Gabbiani e riflessi d’inverno

Così si ritorna, sempre, davanti al mare freddo d’inverno, anche quando spira gelido il vento.
È il mare di Genova e del Porto Antico, con le barche placide, le persone che passeggiano lente, i pesci che guizzano vivaci.
E sopra un cielo di nuvole e la luce che filtra donando riflessi d’argento.

Sulla superficie dell’acqua leggeri fluttuano i gabbiani.

E il mare luccica di freddi bagliori metallici.

E là, in mezzo ai bianchi gabbiani, ecco che spicca un diverso signore del cielo: un cormorano.

E poi ancora vento, cerchi concentrici e un battito d’ali.

Semplicemente scivolando sul mare.

Mentre le nuvole si specchiano nell’acqua in un pomeriggio di Genova e d’inverno.

Sul tetto

Su un certo tetto qui nei dintorni arrivano spesso inaspettati ospiti: sono gazze discrete o rumorosi pappagalli, piccoli passeri o magari ghiandaie guardinghe.
E gabbiani.
Eppure siamo sulle alture ma i signori del mare si posano comunque sul tetto.
I gabbiani mi danno sempre l’impressione di essere assorti in chissà quali pensieri, come se avessero grandi progetti da realizzare e si fermassero solo per mettere in ordine le idee.

Questa volta erano in due, il primo a posarsi sul tetto ha iniziato a guardarsi intorno, con mirabile equilibrio.
Circospetto, saggio, silenzioso.

Poi un suo simile lo ha raggiunto sul tetto.
Il secondo gabbiano pareva più adulto, più sicuro di sé ed esperto delle cose del mondo.
Come se avesse una destinazione sicura, una meta certa da condividere.

C’è sempre una certa quantità di stupore nel cogliere un gabbiano che scruta l’orizzonte, almeno per me.
Il mondo è vasto, il mare non è poi così lontano.
È tempo, è tempo di alzarsi verso le nuvole e di partire.

Stavano là, sul tetto.
E poi il più grande dei due ha preso a scendere lungo le tegole e ha aperto le ali.
L’altro lo ha seguito, fidandosi dell’esperienza e della sicurezza di suo compagno di avventure.
E così hanno lasciato il tetto, spiccando il volo e perdendosi nel cielo terso.

Un perfetto equilibrista

È stato l’ultimo stupore dell’estate in campagna, un avvistamento fugace avvenuto pochi minuti prima della mia partenza da Fontanigorda.
Poi ognuno viaggia a modo suo, taluni si librano alti nel cielo e infatti, ad un tratto, nel cielo azzurro della Val Trebbia ecco comparire un bellissimo airone cenerino.
L’ho veduto volare ad ali spiegate, leggero e lieve come è per sua natura.
Poi, con mia assoluta meraviglia, eccolo posarsi con tale indicibile grazia sulla cima di un albero.

Davvero un perfetto equilibrista, una creatura magnifica che è sempre una gioia rivedere.
È restato lassù appena per qualche istante, accomodandosi con lievità tra quei rami verdi di foglie.

E poi si alzato ancora in volo ed è andato a fermarsi su un altro albero e là io l’ho lasciato, era giunto per me il tempo di partire.
Una nuova stagione è alle porte per tutti noi e ci prepariamo ad accoglierla, passa anche tu un buon autunno, caro amico airone cenerino.

A spasso per Fontanigorda

In questa calda estate non mancano certo gli incontri piacevoli e ieri pomeriggio sono rimasta felicemente sorpresa.
Scendevo giù da una stradina qui a Fontanigorda e ad un tratto, su un prato, ecco spuntare una simpatica fagiana che se ne andava a zonzo bella beata.

E così l’ho seguita, mi pare quasi inutile specificarlo.
Piano, piano, quasi esitante, gironzolava guardandosi attorno, si vede che doveva ambientarsi.

Tra l’altro io sono anche collezionista di piume di uccello raccolte qua e là nel bosco e sui sentieri, non dimentichiamocelo!
Quindi un gentile omaggio dalla signora fagiana sarebbe stato più che gradito, ecco.
Invece, con sdegnoso sussiego, la proprietaria di cotante piume ha fatto finta di nulla e se ne è guardata bene da regalarmene una!

La signora, tra l’altro, stava pure per cacciarsi in un guaio.
Con un’insistenza a dir poco sorprendente, volendo raggiungere un certo prato, ha tentato più volte di passare attraverso una rete divisoria che aveva i buchi troppo piccoli per le sue dimensioni, infilava la testa e poi rimaneva lì mezza incastrata!
Nel frattempo io continuavo a ripeterle: cosa fai? Ma non lo vedi che non ci passi?
Che fatica, meno male che poi lo ha capito!

Ci siamo così salutate ed io ho proseguito la mia camminata.
E poco distante, su un altro prato guardate un po’ chi ho visto: un’altra fagiana!
Era in compagnia di una sua simile che appena mi ha vista si è dileguata ma sono rimasta stupitissima di tutti questi incontri in una sola giornata, si vede che anche i fagiani sentono il caldo e avranno pensato di andare a fare una passeggiata.
P.S. Mi segnala un cortese lettore che il pennuto immortalato nella seguente foto è una pernice rossa.

Per parte mia quando passerò da quelle parti farò attenzione e mi guarderò attorno: magari potrei incontrare ancora la signora fagiana che se ne va a spasso per Fontanigorda.

Il volo dei rondoni

In queste giornate terse di primavera i miei risvegli sono allietati da una colonna sonora vivace e briosa: è il canto dei rondoni che sfrecciano felici nel cielo.
Si perdono nell’azzurro, si levano alti e tornano giù donando ai nostri sguardi lo spettacolo autentico della vita.

E sono tantissimi in questi giorni di maggio, padroni assoluti del blu.

Alcuni si dilettano nei loro equilibrismi, altri si perdono nell’infinito dell’orizzonte.

E planano e garriscono e si librano leggeri e il cielo sembra appartenere soltanto a loro, pare che questa sia la loro maniera di elogiare la perfezione della natura e del creato.

Così ci regalano la loro bellezza e la loro gioia di vivere mentre il loro canto si diffonde nell’aria di primavera e nel cielo luminoso di Genova.

È comunque primavera

Ed è comunque primavera.
Si ravvivano i colori, la luce è più intensa, i fiori sbocciano gloriosi.
E su certi rami, più che nei giorni d’inverno, ecco arrivare i soliti ospiti a banchettare, io li vedo dal terrazzo mentre vanno ad accomodarsi serafici nel fitto fogliame dell’albero del giardino di fronte.
L’altro pomeriggio erano in due, uno però se ne è rimasto ben nascosto, il suo compare nel frattempo beccava qua e là gemme e germogli.
D’altra parte è pur sempre primavera!

Un frusciare di ali, il tipico atteggiamento circospetto, su quell’albero c’è sempre qualcosa di buono da sgranocchiare e nessuno vuol farsi soffiare il pranzo.

Inoltre in simili circostanze sembra pure che io non sia poi tanto abile a non farmi notare e infatti ecco lo sguardo scocciato del pappagallo che forse non ama tanto essere immortalato.

Tuttavia è comunque primavera e i tipetti così se ne infischiano, lui e il suo compagno di avventure hanno continuato imperterriti a far merenda.
E già so che torneranno, in questi pomeriggi tiepidi e di luce chiara.

Una ghiandaia molto fortunata

È una ghiandaia molto fortunata, ormai è da tutta l’estate che la trovo sempre allo stesso posto: sembra infatti che abbia messo su casa in un magnifico orto qui a Fontanigorda, io la incontro sempre lì, guarda che caso!
Ora poi, rispetterò la riservatezza della signora ghiandaia e quindi non vi rivelerò dove si trovi esattamente il suo orto ma sappiate che passando di lì potreste udire un battito d’ali o un movimento rapido tra le foglie.
Eccola, è lei!

Al solito ostenta un’espressione innocente, la ghiandaia cerca sempre di passarla liscia, ormai la conosco, fidatevi di me.

Tuttavia a Miss Fletcher non sfugge nulla, mi sembra logico, a me non la si fa!
E infatti posso garantire di aver visto la ghiandaia passeggiare serafica nell’orto, nei pressi di un generoso albero di mele.

E poi, nel pieno del caldo agosto, l’ho trovata infrattata tra le foglie del pero, forse pensava di non essere notata ma non è così!

Ora con l’occasione vorrei ricordare che alla mia piccola collezione di piume di uccello manca proprio quella piuma turchese così vistosa e quindi, cara signora ghiandaia, se fosse così cortese da farmene dono io le sarei molto grata!

Mentre attendo speranzosa l’agognata piuma condivido con voi la bellezza sfolgorante di questa creatura bellissima: una ghiandaia fortunata di Fontanigorda.

Ammirando l’airone cenerino

Ogni estate, quasi a sorpresa, ecco che si fa vedere.
Un battito d’ali, la sua figura sottile ed elegante che si staglia nel cielo di Fontanigorda: eccolo, è ancora lui, l’airone cenerino!
È un tipo solitario, gira sempre da solo, non l’ho mai visto in compagnia.
In questo caldo agosto, a differenza degli altri anni, sono riuscita a scattargli qualche foto, il bel tipetto mi è passato proprio davanti ed è andato ad accoccolarsi tra il fitto degli alberi.

E ad osservarlo con attenzione alla fin fine mi è sorto pure un dubbio.
Oh, sta a vedere che questo qui che transita in Val Trebbia è lo stesso bel tomo che vidi lo scorso inverno al Porticciolo di Nervi?
Ricordo perfettamente quella giornata, tutto attorno paperini e paperotti starnazzavano gioiosamente e lui passeggiava, sussiegoso e leggero come una ballerina di danza classica.

C’è da dire che la somiglianza tra i due soggetti è schiacciante: due gocce d’acqua!
Del resto non ci sarebbe nulla di male, pure l’airone cenerino avrà diritto di andare in vacanza e qui, nel prato vicino a casa, è sempre benvenuto.

Comunque, stavo quasi per avvicinarmi giusto per chiedere se appunto anche lui si ricordava di quel nostro incontro in quel di Nervi quando tac, ecco che di nuovo l’airone mi ha colta di sorpresa, è la sua specialità!
Ha aperto le ali e si è alzato in volo e non l’ho più visto, adesso aspetto che torni da queste parti, almeno che mi sappia dire se il prossimo inverno intende passare al Porticciolo di Nervi.

Fiori e pavoni nel giardino di Palazzo del Principe

L’altra mattina con questo bel sole me ne sono andata a fare una tranquilla passeggiata nel giardino di Palazzo del Principe, lo splendido spazio che si apre di fronte all’antica dimora di Andrea Doria è sempre magnificamente curato.

Ed è un luogo incantevole accessibile a tutti, se non lo avete mai visitato vi consiglio di farlo, in questa stagione si stagliano contro l’azzurro del cielo i vivaci fiori estivi.

E si aprono generosi i girasoli, bellezza autentica della bella estate.

Mentre camminavo tra queste meraviglie ad un certo punto ho sentito un certo remescio, per così dire.
Toh, guarda chi c’è!
Qui abitano anche certi pavoni ma sono in genere molto riservati e se ne stanno in un zona non aperta al pubblico, tuttavia non è poi così difficile vederli.

Il tipetto sussiegoso non era solo e infatti ecco qua il suo compagno di avventure: un superbo pavone dalle piume chiare.
Entrambi i pennuti poi hanno pensato bene di salire su un albero, direi che questa è stata una fortunatissima circostanza!

Ho ottimisticamente sperato che mi sganciassero una piuma per la mia collezione ma no, non c’è stato verso neanche stavolta!

Però trovarsi un elegante pavone a questa distanza è proprio un piacevole diversivo!

Quindi ero già piuttosto soddisfatta così, la mia passeggiata nel giardino di Palazzo del Principe mi aveva già regalato un fantastico fuori programma.
I pavoni sono scesi con grazia inusitata dall’albero e ad un tratto ecco di nuovo un altro remescio.
Stupore e meraviglia: la bella famigliola comprende anche una serie di mini pavoni direi nuovi di pacca, non avevo mai visto dei piccolini come questi, sono fantastici!

E così me ne sono rimasta a debita distanza a osservare la situazione: i piccoletti girano attorno alla mamma e lei li segue con attenzione.

Loro sono un po’ tentennanti e insicuri ma se ne vanno comunque alla scoperta del mondo sotto l’amorevole sguardo materno.

Nel frattempo gli altri due sono andati a mettersi all’ombra.

E d’altra parte doversi trascinare dietro questo ambaradan di piume non deve essere proprio piacevole con questo caldo, lo capisco!

Meglio mettersi sotto ai rami con la coda gioiosamente spaparanzata, così!

Mentre tutto attorno sbocciano i colori di giugno di questa calda estate.

Tra profumi e le delizie dell’incantevole giardino di Palazzo del Principe.

I coloratissimi abitanti del Parco di Arenzano

Vi porto ancora a ponente, nel magnifico Parco Negrotto Cambiaso nella vicina Arenzano.
Alberi svettanti e prati curati, fiori, panchine e l’orizzonte blu del mare, questo luogo a pochi metri dalle spiagge è un’incantevole oasi di bellezza.

E ho già avuto modo di mostrarvi alcuni abitanti di questo parco come ad esempio i magnifici pavoni.
Gironzolano qua e là anche certe anatre avventurose e pure alcune oche, queste qui hanno un bel caratterino e con una di loro ho avuto una specie di diverbio del quale poi vi parlerò!
Mai mettersi a questionare con le oche, comunque.

Nel parco di Arenzano c’è il laghetto dove lievi sull’acqua fluttuano gli eleganti cigni neri.

Proprio qui ho incontrato anche alcuni personaggi particolari: sono le sgargianti anatre mandarine.
A dirvi il vero, a vederle così non mi sono parse proprio temerarie, fissavano il laghetto perplesse e titubanti come se si chiedessero: ora cosa faccio? Vado o non vado? Mah!

E non mi sono sembrate neanche particolarmente espansive ma d’altra parte si sa, noi liguri siamo anche un po’ scontrosi e certo non ci distinguiamo per la nostra proverbiale socievolezza.
E pure le nostre anatre sono così, ecco.

E in quella mattina di primavera c’era un cielo brillante lucidato dal vento e i fiori si stagliavano contro il blu terso.

Piano piano, senza far rumore e senza farsi notare, anche se con quelle piume coloratissime è un po’ difficile!

In questo angolo di paradiso e di quiete dove si fanno magnifici incontri, sempre.

E poi, sapete, è proprio vero: noi liguri a volte sembriamo un po’ diffidenti e esitanti nel volerci aprire con gli altri ma bisogna solo prenderci per il verso giusto.

Così siamo da queste parti ma quando sappiamo di poterci fidare allora davvero tutto cambia e ci rilassiamo senza timore alcuno.
E sembrerà strano a dirsi ma anche le nostre anatre sono così, ecco.