La strada che porta nel bosco

La strada che porta nel bosco vive differenti armonie, a seconda della stagione.
E quella panchina nella notte di San Lorenzo è il luogo ideale per ammirare le stelle e per vederle scintillare nell’oscurità.
A volte, in certe giornate d’estate, mi fermo lì a leggere.
E così ho fatto lo scorso agosto: d’un tratto alle mie spalle, quatta e circospetta, è spuntata una faina, rapida ha attraversato la strada ed è scomparsa tra il fitto dei cespugli.
Stupori della natura a Fontanigorda: sono rimasta attonita a guardare con il libro tra le mani.
E il bosco era un tripudio di verde.

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La strada che porta nel bosco, in autunno, diviene una magia di riflessi dorati, un incanto silenzioso la riveste.

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In estate i rami degli alberi regalano una piacevole ombra, scosse dal vento le foglie cantano la loro musica lieve che dolcemente accompagna il canto degli uccelli.

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E poi, il tempo.
E le stagioni.
E arancio e bronzo e l’aria che diviene fresca e frizzante.

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E poi aspetta, sarà anche così.

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La strada che porta nel bosco nei mesi del solleone è spesso affollata di biciclette e di bambini che corrono, di sportivi che raggiungono il campo da tennis o quello da pallone, mentre altri villeggianti passeggiano pigramente.

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E poi viene una nuova stagione e la strada che porta nel bosco ritorna ad essere solo delle creature del bosco e di coloro che abitano in ogni giorno dell’anno in questi luoghi.

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E poi l’inverno raffredda i colori caldi e predomina il bianco luminoso della neve e l’azzurro del cielo tra i rami spogli degli alberi.

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Adesso è ancora stagione di foglie frementi ed è tempo di ritrovare i profumi e i sapori dell’autunno.
Si riaprono le seconde case, si cammina per le strade del paese.
Torte, caldarroste e altre delizie: domani a Fontanigorda si terrà la tradizionale castagnata, è un appuntamento che attira molti affezionati, se anche voi desiderate partecipare potrebbe essere l’occasione per ammirare le incantevoli suggestioni della Val Trebbia.

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E così è la strada che porta nel bosco, vestita della magia della luce d’autunno.

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Il Calendario Rivoluzionario Francese

Le grandi rivoluzioni tendono a voler modificare il quotidiano dei popoli allo scopo di creare un nuovo modo di vivere e di pensare ed è in quest’ottica che si inserisce la nascita del Calendario Rivoluzionario Francese.
Una diversa maniera di contare i giorni, nomi e parole dal fascino suggestivo.
E così oggi andiamo a quel tempo, apriamo un libro che ci conduce a quell’epoca di furore, Cittadini di Simon Schama, un testo che consiglio a chiunque ami questo periodo storico.
Innanzi tutto, per quale ragione era necessario avere un nuovo calendario?
L’autore spiega che all’epoca si sentiva il bisogno di discostarsi da tutto ciò che in qualche maniera era legato alla vecchia Francia e serviva un nuovo immaginario nel quale potersi rispecchiare, esaltando l’aspetto rurale e contadino della Francia di quegli anni.
E così studiosi e scienziati si misero all’opera e inventarono un calendario del tutto innovativo.
Ho in casa un serie di antichi libri preziosi, la Storia Universale di Cesare Cantù, su uno di questi volumi ci sono tabelle e chiare spiegazioni su Calendario Rivoluzionario e così vi si legge:

Col 22 settembre 1792, in cui fu proclamata detta Repubblica, si promulgò una nuova era che fu poi abolita col primo gennaio 1806. Contava gli anni da esso 1792, cominciandoli la mezzanotte del giorno che succede all’equinozio vero d’Autunno per l’Osservatorio di Parigi.

Cantù spiega che ci sono 12 mesi, ognuno è di 30 giorni, per un totale di 360 giorni.
E così a fine anno sono previsti 5 giorni aggiuntivi oppure 6 nel caso dei mesi bisestili, questi giorni erano dedicati a certe feste particolari dedicate a precise virtù, Schama nomina ad esempio il talento, l’industriosità e le imprese eroiche.
Ogni mese è diviso in 3 decadi e i giorni si chiamano: primidì, duodì, tridì, quartidì e così via fino al decadì.
In pratica non esisteva più la settimana.
A parte questa complessa questione numerica veniamo ai nomi dei mesi e questi per me sono davvero poetici e particolari, indicherò per ognuno la traduzione suggerita da Cesare Cantù.
Dunque, l’anno inizia il 22 settembre, è il mese del vino e dell’uva e viene così denominato Vendemmiaio.

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E continua l’autunno con il tempo della nebbia, tra ottobre e novembre sono i giorni di Brumaio.

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E poi arriva il freddo e con esso è il tempo di Glaciale.
Incombe l’inverno e il 21 di Dicembre inizia Nevoso, sarà poi la volta di Piovoso e Ventoso.

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E quindi sboccia e rinasce la natura ed è tempo di primavera, la linfa vitale  regala il nome ai giorni tra marzo e aprile, Germile o anche detto Germinale, parola nota agli amanti della letteratura francese perché così si intitola un celebre romanzo di Zola.
E poi sbocciano le corolle gentili ed è tempo di Fiorile.

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Gli succede un periodo ancor più lieto, è allegro e spensierato Pratile, corrisponde a questi giorni dell’anno, il mese inizia nell’ultima decade di maggio e termina il 18 o 19 giugno.

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E infine arriva l’estate, il tempo delle spighe e dei campi di grano, è il tempo delle messi generose, tra giugno e luglio c’è Messidoro.Pietranera (3)

E poi il caldo si fa più forte e potente, l’epoca del solleone è Termidoro.
Da ultimo il tempo dei frutti, tra la fine di agosto e settembre  gli alberi sono carichi di doni e questo è Fruttidoro.

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Oltre a ciò, Simon Schama spiega che ogni giorno di ogni mese era associato a un dono della natura come fiori, frutti, piante o a un animale o ad un attrezzo agricolo, è la massima esaltazione della vita agreste e rurale.
Questo era il tempo al tempo della Rivoluzione, in epoche assai lontane dalla nostra.
Siamo in pieno Pratile, attendiamo che giunga dorato di luce Messidoro.