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Posts Tagged ‘Uccellini’

Spiccando il volo

Così, sul bordo del muretto.
Sotto il sole caldo, sfidando il destino.
Avventura, trepidazione, curiosità per tutte le cose che ancora devi vedere e tutte le esperienze che ti aspettano.
A volte sono così i nuovi inizi, sono come sospesi tra entusiasmo ed esitazione, tra impazienza ed impreviste titubanze.
E poi guardi giù e poi un po’ più lontano e non c’è davvero più nulla che possa fermarti.
Senza paura, è il momento di spiccare il volo.

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Nel tempo dell’inverno qui sul terrazzo ha aperto il punto di ristoro per piccoli pennuti, è freddo e anche gli uccellini meritano il giusto conforto.
Qua e là ci sono delle ciotoline con dentro cose buone per loro ed io spero che i piccoletti si passino la voce e che arrivino sempre più numerosi.
Sapete, qui gironzolano tipi del genere.

E poi ci sono uccellini panciuti e per rimanere così in forma hanno bisogno di buon cibo.

Ora, io non so quanti uccellini mangino sul terrazzo, non riesco mai a vederli però li sento cinguettare e sono certa di avere qualche cliente.
Nel dubbio, comunque, mi premuro di informare anche quelli che se ne stanno un po’ più in là.

Certo, non è che sia proprio semplice chiacchierare con una cinciarella che se ne sta a testa in giù tra le pigne!
In ogni caso mi sembra che abbia capito, infatti ha detto che verrà a trovarmi.

Troverà compagnia, qui sul terrazzo passano sempre dei bei tipetti!

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Il primo pettirosso della stagione è arrivato puntuale e si è fatto vedere in una giornata dal cielo grigio.
Mi aspettava là, alla fermata dell’autobus.
Certo, lui per spostarsi non ha bisogno dei mezzi pubblici, è inutile che ve lo dica!

Il primo pettirosso della stagione era un tipo attentissimo e ha subito notato la mia presenza.
– Ehilà, Miss Fletcher! Anche tu qui?

Come al solito il pennuto in questione è discretamente in sovrappeso, d’accordo che si tratta pur sempre di un uccellino di pochi grammi però a vedere tipi cicciotti come lui mi domando sempre come mai i rami non si spezzino sotto quelle zampette.

Il primo pettirosso della stagione era curioso, chiacchierone e rumoroso, mi sono accorta di lui perché cantava felice e spensierato.
Son tipi così questi qua!

E insomma, è stato un piacevole incontro e ci siamo promessi di rivederci, gli ho raccontato del terrazzo e delle piante e ha detto che manderà anche i suoi fratelli, spero che vengano a trovarmi!
Arrivederci bellezza, è sempre una gioia incontrare personaggi come te.

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Gironzolando per i caruggi faccio sempre caso a chi trovo sul mio cammino, a volte mi succede di vedere sempre le stesse persone.
Ad esempio incontro sempre un distinto signore anziano, lui porta il cappello e si regge con il bastone.
Forse amiamo gli stessi posti, forse condividiamo i luoghi del quotidiano.
Gironzolando per i caruggi, talvolta, mi imbatto in dei tipetti che non avevo mai incontrato prima.
L’altro giorno scendevo da Vico Casana e davanti alla porta di un negozio ho trovato un attento guardiano.
Stava sulla soglia, guardava da una parte e poi dall’altra, secondo me teneva sotto controllo la situazione.

In queste giornate di sole caldo è ancor più piacevole andar per caruggi e passando in Piazza Lavagna ho trovato quelle consuete sfumature di Genova che piacciono tanto a me.

E tende bianche, finestre accostate, rami di alberi, luce che filtra nei vicoli e contrasti di tinte perfette.

Anche in Piazza Lavagna c’è un fido guardiano, lui non se va mai ed è già parzialmente apparso su queste pagine.
Silenzioso e guardingo, tra stelle lucenti e bagliori di luna, tra i versi languidi di una poesia che porta davanti ai vostri occhi una certa bellezza e la nostalgia, compagna fedele di tutti i sognatori.

E là, in quella piazza armoniosa e colorata, l’ho sentito.
Canticchiava beato, passando di ramo in ramo, saltellando tra le foglie d’autunno.
Un uccellino nella città vecchia, su un albero in Piazza Lavagna.

Sono rimasta un po’ a guardarlo e poi ho continuato il mio giretto.
E come al solito, poco dopo, mi sono nuovamente imbattuta in quell’attempato signore che ormai è per me una figura consueta.
Cose belle che accadono a me, gironzolando per i caruggi di Genova.

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Quelli che amano il mare lì trovi là, nel luogo al quale appartengono.
Rimangono a dondolarsi sull’acqua, nei bagliori della luce settembrina.

Mentre una magia di riflessi marini si posa evanescente su certi scafi.

E i vetri dell’ascensore panoramico al Porto Antico diventano specchi e vedi ringhiere, passanti, barche, palazzi e prospettive di Genova.

Quelli che amano il mare amano anche il vento, fratello e compagno di giochi delle onde irrequiete, quel vento dispettoso che a volte smuove senza posa le bandiere.

Quelli che amano il mare aspettano il momento di prendere il largo per partire senza più pensieri.
Con il vento nelle vele, il sole in faccia, il cuore colmo di gioia.
Quelli che amano il mare sanno cose che molti altri ignorano e secondo me non ci provano neanche a spiegarle, non è importante.
Conta soltanto viverlo, il mare.

Intrepidi e caparbi, hanno un sogno negli occhi e si perdono a guardare l’orizzonte.

Sempre pronti per un viaggio, un’avventura e una nuova partenza.

Levano le ancore, lasciano il molo e si lasciano alle spalle la città con i suoi frastuoni, loro ascoltano solo il canto incessante dell’abisso.

Hanno questa fierezza quelli che stanno davanti al mare.
E non vivrebbero in nessun altro luogo, credetemi.

Sanno attendere ed essere pazienti, sanno vivere in armonia con il silenzio.
C’è un tempo per partire ma c’è sempre una riva alla quale tornare.

E ognuno ha il proprio modo di appartenere al mare.
Una barca, il tempo dello svago e della libertà, il tempo della serenità.

E un nome perfetto che racconta un certo modo di vivere il mare.
Demùa, in genovese questa parola significa giocattolo o anche semplicemente divertimento.
Cose che piacciono a quelli che amano il mare.

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L’ultima domenica di agosto è anche il mio ultimo giorno di vacanza in Val Trebbia, domani tornerò a Genova, saluto così il paesino dai tetti rossi che regala a tutti noi tanta bellezza e infinite dolcezze.

Questo è il luogo delle cose semplici, dei cieli chiari e della meritata lentezza.

E di molte piccole quotidiane fortune che ci vengono semplicemente donate.

Ed è boschi ombrosi e staccionate, giardini, biciclette, ringhiere e muretti e orti generosi.

E monti e rose candide.

Tinte accese, tendine, passeggiate su e giù, il giro del paese tutte le sere e altre consuetudini estive.

Ed è incontri piacevoli lungo il percorso.

Ed è un luogo di perfezione assoluta.
Semplice e vera, dico sul serio.

Fontanigorda mantiene tutte le sue promesse, regala sempre nuove armonie a coloro che la amano.

E sole, aria fresca e tinte pastello.

E profumati boccioli di rosa delicati come seta.

Sbocciano ogni anno, davanti a questi monti, sotto il cielo blu della Val Trebbia.

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E poi ieri è arrivata la pioggia.
Le nuvole gonfie, il fragore del tuono, le gocce che battono sulle persiane.
D’estate.
E poi, dopo la pioggia, la terra emana i suoi profumi e i petali delle rose si coprono di lucentezza.

Un equilibrio di incanti sulle foglie e sugli steli.

Una fragile delicatezza pronta a svanire con il calore.

Sulle rose profumate d’agosto.

Sui boccioli lisci e setosi.

Mentre la vita ferve, senza sosta.

E torna glorioso a risplendere il sole.

Lucida il cielo e gli dona il suo azzurro più intenso.

E i fiori restano ancora madidi di pioggia.

In estate, dopo il temporale, bisogna trovare un posticino perfetto per asciugarsi le piume.

E dondolano ancora le gocce brillanti.
E un petalo di rosa resta ricolmo di acqua, nella magia incantevole della pioggia d’estate.

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L’altra mattina, in Spianata Castelletto.
Mi fermo e mi accorgo di non essere sola.
Su un certo albero ci sono ospiti ciarlieri, loro sono due e vanno e vengono.
Si posano sui rami, sono i cardellini.

Uno dei due sempre a becco aperto, ammetto di avere avuto qualche difficoltà a capire cosa stava dicendo.

E poi un voletto, un giro e il ritorno.
Una sistemata alle piume, una cantatina e poi via, di nuovo.
E rieccoli ancora sempre insieme, sempre sugli stessi rami.

E così ho pensato che lassù dev’esserci la loro casa, il loro piccolo nido.
A dire il vero durante la loro assenza mi è anche sembrato di vedere un leggero movimento tra le pigne.
Saranno i piccoletti?
Loro due, comunque, facevano questo andirivieni con regolarità.

E no, non intendo rivelare il punto preciso in cui li ho visti, anche i cardellini hanno diritto alla loro privacy!

Tornerò a trovarli sicuramente, con i colori accesi delle loro piume non è poi così difficile scorgerli.

Sono in due e stanno proprio là, tra quei rami c’è la casa dei cardellini.

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Capita anche a voi, a volte, di svegliarvi all’improvviso perché qualcuno fa rumore?
A me sì e comunque ho chiaramente individuato i responsabili.
Primi tra tutti i gabbiani: amoreggiano, bisticciano, chiacchierano, se la raccontano e questionano.
A notte fonda.
E mi domando: quando dormono costoro? Ancora non l’ho capito!

Le tortore rumoreggiano di giorno, grazie al cielo.
Sul fatto che se ne vadano serenamente a passeggio sul mio stendibiancheria avrei anche qualcosa da dire, ecco.

I piccoletti, per parte loro, danno veramente pochi pensieri.
Anzi se venissero più spesso ne sarei contenta, ogni volta che ne incontro qualcuno al Porto Antico lascio sempre il mio indirizzo.

E poi, come si sa, qua attorno ci sono le gazze.
Tanta sussiegosa eleganza, cara amici, si accompagna a un chiacchiericcio per nulla discreto, va detto.

E d’altra parte a certe bellezze si perdona quasi tutto, no?

Io abito sulle alture e non vicino al mare, in quel della Foce avrei i miei problemi con questo tipetto qua.

E non ho dubbi, immagino che starnazzi a tutto andare!

In cotanta bella compagnia comunque il più fracassone è uno solo e direi che non ha scusanti.
Fischietta, se la canta, gorgheggia, parlotta, protesta.
Caro Signor Merlo, potrebbe garbatamente evitare di svegliarmi? Gliene sarei profondamente grata!

Eccolo lì, a becco spalancato.
Secondo voi si può discutere con un tipo simile?

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Non vedersi.
Tra la gente che passa, in Piazza delle Erbe.
E attendere, come molti altri.
E guardarsi intorno, cercarsi con lo sguardo, ancora.

E aspettare.
Esitando, senza sapere.
Immaginare, ricordare e ancora restare.
A volte pochi minuti sembrano un’eternità.

E poi.
Così accade.
Gioia e felicità, all’improvviso.
Semplicemente ritrovarsi in Piazza delle Erbe.

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