A pranzo alla Trattoria al Valico

A breve distanza da Fontanigorda c’è un posto dove potrete gustare ottimi manicaretti preparati con sapienza e cura.
Ed è verde intenso di boschi fitti in quella zona nella quale la Val Trebbia incontra la Val d’Aveto, lì al Passo del Fregarolo termina il territorio del Comune di Fontanigorda che comprende anche la Trattoria al Valico.

Là dove sbocciano i fiori magnifici della Signora Norma che con la sua bella famiglia vi accoglierà nel suo ristorante.

Trattoria al Valico (2)

Tra prati, boschi rigogliosi e natura superba.

Trattoria al Valico (3)

Mentre le nuvole e il cielo si specchiano sui vetri, in questo tratto di Liguria che è per me un angolo di paradiso.

Trattoria al Valico (4)

Una zona perfetta per le gite e le escursioni, la sosta poi si fa qui, alla Trattoria al Valico: ci si accomoda in questa bellezza, in questa sala ci sono anche i paioli appesi al soffitto.
Qui si mangiano piatti tipici preparati ad arte che vengono servite in abbondanza, il menu prevede una vasta scelta e se siete delle buone forchette vi concederete anche gli antipasti di salumi piacentini, l’insalata russa e altre bontà!

Trattoria al Valico (5)

Noi siamo passati direttamente al primo e anche in questo caso ci sono state proposte diverse opzioni, c’erano i classici pansoti al sugo di noci, i taglierini al sugo di lepre e i ravioli di asina al burro e questo è proprio il piatto scelto dal mio amico.

Trattoria al Valico (6)

Io invece ho optato per il risotto ai funghi e alle erbette, una delizia cremosa dai molti profumi.

Trattoria al Valico (7)

Seduti in trattoria, in luogo che offre ottimo cibo e una calda atmosfera famigliare.
E magari vi capiterà di fare due chiacchiere con la signora Norma, lei ama molto leggere, è innamorata dei suoi boschi e dei suoi luoghi ed è una persona piacevolmente speciale, se la conoscerete non potrete che essere d’accordo con me.
Al di là del vetro c’è questo panorama incantevole e questa magnifica quiete.

Trattoria al Valico (8)

In una trattoria come questa chiaramente non mancano i piatti a base di carni diverse, dalla capra alle lumache e in base alla stagione non manca la selvaggina come il cinghiale e il capriolo che qui vedete servito in una pentola di coccio.

Trattoria al Valico (9)

Io da vera golosa ho scelto un fantastico fritto misto all’italiana che comprendeva diverse verdure: le melanzane e i fiori di zucchini in pastella, i pomodori e il formaggio filante, delizioso il tipico latte fritto che mi piace moltissimo!

Trattoria al Valico (10)

Va detto che con queste porzioni così abbondanti ci siamo poi limitati a una tazzina di caffè ma volendo chiaramente c’era anche il dolce.
E sempre, attorno a voi, la bellezza gloriosa dell’estate.

Trattoria al Valico (11)

E la luce brillante che sfiora i girasoli.

Trattoria al Valico (12)

Alla Trattoria al Valico della famiglia Ferretti, nella meraviglia delle nostre valli di Liguria.

Trattoria al Valico (13)

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Semplicemente rosa

Le ali trasparenti e leggere, quella loro trama perfetta sembra quasi un ricamo.
Un contrasto di tinte accese, giallo di sole, caldo di luce, accogliente e così invitante.
Vita ronzante, operosa e mai quieta.
Nell’assoluta perfezione dei petali di un fiore, senza aggiungere nulla, solo i colori della natura.
Così, semplicemente rosa.

Occhi dolci

In questi giorni d’estate è davvero frequente fare incontri piacevoli ed io non posso che esserne contenta, basta allontanarsi appena un po’ dalle case, fare poco rumore e si riescono a scorgere daini e caprioli.
A volte scappano via velocissimi, a volte restano un attimo confusi e poi via, spariscono tra il fitto degli alberi.
L’ultimo incontro è avvenuto ieri mattina, il piccoletto è rimasto ad osservarmi con quegli occhi dolci e poi con la consueta diffidenza si è dileguato nel bosco.

Incontro sempre tipetti così: piccoli e un po’ imbranati.
Devo ancora vedere quelli con le corna, insomma lo stato maggiore dei cervidi, l’élite o le autorità se preferite, scegliete voi la definizione giusta!
Ormai so che se nel bosco si sentono rumori e versi sgraziati si tratta dei daini, ti aspetteresti che fossero leggeri come farfalle e invece proprio no, va detto!
E l’altro giorno ho visto questa bellezza qui.

Daino (1)

Era sul prato all’ombra e pasteggiava in santa pace, ad un tratto si accorto di me e con la solita ritrosia si è infilato tra gli alberi.
E prima di scomparire nel verde mi ha guardata ancora, con quei suoi grandi occhi dolci.

Daino (2)

Verde brillante

Verde brillante, lucidato di fresco dai raggi del sole.
Fulgido, chiaro e splendente.
Vibrante di luce, intenso e palpitante d’estate.
Verde brillante che ondeggia piano come una cantilena, come una canzone lenta, come un soffio leggero.
Ombra.
Il luogo perfetto per indugiare così, nelle pigrizie estive, nella dolcezza quieta del verde brillante.

Fino al cuore

C’era una scala di pietra, su un gradino una raffinatezza di porcellana forse un tempo destinata ad un angolo del salotto.
E c’erano i giochi di contrasti in alcune mollette quasi allineate tutte vicine, come i tasti silenziosi di un pianoforte immaginario, come una musica ancora da comporre e fatta di suoni colorati e vivaci.

E c’erano cestini di vimini con dentro fiori e pianticelle, una piccola edera tenace e gerani rossi.
È così la vita, sboccia davanti alle finestre, accanto a una scala impervia, è così la vita, si lascia accogliere dall’ombra confortatrice.

E c’era una corda ondeggiante alla quale erano appese tutte quelle mollette, erano messe a caso, ognuna in maniera diversa, idealmente erano come note sparpagliate che aspettavano soltanto di essere messe in fila su un pentagramma.
Così, in ordine sparso, in attesa di un accordo e di una melodia.
Dondolando, nell’aria d’estate, fino al cuore.

Quattro gatti a Montebruno

Diversi giorni fa durante uno dei miei giretti a Montebruno ho incontrato quattro gatti.
Proprio quattro, nel vero senso della parola, tutti avevano una particolarità in comune: la pigrizia.
Il primo era tutto nero e se ne stava accoccolato con sussiego e altera indifferenza, devo dire che non si è minimamente scomposto.

Il secondo si è fatto trovare in una posa che lo faceva sembrare un gatto di porcellana o qualcosa del genere.

Questi due se ne stavano entrambi nei pressi di un lavatoio.

Gatto (3)

Uno da una parte e uno dall’altra.

Gatto (4)

Poi si sono anche spostati ma tuttavia sono rimasti pigramente a pisolare all’ombra e senza agitarsi, del resto questi felini se la prendono comoda, diciamo così.

Gatto (4a)

Il terzo gatto di Montebruno aveva trovato una sistemazione perfetta e secondo me non aveva nessuna intenzione di schiodarsi da lì.
Mi ha guardata con l’espressione un po’ assonnata e distratta e poi ha continuato con il suo meritato riposino pomeridiano.

Gatto (5)

Il quarto e ultimo gatto è un tipo elegante, un po’ altezzoso e comunque pigrissimo come tutti gli altri.
Se ne stava, con tutta la sua fierezza, accoccolato davanti a una finestra aperta e se passate da Montebruno, statene certi, lo troverete proprio lì.
Lui è uno dei gatti di Montebruno che ho incontrato in una giornata d’estate.

Gatto (6)

Farfalle e lavanda

Questa è una piccola storia delicata come un volo di farfalle e ha il profumo fresco della lavanda che cresce generosa in un giardino di Fontanigorda.

Piccoli fiori gentili ondeggiano contro il cielo blu e di fronte a case dai muri di pietra.

Tra rose, sentieri e monti.

Lavanda (3)

Qui indugiano volentieri certe bianche farfalle che si dondolano pigre al sole d’estate.

Lavanda (4)

Tra dolci fragranze e colori della terra.

Lavanda (5)

Si posano proprio lassù certe avventurose piccole creature.

Lavanda (6)

E condividono i fiori odorosi con le api e con altri insetti ronzanti.

Lavanda (7)

In certi giorni attorno a quella lavanda svolazzano gioiose tantissime di queste farfalle.

Lavanda (8)

E questa è una delle bellezze dell’estate in Val Trebbia: cielo terso, tetti di tegole rosse e fiori dai colori intensi.

Lavanda (9)

Mentre danzano leggere le piccole regine dei prati, nel tempo dolce dei giorni d’estate.

Lavanda (10)

Il fieno

Riposa, nel quieto e silente orizzonte di un giorno d’estate.
Il fieno, sui prati rinfrescati dagli acquazzoni di luglio, nella pacifica campagna che circonda Loco.
Là, dove senti appena gorgogliare le acque del Trebbia che scorrono sotto al ponte.
Oltre ancora, il fieno.

Raccolto secondo le consuetudini di una saggezza antica, come nel tempo di maggiori e diverse fatiche.
Riposa, al sole di luglio e in questi languidi tepori.

Tra gli orti e le case, sotto al cielo percorso da nuvole bianche e leggere.

Nel tratto in cui la strada si piega così dolcemente in una di quelle curve fenomenali che caratterizzano la valle e la Statale 45 che la percorre.
Ai margini, tra l’erba verde, il fieno.

Con la sua luce propria, catturata dai raggi del sole che sfiorano le cime degli alberi, i fiori e la terra.
E riposa, in questo calore, il fieno.

Sophie Blanchard: il cielo nel destino

Questa è la storia di una donna impavida e temeraria, questa è la storia di una fanciulla che aveva il cielo nel destino.
Sophie Armant ha appena 16 anni quando, nel 1794, sposa Jean Pierre Blanchard: lui è un brillante scienziato quarantunenne, fin da ragazzo si è distinto per il suo estro geniale che gli ha permesso di costruire particolari e avveniristici macchinari come ad esempio un vascello volante.
Blanchard ha una passione sfrenata: è un coraggioso aeronauta, è famoso per aver volato dall’Inghilterra alla Francia con il suo pallone aerostatico nella primavera del 1795.
Sophie, sua moglie, erediterà il suo amore per il volo: è il 1808 quando la giovane rimane vedova e continua ciò che ha appreso durante gli anni del suo matrimonio, Sophie è coraggiosa e intrepida, diverrà lei stessa celebre per le sue molte ascensioni e per una vicenda che la farà balzare agli onori delle cronache.

È un giorno d’estate: il 15 Agosto 1811 si celebrano a Milano i festeggiamenti per il genetliaco dell’Imperatore Napoleone Bonaparte.
Sono previste grandi feste, evoluzioni militari e divertimenti di vario genere.
E ci sarà anche lei, Madame Blanchard si alzerà in cielo con il suo pallone e gli astanti ammireranno stupefatti il suo straordinario volo.
Giunge il suo momento, davanti alla folla oceanica delle grandi occasioni Sophie si appresta a compiere la sua ascensione.
Per un intoppo il pallone sembra non muoversi, la folla è impaziente e Sophie fa così un gesto repentino e stacca all’improvviso le corde da terra.
E il pallone si leva alto velocissimo e scompare rapido portato via dal vento.
Stupore, meraviglia, timore per la sorte di lei, il 17 agosto le cronache ancora non hanno sue notizie.
Infreddolita, stretta nel suo abito leggero, Sophie è in balia del suo destino ma non si arrende, lei è una principessa dell’avventura.
Le correnti l’hanno spinta lontana, verso la Val Trebbia, in un bosco di Montebruno.

Sophie butta l’arpione per atterrare ma il pallone finisce per rimanere tra gli alberi fitti.
E scende la notte e poi spunta l’aurora e alcuni pastori del luogo si avvicinano incuriositi e timorosi, quasi non ci possono credere!
Ognuno fa le proprie supposizioni, a Montebruno in passato c’era stata un’apparizione della Madonna e questa macchina venuta dal cielo portava forse, ancora una volta, la Vergine Maria?
Chi era colei che parlava quella lingua sconosciuta?
Cosa era accaduto in quella notte fatale? Forse si trattava di ladri?
E provate a immaginare quale sensazionale emozione percorse la gente di Montebruno in quel frangente!

Sophie fu poi affidata alle cure del sindaco di Montebruno e dalla Val Trebbia raggiunse quindi Genova, l’eco della sua vicenda giunse anche a Milano.
E suscitò grande curiosità la notizia dell’incidente avvenuto a Madame Blanchard, lei era una creatura particolare per il suo tempo ed era talmente coraggiosa da voler ritentare l’impresa fallita a Milano.
E così chiese di poter ripetere un secondo volo, il permesso non le venne però accordato.
Ritornò a Parigi e proseguì la serie delle sue mirabili avventure, narrano le cronache che una volta finì persino in una palude.
E nella capitale francese si compì il suo destino.
Era una sera di luglio e c’era una grande festa, era previsto che Sophie compisse il suo volo con il pallone accompagnata da scenografici fuochi d’artificio.
E lo spettacolo iniziò, i fuochi fiammeggiavano sotto di lei, mentre Sophie reggeva in una mano una miccia per accendere un ulteriore fuoco.
Accadde l’imprevedibile, il pallone si incendiò davanti agli occhi increduli della folla.

E il vento la sospinse lontana, la fiamma ardeva e il destino questa volta non fu gentile con lei, un arpione di ferro agganciò e fece capovolgere il cesto che la ospitava: Sophie precipitò in una strada di Parigi ed esalò così il suo ultimo respiro.
A Sophie Blanchard è stato dedicato un interessante volumetto dal titolo Sophie Blanchard, amazzone del cielo in Val Trebbia e ne è autore Giovanni Ferrero, il libro è stato pubblicato nel 1999 per la Biblioteca dell’Alta Comunità Montana Alta Val Trebbia e da queste pagine sono tratte le notizie che avete letto.
In quegli anni ’90 a Montebruno fu realizzata anche una mostra e ci furono anche alcune manifestazioni con le mongolfiere in ricordo di quella lontana vicenda.
Le immagini che avete veduto si trovano appunto nel Comune di Montebruno e ricordano quel giorno straordinario di un altro secolo.
La Blanchard ebbe molti riconoscimenti di prestigio, ad esempio Re Luigi XVIII la nominò ufficiale aeronauta della Restaurazione.
Sophie morì a soli 41 anni e riposa al cimitero di Père-Lachaise.
Nei suoi giorni spericolati su questa terra capitò anche nei boschi della Val Trebbia, testarda fanciulla avventurosa che aveva il cielo nel destino.

La bellezza del codirosso

E torno ancora a mostrarvi le bellezze locali, coloro che svolazzano avanti e indietro e se la spassano tra prati e boschi della Val Trebbia.
Ed ecco qua un piccoletto di codirosso, questi uccellini sono delle vere meraviglie, come si intuisce dal loro nome hanno la codina rossa e quando volano la dimenano con una certa vivacità.

Il piccino che ho incontrato giorni fa era pure abbastanza spavaldo, non sembrava proprio intimorito dalla mia vicinanza.
Certi sono tipetti così, piccoli ma tosti.

Sempre in cerca di nuovi orizzonti.

Con cautela, ma con la curiosità che accompagna sempre i primi passi nella vita.

Qui intorno, vicino ai boschi e negli orti, è facile incontrare tipetti come questo.
Un piccolo e fiero codirosso, con tutta la sua perfetta bellezza.