Usavamo lo schedario

Il mio schedario è nero e arancione, lo tengo tra le cose del passato che con tutta probabilità non mi torneranno mai più utili ma allo stesso tempo mi dispiacerebbe liberarmene.
E così se ne sta in cantina tra i libri di scuola e i vecchi giocattoli, vicino alle pile dei quaderni a quadretti e tra le cose appartenute ad un altra me.
Dunque, noi che abbiamo usato lo schedario siamo poi quelli là che ancor prima facevano le ricerche su corpose enciclopedie e ritagliavano le fotografie da quei giornaletti appositi che tutti abbiamo posseduto.
Nota a margine: il bello di fare le ricerche era anche usare il barattolo argentato della Coccoina e avere le dita tutte appiccicate, sono quelle cose fantastiche che poi non ti dimentichi più!
Siamo stati scolari, liceali e poi universitari e nell’ultima fase del nostro corso di studi ci siamo ritrovati alle prese con lo schedario.
Si usava chiaramente per la bibliografia e per registrare su quei cartoncini titoli di libri, citazioni, romanzi, articoli o saggi utili per la tesi.
Presumo che adesso si utilizzino altri metodi, noi invece avevamo lo schedario, la nostra fidata stilografica ed anche una buona dose di pazienza.
Tenere uno schedario è una faccenda a suo modo complicata, è un procedimento lento e comporta una certa precisione.
E a dire il vero la ricordo come una questione a tratti divertente e a volte pure un po’ macchinosa, tuttavia non si poteva proprio fare a meno dello schedario!

Certo, allora ogni cosa era davvero più complicata, per esempio da studentessa di lingue dovevo reperire alcuni articoli di giornale da riviste e quotidiani stranieri.
E così eccomi alla scrivania, sto fiduciosamente scrivendo una letterina a una certa casa editrice statunitense chiedendo appunto il materiale a me necessario.
Busta, francobollo, buca delle lettere e attesa.
Cose che a pensarci adesso ci sembrano proprio strane, vero?
Eppure.
Non avevamo una mail, mi pare inutile sottolinearlo.
E ne venivamo dall’armeggiare con il barattolo della Coccoina, tra l’altro!
Ed eccomi ancora.
Treno, viaggio, Stazione Centrale di Milano.
Vado a piedi perché non conosco i mezzi pubblici, intanto devo solo andare in un Istituto di Cultura che è in pieno centro e non tanto distante.
Toh, guarda! Qui dietro c’è una celebre strada nota per i suoi negozi, vuoi non guardare due vetrine mentre raccogli il materiale per la tesi?
Ecco, quella mezza giornata a Milano la ricordo alla perfezione.
Poi di nuovo treno, viaggio, Stazione Principe e casa.
Cose che a pensarci adesso sono da non credere, dai!
Quindi in questi giorni mi è capitato di aprire ancora una volta quello schedario, ho sfogliato e letto alcune di quelle schede scritte a mano da me e nel riporle al loro posto ho fatto bene attenzione a rimetterle proprio dove stavano, nel punto esatto destinato ad ognuna di loro.
E se ci pensate, anche questa è proprio una di quelle cose strane che quasi si stentano a credere.

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Miss Fletcher all’Università

Tra tutte le sorprese che mi sono capitate da quando scrivo articoli per il mio blog questa è decisamente notevole e quindi oggi vi racconterò la mia mattinata di mercoledì.
Sono stata all’Università e forse vi starete chiedendo se per caso mi sia iscritta ad un corso di laurea: cari lettori, niente di tutto questo, non ho neanche l’età per un’aula universitaria.
E allora?
E allora sono arrivata in Via Balbi e per prima cosa ho notato che non c’erano studenti seduti sulle scale.
Che nostalgia per certi gradini!
Lo zainetto buttato per terra, il quaderno per gli appunti e gli esami da preparare.

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Ho frequentato questo edificio da studentessa, ci sono ritornata come ospite.
Con mia grande sorpresa sono stata invitata dal Professor Lorenzo Coveri a parlare ad una sua lezione nell’ambito del Corso di Storia della Lingua Italiana per il Corso di Laurea Magistrale in Informazione ed Editoria.
Il mio intervento ha riguardato la mia attività di autrice di queste pagine e semplicemente non so descrivervi il mio stupore.

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Così ho raccontato il mio approccio alla scrittura, la mia maniera di vedere e descrivere i luoghi, le mie passeggiate genovesi tra passato e presente.
I ragazzi che frequentano questo corso sono giovani, brillanti e ricchi di spirito di iniziativa, hanno anche la fortuna di avere un professore capace di mettere in risalto le loro qualità e di tenere vivi i loro entusiasmi.
A volte capita di incontrare un insegnante che lascia una traccia particolare nel nostro percorso formativo: per la capacità di dialogo e per la sensibilità, per la bellezza di certe narrazioni e per il dono di saper suscitare passione vera.
Io l’ho avuto, proprio all’università: è un privilegio, è una ricchezza che poi rimane senza perdersi mai.
Anche questi ragazzi lo hanno, io ringrazio il professor Coveri per la splendida opportunità che mi ha offerto di partecipare ad una sua lezione.
E insomma, non capita tutti i giorni di vedere il proprio blog proiettato sullo schermo di un’aula universitaria.

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Ringrazio per le foto e per il supporto i miei amici Cristiana Solinas e Maurizio Zilli.
E grazie agli studenti che mi hanno ascoltata con interesse e curiosità.
Vivono in tempi complicati e costellati di difficoltà, certo non è questa l’epoca delle grandi opportunità.
Poi però c’è la grandezza dei sogni.
E l’amore per quello che fai.
E la speranza per ciò che ti piacerebbe diventare.
E il futuro, proprio come lo vorresti tu.
Auguri a tutti, spero che il tempo che verrà vi porti le soddisfazioni che meritate.

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