Travo, la Val Trebbia piacentina

Continua così il nostro viaggio, seguendo il Trebbia.
Scorre lento il grande fiume e si insinua sotto il ponte che dovrete percorrere per raggiungere Travo.

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Un ponte che vi consiglio di attraversare a piedi, da quel punto di osservazione si godono splendide vedute.

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Da una parte vedrete il Trebbia le sue acque azzurre e il suo inesorabile cammino verso la pianura.

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E dall’altro lato i vostri occhi troveranno l’antico borgo fortificato di Travo, con il castello e le torri.
Un tempo possedimento dei Malaspina, nel XIII secolo divenne proprietà degli Anguissola e tuttora mantiene inalterato tutto il suo fascino.

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Guarda, guarda verso l’orizzonte.

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Tra le mura di Travo, sulle tracce di ciò che è stato.

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Travo, oltre ad essere una località storica di interesse, ospita un Museo Archeologico e un suggestivo Villaggio Neolitico.
Nel Museo è proibito fotografare ed è così anche in gran parte del Villaggio, che peccato!
Ho deciso pertanto di tralasciare l’approfondimento sulle storie di certi voti alla Dea Minerva, sulle suggestioni di una ricostruzione fedele di un’abitazione preistorica e sugli scavi effettuati nella zona, sappiate che queste sono le principali attrazioni di Travo e se vi trovate da quelle parti meritano un visita.

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E allora? Che cosa mostrerà questo post?
Vi porto giù per le stradine, qui dove le case hanno i muri dai colori caldi.

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E poi là, nella piazza, dove fervevano i preparativi per un evento dell’estate.

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Oltre la Torre, verso la Pieve di Sant’Antonino.

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E poi ancora, nelle corti che racchiudono la bellezza del passato.

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A Travo certe vie sono senza sbocco, così era la città fortificata, chiusa ai nemici.

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E poi ancora là, nei pressi della chiesa c’è un belvedere e guarda, guarda i monti.

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Se ti avvicini vedrai i vasi di fiori e là sotto scorre il fiume.

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Travo ha colori e sfumature che raccontano una terra e le sue storie.

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Mattoni caldi e tetti di tegole rosse, sono tinte d’Emilia simili a quelle che si trovano a Bobbio.

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E poi voglio raccontarvi di una vite, dei pampini e degli acini d’uva che decoravano un pergolato.

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E di dolci salite tra luce ed ombra.

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Di una porta rustica e di certi dettagli che sono felice di saper notare.

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E di persiane chiuse, gerani alle finestre e di una panchina messa lì, accanto alla porta grigia.

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E’ un luogo gradevole, ben conservato e restaurato con cura.

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Lento e placido scorre il fiume che rappresenta l’anima di questa valle, l’acqua riluce di riflessi ad una certa ora.

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Là, sulla riva del Trebbia, piano scende la sera sulle pietre antiche di Travo.

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