Rondoni di Zena

C’è un suono che scandisce la primavera ed è la musica dei rondoni, i magnifici pennuti ci regalano questa armoniosa melodia.
E non è il loro canto gioioso e vitale, è soltanto il suono del loro volo e lo posso sentire ogni volta che i rondoni passano a velocità supersonica davanti alle mie finestre, sfrecciando nell’azzurro del cielo.

Quella loro musica è inimitabile, è un leggero batter d’ali, un suono scivolato prima crescente e poi lentamente più flebile.
Rapido, sempre distinguibile, non esiste una musica uguale, è il suono speciale del volo dei rondoni.
Diversi rondoni abitano sotto ad una certa grondaia davanti a casa mia e durante il giorno ci deliziano con le loro spericolate evoluzioni.

Sono creature magnifiche e ogni tanto riesco persino a sorprenderle nelle loro magnifiche esibizioni.

E così è accaduto l’altro giorno.
Ascoltavo il loro canto e quel rumore delle loro ali che fendono l’aria, le osservavo andare in alto e poi tornare giù, in picchiata.
E poi il mare, il cielo azzurro e un rondone è passato davanti alla Lanterna.
E così l’ho veduto, in un istante di assoluta bellezza.

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Graditi ospiti

Sul terrazzo ho sempre graditi ospiti anche se non tutti sono socievoli o forse sarà una questione di timidezza, chissà!
Ogni mattina arriva un uccellino piccoletto, si va a infilare tra le foglie dell’oleandro, gironzola un po’ per lì e poi se ne va.
C’è anche un giovane pettirosso inquieto, lui l’ho visto più di una volta e ha sempre qualcosa da fare: arriva, se ne va, ritorna, si posa, riparte, si infila tra le piante grasse, vola di nuovo via e poi ancora ritorna.
Mica semplice star dietro a un tipo così, eh!
C’è poi una timida e cauta tortora che passa a trovarmi molto spesso, a volte con una sua simile e a volte da sola.

Oh, lei non si scompone più di tanto!
Con calma olimpica e regale andatura lenta passeggia sulla ringhiera, si guarda attorno perplessa e poi rimira un po’ il panorama.
E lì rimane, quindi dopo le dovute riflessioni prende il volo e se ne va verso altri terrazzi e altre destinazioni.
Intanto io so che ritornerà e ne sono contenta, questi graditi ospiti qui sono sempre i benvenuti.

Una mattina a Boccadasse

Una mattina d’autunno a Boccadasse.
Con questo tepore, con questa dolcezza marina, la creuza e la costa sinuosa all’orizzonte.

Giù per le scale e davanti al mare.
C’erano poche persone ma non sei mai solo a Boccadasse, c’è il caldo abbraccio del borgo ad accoglierti.
E a riposare davanti all’acqua calma l’altra mattina c’era anche Adele.

Tra i colori armoniosi baciati dal sole di ottobre.

E c’erano i pescatori, come sempre.
Scogli, canne da pesca e speranzose attese.

E sassi sulla spiaggia silenziosa, la magia bella di Boccadasse.

Ovunque tu volga lo sguardo sa sempre affascinarti.
Ancora, anche se quella salita l’hai percorsa tante volte, Boccadasse ti regala stupori sempre nuovi.

Così, in una quieta mattina, sono andata a gironzolare tra creuze e piazzette.

Ad ammirare il mare da una prospettiva a me cara.

E poi ancora là, dove si adagiano pensieri dolci, in questa splendida quiete.

Davanti a finestrelle che si spalancano di fronte al blu.

E il clima è ancora caldo e gradevole, così mi sono concessa una sosta sul muretto con una striscia di focaccia da gustare.
Eccola lì la perfezione di un mattino d’autunno, non saprei chiedere nulla di meglio!

E mentre mi godevo il mio spuntino ho veduto l’acqua gorgogliare.
Saranno i pesci, ho pensato tra me e me.
E non sei mai solo a Boccadasse, ve l’ho detto.
D’un tratto è emerso un simpatico pennuto, si tuffava e poi riemergeva, nuotava beato nel mare di Genova.
Non sono riuscita a vederlo bene ma credo che fosse un cormorano.

Sulle onde lievi luccicanti di sole.
E poi ancora giù, sott’acqua, infine ha preso il largo e l’ho perso di vista.

Io sono rimasta ancora sulla spiaggia, davanti a questa meraviglia, in una calda mattina d’ottobre.

L’ultimo scoglio di Pegli

Vi porto con me, vi porto nel ponente cittadino.
Davanti al mare di Pegli, là dove riposano i gozzi mentre l’acqua scintilla di un chiarore autunnale.

Non è uno dei luoghi del mio quotidiano, non frequento spesso Pegli, questo è un quartiere piacevole che offre diverse attrattive come la Villa Durazzo Pallavicini che quest’anno si è guadagnata il titolo di Parco Pubblico più bello d’Italia.
Come tutti i genovesi sanno, un tempo Pegli era un comune autonomo ed era un’apprezzata meta turistica, amata per il suo clima dolce e per la sua armoniosa bellezza di cittadina appoggiata sul mare.

Sfogliamo insieme un mio volumetto edito da Dell’Avo agli inizi del ‘900: Genova e dintorni Guida Popolare Illustrata dal quale è tratta l’immagine che segue.
E queste sono alcune righe dedicate a Pegli:

Ecco Pegli ridente e gradito soggiorno estivo per la sua spiaggia favorevole ai bagni, ed invernale per il clima temperato che abitualmente la favorisce.

Ed io ero davanti a questo azzurro e a queste sfumature di mare.

Mentre può capitare di vedere passare una barchetta con la sua bianca vela.

Come vi dicevo, non conosco così bene Pegli, tuttavia una cosa credo di saperla.
Scrissi qualcosa del genere diverso tempo fa a proposito degli abitanti di Nervi e credo che per i pegliesi sia proprio lo stesso.
Dunque, se chiedete a quelli di Nervi di dove sono, loro non vi risponderanno mai che sono di Genova: quelli di Nervi sono di Nervi.
Ecco, per quelli di Pegli secondo me è la stessa cosa: quelli di Pegli sono di Pegli.
E non è una questione di disamore per la città, a mio parere, è semplicemente l’espressione del proprio senso di appartenenza ad un luogo specifico.
E ritorniamo alla mia passeggiata, davanti a questo blu, con il profilo della costa che si perde in lontananza.

Si giunge nei pressi di una bella costruzione arroccata sul mare, questo è Castello Vianson.
Il progresso ha mutato molto la fisionomia di certe zone della città, alcune bellezze però sono rimaste.

E là sotto la vita ferve, planano dall’alto creature dell’aria.

Mentre i pescatori prendono il largo, sperando di aver fortuna.

Là, nel mare racchiuso dalla diga, affiora uno scoglio, ho poi scoperto che questo è noto come lo Scoeuggio Spaccou, lo scoglio spaccato.
Ed io ero appoggiata alla ringhiera quando ad un tratto ho notato che su quella superficie spicca un cartello.
Cosa mai sarà? Difficile capirlo da questa distanza, bisogna usare lo zoom per poter svelare il mistero.

C’era un mare diverso, in un altro tempo.
C’erano altre spiagge oltre a quelle che sono rimaste.
C’era un fiero senso di appartenenza al proprio luogo di nascita e questo c’è ancora.
Resiste, insieme alla dolce nostalgia di ciò che si è perduto.

Sono l’ultimo scoglio di Pegli
l’altro è solo una pietra
sono a pezzi
parlo ancora genovese…
non mi capirà più nessuno

Rumorosi risvegli

Capita anche a voi, a volte, di svegliarvi all’improvviso perché qualcuno fa rumore?
A me sì e comunque ho chiaramente individuato i responsabili.
Primi tra tutti i gabbiani: amoreggiano, bisticciano, chiacchierano, se la raccontano e questionano.
A notte fonda.
E mi domando: quando dormono costoro? Ancora non l’ho capito!

Le tortore rumoreggiano di giorno, grazie al cielo.
Sul fatto che se ne vadano serenamente a passeggio sul mio stendibiancheria avrei anche qualcosa da dire, ecco.

I piccoletti, per parte loro, danno veramente pochi pensieri.
Anzi se venissero più spesso ne sarei contenta, ogni volta che ne incontro qualcuno al Porto Antico lascio sempre il mio indirizzo.

E poi, come si sa, qua attorno ci sono le gazze.
Tanta sussiegosa eleganza, cara amici, si accompagna a un chiacchiericcio per nulla discreto, va detto.

E d’altra parte a certe bellezze si perdona quasi tutto, no?

Io abito sulle alture e non vicino al mare, in quel della Foce avrei i miei problemi con questo tipetto qua.

E non ho dubbi, immagino che starnazzi a tutto andare!

In cotanta bella compagnia comunque il più fracassone è uno solo e direi che non ha scusanti.
Fischietta, se la canta, gorgheggia, parlotta, protesta.
Caro Signor Merlo, potrebbe garbatamente evitare di svegliarmi? Gliene sarei profondamente grata!

Eccolo lì, a becco spalancato.
Secondo voi si può discutere con un tipo simile?

I cormorani

Fino a poco tempo fa non li avevo mai visti e forse era destino che li incontrassi di nuovo, infatti domenica scorsa è accaduto.
Ero dalle parti della Foce con un’amica, il sole scintillava, le barche dondolavano sull’acqua, mare e cielo erano di un azzurro perfetto.

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E ancora loro, i cormorani.
Erano due, non saprei dirvi se di norma viaggino in coppia, chissà!

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Una pausa al sole, un momento di puro relax.

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E poi bisogna pur dare una sistemata alle piume, con quel becco è un’operazione che riesce molto bene!

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Siamo rimaste per breve tempo ad osservare i cormorani e ad un certo punto uno dei due ha iniziato ad emettere uno strano verso, tra l’altro pareva che ci mettesse molto impegno.
Va detto che io e la mia amica non siamo esattamente due ornitologhe e quindi immaginateci intente nel seguente dialogo:
– Ma guarda! Cosa sta facendo? – Ho domandato io perplessa.
– Non so – mi ha risposto Anna – sembra che faccia i gargarismi!
Ecco, direi che è la descrizione perfetta!

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Noi siamo andate per la nostra strada, i cormorani sono rimasti a crogiolarsi al sole.
E chissà, magari la prossima volta li vedrò librarsi in volo nel cielo chiaro di Genova.
Erano due.
E intanto già lo so, prima o poi li incontrerò di nuovo.

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Impressioni d’inverno

Ieri pomeriggio, qui nei dintorni.
Impressioni d’inverno, stagione che per ora non ci ha regalato la neve, mentre invece sembra che la primavera sia davvero vicina.

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Gennaio.
E d’improvviso fiorisce la mimosa, si affaccia da un giardino sulle alture.

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E certi alberi sono carichi di colore.
Impressioni d’inverno e pappagalli posati sui rami, in certe mattine sono loro a darmi la sveglia, sono vicini di casa piuttosto rumorosi.

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E lentamente tutto muta.

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E cambiano le sfumature del cielo, ieri il sole se ne è andato infuocando l’orizzonte.

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E prima di lasciar posto all’oscurità la sua luce ha dipinto le nuvole.

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Dal celeste all’oro, con velature di rosa.

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Impressioni d’inverno, in un susseguirsi di tinte abbaglianti.

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C’era una piccola nuvola, non ne avevo mai veduta una così.
Affilata come la punta di una freccia, in mezzo al cielo.
Di due colori, rosa e grigio.
Tutto muta.
Come il tempo e le stagioni che cambiano.
Piano, così.

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Impressioni d’inverno e di un cielo che non si può raccontare, di una bellezza che non si può catturare in una semplice immagine.
E se ci pensi, accade una volta sola, nella storia del mondo.
Non ci saranno mai le stesse nuvole, uguali luci e identiche sfumature di colore.
Impressioni d’inverno, nel cielo di Genova.

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Incontri d’autunno al Carmine

Scendendo al Carmine, un pomeriggio di settembre.
E già ci sono le suggestioni d’autunno, sulla creuza, sui muretti, alle finestre.
Ancora.
Ancora una finestra, questa.

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Mi sono soffermata ad osservarla perché vestiva i colori della nuova stagione.
Bruno, arancio e ocra.
E poi, dopo, mi sono accorta che su quei rami c’erano diverse graziose ospiti, le tortore.

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Heilà, Miss Fletcher, qual buon vento ti conduce da queste parti?

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Indaffarate, instancabili, ho provato a contarle ma non ci sono riuscita.

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Da un ramo all’altro, un continuo gioioso andirivieni.

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Un battito d’ali, un fremito tra le foglie.
Al Carmine, un pomeriggio di settembre.

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Quadri di stagione.
Il caso.
In autunno.

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E certo, le tortore avevano le loro buone ragioni per saltellare su e giù.
Ora di cena.
Un pomeriggio di settembre.

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Con i colori intensi dell’autunno.

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L’autunno di Genova, tra foglie e tortore, in Salita di Carbonara.

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Sopra le nuvole

Le nuvole di questo cielo sono magie bellissime da vedere: imponenti e superbe, sovrastano il bosco e le cime degli alberi.
Certe nuvole sono nivee e soffici bellezze.
Leggere.
Soltanto nuvole.

Nuvole

Alcune paiono protendersi imperiose sopra i tetti delle case, verso sera.
Incantate.
Soltanto nuvole.

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E nel cielo chiaro d’estate spiccano nel loro candore.

Nuvole (4)

Sopra le nuvole c’è l’aria leggera e impalpabile, un aereo solca il turchese e lascia un’evanescente scia, il suo volo lo condurrà nell’ovattato chiarore di quelle nuvole.

Nuvole (5)

Al di là delle nuvole c’è il sole.
Potente signore dell’universo, sfrontato e glorioso, i suoi raggi splendenti conquistano vittoriosi la vastità del cielo.

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Scalda e illumina l’azzurro d’estate, sopra le nuvole, in quell’immensità dove arditi volano i rapaci.

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Bellissimi incontri a Fontanarossa

In questo scorcio di agosto non mi sono fatta mancare una passeggiata sui prati di Fontanarossa, il paesino dai tetti rossi è circondato dal verde, immerso in una natura meravigliosa e sovrastato la maestose montagne.

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La legna tagliata, gli alberi svettanti, il cielo lucido e brillante.

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E il profilo di un altro paese in lontananza, casette bianche e tegole rosse.

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I prati di Fontanarossa, così curati e ben tenuti, nel tardo pomeriggio.
E quando il sole si getta tra le cime dei monti piano piano la sua luce diviene sempre più fioca.

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Un prodigio di curve sinuose tra l’erba vivida.

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E in cielo una coppia di falchi compie infinite evoluzioni, sono restata a lungo ad ammirare il loro stupefacente volo.

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Vira lenta la luce e crea un gioco di lunghe ombre sul bosco, tra di esse c’è anche la mia.
Le cime degli alberi, le foglie frementi, il prato in un giorno d’estate.

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E poi si scende, si prende la via del ritorno.
E d’improvviso, tra l’erba alta, un movimento.
Piano, piano, senza far rumore.

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Alza la testolina, si guarda intorno, pensa.
E i suoi occhi si perdono nel bosco.

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Non è stato il solo che ho veduto in questa giornata, poco distante c’era un suo simile che si è subito infilato nel fitto del bosco.
E poi, tra Loco e Fontanigorda, un gruppetto di queste splendide creature è passato di gran carriera davanti ai miei occhi e a quelli dell’amico che era con me.
E ancora, abbiamo visto un daino con un imponente palco di corna sulla testa: timoroso, diffidente, bellissimo, ci ha rivolto uno sguardo ed è scappato via.
E quindi l’unico che si è lasciato ammirare più a lungo è questo giovane amico, una gioia poterlo vedere!

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E poi anche per lui è giunto il momento di seguire il richiamo del bosco, scrigno di vita e di bellezza, incanto della Val Trebbia.

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