Notizie da un grande paese

Amici viaggiatori, salite a bordo: si parte per una divertente avventura che ci porterà nella terra delle speranze e delle opportunità.
E a farci da ineffabile guida sarà un autore straordinario che io considero realmente un caro amico in quanto mi ha regalato ore di autentico svago e di questo non saprò mai ringraziarlo abbastanza.
Notizie da un grande paese è il volume di Bill Bryson edito da Tea nel quale sono raccolti gli articoli scritti dall’autore sul finire degli anni ‘90 per la rivista statunitense The Mail on Sunday.
Divertente, ironico, arguto, raffinato e mai sopra le righe, il nostro Bryson ha il suo pubblico di fedeli lettori e io fieramente mi onoro di essere tra questi.
Americano di nascita, originario di De Moines nell’Iowa, Bryson ha vissuto a lungo in Gran Bretagna e questa raccolta di articoli risale al periodo del suo ritorno in patria con moglie e figli.
E quale America si trova tra le pagine di questo libro?
Bryson vi farà scoprire lati buffi e a volte surreali dei suoi compatrioti con quel suo stile ironico e inconfondibile.
E se lo conoscete già sapete che il nostro non fa sconti a nessuno, a dir la verità riesce a farvi ridere anche quando parla delle previsioni del tempo:

…e il meteorologo disse: “Oggi ad Albany è caduto mezzo metro di neve” per poi aggiungere brioso “vale a dire all’incirca 50 centimetri “.
No, razza di povero imbecille: sono esattamente cinquanta centimetri.

Ecco, Bryson è un tipo così, non gli sfugge nulla e vi racconterà le sue peripezie con le linee aeree e le compagnie telefoniche, vi narrerà dei motel e dei centri commerciali, delle partite di baseball e delle tante consuetudini americane.
Avevo già letto questo libro diverso tempo fa, ne ho una copia in lingua originale e l’ho ritrovato volentieri, è una piacevolissima compagnia.
E sapete la storia di quel tale che chiamò l’assistenza del suo computer chiedendo come poteva fare a riparare il portabevande del PC?
Dall’altro capo del filo l’attonito impiegato rispose che non capiva di che diamine stesse parlando e i due ebbero un’animata discussione che si concluse così:

“Ma i nostri computer non hanno portabevande preinstallati.”
“Mi faccia il piacere, caro mio: ce l’hanno eccome” dice l’uomo scaldandosi un po’ “Sto guardando il mio proprio in questo momento. Si preme un pulsante alla base del computer e viene fuori il portabevande.”
Emerse poi che l’uomo usava il cassettino del CD per posarci la tazza del caffè.

Ecco, i libri di Bryson sono costellati di personaggi balzani di tale fatta, di aneddoti e storielle divertenti, esilaranti momenti di vita vissuta raccontati con garbo, arguzia e intelligenza.
Io credo che Bill Bryson sia una persona naturalmente simpatica e divertente, altrimenti non si spiega la sua capacità di regalare sorrisi sui più disparati argomenti.
Ad esempio, ad un certo punto elenca le vertiginose spese per mantenere il figlio al college come l’affitto, il vitto, le tasse, le assicurazioni, i libri e varie ed eventuali, conclude poi con l’elenco dei costi per le telefonate:

Già da ora mia moglie lo sta chiamando un giorno sì e uno no per chiedergli se ha abbastanza denaro, quando in realtà – vorrei sottolineare – dovrebbe essere lui a chiederlo a noi.

Ecco, il nostro caro Bill è un tipo così!
Beati voi che dovete ancora leggere Notizie da un grande paese, vi invidio molto.
Io per parte mia andrò a tirar fuori dalla libreria uno dei volumi di Bryson letti e riletti più di una volta ma con gli amici cari accade sempre così: non si smette mai di divertirsi in loro compagnia.

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I cugini d’America

La zia Angela aveva atteso quella busta per lungo tempo: finalmente era arrivata ma lei esitava ad aprirla, l’aveva posata sul comò di legno scuro e la fissava, timorosa e impaziente.
Ogni viaggio è un nuovo inizio, ogni meta conquistata un sogno che può divenire realtà.
Erano partiti.
Avevano portato poche care cose: qualche valigia, alcuni indirizzi preziosi, un mestiere nelle mani e la fatica di ricostruirsi il destino.
Il futuro è in un foglio, in un timbro, il futuro è al di là di una porta che si apre.
Il futuro è tra le righe di quelle domande, prima di imbarcarsi.
Ed è nelle risposte pronunciate con voce ferma per non tradire l’insicurezza.

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Galata Museo del Mare

Il pensiero resta a riva.
Sulla terra che hai lasciato, ancorato alla banchina.

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Il pensiero risuona negli addii, nelle voci commosse.
Scrivi presto, abbi cura di te, non piangere.
E sorridi, mentre il pensiero resta sulla riva.

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Il viaggio.
Lungo, faticoso, infinito, non lo si può neanche raccontare un viaggio così.
Alle tue spalle un continente si allontana, davanti ai tuoi occhi un luogo mai veduto.

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Galata Museo del Mare

Notti stanche, notti senza sonno sul tumultuoso oceano.

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Galata Museo del Mare

E poi, ancora con il fiato sospeso.
Uno sguardo che ti scruta, domande, domande e ancora domande.
Il futuro è in un foglio, nell’inchiostro che segna la tua vita.

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Galata Museo del Mare

Diverso tempo dopo era arrivata la lettera per la zia Angela, lei la aprì con mani tremanti, posò gli occhi su quella calligrafia a lei così cara e lasciò andare un sospiro troppo a lungo a trattenuto.
E li guardò uno ad uno quei nipoti, quei figli di famiglia andati così lontano.
Il futuro è una terra vasta e polverosa da calcare con quelle scarpette consumate.
Tutta la vita davanti.
Potrai diventare un contadino, un uomo d’affari, forse un avvocato, un commerciante.
Un uomo di successo.
O più semplicemente, un uomo felice.
Felice, capisci cosa intendo?
Gioca bene le tue carte, ora che sei là.

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Loro.
Laggiù.
Distanti.
Non sarebbero mai più tornati, nessuno lo aveva detto ma era implicito e sottinteso, quell’arrivederci aveva avuto un sapore amaro.
E tuttavia zia Angela era stata forte, non si era fatta scappare neanche una lacrima, aveva aspettato che la nave svanisse all’orizzonte e poi era scoppiata in un pianto dirotto e sconsolato.

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Il futuro.
Una lingua nuova, le tue usanze, i tuoi ricordi da tramandare ai tuoi figli.
E una casa.
Il futuro è là, davanti alla porta di legno.

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I cugini dall’America avevano gli occhi illuminati da una luce nuova: la luce di una nuova vita.
Adele, pensò zia Angela, sembrava come rinata, si leggeva sul suo viso il segno di una ritrovata serenità, la fiducia nel tempo che sarebbe venuto.
Del resto il marito di lei era sempre stato un gran lavoratore: nella terra delle opportunità avrebbe trovato modo di farsi valere.

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E i bambini?
Ah, zia Angela si era tanto raccomandata!
Negli anni a venire avrebbero dovuto conservare la memoria del luogo dal quale provenivano: uno sguardo al domani, una mano tesa verso il proprio passato.
Giacomino era così piccolo, avrebbe conosciuto le storie di famiglia dai ricordi di mamma e papà, Teresa sarebbe diventata una signorinetta in quella terra lontana.
Pietro, il più grande dei quattro, era un ragazzino assennato ed obbediente, per lui non c’era da preoccuparsi.

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Adele, la sua buona e dolce nipote, avrebbe mantenuto ogni sua promessa.
Avrebbe continuato a parlare in italiano ai suoi figli, avrebbe tenuto stretto il legame con la sua terra natale.
Anche se ormai era lontana, anche se ogni nuovo inizio porta inevitabili cambiamenti, anche se la zia Angela non era accanto a lei, ad aiutarla e a rassicurarla.
Italiani d’America, con il cuore e il pensiero sulla banchina di un porto.

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Alcune immagini di questo articolo sono state scattate al Galata Museo del Mare, nella sezione dedicata ai nostri emigranti.
La famiglia della quale vi narro è ritratta in una fotografia che da qualche giorno fa parte della mia piccola collezione.
Tutto ciò che avete letto è un mio gioco di fantasia, è reale il nome della destinataria della foto, sul retro si legge: alla Zia Angela auguriamo buon fine e miglior principio.
Non è specificato un anno o un luogo di provenienza, ma le scritte a stampa sul retro dell’immagine sono in inglese, pertanto presumo che questo ricordo provenga dagli Stati Uniti.
La fotografia spedita dal mondo nuovo è stata conservata con cura, osservata con affetto, accarezzata da mani amorose.
Loro ce l’hanno fatta.
Un carro, una casa, una famiglia unita, un solo cuore.
Loro ce l’hanno fatta, loro sono i cugini d’America.

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La tomba Strickland Fletcher e il candore dell’angelo

Il tempo lascia la sua traccia sulle cose terrene e su certi monumenti posa un sottile velo grigio.
Fino a poche settimane fa questo angelo si mostrava in tale maniera, con le sue armoniose fattezze offuscate da una patina scura.

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Questa è la creatura celeste che custodisce la tomba Strickland Fletcher al Cimitero Protestante di Staglieno.
C’è qualcuno che ha a cuore il recupero e la conservazione delle nostre opere d’arte, il suo nome è Walter Arnold ed è un generoso filantropo statunitense, a lui già si deve il restauro dei monumenti Bentley e Whitehead che vi ho mostrato in questo articolo.
Genova è debitrice a questo prodigo americano che ha finanziato il recupero della statua dell’angelo scaturita dalle abili mani dello scultore Luigi Brizzolara.

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Come si legge sul sito dell’Associazione di Walter Arnold a questo link, il monumento fu fatto edificare da James Fletcher, inglese di nascita ed emigrato negli Stati Uniti nel 1848.
Si distinse combattendo durante la Guerra Civile e in seguito divenne editore, infine nel 1883 fu nominato console degli Stati Uniti a Genova.
Qui giunse e qui lasciarono le cose del mondo sua moglie Emma e sua figlia Gertrude, per loro egli commissionò a Luigi Brizzolara il monumento che oggi è tornato al suo antico splendore.
E qui, con la sua famiglia, riposa anche James Fletcher.

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Le ali bianche ed eteree ora rifulgono di un ritrovato candore.

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Un angelo dai tratti acerbi, innocente e adolescente, nei suoi gesti composti c’è una grazia garbata, sospesa nel tempo infinito che non sappiamo comprendere.

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Vedere queste immagini rende l’idea dell’importanza di certi interventi di restauro volti a preservare i monumenti dall’usura del tempo e a restituire loro luce e bellezza.
L’angelo dalla figura sottile ha un drappo attorno alla vita e tiene il capo dolcemente reclinato.

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Ai suoi piedi troverete una maestosa aquila, essa è il simbolo degli Stati Uniti d’America, pertanto rappresenta un omaggio a James Fletcher e al suo lavoro di console.

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I riccioli incorniciano i tratti giovani dell’angelo, il suo viso è adombrato da una sorta di tristezza, lo sguardo è rivolto verso il basso.

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Una grande croce, un mistero fitto che nessuno di noi sa comprendere.
E la candida bellezza di un creatura del cielo, con la sua grazia delicata veglia sul sonno eterno della famiglia Fletcher.

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Genova e Anversa, vite in movimento

Genova e Anversa, due città lontane e diverse: la città dei Dogi che si affaccia sulle acque calde del Mar Mediterraneo e la città dei diamanti che guarda verso il Mare del Nord.
Due città lontane e diverse eppure unite da profonde affinità.
Genova, il mare e i mercanti.
A metà del ‘400 gli scambi mercantili con le Fiandre furono fruttuosi e innumerevoli.
I mercanti e i ricchi banchieri genovesi avevano forti interessi in quelle terre, Genova esportava l’allume, prezioso materiale del quale aveva il monopolio e che serviva a fissare i colori sulle stoffe.
E nelle case di Genova giungevano dalle Fiandre arazzi e tessuti, gioielli e dipinti.
Ed è proprio l’arte la testimone di questo legame, nei musei della Superba sono esposti quadri appartenuti alle nobili famiglie della Superba, sono opere di Joos Van Cleve e Van Heyck, di Rubens e Van Dick.
Ricchi committenti e grandi artisti, tra Genova e Anversa.
Un legame che non si spezza ma negli anni si rinnova e trova altri punti in comune.
Tutto muta, ma le città di mare hanno un destino, è il destino delle moltitudini che si trovano davanti a quel mare.
E’ la promessa del futuro, del cambiamento e delle speranze che divengono realtà.
Una nuova patria, una nuova casa.
Un viaggio sull’oceano.

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Galata Museo del Mare

Vite in movimento. Storie di persone, affari e idee tra Anversa e Genova, questo il tema della conferenza che si terrà il 30 Ottobre prossimo al Galata Museo del Mare, un evento organizzato dall’Ente Turismo delle Fiandre con il patrocinio dell’Ambasciata del Belgio e del Comune di Genova.
L’incontro è aperto al pubblico fino ad esaurimento dei posti disponibili, per richiedere l’invito occorre scrivere a info@turismofiandre.it
Il mare e la promessa del futuro, Genova, Anversa e le emigrazioni.
E due musei che narrano le vicende di queste vite piene di speranza.
Nella Superba il Galata Museo del Mare, del quale ho già avuto occasione di parlarvi in questo articolo, ad Anversa il Museo Red Star Line che ha da poco aperto i battenti.
Due musei che vi calano nella realtà di chi lasciò la propria casa in cerca di un destino migliore, due musei che utilizzano l’interattività come mezzo espressivo privilegiato.
Tra il 1873 e il 1934 circa due milioni di persone lasciarono l’Europa a bordo delle navi della Red Star Line,  al museo di Anversa si scopre la storia di questa compagnia di navigazione che condusse tante persone verso un futuro che non conoscevano.

Red Star Line

Poster Red Star Line Museum Antwerp
Immagine di proprietà di Visitflanders e tratta dal relativo profilo Flickr

Le vite in movimento, destinazione Canada e Stati Uniti, la Merica dei nostri emigranti.
La Merica di Anna Sciacchitano.
Dalla Sicilia a Ellis Island passando da Genova, durante il viaggio Anna perse uno dei suoi bagagli.
La sua immagine è divenuta una sorta di simbolo delle tante persone che fecero la medesima scelta.

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Galata Museo del Mare

E come al Galata Museo del Mare anche ad Anversa si viaggia virtualmente insieme agli emigranti.
Si parte, il destino sarà roseo e luminoso per questa bimba dal visetto impaurito?

Red Star Line Museum

Red Star Line Museum
Immagine di proprietà di Visitflanders e tratta dal relativo profilo Flickr

Si parte, tante valigie e tante storie.
Si parte, a volte bisogna affrontare molte difficoltà, ad Ellis Island occorre sottoporsi a visite mediche.
La piccola Ita Moël, affetta da una contagiosa malattia agli occhi, non venne ammessa negli Stati Uniti, è il 1922 e Ita è una bambina di nove anni quando viene rimandata ad Anversa.
La sua famiglia, invece, riesce a stabilirsi negli Stati Uniti.
Lei tornerà e verrà ancora deportata in Belgio, verrà ammessa solo nel 1927.
Storie di vite difficili, storie che non dovremmo dimenticare.

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Red Star Line Museum
Immagine di proprietà di Visitflanders e tratta dal relativo profilo Flickr

Storie di padri, madri e figli.
La piccola Irene Bobelijn aveva sei anni quando partì da Anversa con la sua governante, i suoi genitori l’attendevano in Illinois dove la vita pareva essere più dolce che in Belgio.
E dolce è il ricordo  che conservò questa bimba riguardo alla sua permanenza negli Stati Uniti.
Irene fece anche il viaggio al contrario per tornare nelle Fiandre con mamma e papà quando vennero i tempi duri, i tempi della Grande Depressione.
E qui, al Museo Red Star Line, c’è il baule con il quale la famiglia di Irene fece le sue traversate.
Sogni e vestiti racchiusi in valigia.

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Galata Museo del Mare

Storie di speranze, di abbandoni e di nuove vite.
Storie di personaggi celebri, come Albert Einstein.
Aveva viaggiato tante volte sulle navi della Red Star Line.
E compì un altro viaggio, nel 1933, verso gli Stati Uniti, per mettersi in salvo dalla furia cieca dell’orrore nazista.

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Storie di vite in movimento, storie di uomini e donne che partirono da Genova e da Anversa.
Un filo che lega due città, un incontro che avrà questa città come suo scenario.
Il futuro è una misteriosa promessa, il futuro è al di là dell’oceano.
L’avventura è appena iniziata, prendete posto anche voi insieme agli altri viaggiatori.

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Red Star Line Museum

Edward Bunker, educazione di una canaglia

Una vita non è mai senza speranza, un destino non è mai scritto, ognuno di noi ha sempre la possibilità di compiere la virata necessaria per mutare il corso della propria esistenza.
E tra i molti libri che potrete leggere per confermare questo assunto, sul vostro scaffale non potrà mancare Educazione di una canaglia :  ascesa, caduta, rinascita di un malvivente, uno con un quoziente intellettivo sopra la media, uno che si mette a nudo, con crudezza e ferocia, senza mai fare sconti a se stesso.
Il suo nome è Edward Bunker, malvivente incallito, rapinatore e falsario.
E scrittore di grande talento, questo suo libro è uno dei più avvincenti che abbia mai letto.
E può darsi che, senza saperlo, voi lo conosciate già: se avete visto Le iene di Quentin Tarantino, sua è la parte di Mr Blue, creata su misura per lui dal regista americano, grande estimatore dei romanzi di Bunker.
La storia di una vita, dall’infanzia alla redenzione, dalla strada ai penitenziari d’America, da San Quintino a molti altri.
E’ un bambino difficile Bunker, e la sua carriera di malvivente la comincia in tenera età, è un ribelle, uno che già a cinque anni sfugge al controllo della famiglia, scappa, e quando i suoi genitori si separano finisce in collegio, il primo dei luoghi che lo vedranno rinchiuso.
Da uomo vivrà esperienze crude e feroci, la durezza del carcere, la prigionia, eppure Bunker all’inizio di questo sua autobiografia ricorda un evento della sua infanzia che, nel momento in cui scrive, ancora gli strazia il cuore, riguarda Babe, la sua cagnetta, soppressa a sua insaputa da sua zia e suo padre.

Credo che questo fu il momento preciso in cui il mondo mi perse, perché la sofferenza si tramutò presto in rabbia.

E’ perché ognuno di noi non è mai una sola cosa, mai.
Ognuno ha in sé inferno e paradiso, scrisse Oscar Wilde, definizione quanto mai adatta, se parliamo di Edward Bunker.
L’America, la sua America è quella degli Anni Cinquanta e Sessanta.
E’ Los Angeles, Hollywood, California.
Fuori c’è il dorato mondo del cinema, lui entra ed esce dal carcere, per i suoi molti reati, ma nell’America degli Studios può anche capitare che, durante la libertà condizionata, un cattivo ragazzo come lui finisca a lavorare per un’attrice famosa, una stella del cinema muto, Mrs Wallis, al secolo Louise Fazenda,  biondissima ed eccentrica diva, moglie del produttore Hal B. Wallis.
Ad appena diciassette anni, in uno dei tanti penitenziari che conoscerà, a un ufficiale che gli fa notare quanto non sembri un duro, Edward risponderà:

Non sono un duro, i tipi duri sono sottoterra.

E sì, può anche succedere che uno che ha un passato da rapinatore finisca per trovarsi nella villa di William Randolph Hearst, noto editore e magnate americano, e anche che il caso gli faccia incrociare il cammino del commediografo Tennessee Williams.
E’ l’America, è il sogno e la visione di un universo parallelo al quotidiano di Bunker, fatto di ergastolani, di condannati a morte,  di secondini e di celle di isolamento.
E la scrittura di Bunker è rapida, efficace, vi trascinerà con lui per cinquecento pagine e voi sarete, lì seduti accanto a lui, sul sedile della fiammante Jaguar che Edward guida per le strade della California.
Benefici di frequentare una stella del cinema, ma non scordate che Bunker è un criminale, con un suo codice morale, se così si può dire, non svaligia case private e non ruba ai poveri e agli anziani.
Ma Edward, il delinquente, trova il modo di rubare una Jaguar e di sostituirla alla sua che, ahimé, aveva qualche ammaccatura.
E’ l’America, e l’America di Bunker è fatta di partite a poker, di donne, di pugilato e di scazzottate, di risse e di fughe.
E di libri, i grandi romanzieri americani, Eddie legge Dos Passos, Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, e poi ancora Dostoevskij, Musil ed Hermann Hesse.
Carcere, evasioni, sbarre alle finestre e una macchina da scrivere, su quella Bunker creerà i suoi romanzi, ne scriverà sei prima che un editore si accorga di lui.
E il libro, quel libro, un capolavoro dal titolo Come una bestia feroce, è ancora pubblicato ai giorni nostri e ancora riscuote successo.
Nessuno di noi è una cosa sola, un universo sfaccettato compone l’animo di qualunque uomo, sia egli santo o malfattore, genio o persona semplice.
E’ la casa editrice Norton a mettere in luce il talento di Bunker.
Lui scrive:

La scrittura era diventata la mia sola possibilità di uscire dal pantano in cui era scivolata la mia vita.
Avevo perseverato anche quando la candela della speranza si era completamente consumata.

Bunker si è poi sposato, ha avuto un figlio e narra lui stesso, con stupore, come gli sembri strano che la moglie gli sia rimasta accanto.
Non si fa sconti e dice che certo prova vergogna per alcune sue azioni, ma sottolinea anche questo:

I tratti del mio carattere che mi hanno fatto combattere il mondo sono gli stessi che mi hanno permesso di farmi valere.

Ognuno di noi non è mai una sola cosa, mai.
Educazione di una canaglia dovrebbe stare in ogni libreria degna di questo nome, dovrebbe passare tra le mani di coloro che hanno perduto i loro sogni, dovrebbe essere la lettura di coloro che sono in cerca di speranza, in un mondo nel quale i sogni si pagano a caro prezzo.
Ma ognuno di noi non è mai una sola cosa, mai.
Così è per Edward Bunker, ladro, falsario, rapinatore, truffatore e scrittore.
E quando anche voi lo conoscerete, saranno vostre queste sue parole:

Un fiore di loto è nato dalla melma. E seguita a crescere.

Sorella, mio unico amore

Un libro intenso, forte e feroce.
Un libro che disturba, denso di emozioni, di contrasti e tumulti interiori.
Un libro che vi svelerà quanto profondo e insondabile possa essere l’animo umano.
In questo romanzo, liberamente ispirato ad un noto fatto di cronaca, l’eroe tragico ed io narrante della storia è Skyler, fratello maggiore della protagonista, la piccola Bliss, trovata uccisa all’età di sei anni.
A far dar sfondo a questa storia familiare l’America degli anni ’90, quella dei country clubs e delle villette a schiera, l’America dei tabloids e dei talk show, l’America delle piccole miss e del Botox.
Pagina dopo pagina Joyce Carol Oates vi trascinerà nel gorgo degli orrori della famiglia Rampike.
Conoscerete così Bix, un marito e padre distratto, e sua moglie Betsy, una madre ambiziosa e superficiale, il cui unico interesse sembra essere la scalata sociale e l’affermazione nell’alta società di Fair Hills.
Il romanzo si snoda sull’onda dei ricordi di Skyler che, ormai ventenne disadattato ed ex tossicodipendente, ricostruisce la storia della propria vita.
Ci racconta di sé, di quando incapace di essere all’altezza delle aspettative materne, rimase quasi storpio a causa di una caduta durante una gara di pattinaggio.
Ci trasmette il suo disagio, il suo senso di inferiorità e di inadeguatezza, in paragone a quella sorella minore, da lui tanto amata.
Ci racconta che nelle foto di famiglia  la nota stonata era sempre lui e i suoi lo rimproveravano perchè faceva brutte facce, ma lui negava, no, non si era reso conto di averle fatte.
E poi ci parla di lei , Bliss Rampike, principessina del ghiaccio e orgoglio di mamma Betsy. Bliss e i suoi completini sgargianti e le coroncine da principessa, Bliss e le tante medicine che mamma le fa prendere perchè sia sempre la prima, sempre vincente.
Questa bimba, battezzata come la nonna Edna Louise, prenderà il nome di Bliss a maggior gloria della sua grazia e bellezza. E malgrado sia stata tenuta su un piedistallo per tutto il corso della sua breve esistenza, la piccola rivelerà tutta la sua infantile fragilità nella complice amicizia proprio con il fratello.
E’ a lui che si rivolge quando bagna il letto e vuole farsi aiutare a cambiare le lenzuola senza essere scoperta dalla mamma; è lui che svela il suo piccolo e al contempo grande segreto, ovvero che la sua bambola si chiama Edna Louise, quasi a significare che da qualche parte il suo vero sé, sebbene trasfigurato dal trucco e dai vestitini da miss, ancora sopravvive.
Per tutto il corso del romanzo, sarete accompagnati dal senso di colpa di Skyler, che si ritiene lo smemorato responsabile della fine di Bliss, dal suo rimpianto e dalla sua amarezza, dal resoconto delle sue turbe psichiche conseguenti alla tragica morte della sorellina.
E mentre Skyler lentamente precipita verso l’autodistruzione la sua famiglia si disfa, i genitori divorziano, la madre finisce per passare da un talk show all’altro a parlare della sua figlioletta perduta e monetizza la sua morte con una linea cosmetica e una serie di besseller nei quali racconta la sua triste vicenda.
E in questo quadro sconfortante sul finire del romanzo, vi verrà rivelato chi sia il vero colpevole della morte di Bliss e dei tormenti di Skyler e insieme a lui sperimenterete la sua catarsi , rinascita e resurrezione. Lenta, lenta e incerta, come le ultime parole che pronuncia: spero, spero di farcela.