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Posts Tagged ‘Teatro Carlo Felice’

Forse non tutti sanno che è possibile camminare per le strade di Genova seguendo i passi di uno dei suoi più celebri figli, il musicista e compositore Niccolò Paganini.
Nella sua città natale gli è stato dedicato un percorso, a dire il vero non so quanti genovesi conoscano le targhe che sono poste nei luoghi della vita del grande violinista, in ogni caso basta recarsi all’Ufficio di Promozione Turistica del Comune e lì troverete un opuscolo con una cartina sulla quale sono i segnati i luoghi della Genova di Paganini.
Io ho trovato una di queste targhe per caso diverso tempo fa e in seguito ho veduto le altre, a volte a Genova bisogna camminare guardando per terra.
Passate in Via Lomellini e fermatevi davanti alla Chiesa di San Filippo Neri.

Luccica la targa di ottone e racconta di un ragazzino appena undicenne che suona per la prima volta da solista in questa chiesa.

Spostatevi poi in Via Garibaldi e precisamente all’inizio del Vico del Duca, il caruggio posto di fronte a Palazzo Tursi.

E qui si ricorda ai passanti che il prezioso violino del celebre musicista è conservato proprio a Palazzo Tursi.

Ed è ancora giovanissimo il nostro Niccolò quando si esibisce per la seconda volta nella Basilica delle Vigne davanti ad ammirati spettatori.

Accade nel giorno della la festa di Sant’Eligio, patrono degli Orefici, antica corporazione che elesse questa bella chiesa a propria sede religiosa.

Il geniale talento di Paganini lo conduce poi sul blasonato palcoscenico del Teatro Carlo Felice.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Ed è il trionfo, a questa prima esibizione ne seguirà un’altra e l’incasso sarà interamente devoluto a famiglie di persone in grave difficoltà.

Troverete questa ed altre informazioni nell’opuscolo dedicato alle targhe, la breve guida è curata con grande attenzione dall’Associazione Amici di Paganini, sono riportati anche dei brani tratti dalla Gazzetta di Genova dell’epoca con la narrazione degli eventi ai quali si riferisce una certa targa.
E non vi svelo nulla di più, vi lascio il piacere di scoprire per conto vostro certi dettagli.
Luci ed ombre, nella vita di Paganini ci fu anche il carcere, il nostro geniale violinista finì nella Torre Grimaldina di Palazzo Ducale.

Accadde a causa di una relazione che egli ebbe con una certa Angiolina Cavanna, di quella storia travagliata ho già avuto modo di scrivere in questo articolo dedicato agli amori appassionati del musicista.
La traccia di quella vicenda resta in una targa che trovate nelle vicinanze del carcere dove Paganini venne recluso.

In questo percorso manca un luogo molto importante ed è assente per una precisa ragione in quanto non esiste più, tuttavia io aggiungo questa tappa alla nostra passeggiata.
Infatti, malgrado l’edificio sia stato demolito, c’è ancora la memoria della casa in cui nacque il nostro Niccolò e per trovarla vi basterà oltrepassare questo archivolto che si trova in Campo Pisano.

Al di là di esso c’è questo luogo dove vado poco volentieri, dire che lo detesto è veramente riduttivo.


Qui nulla vi parla di Genova e della sua vera anima, soltanto il Ponte di Carignano risveglia la memoria di luoghi ormai scomparsi.

La casa natale di Niccolò Paganini si trovava in Passo di Gatta Mora, anche di questo luogo perduto ho già avuto modo di scrivere in passato in questo articolo, sulla facciata c’era un’edicola con una Madonnetta ora conservata al Museo di Sant’Agostino.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Sono stata in questi giardini solo per fotografare la targa che rammenta la storia di questo luogo.
La lastra sottostante non è chiaramente leggibile e così sotto la foto riporto il testo.

ALTA VENTURA SORTITA AD UMILE LUOGO
IN QUESTA CASA
IL GIORNO XXVII DI OTTOBRE DELL’ANNO MDCCLXXXII
NACQUE
A DECORO DI GENOVA E DELIZIA DEL MONDO
NICOLÓ PAGANINI
NELLA DIVINA ARTE DEI SUONI INSUPERATO MAESTRO

Resta di Niccolò Paganini l’atto di battesimo, lo trovate nella Chiesa di San Donato.

Luoghi del quotidiano per noi.
A Genova guardate a terra, qualche volta.

La grandezza di un artista non si perde come le pietre di un’antica casa demolita dalla mano dell’uomo, la grandezza di Paganini sopravvive alle cose terrene e rimane eterna nella sua musica e nelle sue note.

Opera conservata presso l’Istituto Mazziniano
Museo del Risorgimento

Questo percorso vi conduce nei luoghi della sua vita, le tappe sono 11 ed io ve ne ho mostrate di proposito soltanto alcune, in certi punti di Genova riluce una targhetta di ottone sulla quale è incisa la firma di un grande musicista.
Cercate queste targhe, scopritele ed emozionatevi.
In memoria di un grande genovese, in memoria di Niccolò Paganini, eternamente vivo nelle sue inconfondibili note.

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Quando fuori piove a volte il mondo sembra in bianco e nero.
Piove, in questi giorni, piove senza vento.
E sono pozzanghere, clic clac di ombrelli ed impermeabili.
E tic tac di gocce sulla ringhiera, foglie bagnate e profumo di acqua.
Alla pioggia ognuno di noi reagisce in maniera diversa: certi sono imperturbabili, si contraddistinguono per olimpica calma.

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Piove.
E ognuno si ripara come meglio può.

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E quando piove l’ideale è camminare sotto i portici.
E intanto chiacchieri, guardi le vetrine dei negozi, magari ti fermi da qualche parte per un caffè.

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Malgrado il cattivo tempo i temerari delle due ruote certo non abbandonano il loro mezzo di trasporto preferito.

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Quando piove l’asfalto sembra un lungo nastro di raso nero.

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Pochi metri ed ecco un’altra bicicletta.

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E poi.
Piazza De Ferrari, poca gente e la fontana senz’acqua.
E poi, quando smette di piovere, c’è sempre qualcuno che si siede sul muretto, è ovvio.

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Quando piove l’Eroe dei due mondi rimane ritto in sella al suo destriero e nulla lo smuove, siano tuoni, fulmini o saette.
E le affascinanti modelle ritratte da Newton non perdono un grammo della loro allure e ondeggiano sinuose su tacchi stratosferici.

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Quando piove la luce sa essere un gioco imprevedibile.

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Quando piove ci sono quelli che si mettono a correre per trovare un riparo.
Poi arrivano sotto i portici del Carlo Felice e rallentano il passo.

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Quando piove si tengono le finestre chiuse e le luci accese.

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E quando piove circola comunque il trenino che porta i turisti in giro per la città.
E va piano piano, in Via XX Aprile.
E dietro c’è l’autobus e dietro ancora c’è una macchina.
E ha appena smesso di piovere.

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Quando piove  e tutto è in bianco e nero Strada Nuova sfavilla comunque con i suoi scenografici bagliori.

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E insomma, ha la sua bellezza anche la pioggia, a volte.
E in certi casi, invece, diventa tutto un po’ complicato, anche se sei sotto i portici.
E intanto piove.
E tu hai la borsa a tracolla, un sacchetto al braccio, l’ombrello.
E intanto cerchi di scattare una foto, la luce non è delle migliori e la messa a fuoco non è perfetta.
O forse sì?
Evanescenza, di passi, di fretta, di gente che cammina.
Quando piove.

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Ancora una volta sono stata a guardare Genova dall’alto e per questo ringrazio una cara amica che mi ha permesso di ammirare la Superba da un terrazzo che si apre sui tetti della Superba, su Piazza Corvetto e sulle zone circostanti.

Tetti (2)

E si affaccia in parte sul verde prepotente di Villetta Di Negro.

Tetti (3)

Davanti agli occhi il profilo di un nostro amato concittadino, il più celebre dei patrioti, è Giuseppe Mazzini, assorto e pensieroso.

Tetti (4)

E poi Piazza Corvetto, la prospettiva dell’Acquasola e un cielo velato di nuvole, quel giorno il sole faceva i capricci.

Tetti (5)

Da questo edificio vedi i palazzi della Spianata e la celebre ascensore che conduce a Castelletto.

Tetti (6)

E poi ringhiere, campanili, torri e  il Teatro Carlo Felice.

Tetti (7)

Da un terrazzo sopra Corvetto trovi l’orizzonte del mare che in una giornata grigia si confonde con il cielo, le gru, le linee del porto, il Bigo e le navi.
E il campanile delle Vigne svetta accanto alla Lanterna, nostro faro e nostro simbolo.

Tetti (8)

E poi ancora la città arrampicata sulle colline, un’altra nave, tetti grigi ed abbaini, questo è il profilo di Via Garibaldi con la magnificenza dei Palazzi dei Rolli.

Tetti (9)

Genova e la sua distesa ininterrotta di ardesie spioventi, comignoli e magnifici terrazzini che in estate sono inondati dal sole.
E mentre osservi cerchi di distinguere luoghi noti veduti da una diversa prospettiva, tra i tetti dei caruggi emerge imperiosa la Chiesa della Maddalena.

Tetti (10)

E poi ancora altre ringhiere e geometrie, persiane e finestrelle, un terrazzino minuscolo, lassù, vicino al cielo.

Tetti (11)

Antico e moderno, passato e presente, in un solo orizzonte.

Tetti (12)

Ancora uno sguardo rivolto al patriota genovese, figura a me cara.

Tetti (13)

Ancora uno sguardo verso Genova, mia e sua città natale, dolcemente affacciata sul celeste mare.

Tetti (14)

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Ci sono amici che incontriamo da bambini e poi restano con noi anche quando siamo ormai diventati grandi.
Hans Christian Andersen è per me un caro compagno di viaggio, le sue fiabe mi hanno sempre incantata, da piccola avevo una predilezione per I fiori della piccola Ida.
Con mia gioia di recente è uscita una sua autobiografia, un volume poderoso pubblicato da Donzelli dal titolo La fiaba della mia vita.
Tornerò a scrivere di questo libro e delle eccezionali vicende dell’esistenza di Andersen, oggi dedico questo spazio ai suoi giorni genovesi, è stata un’emozione trovare anche la Superba tra i suoi ricordi.
E allora andiamo a quel tempo, è il 1833, Hans ha 28 anni e ancora non è divenuto celebre grazie al mondo fantastico delle sue fiabe.
In carrozza supera il Sempione: un viaggio in Italia  significa per lui calarsi nel sogno, le sue parole restituiscono lo stupore e la meraviglia davanti a panorami incomparabili.
Bucolica Italia, paradiso di alte montagne e ghiacciai lucenti, ridente di laghi disseminati di isole fiorite sotto al cielo chiaro.
Italia di profumi ed aromi, di campi di granoturco e di tralci d’uva che adornano i sentieri.

Uva (3)

Sono magiche le descrizioni di Andersen, sono incantevoli come le sue fiabe.
E il suo viaggio lo porta anche Genova, nel luogo dove ritrova l’azzurro mare.
Per i danesi, scrive Andersen, il mare è vita, amore e appartenenza e a Genova Hans rivede la distesa di blu davanti ai suoi occhi.

Mare

Così indugia in questo dolce innamoramento e rimane al balcone, a guardare l’orizzonte.

Tramonto (10)

Lo attende, a sera, un’opera teatrale e Andersen, viaggiatore di passaggio, descrive le sue camminate cittadine senza menzionare le vie della città ma è facile riconoscere certi luoghi.
Narra di aver attraversato una via di palazzi che si levano sontuosi uno accanto all’altro e così l’ho immaginato camminare lungo Strada Nuova così spesso immortalata dai celebri visitatori.

Via Garibaldi (17)

Hans è diretto a teatro, pare che non gli sia facile trovarlo, forse si perde ad ammirare le bellezze genovesi.
E poi d’un tratto, scorge una statua che si staglia contro il cielo e comprende di essere giunto a destinazione.

Teatro Carlo Felice

Teatro Carlo Felice

Al Carlo Felice assiste a un nuova opera lirica: va il scena L’Elisir d’Amore di Gaetano Donizetti e tra il pubblico c’è anche lui, Hans Christian Andersen.

Piazza De Ferrari (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Non è solo armonia e bellezza ciò che egli trova in questa città, il nostro autore visita anche un luogo cupo e particolare: l’Arsenale della città e le prigioni.
Sono vivide ed efficaci le sue narrazioni, i prigionieri in catene impressionano la mente fantasiosa di Andersen.
Eccoli i galeotti sfiancati dalla prigionia, macilenti e stremati, Andersen vede i tavolacci e i ceppi ai quali questi uomini venivano legati durante la notte.
E uno dei carcerati lo spaventa con una risata fragorosa e crudele, nei suoi occhi Hans vede il guizzo della cattiveria.
E ancora, in quella prigione c’è un giovane ben vestito, i suoi abiti sono raffinati e di buon taglio, a differenza degli altri non porta catene, Andersen riferisce che si tratta di un ricco genovese che deve scontare due anni di galera per frode e furto ai danni della collettività, costui gode di certi privilegi, la moglie gli fa avere soldi e mezzi per sostentarsi.
Oh, quanto vorrei sapere il suo nome, non avete idea!

Panorama da Torre dei Morchi (19)

Giunge poi il tempo di lasciare la Superba e il racconto torna ad essere idilliaco e pacificante, è sempre la natura a colpire la sensibilità di Andersen.
Gli ulivi e gli aranci, i melograni e i limoni succosi.

Limoni (3)

E la gente di Liguria, i pescatori con i loro berretti vermigli.

Pescatori

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E poi, andando verso Levante, la costa e le sue ville, le vele bianche che solcano il grande mare.

Maresottosopra (22)

E in lontananza il profilo di un’isola, la Corsica.

Via Domenico Chiodo (10)

Ancora gli rimane un lembo di Liguria da visitare, un luogo che tuttora conserva la memoria del suo passaggio.
A Sestri Levante alloggia in una locanda davanti al mare, è di nuovo la natura con le bellezze rigogliose ad affascinarlo.
E nella bella località del Levante Ligure la Baia delle Favole rammenta al visitatore quei giorni che Andersen trascorse in Liguria.

Sestri Levante

Un racconto che ha la potenza della fantasia e dell’entusiasmo, lo stesso che Hans Christian Andersen trasmette con le sue fiabe, con il suo mondo fatto di fiori parlanti, di teiere sventurate e di avventurosi aghi da rammendo.
Un caro amico, accanto a me da tutta la vita, un caro amico che ha camminato per le strade della mia città.

Genova

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Torna il diario genovese di Francesco Dufour, naturalmente il mio nuovo amico è venuto in vacanza con me, se avete perso le puntate precedenti potete trovarle qui.
Molta parte delle pagine da lui scritte è dedicata alla moda e agli stili di un’altro tempo così oggi si va in spiaggia con quelle palandrane pesanti addosso, santo cielo!
E forse vi sarà utile sapere che l’anno di nascita di Francesco Dufour è il 1908 e il diario è stato redatto a metà degli anni ’80.
Allora si va? La spiaggia ci attende e poi andremo a teatro, buona lettura a voi!

Le signore anziane, al tempo della mia infanzia, portavano ancora i costumi da bagno che si vedono illustrati nelle caricature.
Questo costume era composto di un paio di pantaloni ampi, stretti alle caviglie, un camiciotto con le maniche ai polsi, una veste che ricopriva il tutto e dalle quali uscivano le maniche della camicia, poi calze e scarpette nere.
Questi costumi erano fatti di una tela nera o blu scura ma tanto rigida, come le tele delle vele.
Allora era pregiata la carnagione chiara e stavano alla spiaggia con cappellone di paglia e ombrello.

Bagni Costanza

 Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Le altre signore e ragazze avevano il costume intero, di stoffa blu, giungente ai gomiti e ai polsi.
Poi anche per loro vennero i costumi Jantzen.
In principio sembrava una modo troppo oseé perché i costumi elastici fasciavano e rivelavano troppo le forme.
In realtà il costume era più pudico perché stava più a posto mentre quello di stoffa rigida delle volte lasciava degli spiragli.
L’avvento di questi moderni costumi destò un problema morale che si può paragonare a quello dei capelli corti che in principio fu adottato solo dalle persone più spregiudicate, poi col tempo venne di uso comune.

Sampierdarena

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Lo stesso avvenne per il bikini che in principio provocò un grave problema morale tale che ancor oggi non è superato da molte signore che si attengono al costume intero.
Mentre parlo della spiaggia penso alla nostra vita a Sestri Levante.
Tutte le sere la gioventù della spiaggia andava all’hotel Jensch; i giovanotti in smoking e la camicia giù con il colletto floscio.
Il padrone aveva una clientela che amava soprattutto la tranquillità.
In una mezza luce suonava un’orchestra sonnolenta ed alle dieci le luci si spegnevano.
Una sera noi giovanotti con le signorine della spiaggia siamo andati al caffé della stazione senza uno “chaperon”.
Subito dopo vedemmo arrivare una squadra di madri trasecolate da questa sconvenienza.

Sestri Levante

Sestri Levante

In quell’epoca le signorine di buona famiglia non uscivano mai senza l’accompagnamento di una signora.
Qualche volta, a Genova, si andava al teatro o al cinematografo.
Lo spettacolo era sempre selezionato, non si parlava di riviste o di operette che erano considerate un’audacia anche dalle giovani coppie di spose.
Qualche commedia francese portava scritto sulla locandina “non è per signorine“!

Piazza De Ferrari

 Teatro Carlo Felice
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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E’ arrivato tra le mie mani in maniera inaspettata, me lo ha dato una mia concittadina che legge e apprezza queste mie pagine, una nuova amica.
E’ il diario di un suo antenato, Francesco Dufour, appartenente a una famiglia nota non solo a Genova.
Il signor Francesco ha voluto lasciare i ricordi di ciò che ha veduto e ha scritto le sue memorie, io leggo queste sue pagine battute a macchina e mi pare quasi di conoscerlo!
Ha uno stile piacevole e chiaro, non manca quel sottile senso dell’ironia tipicamente genovese, vi strapperà più di un sorriso!
E allora vi porterò nella strade della Superba con i suoi racconti, li copierò come lui li ha scritti, sono perfetti così e non mi permetterei di cambiare una virgola.
Iniziamo dai rocamboleschi viaggi in automobile nella Genova del passato.

Piazza De Ferrari

 Piazza De Ferrari, viaggiata nel 1910
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Quando ero bambino ci si serviva del vetturino Donzelli che posteggiava in Piazza dell’Annunziata; si mandava a chiamare per recarci a Cornigliano.
Qui Carlino teneva un cavallo da sella con il quale si recava a Coronata e al Belvedere.
Nel 1915 papà comprò una Fiat Zero, era una Torpedo a 4 posti.
Era una cosa nuova, nessuno se ne intendeva; Carlino la guidava seguendo il “Manuale dell’Automobilista”.
L’automobile era il primo elemento di prestigio, si diceva “Il tale ha l’automobile” come si sarebbe detto “Il tale è milionario”.
L’automobile era, in principio, riservata ai padri di famiglia, alle persone di qualche importanza, non aveva ancora il significato sportivo che ha adesso.
Chi aveva l’automobile aveva anche lo chauffeur, l’automobile serviva innanzi tutto a scopo rappresentativo, per le visite, i matrimoni, i funerali, il Carlo Felice.
Sarebbe stata una sconvenienza arrivare in taxi.

Piazza De Ferrari (2)

Teatro Carlo Felice
Cartolina appartenenete alla Collezione di Stefano Finauri

Poi avevamo una grossa berlina SPA.
Un vetro separava l’autista dai passeggeri e gli ordini si davano con un tubo portavoce, in un angolo un vasetto di fiori.
Lo chauffeur apriva lo sportello e stava sull’attenti con il berretto in mano.
Gli autisti avevano una divisa scura e una chiara secondo il colore della macchina; portavano i gambali, solo pochi raffinati portavano gli stivali.
Dopo un certo tempo si pensò che una macchina aperta sarebbe stata più panoramica per le gite, allora venne in uso la decappottabile chiamata torpedo e se a due posti chiamata spider.

Piazza Corvetto

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Le strade, non asfaltate, erano molto polverose, con queste macchine si viaggiava in una nuvola di polvere.
Il viaggio era un continuo cercare di sorpassare per evitare la polvere di chi stava davanti.
Per il vento e la polvere era come andare in motocicletta.
Le signore portavano veli, maschere e spolverini, gli uomini spolverini, berretto e occhialoni, i più chic erano i Meyrowitz.
Molto frequenti erano le pannes, molto spesso scoppiava una gomma tagliata dallo spigolo di una pietra spaccata e specialmente per i chiodi dei ferri dei cavalli.
Non c’era la ruota di scorta, bisognava smontare la ruota, poi con 2 lunghe leve smontare il copertone, estrarre la camera d’aria e su un paracarro, con carta vetro, mastice e una pezza si riparava il guasto.
Spesso si tappava il carburatore, sulla Via Emilia, dove nei rettilinei si lanciava la macchina, erano frequenti le fusioni delle bronzine.
Mi ricordo che quando si arrivava a Genova e si vedevano i tram si diceva: per male che vada ormai si può arrivare a casa!

Via XX Settembre (3)

Tram in Via XX Settembre da Ponte Pila – viaggiata nel 1914
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Le automobili avevano vicino al vetro un faro mobile che si poteva puntare in tutte le direzioni.
Il parabrise si poteva abbassare tutto per diminuire la resistenza dell’aria e per aumentare la potenza del motore, si poteva, con un pedale, eliminare la marmitta.
Mi ricordo con che soddisfazione, al principio di una salita, libero e generoso, il fragore del motore.
Nei primi tempi il traffico era molto disordinato, non c’erano semafori e tutti i pedoni camminavano e attraversavano a casaccio.

Via Roma

Via Roma – Cartolina Appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

In un primo tempo era obbligatorio suonare la tromba nell’abitato, la tromba era una pera di gomma.
Poi venne proibito suonare nell’abitato e fu un disastro perché la gente continuava a stare in mezzo, a volte si doveva gridare dal finestrino o dare un’accelerata a vuoto per avere il passo.

Via XX Settembre (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

I vigili davano molte multe, specialmente per eccesso di velocità, queste fioccavano specialmente in fondo a Via Cantore, dove la strada larga e la discesa invitavano a esagerare.
Per vendicarsi del vigile gli si dava del voi come si faceva con le persone inferiori.

Via Palestro

 Via Palestro 1916
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Grazie a Raffaella per avermi prestato questo diario prezioso, è una lettura a dir poco emozionante.
Grazie a Stefano Finauri, le sue immagini abbinate a queste memorie sono ancora più suggestive.
E grazie di cuore a Francesco Dufour,  camminare con lui per le strade della Superba è meraviglioso, ho un nuovo amico e presto anche voi leggerete altri racconti.
Un saluto a tutti voi lettori, vado procurarmi un velo da indossare per una gita in automobile!
Sapete, questa faccenda della polvere è a dir poco seccante!

Piazza De Ferrari (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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Come sempre certe memorie restituiscono punti di vista insoliti su luoghi a noi noti, oggi un primo sguardo su Genova ci è offerto da uno scrittore nel quale mi sono imbattuta per caso, il suo nome è Giacomo Navone e ci ha lasciato una dettagliata guida della Liguria di Ponente da lui redatta nell’anno 1827.
E sapete cosa accade?
Un bel giorno il nostro passa da Genova e il caso vuole che egli si trovi qui proprio mentre si sta costruendo un celebre teatro: il Carlo Felice.

Carlo Felice

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

 E il nostro fa certe argute considerazioni in merito a questo edificio, dice che bisogna tenere presenti non solo certi canoni architettonici e alcune esigenze dei contemporanei, ma bisogna anche considerare le necessità dei posteri.
Ah, caro Signor Giacomo, grazie di aver pensato a noi!
E secondo il nostro la platea del teatro è di modeste dimensioni, la Superba è destinata a divenire una città popolosa!
Volete qualche cifra?
Navone è informatissimo, riferisce che in quell’anno, il 1827, gli abitanti sono 110.000 e ricorda che nel 1814 Genova annoverava meno di  80.000 abitanti.
Ha ragione Navone, bisogna essere lungimiranti e saper guardare al futuro.

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E ancora, il nostro parla di una città in continuo fermento e crescita, fiorente per i suoi commerci, meta ambita di molti stranieri che la scelgono come luogo dove vivere.
E quindi, pensando a una progressiva espansione di Genova, Navone pensa che anche questo aspetto vada tenuto in conto quando si mette mano ad opere pubbliche.
Con buona pace di Navone il teatro venne infine costruito ed inaugurato il 7 Aprile 1828.

Carlo Felice (4)
Era stato realizzato dall’architetto Carlo Barabino nella zona dove in precedenza si trovavano il convento e la Chiesa di San Domenico.
E cosa accadde all’inaugurazione?
Narrano gli storici che diversi compositori aspiravano a veder rappresentate le loro opere nella serata d’apertura.
Questo onore toccò al giovane Vincenzo Bellini e sul palco del Carlo Felice andò in scena la sua opera Bianca e Fernando.
Immaginate il pubblico delle grandi occasioni, l’eleganza e lo sfarzo di una prima teatrale, lampade ad olio rischiarano la sala, una luce vivida accompagna la musica di Bellini.

Carlo Felice (5)
Chi c’è sul palco a dirigere l’orchestra?
Il musicista più richiesto ed ambito era naturalmente lui, Niccolò Paganini.
Ho sfogliato l’epistolario del celebre violinista in cerca di qualche notizia e ho trovato  una lettera del mese di gennaio del 1828 nella quale Paganini riferisce ad un amico che gli ha scritto Luigi Alliani, primo violino di Vicenza, Paganini precisa anche che non ha nessuna intenzione di rispondere.
E cosa vuole sapere costui? Chiede chi sarà il primo violino Direttore d’Orchestra del nuovo teatro di Genova!
E nella nota il curatore dell’opera scrive che Alliani ambiva a quell’incarico, naturalmente.

Niccolò Paganini

Niccolò Paganini
Opera esposta all’istituo Mazziniano – Museo del Risorgimento

Comunque, il nostro Niccolò declina l’invito a dirigere il concerto alla serata d’apertura, lui stesso dice che tale onore deve spettare a colui che ha diretto con grande talento l’orchestra del Sant’Agostino, il Maestro Giovanni Serra, sarà lui a dirigere il concerto.

Carlo Felice (2)

E ad ascoltare il giovane e aitante Bellini chi c’è?
Ci sono i Sovrani del Regno di Sardegna, Carlo Felice e Maria Cristina, con loro è presente  tutto il fior fiore dell’aristocrazia, tra il pubblico è seduta anche una bellissima fanciulla di nome Giuditta Cantù.
E tra il compositore e Giuditta sarà amore appassionato e tormentato, sebbene lei lo corrisponda la giovane è già sposata, ahimé!
Furono altri gli eventi memorabili che accaddero nel Teatro dell’Opera di Genova, avrò modo di raccontarveli in altre circostanze.
E guardate l’immagine sottostante, questa è la seconda pagina di un libretto relativo a una rappresentazione che si tenne nella primavera del 1830, appartiene alla bella collezione del mio amico Eugenio che come sempre ringrazio.
Chissà chi strinse  tra le mani queste pagine, forse una romantica dama con il cuore palpitante per la musica.

Libretto
E per concludere  non posso fare a meno di ricordarvi cosa combinarono certe nobildonne genovesi che diedero scandalo a teatro, qui trovate il mio breve racconto di quella serata.
Accadde a Genova, nel teatro che venne inaugurato sulle note di Vincenzo Bellini.

Carlo Felice (6)

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Oggi faremo i turisti per le strade della Superba in compagnia di una visitatrice d’eccezione, la scrittrice americana Octavia Walton Le Wert.
Come già ho avuto modo di narrarvi, a metà dell’Ottocento la nostra eroina soggiornò per alcuni giorni a Genova e prese una stanza all’Hotel Croce di Malta.
La lasciammo lassù, in cima alla superba torre che fronteggia il mare.

Torre dei Morchi

E poi cosa accadde? Oggi andremo con lei, la seguiremo nei  suoi percorsi cittadini.
E da brava americana all’estero nei suoi Souvenirs of Travel Octavia racconta ogni dettaglio, si sofferma persino su certi piatti che gustò in albergo, come ad esempio certe deliziose sardine fritte e frutta fresca di stagione, sul tavolo c’è anche un cestino ridondante di pomme d’amore (apples of love) così lei li definisce, e da forestiera Octavia rimane attratta da questo nome così romantico per scoprire poi che si tratta semplicemente di una varietà di pomodori.
E’ domenica, le campane risuonano gioiose e c’è un’intera città da scoprire, Octavia e la sua famiglia fanno una prima passeggiata alle Terrazze di Marmo che si trovavano dove ora è situata la Sopraelevata.
E poi giù per i caruggi che a quanto pare non incontrano il favore della nostra visitatrice, le capita in sorte di passare per una strada particolarmente stretta e neanche tanto pulita eppure qualcosa attira l’attenzione di Ottavia ed è la striscia di cielo sopra le case da lei definita un tetto blu.

Caruggi

E poi, quanti bambini ci sono nei vicoli, da non credere!

Bambini

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La nostra esigente viaggiatrice sceglie una meta rilassante, il Parco dell’Acquasola.
Ahimé, ai giorni nostri non è più rigoglioso e splendido come ai tempi di Octavia, lei vi trova numerosi genovesi a passeggio, il fior fiore della buona società.
E c’è una banda militare, la musica risuona nel parco tra aranci, limoni e frondosi oleandri.
E poi ci sono panchine, fontane zampillanti e statue che emergono tra le rose lussureggianti, una carrozza compie lenta il giro del parco.
E la nostra vezzosa amica ha uno sguardo attento, nota che le donne di Genova portano un velo bianco e ricorda che da sempre c’è una sorta di gara d’eleganza con le dame di Milano che in genere usano coprirsi il capo con un velo nero.

Acquasola

L’Acquasola – Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E poi la bellezza di perdersi nel labirinto di Genova, Octavia non avrebbe potuto descriverla meglio:

We came down into the lower city, and enjoyed the delight of losing our way, and wandering hither and thither to find it. We made many inquiries, and received various directions, which we followed, but without success

Siamo venuti giù nella città bassa, e abbiamo apprezzato la gioia di perdere la strada, e di vagare qua e là per ritrovarla. Abbiamo fatto molte domande e ricevuto varie indicazioni che abbiamo seguito, ma senza successo.

Per fortuna i nostri viaggiatori vengono soccorsi da un marinaio, costui conduce Octavia e i suoi famigliari sani e salvi al Croce di Malta.
Il marinaio è piuttosto male in arnese, racconta ad Octavia di essere stato diverse volte in America e per gratitudine verso le cortesie ricevute nel Nuovo Mondo non accetta la somma che Octavia le offre per sdebitarsi.
Com’è strana la vita, chissà se quest’uomo avrà mai saputo di essere finito tra le pagine di un libro.
Le ore sono sono dolci quando si è in viaggio, Octavia prende un buon caffé in un accogliente locale e poi passa una serata al Teatro Carlo Felice dove assiste a una commedia e ad un’operetta.
Scoprirà anche le chiese della Superba,  San Matteo e la Nunziata, ovviamente non si farà mancare una visita alla Cattedrale.
Ed eccola camminare perle Vie dei Palazzi, la turista americana resta colpita dalle numerose opere d’arte esposte in certi edifici, ammira Rubens e Rembrandt, tuttavia sostiene che queste strade siano strette e che così non si possa godere appieno della magnificenza di certi edifici.
Octavia mi perdonerà ma in questo caso mi tocca dissentire!

Via Garibaldi

E ciò che più la affascina pare che sia la dimora di Andrea Doria, anch’essa è molto mutata da quegli anni, Octavia vede il giardino davanti al mare, racconta di alberi di aranci a pochi passi dalle onde bianche e spumose.

Villa del Principe

Una turista americana a Genova sente una profonda emozione per il fatto di trovarsi nella città natale di Cristoforo Colombo e certo ha una differente percezione dello spazio.
E così certe strade anguste la stupiscono, non ci passa neppure una carrozza!
E la curiosa viaggiatrice scrive di aver udito gustosi aneddoti riguardo a certi caparbi sudditi di Sua Maestà che si misero in testa di passare comunque per certi caruggi e vi rimasero incastrati tanto che furono costretti  a uscire dal tetto della carrozza.
Un episodio analogo è raccontato anche da Charles Dickens, evidentemente erano piccoli incidenti che suscitavano una certa ilarità.

Vico del Duca 7

Vico del Duca

E poi viene il tempo di raggiungere altre mete e così Octavia si imbarca sull’Anatole, partirà alla volta di Marsiglia.
E a dare l’addio a questi viaggiatori sono tante piccole barche che circondano il piroscafo, a bordo ci sono gruppetti di cantanti che in cambio di qualche soldo creano improvvisati intrattenimenti per i turisti.
Tra questi artisti c’è anche una bimba, è lei a porgere verso i ricchi americani un barattolo di latta dentro al quale cadranno sonanti monete.
C’è ancora uno sguardo che si volge indietro, è lo sguardo incantato di Octavia che incontra la superficie del mare a far da specchio al cielo di Genova, in una poesia che io conosco bene.

The day is lovely, the sea calm and intensely blue, and the atmosphere of such wonderful clearness, we can distinguish perfectly objects on the shore. There seems a rivalry between sky and sea, or, perhaps, a love one for the other.

La giornata è bella, il mare calmo e blu intenso, e l’atmosfera di un tale meraviglioso chiarore che riusciamo a distinguere perfettamente gli oggetti sulla riva.
Sembra che ci sia una rivalità tra cielo e mare, o, forse, un amore l’uno per l’altro.

Souvenirs of Travel – 1857

Via Gramsci

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Pedalando per la Superba, su e giù, in una città che a volte è un vertiginoso saliscendi.
E tuttavia per ogni salita c’è una discesa e allora forse si dimentica la fatica e ci si lascia portare verso la propria meta.
Non è la prima volta che scrivo delle biciclette di Zena, qui ne trovate altre che sono già state protagoniste di un precedente post.
Lo faccio nuovamente, i ciclisti in questa città sono più numerosi di quanto si potrebbe pensare, basta fare attenzione alle tante bici in giro per le strade di Genova!
Pedalando per la Superba, c’è sempre un posto dove poter lasciare la propria bici.

Bicicletta (2)

Basta anche un’antica grata, che praticità!

Bicicletta (3)

Quelli che amano pedalare lo fanno con qualunque clima.
Cadeva una fastidiosa pioggerellina e i tre ciclisti procedevano in Via Garibaldi incuranti del maltempo.
Poi si sono fermati, lasciando le bici appoggiate al muro.
Bicicletta (4)

Vedo, osservo e penso.
Questa bicicletta a due passi dal Teatro Carlo Felice apparterrà a un melomane o a un amante della buona musica?

Bicicletta (5)

Vedo, osservo e immagino.
Ah, due bici parcheggiate una accanto all’altra davanti alla libreria storica della città suscitano infiniti castelli in aria!
Saranno di due innamorati che sono entrati da Bozzi in cerca di qualche bel libro, ne sono certa.
Lei vorrebbe comprare Orgoglio e Pregiudizio, l’aveva letto ai tempi dell’Università e non ne ha mai posseduto una copia, lui non sembra tanto convinto ma non si mette a discutere, no.
Sì, dev’essere andata proprio così.
Due biciclette davanti a Bozzi.

Bicicletta (6)

E poi, andar per caruggi e trovarne da ogni parte.

Bicicletta (7)

Il mondo è fatto di contrasti, a volte.
Un camion, una moto e una bicicletta.
E lassù, sul muro, un’edicola con la Madonna, cose che si vedono nei vicoli di Genova.

Bicicletta (8)

Tono su tono, nero su grigio e una nota d’arancio, secondo me i ciclisti hanno buon gusto per quanto riguarda il colore.

Bicicletta (9)

E ancora quelle creuze delle quali non vedi la fine, quelle creuze che si perdono nel chiarore abbagliante della luce.
Come sarà pedalare giù per un creuza?
Bisognerebbe chiederlo a chi lo fa!
Ad esempio, in Salita ai Terrapieni c’è qualcuno che potrebbe risponderci e che ha lasciato la sua bici proprio lì, c’è sempre una ringhiera che può tornare utile.

Bicicletta (10) - Copia

Questa invece è una creuza che percorro spesso, si pedala anche in Circonvallazione a Monte, a quanto pare.

Bicicletta (11)

E certo ci vuole allenamento e non è da tutti ma gli appassionati non rinuncerebbero mai alla loro pedalata giornaliera per la città.
Il post di oggi mi offre anche la piacevole opportunità di presentarvi due blog genovesi dedicati al mondo della bicicletta, sono pagine che meritano di essere scoperte in quanto propongono eventi, uscite di gruppo e momenti di aggregazione per grandi e piccini, se amate l’insostituibile ebrezza di pedalare con il vento in faccia troverete spunti e proposte.
Il titolo del blog è rigorosamente in dialetto genovese, ecco a voi Anemmu in bici a Zena!, un sito  molto noto e promotore di interessante iniziative cittadine.
E poi c’è anche Bike to school Genova  che coinvolge  genitori che si organizzano per portare i propri figli a scuola in bicicletta, una piccola grande avventura per i più piccini, così si legge sulla pagina di presentazione del blog. E’ una cosa bellissima, vero?
Del resto, si pedala volentieri per le strade della Superba, basta guardarsi intorno.
Provate a passare in Piazza del Campo, un giorno di questi.
I sedani, i peperoni gialli e rossi, le verdure.
E le cassette di mele e arance, un tripudio di colori, come sempre sul muro c’è un’ edicola con la Madonnina.
E lì davanti, qualcuno ha lasciato la sua bicicletta.
Cose che si vedono nei caruggi, cose che fanno quelli che pedalano per la Superba.

Bicicletta (12)

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Accadono cose strane e belle, a volte.
Taluni sono lettori silenziosi, frequentano queste pagine senza manifestarsi.
E tra loro c’era anche lei, Daniela.
E poi un bel giorno Miss Fletcher ha svelato il suo nome e così Daniela ha scoperto che questo blog lo scrive una persona che lei conosce bene, da tanto tempo.
Compagne di liceo e di università.
Ve l’ho detto, accadono cose strane e belle, a volte.
E lei legge, legge che amo andar per terrazzini, lassù dove si vedono i tetti e le ardesie.
E mi porta lassù, su quel terrazzino che circonda la sua casa, in una parte di caruggi che amo particolarmente, a ridosso di Via Ravecca.
Due amiche, i ricordi di scuola, una giornata di sole e una tazza di caffé.
Qui, su un terrazzino di caruggi.

1

E tutto attorno la città che amo, che è così vicina eppure silenziosa.
Lassù, nel regno dei gabbiani che volteggiano in cielo e compiono parabole infinite, seguirle è un gioco della mente.

2

Tetti spioventi, finestre e piante grasse.
E la linea perfetta, il mare.

3

Cammino tra i fiori, sopra la città.
Osservo, scopro cose mai vedute, mutando punto di osservazione la città si svela e mostra i suoi segreti.

4

E volano quassù gli uccellini, c’è un angolino tutto per loro.
A volte la vita sa essere dolce, è vero?
Qui, su un terrazzino in Vico dei Coccagna.

5

Un terrazzino? No, due!
Una scaletta che porta in alto, sopra le ardesie, davanti ai comignoli.
Un tavolino, una sdraio, i gerani.
E un orizzonte infinito, tutto intorno.

6

E lassù, su un terrazzino di caruggi, puoi persino avere un piccolo orto!

7

Le case, abbarbicate sulle alture della città in salita.

8

Storie di caruggi e campanili, voi genovesi li riconoscete?
Da sinistra verso destra si notano San Silvestro, Sant’Agostino e Santa Maria in Passione.

9

Storie di una città ogni giorno da scoprire, il suo bianco teatro e le cupole del Palazzo della Borsa.

10

La misteriosa Torre dei Maruffo, quando cammini per le strade di Genova non la vedi, è chiusa tra le case di Canneto, nascosta ed invisibile da certe prospettive.
Eppure è così alta, ogni volta vederla è un’emozione!

11

E’ una mia debolezza cercare le superbe torri della Superba, se guardate gli antichi quadri Genova ne era disseminata.
E sono ancora la testimonianza della sua grandezza, dell’orgoglio di Genova e dei suoi abitanti.
Chissà se un giorno riuscirò a salire sulla Torre degli Embriaci!
Continuo a scriverlo nella speranza che il desiderio si avveri.

12

Sì, io cerco le antiche torri.

13

Lassù, sul terrazzino sul tetto, si guarda giù, verso altri tetti e verso l’altro terrazzino che ci attende al termine della scaletta.

14

La città è di vetro, a volte.
Di vetro e specchi, specchi che per me hanno solo un pregio, riflettono le antiche case della città vecchia.

15

Di vetro e acciaio davanti a Santa Maria in Passione.

16

Io in posti come questo mi perdo.
Mi perdo nella profondità del vicolo, a seguire le curve gentili della mia città.

17

Ad ammirare chiese e campanili, non puoi vederli in questa maniera da nessun’altra parte, solo su un terrazzino di carruggi.

18

Sì, la vita è dolce quando hai un’amaca per dondolarti al sole.

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E quando hai un tavolo di ferro e quattro sedie, i vasi con le piante e il silenzio che ti regala l’altezza.

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E per me è ancor più dolce quando riesco ad andare lassù, sopra le ardesie calde di sole.

21

La vita è dolce quando si conserva il desiderio di sorprenderci di ciò che conosciamo bene, quando sappiamo trovare gioia nel nostro quotidiano, quando sappiamo scoprire la bellezza attorno a noi.

20

Quando dalla finestra della tua cucina vedi i tetti e la città.

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E quando ti affacci e davanti ai tuoi occhi trovi il mare calmo e azzurro.

24

Ringrazio la mia meravigliosa amica per avermi aperto la sua splendida casa, tornerò qui a guardare un tramonto o un cielo denso di nubi cupe e minacciose cariche di pioggia, ho immaginato i lampi squarciare le nuvole e il tuono rimbombare in lontananza.
Ho immaginato questo, mentre ero lassù,  in una giornata limpida e tersa.

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