Un pianoforte in Strada Nuova

Una sera, rientrando a casa.
Mentre la luce si fa sempre più fioca, nel tempo d’autunno.
E metti che ci sia un pianoforte in Strada Nuova.

E metti che poi le note risuonino in questa strada ampia e gloriosa.
E tutti si fermano ad ascoltare, la musica ha questa potenza, sa avvolgere i pensieri, in certi luoghi poi è ancora più incantevole.

Un pianoforte in Strada Nuova: chi lo vede da lontano rallenta il passo.
Arriva una ragazza con lo zainetto sulle spalle, alcune persone stanno sedute sui gradini di Palazzo Tursi, una mamma spinge il passeggino.

Musica nella via dei Rolli, i palazzi della nobiltà, questo è uno degli eventi organizzati in occasione del Salone Nautico.
Tra questi edifici maestosi, davanti alla prospettiva dorata di un caruggio a me molto caro, mentre il giovane pianista fa scorrere le dita sui tasti bianchi e neri.

Un pianoforte in Strada Nuova: una che come me ama i caruggi non può che osservarlo da là, tra le case alte di Vico Duca.

E intanto dolcissime note si levano nell’aria.
Ed è pura bellezza e perfetta armonia.
Semplicemente, in Strada Nuova.

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Ombre d’estate in Strada Nuova

D’estate, la luce.
Come una marea che sale, come un vento caldo che attraversa le vie.
Si getta così, lungo Strada Nuova e tutto rischiara.
D’estate, questa è la luce del mattino.

Mutevole poi, quando quasi si avvicina la sera, il sole in lontananza ti abbaglia.
E allora i suoi raggi disegnano le ombre, in una sera di luglio che va via lenta, con questa dolcezza.

Ed è un risuonar di voci, gonne leggere, sandali, zainetti sulle spalle, capelli sciolti, collane colorate, pelle ambrata e lentiggini.
E passi di danza, nel chiarore scintillante di Genova.

Una magia del sole, semplicemente.
Nel tempo d’estate, luci ed ombre in Strada Nuova.

Guardando i tetti da Palazzo Rosso

Di ardesie, caruggi e terrazzini.
In Via Garibaldi, già Strada Nuova, c’è un edificio che un tempo appartenne a una generosa genovese: Palazzo Rosso era la sua casa, lei volle donarlo alla città e ai suoi abitanti, oggi è uno dei prestigiosi Musei di Strada Nuova.

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Benvenuti nella dimora di Maria Brignole Sale, nobildonna e benefattrice che tanto si spese per la Superba, altrettanto fece il suo consorte, il Duca di Galliera, colui che lasciò a Genova ben più di un dono.
Di entrambi tornerò a scrivere, oggi vi porto ad ammirare la Superba da questo palazzo da lei tanto amato.

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Genova di edifici fastosi e di caruggi.
Accanto, grandezza e contrasti.

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E una balaustra, al di là dei vetri geometrie della città.

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Luce e grigio di ardesie, finestrelle e comignoli.

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Prospettive di vicoli e campanili in lontananza.

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Vedute visibili a tutti, oltre alle mirabili collezioni d’arte il palazzo offre ai suoi visitatori panorami mozzafiato.
Sventola la croce di San Giorgio issata sulla Torre Grimaldina, la sospinge il vento di mare.

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E poi ringhiere, pianticelle, cielo.

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Mediterraneo, in una mattina tersa e limpida.

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Rimane tutto in un sola immagine: il Campanile delle Vigne e un filo con i panni stesi,
la Torre degli Embriaci in lontananza e un verde rampicante.
In un solo scatto sacro e profano, la memoria dell’eroe e la semplice quotidianità.

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E tetti, rifugio di pigri gabbiani.

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E ancora si sale, fino alla sommità dell’edificio.
E sono scalette, riquadri di finestre, navi e sovrapposizioni di epoche diverse.

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Una ringhiera, gli abbaini, una scaletta tra le ardesie.

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Profili di curve, di strade, di maestosi palazzi.
E ancora non ho perso l’abitudine di cercare la mia casa quando lo sguardo si posa sulle alture.

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Il terrazzino.
Lassù.
Perso nell’azzurro.
Sopra i tetti, tetti della Superba.

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E ardesie e prospettive che scivolano via, verso l’orizzonte del mare.

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E la città reale e la città riflessa.

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Io so che da alcune case dei caruggi si gode di vedute simili a queste, ma questa particolare bellezza è offerta a tutti: è aperta al mondo, ai genovesi e ai visitatori di questa città.
Un dono di lei, Maria Brignole Sale.
La città di ieri e quella di oggi, i vicoli, il bigo, la vita del porto.

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Un tetto spiovente, tegole rosse, il vento inquieto.
Genova.

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Un dono di lei, Maria Brignole Sale.
Genova.
Guardando i tetti, da Palazzo Rosso.

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Da un diario genovese del passato: un mancato duello

Oggi su questa mia pagina troverete un breve aneddoto tratto dal diario di Francesco Dufour, vi avevo promesso che avreste letto una chicca ed eccoci qua, è arrivata.
Come dire, si tratta di una sorta di gossip ottocentesco, una sgradevole impasse che vide protagonista un rappresentante dell’aristocrazia cittadina.
Il suo nome? Beh, l’ho omesso di proposito però sappiate che si tratta proprio del jet set genovese, d’altra parte è facile intuirlo solo considerando la strada dove si svolse il fattaccio.
Il nostro amico Francesco Dufour presenta questo episodio con questo titolo: Un mancato duello a Genova, così come mi fu raccontato da mia madre.

Verso la fine dell’Ottocento una marchesa, passando per Via Garibaldi, fu molestata dalle galanterie di un bellimbusto.
La nobildonna si rifugiò nel palazzo di suo cugino il Marchese, questi scese in strada e disse il fatto suo al Don Giovanni.
Questi gli inviò il cartello di sfida.

Via Garibaldi

Il Marchese era di famiglia, allora come oggi, religiosissima e fece rispondere che le sue convinzioni gli proibivano il duello.
Dopo di ciò tutte le nobili genovesi inviarono alla moglie di lui il loro biglietto da visita.
Il significato era il seguente: allora il duello era sì proibito dalla Chiesa ma era talmente nell’uso che tutto lo praticavano, era considerato una necessità sociale.
Le marchese amiche e parenti della nobildonna avevano inviato la loro carta ad indicare la loro partecipazione e il loro compatimento per avere lei un marito vigliacco perché, ripeto, allora nessuno, anche religiosissimo, si faceva scrupolo di battersi in duello.

Via Garibaldi

Ecco lì!
Un uomo devoto si premura di rispettare i dettami della Chiesa e finisce sbeffeggiato e additato come un codardo, che disdetta!
E costui avrà camminato per Strada Nuova a testa bassa per il resto dei suoi giorni?
E la sua consorte? Che perfide amiche!
E il bellimbusto?
Non sarebbe interessante scoprire qualche notizia in più su tutti loro? Magari ci proverò, se dovessi trovare altre scottanti notizie sarete i primi a saperlo.
Accadde in Via Garibaldi, sul finire dell’Ottocento.

Via Garibaldi (17)

Honoré de Balzac, un francese a Genova

Correva l’anno 1837 quando a Genova giunse uno straniero.
Non era la prima volta che Honoré de Balzac capitava nella Superba e a condurlo qui non fu un viaggio di piacere: la sua meta era la Sardegna dove intendeva concludere certi fiorenti affari, a Genova si fermò per circa una settimana.
Ad accoglierlo con tutti gli onori fu il Marchese Di Negro, celebre figura che negli agi della sua Villetta era solito ospitare tutto il jet set della sua epoca.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Balzac conobbe anche un altro nobiluomo, il Marchese Damaso Pareto, ne conseguì che entrambi gli aristocratici genovesi finirono immortalati tra le pagine di Honorine, romanzo del nostro Balzac.
Dalla realtà alla finzione, tra le pagine di questo libro ci si ritrova davanti ad una tavola riccamente imbandita, ci sono illustri ospiti nella dimora del Marchese di Negro, nella dolcezza della villetta si tiene un pranzo in terrazza.

Villetta Di Negro (26)

E come viene descritta colei che dà il titolo al romanzo?
La fanciulla è una ricca ereditiera genovese, una giovane dalle doti non comuni:

Onorina Pedrotti est une de ces belles Génoises, le plus magnifiques créatures de l’Italie, quand elles sont belles.
Onorina Pedrotti è una di quelle belle genovesi, le creature più splendide d’Italia, quando sono belle.

Ah queste genovesi, ammaliano gli scrittori, la loro indicibile avvenenza è decantata anche da Mark Twain, l’americano ne restò semplicemente incantato.
Balzac accenna poi a un costume tradizionale ligure che fa da ornamento alla grazia femminile, anzi la cela:

A Gênes la beauté n’existe plus aujourd’hui que sous le mezzaro, comme à Venise elle ne se rencontre que sous les fazzioli.
A Genova la bellezza oggi non esiste che sotto il mezzaro, come a Venezia essa non si incontra che sotto i fazzioli.

Mezzari

Palazzo Bianco

Non mancano gli elogi per il padrone di casa, il Marchese di Negro nel romanzo di Balzac viene definito in questa maniera:

ce frère hospitalier de tous le talents qui voyagent
questo fratello ospitale di tutti i talenti in viaggio

Un’amicizia idilliaca, verrebbe da dire.
E qui, invece, giungono le dolenti note perché a quanto scrive Umberto Monti nella sua biografia sul Marchese di Negro quest’ultimo non aveva per niente in simpatia Balzac, bisogna dirlo!
Eh già, il nostro nobiluomo era un ardente patriota e non poteva tollerare che il francese criticasse l’Italia e ne parlasse con poco rispetto.
Tra il resto l’eccentrico Di Negro si dilettava pure con la poesia e dedicò a Balzac certi versi un po’ pungenti e parecchio ingenui, nulla a che vedere con la caratura artistica del padre della Commedia Umana.
Lo scrittore francese, per parte sua, in certe sue lettere alla sua futura moglie non esitò a scrivere che aveva trovato Genova di una noia mortale, arrivò persino a definirla una galera.

Genova

Tuttavia, forse, nutriva verso la mia città sentimenti ambivalenti, infatti in certe righe di Honorine dedica alla Superba parole che sono poesia vera.
Profumi, suoni, armonie, luci che declinano.
Magie e malie di una città, riflessi sul mare, un cielo trapunto di stelle, la pioggia che scroscia incessante.
La pura bellezza di Genova nelle parole di Honoré de Balzac.

Si la demi-nuit est belle quelque part, c’est assurément à Gênes, quand il a plu comme il y pleut, à torrents, pendant toute la matinée; quand la pureté de la mer lutte avec la pureté du ciel…
…quand les étoiles brillent, quand le flots de la Méditerranée se suivent comme les aveux d’une femme.

Se la mezzanotte è bella da qualche parte lo è sicuramente a Genova, quando la pioggia è caduta come vi cade lì, a torrenti, per tutta la mattina; quando la purezza del mare lotta con la purezza del cielo…
… quando le stelle brillano, quando le onde del Mediterraneo si seguono come le confidenze di una donna.

Genova

Gente di Strada Nuova

Ancora amo chiamarla con il suo antico nome, questa via attualmente intitolata a Giuseppe Garibaldi per me rimane Strada Nuova.
Una magnificenza genovese, una strada che racconta di noi, del nostro tempo e di quello che ci ha preceduto.
Anche voi come me guardate le vite degli altri?
Se osservate la gente di Strada Nuova vedrete un intero mondo e un altro ancora.
Ci sono genovesi che passano di fretta, ognuno ha la propria meta.
Turisti in coda davanti alla biglietteria dei Musei.
Visitatori con gli abiti delle vacanze, forse sono sbarcati da una grande nave, sono accompagnati da una guida.
Zainetti, cartine, sguardi che cercano la bellezza della Superba.

Via Garibaldi

Strada Nuova, a volte impiego tantissimo tempo a percorrerla.
Incontro amici, persone che non vedo da tempo, mi fermo a chiacchierare.
Genova poi non è una metropoli, alla fine ci si conosce tutti, davvero è così.

Palazzo Rosso

Gente di Genova, gente di Strada Nuova.
A volte davanti a te sfilano persone che sfoggiano inusitate eleganze: si celebrano le nozze civili in Strada Nuova.
E lo confesso, da ragazzina avevo questa abitudine: ogni tanto andavo di proposito davanti a Tursi a guardare gli sposi.
Anche voi come me guardate le vite degli altri?
Petali di rosa, abiti fruscianti, sorrisi radiosi, nuovi inizi, gli amici che applaudono.
In Strada Nuova.

Via Garibaldi (2)

E poi la gente di Strada Nuova sale sul terrazzino di Palazzo Rosso.
Una scaletta, una vertigine.

Palazzo Rosso (2)

Un mondo e un altro ancora davanti ai tuoi occhi.
Sopra i tetti dei caruggi.
E certe antiche case godono di vedute simili a quelle che potrete ammirare dal tetto di questo Museo un tempo dimora della Duchessa di Galliera.
Un mondo e un altro ancora davanti ai tuoi occhi.

Palazzo Rosso (3)

Gente di Strada Nuova, luccica il passato della Superba.

Palazzo Rosso (4)

Palazzo Rosso

La bellezza è un’ingenuità bambina e angelica, devi avere occhi belli per vederla e per trattenerla dentro di te.

Palazzo Bianco

Gente di Strada Nuova: fiori in boccio tra le dita candide di Anna Pieri Brignole Sale.

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Anton Von Maron – Anna Pieri Brignole Sale (Palazzo Rosso)

Via dell’aristocrazia e della gente comune, qui troverete una donna del popolo resa famosa da un celebre pittore, è una semplice cuoca indaffarata in un’umile mansione.
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Bernardo Strozzi – La Cuoca (Palazzo Rosso)

Nella città dei tetti guarda fuori dalle finestre, sempre.

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Il vento racconta la vita di Genova, spira sulle sue ardesie e sussurra la sua storia antica che ancora vive tra di noi.

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Questo cielo racconta la nostra passata grandezza, il cielo a volte è dipinto su un soffitto.

Palazzo Rosso (9)

Palazzo Rosso

Gente di Strada Nuova.
E una mistica grazia ritratta dal talento di un artista fiammingo.

Palazzo Bianco (2)

J. Provoost – Santa Elisabetta d’Ungheria (Palazzo Bianco)

Gente di Strada Nuova.
Sacro e profano.
Venere e Marte e il genio inconfondibile di Rubens.

Palazzo Bianco (3)

Palazzo Bianco

Anche voi come me guardate le vite degli altri?
Gente di Strada Nuova.
Genova, città di dogi e di sfarzo, lusso e ricchezza.

Palazzo Bianco (4)

Giovanni Maria Dellepiane – Il Doge Francesco Maria Imperiale ( Palazzo Bianco)

Gente di Strada Nuova.
Un abito scuro, un tessuto pregiato, pizzi raffinati sul colletto e sui polsini.
Una lunga collana che sembra di corallo, gli anelli.
Gente di Strada Nuova.

Palazzo Bianco (5)

G. Van Deynen – Ritratto di Dama Genovese (Palazzo Bianco)

Genova, città di vivaci e armoniosi contrasti.
Anche voi come me guardate le vite degli altri?
Io sempre.
E se osservate la gente di Strada Nuova vedrete un intero mondo e un altro ancora.

Via Garibaldi (3)

Le luci splendenti di Strada Nuova

C’est que rien n’est beau comme cette collection de palais, prodigieuse galerie de chefs-d’ œuvre
qui se prolonge à des distances infinies.
Chacun de ces palais est une merveille dont l’étude prendrait plusieurs semaines.

Nulla è bello come questa collezione di palazzi, prodigiosa galleria di capolavori che si prolunga per distanze infinite.
Ciascuno di questi palazzi è una meraviglia, per cui per la visita ci vorrebbero diverse settimane.

Joseph Autran – Italie et Semaine Sante a Rome 1840

Così vide Strada Nuova e la descrisse il meravigliato visitatore francese, così l’hanno veduta tutti coloro che nella serata di venerdì sono accorsi ad ammirare i palazzi nobiliari di Genova rischiarati da luci splendenti
La Via Aurea, poi detta Strada Nuova, oggi è dedicata a Giuseppe Garibaldi.
I suoi edifici vennero costruiti nella seconda metà del ‘500 e sono annoverati tra i Rolli di Genova, sono i palazzi che la Repubblica utilizzava per ospitare capi di stati e figure eminenti in visita nella Superba.
Uno scenario di una bellezza da mozzare il fiato, una magia difficile da raccontare.

Via Garibaldi (2)

Le luci brillanti, le finestre spalancate su nascoste meraviglie.

Via Garibaldi (3)

Palazzi che ospitano tuttora abitazioni private, alcuni sono sedi di banche o di uffici.
Portoni che celano atri e scaloni magnificenti.

Via Garibaldi (4)

Una bellezza sognante, tra marmi, stucchi e soffitti decorati da artisti di pregio.

Via Garibaldi (5)
Ed io ci sono andata molto presto per poter godere appieno di tutto questo splendore, di lì a poco la via si sarebbe riempita di gente desiderosa di ammirare Strada Nuova.

Via Garibaldi (6)

Nella notte splendente dei Rolli di Genova sventola fiero il vessillo della Superba.

Via Garibaldi (7)

E guarda, una tenda scostata rivela la delicata perfezione di un affresco.

Via Garibaldi (8)

I portoni si aprono su atri meravigliosi.

Via Garibaldi (9)

E da ogni palazzo esci con lo sguardo rivolto verso l’alto, verso altri balconi dietro ai quali si intravedono sontuosi saloni.

Via Garibaldi (10)

Regale, radiosa e sfavillante Genova, è così che noi vorremmo sempre vederla.

Via Garibaldi (11)

Ecco le finestre aperte di Palazzo Lomellino.

Via Garibaldi (12)

Ed è un’inesauribile sequenza di stupori, tra bianco e azzurro tenue.

Via Garibaldi (13)

E’ accesa di luce anche la fontana.

Via Garibaldi (14)

E’ un chiarore che dona maggiore leggiadria ad edifici già magnifici.

Via Garibaldi (15)

Guarda, guarda oltre quelle finestre.

Via Garibaldi (16)

Strada Nuova, la via che ammaliò Vasari, Stendhal, Dickens e molti altri, celebrata da tutti i visitatori di rilievo.
E per me questa è una delle strade più belle del mondo.

Via Garibaldi (17)

Palazzo Tursi, sede del Comune della città di Genova.

Via Garibaldi (18)

Guarda, guarda la luce che ravviva il porticato.

Via Garibaldi (19)

E poi la scala, laggiù un caruggio che porta alla Maddalena, è Vico del Duca.
E’ così Genova, il fasto delle sue dimore e la semplicità dei vicoli convivono e si sfiorano, in perfetta armonia.

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Strada di magiche suggestioni, inondata dalla musica e dalle note immortali di Mozart e Paganini.
Credetemi, per qualche istante ho creduto di incontrare dame in abiti fastosi, con le parrucche incipriate e i ventagli per farsi fresco in una calda serata di settembre.
Genova sa essere un sogno, un sogno che genovesi e turisti meritano di vedere.

Via Garibaldi (21)

Scintillano le finestre di Via Garibaldi 12.

Via Garibaldi (22)

E lo sguardo incontra solo la stupefacente meraviglia di ciò che ci è stato lasciato da chi ci ha preceduto.
A noi tocca il compito di valorizzare le nostre ricchezze e di difenderle.

Via Garibaldi (22a)

Perditi in queste prospettive dorate, questa è la Superba con le sue meraviglie.

Via Garibaldi (24)

E alza lo sguardo verso Palazzo Rosso.

Via Garibaldi (23)

E ancora, ammira le finestre, i soffitti e la facciata di Palazzo della Meridiana.

Palazzo della Meridiana

Ho camminato su e giù, su e giù per diverse volte.
E sebbene questi siano luoghi del mio quotidiano non smettono mai di incantarmi, è così che vogliamo vedere sempre Genova, con le strade gremite di gente ammaliata dal suo splendore.

Via Garibaldi (25)

E poi ho sostato a lungo in Piazza Fontane Marose dove altri edifici brillavano di quella sfavillante luce.

Piazza Fontane Marose (2)

E sotto a certe finestre ci resteresti per un tempo infinito, non te ne andresti mai.

Piazza Fontane Marose

Piazza Fontane Marose (4)

Intravedi manti leggeri, nuvole chiare e azzurro cielo.

Piazza Fontane Marose (5)

La grazia di certe figure, la perfezione dei gesti è là, nel riquadro di queste finestre.

Piazza Fontane Marose (6)

Tinte tenui e delicate, l’incantevole magia di un affresco.

Piazza Fontane Marose (7)

E un mondo da immaginare, sognante e armonioso.

Piazza Fontane Marose (3)

E’ così che tutti noi vorremmo sempre vedere Genova.
Splendente e lucente, con le sue strade dal fascino eterno, nella luce che accarezza i suoi palazzi in una sera di settembre.

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Allo specchio

Cosa vedi quando guardi nello specchio?
Certi specchi sono delle vere magie, riflettono incanto e infinita bellezza.
E l’altro giorno sono tornata in un negozio particolare e qualcosa ha suscitato il mio stupore.
Se non lo conoscete vi invito a scoprirlo, Via Garibaldi 12  si trova in Strada Nuova, nel palazzo che fu di Baldassarre Lomellino, appunto al civico 12, qui troverete oggetti ricercati e di design, cristallerie, porcellane, argenti e molto altro.
Ho già avuto modo di scrivere di Via Garibaldi 12 e se volete entrare virtualmente in quello scrigno di meraviglie qui potete leggere il mio articolo, vi condurrà alla scoperta di un fastoso appartamento genovese e delle raffinate ricercatezze che vi sono esposte.

Via Garibaldi

E come dicevo, giorni fa sono ritornata in quelle stanze dai soffitti affrescati e in seguito ho fatto una fantasiosa riflessione.
Questo negozio sarebbe certamente piaciuto al mio amico Oscar Wilde, sono sicura che lo avrebbe trovato affascinante.
E allora me lo sono immaginato, il mio amato Wilde, l’ho visto percorrere Via Garibaldi con un girasole in mano, usava farlo, era uno dei suoi vezzi.
E l’ho visto entrare in questo portone.

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E poi l’ho seguito mentre saliva le scale e mentre percorreva l’ampio e ricco salone.
E poi ancora, so che si sarebbe soffermato a lungo nella sala degli Zecchini, affrescata da Andrea Semino, sul soffitto sono immortalate le gesta di Scipione l’Africano.

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E anche Oscar sarebbe andato oltre, verso la stanza con le finestre che si aprono su Via Garibaldi, la strada più elegante di Genova.

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E poi si sarebbe affacciato ad ammirare i palazzi, sarebbe restato ad osservare quella prospettiva per un tempo infinito.

Via Garibaldi 12

Quindi si sarebbe voltato e sarebbe tornato sui suoi passi, ancora in quella stanza.

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E a differenza mia avrebbe notato subito ciò che io ho veduto solo in quest’ultima circostanza.
Gli specchi, ce ne sono due, una di fronte all’altro.
E uno sovrasta il bel caminetto.
Cosa vedi quando guardi nello specchio?
Quel soffitto, il lampadario e quelle porte spalancate sul salone successivo.

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E poi? E poi se ancora guardi nell’altro specchio, cosa vedi?
Le finestre chiuse, le vetrinette dove sono custodite le cristallerie, il camino nel quale un tempo ardeva il fuoco.
La bellezza intrigante di un palazzo genovese catturata dalla magia di uno specchio.
Cose che piacciono a me e che sarebbero piaciute al mio amico Oscar, ne sono sicura!

Specchio

Palazzo Nicolosio Lomellino e l’incanto del giardino segreto

Via Garibaldi, Strada Nuova, strada di splendidi edifici e di Palazzi dei Rolli.
Come già più volte vi ho detto, i Rolli erano le dimore nobiliari che al tempo della Repubblica venivano utilizzate per le visite dei capi di stato e  che ai nostri giorni sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.
Oggi varcheremo la soglia di uno di questi palazzi, la dimora di Nicolosio Lomellino, rappresentante della nobile famiglia genovese che aveva molti dei suoi interessi nell’isola di Tabarca nel commercio del corallo.
Il palazzo fu costruito tra il 1563 e il 1569, l’architetto che lo progettò era Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco.
Un edificio splendidamente scenografico, dalle tinte chiare e di un celeste pastello.
Un sogno, nella strada più elegante della città.

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E così lo si vede affacciandosi da certe finestre di Strada Nuova.

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Il palazzo ha avuto diversi proprietari, passò a Luigi Centurione e agli inizi del ‘700 divenne dimora dei Pallavicini, in seguito della famiglia Raggi e per finire nel 1865 fu acquistato dal barone Andrea Podestà, figura di rilievo del suo tempo che fu tre volte sindaco di Genova,  attualmente Palazzo Lomellino è proprietà e dimora degli eredi di Andrea Podestà che vivono nelle magnifiche stanze di questa edificio.

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E quando si passa in Via Garibaldi ci si ferma e si alza lo sguardo verso le figure mitologiche e verso quei ricchi decori che abbelliscono la facciata.
Mi consentite di sospirare, sì?

Palazzo Lomellino

E allora visitiamo l’atrio e varchiamo il portone di un edificio che testimonia la grandezza del passato di questa città.

Palazzo Lomellino (7)

Un palazzo restaurato in maniera raffinata, la sua bellezza è godibile in ogni suo dettaglio.

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Un sogno, nella strada più elegante di Genova.
E un atrio di forma ovale decorato a stucchi che sono opera di Marcello Sparzo.

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E in occasione di ogni mia visita ho sempre trovato persone intente ad osservare lo splendore di queste figure,  nel soffitto si può ammirare il trionfo di un guerriero.

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La magia della bellezza di un’antica dimora.

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E le storie che si leggono nei raffinati medaglioni.

Palazzo Lomellino (12)

Meraviglia che ancora vi coglie salendo lo scalone e visitando le sale affrescate da Bernardo Strozzi.
E’ la grandezza del nostro passato che ancora manifesta tutta la sua bellezza.

Palazzo Lomellino (14)

E allora ti volti indietro e alzi lo sguardo verso certe architetture così perfette ed armoniose.
E ogni volta che visito luoghi come questo non mi resta che ripetermi che non siamo più capaci di costruire bellezze così stupefacenti attorno a noi, abbiamo quelle che ci ha lasciato chi ci ha preceduto.

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E lo sguardo si perde in una splendida prospettiva.

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E poi si posa sui maestosi tritoni che stanno a guardia di questo luogo.

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E scende l’acqua argentina da un generoso otre.

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Verrete qui e anche voi volgerete gli occhi al cielo, queste sono le geometrie di azzurro dei palazzi di Strada Nuova.

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Verrete qui e chi vi guiderà alla scoperta del palazzo raccontandovene la storia vi condurrà su per una scala.
E saranno altre vedute e altri dettagli, altre creature scolpite nel bianco marmo che stanno ritte sulla balaustra.

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E sapete dove vi troverete?
Nel giardino segreto del palazzo, tra piante e creature mitologiche.

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Palazzo Lomellino (34)

Un giardino che in parte ammiriamo camminando per la città.
Quando vi trovate in Piazza Portello alzate gli occhi verso la galleria Giuseppe Garibaldi che conduce alla Zecca.
Lassù, svettante nel turchese del cielo, vedrete una torre.

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E’ la Torre di Palazzo Nicolosio Lomellino e si trova in questo giardino, la Torre è un  mirabile punto di osservazione sulla città e sui suoi tetti.

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Si cammina attorno a una candida fontana.

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E poi ancora altre figure, al tempo della mia visita erano in corso alcuni restauri.

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E sono creature degli abissi e del mare, qui in un giardino segreto, nel cuore di Genova.

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E sono conchiglie e studiate decorazioni.

Palazzo Lomellino (28)

In una grotta di stalattiti trova riparo un timoroso cinghiale.

Palazzo Lomellino (29)

Fugge, invano tenta di mettersi in salvo dal dio Adone.

Palazzo Lomellino (30)

Un giardino settecentesco, rigoglioso di verde e di piante, un angolo di quiete del quale godono i proprietari di questo splendido edificio.

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Questo è uno dei luoghi davvero affascinanti di Genova e sicuramente merita una visita, per gli orari e le modalità vi invito a consultare il sito di Palazzo Nicolosio Lomellino, lo trovate qui.
E anche voi potrete salire quelle scale e passeggiare in questo giardino.

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Là, dove un satiro siede nella pace e nella quiete di questo luogo tanto particolare.

Palazzo Lomellino (32)

Una strada aristocratica ed elegante, Madame de Stael definì la nostra Via Garibaldi Rue des Rois, la via dei Re.
Lì troverete la fastosa dimora di una antico genovese, Nicolosio Lomellino.

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La luce dorata del Palazzo di Tobia Pallavicino

In questo fine settimana i palazzi di Genova si apriranno per le giornate dei Rolli, sarà così possibile visitare le dimore che furono residenza nobiliare negli anni luminosi della Superba.
Negli atri, sotto le ricche volte di questi palazzi potrete assistere a performance di danza contemporanea e potrete ammirare saloni e dipinti, vedere con i vostri occhi la luce di questi palazzi, trovate qui il programma completo dell’iniziativa.
I Rolli erano gli elenchi nei quali venivano inclusi gli edifici destinati ad ospitare capi di Stato in visita in città ai tempi della Repubblica di Genova.
E sono Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, un riconoscimento di pregio per gli splendori della Superba.
E allora oggi vi porto in Strada Nuova, in una di queste dimore.

Via Garibaldi (1)

Io amo gironzolare per questi palazzi, amo vedere le strade della mia città affollate di persone desiderose di scoprire il passato di Genova.

Via Garibaldi (2)

E oggi entreremo nel fastoso palazzo del marchese Tobia Pallavicino, personalità di spicco della sua epoca.
Tobia aveva gran senso degli affari, commerciava ed importava allume, un materiale che veniva impiegato per fissare il colore nei tessuti.
Fu senatore della Repubblica e ambasciatore presso la Corte di Francia, grazie ai suoi fruttuosi commerci divenne immensamente ricco.

Palazzo di Tobia Pallavicino

E così, nel lontano 1558, per 14520 lire acquistò la zona sulla quale poi venne edificato il suo magnifico Palazzo.
E poi il tempo passò, successivi proprietari furono i Carrega e in seguito i Cataldi, motivo per cui l’edificio è noto anche come Palazzo Carrega Cataldi.
Ai giorni nostri qui ha sede la Camera di Commercio.

Palazzo di Tobia Pallavicino (1)

Ma fu Tobia il committente di questo edificio, il progetto fu realizzato dall’architetto Giovanni Battista Castello.

Palazzo di Tobia Pallavicino (2)

Varcarono questo portone diverse personalità, entro anch’io in casa di Tobia, ma non è emozionante trovarsi in luoghi come questo?

Palazzo di Tobia Pallavicino (3)

Il mito e la magia del sogno, le grate della finestra che si apre su Via Garibaldi .

Palazzo di Tobia Pallavicino (4)

I gradini che portano al piano superiore, in cima alla scala si spalanca una porta.

Palazzo di Tobia Pallavicino (5)

E ancora guardo, a volte non occorrono tante parole, basta vedere.

Palazzo di Tobia Pallavicino (6)

Una scala a volte è una promessa.
E si intravede lo luce e lo splendore delle stanze del piano nobile.

Palazzo di Tobia Pallavicino (8)

E sono stucchi e affreschi, sul soffitto si ammirano aggraziate figure femminili, ognuna suona un diverso strumento musicale.
Ed è melodia ed armonia.

Palazzo di Tobia Pallavicino (9)
Una porta a volte è una promessa.
E sogno.
Un antico palazzo e il suo grande fascino.

Palazzo di Tobia Pallavicino (10)

E’ l’incantesimo dell’arte e della perfezione, a volte mi domando perché non siamo più capaci di creare la bellezza.
Ce l’ha lasciata chi ci ha preceduto e ancora guardiamo a luoghi come questo con stupore e con tutta la nostra ammirazione.

Palazzo di Tobia Pallavicino (11)

E’ questa l’utilità della bellezza, rendere più belle anche le nostre vite.
Guarda e ascolta, risuona una musica in queste stanze.

Palazzo di Tobia Pallavicino (12)

Si va verso l’incanto, verso l’oro rilucente.
E’ calda e soffusa l’atmosfera.
Oh, volendo proprio calarsi appieno nella magia del luogo dovrei indossare un abito da dama del Settecento, perché è a quel secolo che risale il salone che vi mostrerò.
Palazzo di Tobia Pallavicino (14)

Si supera questa zona al di là del quale ci attende ancora altra magia.

Palazzo di Tobia Pallavicino (14a)

E’ la galleria dorata che brilla del fulgore del metallo più nobile e prezioso.

Palazzo di Tobia Pallavicino (15)

Ideata da Lorenzo De Ferrari e realizzata con la collaborazione di Diego Andrea Carlone questa galleria è un sogno ad occhi aperti, una delicata bomboniera dalle tinte tenui.

Palazzo di Tobia Pallavicino (16)

E d’oro sono gli angeli e i putti che decorano questa sala.

Palazzo di Tobia Pallavicino (19)

Sono paffuti e dispettosi questi angioletti.

Palazzo di Tobia Pallavicino (18)

Se ne stanno uno accanto all’altro, lieti e giocosi.

Palazzo di Tobia Pallavicino (20)

E si riflettono negli specchi della galleria.
E’ questa la magia della bellezza, ti fa sognare e ti porta oltre lo specchio, nel calore di questa luce dorata.

Palazzo di Tobia Pallavicino (17)

D’oro le porte finemente decorate.

Palazzo di Tobia Pallavicino (21a)

Luce, sfarzo e riflessi.
La grandezza passata di Genova si legge ancora nelle sale dei suoi palazzi nobiliari, nei marmi, negli stucchi e negli affreschi.

Palazzo di Tobia Pallavicino (21)

E poi ancora, un’altra stanza lucente.

Palazzo di Tobia Pallavicino (23)

La ricercatezza, il gusto raffinato ed elegante.

Palazzo di Tobia Pallavicino (24)

Alle pareti ritratti femminili, le belle dame del tempo passato.

Palazzo di Tobia Pallavicino  (25)
E ancora oro, nel palazzo che fu di Tobia Pallavicino.

Palazzo di Tobia Pallavicino (26)

E una cappella affrescata dove un tempo si trovata la statua della Vergine del Bambino scolpita da Pierre Puget, l’originale adesso si trova al Museo di Sant’Agostino e qui trovate esposta una copia.

Palazzo di Tobia Pallavicino (27)

Questo è uno dei palazzi che potrete visitare nel fine settimana, durante il Rollidays.
Lascerete queste stanze guardandovi indietro, cercando di trattenere nei vostri occhi questa bellezza, perché la bellezza rende bella la vita.

Palazzo di Tobia Pallavicino (28)

Lascerete queste stanze con il desiderio di tornare tra gli angioletti della galleria, tra luci, specchi e magie.

Palazzo di Tobia Pallavicino (29)