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Si avvicina il tempo del clima dolce, la stagione delle gite e delle giornate all’aria aperta, oggi così vorrei proporvi alcune iniziative che si terranno nella mia bellissima Fontanigorda in questa primavera.
Lassù, tra il verde rigoglioso della Val Trebbia, tornano gli eventi sportivi che saranno la gioia di tutti coloro che amano i boschi e il contatto con la natura.

Nello scenario incantevole del Bosco delle Fate si terrà infatti una gara di orienteering e cioè una competizione di orientamento nei boschi, disciplina sportiva che annovera molti appassionati.
Già nel 2013 in Val Trebbia si svolse una parte della 5 Giorni degli Appennini, in quell’occasione vennero sportivi da ogni parte d’Europa.

A Fontanigorda il 17 Aprile prossimo si svolgerà il Campionato Regionale Ligure Le Fate al quale parteciperà una delegazione di atleti svizzeri.
Potrete prendere parte alla gara oppure aderire agli altri appuntamenti previsti nei periodi precedenti, sono belle occasioni di divertimento anche per i principianti, si tratta infatti di due giornate di sport all’aria aperta accessibili praticamente a tutti, si possono iscrivere adulti e ragazzi a partire dalla Prima Media.
Le due giornate di backstage si terranno il 25 Marzo e il 15 Aprile e si svolgeranno con la finalità di avvicinare anche gli inesperti all’orienteering.

Mentre sui prati fiorisce la primavera e sbocciano le primule.

Alla scoperta dei boschi, un’avventura entusiasmante e rigenerante, due giornate trascorse all’insegna del benessere e dello sport.

Questa è la locandina con gli orari, per le due giornate di “backstage” la quota di partecipazione e di € 10.00, che potranno essere versati direttamente in loco, previa conferma della vostra presenza via email, questa cifra comprende l’attività, le cartine, il tesseramento FISO e la relativa assicurazione.
Per la partecipazione alla gara del 17 Aprile come agonisti occorre dare la propria adesione entro il 13 Aprile, gli esordienti invece potranno iscriversi direttamente in sede di gara, tuttavia vi consiglio di contattare i recapiti indicati dove vi sarà spiegato cosa occorre per aderire, naturalmente è necessario produrre un certificato medico e per i minori serve il consenso scritto dei genitori.

E poi, a tutto questo si combinano le attività collaterali che faranno da cornice alle iniziative.
Troverete aperto il nostro amato chioschetto al Bosco delle Fate.

E il 15, 16 e 17 Aprile sulla Piazza della Chiesa ci sarà il tradizionale Mercatino di Pasqua, mentre nel giorno della gara sarà possibile pranzare con le delizie di Maurizio della Bitega di Ravan, un pasto completo incluso il dolce, il tutto per 10 Euro, sicuramente anche gli altri negozi del paese saranno aperti.
Così inizia la stagione del sole nella mia Fontanigorda.

E poi magari tra di voi ci sono anche gitanti pigri che desiderano soltanto concedersi il meritato relax.
Ebbene, in Val Trebbia c’è posto per tutti, ognuno può scegliere ciò che preferisce.

Può essere un’occasione per scoprire la natura e la sua bellezza, per respirare l’aria pulita della valle, per trascorrere una giornata diversa.
Lassù, nella mia amatissima Fontanigorda.

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Ritornano su queste pagine le parole di Francesco Dufour tratte dal suo prezioso diario.
Nella casa della celebre famiglia genovese si dava molta importanza allo sport, a proposito delle varie attività praticate il nostro amico ci ha lasciato i suoi particolari ricordi e naturalmente non mancano gli incidenti di percorso, la lettura di queste memorie è sempre a suo modo sorprendente.
Mica era tutto semplice, eh?
Anche  dedicarsi allo sci poteva presentare imprevisti e inconvenienti, leggete un po’ qua!

Montagna

Val Ferret – foto di proprietà di Marco Kanobelj 

Mi sono accostato agli sci la prima volta a Claviére.
Allora non c’erano scarpe da sci, avevo delle scarpe da soldato con sotto le bullette, non tenevano né l’acqua né il freddo.
Arrivato a destinazione andai in un negozio dove affittavano gli sci, questi avevano nel centro una lamina di ferro dolce che lo attraversava trasversalmente.
Posero lo sci su un’incudine e a forza di martellate adattarono la lamina alla scarpa.
Una cinghietta teneva l’attacco ma lo sci andava per conto suo.
Appena uscito dal negozio ad uno sci si spezzò la punta nella curva, questo sci era fatto di legno da casse.
Qualche volta con Antioco, Pietro e Pio siamo andato al Sassello e alla Bocchetta.
Una volta un oste in questa località mi inviò questa cartolina: “Come d’accordo, neve abbondante.”

Montagna (2)

Val Ferret – Foto di proprietà di Cesare Lombardo

Papà era un gran cultore dello sport che riteneva utilissimo per la salute.
Tutti abbiamo imparato l’equitazione da ragazzini frequentando i corsi del Collegio Calasanzio a Cornigliano.
Papà fece costruire il tennis a Cornigliano prima dell’altra guerra, venne a tracciare le righe Gigetto Drago, vecchio maestro e vecchia gloria.
Allora questo gioco era cosa per tutti nuova, si credeva che tutto consistesse nel tenere la palla in gioco il più a lungo possibile, erano ignorati i colpi tesi.
Quando si andava a giocare si portava sul campo una cassa con quattro racchette e alcune paia di scarpe, erano di pelle, solo con il tacco più largo e basso.

Fontanigorda

Il Campo da Tennis di Fontanigorda

Anche a Sestri papà fece costruire il tennis.
Venne a tracciarlo di nuovo Gigetto Drago, in questa occasione avvenne un fatto curioso.
Noi avevamo un libro con un disegno che mostrava come geometricamente si potevano fare gli angoli del grande rettangolo.
Si trattava di far coincidere degli archetti partendo dalla linea mediana.
Abbiamo lavorato tutta la mattina senza pervenire ad un risultato, il rettangolo restava sempre storto.
Solo molto tardi ci accorgemmo che una delle due rotelle metriche che avevamo invece di 20 metri misurava 18.
Papà ci facilitò sempre la pratica degli sport, riguardo all’equitazione diceva: “È bene imparare… se si dovesse scappare!”
Non ci permise mai di imparare la scherma perché temeva che la pratica delle armi ci rendesse audaci nell’accettare o nel proporre un duello.
In realtà alla nostra epoca il duello era quasi scomparso.

Casa del Romano

Casa del Romano

Ditelo, non ci avevate mai pensato all’eventualità di dover tracciare le righe per il campo da tennis, vero? Neppure io, devo dirlo!
Cose d’altri tempi, in ogni caso allora il duello era quasi scomparso ma questa è un’altra storia, un altro paragrafo di questo diario entusiasmante.

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Questa è la storia di un’avventura, un’avventura della quale in passato ho già scritto.
Lo scorso anno ebbi occasione di intervistare per ben due volte un amico, il suo nome è Marco Kanobelj, è un grande sportivo e l’estate scorsa ha partecipato a Tor des Geants, una gara di trail che si svolge lungo le due Alte vie della Val d’Aosta.
Courmayeur è il punto di partenza e di arrivo, si tratta di una gara molto dura e impegnativa, 330 km da percorrere in 150 ore.
Marco mi raccontò la sua preparazione e a gara avvenuta tornò a parlarmi delle sue impressioni, gli articoli ai quali mi riferisco li trovate qui e qui.
Marco non era solo ad affrontare questa impresa, a competere per il Tor des Géants insieme a lui c’era un amico, Cesare Lombardo, anch’egli genovese e appassionato di sport, di escursionismo e bicicletta da montagna.
E il ricordo di quei giorni è divenuto un libro, un taccuino di viaggio di un’avventura appassionante e difficile, un confronto tra l’uomo e la natura.
Sulle alte vie del Tor des Geants, viaggio al confine tra sogno e realtà, così si intitola il libro di Cesare Lombardo che vi condurrà giorno dopo giorno sul percorso del Tor del Géants, tra ostacoli e grandi fatiche.
Il libro è corredato di suggestive fotografie scattate da Marco Kanobelj, sue anche le immagini che arricchiscono questo articolo.
L’alba, il sole che sorge tra le montagne.

alba spettacolare

Un libro che si legge d’un fiato, la sfida alla natura comporta coraggio, consapevolezza e autocontrollo.
Cala il buio e cade la pioggia, sei quasi a 3000 metri, che accade se ti scordi la luce frontale nello zaino? Devi farti forza e porre rimedio al tuo errore, altrimenti potresti correre grandi rischi.
Oltre all’indubbia capacità di proporre un racconto coinvolgente, dal libro di Cesare Lombardo spicca un aspetto prezioso del suo carattere, una maniera di sentire fondamentale per poter affrontare una simile impresa, emerge sempre una costante forma di rispettosa umiltà verso la montagna e verso la potente maestosità della natura.

la lunga strada verso il col loson

La lunga strada verso il Col Loson

E’ questa la consapevolezza, la capacità di saper vedere se stessi all’interno della grandezza dell’universo.
E allora una gara è sudore, fatica e sforzo ma è anche comunione con la montagna e il cielo e con il silenzio che ti circonda.
E lui Cesare, racconta che uno dei momenti più belli di questa esperienza è stato ritrovarsi attorno a un tavolo in un momento di sosta e ristoro insieme a tanti, diversi compagni d’avventura.
Voci del mondo, accomunate e affratellate dall’amore per la montagna.
E lui, Cesare, è andato al Tor Des Géants con la sua croce francescana al collo, non è un caso che dalle sue parole scaturisca amore vero per il creato e le sue meraviglie.

giochi di nuvole verso il col della vecchia

Giochi di nuvole verso il Col della Vecchia

In questo libro trovate entusiasmo e passione sportiva, ci sono il dolore fisico e la spossatezza, le poche ore di sonno, le incertezze e le sfide impossibili, ci sono istanti di paura e gesti di coraggio raccontati da chi li ha vissuti in prima persona, c’è la stanchezza che diviene forza nel momento in cui si supera un nuovo ostacolo.
E c’è anche un altro solido pilastro tra le righe di questo libro, una delle pietre miliari della vita di ognuno di noi, alcuni sanno coltivarlo e difenderlo ed è il miglior regalo che si possa fare a se stessi.
Giorno e notte, passo dopo passo, Cesare e Marco, insieme al Tor des Géants.
Spicca reale e sincero il senso dell’amicizia, l’attenzione nei confronti dell’altro, la capacità di condividere e di aiutarsi reciprocamente.
E allora l’avventura, compiuta insieme all’amico di sempre, ha un altro sapore, si regge anche della forza che si è in grado di donarsi reciprocamente.

val d'ayas

Val d’Ayas

 Un libro per gli amanti della montagna, un libro scritto da una persona che tiene ai valori veri, basta leggere le sue parole per comprenderlo, qui trovate il libro di Cesare Lombardo, Sulle alte vie del Tor des Geants, viaggio al confine tra sogno e realtà.
Marco Kanobelj l’anno scorso non ha completato la sua gara, ha avuto la sapienza di fermarsi di fronte a un problema fisico che gli causava certe difficoltà.
E quest’anno Marco sarà di nuovo al Tor des Géants, a lui va il mio migliore augurio per questa nuova avventura.
Cesare Lombardo è arrivato sul traguardo, lì ad aspettarlo c’era lui, il suo amico Marco.
Emozioni forti, abbracci, momenti che non si dimenticano.
E lascio a Cesare le ultime parole, ripensando al termine di questa memorabile competizione, queste sue parole descrivono pienamente chi lui sia.

Mi si chiede oggi quale sia il mio ricordo più bello del Tor des Géants. Potrei parlare di una vetta, di un passaggio notturno, di un’alba o di un tramonto. Invece, tutti i miei pensieri vanno all’immagine dei miei bambini e di mia moglie. E’ stata una sorpresa, non era affatto previsto che fossero lì.
E così, quasi per assurdo, pur al cospetto di montagne dalla bellezza commovente, il ricordo dei mio Tor è legato a una striscia d’asfalto dentro Courmayeur; ma su quella striscia d’asfalto c’era tutta la mia vita.

la conca di Valtournanche

La conca della Valtournanche

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Open

Questa è la storia di un figlio del deserto, una vita intera narrata in quasi 500 pagine, una lettura che va via in un soffio, chiuderete il libro e avrete il desiderio di ricominciarlo dall’inizio.
Open è la celebre biografia del tennista Andre Agassi, un libro brillante, di forte impatto emotivo e sapientemente cinematografico, un libro scritto con l’importante e decisiva collaborazione del premio Pulitzer J.R. Moehringer.
Ed io sono una di quelle ragazzine che guardava Agassi in TV, era lui il mio tennista preferito.
Un libro sul tennis o un libro sulla vita?
Il figlio del deserto ha un padre dispotico e ambizioso, vuole che Andre  diventi un campione e così fin da bambino il futuro atleta si allena con una sorta di macchina lanciapalle, il drago, un nemico da battere con tutte le forze, colpo su colpo.
Che cos’è il tennis secondo Agassi?

Il tennis è lo sport in cui parli da solo.

Nel tennis sei su un’isola.

Ambizione, delusione, trionfo e caduta, ricerca del proprio sé, c’è tutto questo e molto altro tra le pagine di Open, c’è il desiderio di essere compreso da quel padre così esigente che nulla risparmia al giovane talento.

Non capisce che sono la creatura più indifesa in questo deserto dimenticato da Dio. Ma se lo capisse, mi chiedo, mi tratterebbe in maniera diversa?

Cuore, corpo e cervello di un tennista.
Si segue la sua formazione alla scuola di Nick Bollettieri, dalla nativa Las Vegas la vita condurrà Andre sui campi di Wimbledon e del Roland Garros, lui diventerà il numero uno del tennis mondiale.
Ma che cos’è il tennis secondo Agassi?

E’ soprattutto, uno straziante, eccitante, orribile, sorprendente vortice.

Il tennis è la ritualità, la ricerca spasmodica della perfezione, la lotta con se stessi e con certi avversari temibili, uno di questi è Pete Sampras.
E la vita che ti costringe su un isola va addolcita in qualche maniera, Andre si circonda di un entourage che non è soltanto funzionale al suo sport ma anche al suo mondo interiore, quella parte fragile di lui che a volte lui stesso non sa affrontare.
Che cos’è il tennis secondo Agassi?

La borsa da tennis assomiglia molto al tuo cuore: devi sapere in ogni momento cosa c’è dentro.

E nessuno può toccare la borsa di Andre, è un suo scaramantico rito.
Il figlio del deserto è un tipo sopra le righe, scende in campo con i calzoncini di jeans e ha i capelli a cresta con le mèches.
E quei capelli che cadono saranno per lui fonte di profondo disagio, se ancora non conoscete i dettagli li scoprirete leggendo il libro.
Andre ha un’immagine e un ruolo ma davvero lui è ciò che appare?
E’ appena diciottenne e sembra davvero solo sopra quell’isola.

Se avessi tempo, e una maggiore autocoscienza, direi ai giornalisti che sto cercando di capire chi sono, ma intanto ho un’idea abbastanza precisa di chi non sono. Non sono ciò che indosso. Di certo non sono il mio gioco. Non sono niente di quello che pensa di me il pubblico.

Un’esistenza dal ritmo vorticoso, senza sfumature, il racconto di quei giorni da campione assume tratti puramente cinematrografici.
E accanto ad Agassi per un periodo c’è un’icona del cinema, l’attrice Brooke Shields che sarà la sua prima moglie.
Leggi il libro e vedi un film, le esaltanti vittorie e le cocenti sconfitte, lui e lei, due mondi che paiono sfiorarsi ma poi si allontanano.
Vite brillanti, per certi aspetti privilegiate eppure malgrado lo scintillio da jet set resta una sorta di insondabile insoddisfazione, la ricerca della felicità è una faccenda complicata anche se ti chiami Andre Agassi e sei il numero uno.
Anzi, forse soprattutto in quel caso.
E che cos’è la vita secondo Agassi?

Se solo, quando nasciamo, potessimo dare un’occhiata al nostro sorteggio nella vita, progettare il nostro cammino per la finale.

Incertezza.
Il figlio del deserto è un lottatore, uno che non si arrende mai davanti al dolore, la sua è una storia di  odio e amore per il tennis, una storia di tenacia e caparbietà.
E’ anche una storia di altruismo, Agassi ha fondato una scuola, nella sua Las Vegas.
E accanto a lui ora c’è una stella dello sport, Andre ha sposato la tennista tedesca Steffi Graf dalla quale ha avuto due figli.
Per quanto mi riguarda tra le varie sorprese di questa biografia c’è proprio il ritratto di lei.
L’ho sempre apprezzata come tennista ma non ha mai suscitato in me particolare simpatia, invece dalle pagine di questo libro emerge un profilo di donna che conosce sia dolcezza che fermezza, una creatura dalle doti rare ed eccelse.
Fatevi un regalo, se ancora non lo avete letto compratevi Open, è un libro che lascia il segno.
Fotogramma dopo fotogramma, il film della vita di un campione.
Ed è una la scena che mi è rimasta nel cuore, l’ho veduta proprio come se fossi lì.
Una gara, così per gioco, una corsa a perdifiato sulla spiaggia, a competere sono proprio Andre e Steffi.
E lei è veloce come una gazzella, lo batterà?
Li vedi ridere, guardarsi, abbracciarsi.
Complici, amanti, amici, fratelli.
E’ il senso della vita, la felicità.
Game, set, match.

E’ più facile essere liberi e sciolti, essere se stessi, dopo aver riso con le persone che ami.

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Oggi questo blog ospita un racconto speciale.
Vi ricordete di lui, Marco Kanobelj è un mio amico e alla fine dell’estate mi ha raccontato in questo post come si stava preparando per il Tor des Geants, una gara di endurance trail che si svolge lungo le due Alte vie della Val d’Aosta, i concorrenti partono da Courmayeur, località che è anche il punto di arrivo della gara.
Una competizione impegnativa, certo non è per tutti, si tratta di una gara di corsa lungo i sentieri di montagna, 330 km da percorrere in 150 ore.
E Marco è tornato a rispondere alle mie domande e voglio ringraziarlo per aver voluto condividere questa sua esperienza.
Sue le parole e le immagini, sono fotografie scattate durante il Tor, ecco il racconto dell’avventura di Marco Kanobelj.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj

Ti sei preparato con grande impegno per questo appuntamento, mi avevi raccontato come ti eri allenato per questa sfida.
Quando poi è iniziata la competizione, ti sei sentito pronto per affrontarla?

Nei giorni precedenti alla partenza della gara non provavo paura, mi sentivo pronto e preparato per vivere il Tor des Geants, anche se non avevo mai affrontato un percorso così lungo e difficile
Siamo partiti sotto la pioggia l’8 Settembre alle 10 di mattina, nonostante il brutto tempo ero molto tranquillo, anche perchè con me avevo l’amico e compagno di avventura e tanti allenamenti, Cesare Lombardo (Spartacus).
Già dalla prima sera però ci siamo resi conto che non ci si poteva sentire troppo tranquilli, bensì bisognava sempre stare in guardia, perchè i pericoli e le difficoltà erano dietro ogni angolo.
La prima notte di gara è stata a dir poco drammatica, ci siamo trovati alle 8 di sera a 3000 m di altezza, sotto una grandinata che ha trasformato in un inferno il Col della Crosatie, il freddo, il vento, la pioggia ghiacciata che cadeva su di noi.
Un incubo finito in tragedia come ben saprai, per un concorrente cinese, volato in un dirupo per trecento metri probabilmente a causa di un’ipotermia e del sentiero viscido, questo è stato il benvenuto che il Tor ci ha voluto dare, ricordo che io e Cesare quando ci siamo resi conto di aver scampato il pericolo, ormai vicini alla base vita di Valgrisange, ci siamo abbracciati.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj (2)

Mi avevi detto che volevi divertirti il più possibile vedendo posti meravigliosi e unici, obiettivo raggiunto?

Non posso dire di essermi divertito durante il Tor, ho passato momenti straordinari, unici, estremi e per certi versi drammatici, che non dimenticherò mai, ho corso parecchi rischi per la mia incolumità, non posso dire né di essermi rilassato né di essermi divertito, è stata comunque un’avventura straordinaria e davvero ogni giorno al limite, che mi ha permesso di vivere la montagna valdostana al 100% e di vedere luoghi unici e meravigliosi.

E quale è stato il momento più emozionante del Tor, l’istante che resterà per sempre nella tua memoria?

È stato un susseguirsi di momenti emozionanti dal primo all’ultimo istante di gara, un film meraviglioso ma forse anche troppo avventuroso, tutto il Tor resterà sempre con me, dal primo all’ultimo istante, scolpito dentro di me.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj (3)

E certo ci sarà stata anche qualche difficoltà, me ne parli ?

Le difficoltà affrontate nei giorni di gara sono state innumerevoli, quella che personalmente ho patito di piú è stata la mancanza di sonno.
In cinque giorni avrò dormito in tutto un ora e mezza, questa per me è stata la difficoltà maggiore insieme alle difficoltà tecniche dei sentieri, in alcuni tratti molto esposti, al freddo della notte, al vento delle cime e al problema fisico che mi ha impedito di portare a termine la gara, una forte infiammazione al tendine tibiale destro con versamento di edema, in pratica avevo una caviglia gonfia come un pallone.

Tor des Geants - Foto di Marco Kanobelj

Sei un grande appassionato di montagna e credo di capire che lo sport sia parte della tua filosofia di vita.
Pensi di aver affrontato questa avventura con lo stesso spirito con il quale hai vissuto altre esperienze o qualcosa di diverso?

Lo sport è parte fondamentale della mia vita, è quello che mi ha dato le maggiori soddisfazioni e la montagna è la piú bella palestra che ci sia per praticarlo.
Ho affrontato l’avventura del Tor con umiltà e rispetto, sapendo che sarebbe stata un’impresa molto molto difficile e piena di insidie, mai avrei immaginato una gara cosi estrema, comunque davvero affascinante e unica, in un teatro naturale stupendo come l’intera Val D’Aosta.
Il forzato ritiro dal Tor a praticamente 45 km dall’arrivo ha lasciato dentro di me una profonda delusione, ricordo di aver pianto per circa un giorno intero senza quasi riuscire a fermarmi.
Veder arrivare l’amico Cesare da solo è stato da un lato bello ma non sai cosa avrei dato per fare quegli ultimi chilometri insieme a lui per tagliare il traguardo.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj (5)

Lo rifaresti? Hai in progetto qualche altra competizione di questo genere?

Subito non pensavo piú a preparare di nuovo il Tor, ora tutte le notti penso e sogno che vorrei rifarlo, per portarlo a termine.
Nessun altra competizione che ho affrontato in vita mia è stata più magica e misteriosa del Tor des Geants.

Concludo questa chiacchierata ringraziandoti per aver raccontato qualcosa di te a me e ai lettori di questo blog.
Lascio a te le ultime parole, tre aggettivi per raccontare le sensazioni che ti regala la montagna.

 La montagna per me è brivido, bellezza e sogno, è un luogo meraviglioso dove si possono toccare e vedere gli Angeli.

Tor des Geants 2013 - Foto di Marco Kanobelj (4)

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Sulle vette, sulle alte montagne.
E non sono panorami per me consueti, sono le montagne della Val d’Aosta.
E sarà Marco Kanobelj a condurvi lassù;  lui abita a Genova e lo conosco da parecchio tempo, da prima che nascesse questo blog.
Per caso mi sono imbattuta nel suo profilo twitter dove ogni giorno Marco condivide splendide fotografie, immagini di montagne innevate e ghiacciai, vedute straordinarie e spettacoli che levano il fiato.

Foto di Marco Kanobelj 1

Sapevo che Marco è un grande sportivo, sapevo che si dedica con genuina passione a diverse discipline.
E ha un amore incondizionato per la montagna.
Una mattina ho letto un suo tweet nel quale Marco scriveva che si stava preparando per il Tor des Geants.
Che mai sarà?
Chi mi conosce sa bene che io non vado in montagna, pertanto non avevo mai sentito nominare questa gara.
Ma sapete? Mi affascinano le passioni degli altri.
E così ho cercato notizie ed ho scoperto che cosa sia il Tor des Geants, provo a spiegarlo anche a voi, se non lo sapete.
Si tratta di una gara di endurance trail che si svolge lungo le due Alte vie della Val d’Aosta, si parte da Courmayeur e lì si ritorna.

Foto di Marco Kanobelj 4

Una gara di corsa, lungo i sentieri di montagna, 330 km da percorrere in 150 ore.
Se volete conoscere tutte le tappe cliccate qui , arriverete al sito del Tor des Geants con tutti i dettagli.
Un’impresa e una grande sfida per 740 partecipanti che vengono da tutti i paesi del mondo.
E tra loro c’è anche Marco, così gli ho posto alcune domande, forse ingenue in quanto pensate da una persona che non pratica questo sport.
Ecco le risposte di Marco a pochi giorni dal Tor de Geants che avrà inizio il giorno 8 settembre.

Vorrei presentarti ai miei lettori, mi racconti chi sei e la tua passione per gli sport che pratichi?

Sono nato a Trieste nel 1970.
Sin da bambino appassionato di sport in generale, diplomato Isef e maestro nazionale tennis, ho iniziato a praticare seriamente il tennis all’età di 6 anni, continuandolo agonisticamente fino ai 18 e ancora oltre.
Appassionato di corsa su strada, nuoto e soprattutto bici (sia strada che mountain bike), dopo i 25 anni ho iniziato anche la pratica del triathlon, arrivando a disputare svariate gare, alcune internazionali sulla distanza dell’Iron man, 3,8 km nuoto, 180 km bici, 42 km corsa, con buoni risultati e grande divertimento.
E dopo anni di gare di triathlon e duathlon (corsa bici corsa) è iniziata la passione per la corsa in montagna, corsa sui sentieri (trail running).

Foto di Marco Kanobelj 2

In questi ultimi tempi seguendo il tuo profilo twitter ho visto le fotografie che scattavi durante le tue ascese in montagna.
Come ti sei preparato per questa impresa?
Hai mai fatto esperienze simili in precedenza?

Da sempre sono appassionato della montagna, soprattutto d’estate.
Anche qui sono arrivato all’obiettivo molto ambizioso e difficile del Tor des Geants attraverso parecchie gare importanti, tutte portate a termine, tra cui la CCC (Courmayeur Champex Chamonix) il Grandtrailvaldigne 100 km e il famoso Utmb (Ultratraildumontblanc) 167 km e 9000 metri dislivello da finire in 46 ore.
La mia preparazione avviene soprattutto nelle giornate lavorative, sono Maestro Nazionale al Park Tennis Genova e gioco a tennis 8/9 ore al giorno con i ragazzi delle agonistiche del Park, tengo così allenati il corpo e la mente.
E poi con l’amico Cesare Lombardo, anche lui iscritto al Tor come inviato di Il Secolo XIX, durante i weekend o qualche volta di notte, affrontiamo allenamenti lunghi di corsa e bici soprattutto sulle montagne liguri (alte vie e dintorni) e sul promontorio di Portofino.
Ad Agosto, come ogni estate, sono stato in vacanza in Val d’Aosta e mi sono allenato bene, anche provando alcuni sentieri in quota che faremo anche al Tor.

Foto di Marco Kanobelj

E la montagna per te cosa rappresenta? A volte nelle tue parole ho letto una sorta di ricerca che mi sembra vada molto al di là della competizione e del desiderio di sfida.

La montagna è silenzio, mi regala sensazioni ed emozioni uniche, non sono e non sarò mai né un grande sciatore né un alpinista ma adoro vivere la montagna.

Salire su una montagna di notte, non riesco neppure a immaginare quali sensazioni si provino, vuoi provare a spiegarmelo?

Andare per monti di notte a volte anche d’inverno regala sensazioni davvero particolari, si incontrano animali di ogni genere e si cammina al chiar di luna, davvero affascinante.
Quest’anno proprio per il Tor ci siamo allenati tanto anche di notte e sempre in due o tre.

Foto di Marco Kanobelj (4)

Quali obiettivi e aspettative hai per il Tor de Geants?

Il mio obiettivo e’ finire il Tor in buone condizioni fisiche e voglio divertirmi il più possibile vedendo posti meravigliosi e unici, cercherò di fare anche tante foto, cosa che mi piace tantissimo.
Comunque vivere un avventura unica e raccontarla a chi mi vuole bene, finire la gara nel tempo massimo e arrivare integro è il principale obiettivo, anche perché due giorni dopo la fine della gara dovrò tornare in campo al Park a lavorare.

Foto di Marco Kanobelj (3)

Qual è il peggior nemico di chi affronta un’impresa come questa?

I rischi piú grossi per un impresa come questa sono portati dalle condizioni metereologiche a volte molto difficili a quote intorno ai 3000 metri, durante il Tor tante volte ci si trova in quota, e il meteo è la variabile piú difficile da controllare, poi stanchezza e sonno non aiutano.
Bisogna fare 330 km e 24.000 metri di dislivello in 150 ore, è considerata la gara di trail più dura del mondo.
Finire il Tor per me sarebbe fantastico, finirlo stando anche bene sarebbe il massimo.

La montagna è silenzio.
Qual è per te il suono della montagna?

Il suono della montagna per me è il rumore dell’acqua dei torrenti che in Val d’Aosta si trovano su ogni sentiero.

Foto di Marco Kanobelj (2)

E queste sono le parole di Marco che ringrazio per il tempo dedicatomi.
Sue le parole, sue tutte le immagini che corredano questo articolo.
Se siete su twitter seguite la sua impresa, lo trovate qui.
A te Marco l’augurio di divertirti e di vivere questa avventura nella maniera migliore, con le tue montagne negli occhi e nel cuore.

Foto di Marco Kanobelj 3

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