Una partita di tennis nel 1929

Nel tempo dello svago e della vacanza un bel gruppo di amici si diletta con palline e racchette: è l’estate del 1929 e questa è la foto di rito per serbare un caro ricordo di una partita di tennis.
Niente tessuti tecnici per questi provetti tennisti, i loro abiti forse a noi sembrano persino improbabili, gli uomini portano pantaloni lunghi e camicia a maniche lunghe.
Eleganza e femminilità caratterizza invece i capi indossati da signore e signorine, lo stile non va mai trascurato.
Ed ecco svolazzanti gonne bianche rigorosamente sotto al ginocchio, pettinature composte, sorrisi appena accennati, una delle giocatrici sfoggia una maglietta colorata, la prima ragazza da sinistra sembra invece indossare una gonna con inserti di pizzo.
La terza giovane da sinistra poi porta una collana di grosse perle che a me non sembra l’ideale durante la pratica di uno sport eppure a lei evidentemente piaceva così!
Fanno parte della mia piccola collezione diverse immagini di bagnanti ritratti sulle spiagge della Liguria, c’è una squadra di calcio e una piccola selezione di spericolati sciatori.
E poi ci sono loro con le loro racchette, ritratti in un luogo che non conosco, al tempo di una partita di tennis nel lontano 1929.

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Da un diario genovese del passato: sci, tennis ed equitazione

Ritornano su queste pagine le parole di Francesco Dufour tratte dal suo prezioso diario.
Nella casa della celebre famiglia genovese si dava molta importanza allo sport, a proposito delle varie attività praticate il nostro amico ci ha lasciato i suoi particolari ricordi e naturalmente non mancano gli incidenti di percorso, la lettura di queste memorie è sempre a suo modo sorprendente.
Mica era tutto semplice, eh?
Anche  dedicarsi allo sci poteva presentare imprevisti e inconvenienti, leggete un po’ qua!

Montagna

Val Ferret – foto di proprietà di Marco Kanobelj 

Mi sono accostato agli sci la prima volta a Claviére.
Allora non c’erano scarpe da sci, avevo delle scarpe da soldato con sotto le bullette, non tenevano né l’acqua né il freddo.
Arrivato a destinazione andai in un negozio dove affittavano gli sci, questi avevano nel centro una lamina di ferro dolce che lo attraversava trasversalmente.
Posero lo sci su un’incudine e a forza di martellate adattarono la lamina alla scarpa.
Una cinghietta teneva l’attacco ma lo sci andava per conto suo.
Appena uscito dal negozio ad uno sci si spezzò la punta nella curva, questo sci era fatto di legno da casse.
Qualche volta con Antioco, Pietro e Pio siamo andato al Sassello e alla Bocchetta.
Una volta un oste in questa località mi inviò questa cartolina: “Come d’accordo, neve abbondante.”

Montagna (2)

Val Ferret – Foto di proprietà di Cesare Lombardo

Papà era un gran cultore dello sport che riteneva utilissimo per la salute.
Tutti abbiamo imparato l’equitazione da ragazzini frequentando i corsi del Collegio Calasanzio a Cornigliano.
Papà fece costruire il tennis a Cornigliano prima dell’altra guerra, venne a tracciare le righe Gigetto Drago, vecchio maestro e vecchia gloria.
Allora questo gioco era cosa per tutti nuova, si credeva che tutto consistesse nel tenere la palla in gioco il più a lungo possibile, erano ignorati i colpi tesi.
Quando si andava a giocare si portava sul campo una cassa con quattro racchette e alcune paia di scarpe, erano di pelle, solo con il tacco più largo e basso.

Fontanigorda

Il Campo da Tennis di Fontanigorda

Anche a Sestri papà fece costruire il tennis.
Venne a tracciarlo di nuovo Gigetto Drago, in questa occasione avvenne un fatto curioso.
Noi avevamo un libro con un disegno che mostrava come geometricamente si potevano fare gli angoli del grande rettangolo.
Si trattava di far coincidere degli archetti partendo dalla linea mediana.
Abbiamo lavorato tutta la mattina senza pervenire ad un risultato, il rettangolo restava sempre storto.
Solo molto tardi ci accorgemmo che una delle due rotelle metriche che avevamo invece di 20 metri misurava 18.
Papà ci facilitò sempre la pratica degli sport, riguardo all’equitazione diceva: “È bene imparare… se si dovesse scappare!”
Non ci permise mai di imparare la scherma perché temeva che la pratica delle armi ci rendesse audaci nell’accettare o nel proporre un duello.
In realtà alla nostra epoca il duello era quasi scomparso.

Casa del Romano

Casa del Romano

Ditelo, non ci avevate mai pensato all’eventualità di dover tracciare le righe per il campo da tennis, vero? Neppure io, devo dirlo!
Cose d’altri tempi, in ogni caso allora il duello era quasi scomparso ma questa è un’altra storia, un altro paragrafo di questo diario entusiasmante.

Open

Questa è la storia di un figlio del deserto, una vita intera narrata in quasi 500 pagine, una lettura che va via in un soffio, chiuderete il libro e avrete il desiderio di ricominciarlo dall’inizio.
Open è la celebre biografia del tennista Andre Agassi, un libro brillante, di forte impatto emotivo e sapientemente cinematografico, un libro scritto con l’importante e decisiva collaborazione del premio Pulitzer J.R. Moehringer.
Ed io sono una di quelle ragazzine che guardava Agassi in TV, era lui il mio tennista preferito.
Un libro sul tennis o un libro sulla vita?
Il figlio del deserto ha un padre dispotico e ambizioso, vuole che Andre  diventi un campione e così fin da bambino il futuro atleta si allena con una sorta di macchina lanciapalle, il drago, un nemico da battere con tutte le forze, colpo su colpo.
Che cos’è il tennis secondo Agassi?

Il tennis è lo sport in cui parli da solo.

Nel tennis sei su un’isola.

Ambizione, delusione, trionfo e caduta, ricerca del proprio sé, c’è tutto questo e molto altro tra le pagine di Open, c’è il desiderio di essere compreso da quel padre così esigente che nulla risparmia al giovane talento.

Non capisce che sono la creatura più indifesa in questo deserto dimenticato da Dio. Ma se lo capisse, mi chiedo, mi tratterebbe in maniera diversa?

Cuore, corpo e cervello di un tennista.
Si segue la sua formazione alla scuola di Nick Bollettieri, dalla nativa Las Vegas la vita condurrà Andre sui campi di Wimbledon e del Roland Garros, lui diventerà il numero uno del tennis mondiale.
Ma che cos’è il tennis secondo Agassi?

E’ soprattutto, uno straziante, eccitante, orribile, sorprendente vortice.

Il tennis è la ritualità, la ricerca spasmodica della perfezione, la lotta con se stessi e con certi avversari temibili, uno di questi è Pete Sampras.
E la vita che ti costringe su un isola va addolcita in qualche maniera, Andre si circonda di un entourage che non è soltanto funzionale al suo sport ma anche al suo mondo interiore, quella parte fragile di lui che a volte lui stesso non sa affrontare.
Che cos’è il tennis secondo Agassi?

La borsa da tennis assomiglia molto al tuo cuore: devi sapere in ogni momento cosa c’è dentro.

E nessuno può toccare la borsa di Andre, è un suo scaramantico rito.
Il figlio del deserto è un tipo sopra le righe, scende in campo con i calzoncini di jeans e ha i capelli a cresta con le mèches.
E quei capelli che cadono saranno per lui fonte di profondo disagio, se ancora non conoscete i dettagli li scoprirete leggendo il libro.
Andre ha un’immagine e un ruolo ma davvero lui è ciò che appare?
E’ appena diciottenne e sembra davvero solo sopra quell’isola.

Se avessi tempo, e una maggiore autocoscienza, direi ai giornalisti che sto cercando di capire chi sono, ma intanto ho un’idea abbastanza precisa di chi non sono. Non sono ciò che indosso. Di certo non sono il mio gioco. Non sono niente di quello che pensa di me il pubblico.

Un’esistenza dal ritmo vorticoso, senza sfumature, il racconto di quei giorni da campione assume tratti puramente cinematrografici.
E accanto ad Agassi per un periodo c’è un’icona del cinema, l’attrice Brooke Shields che sarà la sua prima moglie.
Leggi il libro e vedi un film, le esaltanti vittorie e le cocenti sconfitte, lui e lei, due mondi che paiono sfiorarsi ma poi si allontanano.
Vite brillanti, per certi aspetti privilegiate eppure malgrado lo scintillio da jet set resta una sorta di insondabile insoddisfazione, la ricerca della felicità è una faccenda complicata anche se ti chiami Andre Agassi e sei il numero uno.
Anzi, forse soprattutto in quel caso.
E che cos’è la vita secondo Agassi?

Se solo, quando nasciamo, potessimo dare un’occhiata al nostro sorteggio nella vita, progettare il nostro cammino per la finale.

Incertezza.
Il figlio del deserto è un lottatore, uno che non si arrende mai davanti al dolore, la sua è una storia di  odio e amore per il tennis, una storia di tenacia e caparbietà.
E’ anche una storia di altruismo, Agassi ha fondato una scuola, nella sua Las Vegas.
E accanto a lui ora c’è una stella dello sport, Andre ha sposato la tennista tedesca Steffi Graf dalla quale ha avuto due figli.
Per quanto mi riguarda tra le varie sorprese di questa biografia c’è proprio il ritratto di lei.
L’ho sempre apprezzata come tennista ma non ha mai suscitato in me particolare simpatia, invece dalle pagine di questo libro emerge un profilo di donna che conosce sia dolcezza che fermezza, una creatura dalle doti rare ed eccelse.
Fatevi un regalo, se ancora non lo avete letto compratevi Open, è un libro che lascia il segno.
Fotogramma dopo fotogramma, il film della vita di un campione.
Ed è una la scena che mi è rimasta nel cuore, l’ho veduta proprio come se fossi lì.
Una gara, così per gioco, una corsa a perdifiato sulla spiaggia, a competere sono proprio Andre e Steffi.
E lei è veloce come una gazzella, lo batterà?
Li vedi ridere, guardarsi, abbracciarsi.
Complici, amanti, amici, fratelli.
E’ il senso della vita, la felicità.
Game, set, match.

E’ più facile essere liberi e sciolti, essere se stessi, dopo aver riso con le persone che ami.