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Posts Tagged ‘Via Balbi’

Questa è una vicenda lontana ed è una storia di devozione antica.
È il 17 Gennnaio 1636 e tra i rigori inclementi dell’inverno nel mare di Genova infuria una tempesta, il vento alza onde rabbiose e con la sua potenza scuote ogni cosa.
Le navi restano in balia di questa forza imprevedibile, si spezzano gli scafi, i marinai tentano di salvare i loro averi e la loro vita e di sfuggire così ad un destino crudele.
Non si posa la burrasca, terminerà solo il giorno successivo davanti agli sguardi attoniti dei genovesi che contemplano gli esiti del naufragio.
E là, nelle acque della Darsena, vanno alla deriva i legni spezzati e i resti di navi che un tempo sfidavano il mare.
Tra tanta distruzione, sull’acqua galleggia una statua, è l’immagine di Maria, tiene in braccio il suo Bambino.
Egli tra le dita sorregge il mondo, Lei con l’altra mano stringe un rosario.

Gli astanti, stupefatti, rammentano di averla già veduta: la statua della Madonna era la polena di una nave irlandese ancorata in porto.
La tempesta aveva distrutto la nave ma aveva lasciato miracolosamente intatta l’effige della Madre di Dio.
I cuori battono forte per l’emozione, non c’è un istante da perdere, bisogna portare a terra la statua della Madonna.
A farlo è un uomo di Levanto, è un venditore di vino, a tutti è noto come il Figlio del Merlo, sarà lui a condurre a riva la Statua di Nostra Signora della Fortuna.

Altri marinai, invece, comprano i resti della nave irlandese e dopo varie vicissitudini entrano anche in possesso della polena, l’immagine di Maria venne collocata alla Darsena e di notte messa al sicuro nel fondo di una casa della famiglia Lomellini.
E mentre là si trova accade un fatto magnifico e prodigioso che è stato tramandato dalle cronache del tempo.
Immaginate le urla, l’orrore dei presenti, pensate di essere anche voi tra quei genovesi che atterriti vedono cadere una bambina da una finestra di quella casa nella quale è collocata la statua di Maria.
La piccina ha solo sette anni e precipita giù, verso terra.
E quando tocca il suolo si rialza e con un sorriso dice che a salvarla è stata Lei, la Donna Grande che si trova nel magazino l’ha presa tra le sue braccia amorose salvandola.

Davanti a questo miracoloso evento si pensa di sistemare la polena altrove, in un luogo di devozione.
Si sceglie l’antica chiesa di San Vittore e si stabilisce di condurre Maria là con una processione.
Sono i marinai a reggere la statua con la forza delle braccia, il popolo assiste devoto a questo rito che coinvolge tutta la città.
Narrano ancora le cronache che la processione entrò prima nella chiesa di Santa Brigida, ora non più esistente, in seguito si diresse verso San Vittore.
Mentre si cercava di stabilire in quale maniera porla sull’altare avvenne ancora un fatto straordinario: la statua si levò e si mise nel luogo a lei destinato.
In seguito, sul finire del ‘700, venne traslocata nella chiesa di San Carlo che fu denominata poi Chiesa dei Santi Vittore e Carlo e Nostra Signora della Fortuna.

E ancora là si trova, nella bella chiesa di Via Balbi recentemente tornata ai suoi splendori.

Nel luogo dove brilla di oro l’iniziale del nome di Lei.

Sull’altare della chiesa.

Dove il suo monogramma spicca sui marmi pregiati.

Nel luogo dove tutto parla di Lei e del suo viaggio avventuroso.

Molte sono le memorie sui prodigi compiuti da Nostra Signora della Fortuna, ancora si narra di un’altra giovinetta caduta da una finestra e salvata da Lei, le cronache parlano anche di uno storpio che grazie a Lei ritrovò la salute.
Ma per quale ragione Le viene attribuito questo titolo di Nostra Signora della Fortuna?
Vengono fornite diverse versioni, si pensa che per fortuna si intenda tempesta e fu proprio questa a portare Lei tra la gente di Genova oppure si crede che il termine sia interpretabile come buona e felice sorte.
Nel luogo a Lei dedicato troverete dipinti che narrano le circostanze che la condussero tra di noi.

Tra angeli vittoriosi che celebrano la gloria di Dio.

Uno di questi quadri narra la vicenda della bambina salvata dalla Madonna.

E in questa storia tutta genovese un dettaglio mi ha strappato un sorriso: là, in quel caruggio, tra le case alte pendono i consueti panni stessi.
Questa è Genova, Genova in un altro tempo.

Le notizie che avete letto sono tratte da un testo dal titolo “Breve narrazione storica degli avvenimenti riguardanti il miracoloso simulacro di Nostra Signora della Fortuna che si venera nella chiesa dei SS. Vittore e Carlo in Genova” edito nel 1898.
Andate nella bella chiesa di Via Balbi e tra raffinate sculture vedrete Lei, tra le braccia stringe il Bambino Gesù.

Lei che giunse a Genova nel lontano 1636, condotta nella Superba sulla barca del Figlio del Merlo.

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L’altra mattina, per puro caso, sono andata per caruggi con Modigliani.
Mi spiego meglio, cari lettori: come al solito vagavo senza meta, solo per il piacere di gironzolare per i miei vicoli e ad un certo punto mi sono accorta di avere nella borsa il depliant della mostra di Modigliani in corso a Palazzo Ducale.
E quindi abbiamo fatto un giretto insieme, mi sembra logico, no?
Eccoci in Salita San Siro, sotto uno squarcio di turchese tra le case dalle tinte calde.

Abbiamo attraversato Via dei Macelli di Soziglia.
E sì, i colori di questo dipinto mi sembrano in perfetta armonia con le sfumature della città vecchia.

E poi ancora, su e giù per caruggi, lasciandoci alle spalle la chiesa della Maddalena.

Su per la salita, davanti a noi si stagliavano gli edifici nobiliari di Via Garibaldi.

Per caruggi, con Modigliani: non ci siamo persi una tappa in Vico del Duca.

Poi abbiamo percorso la via dei Rolli, devo dire che ho scelto uno fantastico compagno di viaggio.
In ogni luogo, insieme a lui, pura armonia.

Ci siamo fermati davanti alla maestosa chiesa della Nunziata.

E poi, ancora oltre.
Il dipinto riportato sulla copertina della brochure è del 1919 e forse saprete che l’opera si intitola così: Giovane con i capelli rossi o lo studente.
E allora, in questo mio strambo girovagare, ho pensato di portarlo in Via Balbi, nella zona dell’Università.
Sì, ci sono andata apposta, lo ammetto!

A breve andrò a vedere questa mostra prestigiosa, davvero è da non perdere.
Intanto, in un giorno di cielo terso, sono andata per caruggi con Modigliani.
E in ogni luogo, sempre, tutto mi è sembrato perfetto.

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È un giorno di aprile del 1910 quando a Genova giunge un illustre visitatore, è stato presidente degli Stati Uniti d’America e con lui viaggiano la sua consorte e i suoi figli.
I Roosevelt sono stati prima a Roma e poi hanno raggiunto la ridente riviera ligure, hanno trascorso una notte all’Hotel Miramare di Sestri Levante e in seguito si sono fermati a Rapallo, da lì sono ripartiti alla volta della Superba.

A Genova tutti li attendono con trepidazione, a dar loro il benvenuto c’è il Console Generale degli Stati Uniti d’America, non manca un drappello di giornalisti americani ed italiani pronti ad incontrare il celebre ospite.
Lo aspettano nell’albergo che Theodore Roosevelt ha scelto per il suo soggiorno: l’Hotel Britannia in Via Balbi.

E come potrete immaginare ad accoglierlo giungono tutte le massime autorità cittadine, c’è una certa fierezza nell’omaggiare un personaggio così importante, il Comune gli donerà alcune pubblicazioni, una di esse è la riproduzione degli Annali del Caffaro.
Tutti si offrono di accompagnare lui e la sua famiglia alla scoperta della città: il presidente del Consorzio Autonomo del Porto, Nino Ronco, si propone per fargli visitare Palazzo San Giorgio, il solerte assessore Caveri si mette a disposizione di Roosevelt per un giro nei musei.

Roosevelt è amabile e cortese, spende parole generose per l’Italia e per Genova, è grato per l’accoglienza riservatagli.
Spiega ai suoi ospiti che lui è già stato nella nostra città, è accaduto durante il suo viaggio di nozze e comunque riguardo ai programmi delle sue ore genovesi dice che dovrà sentire la sua signora.
Ed è proprio sua moglie, dopo breve tempo, a farlo chiamare dal direttore dell’albergo, è l’ora del tè e la bevanda si raffredda.
Per Roosevelt non è semplice accomiatarsi dalla folla di gente che gli gira intorno, tutti si affannano nel proporgli il loro aiuto ma l’ex presidente degli Stati Uniti declina cortesemente e dice che la sua è una visita privata, si fermerà solo un paio di giorni e poi proseguirà alla volta di Porto Maurizio.
La mattina dopo la sveglia suona di buon mattino, Roosevelt sbriga la corrispondenza e poi si gode una buona colazione all’Hotel Britannia assieme alla sua compagna di viaggio e di vita.
Inutile dire che la Direzione dell’Albergo è giustamente fiera di annoverare tra i suoi ospiti una figura così importante, un timbro apposto sul retro di certe cartoline ricorderà quel memorabile evento.

La giornata genovese di Theodore Roosevelt inizia in compagnia di un caro amico, insieme a lui egli visita la Chiesa di San Matteo e le tombe dei Doria.

Poi il nostro turista americano si gode una bella passeggiata in Strada Nuova, vedrà Palazzo Rosso e Palazzo Bianco e avrà modo di apprezzare i capolavori artistici di Genova.

E proprio in Via Garibaldi va a succedere uno spiacevole disguido!
Eh già, infatti il nostro desidererebbe visitare un certo palazzo ma a sbarrargli il passo trova due irremovibili portieri i quali, malgrado le rimostranze dei giornalisti presenti, si rifiutano di far entrare Roosevelt.
I due continuano a ripetere di non aver ricevuto alcuna direttiva dal padrone di casa e quindi non ci pensano neanche a far entrare visitatori non autorizzati!
Eh insomma, un po’ di elasticità, caspita!
Roosevelt non fa un piega e torna verso Via Balbi, dopo una rapida visita a Palazzo Durazzo Pallavicini rientra all’Hotel Britannia.

Qui attende di incontrare un celebre italiano, è lo scrittore Antonio Fogazzaro, uno dei massimi rappresentanti della nostra letteratura.
L’atteso incontro non si verificherà in quando Fogazzaro non si presenterà all’Hotel, purtroppo non conosco le circostanze di questo mancato appuntamento.
Roosevelt e la sua famiglia lasceranno Genova salutati dalle autorità cittadine con tutte le dovute celebrazioni e proseguiranno alla volta di Porto Maurizio con il treno, alla famiglia viene riservato dalle Ferrovie un vagone di prima classe.

Se vi interessa posso anche dirvi che il convoglio lasciò la stazione Principe in perfetto orario, il giornalista che ha raccontato questi giorni genovesi di Roosevelt ha precisato anche questo dettaglio.
Tutte le notizie che avete letto sono tratte dal quotidiano Il Lavoro del 9 e 10 Aprile 1910, le belle immagini antiche dell’Hotel Britannia appartengono al mio amico Eugenio Terzo che come sempre ringrazio.
A leggere i vecchi giornali si hanno sempre piacevoli sorprese, si scoprono frammenti del passato sempre degni di essere raccontati.
Accadde in primavera, era un giorno d’aprile e a Genova giunse un illustre visitatore: era Theodore Roseevelt, un turista americano nella Superba.

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Tra tutte le sorprese che mi sono capitate da quando scrivo articoli per il mio blog questa è decisamente notevole e quindi oggi vi racconterò la mia mattinata di mercoledì.
Sono stata all’Università e forse vi starete chiedendo se per caso mi sia iscritta ad un corso di laurea: cari lettori, niente di tutto questo, non ho neanche l’età per un’aula universitaria.
E allora?
E allora sono arrivata in Via Balbi e per prima cosa ho notato che non c’erano studenti seduti sulle scale.
Che nostalgia per certi gradini!
Lo zainetto buttato per terra, il quaderno per gli appunti e gli esami da preparare.

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Ho frequentato questo edificio da studentessa, ci sono ritornata come ospite.
Con mia grande sorpresa sono stata invitata dal Professor Lorenzo Coveri a parlare ad una sua lezione nell’ambito del Corso di Storia della Lingua Italiana per il Corso di Laurea Magistrale in Informazione ed Editoria.
Il mio intervento ha riguardato la mia attività di autrice di queste pagine e semplicemente non so descrivervi il mio stupore.

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Così ho raccontato il mio approccio alla scrittura, la mia maniera di vedere e descrivere i luoghi, le mie passeggiate genovesi tra passato e presente.
I ragazzi che frequentano questo corso sono giovani, brillanti e ricchi di spirito di iniziativa, hanno anche la fortuna di avere un professore capace di mettere in risalto le loro qualità e di tenere vivi i loro entusiasmi.
A volte capita di incontrare un insegnante che lascia una traccia particolare nel nostro percorso formativo: per la capacità di dialogo e per la sensibilità, per la bellezza di certe narrazioni e per il dono di saper suscitare passione vera.
Io l’ho avuto, proprio all’università: è un privilegio, è una ricchezza che poi rimane senza perdersi mai.
Anche questi ragazzi lo hanno, io ringrazio il professor Coveri per la splendida opportunità che mi ha offerto di partecipare ad una sua lezione.
E insomma, non capita tutti i giorni di vedere il proprio blog proiettato sullo schermo di un’aula universitaria.

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Ringrazio per le foto e per il supporto i miei amici Cristiana Solinas e Maurizio Zilli.
E grazie agli studenti che mi hanno ascoltata con interesse e curiosità.
Vivono in tempi complicati e costellati di difficoltà, certo non è questa l’epoca delle grandi opportunità.
Poi però c’è la grandezza dei sogni.
E l’amore per quello che fai.
E la speranza per ciò che ti piacerebbe diventare.
E il futuro, proprio come lo vorresti tu.
Auguri a tutti, spero che il tempo che verrà vi porti le soddisfazioni che meritate.

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Ci sono cose che non sai spiegare, restano incomprensibili con i loro affascinanti misteri.
Una messa a fuoco non riuscita, un gioco di linee grigie.
Confuse, sfumate, imprendibili.
Appannate eppure armoniose.

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E poi.
Sette note che danzano sui gradini, un pentagramma, e una musica che scivola giù per le scale.
Insieme all’ombra della ringhiera, allo stesso ritmo.

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Così sono le cose che non sai spiegare, imprevedibili.
Un raggio di sole, un filo di panni stesi.
Un tettoia verde e una serranda dello stesso colore.
E la luce e l’ombra, lo splendore di un istante irripetibile.

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E ancora gradini, questi conducono alla chiesa di San Carlo.
E ancora sole che sfiora e sfugge e si dilegua.
Veloce.
Come quelle cose che non sai spiegare.

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E mattoni rossi, un muretto.
E i contorni definiti nella fuggevolezza di un momento.
Sai spiegarlo?
Così è la bellezza, inesplicabile.
Come la luce, inafferrabile.

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Della bellezza non si sa parlare eppure talvolta essa si svela mostrandosi al tuo sguardo.
Improvvisa, inspiegabile, inafferrabile.
Chiunque si diletti a giocare con le immagini sa bene quanto sia difficile fotografare i quadri, io poi non ho particolari ambizioni al riguardo e del resto della bellezza è complicato anche scrivere.
Non si sanno trovare le parole, semplicemente.
Eppure a volte, d’un tratto, la bellezza risplende.
Pochi giorni fa ho visitato la chiesa di San Vittore e San Carlo in Via Balbi, una vera magnificenza genovese che di recente è stata oggetto di accurati restauri.
Un raggio di sole filtra e illumina un dipinto.
La luce è effimera, vira e svanisce rapida, non attende.
E si posa sulla tela, accompagna il volo di due piccoli putti.

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E poi squarcia l’oscurità e rischiara il dolce volto di una Madonna dai tratti adolescenti: lei è bionda, ha l’incarnato di pesca, una grazia incomparabile nei gesti.
Ai sui piedi, raccolta in una mistica preghiera, una Santa.

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E la luce, la luce non attende.
Emerge il visetto paffuto di un angioletto dalle labbra rosse come ciliegia, lui volge gli occhi verso l’infinito e verso Maria.

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In una mano tiene un tralcio di fiori.
E la luce, la luce non attende: un bagliore brillante illumina lo spazio racchiuso tra le creature celesti, a risplendere è la bellezza gloriosa di un capolavoro.

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Il dipinto è opera di Giovanni Andrea Carlone, artista genovese vissuto nella seconda metà del Seicento, ritrae la Madonna mentre dona la collana a Santa Teresa.
E così l’ho veduto, sfiorato dall’incanto di un raggio di luce.

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Sic transit…

Non tutto resta come sempre è stato.
Il tempo scorre e l’oblio posa il suo impalpabile velo sulle vicende umane.

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Sic transit gloria mundi, dicevano gli antichi, la gloria delle cose delle mondo è caduca, fragile ed effimera.
Con tutto il dovuto rispetto questa veduta mi ha lasciato a dir poco stupefatta.
Sic transit gloria mundi.
E direi che non ho nulla da aggiungere, ecco.

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Vittorio Emanuele II – Via Balbi 5

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Nulla accadde per caso, eppure è il caso a regalare le scoperte più sorprendenti.
Tempo fa stavo sfogliando un album di fotografie di proprietà di Lorenzo Dufour, tra i ritratti di famiglia alcune particolari immagini hanno suscitato il mio interesse: una folla accorsa alla processione per la festività di San Giovanni Battista, frammenti di vita che oggi vedrete insieme a me.
Vergata a penna con una calligrafia elegante questa data: Genova, 2 Luglio 1899.
Questo ha risvegliato ancor di più la mia curiosità: San Giovanni Battista si celebra il 24 giugno, per quale ragione in quell’anno la processione si tenne a luglio?
Così ho cercato notizie sui giornali dell’epoca e tra le pagine di La Settimana Religiosa ho scoperto la ragione di questo evento straordinario.
In quel glorioso scorcio di secolo si celebrarono gli 800 anni delle traslazione delle ceneri di San Giovanni Battista a Genova avvenuta nel lontano 1099: nella Superba, 800 anni dopo, in onore del patrono si allestirono feste speciali.
E allora andiamo a quei giorni, Genova vuole tributare tutti gli onori a colui che la protegge.
Gli eventi sono numerosi e di diverso genere, non riuscirò neppure ad elencarli tutti, sono feste religiose e intrattenimenti popolari che avranno inizio a metà maggio per poi terminare proprio il 2 Luglio.

San Lorenzo (4)

Sono previsti treni speciali dalle regioni circostanti, di particolare rilievo sarà la festa delle bandiere sulle quali è effigiato San Giovanni Battista, i vessilli verranno benedetti in Duomo e poi sventoleranno in tutta la città.
I genovesi che desiderano avere questa bandiera dovranno recarsi in Via Lomellini dove ha sede il comitato per i festeggiamenti.Via Lomellini

Non sono solo feste religiose, per il centenario vi saranno una mostra vinicola, un’esposizione zootecnica, un corso fiorito, concerti e un concorso ginnastico, in Piazza Paolo da Novi si terrà un’esposizione bovina, sulla Spianata del Bisagno i fuochi artificiali guizzeranno in cielo.
Ci sarà un pranzo per i poveri e naturalmente sono previsti pellegrinaggi, per l’occasione sono state stampate cartoline e fotografie, è stata anche coniata una medaglia commemorativa, in bronzo, in argento oppure dorata.
Il 18 giugno si terrà la festa dei fiori all’Acquasola e non andrà tutto per il verso giusto: la folla accorrerà numerosa ma si verificheranno anche dei gravi disordini con tanto di intervento delle autorità.

Acquasola

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E tuttavia Genova luccica per il suo patrono, dai forti al porto, tutti i cittadini sono invitati a illuminare le finestre per la sera del 23, dai caruggi alle alture la Superba sfavilla di luci e non mancheranno le consuete usanze che caratterizzano questa festa.
Il grande rito della processione si terrà il 2 Luglio e porterà le ceneri del Battista al pontile delle Grazie, qui l’arca verrà imbarcata su un pontone e condotta al nuovo porto dove ci sarà la benedizione del mare: tutte le navi sono impavesate, le artiglierie dai forti sparano per celebrare il sacro momento.

Arca Processionale
Poi l’arca sbarcherà a Ponte Morosini e si unirà alla processione che percorrerà le strade più importanti di Genova.
E tra quella moltitudine di fedeli ci siamo anche noi.
La storia più bella del mondo è la storia delle persone, la storia più bella del mondo è nel respiro fragile dell’umanità.
E in questo giorno glorioso tutta la città festeggia il Santo patrono.

Processione

Queste fotografie sono state scattate dall’alto, restava da capire in quale strada di Genova.
La logica deduzione è questa: colui che immortalò questi istanti lo fece da una delle case dei Dufour, come ho già scritto appartengono ad uno di loro queste belle fotografie.
Una strada ampia e larga dove passava la processione.
In Via Balbi, in questo edificio un tempo abitava questa nota famiglia genovese.

Processione (2)

E osserviamo con attenzione, i più fortunati assistono allo spettacolo da un punto di vista privilegiato.

Processione (3)

Affacciati da queste finestre che si trovano di fronte al palazzo dei Dufour.

Processione (4)

La storia più bella del mondo: le vite degli uomini.
E le voci sommesse, le preghiere, le speranze riposte in colui che protegge te e tutta la città.
Sfila lenta la processione, incede tra la folla che si accalca al bordo della strada.

Processione (5)

E c’è anche lei, la giovane donna che sorride: ha la gioia dipinta sul viso, è felice di essere qui.

Processione (7)

E ci sono le guardie, controllano che tutto fili liscio.

Processione (8)

Non tutti hanno tempo di fermarsi, qualcuno va di fretta: questa genovese, come molti altri, ha l’ombrello sotto il braccio, chissà se le serve per ripararsi dal sole o da qualche acquazzone improvviso.
Alle spalle di lei, sul muro, la pubblicità del Caffaro, tutti a Genova leggono questo celebre giornale!

Processione (9)

In un altro istante all’imbocco del vicolo si radunerà una piccola folla: ci sono due uomini che si guardano alle spalle, vorrei tanto sapere perché!
Poco distante si notano due bambine grandicelle, una di loro tiene in braccio una piccina.
Due amiche passeggiano conversando amabilmente, sono eleganti e raffinate, non saprei dirvi se siano interessate all’evento religioso che avviene a pochi passi da loro, a me sembrerebbe di no!

Processione (11)

Osservate con attenzione: l’insegna dell’Hotel Milano e una serie di porte e finestrelle.

Processione (12)

E guardate bene: tutto muta e tutto resta uguale, non vi sembrerà vero eppure è proprio così.

Processione (13)

E sulla porta dell’albergo un monumento alla vita: un uomo anziano, bianco di capelli, con la barba lunga, quanta vita nei suoi occhi stanchi.
Ha attraversato gli anni, ha veduto nascere questa nazione chiamata Italia, ha visto guerre, cambiamenti e nuovi progressi, quando storie potrebbe narrarci.
Ed ora è qui, sul finire di un secolo che sta per svanire.

Processione (14)

I bambini: loro sembrano prendere molto sul serio il loro compito.

Processione (16)

I bambini: cosa si studiano per poter assistere allo spettacolo, se ne stanno in equilibrio sulle finestre!

Processione (10)

C’è da comprenderli: le feste del centenario sono magnifiche e grandiose!

Processione (17)

Lo spettacolo più bello del mondo sono sempre loro: le persone.
Il papà e il suo bambino vestito alla marinaretta, l’uomo d’affari che avanza con passo sicuro, la ragazza con l’abito chiaro persa nei suoi pensieri.

Processione (18)

E il bottegaio con il grembiule e la donna che va di fretta.

Processione (19)

E poi lei, una personcina che da sola è un romanzo tutto da scrivere.
Si affaccia da un negozio, Roncati Frutta Secca.
E forse la mamma si è raccomandata con lei e le ha detto di non allontanarsi: c’è troppa gente, c’è pericolo di perdersi e lei è troppo piccola per andare in giro da sola.
No, deve stare nelle vicinanze, per carità!
E allora lei si è ingegnata: con il suo vestitino chiaro da ragazzina perbene è salita in piedi su delle casse, cerca di guardare lontano.
Curiosa e desiderosa di vedere, di conoscere e di scoprire.

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Nulla passa e svanisce, se tu lo ricordi.
E quando sono stata in Via Balbi mi sono soffermata a lungo davanti a quel luogo dove lei era e mi è bastato poco per commuovermi.

Processione (21)

Nulla passa e svanisce, se tu lo vuoi.
Se guardi bene vedrai una bimbetta, si sporge dalla bottega dei suoi genitori, davanti ai suoi occhi scorre la processione per il Santo patrono della città.

Processione (22)

Accadde tanto tempo fa, nel 1899.
Ed è come se fosse adesso.
Nulla passa.
Mai.
Buona festa di San Giovanni Battista a tutti voi.

Processione (23)

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Una dimora nobiliare in Via Balbi 4, un edificio che vide i fasti di Genova.
Costruito agli inizi del ‘600 Palazzo Balbi Senarega oggi è sede dell’Università e anche se non siete studenti non mancate di visitarlo.

Palazzo Balbi Senarega

Al piano terra troverete una cancellata, c’è una porta che permette di accedere al giardino ideato da Pietro Antonio Corradi, allievo di Bartolomeo Bianco che invece realizzò la progettazione dell’edificio.

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Calpesterete un risseu, tipico acciottolato ligure, camminerete tra alberi di agrumi.

Palazzo Balbi Senarega (4)

L’intera parete sullo sfondo è occupata da un maestoso ninfeo.
Un tempo qui scrosciava l’acqua dal suono argentino, accarezzava minuscole pietre e risuonava nelle stanze del palazzo.

Palazzo Balbi Senarega (5)

Le nicchie ospitano statue in stucco, sono creature che appartengono a una dimensione mitologica.

Palazzo Balbi Senarega (6)

Alza gli occhi verso il soffitto che le sovrasta.

Palazzo Balbi Senarega (6a)

E osserva questi tratti, il senso di movimento dei gesti, parrà anche a te di sentire quell’acqua che oggi non scende più nella grande vasca.

Palazzo Balbi Senarega (7)

E tutto è armonia e simboli marini.

Palazzo Balbi Senarega (8)

In un palazzo vissuto che in qualche modo rappresenta un indissolubile legame tra il passato e il futuro di Genova, lo abitano figure che appartengono a un tempo lontano e lo frequentano gli studenti, le generazioni di oggi e di domani.
E spetta a tutti noi il compito di valorizzare e difendere la bellezza dei tesori della Superba.

Palazzo Balbi Senarega (10)

Vedrete creature misteriose con le fauci spalancate.

Palazzo Balbi Senarega (11)

Osservate i dettagli e la cura minuziosa, sono pietre, piccoli tasselli e colorate conchiglie.

Palazzo Balbi Senarega (12)

E sbocciano fiori e volti.

Palazzo Balbi Senarega (13)

I riquadri svelano sguardi imperscrutabili.

Palazzo Balbi Senarega (14)

Sopra di te, nel tondo.

Palazzo Balbi Senarega (15)

E nelle figure che decorano le colonne.

Palazzo Balbi Senarega (16)

Questo è il lavoro degli artisti che abbellirono Palazzo Balbi Senarega e il suo giardino.

Palazzo Balbi Senarega (17)

Lasciarono a guardia di questo luogo una bellezza che si è conservata nel tempo.

Palazzo Balbi Senarega (18)

E a volte io credo che oggi non saremmo neanche in grado di immaginarla questa armonia, il nostro frettoloso mondo ha altre priorità.

Palazzo Balbi Senarega (19)

Qui tutto è silenzioso e là, nella nicchia, resta una giovane donna dai gesti aggraziati, ricorda a noi che non ci è dovuta questa ricchezza, non è un nostro diritto, è un dono che ci è stato lasciato da chi ci ha preceduto.

Palazzo Balbi Senarega (20)

E anche se non siete studenti salite le scale fino al primo piano e prima di farlo non scordate di guardare verso il cielo.

Palazzo Balbi Senarega (21)

Lassù, oltre la balaustra, vedrete il piano che sovrasta il magnifico ninfeo, c’è un’aquila bicefala attorniata da due leoni.

Palazzo Balbi Senarega (22)

È la grandezza di Genova, vive ancora nei suoi simboli e nelle testimonianze di giorni che sono scivolati via come l’acqua che scorreva lungo queste pietre.
E c’è un volto giovane, accenna appena un sorriso e volge gli occhi lontano, forse verso i tempi che ancora devono venire, tra pietre e conchiglie, verso il futuro della Superba.

Palazzo Balbi Senarega (23)

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L’elegante Via Balbi con i suoi palazzi di pregio, una via elogiata persino da Stendhal che la definì la strada più bella d’Italia.
Qui è ubicato Palazzo Reale, qui hanno sede diverse facoltà universitarie ospitate in edifici storici.
Io proverò a raccontarvi non tanto la strada del fasto, vi narrerò alla mia maniera la via del quotidiano di altri giorni, lo farò seguendo le indicazioni di un mio preziosissimo libro, la Guida Pagano del 1926.
Pronti ad andar per negozi?
Partiamo dal basso, da Piazza della Nunziata saliremo verso Principe, chissà cosa ci attende!

Piazza della Nunziata (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

All’inizio della via c’è un’edicola, potremo così acquistare il nostro solito giornale, in seguito suggerirei di fermarsi a guardare la vetrina dell’antiquario Capurro.
Poi c’è la signora Faustina che vende olii e saponi, un orologiaio, un ombrellaio, un falegname e un fotografo.

Via Balbi

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Una calzoleria, un caffè, una rivendita di sali e tabacchi.
Ecco il bazar della Signora Angela, a dirvi il vero qui ci mi fermerei a lungo!
E ancora una calzoleria, un parrucchiere, un negozio di frutta secca.
Un cinematografo, una farmacia, una drogheria e un paio di bar nella zona di Piazza San Carlo.

Via BalbiCartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

C’è pure un negozio di armi e non mancano le attività connesse alla vita del porto, qui hanno sede gli uffici passeggeri di due importanti compagnie e poco distante c’è un’agenzia di viaggi.
Troviamo poi un negozio di ombrelli e uno di profumi, c’è persino una latteria Buonafede come quella che si trova tuttora in Via Luccoli.

Buonafede

E se venite con me a fare shopping rassegnatevi: intendo passare anche dalla modista e poi alla sala da toilette per signora di Adelaide Balestrino che tra il resto vende anche profumi!

Via Balbi

Non ci si annoia a camminare in Via Balbi, qui è tutto un susseguirsi di botteghe, proseguiamo il nostro percorso e troveremo un negozio di mobili, una merceria, un fotografo, un elettricista, un negozio di lane per materassi e un calzolaio.
E poi ancora, un orefice, una sartoria, una valigeria, un parrucchiere e un altro negozio di mobili.
Ci sono anche un altro orologiaio, una latteria, una pasticceria, negozi di vini e salumi, di armi e di calzature, un fruttivendolo e un negozio di articoli da viaggio, una bottega di filigrane e una liquoreria.
E poi ancora, confetture deliziose ed altre calzature alla moda, raffinate biancherie e tessuti, un negozio di confezioni, uno di commestibili, un altro di ombrelli, uno di ricami e una vineria.
Poi una latteria, L’Agenzia Wagon Lits, un cambiavalute e di nuovo un negozio di sali e tabacchi.
La storica Farmacia Pescetto ancora esistente, un banco del Lotto, un parrucchiere e la Galleria Artistica del Professor Bessi, scultore.

Via Balbi (3)

Farmacia Pescetto – Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Ancora l’ufficio Passeggeri di una Compagnia di Navigazione, un caffè, un mobiliere e nei pressi dell’Ascensore di Montegalletto una fiorista.
Non ho citato i tanti uffici che ospitano diverse attività e i numerosi alberghi presenti nella via, sappiate che sono davvero tanti.

Via Balbi

Un interminabile elenco di realtà commerciali che mostra un mondo ormai svanito, la sola maniera per tentare di spiegare quanto tutto sia cambiato era questa: riportare qui un frammento di quegli anni grazie all’aiuto della mia guida.
E una cosa è certa: all’epoca c’erano tantissimi negozi di ombrelli, questo mi sembra chiaro!
Riguardo a tutto ciò che è scomparso insieme a quel mondo a volte ho l’impressione che abbiamo anche in parte perduto una quotidianità più a nostra misura, Via Balbi resta una bella strada eppure immaginarla pullulante di negozi così diversi rispetto a quelli odierni è un sorprendente gioco di fantasia.

Via Balbi (2)

Se andate da quelle parti provate a fermarvi all’altezza di Vico di Sant’Antonio, date le spalle a Via Balbi e guardate sul muro del caruggio alla vostra sinistra.
Io qui ho frequentato l’Università, chissà quante volte ci sono passata eppure ho notato questa insegna solo pochi giorni fa.
E non saprei dirvi a quali anni risalga, ho cercato sulle mie guide e lo stesso ha fatto Eugenio per me ma non abbiamo trovato traccia di questo negozio, potrebbe essere quindi molto più recente di quanto sembri, Eugenio pensa che potrebbe risalire agli anni ’50, magari è da attribuire ad un tempo più distante, davvero non lo so.
E tuttavia, alzate gli occhi e offuscate dai giorni trascorsi leggerete queste parole: Grand Salon Toilettes.
Se apprezzate lo stile e l’eleganza fateci un salto, sono certa che non ve ne pentirete.

Insegna

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