La Madonna delle Grazie al Santuario della Madonnetta

È una delle opere che potete ammirare al Santuario della Madonnetta che racchiude tesori e meraviglie da scoprire.

Questa scultura si trova nella navata destra, nella Cappella di San Giacomo.
Alle parete rilucono di oro gli antichi reliquiari che ospitano le reliquie dei Santi, come ebbi già modo di scrivere in questa chiesa se ne conservano oltre 25.000.
Alle spalle di Maria si trova poi un prezioso dipinto seicentesco opera del pittore Giovanni Battista Paggi e proveniente da un oratorio nella zona di Prè.

E sull’altare ecco la bella scultura lignea opera di Stefano Valle e risalente al 1827.
Non è poi così antica ma mi colpisce per la vivezza dei colori e per il senso di armonia che sa suscitare.

Ai piedi della Madonna sono posti certi piccoli angeli.

E i loro visetti si illuminano con espressioni di eterea innocenza.

A mani giunte, con lo sguardo rivolto verso ma la Madre di Dio.

E nello splendore dell’oro che la circonda così vi accoglie Maria, mentre tiene a sé il piccolo Gesù benedicente.
Questa è la dolcezza e l’armonia della Madonna delle Grazie al Santuario della Madonnetta.

Santuario della Madonnetta: il risseu e La Pietà

Se andrete a visitare il Santuario della Madonnetta, in cerca del suo suggestivo presepe e delle molte ricche opere d’arte conservate in questa antica chiesa, vi dovrete anche soffermare sul sagrato che qui si intravede oltre il cancello sul quale spiccano la corona e il monogramma di Maria.

Davanti alla Madonnetta, infatti, potrete ammirare un raffinato risseu, la tipica pavimentazione a ciottoli così frequente in Liguria.

Questa è l’opera preziosa di Bartolomeo Storace e nelle pietre si legge anche l’anno nel quale venne realizzata.

Trova spazio in questo luogo anche una pregiata scultura.

Si tratta della gruppo marmoreo della Pietà scolpita dall’artista Domenico Parodi.

E là, sotto i vostri piedi, una fantasia di ciottoli compone diverse figure.

Al centro, nei potente gioco di contrasti, si notano alcuni simboli dell’Ordine degli Agostiniani Scalzi, come ad esempio il cuore trafitto dalla freccia.

È arte pregiata e antica quella del risseu, sui sagrati delle belle chiese liguri ne trovate diversi magnifici esempi.

Qui, davanti al Santuario della Madonnetta, il sole ancora sfiora quei ciottoli bianchi e neri che con grazia armoniosa compongono questo splendido risseu.

Santuario della Madonnetta: la Pietà di Maragliano

Tra le molte opere che potete ammirare al Santuario della Madonnetta una vi colpirà per le emozioni che sa suscitare e per la sua particolare bellezza.
Ha uno spazio interamente a lei dedicato e rifulge così nella luce splendente La Pietà, magnifica scultura lignea di Anton Maria Maragliano, raffinato artista genovese vissuto tra la fine del ‘600 e la prima metà del ‘700.
Tra i principali esponenti del barocco, Maragliano ha lasciato in molte chiese della Liguria la traccia del suo talento che noi leggiamo in quei volti effigiati con maestria nel semplice legno.
La presente opera risale al 1732-33, è drammatica e tragica la figura di Maria così sconsolata e disperata, l’amore di Lei è nei suoi occhi densi di pianto, nelle mani che così salde stringono il corpo sanguinante e senza vita del suo Gesù.

Un piccolo putto vivace osserva, in questo mistico silenzio.

E appare così vera e sentita questa devozione verso il Figlio di Dio.

E tocca il cuore lo sguardo della Madonna così trafitto dalla sofferenza: inconsolabile, triste e piangente, le lacrime sgorgano copiose dai suoi occhi e raccontano il dolore autentico e il senso di perdita.
Quegli occhi però narrano anche il dolore del mondo intero.

E resta tuttavia così evidente il legame saldo tra terra e cielo: il piccolo putto è dolce creatura celeste ma è anche presenza a suo modo gioiosa ed io personalmente tendo a leggere nella sua lieve e aggraziata gestualità la bellezza del Regno dei Cieli della quale egli è testimone.

La vita eterna e la salvezza sono dono del sacrificio di Gesù che così rimane tra tra le braccia amorose di Sua Madre.

Nella quiete del Santuario della Madonnetta così la luce cade a svelare l’armonia della Pietà di Anton Maria Maragliano.

 

Guardando Genova dal Santuario della Madonnetta

E così Genova si svela e il panorama si distende davanti agli sguardi dal terrazzo del Santuario della Madonnetta, un punto di osservazione privilegiato dove ho avuto la fortuna di trovarmi nel corso della mia visita.

Ecco lo specchio celeste del mare, la ruota panoramica, il bigo e i tetti della Superba.

Le barche e i Magazzini del Cotone, il posto dove amo andare a camminare controvento e ad ammirare il tramonto.

E quella magia di ardesie, di finestre e campanili, di abbaini sui tetti spioventi di Genova e le navi laggiù.

C’è sempre qualcosa di meraviglioso e straordinario nella semplice sensazione di ritrovare da un diverso punto di vista i luoghi che conosco e cercare così di distinguere strade, caruggi e piazzette in quel formidabile intrico che vive, palpita e respira.

Ed è azzurro d’autunno e luce brillante di Genova.

Ancora le navi, la sopraelevata che si snoda sinuosa e l’incanto della Superba.

Alle spalle poi, le vertiginose bellezze della città in salita, le case abbarbicate sulle alture, i binari della Funicolare Zecca Righi e la piccola e inconfondibile vettura rossa che va su e giù.

E ancora il sole che così fa luccicare il mare in un tiepido pomeriggio ottobrino.

Così si ammira la mia città dal Santuario della Madonnetta che in certe sere incantevoli così si staglia tra le nuvole rosa nelle luce del tramonto.

Il Santuario della Madonnetta: un frate devoto e una visione

Questa è la storia di un Santuario, di un frate devoto e di una mistica visione.
Il Santuario della Madonnetta si erge nel quartiere di Castelletto in un punto particolarmente elevato, lo si raggiunge percorrendo Salita della Madonnetta da Piazzetta Giulio Marchi oppure dalla parte alta di Via Ausonia, vi si arriva poi comodamente con la Funicolare Zecca Righi che prevede appunto una fermata denominata Madonnetta.
Pochi passi su per una creuza e sarete in questo antico luogo di culto che ha una storia complessa e straordinaria che io proverò a narrarvi a modo mio.

Bisogna andare indietro nel tempo, fino alla seconda metà del ‘600 e figurarsi un giovane novizio di appena 16 anni: il suo nome è Marino Sanguineti, è nato a Genova nel 1658 e da frate dell’Ordine degli Agostiniani Scalzi ha assunto il nome di Padre Carlo Giacinto di Santa Maria.
È un frate fervente e prega con amore autentico la Madonna alla quale è particolarmente devoto e un giorno, mentre è raccolto nelle sue preghiere, a lui appare una visione.
Narrano le cronache che egli vide in quel luogo a quel tempo selvatico e nel quale un giorno sarebbe sorto il Santuario, proprio un edificio come quello che verrà realizzato: è una chiesa a pianta ottagonale consacrata alla Vergine Maria.

Egli vede gli altari e le opere in essa collocate, vede con precisione ogni dettaglio che ancora adesso possiamo ammirare.
Padre Carlo Giacinto non conosce esitazioni, nel suo cuore egli sa che ciò che ha veduto diverrà un giorno realtà per volontà divina.

E tuttavia, malgrado ciò, è difficile per lui farsi ascoltare, persino i suoi confratelli e i suoi superiori manifestano un certo scetticismo sulla possibilità che venga edificata una chiesa in quel luogo, tra l’altro così vicino alla chiesa di San Nicola da Tolentino.
Egli attende, con fede e pazienza, narrano sempre le cronache che ancora la Madonna gli apparve in quell’anno in cui tutto ebbe inizio.

Altro tempo trascorse e, lontano da Genova, avvenne un fatto che ora vado a raccontarvi.
Era il 1686 e a Trapani viveva un certo Giambattista Cantone: originario di Savona egli dimorava in Sicilia con la sua famiglia e voleva appunto rientrare nelle sue terre ma non intendeva prendere il mare senza portare con sé un’immagine della Madonna.
Così sì recò dallo scultore Giovanni Romano e là nel suo studio vide una statua magnifica in prezioso alabastro, l’opera rappresenta Maria con in braccio Gesù e si differenzia dalle altre perché il Bambino, anziché rivolgere lo sguardo ai fedeli, tiene gli occhi sul viso di sua Madre.

Il Cantone acquistò la statua e se ne partì così il 22 ottobre 1686 e a bordo della sua imbarcazione portò anche la bella Madonnetta.
Il viaggio si rivelò presto periglioso, venti e tempeste sferzarono le vele e tutti, nel timore di un fatale naufragio, levarono preghiere a Maria venerando l’immagine di lei.
E il mare si placò e poi ancora tornò la burrasca e ancora altre preghiere si levarono a Maria.
Infine il Cantone toccò la costa ligure e tenne sempre con sé la bella statua della Madonna la cui fama prodigiosa, tuttavia, si diffuse velocemente.

Ne venne infatti a conoscenza anche una certa nobildonna di nome Eugenia Moneglia, originaria della Spagna ma dimorante nella città di Genova.
Ella ottenne dal Cantone la preziosa statua in alabastro e la tenne con sé, quando poi si approssimò la fine della sua vita al capezzale di Eugenia fu chiamato il suo confessore, un religioso devoto e noto per il suo zelo: si trattava proprio di Padre Carlo Giacinto.
Egli vide l’immagine, pensò di chiederla alla nobildonna ma non osò farlo, alla morte di Eugenia la ricevette poi dalle mani della figlia di lei, Isabella Salvago.
E così il Padre Carlo Giacinto ebbe infine la statua della Vergine e, dopo averla dapprima collocata nella cappella del noviziato, ottenne in seguito il permesso di costruire una piccola cappella tra le rovine dell’antica chiesa di San Giacomo.
Negli anni a venire furono molti i pellegrini che si recarono lassù e il Padre Carlo Giacinto, con la sua fede incrollabile, confidò all’architetto Antonio Ricca che in capo a 5 anni lì sarebbe sorta una chiesa grandiosa e che lui ne sarebbe stato l’architetto.
E così accadde, i lavori furono completati in fretta e il Santuario venne aperto al culto il 15 Agosto 1696.
La chiesa ha una particolarità: è rivolta verso i monti e non verso il mare: così era stata voluta e così l’aveva veduta il Padre Carlo Giacinto, così venne quindi edificata.

Narrano sempre le cronache che, se fosse stata costruita con quel panorama davanti, tale bellezza sarebbe stata una distrazione, mentre invece questo luogo è da considerarsi un luogo di conversione e raccoglimento.

Il Santuario è celebre per il suo presepe ma è anche un luogo ricco di opere d’arte e conserva tra le sue mura un numero straordinario di reliquie, sono circa 25.000 e sono custodite in preziosi reliquiari.
Sull’altare maggiore è posto un magnifico crocifisso ligneo del Cambiaggio risalente alla fine del XVII secolo.

Nella cripta è collocata la bella statua della Madonna di Trapani, alle pareti ci sono appunto molte delle reliquie precedentemente citate.

E là, ai piedi di Maria, fu posto il Padre Carlo Giacinto che ancora là riposa in una diversa tomba sita nella medesima cripta.

Madonnetta (9)

E in questo luogo alzate lo sguardo, sopra di voi ci sono magnifici affreschi.

In un angolo del convento poi è posta questa celletta: qui viveva Padre Carlo Giacinto.

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Qui sono conservate alcune delle sue poche cose e suscita una certa emozione vederle.

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E qui c’è anche il viso bello e fiducioso di lui.

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Il Santuario della Madonnetta è ricco di opere magnifiche e di grande pregio artistico, ve le mostrerò in articoli differenti.
Oggi questo articolo è interamente dedicato alla nascita del Santuario e alla storia del suo fondatore, qui trovate il sito della Madonnetta con molte altre informazioni in diverse lingue.
Ringrazio Padre Eugenio per l’accoglienza e ringrazio anche l’Architetto Roberto Bajano che mi ha accompagnata nella mia visita, Roberto è un profondo conoscitore del Santuario ed è anche un caro amico da tutta la vita, lui mi ha mostrato le molte bellezze del Santuario, per questo articolo ho inoltre consultato la piccola Guida che si trova al Santuario.

Desidero infine mostrare ancora a voi una piccola opera che io ho trovato di magnifica fattura, cosi fine e deliziosa: è il piccolo Gesù Bambino di Padre Carlo Giacinto.

Mi ha colpita per la sua grazia e per la dolcezza che sa suscitare.

È una delle opere di rara raffinatezza che trovate nel Santuario veduto in un giorno lontano dall’attonito Padre Carlo Giacinto, sorto nel luogo che a lui venne indicato e dove si conserva, sotto una luce chiara, una magnifica Madonna in alabastro sempre venerata da sguardi devoti.

L’autunno in Salita della Madonnetta

Così si svela l’autunno in Salita della Madonnetta, la bella creuza che collega Piazzetta Giulio Marchi al Santuario della Madonnetta: e scendo percorrendo la ripida mattonata che ha davanti l’infinito e il mare.

Piano vira la luce e così sfiora sul tempietto che ospita l’immagine di Maria, a questa pregiata scultura dedicai tempo fa questo post.

Ha tanti colori e diverse sfumature il tempo d’autunno sulle creuze, si cela tra quelle foglie che pendono lassù e sovrastano il cammino.

Nel radioso sole ottobrino una farfalla leggera e palpitante si ferma sui sassi.

Brilla di un chiarore diverso il cielo di Genova sulla creuza, in un gioco di verde che si staglia contro il turchese.

L’autunno ha le sue tinte e i suoi profumi.

E così si mostra, sulla sommità del muraglione nella vibrante bellezza di una cascata di vite americana.

Ed è rosso di foglie e azzurro di cielo e verde di cocci di bottiglia.

Così spicca l’autunno, con la sua prepotente leggiadria.

E intanto scendo, passo dopo passo, giù per l’antica creuza.

Ancora vibra e freme la stagione delle tinte calde, ha il sapore dei cachi che lenti maturano sull’ albero generoso che si protende oltre un giardino.

E ha le sfumature di mille foglie fragili e cangianti.

E sboccia ancora nei piccoli fiori.

E così si posa, accogliente e gentile, sulla mattonata di Salita della Madonnetta.

Le bellezze di Salita della Madonnetta

È un’antica creuza, Salita della Madonnetta si inerpica tra le case in questo quartiere di Castelletto collegando Piazzetta Giulio Marchi al Santuario della Madonnetta e se volete evitare la fatica potete percorrerla in discesa, partendo proprio dal Santuario sito al termine di Salita a Porta Chiappe.

Accanto alla chiesa così si snoda Salita della Madonnetta, mentre si stagliano sullo sfondo i corsi della Circonvallazione, il nostro mare di Genova e il porto.
Sono così le creuze, si gettano verso la bellezza della città.

E ancora si scende, verso un incrocio di muretti e verso un luogo dove fermarsi ad ammirare il panorama.

E appena girata la curva ecco un antico tempietto addossato ad una casa, è un’opera finemente decorata e ospita una bella statua della Madonna con il Bambino.

Così Lei si staglia, con il suo amoroso sguardo materno.

Mi piace tutto di questa antica creuza: la sua semplicità, il suo gioco di armonie, quella sequenza di muretti.
E la casa antica a soli due piani, tra quelle mura quanti cuori, quante anime e quanti sogni, quante speranze affidate alla Madre di Dio.

Tra le colonne del piccolo tempio ecco la figura di Lei.

E anche altri dettagli dell’opera meritano certo l’attenzione dei passanti.

E ancora si scende, lasciandosi alle spalle l’antico tempio e la statua di Maria.

Di fronte agli occhi, in questa luce brillante, i muri della creuza incorniciano le case, la veduta del porto, l’azzurro inconfondibile di Genova.

E non è difficile vedere questi luoghi con lo sguardo di un tempo distante, immaginando le fatiche di altre epoche, passo dopo passo su per la salita, verso quel luogo dove si saranno recitate suppliche e preghiere.

Salita della Madonnetta (10A)

Per avere l’aiuto di Lei che tra le braccia stringe il piccolo Gesù.

Protetta da una grata Maria resta ancora là, sulla sommità di una creuza genovese, davanti al nostro mare e sotto il cielo chiaro che sovrasta Salita della Madonnetta.