Le due Albisole: nella terra della ceramica

Nel tempo di primavera sono andata a trascorrere un pomeriggio sulla riviera savonese, in quei luoghi che già profumano di pigrizie estive e di vacanze.
Si susseguono sulla costa due località dai toponimi molto simili: andando verso ponente prima si incontra Albisola Superiore e poi si arriva ad Albissola Marina, si dice che quest’ultima località abbia questo nome per un antico errore di trascrizione.
Questa è la terra della ceramica, questa zona della Liguria è infatti celebre per le sue manifatture e per le pregiate creazioni di una tradizione molto antica.
Al tempo dei futurismo e durante il ‘900 numerosi furono gli artisti che lasciarono il loro segno e si distinsero nell’arte della ceramica, lascio a voci più autorevoli della mia gli eventuali approfondimenti sul tema.
Entrambe le località hanno anche una parte moderna, io vi porterò con me in certe strade antiche e questa passeggiata inizia qui, tra i colori di Albisola Superiore.

Qui dove il cielo è turchese e le case hanno colori vividi e caldi.

Ed è luce e ombra, oltre gli archetti ci sono case delle vacanze, finestre e vasi di fiori.

E nella terra della ceramica l’arte è un linguaggio per raccontare i luoghi, le persone e le loro storie: ed è celeste e azzurro l’omaggio all’artista che ideò questa fontana.

Albisola Superiore (4)

Ed è molto simile la sfumatura del mare chiaro che bacia l’orizzonte.

Anche le fontanelle hanno certe piastrelle decorate.

Albisola Superiore (6)

Si cammina per questi caruggi e per queste strade che raccontano un’identità, un passato che si conserva e del quale essere fieri.

Le ceramiche di Albisola hanno diversi toni di celeste e li trovate là, sopra una porta dove veglia la Madre di Dio.

Albisola Superiore (8)

E azzurri sono i numeri civici ai piedi di una scaletta.

E guizzano i pesci nelle onde inquiete.

Albisola Superiore (10)

E tutto è così vivace, luminoso e accogliente.
Ti fermeresti qui, in questo caruggio così vivido di tinte che noi riconosciamo come nostre: questa è la Liguria più vera, così semplice e genuina.

E poi ancora, andando verso ponente, raggiungiamo Albissola Marina, c’è un lungomare molto scenografico e troverò un’altra occasione per raccontarvelo, oggi vi porto solo con me per queste strade.

Qui dove anche le targhe stradali raccontano un luogo, la sua storia e le sue tradizioni.

Albissola Marina (2)

E ci sono vicoli, archetti, cielo spendente di Liguria.

Albissola Marina (3)

E piazzette, laboratori di ceramisti, mani operose che si muovono svelte.

E ceramiche, caruggi e panni stesi: anche le insegne dei negozi sono artistiche e particolari.

Albissola Marina (5)

Camminando così, nella terra della ceramica, questi luoghi non sono nelle mie consuetudini e io amo trovare modi di stupirmi e scoprire nuove bellezze anche senza andare troppo lontano.
E poi dopo tanto gironzolare mi sono fermata in posto speciale: il laboratorio e la bottega delle Ceramiche San Giorgio.
Nata alla fine degli anni ‘50 è una vera e propria eccellenza del settore, questa è un’opera che si trova all’esterno e dedicata a Giovanni Poggi, uno dei fondatori della San Giorgio.

Albissola Marina (7)

E poi ecco il negozio e le raffinate ceramiche artistiche.
Vasi di ogni misura, piatti, contenitori, stoviglie di diverso genere, statuine del presepe e chiaramente non si sa resistere così io ho comprato un piccolo oggetto per la mia casa.

Colori, forme e armonie.

E bianco e azzurro tipico di questi luoghi, delicatezze che ancora apprezziamo in tutta la loro bellezza.

Nascono là, in questi luoghi adagiati di fronte al mare blu della Liguria, nella terra della ceramica.

Tre sorelle

Tre sorelle, tre ragazze alle quali vorrei porre tante domande e mi piacerebbe conoscere le loro risposte.
Un respiro trattenuto, le stecche del busto che stringono, un vitino di vespa.
E tu.
Gli orecchini piccoli, gli occhi ingenui, neanche l’ombra di un sorriso.
E vorrei sapere di quale colore era quel tuo abito, secondo me era bordeaux con decorazioni di pallido beige ma in realtà non posso saperlo, dovresti dirmelo tu.

Tre sorelle.
E di voi una sola è la più paziente e la più quieta, una ragazza dal carattere schivo.
I bracciali ai polsi, un colletto di pizzo delicato, le maniche ampie.
E quello sguardo impenetrabile, forse c’è anche un po’ di timidezza in te eppure io non sono in grado di poterlo sostenere, dovresti dirmelo tu.

Tre sorelle.
E una tiene un volumetto tra le mani e sembra che stia leggendo ma magari invece è solo un romantico inganno del fotografo che l’ha ritratta in questa maniera per rendere più interessante e particolare l’immagine.
Eppure sai, tra le altre cose, mi resta la curiosità di conoscere il titolo di quel libro, magari è un celebre romanzo e allora io e te potremmo quasi avere qualcosa in comune.
Eh, ma io non posso tirare a indovinare, lo sai, dovresti dirmelo tu.

Tre sorelle, forse erano di Savona, il fotografo che le ritrasse nel fulgore della loro giovinezza era di quella città.
Ed io non saprei proprio dirvi nulla di loro, ho solo pensato, come spesso mi accade, che per qualche istante loro tre sono tornate ad essere le ragazze che erano un tempo.
Riflettete, quanti giorni, mesi e anni ci separano da loro?
E voi tre, ragazze di un altro secolo, avreste mai potuto immaginare che un giorno qualcuno avrebbe ammirato il vostro vestito elegante, la vostra pettinatura garbata, i piccoli gioielli che vi erano cari?
Il tempo è trascorso ma siete ancora voi, proprio come allora.
Tre sorelle, ancora insieme, tre ragazze con la testa piena di sogni.

Pietro e Teresa, nella buona e nella cattiva sorte

– Nella buona e nella cattiva sorte. Finché morte non vi separi.
Il prete pronunciò queste parole con una certa enfasi, Teresa emise un languido sospiro e voltò lo sguardo verso il suo Pietro.
La buona sorte lei l’aveva cercata con ferrea volontà, malgrado l’aspetto fragile era una giovane donna decisa e aveva saputo seguire soltanto i suoi sentimenti.

Teresa e Pietro

La vita. La buona sorte. Accanto a lui.
Per Teresa il padre aveva altri progetti, sperava che lei andasse in sposa al Dottor Luigi, un chirurgo di fama, discendente da una ricca dinastia di stimati dottori.
Teresina, la piccola di casa, si era impuntata: no, lei avrebbe sposato solo il suo Pietro.
Pietro che aveva gli occhi turchesi come le acque pure del mare, Pietro introverso e taciturno.
Un tipo dal carattere schivo, uno di poche parole, diventava improvvisamente loquace solo accanto a Teresina.

Teresa e Pietro (2)

Si conoscevano sin da bambini, la famiglia della giovane era originaria di Varigotti e là i due si erano incontrati.
Sulla spiaggia, davanti alle onde.
Una risata di bimbi, poi un sorriso da acerbi adolescenti, un affetto crescente.

Varigotti

E poi ritornare, a Genova.
In quella casa sospesa sui caruggi Teresina attendeva la stagione della villeggiatura.

Panni Stesi

La giovane donna aveva trovato in famiglia un’importante alleata: era la sorella di suo padre, la zia Amalia.
Lei non si era mai sposata, da ragazza aveva vissuto una passione ardente per quel Gaetano, un calabrese giunto a Genova da disertore, egli infatti aveva lasciato l’esercito delle Due Sicilie per unirsi alle file dei cospiratori mazziniani.
All’epoca la famiglia di lei aveva ostacolato quell’unione: quel giovane era una testa calda, le sue idee rivoluzionarie sarebbero state fonte di guai.
E così, tra le lacrime, Amalia aveva dovuto rinunciare ai suoi sogni ma non avrebbe mai permesso che la medesima sventura capitasse alla sua Teresina, zia Amalia aveva fatto la sua parte nel convincere il fratello ad acconsentire a quel matrimonio.

Teresa e Pietro (4)

Nella buona e nella cattiva sorte.
Del resto il giovane Pietro era un gran lavoratore: portava avanti con successo il negozio di famiglia, una bottega di nastri, ricami e velluti nella strada più elegante di Savona.
E il futuro accanto a Teresina sarebbe stato luminoso.
A pochi giorni dal matrimonio i due giovani sposi avevano voluto suggellare la raggiunta felicità, un lungo cammino li attendeva e il fotografo savonese avrebbe reso eterni i loro visi di giovani innamorati.

Fotografo

A quel tempo Teresina aveva già deciso che la loro prima figlia si sarebbe chiamata Amalia, proprio come la zia.
Ebbero poi otto bambini, non tutti riuscirono a diventare grandi: Elenina chiuse gli occhi tra i tremori di una febbre letale, il piccolo Bartolomeo non imparò mai a camminare.
La vita.
In salute e malattia.
Quel giorno, dal fotografo, l’emozione fu tanta.
Teresa indossava il suo abito blu, un vestito importante e prezioso, rifinito con raffinate decorazioni che cadevano anche sulle spalle.
E poi quel vezzo, la spilla d’oro della nonna a fermare il colletto.

Teresa e Pietro (5)

Il bracciale della mamma, un anello sottile, il ventaglio che Teresa portava sempre con sé.

Teresa e Pietro (6)

Accanto al suo Pietro, per sempre.

Teresa e Pietro 7)

Nella buona e nella cattiva sorte.
Ebbero gioie e dolori, il destino non fu sempre generoso con loro.
Vissero due guerre, il negozio di tessuti ebbe momenti bui, per un certo tempo le cose non andarono proprio per il verso giusto ma Pietro e Teresa seppero rimanere uniti e trovarono il modo di tenere viva la fragile fiammella della felicità.
Per sempre.
Nella buona e nella cattiva sorte.

Teresa e Pietro (3)

Il racconto che avete letto è un gioco della mia fantasia.
È una storia immaginata, non conosco i nomi di queste persone e non so nulla delle loro vite.
Ho acquistato questa fotografia un paio di giorni fa, insieme ad alcune altre.
Era in una scatola, in un negozio.
E ho pensato a quel giorno là, a Savona.
E ho pensato che una certa bellezza vada sempre salvata in qualche maniera, così questi giovani sposi sono diventati Pietro e Teresa.
Ovunque voi siate, per un breve istante siete tornati qui.
Resta ciò che sa andare al di là del tempo e che non possiamo conoscere, le parole sussurrate, le promesse, le mani che si uniscono, oltre la caducità delle nostre vite.
Per sempre.

Teresa e Pietro (8)

Davanti al mare di Varigotti

Andando verso il mare, lungo la costa, sulla riviera di Ponente.
Ed era una calda giornata d’inizio primavera, a Varigotti, una località unica e particolare, caratteristica e differente da ogni altra, una perla rara di Liguria.
E come lo racconti un posto così?
Cammina tra le sue case, tra quei colori vivi che ti accolgono quando ti inoltri verso il borgo vecchio di Varigotti.

Varigotti

Cammina, cerca la tua strada verso il mare.

Varigotti (2)

E magari troverai vasi appesi agli alberi.

Varigotti (3)

E poi una bicicletta da bimbi proprio qui, sulla tua strada verso il mare.

Varigotti (4)

Queste case antiche, posate sulla spiaggia come conchiglie, davanti all’onda che lambisce la riva.
Questo è Mediterraneo di luce potente e di contrasti, questa è terra di marinai e terra di antiche lotte.

Varigotti (5)

E’ terra di strade che vanno verso il mare.

Varigotti (6)

Terra riarsa dalla calura, accarezzata dal salino.

Varigotti (7)

Terra di finestre che si spalancano sull’orizzonte, c’è sempre un pensiero ancora non compiuto, c’è ancora una marea che sale e tu sei lì, la osservi, la segui e lei accompagna il flusso delle tue emozioni.
E il mare infuria e si alza e si abbatte sulla spiaggia e tu sei lì, al balcone, con quel pensiero ancora non compiuto.

Varigotti (8)

Quel giorno il mare era calmo, pacifico e piatto.
In attesa dell’estate che verrà tutto è pronto per prendere il largo, si aspettano solo vigorosi rematori.

Varigotti (9)

Varigotti è questi toni di albicocca e giallino, Varigotti è queste barche tirate in secca.

Varigotti (10)

E piante grasse che scendono giù da certe finestrelle.

Varigotti (11)

E’ il profilo sinuoso della costa, celeste e turchese e quella spiaggia chiara e infinita.

Varigotti (12)

Cartoline dalla Liguria e una sdraio davanti alla porta di casa.
E una limonata fresca, una rivista da sfogliare, il tempo dello svago di cui godere.

Varigotti (13)

E poi ancora una panca di legno.
E mille sogni che si incatenano uno all’altro e arrivano fin laggiù, fino alla linea dell’infinito e oltre l’azzurro.

Varigotti (14)

I colori e i profumi del Mediterraneo, le calde gradazioni di pesca delle case saracene di Varigotti, il passato che ancora esiste e riluce in una sinfonia di tinte pastello.

Varigotti (15)

La semplice bellezza del borgo.

Varigotti (16)

E archetti e caruggi di Liguria, quei caruggi che sboccano sulla spiaggia.

Varigotti (17)

E decise orme di passi.

Varigotti (18)

E’ questo il luogo nel quale trovai un gioco di sassi, volti nati dalla fantasia di qualche bambino.

Sassi

Lì, davanti alle casette sulla spiaggia, ci sono tavolini e sedie di legno per crogiolarsi in certi ozi estivi.

Varigotti (19)

E la domina la sua antica torre, Varigotti è questa atmosfera così difficile da eguagliare.

Varigotti (20)

E’ una prospettiva di linee chiare.

Varigotti (21)

E’ il mare che ti canta la ninna nanna e accompagna il tuo sonno.

Varigotti (22)

E’ il cielo tra gli archetti di albicocca e giallo tenue.

Varigotti (23)

E’ vasetti, piante grasse e ancora mare, mare, mare.
E zoccoli di legno, una borsa di paglia, un secchiello e le formine.

Varigotti (24)

E’ decorazioni sui muri, qui sulle casette sulla spiaggia.

Varigotti (25)

E’ ocra prepotente che cattura ogni raggio di luce.

Varigotti (26)

E fichi d’india rossi e succosi.

Varigotti (27)

Varigotti è una piazzetta con le palme, quel giorno era deserta ma non sarà certo così nelle gioiose sere d’agosto.

Varigotti (28)

Cerca la tua strada verso il mare, è lì vicino a te.

Varigotti (29)

Troverai un quadro dipinto da un abile pittore che non ha dimenticato nulla, ha scelto le tinte tono su tono, ha spalancato le persiane verdi, ha rovesciato una piccola barchetta sulla spiaggia.
Cerca la tua strada verso il mare.

Varigotti (30)

E lungo quei sentieri alle spalle di Varigotti troverai fiori allegri appena sbocciati.

Varigotti (31)

Qui, davanti alle antiche case ognuno ha i suoi gradini da scendere, la propria strada verso il mare.

Varigotti (32)

Da lassù, da uno di quei sentieri, guarda tra gli ulivi fitti e rigogliosi.

Varigotti (33)

E il tempo, quel tempo dolce delle vacanze al mare si avvicina, giugno ormai è alle porte.

Varigotti (34)

E luce, ombra e azzurro.

Varigotti (35)

E poi guarda, i rosmarini odorosi nelle ciotole.

Varigotti (36)

E una finestrella adorna di vasetti.

Varigotti (38)

E poi giare e ciclamini e ancora una strada che porta al mare.

Varigotti (39)

E una panchina, una palma e un gozzo.
Cartoline da Varigotti, per l’estate che verrà.

Varigotti (40)

In un bagliore di rosso che è una promessa di bellezza.

Varigotti (41)

Scenderai per uno di quei caruggi che portano verso la spiaggia, correrai sul bagnasciuga e giocherai anche tu con gli spruzzi di acqua salata.
E’ il tempo che verrà, dolce e suadente, davanti al mare di Varigotti.

Varigotti (37)

Diario di bordo di un celebre animo inquieto

J’ai quitté Paris et même la France, parce que la tour Eiffel finissait par m’ennuyer trop.
Ho lasciato Parigi e anche la Francia, perché la Tour Eiffel finiva per annoiarmi troppo.

Inizia così il diario di un viaggiatore francese, un viaggio per mare, sulle onde del Mediterraneo calmo e placido, appena mosso da un refolo di vento.
La partenza di buon mattino, da Nizza.
Il silenzio di una giornata d’estate, lo sciabordio delle onde, i tanti paesi sulla costa, la linea delle montagne offuscata dalle nubi.
Sono distanti  i rumori della capitale francese, la quiete placa l’animo del viaggiatore.
Una musica lontana, davanti a San Remo.
L’armonia dei profumi marini frammista agli odori della terra ravvivati dal calore dell’estate, il timo e la citronella, la menta e la lavanda.

Lavanda

E il viaggio continua, lungo la costa, nuove albe e nuovi orizzonti: Porto Maurizio, poi Savona e le sue strade strette, città di mercanti, sui banchi trionfa l’uva gialla e nera, luccicano i pomodori rossi di sole e le tonde  zucche, le foglie di insalata cadute a terra fanno sembrare il luogo un grande giardino.
E quando cala la sera il viaggiatore scende per le strade della città e ancora è musica e orchestre, le donne di Savona sono tutte a capo scoperto, tutte hanno il ventaglio in mano per difendersi dalla calura.
E i ventagli battono, frémissantes comme de gros papillons, frementi come grandi farfalle, così scrive il viaggiatore.
E sogna.

Parfois ainsi, au fond de mon coeur vieilli, empoisonné d’incrédulité, se réveille pendant quelques instants, mon petit coeur naïf de jeune garçon.

Qualche volta sul fondo del mio cuore invecchiato, avvelenato d’incredulità, si risveglia per qualche istante, il mio piccolo cuore ingenuo di giovane ragazzo.

Un cuore ingenuo che naviga e batte sulle acque del Mediterraneo.
E giunge su quella nave a Genova.

Une des plus belles choses qu’on puisse voir au monde: Gênes, de la haute mer.

Una delle più belle cose che si possa vedere al mondo: Genova, dall’alto mare.

Ai piedi delle montagne, lungo la costa che si apre in un abbraccio, il porto, le navi e i piroscafi, uno spettacolo di grandezza.
E scende a terra il viaggiatore, lo sconcerta l’angustia di certi caruggi,  scopre la misteriosa atmosfera del cimitero di Staglieno, quel mondo borghese che pare vivere sotto ai porticati.
Visita i palazzi e le nobili dimore, rimane colpito dai cortili, dalle gallerie e dagli scaloni.

Palazzo Sauli

Palazzo di Marc’ Antonio Sauli – Via San Bernardo

 E ancora il viaggio prosegue, verso levante.
Sul mare turchese, verso il golfo più incantevole.
E da lontano di intravedono Rapallo e Santa Margherita, Chiavari e Sestri Levante.
Un promontorio, un’insenatura. E così scrive il viaggiatore:

….une gorge où entre la mer, une gorge cachée, presque introuvable, pleine d’arbres, de sapins, d’oliviers, de châtaigniers. Un tout petit village, Porto-Fino, se développe en demi-lune autour de ce calme bassin.

…. una gola dove entra il mare, una gola nascosta, quasi introvabile, piena di alberi, pini, ulivi, castagni. Un piccolo villaggio, Portofino, si allarga a mezzaluna intorno a questo tranquillo bacino.

Portofino

Un bois d’un vert puissant et frais, un bosco d’un verde potente e fresco circonda quelle case, i gozzi si cullano sull’acqua.
A dare il benvenuto al viaggiatore è un vecchio su una piccola barca, è lui a condurre l’imbarcazione al villaggio di pescatori.
E il viaggiatore sente il cuore ricolmo di pace:

Jamais peut-être, je n’ai senti une impression de béatitude comparable à celle de l’entrée dans cette crique verte, et un sentiment de repos, d’apaisement, d’arrêt de l’agitation vaine où se débat la vie, plus fort et plus soulageant que celui qui m’a saisi quand le bruit de l’ancre tombant eut dit à tout mon être ravi que nous étions fixés là.

Mai, forse, ho provato un senso di beatitudine paragonabile a quello che ho sentito entrando in quella verde insenatura e una sensazione di riposo, di appagamento, di fine della agitazione vana  nella quale si dibatte la vita, più forte e più confortante di quello che mi ha colpito quando il suono dell’ancora che cadeva ha annunciato che eravamo fermi.

Barche a Portofino

E poi ancora l’avventura continuerà verso altre rive, oltre la Liguria.
Il viaggiatore che trovò pace e ristoro sotto gli ulivi di Portofino è stato uno dei massimi scrittori francesi e giunse qui nel 1889.
Le parole che avete letto sono tratte da La vie errante, diario di bordo e di emozioni di questo tormentato viaggiatore.
Quando verrete a Portofino sentirete anche voi le foglie appena mosse dal vento, l’acqua del mare che lenta lambisce i sassi, mentre le barche si dondolano sull’acqua.
E forse anche voi troverete la pace che confortò lo spirito inquieto e il piccolo cuore ingenuo di Guy De Maupassant.

Guy De Maupassant