Le copertine dei nostri libri

Le copertine dei nostri libri raccontano anche di noi e delle nostre passioni, le copertine dei nostri libri a volte narrano già delle storie.
Nei libri, naturalmente, ciò che conta è la parola scritta: la trama, i personaggi, il viaggio di fantasia che puoi compiere grazie al talento di uno scrittore.
Leggi e ti ritrovi in un altro secolo, in una casa che ti sembra di conoscere, in una città che non hai mai veduto e che diviene familiare, puoi persino ritrovare emozioni che ti appartengono.
Ogni libro ha il suo abito ed è la sua copertina, lasciamo da parte quei volumi che ci hanno deluso, magari ci siamo fatti ingannare dalla loro veste patinata ma poi il loro contenuto non era all’altezza delle nostre aspettative, accade a tutti i lettori, prima o poi.
E i libri che invece abbiamo amato? Quelli che abbiamo scelto?
Pensiamo ai grandi classici o ai capolavori che non possono mancare nella nostra libreria, non li abbiamo acquistati per la loro copertina ma perché realmente intendevamo trascorrere alcune ore della nostra vita in compagnia di un grande scrittore.
Poi, durante la lettura, abbiamo fatto caso alla copertina.
Come può essere così azzeccata? Come hanno fatto a trovare l’immagine perfetta?
Stupore, ci vuole del talento anche per scegliere una copertina.
E dunque ecco un esempio frutto della mia esperienza personale.
La scorsa estate ho finalmente letto Il Rosso e il Nero di Stendhal, un romanzo che mi ha lasciata senza parole per la sua bellezza e per la vivace meraviglia di certe descrizioni, a tratti mi pareva di essere negli stessi luoghi che fanno da scenario alla vicenda umana di Julien Sorel.
Ed è questa la particolarità della letteratura, dona rarità.
Il volume che ho acquistato è un tascabile, in copertina c’è un dettaglio di un dipinto di Ingres, è il volto di un giovane uomo.

stendhal

E a dire il vero mentre leggevo il romanzo quell’immagine è diventata parte della lettura, quel giovane era davvero Julien Sorel.
Lui è un ragazzo dalla corporatura esile, Stendhal descrive così il suo viso:

Aveva le guance di porpora e gli occhi bassi; era un giovanottello fra i diciotto e i diciannove anni, con tratti irregolari, ma delicati, e un naso aquilino.

E quindi comprenderete, è proprio di lui, è il giovane dipinto da Ingres o per lo meno, per me lo è stato.
Non è la prima volta che mi accade, nella mia libreria ci sono diversi volumi in lingua originale e pubblicati da case editrici d’oltremanica, spesso in copertina ci sono dipinti di celebri artisti e mi è capitato sovente di trovarli perfettamente in sintonia con la trama e con i personaggi della storia.
Lo stesso vale per le pubblicazioni più recenti, io leggo di rado romanzi di autori contemporanei eppure anche in questo caso a volte la copertina fa la sua parte.
Porto ancora ad esempio un libro che ho recensito su questo blog, ne scrissi tempo fa in questo post.
L’immagine è magicamente evocativa, restituisce l’atmosfera misteriosa in cui sono immersi i protagonisti di La Donna del Père-Lachaise.

Libro

Ci saranno altri libri.
Troveremo nuovi autori, esploreremo altre epoche e impareremo qualcosa di noi che diversamente non avremmo mai potuto scoprire.
Ci saranno altri libri e altre copertine, alcune ci colpiranno e resteranno nel nostro cuore, insieme a quei libri che sono importanti per noi.
Siamo gente strana, noi lettori, siamo capaci di stare per ore in una libreria oppure davanti ad una bancarella.
Prendiamo un libro, lo sfogliamo, poi ne scegliamo un altro e così via.
Non torniamo mai a casa a mani vuote, questo si sa.
Siamo gente così, sempre in cerca del libro perfetto per noi.

libri

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Stendhal a Genova: il profumo della deliziosa acqua rossa

Tra i tanti viaggiatori che visitarono Genova c’è anche un celebre scrittore francese: Henri Beyle, noto agli onori del mondo con lo pseudonimo di Stendhal.
E il suo raccontarsi è preciso e puntale, Stendhal non risparmia le critiche, elargisce consigli, è davvero una guida di eccezione.
Alcune sue memorie hanno già trovato spazio su queste pagine nel mio primo post dedicato ai famosi visitatori che nell’Ottocento passarono nella Superba.

Genova

Desiderate conoscere le dritte dello scrittore francese? Le trovate qui, sulla Pensione Svizzera il nostro fornisce dettagliate indicazioni.
Da molto tempo desideravo approfondire una curiosità che riguarda il soggiorno genovese di Stendhal, la frutta di stagione mi ha fatto tornare alla mente questo episodio.
Dunque, torniamo a quegli anni e quei giorni che Stendhal trascorse a Genova, questa memoria si trova tra le pagine del suo Mémoires d’un touriste e già l’ho citata nel mio precedente articolo.
Il nostro Henri narra di essere tornato ripetutamente in un caffè dei caruggi dove era solito gustare una bevanda sublime, l’acqua rossa che lo ritemprava dalle fatiche del suo girovagare.
E riporto le sue parole:

“… cinque o sei ciliegie in fondo al bicchiere e il profumo delizioso dei noccioli.
Questa bibita eccellente e mai lodata abbastanza costa tre soldi…”

Ciliegie (2)

Tre soldi per un bicchiere di acqua rossa.
E cosa sarà mai questa accattivante bontà?
Si tratta di una bevanda della tradizione genovese, è lo sciroppo di amarene.
Le immagini che corredano questo articolo ritraggono succose ciliegie, parenti strette della frutta che si utilizza per questa bibita.
Insomma, mi pare opportuno pubblicarne la ricetta: non si può mai dire, potrebbe capitarvi di ospitare qualche esigente scrittore straniero, vorrete forse farvi cogliere impreparati?
Ecco qua la maniera per preparare l’acqua rossa che piaceva a Stendhal, dosi e procedimento sono tratti da un autorevole testo che probabilmente è in molte case della Superba: La Cuciniera Genovese di G. B. e Giovanni Ratto, un volume risalente alla seconda metà dell’Ottocento.

Ciliegie

Riassumendo, la ricetta è la seguente.
Occorrono 4 kg di amarene, si schiacciano con le mani e si lasciano fermentare per 24 ore.
Quindi vanno messe in una salvietta bagnata e strizzate per far uscire il sugo che va messo a cuocere in una pentola insieme a una parte dei noccioli precedentemente pestati nel mortaio.
Dopo due o tre bollori, dicono i nostri stimati Ratto, lo sciroppo va versato in un sacchetto di flanella precedentemente bagnato e con pazienza va fatto filtrare.
Ora bisogna addolcire il tutto, per 300 grammi di sciroppo servono 600 grammi di zucchero.
Si rimette sul fuoco e dopo 5 o sei bollori è pronto, lo si lascia raffreddare e quindi lo si ripone nelle bottiglie.

Ciliegie (3)

Lo sciroppo di amarene è una vera delizia, non so proprio dirvi se quello che ho bevuto sia stato preparato in questa maniera.
E non ho mai provato a farlo, non sembra complicatissimo però è certamente laborioso, se doveste fare un tentativo fatemi sapere il risultato.
Un locale nei caruggi, tre soldi per un bicchiere e il profumo delizioso dei noccioli.
Questa è l’acqua rossa che piaceva a Stendhal, la gustò a Genova e non la dimenticò.

Tetti di Genova

Via Balbi, alla scoperta delle botteghe del passato

L’elegante Via Balbi con i suoi palazzi di pregio, una via elogiata persino da Stendhal che la definì la strada più bella d’Italia.
Qui è ubicato Palazzo Reale, qui hanno sede diverse facoltà universitarie ospitate in edifici storici.
Io proverò a raccontarvi non tanto la strada del fasto, vi narrerò alla mia maniera la via del quotidiano di altri giorni, lo farò seguendo le indicazioni di un mio preziosissimo libro, la Guida Pagano del 1926.
Pronti ad andar per negozi?
Partiamo dal basso, da Piazza della Nunziata saliremo verso Principe, chissà cosa ci attende!

Piazza della Nunziata (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

All’inizio della via c’è un’edicola, potremo così acquistare il nostro solito giornale, in seguito suggerirei di fermarsi a guardare la vetrina dell’antiquario Capurro.
Poi c’è la signora Faustina che vende olii e saponi, un orologiaio, un ombrellaio, un falegname e un fotografo.

Via Balbi

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Una calzoleria, un caffè, una rivendita di sali e tabacchi.
Ecco il bazar della Signora Angela, a dirvi il vero qui ci mi fermerei a lungo!
E ancora una calzoleria, un parrucchiere, un negozio di frutta secca.
Un cinematografo, una farmacia, una drogheria e un paio di bar nella zona di Piazza San Carlo.

Via BalbiCartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

C’è pure un negozio di armi e non mancano le attività connesse alla vita del porto, qui hanno sede gli uffici passeggeri di due importanti compagnie e poco distante c’è un’agenzia di viaggi.
Troviamo poi un negozio di ombrelli e uno di profumi, c’è persino una latteria Buonafede come quella che si trova tuttora in Via Luccoli.

Buonafede

E se venite con me a fare shopping rassegnatevi: intendo passare anche dalla modista e poi alla sala da toilette per signora di Adelaide Balestrino che tra il resto vende anche profumi!

Via Balbi

Non ci si annoia a camminare in Via Balbi, qui è tutto un susseguirsi di botteghe, proseguiamo il nostro percorso e troveremo un negozio di mobili, una merceria, un fotografo, un elettricista, un negozio di lane per materassi e un calzolaio.
E poi ancora, un orefice, una sartoria, una valigeria, un parrucchiere e un altro negozio di mobili.
Ci sono anche un altro orologiaio, una latteria, una pasticceria, negozi di vini e salumi, di armi e di calzature, un fruttivendolo e un negozio di articoli da viaggio, una bottega di filigrane e una liquoreria.
E poi ancora, confetture deliziose ed altre calzature alla moda, raffinate biancherie e tessuti, un negozio di confezioni, uno di commestibili, un altro di ombrelli, uno di ricami e una vineria.
Poi una latteria, L’Agenzia Wagon Lits, un cambiavalute e di nuovo un negozio di sali e tabacchi.
La storica Farmacia Pescetto ancora esistente, un banco del Lotto, un parrucchiere e la Galleria Artistica del Professor Bessi, scultore.

Via Balbi (3)

Farmacia Pescetto – Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Ancora l’ufficio Passeggeri di una Compagnia di Navigazione, un caffè, un mobiliere e nei pressi dell’Ascensore di Montegalletto una fiorista.
Non ho citato i tanti uffici che ospitano diverse attività e i numerosi alberghi presenti nella via, sappiate che sono davvero tanti.

Via Balbi

Un interminabile elenco di realtà commerciali che mostra un mondo ormai svanito, la sola maniera per tentare di spiegare quanto tutto sia cambiato era questa: riportare qui un frammento di quegli anni grazie all’aiuto della mia guida.
E una cosa è certa: all’epoca c’erano tantissimi negozi di ombrelli, questo mi sembra chiaro!
Riguardo a tutto ciò che è scomparso insieme a quel mondo a volte ho l’impressione che abbiamo anche in parte perduto una quotidianità più a nostra misura, Via Balbi resta una bella strada eppure immaginarla pullulante di negozi così diversi rispetto a quelli odierni è un sorprendente gioco di fantasia.

Via Balbi (2)

Se andate da quelle parti provate a fermarvi all’altezza di Vico di Sant’Antonio, date le spalle a Via Balbi e guardate sul muro del caruggio alla vostra sinistra.
Io qui ho frequentato l’Università, chissà quante volte ci sono passata eppure ho notato questa insegna solo pochi giorni fa.
E non saprei dirvi a quali anni risalga, ho cercato sulle mie guide e lo stesso ha fatto Eugenio per me ma non abbiamo trovato traccia di questo negozio, potrebbe essere quindi molto più recente di quanto sembri, Eugenio pensa che potrebbe risalire agli anni ’50, magari è da attribuire ad un tempo più distante, davvero non lo so.
E tuttavia, alzate gli occhi e offuscate dai giorni trascorsi leggerete queste parole: Grand Salon Toilettes.
Se apprezzate lo stile e l’eleganza fateci un salto, sono certa che non ve ne pentirete.

Insegna

I giorni genovesi di Alessandro Manzoni

E’ un’afosa giornata di luglio del 1827, due carrozze sono ferme davanti a una dimora milanese, attendono un folto gruppo di passeggeri.
Si tratta della famiglia di un giovane scrittore che ha da poco dato alle stampe la prima versione di un suo celebre romanzo, un libro che susciterà pareri discordi tra i critici del tempo.
L’autore è diretto a Firenze, la città nella quale intende approfondire le finezze della lingua italiana, in quello che è noto come il suo risciacquar i panni in Arno.
Il viaggiatore è niente meno che Alessandro Manzoni e quel suo libro, I Promessi Sposi, è stato croce e delizia di tutti gli studenti di ogni epoca.
Ma lasciamo stare Renzo e Lucia e seguiamo Manzoni in quel suo viaggio estivo che lo condurrà in Toscana, prima di giungere alla sua meta il nostro fece anche tappa a Genova, città dove era già stato in precedenza.

Genova

Sulle carrozze ci sono Alessandro, sua moglie Enrichetta, i loro figli, la madre di lui Giulia Beccaria e alcune persone di servizio.
Il viaggio non è dei più confortevoli, lungo il percorso la bella compagnia fa una sosta per pernottare in un albergo ahimé pessimo, la signora Giulia ne scriverà con dovizia di particolari.
E per non dire dell’incidente in carrozza, santo cielo, che spavento!
Sotto il fragore della pioggia il mezzo dove viaggiano i piccoli Manzoni si ribalta.
Ne escono tutti sani e salvi, per fortuna nessuno si è fatto un graffio, però ci vuole tutta la pazienza di mamma Enrichetta a convincere i figli a risalire in carrozza.
Ma ditemi voi, si può viaggiare in queste condizioni?
E finalmente Alessandro e la sua numerosa famiglia giungono a Genova.
Dove alloggeranno?
Signore e signori, il loro albergo è nel centro della città, nei caruggi di Genova, l’Hotel Quattro Nazioni si trovava in Via del Campo.

Via del Campo (2)

La stanza di Manzoni ha una bella vista sul porto, lo scrittore si concederà qualche giorno a Genova prima di continuare il suo viaggio.
In realtà Alessandro vorrebbe partire a breve, egli stesso scrive che la sua intenzione era raggiungere Livorno, solo che tutti dicono che laggiù fa un caldo infernale, sentite un po’ cosa scrive lo stesso Manzoni in proposito:

“…cominciarono a metterci tanta “puia” di Livorno, e del caldo che dicono esservi oltraggioso e di certe zanzare che vi cambiano tutta la forma della cute e vi danno non che altro la febbre…ci siam guardati in volto e abbiamo detto: pigliamo i bagni a Genova.”

Per i foresti chiarisco che il termine “puia” significa paura in genovese, il nostro Alessandro ci metteva poco a familiarizzare con il dialetto!
E così la famiglia Manzoni restò a godersi il mare di Liguria ben oltre il previsto.
E in questo periodo, naturalmente, non mancarono le occasioni mondane!
Premuroso e sollecito apre le porte della sua dimora il Marchese Gian Carlo Di Negro.
Ah, il Marchese!
Sapete che quando a Genova arrivavano gli amici, senza che loro nel sapessero nulla, mandava i suoi domestici all’albergo per prendere le loro valigie e portarle alla Villetta?
Era un tipo ospitale, anche se un po’ strambo, diciamolo!

Villetta Di Negro (2)

Del Marchese vi ho già largamente parlato, in questo post, lui e Alessandro già si conoscevano, si erano incontrati a Milano e forse ricorderete che Di Negro aveva sposato proprio Luigina, colei della quale Manzoni era perdutamente innamorato.
Lei lasciò presto questo mondo dopo aver infranto il giovane cuore dello scrittore e dopo aver dato due figlie al Marchese.
Ma torniamo al 1827, al soggiorno genovese di Manzoni.
Appena il Marchese Di Negro viene a sapere che lo scrittore si trova in città si premura di far sì che egli gli faccia visita nella sua Villetta.
E in uno di quei pranzi nella ridente dimora a Manzoni vengono serviti dei deliziosi ravioli, i ricevimenti del Marchese erano sempre eventi di pregio!
Certo, anch’egli si dilettava con la poesia e a quanto pare Manzoni una volta si sbilanciò in un giudizio non troppo lusinghiero sui componimenti di Di Negro, per fortuna sembra che il nobiluomo non l’abbia mai saputo, altrimenti ci sarebbe rimasto davvero male!
E tuttavia, pur essendo mediocre poeta, il Marchese amava circondarsi del fior fiore della cultura, nella sua villetta Manzoni incontrerà un francese, un certo Henri Beyle, destinato a divenire celebre con lo pseudonimo di Stendhal.
E giunge il 7 di agosto ed è il momento di lasciare Genova, bisogna partire alla volta della Toscana.
Il soggiorno è stato molto gradevole, Giulia Beccaria scriverà di aver trovato piacevoli compagnie.
Si fanno i bagagli e si lascia l’Albergo Quattro Nazioni, in Via Del Campo.
Quando passate da quelle parti guardatevi attorno, non c’è una targa a ricordarlo e nessuna traccia del suo passaggio ma qui un tempo avreste potuto incontrare Alessandro Manzoni.

Via del Campo

Il Marchese Di Negro, la Villetta e i suoi celebri ospiti

Oggi questa pagina ospita un genovese illustre, amante delle arti e della poesia.
Mi pregio di presentarvi il Marchese Gian Carlo Di Negro e posso farlo grazie a un vecchio libretto che ho trovato in una delle librerie che con piacere frequento.
Una vita densa di eventi e di incontri, una famiglia di nobili origini, Gian Carlo Di Negro vide la luce nel 1769 in Via Lomellini, nel cuore della Superba.

Via Lomellini 4

Per un certo periodo la famiglia lo mandò a studiare a Modena, quando  Gian Carlo tornò a Genova era un ventenne dagli accesi entusiasmi che cercava amori trascinanti e che si dilettava in giochi, danze e corse all’impazzata in sella al suo cavallo.
E ben presto con due dei suoi più cari amici intraprese un viaggio alla scoperta delle città d’Italia.
I tre sodali, amanti delle arti e delle lettere, fecero una prima tappa a Milano e in quell’occasione conobbero niente meno che  Giuseppe Parini.
E poi fu la volta di Verona e Venezia, cercavano l’arte e la trovarono nei teatri della Serenissima dove rimasero incantati dalle famose maschere cittadine, si spinsero fino a Vienna dove la musica dei più famosi compositori risuonava in ogni luogo.
Quando Di Negro tornò a Genova si dedicò con fervore alla poesia, leggeva con interesse Dante e Ariosto.
Genovese assai legato alla sua città, provò amara delusione per la caduta della Repubblica di Genova e si tenne lontano dalle agitazione politiche del tempo, riprese così i suoi viaggi e vide Parigi, Londra, l’Irlanda e la Spagna, impreziosendo la sua arte poetica e arricchendo le sue conoscenze, viaggiò molto anche negli anni successivi, era un vero uomo di mondo.
Ed è in questo periodo che Gian Carlo acquistò la zona dove poi sorse la Villetta, ora divenuta parco pubblico, grazie alla quale ci ricordiamo di lui.

Villetta Di Negro

Il patrizio genovese fu poeta improvvisatore, così si  legge in questa sua biografia, esercitava quell’arte secondo la moda del suo tempo.
E a quanto si narra pare che avesse anche un certo talento per la danza, ebbe modo di farne sfoggio con Madame De Staël.
Lei lo affascinava e in suo onore Gian Carlo scrisse queste parole:

Il suo dir m’incantava oltre misura

E così le fece da guida tra gli splendori di Genova, la condusse a visitare la tomba di Andrea Doria nella chiesa di San Matteo.
E poi volle ascoltare i versi di lui, purtroppo non sappiamo cosa ne pensasse Madame De Staël dei componimenti del marchese.

Piazza San Matteo

Nell’autunno del 1805 Giancarlo prese in sposa Luigia Visconti dei Marchesi di San Vito.
Ah, questo matrimonio spezzò un cuore!
C’era un giovane che ardeva per Luigia, lei era stata il suo primo amore e questa unione era stata ostacolata dalla famiglia della fanciulla.
E lui, nel 1801, quando era appena sedicenne, aveva scritto un sonetto per la sua amata, questi sono alcuni di quei versi:

Opera è tua, donna, e del celeste puro
foco che nel mio petto accese il vivo
lume degli occhi tuoi

La passione non si spense, lui si tormentava e un giorno con gli occhi pieni di lacrime confessò a sua madre di amare quella fanciulla che abitava a Genova.
Era il 1807, quel giovane uomo era Alessandro Manzoni e in compagnia della sua genitrice se ne partì alla volta di Genova per ritrovare il suo perduto amore.
E ahimé, Luigia era già sposata con il Marchese Di Negro, la vita è crudele a volte!
E c’è una lettera nella quale Manzoni confessa la sua assai forte e pura passione per l’angelica Luigina.
Il matrimonio del Marchese durò poco, Luigia lasciò questo mondo pochi anni dopo le nozze, a Gian Carlo rimasero le loro due figlie, Laura e Francesca, detta Fanny.
E di loro vi parlerò presto, sono state protagoniste della vita cittadina, non a caso al Museo del Risorgimento si trova un bel ritratto di Laura, amica dei fratelli Ruffini e di Giuseppe Mazzini al quale era legato da profonda amicizia lo stesso Marchese di Negro.

Museo del Risorgimento (10)

Opera esposta all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

E da patriota lui stesso si adoperò per aiutare i perseguitati politici.
Il patrizio genovese che amava comporre poesie in ogni occasione, fece della sua dimora la meta preferita dei letterati del tempo.
Acquistò il terreno sul quale  fu costruita la Villa  per 22.000 Lire e si impegnò ad istituirvi una scuola di botanica
La parte alta dei suoi possedimenti fu spianata per lasciar spazio a un edificio che divenne la sua magnifica dimora, con gli anni il giardino fu abbellito con i busti di genovesi illustri.
E vi teneva feste e conviti, ospitò qui tutto il jet set del suo tempo.
E in questi suoi versi il Marchese decantò i suoi fasti:

Riprese la villetta il suo splendore,
veniano i letterati a tutte l’ore
e i forestieri di ogni Nazione
visitavan la mia ospital magione.

E’ un elenco infinito di nomi, venne il poeta Vincenzo Monti che qui conobbe la bella Antonietta Costa, pittrice e donna di grande bellezza.
E poi Byron, George Sand e Stendhal, Cesare Cantù, Antonio Canova, Felice Romani, Camillo Sivori e Anton Giulio Barrili.
Vennero Pio VII e Carlo Alberto.
E tornò Alessandro Manzoni e vennero anche altri celeberrimi personaggi che non vi nomino, a loro desidero dedicare un ulteriore spazio, furono davvero numerosi coloro che ammirarono il panorama di  Genova dalla Villetta di Gian Carlo Di Negro.

Genova

 Fu ospite del Marchese il più celebre dei violinisti, Niccolò Paganini, in merito al quale si narra un episodio avvenuto proprio nella Villetta del Marchese.
Un giorno era lì ospite il compositore Kreutzer, aveva con sé un suo spartito particolarmente ostico da eseguire.
E sapete cosa successe?
Il giovane Paganini gli diede appena uno sguardo e eseguì quel brano alla perfezione, lasciando tutti a bocca aperta per il suo talento.
Non si tenevano solo feste e balli alla Villetta, il Marchese Di Negro, grande amico di Ottavio Assarotti, fu benefattore dell’Istituto dei Sordomuti e spesso apriva le porte della sua villetta ai piccoli ricoverati e regalava a questi piccini qualche ora di gioia spensierata.
Sempre in prima fila negli eventi culturali di questa città, fu membro della Commissione incaricata di organizzare il Congresso degli Scienziati Italiani che si tenne nel 1846.
E il fior fiore della scienza varcò così la soglia della Villetta, in molti parteciparono al sontuoso ricevimento tenuto dal marchese in quella occasione.
E poi il tempo passò, giunsero gli ultimi giorni, Gian Carlo Di Negro morì alla veneranda età di 88 anni.
E al suo funerale accorse tutta la città, tutti elogiarono la sua munificenza e la sua grandezza d’animo.
I genovesi, memori del valore del loro concittadino, espressero la volontà che la villetta fosse conservata con i busti, proprio come l’aveva voluta il Marchese.
L’area nel 1863 venne acquisita dal Comune di Genova e furono realizzate le grotte e le cascate.

Villetta di Negro (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

 La dimora del Marchese non esiste più, fu distrutta durante i bombardamenti della II Guerra Mondiale, rimane il parco che di recente è rinato a nuova vita.
Con grande dispiacere di tutti noi la Villetta è stata a lungo lasciata al degrado.
Ah, io me lo immaginavo il Marchese Di Negro, chissà come ci guardava male da lassù nel vedere il suo parco così abbandonato!
Oggi non è più così, sarà fiero di noi!
Zampilla la splendida cascata e si cammina con piacere all’ombra degli alberi.

Villetta Di Negro (3)

A Villetta Di Negro ha sede il Museo di Arte Orientale Chiossone con le sue ricche collezioni, vi porterò lungo quei viali ad ascoltare l’acqua che scroscia, sarà il tema del mio prossimo post, prima ho ritenuto opportuno presentarvi il padrone di casa.
E se avete il desiderio di salutarlo di persona, lo trovate nel porticato inferiore di Staglieno, tra gli eminenti cittadini di Genova.
Se ne sta fieramente assiso lassù, pare quasi assorto nei suoi pensieri.

Gian Carlo Di Negro

Visse di operoso amore del buono e del bello, così si legge sul marmo,  un genovese illustre da ricordare.

Gian Carlo Di Negro (2)

La Pensione Svizzera e l’Hotel Feder, illustri viaggiatori nella Genova dell’800

Il viaggio, la scoperta del mondo e di luoghi mai veduti.
Oh, certo! Bisogna essere accorti, quando si viaggia!
E allora andiamo indietro negli anni, al tempo delle carrozze e dei bauli, al tempo delle strade polverose e dei viaggi infiniti.
E’ il 1828 e a Genova arriva un viaggiatore, un certo Romain Colomb.
E’ francese, giunge direttamente da Parigi e tra la mani stringe uno smilzo volumetto dal titolo Journal d’un voyage en Italie et en Suisse, pendant l’année 1828, contenente molte preziose raccomandazioni.
Le note, con le indicazioni di viaggio e i suggerimenti per districarsi nel dedalo dei caruggi genovesi, sono state scritte per Romain da suo cugino, che risponde al nome di Henri Beyle, meglio noto come Stendhal.
Questi consiglia all’inesperto Colomb di recarsi a Genova con un vetturino, circostanza che offrirà l’opportunità di viaggiare insieme a gente del posto.
Eh, solo così si conoscono le cose del mondo!
Stendhal era già stato a Genova e amava alloggiare in un albergo molto rinomato, sito nel cuore della città vecchia, in Via San Luca.


Al numero 10, in un edificio ora non più esistente, si trovava la Pensione Svizzera, favorita da Stendhal per la posizione centrale e panoramica.
Oh, ma faccia attenzione il giovane Colomb! Che i genovesi non lo prendano per uno sprovveduto!
Quando si troverà all’albergo, raccomanda il suo illustre parente, avanzi richieste ben precise, per carità!

“…bisogna chiedere la camera 26 al quarto piano, dalla quale si vedono il porto e la montagna, Bisogna dire: mi dia la camera che un russo ha occupato per 22 mesi. Costa un franco, un franco e venticinque al giorno. Di fronte c’è un ristorante dove si può mangiare, scegliendo dalla lista.”

Che viaggiatore fortunato, Romain Colomb! Chissà se poi gli venne assegnata la camera 26!
Certo è che la Pensione Svizzera trovò nello scrittore francese un testimonial d’eccezione, non vi pare?
Beh, lo stesso non si può dire per l’Hotel Croce di Malta, tanto amato da Mark Twain e frequentato da molti altri personaggi di gran rilevanza.
Ricordate? Ve ne parlai dettagliatamente tempo fa, cliccando qui arriverete a quel post.

Insomma, al Croce di Malta Stendhal non si trovò affatto bene, bisogna dirlo.
Vi arrivò di mattina presto, dopo un viaggio per mare.
Ci credereste? Cambiò stanza ben tre volte, non gliene andava bene una!
Lo scrittore si mise a girovagare per la città, per Via Balbi e lungo Strada Nuova.
Che incanto!

Eh, ma a girare viene sete, ci sarà un caffé da qualche parte?
E allora giù, giù per i caruggi, al Caffé della Costanza in Via Orefici.
Oh, ma Stendhal è abituato ai locali fastosi di Milano e Venezia!
E’ un po’ buio questo caffé, ma come mai? Sono i caruggi, caro Henri, sono i caruggi!
Malgrado ciò, il nostro ritornerà svariate volte nel corso della giornata in questo locale, a bere l’acqua rossa, che così lui descrive:

 “ …cinque o sei ciliegie in fondo al bicchiere e il profumo delizioso dei noccioli. Questa bibita eccellente e mai lodata abbastanza costa tre soldi…”

 Ma torniamo alla Pensione Svizzera e ai suoi illustri avventori.
Vi soggiornerà nel 1853 anche il compositore Richard Wagner.
E lui narra di pavimenti a mosaico, di scaloni di marmo, di una stanza al sesto piano dal quale si poteva ammirare l’orizzonte, il mare, il porto.
E’ la zona del Porto Antico, ovviamente.
Senza l’orrida Sopraelevata. Sospiro.
San Luca, la zona di Banchi, un’area viva e vitale.
Qui, in Via al Ponte Reale, si trovano alcuni degli alberghi più noti.
Nell’immagine sottostante, a destra, potrete notare l’insegna dell’Hotel de France che diede ospitalità allo scrittore Alexandre Dumas.


Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

All’angolo con Vico De Negri, invece, si trovava uno degli alberghi più famosi, l’Hotel Feder.
Aveva più di cento stanze ed una vista impagabile su Piazza Banchi e sul porto.

Piazza Banchi, Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Se foste stati viaggiatori di un altro secolo al Feder avreste potuto incontrare lo storico Theodor Mommsen e lo scrittore Herman Melville, che soggiornarono nelle sue stanze.
E magari avreste veduto entrare una coppia di amanti che aveva scelto questo Hotel per i propri convegni amorosi: lui è un uomo politico molto in voga, lei ne è innamorata pazza, per lui arriverà ad uccidersi buttandosi dalla finestra del suo palazzo di Via Garibaldi.
I due amanti sono niente meno che Camillo Benso Conte di Cavour e Anna Giustiniani, i cui  sospiri rimbombarono nelle stanze del Feder.
In questo albergo, poi, trovò la morte Daniel O’Connell, uomo politico irlandese massimo rappresentante dell’emanicpazione cattolica.
A lui è dedicata una lapide ancora ben visibile.

Viaggiatori dell’Ottocento, nella Genova dei bei tempi.
Se passerete nella Superba, ricordatevi di loro.
E magari rinfrancatevi con un buon bicchiere d’acqua rossa, è buona e dissetante!
E soprattutto tenete a mente una raccomandazione: alla Pensione Svizzera chiedete la camera nr 26, quella che un russo ha occupato per 22 mesi.