di Sant’Ilario, le case di Nervi laggiù, gli alberi maestosi.
E una finestra, così bella come una promessa mantenuta.

Sul mare

Era un pomeriggio di gennaio e si avvicinava l’ora del tramonto, nel cielo leggera fluttuava una vaghezza di nuvole senza precisi contorni.
Colori tenui, toni pastello e luci smorzate.
E vento, il solito glorioso vento genovese.
E bagliori di oro, celeste polveroso, rosa pallido come cipria.
E un viaggio, come sempre ognuno ha il proprio ma a volte il viaggio degli altri è magia da ammirare.
Lenta una nave seguiva la sua rotta verso la sua meta.
Navigava così, mentre io con lo sguardo la osservavo avanzare piano.
E poi, appena per qualche istante si è trovata nello spazio di un’insolita cornice, tra questi colori.
Sul mare, nella luce della sera.

Guardando Via del Pendicollo

Ci sono capitata per caso durante la passeggiata con una cara amica a Sant’Ilario.
E c’erano freddo e vento, del resto questa è la loro stagione e ad un tratto, di fronte a noi, ecco una ripida distesa di gradini di pietra.
Così impervia, aspra, improbabile e faticosa, una sfida vera quasi per chiunque e tra l’altro non se ne riusciva a vedere la fine.
E dove mai condurrà Via del Pendicollo?
Con quegli scalini così alti.
Uno, due, tre e quattro, e sali su.

Eh sì, in effetti ci ho anche provato e a dire tutta la verità ho pensato che io e la mia amica avremmo dovuto percorrerla tutta fino in cima.
Solo che la mia proposta non è stata accolta tanto favorevolmente e la mia amica mi ha detto ridendo:
– Io ti aspetto qua!
Ecco!
E poi c’era vento ed era freddo, ve l’ho detto.
E poi guardando meglio, dove caspita va a finire questa strana Via del Pendicollo?
E non era una giornata così tersa, meglio attendere una giornata di cielo limpido e poi provare ad arrivare fin lassù.
Una scalinata che si perde nel cielo, così sinuosa e impossibile.
Una pendenza vorticosa e così vertiginosa.

Mi riprometto pertanto di ritornarci, in una giornata di sole.
E sono anche sicura che riuscirò a convincere la mia amica, non ne dubito.
E così magari alla fine scopriremo dove conduce questa fantastica e imprevedibile Via del Pendicollo.

Una vela tra gli olivi

Quando poi piano la luce si affievolisce, in un pomeriggio d’inverno.
A Sant’Ilario, magnifico balcone che si affaccia sul mare di Nervi con le sue case abbarbicate lassù in quel paradiso di bellezza senza eguali.
Ed è freddo in questi giorni di gennaio, spira il vento e poi si placa dopo aver sospinto le nuvole a coprire il sole.
E poi la brezza ritorna ancora più potente, scompiglia le cime degli alberi e a loro regala la sua inquietudine.
Una vela passa, lo scafo solca il mare e lascia la sua scia.
E resta, appena per qualche istante, nella cornice degli olivi di queste terre mentre sfumature di pesca imperlano l’orizzonte, nel tempo d’inverno davanti a Sant’Ilario.