Sopra i tetti, in cima a Palazzo Giustiniani

Giugno porta il sole e a me porta cose belle.
Pochi giorni fa mi è giunto inatteso uno splendido invito da una lettrice silenziosa.
Lei abita in uno dei palazzi più belli della città vecchia, una dimora annoverata tra i Rolli di Genova.
E il messaggio che mi ha fatto avere è questo: quando vuoi salire all’ultimo piano di Palazzo Giustiniani, fai un fischio!
E vi pare che me lo faccia ripetere due volte? Se mi dite così sappiate che in un battibaleno mi trovate con il ditino sul citofono!
Ed eccolo il fastoso palazzo perfettamente restaurato, è un vero gioiello.

Palazzo Giustiniani

Salgo in questo magnifico appartamento che si affaccia sulla Superba.
E sul tetto c’è un terrazzo, la porta si apre e davanti agli occhi hai gli splendori di Genova.
Ecco la Cattedrale di San Lorenzo, la Torre Grimaldina e la suggestiva Torre dei Maruffo.

Tetti (2)

Da lassù, dall’antica Torre che svetta sul nostro Canneto avevo veduto questo terrazzo, lo notate sulla destra nell’immagine sottostante.

Tetti

E ormai lo sapete, nei caruggi della mia Zena basta spostarsi di pochi metri e avrete nuove prospettive sulla città dei tetti.
Colori d’estate, panni stesi e la parte alta di Via dei Giustiniani.

Tetti (3)

Fiori e la città sullo sfondo.

Tetti (4)

Spiovenze, ringhiere e ardesie.

Tetti (5)

Laggiù, in lontananza, la Basilica di Carignano e davanti il Campanile di Sant’Agostino.
E’ misteriosa e affascinante la città dei tetti, si svela piano ai tuoi occhi e ti lascia scoprire ciò che non hai veduto mai.
Guarda, c’è un minuscolo terrazzino, con vasi di piante, sedie e tavolino.

Tetti (5a)

Guarda, è tutto un incanto di finestrelle e persiane.

Tetti (6)

Guarda, si vedono la chiesa del Gesù e il suo campanile.

Tetti (7)

Lassù c’è un terrazzino sospeso tra le nuvole e l’azzurro.

Tetti (8)

E ancora un altro, guarda!
E’ la poesia di Genova che puoi ascoltare solo se sali in alto, sopra i tetti.

Tetti (9)

E guarda ancora, quegli abbaini dipinti di giallo sono un romanzo tutto da scrivere.

Tetti (10)

Una coperta rossa spicca allegra, là dietro ecco le alture sinuose, come sempre ho cercato la mia casa!

Tetti (11)

Un intrico di tegole e tetti e un’insolita prospettiva della Cattedrale.

Tetti (12)

E ancora altri vasi, altre ringhiere, comignoli e archetti, una sinfonia di grigio di una perfezione assoluta.

Tetti (13)

E poi voltati verso il mare.
Vedrai la Lanterna e la cupola della Chiesa di San Giorgio.

Tetti (14)
E poi guarda ancora, ecco il campanile della Chiesa dedicata a questo santo tanto caro ai genovesi.

Tetti (15)

E poi di nuovo ardesie, bellezze e stupori.

Tetti (16)

Guarda e pensa.
Pensa all’attesa del nuovo giorno, al temporale e ai lampi, al vento furioso e al tramonto che infuoca l’orizzonte.
E tu sei lì, sul terrazzo oppure affacciato ad una di quelle finestre.

Tetti (17)

Guarda, guarda ancora.
Tettoie di canne, foglie verdi e vivide, scalette, balaustre e ancora terrazzini.

Tetti (18)

Sono infinitamente grata a colei che mi ha invitato nella sua casa, mi ha regalato vedute rare e preziose sulla mia città.
E poi quando sei qui, guarda giù!
Oh, le vertigini!
Per un attimo ho temuto che mi cadesse la digitale in Piazza dei Giustiniani!Piazza dei Giustiniani

Io questa Piazza in genere la guardo così.

Piazza dei Giustiniani (2)

E poi un giorno invece l’ho vista da lassù.

Via dei Giustiniani

E puoi capire quanto siano alti certo caruggi della Superba solo ammirandoli dall’alto, questa è la prospettiva su Via dei Giustiniani.

Via dei Giustiniani (4)

Lasciando quell’appartamento ho voluto fare le scale a piedi.
Sì, sì, c’è l’ascensore ma per carità, in certi casi conviene scendere gradino dopo gradino.
Non si sa mai, potresti trovare una finestra che si apre sui tetti dei vicoli di Genova.

Tetti (19)

E affacciati, c’è tutta la magia della città vecchia.

Tetti (20)

E così Genova, con la sua bellezza antica e misteriosa che non smetti mai di scoprire, così la vedi da Palazzo Giustiniani, da un terrazzo sopra le ardesie.

Tetti (21)

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Genova sotto le luci

Genova sotto le luci.
E sono le luci di Natale che si confondono con quelle della città, in certe strade ampie e spaziose.
E splende e brilla la prospettiva di Via Venti Settembre, tra finestre accese e vetrine.

Via XX Settembre (2)

Resto, osservo la sera che scende piano.

Via XX Settembre

La sera ha riflessi dorati che accarezzano Palazzo Ducale e l’acqua calma della fontana.

Piazza De Ferrari (2)

Ed è un bagliore di blu e uno scintillio di rosso.

Piazza De Ferrari (3)

Ancora oro, oro e musica e il Teatro Carlo Felice.

Piazza De Ferrari (4)

A guardar tra i rami, oltre quelle luci.

Piazza De Ferrari

Genova sotto le luci, come ovunque accade, nel periodo di Natale.
Anche in riva al mare, dove il sole al tramonto si infuoca, nella bella Nervi.
Ed è il verde brillante a illuminare il Viale delle Palme.

Nervi

Ma alcuni, come me amano gironzolare per i caruggi, anche quando non c’è nessuno.

Via San Luca

E in certi luoghi sono altri gli effetti luminosi che creano potenti suggestioni.
Accade quando il buio avvolge ogni cosa e un luce vivace cade sui marmi e sui portali di certi edifici, sui fregi e sugli angeli che decorano la facciata della chiesa di San Siro.

Chiesa di San Siro

E poi certe luci sono d’effetto perché mettono ancor più in risalto la bellezza di certi palazzi.

Via Luccoli

Ed è azzurro, quasi come di ghiaccio o come fiocchi di neve in Via Luccoli.

Via Luccoli (2)

Ed è oro ancora sulla facciata di Palazzo della Meridiana.

Palazzo Della Meridiana

Brilla e riluce Genova, quando scende la sera.

Piazza della Meridiana

E più di ogni altro luogo risplende Via Garibaldi, un tempo detta Strada Nuova, tra musei e dimore nobiliari che hanno veduto i fasti di Genova.

Via Garibaldi (2)

Sotto la luce bianca e candida della luna.

Via Garibaldi (3)

E io con la mia passione per i caruggi mi infilo in Vico del Duca e mi guardo indietro.

Via Garibaldi (4)

E poi ancora, passeggiando in Strada Nuova, sotto i riflessi d’argento e di bianco.

Via Garibaldi (5)

In questa che è sempre, in qualunque stagione la strada più elegante di Genova.

Via Garibaldi (6)

E poi altrove, dove Natale diventa archi d’azzurro, caruggi e Madonnette.

Vico del Ferro

Giù per i Macelli, che fatica aspettare che non passi nessuno!

Macelli di Soziglia

Una stella cometa brilla davanti a San Matteo.

Chiesa di San Donato

E un’altra ancora in San Filippo, in queste chiese che non hanno bisogno di alcuna luce artificiale per colpire lo sguardo del visitatore.

Chiesa di San Filippo
Un cielo di stelline sovrasta Via di Scurreria, una delle strade che trovo sempre affollata.

Via di Scurreria

Scendo e intanto guardo le stelle, guardo i palazzi, le persiane aperte e certi soffitti.
Osservo la città solo le luci.

Via di Scurreria  - Campetto

E poi via, via dalla folla, cercando un luogo dove non ci sia nessuno.

Vico Lavagna

E a cercare la luce e il buio nella città verticale, sotto la Torre dei Maruffo illuminata dai faretti.

Torre dei Maruffo

Davanti agli splendori della Superba.

Palazzo Ducale (2)

Quando scende la sera e Genova è sotto le luci.

Luminaria

Un terrazzino in Vico di Coccagna

Accadono cose strane e belle, a volte.
Taluni sono lettori silenziosi, frequentano queste pagine senza manifestarsi.
E tra loro c’era anche lei, Daniela.
E poi un bel giorno Miss Fletcher ha svelato il suo nome e così Daniela ha scoperto che questo blog lo scrive una persona che lei conosce bene, da tanto tempo.
Compagne di liceo e di università.
Ve l’ho detto, accadono cose strane e belle, a volte.
E lei legge, legge che amo andar per terrazzini, lassù dove si vedono i tetti e le ardesie.
E mi porta lassù, su quel terrazzino che circonda la sua casa, in una parte di caruggi che amo particolarmente, a ridosso di Via Ravecca.
Due amiche, i ricordi di scuola, una giornata di sole e una tazza di caffé.
Qui, su un terrazzino di caruggi.

1

E tutto attorno la città che amo, che è così vicina eppure silenziosa.
Lassù, nel regno dei gabbiani che volteggiano in cielo e compiono parabole infinite, seguirle è un gioco della mente.

2

Tetti spioventi, finestre e piante grasse.
E la linea perfetta, il mare.

3

Cammino tra i fiori, sopra la città.
Osservo, scopro cose mai vedute, mutando punto di osservazione la città si svela e mostra i suoi segreti.

4

E volano quassù gli uccellini, c’è un angolino tutto per loro.
A volte la vita sa essere dolce, è vero?
Qui, su un terrazzino in Vico dei Coccagna.

5

Un terrazzino? No, due!
Una scaletta che porta in alto, sopra le ardesie, davanti ai comignoli.
Un tavolino, una sdraio, i gerani.
E un orizzonte infinito, tutto intorno.

6

E lassù, su un terrazzino di caruggi, puoi persino avere un piccolo orto!

7

Le case, abbarbicate sulle alture della città in salita.

8

Storie di caruggi e campanili, voi genovesi li riconoscete?
Da sinistra verso destra si notano San Silvestro, Sant’Agostino e Santa Maria in Passione.

9

Storie di una città ogni giorno da scoprire, il suo bianco teatro e le cupole del Palazzo della Borsa.

10

La misteriosa Torre dei Maruffo, quando cammini per le strade di Genova non la vedi, è chiusa tra le case di Canneto, nascosta ed invisibile da certe prospettive.
Eppure è così alta, ogni volta vederla è un’emozione!

11

E’ una mia debolezza cercare le superbe torri della Superba, se guardate gli antichi quadri Genova ne era disseminata.
E sono ancora la testimonianza della sua grandezza, dell’orgoglio di Genova e dei suoi abitanti.
Chissà se un giorno riuscirò a salire sulla Torre degli Embriaci!
Continuo a scriverlo nella speranza che il desiderio si avveri.

12

Sì, io cerco le antiche torri.

13

Lassù, sul terrazzino sul tetto, si guarda giù, verso altri tetti e verso l’altro terrazzino che ci attende al termine della scaletta.

14

La città è di vetro, a volte.
Di vetro e specchi, specchi che per me hanno solo un pregio, riflettono le antiche case della città vecchia.

15

Di vetro e acciaio davanti a Santa Maria in Passione.

16

Io in posti come questo mi perdo.
Mi perdo nella profondità del vicolo, a seguire le curve gentili della mia città.

17

Ad ammirare chiese e campanili, non puoi vederli in questa maniera da nessun’altra parte, solo su un terrazzino di carruggi.

18

Sì, la vita è dolce quando hai un’amaca per dondolarti al sole.

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E quando hai un tavolo di ferro e quattro sedie, i vasi con le piante e il silenzio che ti regala l’altezza.

22

E per me è ancor più dolce quando riesco ad andare lassù, sopra le ardesie calde di sole.

21

La vita è dolce quando si conserva il desiderio di sorprenderci di ciò che conosciamo bene, quando sappiamo trovare gioia nel nostro quotidiano, quando sappiamo scoprire la bellezza attorno a noi.

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Quando dalla finestra della tua cucina vedi i tetti e la città.

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E quando ti affacci e davanti ai tuoi occhi trovi il mare calmo e azzurro.

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Ringrazio la mia meravigliosa amica per avermi aperto la sua splendida casa, tornerò qui a guardare un tramonto o un cielo denso di nubi cupe e minacciose cariche di pioggia, ho immaginato i lampi squarciare le nuvole e il tuono rimbombare in lontananza.
Ho immaginato questo, mentre ero lassù,  in una giornata limpida e tersa.

25

Via San Bernardo, un terrazzino e la poesia dei tetti

Venite con me, vi porto ancora a guardare la città dei tetti.
E ci sono arrivata per un caso lassù, per una circostanza bella e fortunata ieri ho conosciuto una persona che abita in un palazzo in Via San Bernardo.
Proprio all’ultimo piano, vicino al cielo.
Oh, meraviglia!
E così ho posto la consueta speranzosa domanda:
– Potrei venire a casa tua a guardare Genova dal tuo terrazzo?
Sì, sì, ho detto proprio così!
E mi sono ritrovata su un minuscolo terrazzino sospeso sopra la città dei tetti.

Genova

Ogni volta che si osserva Genova dall’alto, ci si ritrova davanti uno spettacolo differente.
Una diversa prospettiva e rimani a cercare campanili, chiese, strade.
E piazze e caruggi, là sotto.
Via San Bernardo, ecco le sue case alte dai colori caldi.

Genova (2)

Ma guardare la città dei tetti significa seguire le ardesie spioventi e le loro geometrie.

Tetti

Simmetrie verticali, sullo sfondo un cielo velato di nuvole.

Tetti (6)

E poi piante, tende parasole e finestre spalancate.

Tetti (5)

Il piccolo terrazzino, le case che lo circondano e la poesia dei tetti.

Genova (5)

E lì, a pochi metri, la magnificenza della Torre degli Embriaci.
Eh, un giorno o l’altro ce la farò a salire lassù!

Torre Embriaci (2)

Un punto di osservazione unico e privilegiato.
E’ misteriosa la città dei tetti, sotto di sé cela i vicoli ombrosi, i muri di pietra, le colonne levigate dal tempo.
E’ muta e silenziosa, non si ode voce, suono o frastuono.
E’ chiara, di luce e di aria.

Tetti (4)

E provi a indovinare ogni casa, ogni dimora.
Cammino spesso in queste strade, da quassù tutto è diverso.

Tetti (3)

E dalla città dei tetti si parte per volare lontano.

Tetti (2)

La città dei dogi, la Croce di San Giorgio che sventola sulla Torre Grimaldina, il candore del Teatro Carlo Felice.

Genova (4)

E ancora bianco, che si perde tra le ardesie chiare.
Il campanile di San Lorenzo e al centro dell’immagine si nota la Torre dei Maruffo.

Genova (3)

La torre sovrasta Canneto il Lungo, da San Bernardo si vede la sua parte posteriore.
Sono le vedute particolari di certi terrazzini dei vicoli.

Torre Maruffo

Sono rimasta un po’ lassù, in un pomeriggio d’estate, non posso che dire grazie alla generosa padrona di casa che mi ha aperto la sua porta.
E mi accade spesso, è una cosa bella.
La città dei tetti, così differente da lassù, svela scorci mai veduti, nasconde angoli ben noti, cammino ogni giorno tra quelle case, conosco le strade, le piazze, i caruggi eppure li cerco quando guardo la città dall’alto.
Da un minuscolo terrazzino in Via San Bernardo, accanto alla torre degli Embriaci.

Torre Embriaci

Sono rimasta lassù.
Senza vento, nessun suono e nessun frastuono.
E’ la mia città e non smette di stupirmi.
Ha le sue maniere di svelarsi e di mostrarsi, ha i suoi misteri e i suoi incanti anche per me che la vivo ogni giorno.
E così sono rimasta lassù.
Tra luce e ombra, tra cielo e ardesia, davanti alle stupefacenti prospettive della mia Genova.

San Lorenzo Campanile

La Torre dei Maruffo, d’in sulla vetta della torre antica

Accadono cose strane, a volte.
Accade che in questa città ci sia un’antica torre, che risale al XIII secolo.
Una torre in pietra, nel centro di Genova.
Chissà quante volte siete passati sotto quella torre senza notarla, eppure svetta maestosa tra i tetti, sulle ardesie e sui caruggi.
Per vederla occorre fermarsi e alzare lo sguardo verso il cielo, guardare su verso quelle solide pietre che sfidano l’azzurro.
Da sempre, ogni volta che vado in Canneto, mi soffermo ad ammirarla, cercando di cogliere qualche particolare, qualche dettaglio che potrebbe essermi sfuggito.
Ma quanto sono stretti i nostri caruggi!
Bisogna proprio cercarla con gli occhi, la Torre dei Maruffo.
Quando siete in Canneto, fatelo anche voi, rimarrete colpiti ed affascinati da tanta imponenza.

Forse ricorderete, vi ho già portato là sotto, in Canneto il Lungo.
Accadono cose strane, a volte, sapete?
Accade che un luogo così pieno di storia, capace di suscitare immenso stupore e meraviglia, trovi un piccolo spazio su queste pagine.
E ad accompagnare le immagini della più bella torre dei nostri caruggi, le mie parole, le mie divagazioni e fantasie.
Oh, chissà come sarà Genova da lassù!
La vita è strana, a volte riserva bellissime sorprese.
E allora accade che la padrona di quella torre, colei che vive lassù, da dove si domina la Superba, capiti su queste pagine e legga questo post.
Lo legge anche un altro genovese, il suo nome è Werner, se andrete a visitare il suo blog, capirete la ragione del suo interesse per il Medioevo.
Oh, com’è strana la vita!
Forse c’è da rivedere qualche preconcetto sui genovesi.
Sapete, si dice che da queste parti siamo scontrosi, niente affatto socievoli e men che meno disponibili.
Eh, non è mica vero, proprio per niente!
Ci credereste? Noi tre ci siamo incontrati sotto la Torre dei Maruffo e colei che ci abita ha aperto le porte di casa sua e ci ha fatto salire in cima alla torre.
Ma chi ha detto che i genovesi sono chiusi ed ombrosi?
E allora saliamo, su per quelle scale.
Passando accanto a quelle solide pietre, che hanno veduto lo scorrere dei secoli.

I Maruffo erano una famiglia di origine spezzina, giunsero a Genova nel XII secolo e qui ebbero, come scrive il Podestà, uffici importantissimi.
A loro erano intitolati una piazzetta, una loggia e un vicolo, i loro possedimenti si estendevano nella parte alta di Canneto il Lungo, un tempo detta contrada dei Maruffo.

Un’abitazione in una torre medievale.
Con i muri spessissimi, con queste pietre.

E poi si sale, si sale ancora.
Sapete, quel giorno, al mattino pioveva a dirotto ma a sera, sui tetti di Genova, il cielo brillava di un blu scintillante.

Eccoli i tetti, questi sono i tetti del nostro Canneto.
Chi li aveva mai visti così dall’alto!


E come cambia la prospettiva da quassù!
Una torre, il Medioevo.
A guardar giù, verso il Canneto, non si può fare a meno di pensare a ciò che è accaduto qui, in secoli lontani.
Frecce scoccate dagli archi che saettano verso il basso, e poi i pentoloni di olio bollente e una gragnuola di pietre per scacciare i nemici!

Lassù si è al sicuro, lassù, all’ombra della Torre.

E su un muro, come in tanti luoghi dei nostri vicoli, si trova una chiave.

Dall’altro lato si può ammirare uno splendido scorcio di Piazza Valoria.

Eh, c’è sempre la fastidiosa questione delle vertigini!
In cima alla torre ci si arriva tramite queste scalette, caspita!
“Sali in questa maniera, come noi alpinisti.” Ha detto sicura la padrona di casa.
Ecco, chi mi conosce bene sa che Miss Fletcher e l’alpinismo sono francamente incompatibili, come l’acqua e il fuoco.
E quindi, se proprio devo essere sincera, sono la prima ad essermi sorpresa per avercela fatta!

E tra un piano e l’altro, salendo, intravedi Zena.

Guardate quanto sono spessi quei muri!

E poi siamo saliti ancora.
E quando siamo arrivati in cima, siamo stati accolti con un attacco dal cielo!
Un gabbiano, in picchiata sulle nostre teste! Che caratteraccio!
Eh, prima o poi però anche i tipi più difficili trovano pace!
Lo vedete laggiù, sulla cima di un tetto? Certo, nell’immagine spicca il fregio della facciata di Palazzo Ducale, ma se osservate bene, lì davanti c’è lui, l’insolente pennuto!

E tutto attorno un mondo che aveva infinite parole.
Parole che raccontavano di chiese, di campanili, di tetti, di finestre, di vite di secoli orsono.

Avete davanti il mondo sulla torre dei Maruffo.
Avete in faccia il campanile di San Lorenzo e alle sue spalle la città che si inerpica sulle alture.

Avete davanti la Torre Grimaldina, sulla quale sempre sventola la croce di San Giorgio.
Eh, dal basso è sempre difficile fotografarla,  il vento mi è stato spesso nemico, ma qui c’è una visuale perfetta!

E sotto di voi, i tetti.

I tetti di ardesia di Zena.

La città, viva e vitale.

E l’ombra della Torre dei Maruffo si proietta su quei tetti.

E davanti il mare, la Lanterna  e il porto.
E come non pensare a chi, da questo punto di osservazione, scrutava l’orizzonte per scorgere navi nemiche all’attacco della Superba?
Eccoli i Saraceni, che minacciosi solcano il mare! Noi siamo qui, pronti ad affrontarli!

E laggiù c’è Torre degli Embriaci, altrettanto maestosa.

La città, dal mare ai monti.

E il sole che la illumina.

Il sole che la veste di rosa al tramonto.

Ho veduto tutto questo da lassù, dalla Torre dei Maruffo, una splendida meraviglia della mia Genova.
Ho veduto tutto questo, grazie a una persona generosa e ospitale che mi ha aperto la sua casa.
Una persona alla quale voglio dire infinitamente grazie.

Il cielo sopra Canneto

Besagnini, pescivendoli, botteghe di ogni genere, questo si trova, quando si cammina in Canneto, a due passi dalla cattedrale si dischiude il regno dell’abbondanza.

Magari a volte, quando si passa da queste parti, si è di corsa, così può capitare che ci si scordi di guardare bene ciò che ci circonda, la fretta, si sa, è sempre cattiva consigliera, in ogni circostanza.
Quando vi troverete in Canneto, per qualche istante abbandonate le vostre occupazioni e fermatevi qui, alla confluenza con Vico Valoria.

E’ il Medioevo, Medioevo di dame e cavalieri.

E allora guardiamo un po più su, verso l’alto.

E ancora, ancora più su, puntando il cielo.

E’ il Medioevo, Medioevo di torri che svettano imponenti verso il blu.
Questa e la Torre dei Maruffo e si trova in un punto dal quale è difficile vederla, chissà quante volte ci sarete passati sotto senza accorgervi della sua presenza!
Eppure è così maestosa!
E’ alta 40 metri ed è percorsa, all’interno, da una ripida scala d’ardesia.
Ma il nostro Canneto è troppo stretto per questa grande torre, per poterla ammirare occorre fermarsi e alzare lo sguardo.

E sappiate che mentre sarete lì sotto, in contemplazione, la vostra sosta scatenerà un curioso effetto domino.
Come mai state guardando in su? Questo si chiedono i passanti, a vedervi con il naso per aria.
E tanti si fermeranno accanto a voi, alle soglie di quel Medioevo nascosto eppur così presente.

E ovunque ci sono vestigia di un passato lontano, che resiste, perenne, su questi muri.
Se per caso passate di lì sul vostro destriero e vi coglie la necessità di fermarvi, sappiate che  troverete un anello al quale assicurare il vostro cavallo.

Nel 2008 la Torre dei Maruffo, di proprietà privata, venne messa in vendita e il Ministero dei Beni Culturali si lasciò sfuggire l’occasione per rendere alla città e alla popolazione un patrimonio artistico di rara bellezza, che avrebbe potuto facilmente divenire luogo di attrazione turistica e di interesse storico.
La torre fu acquistata da una signora che ha così realizzato un suo sogno: vivere come una nobildonna di un’epoca lontana, in quelle stanze che si perdono nel blu.

E come lo sfida il cielo la nostra splendida Torre!
Si staglia lassù, grandiosa, e predomina tutta la città.
E la vista dalle sue finestre posso solo immaginarla: a perdita d’occhio sul centro storico, sui caruggi, su San Lorenzo, sulle piazzette e sulle chiese, sul Campanile della Cattedrale che le sta di fronte, sulle Grazie e sul mare, sui tetti grigi di ardesia che imperlano l’orizzonte di Genova, sulle sue case, sopra i suoi cuori.