La prima volta che vidi Vasco

La prima volta che vidi Vasco, eravamo entrambi molto più giovani.
La prima volta che vidi Vasco fu a Discoring.
Era il 1979.
E io ero proprio ragazzina, ma anche lui non scherzava!
Sbarbato, con la faccia pulita e i capelli corti, cantò seduto su uno sgabello.
E poi quella voce, leggermente roca, la voce inconfondibile di Vasco.
La prima volta che vidi Vasco, fu a Discoring e lui cantò Alba Chiara.
E qualsiasi età abbiate, so già che sarete d’accordo con me, quello è un brano senza tempo, non ha un’epoca, una collocazione precisa, il suo luogo è nelle nostre emozioni, nei sobbalzi dell’animo di coloro che amano la musica, la musica bella e vera che racconta le nostre vite, i nostri amori, le nostre fatiche.
Quando Vasco cantava Alba Chiara, io andavo alle medie.
E d’estate, in campagna, mi piaceva andare in bicicletta.
E c’era un ragazzino, biondo come un cherubino, di un paio d’anni più giovane di me.
Lasciatemelo dire, era veramente impertinente e dispettoso e insomma, ormai lo sapete, io non ho proprio un bel carattere.
Una mattina ero in piazza con la mia bici e lui, come al solito, si mise a a rompere le scatole, mi prendeva a calci le ruote.
Quella volta persi del tutto la mia già scarsa pazienza e andò a finire a botte.
E sì che lui era un maschio, ma io ero più grande, così fu lui a prenderle, e anche parecchie!
Non abbiamo mai più litigato, in seguito.
Vasco lo vidi ancora tante volte, dopo.
E mi ricordo quando salì su quel palcoscenico forse non adatto a lui, quello di Sanremo.
Cantò un brano che è ormai parte della storia del rock.
Contenuti e tematiche sono stati spesso aspramente criticati ma Vita spericolata è e resta una delle canzoni più belle di tutti tempi, non propone certo un modello positivo, eppure l’abbiamo cantata tutti, ognuno di noi, nella propria adolescenza, ha pensato di desiderare, in qualche maniera, una vita che non è mai tardi, di quelle che non dormi mai, di quelle che non si sa mai.
Poi si cresce, alcuni di noi diventano grandi o ci provano, per lo meno.
E francamente non so che merito se ne abbia, io ho sempre creduto che uscire incolumi dalla giovinezza sia solo questione di fortuna, niente più.
Altri, invece, vivono quella vita spericolata cantata da Vasco.
Così è accaduto a quel ragazzino.
E quando qualcuno prende una strada così lontana dalla tua, è difficile capire.
Non saprei neanche dire se certe scelte siano davvero tali o se siano ciò che trovi quando, tuo malgrado, finisci in un gorgo che ti trascina giù.
Ma poi diventi grande, e qualcosa capisci.
Capisci che quelli che cercano la vita spericolata sono alla disperata ricerca di attenzione, magari già ce l’hanno  ma loro non riescono a vederla,  cercano visibilità,  una traccia da seguire,  una luce improvvisa che a loro manca, perché sono sprofondati nelle tenebre.
E poi capisci che alcuni sono più deboli e che certi atteggiamenti celano tanta amarezza.
E quelli che fanno i duri sono i più fragili.
E’ il gioco delle maschere, per qualcuno è una fatica immane togliersele e provare ad essere un altro se stesso.
Ma la purezza, la  purezza rimane comunque dentro, dentro ognuno di noi, anche quando noi stessi non riusciamo  a vederla, anche quando è tutto scuro e noi brancoliamo nel buio, tra le difficoltà della vita.
Se guarderai troppo a lungo nell’abisso, prima o poi l’abisso guarderà dentro di te, così scrisse Friedrich Nietzsche.
Vita spericolata.
Alcuni sopravvivono a se stessi, altri no.
E io, la prima volta che vidi Vasco, non lo sapevo.
No, non sapevo che lui, un giorno, avrebbe cantato quelle parole, che mi sarebbero rimaste dentro per riemergere ogni volta che qualcuno fatalmente si perde.
La prima volta che vidi Vasco, lui cantava di una ragazza alle prese con la propria gioventù in fiore, una ragazza chiara come un’alba, fresca come l’aria.
E Vasco, poi ha accompagnato molti altri miei pensieri, spesso.
E in questo momento è difficile scegliere una sua canzone, tutte hanno un significato, un senso nascosto, una traccia che è anche mia.
E poi penso, a me, alla piazza, alla campagna.
A quel ragazzino, alle botte che ci siamo dati.
A quale canzone di Vasco gli piacerebbe ascoltare, in quale potrebbe riconoscersi.
E davvero non lo so, ma adesso non c’è più tempo.
E se magari sbaglio nella scelta, so già che lui alzerà il sopracciglio e farà quella smorfia.
Forse questa canzone, magari.
Adesso.
Liberi liberi, per te, che mi davi i calci alla bicicletta.