Ugo Foscolo e Cornelia Rossi Martinetti, le amare conseguenze dell’amore

Una storia d’amore d’altri tempi, amore non corrisposto, ahimé!
Capita anche alle anime belle come al poeta dei Sepolcri, Ugo Foscolo.
Noto tombeur de femmes, il Foscolo ha lasciato ampia testimonianza dei suoi amori in un ricco epistolario composto dalle tante  missive che lui scrisse alle donne amate.
E oggi vi narro delle lettere che il poeta inviò a Cornelia Rossi Martinetti, donna di grande cultura e di versatile intelligenza, amante della musica e delle lingue straniere.
Si erano conosciuti nel 1801 e Foscolo ebbe occasione di rincontrarla nel 1812: il poeta ha 34 anni, Cornelia ne ha invece tre di meno.
La giovane donna è la nuova Musa, tiene nella città di Bologna un salotto letterario molto in voga frequentato da eminenti personalità quali Antonio Canova e Pietro Giordani, Stendhal e Lord Byron.
E lì giunse anche Foscolo, passeggiò con Cornelia in quel giardino lussureggiante, tra palme e limoni.
Foscolo ne rimase ammaliato, quando scriverà Le Grazie nel suo poemetto compariranno tre sacerdotesse ispirate a tre donne del suo cuore: Eleonora Nencini, Maddalena Bignami e Cornelia stessa.
Quello spirto guerrier che entro mi rugge, un verso di Foscolo che esprime pienamente l’irruenza e la passionalità del suo carattere.
Firenze, durante l’estate del 1812 Ugo prese a scrivere alla sua amata.
Un seduttore promette amore eterno. Per sempre.
Mia gentile amica, così Ugo chiama Cornelia, a lei dedica un verso di un poeta inglese:

Let fond remebrance bring a tought of me
Che il tenero ricordo porti un pensiero di me

Romantico e delicato.
E scrive, scrive a Cornelia.
Parla della sua salute malferma, della sua necessità di mandarle queste lettere:

…mi siete compagna perpetua; non so se ciò vi piaccia; io vi terrò meco anche a vostro dispetto.

Cornelia possiede uno sguardo che penetra nelle tenebre del cuore umano, così declama il Foscolo.
E lui? Potrebbe mai non amare una simile creatura?
Di che genere di amore si nutre l’anima di un poeta?

Avrete dunque veduto ch’io non posso amare se non altamente, ardentemente, forsennatamente forse; e che l’Amore per me non è un ragazzo cieco, alato, con l’arco e i dardi; ma un giovine d’aspetto forte, virile, fierissimo, onnipotente, ed assoluto, e pertinace, e chiaroveggente…

Che ardore e che passione!
Foscolo scrisse queste parole la sera del 19 agosto, la mattina successiva riprese la penna e proseguì la sua missiva.
Rida pure di lui Cornelia, si faccia beffe del suo sentire.

…ridereste di più s’io vi dicessi che vi amo, e che spero di essere riamato,e che ad un tempo io nel fondo del cuore non vorrei darvi né ricevere da voi mai una scintilla d’amore.

Le illogiche conseguenze dell’amore!
Il sentimento che trova espressione nella propria arte, Foscolo annuncia a Cornelia di volerle dedicare la traduzione di Il viaggio Sentimentale di Sterne.
E lei, la tanto desiderata musa? Come reagì?
Eh, come vi ho detto non ricambiava!
Era già sposata e aveva stima e ammirazione per Foscolo, ma non lo amava e gentilmente declinò le profferte amorose e persino la dedica.
L’amore non corrisposto crea disagi e difficoltà, il grande seduttore non la prese affatto bene e alla fine di agosto stilò una lunga e dettagliata missiva, ribattendo piccato punto per punto a ciò che Cornelia gli aveva scritto.
Parlò della bellezza di Firenze e della sua salute che andava di giorno in giorno migliorando, dei suoi scritti e della sua incapacità di trovare la quiete  che Cornelia auspica per lui,  ma ciò che più gli premeva era altro: il suo amore respinto.
Ah, Cornelia!
Aveva usato uno stile pieno di calma e logica, scrive Foscolo, ma lui non era affatto pentito di aver manifestato i propri sentimenti.
Cornelia rifiuta la dedica? Sappia che lui ha già pronto il nome di un’altra fanciulla che sarà lieta di questo omaggio, una giovane che un tempo lo ha amato, non come Cornelia che lo respinge!
E poi rincara la dose, la rimbrotta per aver usato toni accademici per elogiare i suoi scritti, ribadisce  che se lei parlasse sempre così l’amore che lui prova svanirebbe all’istante, perché non potrebbe evitare di immaginarla con tanto di togaccia nera come si usava all’Università!

Il miglior rimedio per guarirmi dall’amore, se mai…

E’ deluso e amareggiato, diventa così anche spietatamente crudele, come sempre accade a chi viene respinto. E chiosa:

Non si scrive in imperativo, crediatemi, ma credetemi.

Cosa può esserci di peggio di uomo offeso nell’orgoglio?
Povera Cornelia!
Addio donna gentile, così termina la missiva.
Eppure le scriverà ancora in risposta a una lettera di lei, le narrerà di frequentare il salotto della Contessa d’Albany.
A poco a poco i contatti si diradarono, Foscolo tornò alle sue scritture e ai suoi tormenti, certo non si fece mancare nuove passioni delle quali tornerò a parlarvi, qui trovate il mio articolo dedicato alla storia d’amore che ebbe con Antonietta Fagnani Arese.
Cornelia continuò a dedicarsi alle sue occupazioni intellettuali nel suo ricercato salotto letterario.
E’ così l’amore non corrisposto, svanisce.
Passa il tempo, la vita continua, le strade si separano.
Ma forse un giorno Cornelia avrà aperto uno dei suo cassetti e avrà riletto con nostalgia le parole scritte per lei da un uomo che un tempo l’aveva amata:

Né rinunzierò alla speranza di rivedervi, se non quando il mio cuore non batterà più, ed io non sarò più ricordevole delle cose che sole mi fan parer men trista la vita.

 

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Ugo Foscolo e Antonietta Fagnani Arese, l’amore e il tormento

L’amore, chi meglio di un poeta può conoscerne gli abissi?
Un grande poeta, Ugo Foscolo, forse il suo nome vi condurrà a certe reminescenze scolastiche.
Anche a voi è toccato in sorte di studiare a memoria I Sepolcri?
All’epoca mi chiedevo a cosa servisse, l’ho compreso molto tempo dopo, quando ormai non ero più sui banchi di scuola.
Un poeta, un uomo dalle tante passioni,  la più ardente fu una nobildonna della buona società milanese, che rispondeva al nome di Antonietta Fagnani.
E bisogna andare ad anni lontani, al 1801.
A quell’epoca Antonietta è già da tempo la legittima consorte del Conte di Barlassina, Marco Arese Lucini, noto giureconsulto.
Antonietta ha 23 anni, è coetanea di Foscolo.
Pensate a lui come a un giovane uomo, mettete da parte l’antologia del liceo e provate a immaginare.
Un giovane di belle speranze, poeta sì, ma anche soldato, il capitano Ugo Foscolo era uno spirito indomito e inquieto.
Fu anche a Genova in quegli anni, presto vi racconterò di quei suoi giorni e di una nobildonna genovese, ma oggi parliamo di quell’amore tormentato tra Ugo e Antonietta.
Oh, lei frequenta il bel mondo!
E a quanto pare ha molti pretendenti, primo fra tutti il fratello del marito, Francesco.
E poi Ugo Foscolo, il poeta, che coltiva una profonda amicizia con il conte Arese.
Ma cosa colpisce Antonietta? Il talento di Ugo e la sua persona e una scintilla si accende tra i due giovani.
E sono lettere e parole, incontri segreti al palco del teatro, l’attendente di lui e la cameriera di lei sono d’aiuto ai due amanti.
E sono parole intense, cariche di desiderio, così scrive il poeta: preparami un migliaio di baci, ch’io verrò stasera a succhiarli dalla tua bocca celeste.
Amore segreto e inconfessabile, ma in realtà da lui vissuto nella pienezza della felicità.
Amore che si nutre di comunanza d’interessi, Antonietta è colta, conosce le lingue e aiuterà Foscolo a tradurre I dolori del Giovane Werther e seguirà la stesura di Le Ultime lettere di Jacopo Ortis.
Ugo frequenta regolarmente il salotto di Antonietta, e il marito di lei diventa quasi un personaggio di secondo piano.
Antonietta, la più bella e più degna d’amore, come Foscolo scrive, è al centro dei pensieri di Ugo.
Ma esiste amore senza gelosia?
Per Foscolo assume le sembianze di un certo Petracchi, amico di famiglia degli Arese e assiduo frequentatore di casa Arese.
E allora certe lettere si fanno più infuocate, Foscolo prega la sua amata di star lontano da quello che considera un rivale.
Oh, si arriva persino a una sfida a duello, pensate!
Accade nel giorno in cui Foscolo vede il Petracchi a teatro, seduto nel palco degli Arese.
Ma il Conte Arese, indignato prende le parti del suo amico e Foscolo ha la peggio, il duello viene rifiutato.
A Foscolo non resta che tentare di riallacciare i rapporti con il Conte, scrivendo un biglietto per il quale non riceverà risposta.
Per taluni la vita è una tormentata marea che sale e non trova pace, mai.
E così fu per Foscolo, sul finire del 1801, il fratello Giovanni si uccide, nella sua casa di Venezia.
Ed è tormento, per noi ancora un ricordo di scuola: un sonetto, In morte del fratello Giovanni, nel quale si leggono le parole quiete e tempesta.
E Antonietta?
A poco a poco si allontana, parte alla volta di Torino, dove la nobildonna si reca per andare incontro al marito, che è di ritorno dalla Francia.
E ulteriore distanza tra i due la mette proprio Foscolo, che chiede di essere trasferito all’estero.
Ed è rammarico ed amarezza,  l’amore si consuma, si spegna, Ugo scrive ad Antonietta che lui sa, lei non lo ama più come prima, come ai tempi della loro passione ardente.
Ma il cuore di Foscolo resta a lei, ad Antonietta ed a lei il poeta dedicherà una delle sue odi più note.
Sì, certo, era sulla vostra antologia, è L’ode all’amica risanata, nella quale Foscolo celebra la rinascita e la guarigione di Antonietta, che era stata colpita da grave malattia.
Per noi un ricordo, per Foscolo la sua vita.
Mi accade, quando penso ai grandi poeti, di trovarmi a riflettere sul destino dei loro scritti.
La vita, il sentimento, la passione, sui banchi di scuola.
Ed è un dovere di chi la racconta cercare di renderla reale e viva, come realmente è stata e ricordare che Foscolo quando scrisse quei versi aveva appena 25 anni.
Anni di passione e di ardore, anni di grande lavoro, sonetti e traduzioni dei classici, l’Inno alle Grazie ma anche la stesura della Costituzione Militare, nella quale Foscolo si profonde con il consueto impegno e con il suo abituale dispendio di energie.
Anni di distacco da Antonietta, che infrange il cuore di Ugo e verrà ricordata dai biografi di lui con parole non proprio lusinghiere che la dipingono come una maliarda seduttrice.
Ma chi conosce la verità? La verità è nascosta in quelle missive, nelle lettere che i due amanti si scambiarono.
Se le restituirono reciprocamente, quando l’amore finì.
E l’amore finisce a volte, come termina la nostra esistenza terrena.
Antonietta Fagnani Arese si ammalò di una grave malattia venerea e morì a Genova, nel 1847.
Venne sepolta nella chiesa dei Frati Cappuccini, la chiesa di Padre Santo, che vi ho già mostrato qui.
Venne sepolta accanto a Carolina Fontanelli, moglie di Francesco Arese.

La sua salma venne poi trasferita in San Babila, nella sua Milano.
L’amore finisce, a volte.
E termina la nostra vita terrena.
Una donna può avere in sorte un altro destino.
Un’ode, i versi e le rime di un grande poeta che per sempre celebrano la bellezza e la grazia di colei che ha amato.

sorgon così tue dive
membra dall’egro talamo,
e in te beltà rivive,
l’aurea beltate ond’ebbero
ristoro unico a’ mali
le nate a vaneggiar menti mortali.

 Ugo Foscolo, Ode all’Amica Risanata