Mugugni di dicembre dai giornali del passato

Dicembre, tempo di feste e di gioia, non per questo ci si esime dal mugugnare, d’altra parte c’è sempre qualche buona ragione per lamentarsi, i cittadini sopportano con pazienza ma quando possono si fanno sentire.
Ad esempio quelli di Via Corsica non sono affatto contenti, più di uno protesta con vivacità, possibile che nessuno abbia notato come sono ridotti gli alberi?
Versano in pessime condizioni, che peccato!
E dire che sarebbe una delle vie più eleganti della città ma gli alberi sono vecchi, secchi e malandati, bisognerebbe sostituirli.

via-corsica

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo 

In Vico Chiuso Caffa non va meglio e lì il problema è l’illuminazione, quelli che ci abitano fanno notare piccati che le tasse le pagano pure loro, avranno ben diritto di uscire di sera senza brancolare nel buio!
In Piazza Savonarola invece un signore sconcertato segnala che ci sono dei ragazzi che usano le aiuole come un campo sportivo con conseguenti danni alle piante e al verde pubblico.
Il poveretto ha tentato di rimbrottare quella marmaglia, non vi dico le rispostacce che ha ricevuto!
Non parliamo degli schiamazzi notturni, si levano mugugni da ogni parte della città, c’è gente che litiga e urla nel cuore della notte, in Via del Piano si domanda il solerte intervento dei vigili.
Non è immune neanche la zona di Piazza Pammatone, tra l’altro lì c’è l’ospedale e i ricoverati avrebbero bisogno di pace e tranquillità, invece sotto le finestre dei degenti succede di tutto!

Piazza Pammatone

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

C’è poi la questione dell’organetto, ne avete per caso sentito parlare?
Dunque, accade in Salita della Crocetta, c’è un signore che abita là e racconta ciò che affligge gli abitanti del luogo: c’è un tizio che suona di continuo lo stramaledetto organetto e così disturba tutto il vicinato!
Un altro abitante, il signor Pietro, invece minimizza: non è vero che il suonatore di organetto dà fastidio a tutti, a mugugnare è una persona sola e chissà perché, gli altri non hanno niente da dire.
Come no? Non scherziamo!
Altri abitanti di Salita della Crocetta hanno preso carta e penna e hanno scritto una bella lettera, l’hanno firmata proprio tutti!
Ora perché il signor Pietro si permette di parlare a nome degli altri?
Non solo si suona l’organetto in Salita della Crocetta, in certe sere la tirano avanti con canti e balli e di dormire non se ne parla.
Si può andare avanti così?
Da Prato si lamentano degli orari del tram, soprattutto di sera è un disastro, si finisce per aspettare anche mezz’ora!

Il biglietto del tram

Un vecchio biglietto del tram che ho trovato in un libro di casa

Da San Martino invece si leva la voce dolente di un altro genovese, egli domanda che si renda ai cittadini un servizio a loro dovuto: il tram oltre il Ponte di Apparizione.
E del resto lo userebbero certi operai ora costretti a scarpinare fino alle loro umili abitazioni, il tram non sarà mica riservato solo ai ricchi di certi quartieri, no?
Colui che scrisse questa lettera si firmò così: tuo assiduo e costante lettore (non dal barbiere).
Come dire, io il giornale lo compro tutti i giorni!
Musicanti molesti, schiamazzi notturni, problemi con i mezzi pubblici.
Ecco lì!
Tutto ciò che avete letto è tratto dalle lettere al direttore inviate alla redazione del quotidiano Il Lavoro in un tempo molto lontano: questi sono i mugugni del mese di dicembre del 1913.
Il tempo passa eppure a volte non sembra, non pare anche a voi?
Saluti da Zena!

Genova

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Da un diario genovese del passato: tram, treni e… cortei

Si torna nel passato, leggendo le pagine del diario di Francesco Dufour, dopo il primo post ecco per voi un nuovo brillante racconto a suo modo sorprendente.
Ditemi, quando cercate parcheggio per la macchina quanto girate prima di trovarlo?
E invece in altri anni…

Si poteva parcheggiare dappertutto; io lasciavo la macchina per delle ore in mezzo a Via Balbi.
Papà mi diceva che quando era ragazzo in Via Balbi giocavano alle bocce; i cocchieri passavano cercando di evitare il pallino.
Mi disse pure che un tempo in Via Balbi lavorava un cordaio che attorceva le corde lungo il marciapiede.

Via Balbi

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La nostra Torpedo aveva in più due sediolini che si chiamavano strapuntini, infissi dietro il sedile anteriore e portava due passeggeri rivolti all’indietro: la macchina portava, perciò, sette persone.
C’erano allora molte agevolazioni, oggi leggendarie.
Si potevano sempre trovare alle stazioni o un facchino o un taxi; i passeggeri, sui treni, viaggiavano in linea di massima sempre seduti.
Un marito che fosse arrivato a Busalla, a Ferragosto, ed avesse detto alla moglie che aveva viaggiato in piedi veniva abbracciato dalla moglie come un eroe dell’amor coniugale.

Stazione Principe

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

In tram c’era una multa per chi stava in piedi, in corridoio; papà mi diceva che al principio di Cornigliano c’era una buca delle lettere; qualche passeggero diceva al tranviere “aspetti un momento” e scendeva per imbucare.
All’inizio di ogni comune – Sampierdarena, Cornigliano, Sestri – c’era il dazio, il daziere tastava tutti i pacchi e faceva pagare un’infima somma.
Se qualcuno proseguiva rilasciava un biglietto per i dazi successivi.

Cornigliano

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Tornando all’automobile c’è stato un tempo in cui c’erano ancora i carri funebri tirati dai cavalli.
Allora si usava fare un corteo e tutti seguivano il carro fino a Staglieno, qualche volta il corteo si scioglieva a Piazza Manin.
Una volta mi sono trovato in un corteo guidando la grossa SPA.
Chi sa guidare capirà che cosa vuol dire percorrere Via Assarotti in salita al passo dei cavalli, cioè a 4 Km all’ora.
Era tutto un frizionare sulla prima, spesso si spegneva il motore.
Allora Via Assarotti era sempre percorsa dai cortei funebri e i suoi bellissimi appartamenti erano molto deprezzati per questa vista malinconica.

Via Assarotti

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Qui termina il secondo brano che ho voluto proporvi.
Le case di Via Assarotti sono davvero belle, certo che i cortei funebri sotto la finestra, eh!
Era tutto diverso, eppure tutto è così familiare in questo racconto scritto con il cuore in mano.
C’è una memoria scritta perché i ricordi restino, c’è un acquerello di una città che è mutata, il tempo è implacabile ma se passate in Via Balbi osservate con attenzione, sul marciapiede c’è un cordaio che attorce la corda.

Via Balbi

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Lettere al direttore e mugugni del passato

Cosa fanno i poveri cittadini quando si presenta un problema e non sanno a chi rivolgersi?
Ci sarà pure qualcuno disposto a dar retta alle lamentele della gente!
Qui ci vuole una bella lettera al direttore!
Cari amici, oggi apriremo insieme i giornali del secolo scorso e leggeremo alcuni mugugni dei genovesi dei passato, sfogliando diversi numeri del quotidiano Il Lavoro ho raccolto alcune piccole perle.
Di cosa si lamentano i genovesi?
Della sicurezza, della pulizia e di certe pessime abitudini.
Con cautela però, molti di essi evitano di render pubblica la propria identità e per firmarsi scrivono: un assiduo.
E’ l’anno 1911 e un commerciante di Via Tommaso Reggio prende carta e penna e scrive appunto al Direttore.
Ha molto da ridire, poveretto!
Pare che si sia beccato una multa per aver versato un po’ d’acqua sui gradini del suo negozio e intanto lì di fronte cosa succedeva?
Due massaie svuotavano le cassette di rumenta – leggasi spazzatura per i foresti – proprio sotto le sue finestre, davanti ai vigili che però non hanno battuto ciglio!
Più tardi mentre il poveretto stava chiudendo il negozio da uno dei piani alti qualcuno ha fatto volare di sotto due sacchetti di rifiuti, roba da matti!

Via T. Reggio

Siamo ancora nel 1911 ed ecco un gruppo di genovesi che scrive con solerzia al Direttore per segnalare la chiusura dei Portici sotto al nuovo Palazzo della Borsa.
Ecco lì, si è costretti a passare per Via XX Settembre tra le pietre e tra nuvole di polvere, ovvio, stanno lastricando la strada, un bel disagio!
E oltre al danno la beffa, i portici sono fastosamente illuminati però non ci si passa, ci rendiamo conto?
Cari assidui, ieri mi trovavo a De Ferrari e mi sono domandata se la fontana con l’acqua colorata sarebbe di vostro gradimento.
Sotto ai portici, per fortuna, noi ci passiamo!

Piazza De Ferrari

Un altro genovese invece ha delle rimostranze da fare a proposito della manutenzione di una certa creuza, Salita San Rocco.
Siamo alla fine degli anni ’20 e questo concittadino lamenta le cattive condizioni di quella strada, scrive che una donna è pure caduta e c’è sempre gente che finisce a gambe all’aria, dovreste sentire l’irripetibile sequela di improperi che escono dalla bocca dei cittadini in circostanze come questa!
E come si firma l’autore della missiva? Tuo vecchio assiduo che abita lassù sulla montagna.
Però che vista dalle alture, impagabile!
Basta non rotolare giù per le creuze!

Genova

Quartiere che vai, mugugno che trovi!
C’è un cittadino che scrive dalla zona di Marassi, parla di certe case di recente costruzione tra Corso Galliera e Via Monticelli, dice che lì c’è una piazza e nessuno ha pensato di spianarla.
Che si riferisca a Piazza Carloforte? Credo di sì!
E comunque non c’è neppure il marciapiede e quando piove ci si inzacchera in maniera indicibile, per non dire del fatto che manca pure l’illuminazione!
E conclude puntualizzando che anche quelli di Corso Galliera sono contribuenti tanto quanto i signori di Via XX Settembre e di Via Roma.
E ha ragione, caspita!

Corso Galliera

Corso Galliera – 1920
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Non va meglio in Via Porta d’Archi, un altro lettore segnala che la strada sarebbe da pulire, lì c’è pieno di osterie e macellerie, va lavata con una certa costanza quella strada!
E Via Vallechiara?  Dimenticata da tutti, scrive un abbonato nel 1925, quella strada proprio non viene mai lavata!
C’è quello che si lamenta delle code in posta: solo due addetti allo sportello e mezz’ore di attesa per fare un telegramma.
Un altro pover’uomo racconta le sue odissee per andare in visita ai malati all’Ospedale San Martino.
I mezzi sono affollati, non si respira e si soffoca dal caldo, tutti pigiati come sardine, non si può far questa vita!

Il tram

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E da ultimo vorrei ricordare il Signor Parodi, anche lui scrive nell’anno 1925.
In quel periodo sono allo studio diversi progetti urbanistici e lui ricorda una delle proposte avanzate da Luigi Arnaldo Vassallo, Gandolin, un tempo direttore del Secolo XIX: l’apertura  al pubblico dei giardini di Tursi.
Tutta la cittadinanza ne sarebbe più che felice, il Signor Parodi ne è certissimo!
Caro Signor Parodi, anch’io spero da tempo che questi giardini vengano restituiti alla comunità in modo che genovesi e turisti possano visitarli e godere di tanta bellezza.
Porti pazienza, vedrà che prima o poi ce la faremo!

Via Garibaldi

Quando andavamo con il tramway

In casa ho molti libri antichi, alcuni li ho comprati, altri li ho ereditati dai miei nonni.
Ho testi sulle esplorazioni e manuali di cucina, libri di storia e di religione.
Ogni tanto ne sfoglio uno, leggo qualche pagina, alcuni sono veramente curiosi.
E tra le pagine di uno dei miei libri, un bel giorno ho trovato questo.

Un biglietto del tramway!
Un biglietto che costava 10 centesimi!
Emozione!
Beh, questo è un cimelio introvabile, penso che sia veramente arduo scovarne uno sulle bancarelle, io non ne ho mai visti.
E per mantenere fede al mio personaggio, forse dovrei fare accurate indagini a riguardo.
Chi ha comprato questo biglietto? E soprattutto dove era diretto? Difficile, eh!
Una sola cosa è certa, l’antenato ha usato il biglietto del tram come segnalibro, lo faccio anch’io, a volte.
Anzi, a pensarci bene, già che ci sono, farò in modo di metterne uno in ogni mio volume, così i posteri quando li troveranno faranno i salti di gioia!
E dunque, dicevo, il tramway.
Chissà che viaggi!
E sul retro sono riportate le regole da rispettare, eccole qua!

Osserviamo bene questo titolo di viaggio, in alto c’è scritto: Milano, Novembre 1899.
Dunque, regola nr 1:
Chi non richiede il biglietto espone il conduttore ad una multa.
Non mi è molto chiaro un dettaglio: scusate, chi sarebbe il conduttore? E’ il passeggero senza biglietto o il conducente del tram? A me parrebbe trattarsi di quest’ultimo, ma non riesco a capire cosa caspita c’entri lui, poveretto!
E poi si prosegue, chi è senza biglietto deve pagarne un altro, questo mi pare ovvio.
E’ vietato salire e scendere mentre la vettura è in movimento, anche questo è comprensibile, direi.
Segue un severo monito: per aprire e chiudere il vetro chiamare il Conduttore.
S’, in questo caso si tratta certamente del conducente. Ma ve l’immaginate? Signore, mi scusi, fa un po’ caldo, potrebbe aprirmi il finestrino?
E il nostro eroe ferma il tram per adempiere al suo dovere.
La vera perla, tuttavia, è nella lapidaria conclusione: Costo di un vetro, Lire 5.
Ecco lì, uomo avvisato, mezzo salvato.
Eh che tempi, però!
Ma come sarà stato andare in tram da Principe fino all’estremo Ponente? Ore ed ore prima di arrivare!
Eh, voglio sperare che a quell’epoca il servizio pubblico fosse più efficiente di quello attuale, che francamente lascia parecchio a desiderare!
Mah, chi lo sa!

Il tram, Collezione Stefano Finauri