Estate ad Albissola

E ancora tornò l’estate, sulla Riviera di Ponente, il sole radioso brillava alto nel cielo azzurro di Albissola.
L’onda lenta sfiorava la riva ed ogni istante era pura gioia, felicità e serena rilassatezza.
Con la maglietta a righe, i capelli tirati indietro e il sorriso migliore a illuminare viso.
Sulla spiaggia, davanti alle barche, in un giorno felice.

Un abito leggero, un foulard al collo, un costume scuro con la cintura più chiara, le signore seguono sempre la moda e gli stili maggiormente in voga.
I più piccini assaporano l’entusiasmante senso di libertà: un vestitino chiara, un cappellino in testa, un costume con le bretelline e tutta l’estate e tutta la vita davanti.

Ecco poi due bimbette, anche loro ritte sulla barca per la foto ricordo del tempo della villeggiatura.
Pettinature a caschetto, una certa timidezza, un sorriso spontaneo e innocente, i costumini a righe e ancora tanti sogni, desideri e gioie da assaporare.

È un’immagine conservata come memoria di una stagione felice, di giorni di tuffi e di corse sulla spiaggia, di onde e tramonti, piccoli istanti preziosi da serbare per sempre nel cuore.
Era il tempo d’estate, nella bella Albissola.

Una nuova estate

Arrivò poi una nuova estate.
Portò, come il vento frizzante del mare, un senso di leggerezza e di sollievo, proprio come una placida onda che infine si disfa sulla riva.
Arrivò così una nuova estate, la sabbia era calda, il sole faceva luccicare la superficie del mare.
Lei guardò l’orizzonte, poi si fermò appena per un istante.
Seguiva la moda, era elegante anche alla spiaggia, con quella collana importante, i capelli raccolti e la pelle appena ambrata.
Rimase ferma, appoggiandosi con grazia alla barca, mentre un refolo di brezza marina le accarezzava il viso.
Sorrise appena, pensando con gioia alla bellezza di una nuova estate.

Un panino alla spiaggia

Di tutti i ricordi del tempo d’estate questo è uno dei più belli.
Avrete anche voi memoria di certi sapori che erano i vostri prediletti in tempi diversi: ognuno ha la propria madeleine proustiana e a volte anche più di una.
Ecco, quando andavo al mare sulla riviera di ponente, in quella casa tanto rimpianta appartenente ai miei antenati, ogni tanto mi capitava di mangiare alla spiaggia.
La casa era sull’Aurelia, davvero a pochi metri dal mare, tornare a pranzare attorno a un tavolo era semplicemente un agio e un gradito momento di ristoro dalla calura estiva, il pranzo in spiaggia era invece una piacevole eccezione iniziata con i miei genitori e conservata da ragazzina con le mie amiche.
Ah, poi a dire il vero ricordo bene anche che alcuni andavano a mangiare nel ristorantino di uno stabilimento balneare dove servivano piatti di fumanti spaghetti con le vongole e all’epoca a me sembrava una scelta stravagante e particolare, chissà poi perché!
Io no, io mi portavo il mio amato panino con il pomodoro rigorosamente fasciato nella carta d’argento.

Dunque, il mio panino con il pomodoro è semplicissimo da preparare, la mamma lo ha sempre fatto con una bella rosetta.
Il panino va tagliato a metà ed entrambe le parti vanno generosamente condite con sale, olio, aceto e origano, quindi va imbottito con delle belle fette di pomodoro succoso e maturo della Riviera di Ponente, una delle delizie della nostra regione.
Ecco, il panino è pronto, una vera bontà!
E poi quel gesto: le mani che stringono il pane reso più morbido dalla carezza gentile dell’olio, il sapore dell’origano, l’aria del mare, la bibita con la cannuccia presa al baretto, le chiacchiere, le risate e una piacevole e bellissima consuetudine che ricordo davvero con nostalgia.
Seguiva poi, immancabile, il gelato di rito.
Seguiva poi l’estenuante attesa delle canoniche interminabili ore prima del bagno e devo dire che noi bambini degli anni ‘70 sbuffavamo un po’ ma eravamo piuttosto disciplinati, alla fin fine.
Ora non ricordo quando per l’ultima volta ho mangiato quel panino ma è successo davvero un sacco di anni fa.
Ricordo benissimo il rito della preparazione: la cucina con il tavolo turchese, la finestra spalancata e il canto delle cicale, la borsa di paglia e le ciabattine di gomma.
E una sola semplice delizia: il mio fantastico panino con il pomodoro.

Merenda tra le barche

E così finalmente ecco il sole di maggio e i colori accesi della primavera davanti al mare di Corso Italia.
Una dolcezza ritrovata che sempre dona quiete al cuore.
Le vele, l’azzurro e quel lento dondolare.

E gli scogli, l’orizzonte da catturare, mentre certe barche restano in attesa di nuove partenze.

Alcun si dedicano alla pesca mentre un remo fende l’acqua e una barchetta turchese come quel mare prende il largo in un questa dolce tranquillità.

E qualcuno ne approfitta per far merenda, tra i ciottoli levigati dal salino e le barche tirate a riva.

Era un bella briciola sostanziosa e invitante, perfetta per un piccoletto così!

Mentre attorno c’era tutto questo azzurro di primavera e di Genova.

E certe candide vele si lasciavano condurre dalla brezza leggera.

E alcuni restavano lì, davanti al muretto, a scrutare le barche, i pescatori, il confine del mare e il cielo limpido.

La stagione dei ricordi

Era un tempo felice, una memoria dolce da serbare in un angolo del cuore.
La spiaggia, uno scoglio, l’acqua fresca del mare e tre giovani donne ritratte nell’estate della vita, così luminose e colme di grazia nel tempo della stagione dei ricordi.
Il sole potente brilla nel cielo, la brezza marina sfiora la pelle e lei resta così, ritta, con le mani affondate nelle tasche, i riccioli ribelli che le incorniciano il viso e un fazzoletto sul capo.
E sorride, con tale armoniosa leggiadria, in lei trovo la stessa straordinaria bellezza di talune dive del cinema muto.

Era un tempo felice e l’onda sciabordava sui sassi.
E lei restava così seduta sullo scoglio.
Seria, assertiva, fatale.
Con quel costume alla moda che sembra color carta da zucchero con le righe bianche.
La stagione dei ricordi è in questi occhi profondi e in ciò che hanno veduto, nelle sensazioni mai dimenticate, nelle nostalgie che sempre ritornano.

Era un tempo felice e c’era lei che alla spiaggia indossava quelle vezzose scarpette con i lacci incrociati sulle caviglie.
Così aggraziata e femminile, affascinante è l’armonia dei suoi gesti.
Era un tempo diverso, lontano dal nostro.

Sul retro di questa fotografia qualcuno ha scritto i nomi delle tre giovani donne, lasciando traccia anche di colui che è ritratto insieme a loro e così si legge: Angela, Fanny e Luisa e bagnino.
Lui è un giovanotto atletico e prestante e siede là, su quello scoglio.
Era un tempo felice, le onde frizzanti si rincorrevano gioiose e forse nessuno di loro lo sapeva ma questa era davvero la dolce stagione dei ricordi.

Genova, lunedì 1 Settembre 1930

Inizia così il mese che conduce all’autunno, piano l’aria si fa più fresca e le giornate diventano sempre più corte.
Compiamo insieme un viaggio nel tempo per approdare ad un giorno come questo in un altro anno: era lunedì 1 Settembre sulla spiaggia di Genova, così si legge a tergo di questa fotografia.
Uno scampolo di estate che suscita ancora il desiderio di svagarsi e di gettarsi tra il fragore gioioso delle onde, godendo dell’ultimo sole che generoso ancora intiepidisce i sassi.
Là, sulla riva, c’è una barca a remi adagiata sulla spiaggia e ci sono loro due, vicine e in posa: i costumi un po’ vezzosi con il cinturino e la riga di colore più chiaro, una collana, un cappellino in testa, le scarpe chiare con il passante.
E poi la mano sul fianco, i capelli corti secondo i dettami della moda, la posa sicura e la foto ricordo di una giornata trascorsa sulla spiaggia alla fine della stagione.
E poi, poi verranno anni difficili e complicati e si penserà con rimpianto a quella semplice felicità che sembrerà forse lontana e irraggiungibile, con l’incertezza e la speranza nel cuore.
E alla mente tornerà la melodia dell’onda sciabordante sulla riva e quel frusciare leggero del vento tra i capelli, pensando con nostalgia a quel 1 Settembre 1930 sulla spiaggia di Genova.

Le bambine di Riccione

Laggiù, alle loro spalle, ruggiva il mare e montava l’onda imperiosa densa di schiuma che si disfaceva sulla spiaggia di Riccione come un sogno del mattino.
Loro due erano là, con i loro pochi anni, nel tempo delle emozioni e degli entusiasmi.
Il vento fresco intriso di sale scompigliava i capelli, il sole brillante batteva sugli occhi.
Sedute con questa grazia sulla riva, con i loro costumi scuri, i sorrisi innocenti, le voci argentine come acqua che scorre.
In un tempo lontano come un’illusione, dolce come inafferrabile memoria.
Era il 16 Agosto 1923, sulla spiaggia di Riccione.
Loro due erano là, nei giorni felici dell’infanzia e dell’estate.

I bagnini dei Bagni della Strega: uno per tutti…

Era la calda estate del 1938 ed è inevitabile pensare che presto sarebbero giunti tempi bui e difficili.
Era il tempo dello svago e dei sorrisi in uno degli stabilimenti balneari più frequentati della città: i Bagni della Strega alla Foce.
Per sfuggire alla calura i genovesi accorrono alla spiaggia in cerca di refrigerio, ci si diverte a correre nell’acqua e a tuffarsi tra le onde sotto lo sguardo vigile degli attenti bagnini.
Loro sono tipi sono socievoli, spiritosi e simpatici, ai Bagni della Strega di certo tutti li apprezzano, eccoli qui schierati con la maglietta di ordinanza.

Una foto di gruppo è la memoria preziosa di momenti felici, e in questa giornata del 1938 ci sono anche certi giovanotti che se ne stanno seduti per terra a gambe incrociate.

E poi c’è lei: solare, radiosa, atletica, ha gli occhi chiari e un sorriso così luminoso.
E io credo che la fotografia che ora è parte della mia collezione sia appartenuta proprio a lei perché a tergo c’è una dedica scritta a matita e così si legge: alla nostra cara mascotte Elvira con simpatia uno per tutti… Bagnini – Anno 1938 Strega.
Elvira, se potessi raccontarmi quella giornata starei ad ascoltarti con molta curiosità e invece resto qui soltanto a immaginare quei giorni.

Tutti insieme, nel tempo d’estate.

I Bagni della Strega si trovavano nella zona sottostante Corso Aurelio Saffi e sparirono dal panorama genovese quando in quel luogo si decise di costruire la Fiera del Mare agli inizi degli anni ‘60.
In quello stesso tratto di costa c’erano l’Istituto Elioterapico e la Scuola Nazario Sauro, una scuola all’aperto per i bambini gracili e di salute cagionevole.
E l’onda sfiorava la riva e la spiaggia dei Bagni della Strega.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E così, osservando con gli occhi del nostro tempo, si può provare a immaginare una spiaggia affollata, i bagnanti che si godono il sole, i bambini che ridono e corrono felici verso il mare.
Proprio là, sotto la curve sinuose di Corso Aurelio Saffi.

Nel tempo di una stagione forse mai dimenticata là si misero in posa i bagnini dei Bagni della Strega e con loro c’era anche la loro cara mascotte, la bellissima Elvira.
Era l’estate del 1938.
Uno per tutti, tutti per uno!

28 luglio 1919: alla spiaggia

Era il 28 luglio 1919, il mare luccicava.
E allora proverò a raccontarvi di tutti loro: loro sono i bagnanti in posa in un’affollata foto di gruppo scattata in un giorno d’estate, ho provato a guardarli da vicino e ho pensato che dovreste conoscerli anche voi.
Il sole picchia e allora in questo giorno di fine luglio si sfoggia un sorriso radioso e si tengono i capelli raccolti in fazzoletto, l’estate è costumi a righe e serena rilassatezza.

C’è una giovane mamma che sostiene la sua piccolina, la bimbetta porta un cappellino bianco proprio come la ragazzina più grande in primo piano.

E in questa stagione del tempo andato ci sono tante maniere di essere donna.
Ecco le fanciulle ambiziose con i cappelli fastosi, quante ricercatezze su questa spiaggia!
Là sulla destra, colte in un gesto affettuoso, due semplici e giovani donne si tengono per mano.
Ritta in piedi, in prima fila, ecco una madre che certo non si risparmia, è concreta e affabile e si prende cura di tutti, lo si intuisce da quei suoi modi decisi e dalla mano che amorevole tiene posata sul capo della sua piccina.
Ci sono poi due composti bimbetti, lui è vestito alla marinara, la ragazzina ha invece un ampio capello di paglia e un delicato vestito chiaro.

Sole negli occhi, smorfie e mezzi sorrisi, le piccole pesti si distinguono sempre.

E poi c’è uno più dispettoso degli altri, sbuca lesto e all’improvviso tra due adulti e se guardate con attenzione vedrete che pare tenere gli indici alzati, ho l’impressione che stia simulando un bel paio di corna dietro al capo della povera signora che siede serafica e ignara con la sua bambina in braccio.
E come se la ride quel piccolo furfante dalla faccia furba!
L’estate è scherzo, gioco e divertimento.

E su questa spiaggia ci sono gentiluomini, bellimbusti e provetti nuotatori.

E poi ci sono dame eleganti, severe madri di famiglia, giovani allegre e spensierate.

Un signore, con un gesto garbato, pare salutare levandosi il cappello.
E come vi dicevo, è il 28 Luglio 1919, a immortalare la bella compagnia è il fotografo Barone di Sampierdarena e forse la fotografia potrebbe essere stata fatta proprio su una spiaggia di Sampierdarena.

E poi ancora cappelli di paglia, accappatoi, facce sorprese e sorrisi luminosi.

In questo tempo felice di una stagione distante che ritorna ancora davanti ai nostri occhi grazie a una fotografia e ad un gioco dell’immaginazione.
Il sole splendeva alto nel cielo, la spuma frizzante del mare si frangeva sui sassi, spirava un vento lieve come il tempo che fugge: era il 28 luglio 1919.

Sulla spiaggia

E poi chiudi gli occhi.
E ritorni a quella magia dei giorni della tua infanzia.
L’estate, il calore vitale del sole, la freschezza delle onde del mare.
Il tuo cuore innocente, il tuo spirito di avventura, i tuoi riccioli biondi e ribelli, quella foga tutta infantile che semplicemente è sete di vita.
Eri là, vicino a lei, sulla spiaggia.
Eri su quei sassi, con l’espressione seria, forse il sole ti batteva un po’ sugli occhi.
Eri là, vicino a lei.
Lei, così giovane, energica, luminosa.
Una mamma dal sorriso radioso, lei dolce, salda e sempre premurosa, lei sempre al tuo fianco.
Chiudi gli occhi e poi li spalanchi sul tuo passato.
E trovi lei, ancora accanto a te.
Il costume con i bordi a righe, il fazzoletto sul capo, quella luce nello sguardo.
La sua voce, non puoi dimenticarla.
Le sue parole ti hanno guidato per tutto il corso della tua vita, le sue mani hanno asciugato le tue lacrime, i suoi baci ti hanno consolato.
Ed eri là.
Su quella spiaggia, in quel tempo che non si dimentica.