Quella canzone degli Ultravox

Ascoltavo quella canzone, proprio quella.
L’altra mattina, per strada, sento sempre la musica quando sono in giro.
Me ne sono accorta dopo un po’, il mio passo è diventato più leggero, è il ritmo, il ritmo ti frega di brutto a volte.
E quella canzone, proprio quella.
Bastano alcune note ed io sono di nuovo quella che corre giù dalla creuza per andare a scuola, con lo zainetto sulle spalle.
E quando ti si slacciano le stringhe delle scarpe da ginnastica? Va a finire che perdi tempo e arrivi in ritardo!
E quanto pesa il vocabolario di greco, è di mia sorella, lei è quella che prende bei voti, io invece no.
E insomma, sono io.
Io, noi, a quell’età conta parecchio essere parte di un gruppo.
Noi.
A dire il vero io sono sempre stata molto individualista e non ho smesso di esserlo.
Io e quella musica.
C’è un videogioco nel quale sono un vero asso anche se in realtà mi ci diverto solo in estate, quando vado al mare.
E sono diventata così brava che mi basta solo una moneta per arrivare in fondo a tutti i quadri, alla fine c’è un mostro da uccidere.
Metafora della vita, eh? Anche questo l’ho capito molto tempo dopo.
E mentre gioco c’è sempre un ragazzo che mi ronza intorno, no, non gli interesso io, aspetta il suo turno con una certa impazienza.
Sala giochi e discoteca, tipica sequenza delle mie serate estive al mare.
E da qualche parte ho ancora la preziosa cassetta che mi aveva preparato il DJ, potevo non tenerla?
Ascoltavo quella canzone, proprio quella.
Io, io sono quella impulsiva e se mi metto in testa una cosa, la faccio e basta.
Ad esempio, i buchi nelle orecchie.
E chi ci aveva mai pensato a farseli?
Un pomeriggio sono uscita e sono tornata a casa con due stelline sui lobi, dopo breve ho aggiunto un terzo orecchino, poi mi sono stancata di portarli.
Fine, mai più messi.
Io sono quella lì e mi piaceva proprio quella canzone.
Take my hand, take my hand.
Era uno dei pezzi che cercavo alla radio, avanti e indietro, infinite volte finché non la trovavo, amo anche altri brani di questo gruppo, ne scriverò un giorno o l’altro, certe sonorità sono splendidamente attuali secondo me.
E comunque c’era questa canzone, la ascoltavo in loop.
E se mi conoscete e mi incontrate per strada e al vostro saluto non ottenete risposta, non preoccupatevi: non vi ho davvero visto.
E probabilmente sto proprio altrove, nel 1982.
E’ il ritmo, sono quelle note, è quella canzone in testa.
Ultravox, Reap the Wild Wind.

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