Ciao, mia bellissima Fontanigorda

E così è venuto il tempo di partire.
L’estate è volata via e con lei le giornata calde, i fiori sbocciati e le farfalle leggere, anche le rondini si apprestano a lasciare questi luoghi.
Saluto i miei prati, i miei boschi, quei tetti di tegole rosse sui quali poso lo sguardo dalla mia finestra, saluto il suono delle campane della chiesa e le finestre aperte, il muretto in paese e i daini, i gatti, gli scoiattoli e le molte meraviglie di questo posto a me tanto caro.
Ciao mia bellissima Fontanigorda, grazie di avermi regalato ancora una volta il tuo abbraccio e tutte le tue bellezze.

Di nuovo Blu

Ed ecco di nuovo Blu, il maestoso gatto nero che tante volte ho fotografato nel corso dell’estate.
È sempre lassù, sul suo terrazzino, tra i suoi rigogliosi fiori rossi.
In equilibrio sulla sua ringhiera, ora il clima è ancora tiepido e così Blu si gode il sole di questo scorcio estivo ammirando il panorama.
In inverno, mi hanno detto, Blu se ne sta a casa al calduccio e da dietro i vetri osserva quel che accade, vede le foglie cadere e poi la neve scendere, in attesa di una nuova estate.
Adesso è ancora là, tra i gerani, in tutto il suo felino splendore.

Ed è settembre

Ed è settembre.
Così è giunto il mese che dall’estate ci conduce all’autunno.
Settembre porta soffi di vento fresco e nuvole vaghe, le giornate sembrano già più brevi e incerte, la luce svanisce più in fretta e le ombre di questa stagione scendono sui boschi e sui sentieri.
Settembre fa cadere le foglie ai piedi degli alberi, ai bordi delle strade ed è ancora, di nuovo, tempo di nostalgica dolcezza.
Ed è settembre, benvenuto a te, tempo di nuove sfumature e di diverse sensazioni.

Il tempo delle more

Arriva, nell’ultimo scorcio d’estate, il tempo delle more.
Meraviglie selvatiche, ultime tra i frutti di bosco a donare la loro deliziosa dolcezza, piano maturano e a breve sarà tempo di gustarle.

Le more, in luoghi difficili e impervi.
Le more, raccoglierle è una bella sfida, poi a volte accanto alle more si trovano le ortiche e allora i guai sono doppi.
Nei ricordi d’infanzia di ognuno di noi le more sono mani dolcemente macchiate e poi qualche graffio qua e là perché non è poi così semplice eludere quelle loro spine, specialmente quando si è piccoli e si ha fretta di mettersi un bocca una mora bella succosa.

Le more, alcune ancora devono maturare e così sui rami si ammirano diverse sfumature di frutti.

E poi, in ogni stagione della vita, le more sono sempre state per me una sorpresa.
Saranno già buone?
Saranno ancora aspre?
O forse no, vanno già bene!
Bisogna assaggiarne una e il gioco è fatto, ma fino a quel momento non puoi sapere se sia proprio già il tempo delle more.

Il tempo delle more porta con sé una certa inevitabile nostalgia per l’estate che lentamente declina mentre le giornate si fanno più fresche.

Mentre la natura segue i suoi ritmi, istante dopo istante.
E ai margini del bosco, tra sole e ombra, così si svela il tempo delle more.

I cavalli di Lucio

Questi sono i cavalli di Lucio, sul prato verde nel cuore dell’estate, era una bella mattina di luglio e i colori erano così brillanti e lucidi come sempre accade in questa stagione.
E i due cavalli se ne stavano là, quieti sull’erba.

Con la loro bellezza regale e con quell’eleganza che li contraddistingue.

Ed era molto caldo, il cavallo nero ad un tratto si è sdraiato ed è rimasto un po’ lì.

Poi si è tirato su con una certa baldanza.

Meglio garantirsi un posto all’ombra e la tanto agognata frescura: così svelti, agili, eleganti e leggeri.

Tra il verde dei cespugli e di quel prato rigoglioso.

Con tutta loro leggiadra e fiera bellezza.

E così hanno trovato riparo all’ombra dei rami generosi di un albero e sono rimasti inconsapevoli protagonisti di questa cartolina da Fontanigorda, in un caldo giorno d’estate.

La legna per l’inverno

Mettere da parte la legna per l’inverno.
In cima alla scale, dove cresce il rosmarino odoroso, là dove c’è quello steccato.
Mettere da parte la legna per l’inverno, per quando scenderà copiosa la pioggia e la nebbia fluttuerà sulla valle, per la stagione delle giornate brevi e del tempo gelido.
La legna arderà nella stufa, mentre fuori candida cadrà la neve.
Mettere da parte la legna per l’inverno è la chiara metafora di certe nostre azioni che sanno renderci la vita più lieve.
Leggere un bel libro, osservare un panorama, ridere forte in compagnia di qualcuno che amiamo, scoprire un posto nuovo, svagarsi nella natura, ascoltare una musica che rilassa e fa sognare: tutto questo è “mettere da parte la legna per l’inverno”, secondo me.
Si conserva negli occhi, nella memoria e nella mente qualcosa che ci ha reso felici e soltanto riviverlo o ricordarlo può donarci ancora nuova serenità.
Anche se fuori nevica, la legna brucia e un caldo tepore si diffonde così nelle stanze della nostra vita.
Può essere un verso di una poesia, la fotografia di un viaggio, una melodia cara, una piccola cosa che al momento magari ci pareva insignificante.
E possiamo essere così grati a noi stessi per essere stati così saggi da saper mettere da parte la legna per l’inverno.

Blu sulla ringhiera

Una finestra socchiusa, le tende bianche.
Le persiane spalancate, appena un refolo di aria fresca di campagna, profumo di erba e di bosco.
E il silenzio e le le sue magie.
E una cascata di gerani rossi e rigogliosi.
Sulla ringhiera uno splendido felino: è il gatto di nome Blu e nel corso dell’estate mi capita sovente di incontrare il suo sguardo.
In una perfetta armonia di colori, linee e proporzioni, Blu sulla ringhiera in una sera d’estate.

Come foglia

È una delle farfalle più inquiete.
Vola alta, fugge via, si posa appena e poi si rialza ancora in volo.
Libera, ribelle, a volte poi gentile si ferma appena per qualche istante, proprio là, tra quel verde con i suoi toni di giallo chiaro.


Freme, palpita, intensa come la vita.
E la luce percorre le sue potenti e fragili ali, svela le nervature e così appare, viva e vibrante, come foglia.

Vivace e magnifica, rimane immobile per qualche attimo e poi ancora si leva, nel cielo e nell’immensità.

Una rosa di Ferragosto

È una rosa di Ferragosto, sboccia così nell’aria pura della Val Trebbia.
Vicina agli alberi da frutta e ai doni dell’orto, alle zucche e alle insalatine tenere, in un’armonia di freschi profumi estivi.
Più dolce e più bella, regina dei fiori e dei giardini così si svela contro il cielo azzurro di Fontanigorda, donando agli sguardi la sua bellezza.
Così a voi la porgo, in questa giornata festiva e a voi tutti auguro buon Ferragosto!

Una mattina d’agosto

Ci siamo visti a metà mattinata, sempre in uno dei soliti posti dove si fanno magnifici incontri.
In realtà me ne andavo in cerca degli scoiattoli, quelli sono piccoli amici che ormai vedo con cadenza quotidiana, anche se talvolta si fanno desiderare.
E così, una mattina d’agosto, tra il verde rigoglioso ecco ancora altre bellezze.

Erano due daini e se ne stavano lì a sgranocchiare qualche fogliolina deliziosa.

Cerco sempre di non far rumore, loro però sono cauti e circospetti e inesorabile giunge così il momento della diffidenza.
Stanno là, con la testa tra i rami, scrutano in lontananza.

Forse a loro batte il cuore un po’ più forte, io vorrei che non se ne andassero mai.

E vorrei rimanere un tempo infinito ad osservarli, nell’armonia e nella pace dei loro boschi.