Quei temerari sulla spiaggia di Varazze

Eccoli lì, tutti a bagno!
I più piccoli vanno sotto, toccano il fondo con una mano, poi tornano su e riprendono fiato.
Ai Bagni Margherita di Varazze, in certi tempi gloriosi: ed ecco certi bellimbusti far mostra di muscoli guizzanti e di baffetti all’ultima moda, è tutto un brusio di voci, risate e gioia vera nella calura estiva.
E là sullo sfondo le cabine e la costa meta di giorni felici.

Che ricordi, quell’estate fu memorabile!
E hop, salti sul trampolino e braccia aperte a dar maggior vigore al tuffo.
Son tipi così, quei temerari sulla spiaggia di Varazze: uno via l’altro si lanciano in mare e quelli sotto li accolgono con gridolini stupefatti di vera ammirazione.

E c’è chi si lascia cullare dalle onde così dolcemente, in questo caldo giorno d’estate è il fotografo Neer a immortalare questo momento.
E certi provetti nuotatori mostrano i loro talenti, mentre una giovane fanciulla si regge a un salvagente e alza gli occhi verso l’alto: guarda quelli là, quei matti che si tuffano dal trampolino!

E in mare è un continuo ondeggiare di boccoli e cappelli, mentre i costumi si fanno pesanti a causa dell’acqua, è tutta una confusione di sorrisi e di fossette, frammenti di un momento di vita gioioso e felice.
Uno di quegli istanti rari e bellissimi, magari mentre li vivi non accorgi neanche di quanto siano importanti e poi passano gli anni e tu un giorno, all’improvviso, ti ricordi di te.
Fanciulla, a bagno nell’acqua, nel tempo delle vacanze.
E quanto ridevi quel giorno, che ricordi splendidi!

E poi tutti, proprio come te, guardavano in su con sguardi ammirati: che portento sanno essere taluni!
E che coraggio hanno!
Un salto, ancora più in alto, le braccia spalancate e un volo magnifico nell’azzurro mare.
Se li ricordarono tutti per molto tempo quei temerari sulla spiaggia di Varazze, spericolati tuffatori di anni lontani.

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Estate 1928: ai bagni della Cava

Ed ecco infine il mese del solleone ai Bagni della Cava, meta dello svago dei genovesi in cerca di ristoro dalla calura estiva.
E così, in questo radiosa estate del 1928 molti scelgono questa spiaggia di sassi del levante cittadino: i bagni della Cava, collocati un tempo nella zona di Corso Aurelio Saffi in quel tratto antistante la rotonda di Via Corsica, saranno poi destinati a scomparire per lasciar posto alla modernità ma in questo inizio del ‘900 i genovesi si dilettano volentieri tra le onde che si infrangono frizzanti sulla riva.
E non manca un certo spirito a queste graziose bagnanti: una palla tra le mani, gli spruzzi di acqua salata, sorrisi che illuminano il viso.

E ci si mette anche in posa per la foto ricordo sugli scogli.
Quanta eleganza in un giorno d’estate alla spiaggia in questo 1928, osservate bene il terzetto: la ragazzina spicca per grazia e semplicità, con la sua frangetta, la sua posa rilassata e la sua acerba bellezza.
Le due giovani donne invece sembra che abbiano pensato a ogni dettaglio.
Una indossa le scarpe con il passante e l’altra ha invece delle calzature con i lacci, i così detti sandali alla schiava.
Una ha il fazzoletto in testa e l’altra porta i capelli raccolti e ha al collo una bella collana.

Ed è estate, ai Bagni della Cava.
Il sole splende alto nel cielo e la felicità riscalda i cuori.
Alcuni indugiano sulla spiaggia, altri con un remo tra le mani prendono il largo e vanno distante dalla riva.
Si vive, si sorride e si respira l’aria fresca del mare.
Ed è il tempo del gioco e della spensieratezza, delle corse sulla spiaggia e dei tuffi nel blu, è il tempo dolce dell’estate del 1928 ai Bagni della Cava.

Estate in riviera

Era tempo d’estate sulla bella riviera.
Il sole splendeva alto e glorioso, il mare era cristallino e la luce sfiorava le case alte e le ringhiere.
E non saprei dire di quale località si tratti, tuttavia posso dirvi che questa fotografia era insieme ad altre riconducibili al ponente ligure e alla zona di Alassio.
Ed era estate, spirava una leggera brezza, i piedi affondavano nella calda sabbia fine e il tempo scorreva dolcemente.
Lui e lei, insieme in ogni stagione della vita o almeno così voglio sperare.
Lui e lei, ritratti in un istante di vera serenità.
La sdraio, i costumi pesanti, la solita moda delle righe, i capelli elegantemente raccolti di lei.
E lasciarsi cullare dal suono lento delle onde e poi ricordare, molti anni dopo, con nostalgia.
E tutto resta, nel cuore e nella memoria.
Era tempo d’estate sulla bella riviera.

Albissola Marina: il Lungomare degli Artisti

Nel mio gironzolare per la Liguria trovo sempre particolarmente piacevole capitare in luoghi che non sono propri delle mie abitudini: essere turisti nella propria regione regala nuove scoperte e interessanti sorprese.
Nel bel mezzo della scorsa primavera ho così passato una piacevole giornata nelle due Albisole, celebri per le loro ceramiche artistiche e apprezzate località balneari del savonese.
Ad Albissola Marina poi si può ammirare una vero museo a cielo aperto a testimonianza del fermento creativo che per diversi anni animò questo tratto di Liguria.
Il Lungomare degli Artisti fu ultimato con la tecnica del mosaico agli inizi degli anni ’60 ed è costituito da pannelli realizzati su disegni di famosi artisti in qualche maniera legati ad Albisola e alle sue raffinate ceramiche.

Da principio erano venti coloro che diedero il loro contributo e tra questi vorrei ricordare Roberto Crippa, Emanuele Luzzati, Antonio Sabatelli, Lucio Fontana e Aligi Sassu.
Negli anni successivi sono stati poi aggiunti altri pannelli ideati da artisti diversi, il Lungomare è anche stato ricostruito nell’anno 2000 nel rispetto dei progetti originali.
E così per un chilometro ad Albissola Marina si cammina su un sogno coloratissimo e vivace, tra un pannello e l’altro ci sono mosaici di righe bianche e azzurre che donano un fantastico gioco di prospettive.
A lato di ogni opera troverete un cartello che descrive il soggetto del mosaico e le vicende del suo autore, nella foto che segue potete ammirare il lavoro di Eduardo Arroyo.

In quel giorno di aprile io ho fatto semplicemente la turista ad Albissola, non era ancora il tempo delle vacanze e non c’era poi molta gente a quell’ora, così ho potuto ammirare i mosaici in tutta la loro sgargiante ed estrosa bellezza.
Ed è infinita questa passeggiata, si cammina guardando lontano, immersi tra i colori, accanto alle file di cabine.

Ed è bianco e azzurro a perdita d’occhio.

E accanto a voi la lunga spiaggia di sabbia, bianco e azzurro di mare e di riviera.

A me è piaciuta molto la mia giornata nelle due Albisole, certo nel tempo d’estate la passeggiata sarà gioiosamente affollata come sempre sono le località della riviera nei periodi di vacanza.
È un tratto di Liguria unico e particolare, reso speciale da questi fantasmagorici disegni realizzati con piccole piastrelle, l’arte e la fantasia hanno così donato ad Albissola Marina il suo splendido Lungomare degli Artisti.

Davanti al tuo mare

Ti ricordi?
Portavi una vestina chiara e leggera, avevi la frangetta e un grande fiocco sulla testa.
E stavi là, scalza, sulla spiaggia.
E ti ricordi com’era quella sensazione?
I sassi bruciavano per il sole e tu ti mettevi a ridere e intanto correvi a mettere i piedini nell’acqua.
Non avrai dimenticato mai, io credo, le tue titubanze e al contempo il tuo intrepido coraggio, erano per te i giorni della felicità e delle nuove esperienze.
Ti ricordi?
Ti hanno dato un salvagente e tu hai posato là sopra la tua manina.
Eri esile come un giunco, briosa come una pioggia d’estate, spontanea come un arcobaleno improvviso.
Eri timida anche, a guardarti io credo che sia così.
E forse poi sarà passato il tempo, tu avrai ripensato a te in quei giorni d’infanzia.
Portavi una vestina leggera e avevi tanti giorni davanti.
E sorrisi per rallegrarti, abbracci, dolcezze e sogni, sogni, sogni.
Ti ticordi?
Eri là, davanti al tuo mare.

Ai bagni

E nel tempo di giugno si va ai bagni, l’acqua è ancora fresca e la spuma frizzante del mare fa tremare le caviglie.
Le senti le voci allegre dei bambini?
Corrono incontro all’onda tra le risate e si sfidano a chi si tuffa per primo, ognuno vuole essere il più temerario, così sarà anche molti anni dopo: la spiaggia è il luogo della libertà e delle spensieratezze.
Tra questi bagnanti, in questo altro tempo, c’è anche lei e questa è una fragile memoria di carta di questa signorina amata, così viene definita sul retro della fotografia.
Impacciata e non tanto disinvolta nel farsi ritrarre su questi sassi nel tempo d’estate, chissà quale spiaggia fu scenario delle sue timidezze.
Allora, in quei suoi anni, erano molto in voga le lunghe e ampie spiagge del ponente genovese, era una bella consuetudine andare a fare i bagni proprio sotto la Lanterna, in questa estate che verrà desidero dedicare spazio a certi stabilimenti balneari del nostro passato e quei giorni distanti.
Così ho deciso di iniziare da lei e forse qualcuno di voi potrebbe osservare che questa immagine è tutta rovinata e ha anche diverse macchie, certo non è la fotografia più bella della mia collezione.
L’ho scelta perché è il ricordo di lei: la signorina amata, ai bagni.
E ha una cuffietta in testa per ripararsi dal sole e con una mano sembra trattenere un lembo del suo pesante costume per coprirsi il ginocchio.
E ha gli occhi grandi, i lineamenti regolari, sembra così dolcemente imbronciata.
Nel tempo di un’altra giovinezza e di una diversa estate.

Sei

Loro sono sei.
E questa fotografia è appena un rettangolino della dimensione di due francobolli, stava persino per perdersi nei meandri del mio portafoglio.
Loro sono sei, con la loro caparbia giovinezza hanno saputo sfidare il tempo.
Cinque ragazze e un ragazzo, lui sta lì seduto a terra e sorride appena, magari è il fratello di una di loro.
Su una spiaggia, da qualche parte.
Le ragazze poi, loro sono già un romanzo fatto di emozioni, ricordi di giochi nell’acqua, risate e abbracci.
Portano i capelli secondo la moda del tempo e per ripararsi dal sole li tengono raccolti in un fazzoletto, alcune lo hanno annodato sul davanti.
Le ragazze.
Una si volta indietro verso il fotografo, quasi fatale.
Una invece tiene gli occhi bassi, quasi distratta.
Due hanno un sorriso luminoso.
Una ha un asciugamano sotto il braccio, una indossa un capo fatto con una stoffa fantasia della quale vorrei indovinare i colori.
Le ragazze.
Che viaggio ha fatto la piccola fotografia?
È arrivata qui, ha portato questi sorrisi, quei giorni d’estate e la lievità degli istanti da ricordare.

Remando davanti a Priaruggia

Remando davanti a Priaruggia.
E il sole batte, la stoffa scura e pesante del costume da bagno trattiene il calore, hai un ciondolo che cade sul tuo petto e una pettinatura composta.
Magari la tua è soltanto una posa per il fotografo, vero?
Sì, così penseranno coloro che vedranno la tua fotografia molto tempo dopo, però tu invece in quel momento sentivi proprio quell’orgoglio lì.
Remare è una cosa da uomini, si direbbe.
E tuttavia prendi i remi, li stringi tra le mani e già la immagini la libertà.
E sai la fierezza di sentirsi indipendenti, uniche e speciali? Mica la puoi descrivere la bellezza di farcela da sole, non sai neppure se gli altri ti capirebbero.
Ma ci pensi?
Prendere la barca e andare via, anche solo per qualche ora.
Superare il promontorio, cercare una caletta nascosta dove l’acqua è azzurra e calma.
Andare là, senza dir niente a nessuno.
E fermarsi.
E ascoltare il mare e il vento.
E sai la soddisfazione di fare tutto da sola?
Perché poi, chi mai si immagina cosa passa nella testa di una donna, in certi momenti?
Si pensa che tu sia nata per essere moglie e madre, si crede che i tuoi talenti siano solo ricamare, cucire, pregare, cucinare.
Non è così, tu sai che potresti fare qualsiasi cosa al mondo, davvero nulla sarebbe impossibile per te, ogni tanto ci pensi e ne sei sicura.
E se, tanto per iniziare, potessi prendere il largo.
E ritornare quando vuoi tu.
E non dire nulla a nessuno di ciò che hai fatto.
È una roba tua, una cosa che riguarda te e basta.
E allora tiri remi indietro con un certo vigore, guardi davanti a te e appena sorridi.
Ed è questione di un istante.
E davvero, chi mai si immagina cosa può passare nella testa di una donna?

Anni ’20: agosto ai Bagni Liggia

Ricordi i nostri giorni d’estate?
Andavamo sempre ai Bagni Liggia, quello era davvero il nostro posto.
E poi cresci, diventi grande, ma quei luoghi che appartengono ai giorni dell’infanzia non li potrai dimenticare mai.
Andavamo ai Bagni Liggia, sul finire degli anni ’20, la vita era una sorpresa, accade così quando sei un piccoletto che va alla spiaggia con mamma e papà.

Proprio là, nel levante della città, dove il clima sa essere dolce e piacevole.

Bagni Liggia (2)

Là, dove lo sguardo si perde a inseguire la costa frastagliata e le impervie bellezze della Liguria.

Bagni Liggia (3)

Nel tempo dell’infanzia c’era sempre tutta quella gioia nei nostri occhi, noi che nulla sapevamo del nostro futuro.
Con la mamma e con le zie, ognuna porta un cappellino diverso, è caldo nel mese di agosto ed è meglio ripararsi la testa.
Ed eccomi lì, a dondolare le gambe sul pontile, avanti e indietro, avanti e indietro.
Poi raccogli un sasso e stringilo in una mano, insegui i granchi, corri sul bagnasciuga e ridi fortissimo.

Era il tempo dei giochi sulla spiaggia, ai Bagni Liggia.

Bagni Liggia (5)

E ti ricordi?
Ci mettevamo a sedere sui sassi e la mamma ci faceva mille raccomandazioni.
Era un tempo dolce, quello.
E l’aria calda accarezzava la pelle, papà mi baciava la fronte e ogni giorno era una nuova avventura.

Quello, per noi, era davvero il nostro posto.
E questa è una cosa che non si sa spiegare: ritorni in un certo luogo e il cuore comincia a batterti forte perché lì ci sono i ricordi della tua vita.
Le risate dei grandi, le chiacchiere in riva al mare e la luce del sole che fa luccicare l’acqua.

Bagni Liggia (6)

E ti ricordi?
Ti ricordi le nostre merende tra le braccia di mamma?
All’ombra, perché faceva caldo ai Bagni Liggia, dopo il bagno ci mettevamo lì bravi bravi e ci godevamo qualche dolce bontà che mamma aveva preparato per noi.

E i giri in barca?
Ti ricordi quel rumore? Pluf! È il suono del remo che cade nell’acqua e poi ritorna su!
E andavamo al largo, facevamo i tuffi ed era tutto così semplice e perfetto, il ricordo di quei momenti speciali è ancora vivo e vivace.

Bagni Liggia (8)

E questo, cari lettori, è ancora uno dei miei giochi di fantasia.
Ho dato voce al bimbetto che avete veduto nelle immagini d’epoca, si tratta di tre fotografie, su due di esse a tergo una mano gentile ha scritto Bagni Liggia, specificando poi anche che le immagini risalgono ai mesi di Agosto del 1928 e del 1929.
Non c’è scritto nulla sulla terza fotografia della quale avete già veduto un frammento, qui di seguito la pubblico per intero.
Ed io penso di aver riconosciuto il bambino sorridente e anche la sua mamma, quindi presumo che anche questi siano i Bagni Liggia anche se non ne ho certezza.
Era il tempo dolce di agosto.
Sorrisi, aria di mare, onde frizzanti.

E poi, il tempo.
Scorre, scivola e svanisce.
E accade così, all’improvviso.
E ti resta il ricordo del tuo tempo d’estate ai bagni Liggia.

Bagni Liggia (10)

 

L’autobus per il mare

Se prendi l’autobus che porta al mare forse ti sembrerà di essere già in vacanza.
A me è capitato qualche giorno fa, il cielo non era neanche perfettamente limpido ma sull’autobus che porta al mare c’era un’atmosfera allegra e scanzonata.
Intanto la scuola è finita e quindi gli studenti possono trascorrere i pomeriggi alla spiaggia a prendere il sole e a chiacchierare sotto all’ombrellone, ascoltando la loro musica e godendosi la bellezza della libertà.
E là, sull’autobus che porta al mare, c’era un gruppetto di ragazze.
Calzoncini corti, jeans sfilacciati e magliette, tatuaggi, risate e lucidalabbra, scarpe da ginnastica e occhiali da sole, avevano anche un pallone: due di loro erano sedute e se lo passavano, sull’autobus che porta al mare accade anche questo.
E poi c’era una giovane donna bionda, con la pelle già ambrata, un abito a fiori e le scarpe di corda, già quelle fanno subito pensare a questa stagione nuova.
C’era una nonna energica e con lei il suo nipotino, anche loro viaggiavano con noi sull’autobus che porta al mare.
E poi siamo arrivati al capolinea e le ragazze sono scese di corsa, ridendo e chiacchierando ed io ho immaginato che avrebbero trascorso una giornata da ricordare.
In realtà accade così: tu semplicemente vivi e magari nemmeno lo sai che quello potrebbe essere un istante al quale ripenserai molti anni dopo con dolce nostalgia.
Soltanto vivi ed è giusto che sia così.
Parli con le tue amiche, ridi e magari sogni fortissimo, quelle cose belle lì, insomma.
La coda davanti alla gelateria: come al solito, è sempre così in questa stagione.
Il tizio che parla al telefono incurante di tutti e usando un tono di voce troppo alto.
Quelli che vanno su e giù in scooter in cerca del parcheggio introvabile.
Il sole caldo, le magliette a maniche corte, i sandali.
Prendi l’autobus che porta al mare e cerca il posto perfetto per te, questo è è il tempo dolce dell’estate.