Buon compleanno a me!

Oggi è il mio compleanno e come sempre desidero condividere con voi questa giornata.
E torno ancora a ringraziarvi, cari amici ormai diventati reali e cari lettori che dedicate tempo alle mie storie e alle mie divagazioni, voi che mi accompagnate nei miei giri a zonzo per la Superba e nei miei salti nel passato.
Non si potrebbero avere compagni di viaggio migliori, dico davvero!
E nel giorno della mia festa brindo così insieme ad ognuno di voi e porto qui il cielo limpido della mia amata Val Trebbia e una rosa candida dal profumo delizioso.
Cin cin e tanti auguri a me, buon compleanno Miss Fletcher!

Andar per mele

Oggi metto indietro di poco le lancette dell’orologio fino ad arrivare ai giorni della scorsa estate e al profumo delle mele di Fontanigorda.
Oh, fortunati quelli che hanno gli alberi da frutta e a fine stagione possono dedicarsi al raccolto!
Io per parte mia vado per mele a modo mio, le mele lassù sono davvero ovunque e di tanti tipi diversi: piccoline e selvatiche, verdi e asprigne, gialle e appena ravvivate di toni rubino, rosse e succose che crescono su certi armi ritorti nella freschezza di un orto.
E siccome trascorro tanto tempo lassù io le vedo maturare.
È questa bellezza qui la natura: le mele che a poco a poco diventano più morbide, zuccherine, mature e pronte per essere colte.
Così durante le mie passeggiate le osservo e seguo questo processo lento e stupefacente, da giugno a settembre ci sono i giorni del sole e del caldo e a poco poco tutto segue il proprio corso.
È banale?
È questa bellezza qui la vita: ad un certo punto ci lasciamo persino sorprendere dalle cose più semplici che sono anche le più misteriose, riusciamo con nostro stesso stupore a meravigliarci come bambini e questa cosa qui è una straordinaria ricchezza, almeno secondo me.
Così vado per mele, lassù, praticamente sempre.
Non sono la sola, c’è chi le raccoglie e confeziona confetture e marmellate, dolce conforto per i giorni d’inverno.
E poi c’è chi si serve a modo suo, diciamo così.
Forse ricorderete che lassù a Fontanigorda, non lontano da casa mia, c’è un prato dove spesso si trovano i cavalli.
Ora, immagino che il proprietario dell’albero non l’abbia presa troppo bene, ne avrebbe anche avuto tutte le ragioni, lo capisco.
Quel giorno però io mi sono fermata a guardare la cavalla bianca che faceva merenda sgranocchiando una mela dopo l’altra.
La cavalla invece non mi ha degnata di uno sguardo, effettivamente aveva troppo da fare.
Era un giorno di settembre e anche lei, a modo suo, andava per mele.

Un gatto da boschi

Era un pomeriggio di luglio a Fontanigorda e me ne andavo a passeggiare verso il Mulino di Casanova.
Era una di quelle giornate perfette allietate dal canto degli uccellini e dalle variopinte farfalle volteggianti sui fiori, nella rasserenante bellezza della campagna.
Poi, all’improvviso, ho voltato lo sguardo verso il margine del bosco e l’ho veduto.
Stava là, tra il fitto degli alberi, quasi nascosto dietro le rocce coperte di muschi, cauto e guardingo come sempre sono i felini.
Che incontro magnifico, ci siamo guardati per quale istante e lui è sempre rimasto immobile.
E mi sono domandata se in questi giorni d’autunno questo magnifico gattone continui ad andarsene in giro calpestando le foglie cadute e accartocciate, zigzagando silenzioso tra gli alberi.
In quel giorno d’estate mi era parso perfettamente a suo agio: là tra le verdi foglie, in quella magnifica quiete, ho veduto un avventuroso gatto da boschi.

Come in un dipinto

È uno scatto delle ore briose dell’estate e del tempo del sole a Fontanigorda.
Là, davanti a quella casa.
Nel corso della stagione ci sono passata in diverse occasioni, di volta in volta mi è capitato di trovare la finestra spalancata o anche una tenda chiara che ondeggiava leggera appena smossa dalla brezza lieve.
E poi questa luce così brillante, i colori vivaci, le linee definite e nette.
Una bellezza chiara e così semplice, come tracciata da pennellate d’artista, l’essenza della pura armonia: come in un dipinto.

All’autunno

All’autunno che lascia indietro la gioiosa estate e così si posa sul nostro cammino.
All’autunno che spande gocce di pioggia e profumo di cannella, all’autunno che dona mele succose e grappoli d’uva, foriero di inquiete tempeste e di nuvole vaghe.
All’autunno celebrato dai versi di un poeta romantico prematuramente perduto, John Keats lasciò le cose del mondo a 26 anni e ne aveva appena 24 quando compose l’ode dedicata alla stagione dei caldi aromi e questo è l’incipit della sua poesia:

Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun;
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eves run;

Stagione delle nebbie e del raccolto maturo,
Amica vicinissima del sole fecondatore;
Con lui cospiratrice del carico e del dono
dei frutti sulle viti lungo i cornicioni di paglia.

All’autunno dalle screziate sfumature e dai profumi intensi, mentre il fuoco arde nel caminetto, tempo di castagne e di vino versato nei bicchieri per brindare alla stagione nuova.
All’autunno prodigo di promesse che ancora si rinnovano.
All’autunno e agli alberi che si vestono di oro, di ocra e di arancio, con le foglie che tintinnano appena smosse dal vento sui rami leggeri.
All’autunno, stagione di questa ritrovata bellezza.

Fontanigorda – Bosco delle Fate

Davanti alla finestra

Ai vetri ci sono quelle candide tendine, tutto attorno c’è il verde rigoglioso della campagna.
Le piante grasse in una cassettina, un decoro rustico alla finestra.
Un muretto, poco distante.
Una scaletta, una panca, le sedie.
E spesso, in un luogo o nell’altro, una certa bellezza felina che pigra si distende al sole oppure dormicchia all’ombra.
Una volta poi ha trovato il suo posticino proprio là, davanti alla finestra.
Con questa perfetta armonia, in un giorno d’estate a Fontanigorda.

Un perfetto equilibrista

È stato l’ultimo stupore dell’estate in campagna, un avvistamento fugace avvenuto pochi minuti prima della mia partenza da Fontanigorda.
Poi ognuno viaggia a modo suo, taluni si librano alti nel cielo e infatti, ad un tratto, nel cielo azzurro della Val Trebbia ecco comparire un bellissimo airone cenerino.
L’ho veduto volare ad ali spiegate, leggero e lieve come è per sua natura.
Poi, con mia assoluta meraviglia, eccolo posarsi con tale indicibile grazia sulla cima di un albero.

Davvero un perfetto equilibrista, una creatura magnifica che è sempre una gioia rivedere.
È restato lassù appena per qualche istante, accomodandosi con lievità tra quei rami verdi di foglie.

E poi si alzato ancora in volo ed è andato a fermarsi su un altro albero e là io l’ho lasciato, era giunto per me il tempo di partire.
Una nuova stagione è alle porte per tutti noi e ci prepariamo ad accoglierla, passa anche tu un buon autunno, caro amico airone cenerino.

Ciao, mia amata Fontanigorda

E si torna a casa,  domani saluterò la campagna e il mio amato paesino.
Grazie, mia bella Fontanigorda.
Grazie delle farfalle, dell’aria fresca del mattino, delle tue nuvole gloriose e del cielo lucido, dei fiori fluttuanti sugli steli, dei panni stesi che sventolano allegri e delle molte dolcezze di questa estate che sta per finire.
Grazie dei gatti curiosi e pigri che si accoccolano sugli zerbini, davanti alle finestre, all’ombra che ristora e rigenera.
Grazie dei sorrisi e dei cari amici che sempre ritrovo, grazie delle passeggiate all’ombra degli alberi.
Grazie di essere un luogo a me così caro, ti porto sempre nel cuore, ovunque io sia.

Cavalli di settembre

Ho sentito i loro campanacci da lontano: eccoli, ci sono i cavalli!
Non so da dove siano venuti ma erano là, sul prato a due passi da casa: quattro magnifici cavalli nella luce tiepida di settembre, due adulti bianchi ed eleganti e due puledrini meravigliosi.

Aggraziati, leggeri, con questa dolcezza di movimenti che è il ritmo perfetto della natura.

I due puledrini poi, parevano di tanto in tanto un po’ spaesati e davvero inesperti delle cose del mondo, li ho veduti seguire gli adulti con grande fiducia.

Tutti insieme, così vicini.

Il cavallino dal manto grigio poi ha un aspetto davvero singolare, mi pare di non averne mai visto uno simile.

Lui e l’altro piccoletto di tanto in tanto sembravano rimanere immobili e quasi esitanti.

Poi, grazie alla vicinanza del cavallo più grande, sembravano riprendere coraggio e confidenza e ricominciavano a trotterellare felici.

Sul prato così verde in questo scorcio di estate.

Con questa delicata bellezza.

Mi sono fermata a lungo ad ammirarli, nella loro gioiosa semplicità di vivere.
Così energici, fieri e armoniosi.

E liberi e quieti, splendidi cavalli di campagna nella luce di un pomeriggio settembrino a Fontanigorda.

La magia del doppio arcobaleno a Fontanigorda

E poi viene la pioggia e con lei il tuono e gli scrosci.
Ed eccomi scendere le scale di casa, ho in mente di passeggiare un po’ con l’ombrello aperto e sentire le gocce che fanno tic tac sulla ringhiera.
Apro il portone e mi accorgo della luce sfolgorante del sole e penso tra me e me che potrebbe spuntare un arcobaleno.
Con mio stupore, davanti ai miei occhi meravigliati, così radioso e smagliante è apparso all’improvviso tra le nuvole.

Un doppio arcobaleno, non ne avevo mai veduto uno simile.

Un gioco di luci, pioggia e contrasti.

Un incanto effimero sopra i tetti di Fontanigorda.

Là, tra le cime degli alberi cariche dei profumi della pioggia.

Contro il grigiore di certe nuvole inquiete.

Tra le case delle nostre vacanze, alcune di esse hanno già tutte le finestre chiuse.

Brillante, radioso, con queste tonalità così vivaci e definite, la magia dell’arcobaleno è durata per un tempo neppure così breve.

Con questa bellezza gloriosa, nel tempo di una stagione che sfuma lentamente.

Così si posa, tra i colori freschi della campagna, sovrasta i tetti di tegole rosse, il truogolo e lo steccato.

Brilla, mistero incantevole della natura e del creato.

Un dono magnifico e speciale, nel cuore porterò il ricordo di questo giorno in cui aprii il portone di casa e vidi un doppio arcobaleno nel cielo della mia Fontanigorda.