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Posts Tagged ‘Uccellini’

L’altra mattina, in Spianata Castelletto.
Mi fermo e mi accorgo di non essere sola.
Su un certo albero ci sono ospiti ciarlieri, loro sono due e vanno e vengono.
Si posano sui rami, sono i cardellini.

Uno dei due sempre a becco aperto, ammetto di avere avuto qualche difficoltà a capire cosa stava dicendo.

E poi un voletto, un giro e il ritorno.
Una sistemata alle piume, una cantatina e poi via, di nuovo.
E rieccoli ancora sempre insieme, sempre sugli stessi rami.

E così ho pensato che lassù dev’esserci la loro casa, il loro piccolo nido.
A dire il vero durante la loro assenza mi è anche sembrato di vedere un leggero movimento tra le pigne.
Saranno i piccoletti?
Loro due, comunque, facevano questo andirivieni con regolarità.

E no, non intendo rivelare il punto preciso in cui li ho visti, anche i cardellini hanno diritto alla loro privacy!

Tornerò a trovarli sicuramente, con i colori accesi delle loro piume non è poi così difficile scorgerli.

Sono in due e stanno proprio là, tra quei rami c’è la casa dei cardellini.

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Capita anche a voi, a volte, di svegliarvi all’improvviso perché qualcuno fa rumore?
A me sì e comunque ho chiaramente individuato i responsabili.
Primi tra tutti i gabbiani: amoreggiano, bisticciano, chiacchierano, se la raccontano e questionano.
A notte fonda.
E mi domando: quando dormono costoro? Ancora non l’ho capito!

Le tortore rumoreggiano di giorno, grazie al cielo.
Sul fatto che se ne vadano serenamente a passeggio sul mio stendibiancheria avrei anche qualcosa da dire, ecco.

I piccoletti, per parte loro, danno veramente pochi pensieri.
Anzi se venissero più spesso ne sarei contenta, ogni volta che ne incontro qualcuno al Porto Antico lascio sempre il mio indirizzo.

E poi, come si sa, qua attorno ci sono le gazze.
Tanta sussiegosa eleganza, cara amici, si accompagna a un chiacchiericcio per nulla discreto, va detto.

E d’altra parte a certe bellezze si perdona quasi tutto, no?

Io abito sulle alture e non vicino al mare, in quel della Foce avrei i miei problemi con questo tipetto qua.

E non ho dubbi, immagino che starnazzi a tutto andare!

In cotanta bella compagnia comunque il più fracassone è uno solo e direi che non ha scusanti.
Fischietta, se la canta, gorgheggia, parlotta, protesta.
Caro Signor Merlo, potrebbe garbatamente evitare di svegliarmi? Gliene sarei profondamente grata!

Eccolo lì, a becco spalancato.
Secondo voi si può discutere con un tipo simile?

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Non vedersi.
Tra la gente che passa, in Piazza delle Erbe.
E attendere, come molti altri.
E guardarsi intorno, cercarsi con lo sguardo, ancora.

E aspettare.
Esitando, senza sapere.
Immaginare, ricordare e ancora restare.
A volte pochi minuti sembrano un’eternità.

E poi.
Così accade.
Gioia e felicità, all’improvviso.
Semplicemente ritrovarsi in Piazza delle Erbe.

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Primavera, tempo di nuovi ritorni.
L’altra mattina ho trovato un piccolo papavero fremente al margine di una creuza, qui vicino.

Primavera, sono tornate le rondini e non solo soltanto loro.
Ecco sull’albero del giardino di fronte Sua Maestà la ghiandaia, tiene sotto controllo i germogli, io lo so.

E con l’occasione, cara gentilissima ghiandaia, mi premuro di farle sapere che alla mia collezione di piume d’uccello manca ancora proprio quella sua piuma ricercatissima dai toni turchesi.
Ecco, se fosse così cortese da lasciarla cadere sul mio terrazzo gliene sarei infinitamente grata.
Quando meglio crede, eh, senza fretta!

Primavera e ancora fiori.
Sbocciano inattesi, tra le fessure di certi muraglioni.
Così è la vita, tenace e forte.

E poi, tra le rose.
Quelli che si posano sui rami e beccano di qua e di là!
E comunque si può pesare qualche grammo ed essere comunque ciccioni, è questo il caso.

Tempo di belle giornate e di graditi ritorni.
Quanto mi piace incontrare quelli che mangiano appesi a testa in giù!

E verso sera si posano su un albero e cantano, salutano la luce calda che se ne va.
Ed io saluto la loro bellezza e l’armoniosa perfezione della vita.

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La luce di marzo è tornata, luce vivace, briosa e brillante.
In questi giorni la insidiano le nuvole ma presto farà ancora scintillare ogni più piccola cosa proprio come è accaduto il primo giorno del mese.
Vaga e leggera la luce di marzo si è posata sull’acqua quieta.

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Ha ravvivato i colori delle barche ancorate al Porto Antico.

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Là, davanti al nostro mare, c’eravamo noi.
Noi che amiamo aspettare il sole e attendere il suo calore, noi che amiamo questo luogo per seguire i viaggi della luce sul confine del nostro mondo.
Grandi e piccini, noi.

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Quando il cielo si tinge di oro e di quella luce chiara di marzo.

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Si resta, pigramente arresi alla stagione dolce.

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Alcuni si mettono seduti sulle panchine, altri sul muretto, certi si appoggiano alla ringhiera, altri ancora pedalano o corrono.

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Sotto la luce di marzo, più lenta a virare e a riflettersi sull’acqua.

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La seguono i gabbiani, nel loro volo armonioso.

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Mentre il sole scende.

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E resta quell’istante in cui è tutto sospeso, mentre il giorno diventa sera, mentre le corde dondolano lente sul mare.

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Aspetta, attendi che tutto svanisca e che quel chiarore si dissolva.

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Laggiù, lontano, oltre la città.

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Mentre il mare luccica di riflessi e delle magia della luce di marzo.

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Verso sera, quando il giorno sta per finire, davanti alla riva dove riposano i gozzi.

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Mentre una sfumatura leggera di cipria vela il confine del mare.

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Quando è così, mentre il vento leggero accarezza la pelle, in Corso Italia.

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Voci di pescatori, attese, onde e giacche a vento.

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La ringhiera alla quale appoggiarsi e la costa, le mie amate prospettive di Liguria.

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Sassi, sassi e gabbiani dalle ali bianche.

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E scogli affioranti e ancora un vigile gabbiano, accanto a lui due cormorani, non mi sembra di averli mai veduti in Corso Italia.

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E non sapevo nemmeno cosa fossero e quindi ho chiesto ad un amico, lui mi ha così svelato il nome dell’uccello dalle ali scure.
Verso sera, i cormorani.

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E poi anche un piccoletto posato tra i rami spogli di un albero.

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E la spiaggia, il mare azzurro, la primavera così vicina.

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E le panchine e un lettino aperto per scaldarsi al tepore del sole.

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Un piccola vela temeraria e una grande imbarcazione che fiduciosa solca il mare.

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Le cabine e i colori vivaci dell’estate che verrà.

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E i delfini guizzanti sul fondo di una piscina vuota.

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Mentre il giorno ci lascia, lentamente.
Ognuno ha il suo viaggio, una meta da raggiungere e una rotta da seguire.
Certi, a volte, restano immobili ad ammirare l’orizzonte.

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Mentre il mare si veste di luce abbagliante.

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E il sole scende piano riflettendosi sulle acque quiete.

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Illumina e brilla, lambisce la riva, il profilo increspato delle onde, i lampioni.

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Verso sera, quando il giorno sta per finire e il mare di Genova luccica di oro.

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Qualche giorno fa sopra Genova c’erano nuvole bianche e dense, a volte il colore del cielo sembra quasi fondersi con quello del mare, tra il grigio e il celeste, in quel tempo sospeso che potrebbe annunciare la pioggia.
E d’un tratto, sulla ringhiera del mio terrazzo.
Ho scostato la tenda.
E c’era un magnifico silenzio e soltanto lui.
Spero che abbia anche mangiato, naturalmente io insisto a mettere la ciotolina con il cibo per i piccoli visitatori ma vederli non è così semplice!
E poi, a volte.
In lontananza il porto, le navi, la Lanterna, e poi quelle nuvole opache.
E lui.
Sulla ringhiera, all’improvviso.

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A volte succede, in questa città: d’improvviso, come per incanto, ti ritrovi in un tempo sospeso che sembra appartenere ad un’altra epoca.
Mi è accaduto non tanto tempo fa, in Via Caffaro.

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Scendevo verso il centro, sotto il cielo blu, c’era persino il solito prodigio di riflessi su certi vetri.

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Poi, una breve deviazione, verso un tratto di strada che conduce alle spalle dei palazzi ottocenteschi di Via Caffaro.
Io sono sempre curiosa e poi lo so, in qualche modo riesco sempre stupirmi.
Uno squarcio di luce, scale.

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E vasi, piante, sullo sfondo un filo con i panni stesi.

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Uno strofinaccio a righe, una ringhiera sinuosa.

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Due casette per certi ospiti improvvisati ai quali certo non si può dire di no!

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Una serratura, una maniglia, una vecchia porta.
E l’immaginazione, quella fa sempre la sua parte.

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Un cancello, uno scorcio che non sembra così vicino a una strada trafficata.
Eppure.
Se non fosse per il rumore del traffico penseresti di essere finito in un altro tempo.

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Un gioco di ombre, un arcobaleno di mollette sospeso nell’aria.

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Porte.
E mi è venuta la curiosità di sapere cosa c’era qui in altri anni, avrei detto un’osteria con un gran via vai di gente, invece a quanto pare negli anni ’20 alcuni di questi locali erano occupati da un colorificio.
I luoghi cambiano, tuttavia alcuni conservano la loro anima e la loro autenticità.

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Mentre la vita si rinnova e gli alberelli si vestono di tenere foglioline.

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Oltre le scale, tra le case, dalle parti di Via Caffaro.

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In queste giornate di freddo intenso non siamo i soli a tentare di difenderci dai rigori dell’inverno, anche per gli uccellini è dura, gli instancabili piccoletti se ne vanno in cerca di cibo ma a volte restano a becco asciutto.
Qui da me, sul terrazzo, ho sempre parecchi visitatori, vengono i passerotti e i pettirossi, in questi giorni poi si fanno spesso vedere le cinciallegre.
Si posano sulla ringhiera e poi via, partono in volo, non si lasciano avvicinare.
E così, per dare un piccolo aiuto a questi piccoli amici, ho messo fuori un sottovaso ricolmo di cibo adatto alle loro esigenze, ho anche fatto qualche ricerca su siti specializzati, in particolare sulla pagina della Lipu si trovano valide indicazioni.
Certo, sarebbe meglio avere una casetta destinata a loro, solo che andrebbe appesa e io qui non ho piante con dei rami adatti a sorreggerla, inoltre questa è anche una zona abbastanza ventosa, non è semplice trovare una soluzione ma ci sto studiando.
Intanto c’è il mio ristorante all’aperto per piccoli pennuti, spero che abbia successo!
Gli uccellini lo avranno visto? Si saranno accorti che quella vaschetta è lì a loro disposizione? Io me lo auguro!
Comunque, ieri mattina ero in Corso Firenze e ho cercato di diffondere la notizia.
Certo, non è molto semplice dialogare con qualcuno che sta su un ramo a testa in giù, ecco!

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Poi grazie al cielo, mi sono imbattuta in un panciuto pettirosso, era proprio vicino a me e così ho approfittato di questo piacevolissimo incontro per lasciare il mio indirizzo e dire all’uccellino di diffondere la notizia tra i suoi amici, ovvio!

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Insomma, spero di aver messo in moto un utile passaparola, anzi direi “passacinguettio”, data la situazione.

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Siamo rimasti un po’ insieme, abbiamo cianciato giusto il necessario, da come guardava mi ha dato l’impressione di aver capito.
Tra l’altro non sembra sottopeso, lo so, è piuttosto ciccione, una vera bellezza!

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Adesso lo aspetto, spero proprio che venga a trovarmi.
Arrivederci piccolino, ci vediamo all’ora di pranzo!

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Le copertine dei nostri libri raccontano anche di noi e delle nostre passioni, le copertine dei nostri libri a volte narrano già delle storie.
Nei libri, naturalmente, ciò che conta è la parola scritta: la trama, i personaggi, il viaggio di fantasia che puoi compiere grazie al talento di uno scrittore.
Leggi e ti ritrovi in un altro secolo, in una casa che ti sembra di conoscere, in una città che non hai mai veduto e che diviene familiare, puoi persino ritrovare emozioni che ti appartengono.
Ogni libro ha il suo abito ed è la sua copertina, lasciamo da parte quei volumi che ci hanno deluso, magari ci siamo fatti ingannare dalla loro veste patinata ma poi il loro contenuto non era all’altezza delle nostre aspettative, accade a tutti i lettori, prima o poi.
E i libri che invece abbiamo amato? Quelli che abbiamo scelto?
Pensiamo ai grandi classici o ai capolavori che non possono mancare nella nostra libreria, non li abbiamo acquistati per la loro copertina ma perché realmente intendevamo trascorrere alcune ore della nostra vita in compagnia di un grande scrittore.
Poi, durante la lettura, abbiamo fatto caso alla copertina.
Come può essere così azzeccata? Come hanno fatto a trovare l’immagine perfetta?
Stupore, ci vuole del talento anche per scegliere una copertina.
E dunque ecco un esempio frutto della mia esperienza personale.
La scorsa estate ho finalmente letto Il Rosso e il Nero di Stendhal, un romanzo che mi ha lasciata senza parole per la sua bellezza e per la vivace meraviglia di certe descrizioni, a tratti mi pareva di essere negli stessi luoghi che fanno da scenario alla vicenda umana di Julien Sorel.
Ed è questa la particolarità della letteratura, dona rarità.
Il volume che ho acquistato è un tascabile, in copertina c’è un dettaglio di un dipinto di Ingres, è il volto di un giovane uomo.

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E a dire il vero mentre leggevo il romanzo quell’immagine è diventata parte della lettura, quel giovane era davvero Julien Sorel.
Lui è un ragazzo dalla corporatura esile, Stendhal descrive così il suo viso:

Aveva le guance di porpora e gli occhi bassi; era un giovanottello fra i diciotto e i diciannove anni, con tratti irregolari, ma delicati, e un naso aquilino.

E quindi comprenderete, è proprio di lui, è il giovane dipinto da Ingres o per lo meno, per me lo è stato.
Non è la prima volta che mi accade, nella mia libreria ci sono diversi volumi in lingua originale e pubblicati da case editrici d’oltremanica, spesso in copertina ci sono dipinti di celebri artisti e mi è capitato sovente di trovarli perfettamente in sintonia con la trama e con i personaggi della storia.
Lo stesso vale per le pubblicazioni più recenti, io leggo di rado romanzi di autori contemporanei eppure anche in questo caso a volte la copertina fa la sua parte.
Porto ancora ad esempio un libro che ho recensito su questo blog, ne scrissi tempo fa in questo post.
L’immagine è magicamente evocativa, restituisce l’atmosfera misteriosa in cui sono immersi i protagonisti di La Donna del Père-Lachaise.

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Ci saranno altri libri.
Troveremo nuovi autori, esploreremo altre epoche e impareremo qualcosa di noi che diversamente non avremmo mai potuto scoprire.
Ci saranno altri libri e altre copertine, alcune ci colpiranno e resteranno nel nostro cuore, insieme a quei libri che sono importanti per noi.
Siamo gente strana, noi lettori, siamo capaci di stare per ore in una libreria oppure davanti ad una bancarella.
Prendiamo un libro, lo sfogliamo, poi ne scegliamo un altro e così via.
Non torniamo mai a casa a mani vuote, questo si sa.
Siamo gente così, sempre in cerca del libro perfetto per noi.

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