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Posts Tagged ‘Vele’

Era ancora il tempo delle giacche a vento.
E del cielo incerto, delle nuvole vagabonde nell’azzurro, delle gocce di pioggia improvvise.
E c’erano i visitatori del weekend, le spiagge erano già pronte ad accogliere i bagnanti.
C’erano i tavolini in riva al mare, le biciclette, le cannucce colorate, i gelati, il preludio della stagione del sole.
E c’era il vento che gonfiava le vele, una scia di spuma bianca ed evanescente.
E quell’attesa.
Il silenzio, l’amicizia, una passione comune.
C’erano loro, i pescatori, con le loro lenze danzanti sull’acqua.
E ci saranno ancora, sugli scogli di Varazze, nel tempo caldo d’estate.

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Ancora estate

Ancora estate, è già caldo da parecchi giorni ma oggi è il primo giorno d’estate.
Ancora estate e così la saluto, con il mare inquieto, il cielo chiaro e le vele bianche, immagini di una diversa stagione.
Ancora estate, sarà ancora più azzurro.

Tempo di bagni e di tuffi nel blu, tempo di prendere il largo e di lasciarsi accarezzare dai raggi del sole.

Sopra le onde.

Là dove intrepide vele si inseguono, si superano e si allontano dalla riva.

La luce vira e bacia l’orizzonte, luccica il mare.

Ed è ancora estate, un nuovo viaggio che sta per iniziare.

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Una passeggiata a Varazze, con un clima capriccioso e il cielo velato di nuvole, resta comunque affascinante la bella località della Riviera di Ponente con il suo lungomare.

Il preludio dell’estate che verrà.
Sabbia, palme e sdraio, in una piacevole mattina di aprile.

Cancelli, mare azzurro e quiete.

E biciclette, cestini di vimini, tetti rossi di cabine.

Vele chiare che solcano il mare.

E palme, tessuti a righe e diverse sfumature di verde.

Bicchieri, trasparenze, tavolini, ancora barchette, ringhiere e pranzi all’aperto.

E i colori del tramonto, quando ti siedi ad aspettare che scenda la sera con l’incanto delle sue magie.
Piedi che affondano nella sabbia, calzoncini corti e ciabattine di gomma.

Lettini chiusi, in attesa che sia tempo di addormentarsi al sole.

E giacche a vento, scarpe sportive, passeggiate davanti al mare, vicino alla spuma chiara che si dissolve sulla riva.

Ombrelloni, turchese di spiaggia e dell’estate che verrà.

E vento e bandiere, sul lungomare di Varazze.

E poi arriverà quella stagione, tempo di materassini, braccioli, salvagenti e costumi colorati.
E tempo di formine, una stella e un cuore non mancano mai!

Mentre il cielo si rischiara.

E sbocciano le margherite tra altre diverse sfumature d’azzurro.

Giallo acceso, come il caldo sole di agosto.

E geometrie di mare e di riviera.

Mentre seguo il viaggio di questa vela sull’orizzonte di Liguria.

Mentre dolcemente dondola l’altalena, sulla spiaggia di Varazze.

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I cormorani

Fino a poco tempo fa non li avevo mai visti e forse era destino che li incontrassi di nuovo, infatti domenica scorsa è accaduto.
Ero dalle parti della Foce con un’amica, il sole scintillava, le barche dondolavano sull’acqua, mare e cielo erano di un azzurro perfetto.

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E ancora loro, i cormorani.
Erano due, non saprei dirvi se di norma viaggino in coppia, chissà!

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Una pausa al sole, un momento di puro relax.

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E poi bisogna pur dare una sistemata alle piume, con quel becco è un’operazione che riesce molto bene!

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Siamo rimaste per breve tempo ad osservare i cormorani e ad un certo punto uno dei due ha iniziato ad emettere uno strano verso, tra l’altro pareva che ci mettesse molto impegno.
Va detto che io e la mia amica non siamo esattamente due ornitologhe e quindi immaginateci intente nel seguente dialogo:
– Ma guarda! Cosa sta facendo? – Ho domandato io perplessa.
– Non so – mi ha risposto Anna – sembra che faccia i gargarismi!
Ecco, direi che è la descrizione perfetta!

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Noi siamo andate per la nostra strada, i cormorani sono rimasti a crogiolarsi al sole.
E chissà, magari la prossima volta li vedrò librarsi in volo nel cielo chiaro di Genova.
Erano due.
E intanto già lo so, prima o poi li incontrerò di nuovo.

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Verso sera, quando il giorno sta per finire, davanti alla riva dove riposano i gozzi.

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Mentre una sfumatura leggera di cipria vela il confine del mare.

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Quando è così, mentre il vento leggero accarezza la pelle, in Corso Italia.

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Voci di pescatori, attese, onde e giacche a vento.

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La ringhiera alla quale appoggiarsi e la costa, le mie amate prospettive di Liguria.

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Sassi, sassi e gabbiani dalle ali bianche.

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E scogli affioranti e ancora un vigile gabbiano, accanto a lui due cormorani, non mi sembra di averli mai veduti in Corso Italia.

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E non sapevo nemmeno cosa fossero e quindi ho chiesto ad un amico, lui mi ha così svelato il nome dell’uccello dalle ali scure.
Verso sera, i cormorani.

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E poi anche un piccoletto posato tra i rami spogli di un albero.

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E la spiaggia, il mare azzurro, la primavera così vicina.

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E le panchine e un lettino aperto per scaldarsi al tepore del sole.

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Un piccola vela temeraria e una grande imbarcazione che fiduciosa solca il mare.

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Le cabine e i colori vivaci dell’estate che verrà.

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E i delfini guizzanti sul fondo di una piscina vuota.

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Mentre il giorno ci lascia, lentamente.
Ognuno ha il suo viaggio, una meta da raggiungere e una rotta da seguire.
Certi, a volte, restano immobili ad ammirare l’orizzonte.

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Mentre il mare si veste di luce abbagliante.

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E il sole scende piano riflettendosi sulle acque quiete.

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Illumina e brilla, lambisce la riva, il profilo increspato delle onde, i lampioni.

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Verso sera, quando il giorno sta per finire e il mare di Genova luccica di oro.

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Lo vedrete e forse anche voi resterete ad ammirarlo, la bellezza di questo monumento ha ammaliato più di un visitatore.
Sul finire dell’Ottocento anche l’Imperatrice Sissi camminò sotto ai porticati di Staglieno, a catturare la sua attenzione fu proprio questo capolavoro di Giovanni Scanzi, Sissi ne fu realmente colpita e affascinata.
Sita nella Galleria Inferiore a Levante, la scultura è stata recentemente restituita al suo originario splendore grazie ad un’accurata pulitura.
Fino a qualche mese fa si presentava in questa maniera, la sua leggiadria era adombrata da una patina scura posata dallo scorrere degli anni.

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Ora invece il nocchiero e la barca scolpita da Scanzi nel 1886 rifulgono di nuovo splendore, questa è davvero una delle opere più pregiate del nostro Cimitero Monumentale e si deve ad un artista di grande talento.
Il marmo forgiato dallo scalpello di Scanzi diviene espressione di parole e di metafore, questa barca è il viaggio della vita minacciato da insidie e da pericolosi flutti.

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Dorme il suo sonno eterno in questo sepolcro Giacomo Carpaneto, valente ed abile commerciante, con lui riposa la sua consorte.
E sono quei versi tratti dalle Sacre Scritture ad essere il complemento perfetto al lavoro di Scanzi: Avventurato chi nel mare della vita ebbe nocchiero sì fido.

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L’abile e sapiente Scanzi, capace di toccare il cuore di coloro che ammirano le sue opere.
La vita è questo, una fragile barchetta spesso in balia del vento e di tremende tempeste.

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A condurla in un porto sicuro è lui, il giovane angelo nocchiero dalle armoniose fattezze di acerbo adolescente.
Ammaina le vele, accompagna dolcemente la rotta di un viaggio giunto al suo termine.

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E la barca sulla quale egli vigila sicuro è un capolavoro di raffinatezza, sulla sua prua un angelico volto dai tratti gentili.

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Nulla è lasciato al caso in questa piccola imbarcazione che rappresenta il percorso di certi giorni, guardate la vela fissata e i nodi.

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E la cima arrotolata su se stessa.

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Il talentuoso Scanzi non ha tralasciato nulla, osservate l’interno della barca, non è facilmente visibile al visitatore, ho soltanto scattato la fotografia senza neppure sapere che avrei trovato altre corde.

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L’angelo dalle grandi ali bianche con la sua grazia tutto governa, senza timori ed esitazioni.
Ritto sulla barca, nocchiero del destino.

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In una cornice di pura armonia.

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In una ricchezza di trine e tessuti preziosi.

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C’è un cuscino su questa navicella, è appena sgualcito dal capo di colui che qui navigò.

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Emerge sotto la barca la spuma fresca e frizzante del mare.

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E il vento si placa, pare quasi perdere il suo vigore, mentre l’angelo tiene salda la presa.
Creatura celeste dai tratti di fanciullo, ha un bel viso incoronato da ricci, sguardo fermo e sicuro, solida guida nelle tempeste dell’esistenza terrena.

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La sua mano stringe la cima.

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Nel mistero sconosciuto del nostro cammino nel mondo.

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Nel tempo di un viaggio che non si sa spiegare, tra il suo inizio e la sua fine, nella complessità di tutte le cose che non possiamo comprendere, angelo nocchiero nel mare della vita.

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Le vele.
Le vedo a volte in lontananza, dal mio terrazzo, oltre le gru e oltre la vita del porto.

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Oltre la Lanterna, piccole e biancheggianti come barchette di carta, mentre un aereo sfreccia in cielo.

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Ogni vela è una nuova sfida, una meta da conquistare, una costa da raggiungere.

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Alcune sono distanti dallo sguardo, caparbie inseguono la libertà.

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Certe invece navigano quiete, in cerca di un approdo o di una spiaggia alla quale arrivare.

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Una vela candida si gonfia, si inclina, rapida segue la sua rotta.

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E andando al largo si scorgono vele maestose che compiono viaggi avventurosi sulle onde.

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Sul mare blu, davanti a Boccadasse.
E puoi anche pensare che da certi terrazzi a volte possa affacciarsi qualcuno solo per scrutare l’orizzonte, in cerca di una vela.

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Dondolano, sull’acqua scintillante di riflessi d’argento.

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Si affiancano, mentre le accarezza la brezza marina.

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Un piccolo gozzo, una vela.
Sull’immenso mare fonte di vita e di gioia.

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Un bagliore acceso, una luce sfavillante, onde inquiete che lambiscono le rocce.
Un soffio di vento sospinge la vela, mentre tutto luccica.

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Guarda Genova dalle alture e vedrai la vastità del suo azzurro.
Guarda Genova da Circonvallazione a Monte e coglierai una delle sue essenze: l’incontro tra mare, cielo e vento.
E a volte è onde alte, infinito sereno e tramontana potente.
In altri giorni invece tutto è calmo e spira un’aria fresca e leggera.
Guarda giù, verso il Porto Antico.

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Non sei davanti al mare eppure sembra così vicino, tra cielo e vento.

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Tra i rami degli ulivi, mentre il sole scende e arrossa l’orizzonte.

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Su certe alture, in certe strade in salita che si inerpicano tortuose ci sono anche splendide ville, paradiso dei fortunati che ci abitano.
E una in particolare è collocata in una posizione incantevole, dal cancello si scorge un giardino meraviglioso e davanti alle sue finestre si apre un panorama di rara dolcezza.

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Guarda Genova dalle alture e vedrai la vastità del suo azzurro e del suo spirito.
E come sempre c’è da alzare lo sguardo, in questo caso verso il tetto di questa casa.
E vedrai mare, cielo e vento.

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Vi basterà andare al Porto Antico e anche voi potrete vivere l’emozione di un particolarissimo viaggio nel tempo.
Ancorata tra i pescherecci e gli yachts troverete la Shtandart, una fregata che batte bandiera russa ed è la replica perfetta della nave costruita per volere di Pietro il Grande nel 1703.

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Si può perdere l’occasione di visitarla?
Certo che no, io ho anche fatto di più, ho parlato a lungo con colui al quale si deve la realizzazione di questa affascinante nave, si chiama Vladimir e ne è anche il comandante, nelle sue parole traspare la sua grande passione per il mare.

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L’imbarcazione è stata costruita nel 1994, basandosi su un modellino realizzato dagli studiosi del Museo Hermitage di San Pietroburgo.
La Shtandart ha iniziato i suoi viaggi nel 1999 e da allora assolve a uno splendido compito: qui si insegna ai giovani l’arte della navigazione e, come si legge sul manifesto, li si aiuta a sviluppare la personalità, l’autostima e il carattere.

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L’imbarcazione può ospitare 25 persone: 6 sono parte dell’equipaggio permanente, poi ci sono appunto coloro che tentano questa entusiasmante avventura.
Una fregata è una magia di nodi e di corde tese contro il cielo.

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Saliamo a bordo, ci attendono diverse sorprese.
E poi guarda, guarda nei vetri del palazzo davanti al quale è ancorata la Shtandart, c’è la solita magia di specchi.

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E guarda bene, lassù nell’azzurro c’è un ragazzo impegnato con le corde.

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Gli amanti del mare sfidano vertiginose altezze, eccolo qua il coraggioso membro dell’equipaggio.

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E il fascino di un’antica fregata colpisce la fantasia.

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Oltre ad essere una ricostruzione fedele, naturalmente la Shtandart assolve a tutti gli standard di sicurezza, è fornita di 2 motori e di di un generatore.
E poi è legno, corde e scalette.

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E voi come vi sentireste al pensiero di arrampicarvi lassù?

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Gironzolo per la nave e penso alla bellezza di realizzare i propri sogni, questo sogno caparbio è divenuto una solida realtà.

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Tutte le attrezzature di bordo sono fedeli al modello originale.

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E come al tempo di Pietro il Grande ci sono persino i cannoni!

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E quella porticina laggiù cosa mai celerà?
Signori, si va nei locali destinati alla ciurma, così erano nel ‘700!

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Bauli e forzieri non mancano, il tempo pare essersi fermato.

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In altri secoli si dormiva sull’amaca, pensate a certe notti di tempesta sconvolte dal fragore delle onde.

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Il buio era rischiarato dalla luce fioca delle candele.

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Una nave che impavida solca mari lontani.

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Pensate ai marinai e alle loro cene frugali, mangiavano su tavole come queste.

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Poi ho fatto un giro anche nel locali moderni riservati all’equipaggio e agli ospiti, mentre ero lì si stava preparando il pranzo.

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Sulla fregata, in mare aperto, penso che questa sia un’esperienza indimenticabile.

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E immaginate ancora il mare potente con le sue onde che si abbattono sullo scafo, la fregata non teme nulla e affronta la burrasca.

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C’è chi regge saldamente il timone e conduce la nave in un porto sicuro.

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Certo, sarebbe magnifico vederla a vele spiegate, immagino che sia uno spettacolo incomparabile.

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La fregata Shtandart naviga sui nostri mari, è stata in Norvegia e a in Spagna, ora è giunta a Genova qui resterà fino al 24 Ottobre, quindi ripartirà alla volta di Livorno e Piombino.
Si può visitare con un piccolo contributo di 2 Euro, i bambini pagano invece solo 1 Euro.
Ed è davvero una bella emozione salire sulla fregata.

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Ecco la campana di bordo.

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E poi Genova, il suo mare luccicante e il profilo di un delfino.

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Il cielo, le nuvole, i vessilli e quella magia di corde.

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La polena e le sue fattezze leonine.

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Un viaggio nel tempo, un tempo che ha i suoni del mare e delle voci di marinai, una suggestione che attende tutti coloro che abbiano il desiderio di scoprirla.

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Inizia oggi un nuovo mese, luglio è il tempo del solleone ed io vi riporto là, davanti al mio mare.
C’era gente al Porto Antico, come sempre.
E c’era una panchina libera tutta per me ma io mi sono messa alla ringhiera, come sempre.
E c’era chi si preparava ad un’imminente partenza, con la vela pronta a rigonfiarsi per la potenza del vento.

Porto Antico

Il nome che diamo alle cose a volte dice molto di noi, il nome che diamo alle cose racconta le nostre passioni e le nostre attitudini.
La barca, poi, per alcuni è un luogo del cuore, compagna di viaggio e di avventure, fedele amica con la quale condividere il senso di libertà che sa donare soltanto il mare.
Un luogo che per te è come casa, un orizzonte, il suono dell’onda.
E un nome, un nome perfetto.
Buon vento a tutti i naviganti!

Barca

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