L’Imperatrice Sissi turista nella Superba

E’ un giorno di marzo del 1893 e i giornali cittadini annunciano una notizia sensazionale: l’imperatrice Elisabetta d’Austria è giunta in visita nella Superba, il suo arrivo alla Stazione Principe è passato quasi sotto silenzio, sui quotidiani si legge che ad accoglierla non c’erano le autorità.
L’imperatrice viaggia in incognito con lo pseudonimo di Lady Parker, ha con sé un seguito di otto persone tra le quali la sua dama di compagnia e il suo professore di greco.
Sarà un soggiorno breve e il fedele resoconto di quelle giornate  è il tema di un libro dal titolo Una rapida ebbrezza, i giorni genovesi di Elisabetta d’Austria a cura di Vittorio Laura e Massimo Sannelli.
I due autori hanno fatto un sapiente lavoro di ricerca, consultando i quotidiani dell’epoca e riproponendo ai lettori del nostro tempo il racconto delle giornate genovesi di Sissi.
E sapete? Ho avuto il piacere di conoscere uno degli autori, Vittorio Laura, un vero appassionato ed esperto di storie di Genova che mi onora di leggere questo blog.
Vittorio è una persona di grande cultura alla quale non difetta la generosità e così mi ha regalato questo bel libro e anche molti altri testi dei quali presto vi parlerò.
E quindi a lui va un ringraziamento particolare per tutti questi libri veramente interessanti e per i suoi piacevoli racconti!
E allora andiamo a quei giorni di marzo e alle strade della Genova di quel tempo, quando alla Stazione Principe giunse questa illustre viaggiatrice.

Stazione Principe

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Sissi soggiornerà a bordo dello yacht Miramar con il quale poi proseguirà alla volta di Napoli e della Grecia.
Oh, ha con sé ben 69 colli di bagagli, l’Imperatrice non si fa mancare nulla e durante il viaggio ha persino acquistato opere d’arte di grande valore.
E i giornalisti del Caffaro e del Secolo XIX ci narrano con precisione quelle passeggiate cittadine.
Elisabetta non è più nei fiore degli anni, ha superato i cinquanta e la sua vita è stata segnata da molti dolori.
A spasso per Zena, a Sissi piace fare lunghe camminate.
E allora eccola con il suo abito scuro e il ventaglio foderato d’azzurro, ha una fiaschetta e una borsa.
E il cronista del Secolo non manca di riportare anche l’abbigliamento della sua dama di compagnia!
Ma è lei ad attirare gli sguardi, è Sissì con la sua eterea bellezza che i genovesi si soffermano ad osservare.
Chi è quella gran dama che attraversa Via Carlo Alberto?
E’ così che un tempo si chiamava la nostra Via Gramsci, riconoscerete i palazzi e la Commenda, questa è un’immagine del 1917.
Le tende dei negozi tirate giù, i carretti di legno e i passanti.

Via Carlo Alberto

Cartolina appartente alla Collezione di Eugenio Terzo

E poi la passeggiata procede in Via Andrea Doria.

Via Andrea Doria

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E ancora giù, lungo quella strada regale che affascinò Stendhal, Via Balbi.
E chissà se anche Sissi avrà guardato in su!

Via Balbi

Una dolce discesa che conduce nel cuore di Genova.

Via Balbi

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E poi i passi dell’imperatrice rimbombano nelle magnifica chiesa della Nunziata, tra le sculture del Maragliano e i quadri del Piola, Sissi osserva le opere d’arte che sono lì conservate.

La Nunziata

Le salite di Genova. Credete che la spaventassero? Oh, vi sbagliate!
Sissi salì lungo Corso Carbonara e si fermò ammirare il panorama da Spianata Castelletto.

Spianata Castelletto

E poi proseguì lungo i corsi, andò oltre Piazza Manin e arrivò fino al Cimitero di Staglieno.
Vita e morte, l’oscuro mistero che sussurra sotto i porticati.
E il viaggio verso l’ignoto che attende ogni uomo, un monumento la colpì in maniera particolare: è  la tomba Carpaneto scolpita da Scanzi.
E sul suo taccuino Sissi segnò le parole che si leggono sull’epigrafe: Avventurato chi nel mare della vita ebbe nocchiero sì fido.

Tomba Carpaneto

Il fascino e la magia di Staglieno che impressionò più di un viaggiatore.
E la bellezza di questo libro, tra gli scatti di Alfred Noack che accompagnano il testo e i brani tratti dagli articoli dei quotidiani, Una rapida ebbrezza è anche un viaggio nel linguaggio giornalistico di quell’epoca.
Il cronista del Secolo compie spesso artifici linguistici e cerca di accattivarsi la benevolenza dei lettori, nessun altro racconterà il viaggio di Sissi con tanta dovizia di particolari, nessuno può competere con questo reporter.
E infatti il bravo cronista narrerà certi gustosi aneddoti e vi lascio la curiosità di scoprirli tra le pagine del libro.
Un viaggio alla scoperta della città, in luoghi a me familiari.
La vista dalle alture del Monte Gazzo e una passeggiata a Villa Pallavicini.

Villa Pallavicini

E poi l’Imperatrice visita i laboratori di artisti e scultori, si diletta con lo scintillio delle vetrine di Via Luccoli e di Via Orefici.
E come molti di noi si lascia incantare dalle delizie di Romanengo.

Romanengo

E certo non si fa mancare una passeggiata sul Lungomare di Nervi, dove si può sentire il canto delle onde.

Nervi Mareggiata (26)

Sono i luoghi di Genova, la Genova che vide Elisabetta Imperatrice d’Austria.
Tutte le cartoline d’epoca che avete visto in questo articolo appartengono alla Collezione del mio amico Eugenio Terzo che ringrazio per il cortese prestito.
Riguardo al libro Una Rapida Ebbrezza, i giorni genovesi di Elisabetta d’Austria vi rimando al sito che potete trovare qui.
Era il mese di marzo, forse c’era quel vento di tramontana che spesso spazza queste strade.
Era il mese di marzo, una donna dalla bellezza misteriosa soggiornò in questa città.
Si faceva chiamare Lady Parker, con la sua carrozza passò anche in Piazza Fontane Marose.
Chissà se qualcuno vedendola comprese che lei era Elisabetta, l’Imperatrice d’Austria.

Piazza Fontane Marose

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Matteo Franzone, la vanità di un Doge

Oggi vi regalo un piccolo aneddoto nel quale mi sono casualmente imbattuta, certa che susciterà l’ilarità generale.
Vi narro di un genovese blasonato, Matteo Franzone, con il nom de plume di Clorano Alesiceate compose diversi sonetti, la poesia era il suo vero amore.
Tuttavia, da ricco patrizio qual era, Matteo si dedicò alla politica e ai pubblici affari, nella Genova della rivolta del Balilla parve quasi voler appoggiare le folle di insorti, ma presto si ricredette e fece un rapido quanto sgradito retrofont.
E insomma, i popolani la presero male e per manifestare il proprio disappunto, se così si può dire, volevano niente meno che incendiare il suo palazzo di Recco.
Tempo dopo, nel 1758, Matteo diviene Serenissimo Doge della Repubblica di Genova e a quanto ci tramanda lo storico Accinelli si distinse per una certa superbia.
Infatti, a quanto pare, il Doge pretendeva che al suo passaggio tutti i sacerdoti si levassero la papalina.
E per far sì che il mondo girasse come piaceva a lui aveva dato ordine che gli alabardieri provvedessero a far rispettare le sue disposizioni.
Gli alabardieri del Doge!
Forse rammenterete, a loro è dedicato un caruggio dalle parti dalle parti di Vico Vegetti.

Vico degli Alabardieri

E così, quando partiva il corteo del Doge, tutto attorno c’era una gran confusione, con gli alabardieri che avevano un gran da fare a redarguire i religiosi con queste parole:
– Leva berretta! Leva berretta!
E tanto bastò perché il Serenissimo si guadagnasse il titolo di Doge Leva berretta!
Come previsto rimase Doge per due anni, e tempo dopo, ahimé, rese l’anima al Creatore.
Accadde però un fatto increscioso: proprio nel giorno del suo funerale su Genova si scatenò il diluvio.
Lampi, fulmini e pioggia a catinelle.
E il corteo funebre si diresse in pompa magna presso la Chiesa di San Carlo, in Via Balbi.

Chiesa di San Carlo

E così scrive l’Accinelli:

i preti e sacerdoti tutti e gli associanti non solo avevano in capo il cupolino, ma anche il cappello, tabarro e paracqua.

E tanti saluti alle disposizioni dogali!
Va detto che il Serenissimo doveva avere quasi una fissazione per la propria augusta persona, sempre Accinelli rammenta che prima di lasciare questo mondo Matteo Franzone si fece immortalare in due quadri principeschi nei quali lui compariva con il suo abito fastoso a bordo di una galea.
E non solo pretese che i galeotti fossero tutti dipinti con la berretta in mano ma volle che così fosse per coloro che erano ritratti sullo sfondo, tutti dovevano dimostrare ammirazione verso il Serenissimo.
Che disdetta, però!
Proprio nel giorno delle sue celebrazioni funebri, come vi ho detto, destino volle volle che su Genova cadesse copiosa la pioggia, da queste parti Giove pluvio dispensa fragorosi temporali resi ancor più furiosi dal vento.
E così, come racconta l’Accinelli, il Doge Leva Berretta fu salutato dagli astanti con queste incisive parole:

Periit memoria eius cum sonitu acquarum multarum

Svanì la memoria di lui con il rumore di molte acque

La vertigine del cielo di Genova

Vertigine, altezza, profondità e distanza.
Il cielo sopra le strade di Genova, il cielo come io lo guardo, come vorrei che sapeste vederlo anche voi.
Per conoscere questa città bisogna osservarne le prospettive.
E sono lassù, nel cielo sopra le strade.
Vi porto con me e questo è l’inizio del nostro viaggio.
La destinazione è l’infinito che non avete mai veduto se non avete alzato lo sguardo in una giornata di sole per le strade di questa città.

Via Lomellini

Via Lomellini

Vi porto a guardare certe curve perfette, in luoghi sempre frequentati.

Piazza Caricamento

Portici di Caricamento

Ma non sempre sappiamo vedere ciò che è sopra di noi.
Vertigine.
Prepotenza e protervia d’azzurro.

Portici di Caricamento

Portici di Caricamento

Nuvole che si discostano e si arrendono al blu.

Via Cairoli

Via Cairoli

Vi porto ad ammirare certe geometrie, il cielo sopra le piazzette dei caruggi.
Come io sono abituata a vederlo e come vorrei che voi lo vedeste.

Piazzetta Merli

Piazzetta Merli

Il campanile delle Vigne che emerge maestoso dietro Piazza delle Oche.

Piazza Delle Oche

Piazza delle Oche

E certe piante che adornano i terrazzi si tuffano dalla ringhiera dell’ultimo piano.

Via di Soziglia

Via di Soziglia

C’è una maniera di guardare che appartiene ai sognatori, quelli come me non sanno raccontarvela diversamente, abbiamo parole da scrivere e immagini negli occhi, noi sappiamo solo dirvi che se un velo appanna la vostra vista dovreste stropicciarvi le palpebre per tentare di vedere meglio.
Noi sognatori sappiamo solo dirvi questo.
Guarda.
Guarda il cielo.
Guarda il cielo carico di pioggia.
Guarda il cielo carico di pioggia e le finestre aperte.
Guarda l’altezza sopra di te.

Piazza San Matteo

Piazza San Matteo

Guarda.
Guarda il gioco delle geometrie e delle prospettive inaspettate.

Piazza Santa Brigida

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

Osserva.
Osserva le curve e i colori del sole illuiminati dalla luce del sole.

Piazza Santa Brigida (2)

Piazza dei Truogoli di  Santa Brigida

Un contorno netto, il gioco dell’armonia e del contrasto.

Piazza dei Greci

Piazza dei Greci

I tetti delle case così vicini che paiono sfiorarsi.
Uno accanto all’altro, divisi da una fessura di cielo.

Via Del Campo (2)

Via del Campo

Altezza, profondità e vertigine.
E non sai cos’è se non l’hai guardata mai l’infinità dal fondo di un vicolo.

Via Prè

Via Prè

Molti viaggiatori giungono in treno in questa città e molti di loro da Principe imboccano Via Balbi.
Camminate piano, lentamente.
Non perdetevi ciò che è intorno a voi e sopra di voi.
Non lasciate che sfugga al vostro sguardo uno dei colori più unici di Genova, il colore del suo cielo.

Via Balbi

Via Balbi

Tra quei palazzi, tra quelle case.
Vedrete anche voi il cielo come lo guardano i sognatori.

Palazzo Reale

Palazzo Reale

Charles Dickens, un turista inglese a zonzo per La Superba

We could see Genoa before three; and watching it as it gradually developed its splendid amphitheatre, terrace rising above terrace, garden above garden, palace above palace, height upon height, was ample occupation for us, till we ran into the stately harbour.

Potemmo vedere Genova prima delle tre; e guardarla mentre gradualmente si sviluppava nel suo splendido anfiteatro, terrazzo sopra terrazzo, giardino sopra giardino, palazzo sopra palazzo, altura sopra altura, fu per noi una un’occupazione sufficiente, finché entrammo nel suo porto maestoso.

Parole di Charles Dickens, uno degli scrittori più significativi della sua epoca che ci ha lasciato personaggi indimenticabili, quali Oliver Twist e David Copperfield.
Parole tratte da Pictures from Italy, diario di un’esperienza dell’autore inglese che nel 1844 decise di intraprendere un viaggio in Italia, alla scoperta delle maggiori città, usanza in gran voga ai suoi tempi.
Il grand tour, così si chiamava la scoperta del vecchio continente.
E a Genova Dickens si fermò per un certo periodo, in Albaro.
Il quartiere è ai nostri giorni uno dei più eleganti ed esclusivi della città, ma ai tempi di Dickens era poco più che campagna, un sobborgo a poca distanza dalla città e dal mare.

Via Albaro

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La casa nella quale dapprima soggiornò lo scrittore si trova in Via San Nazaro ed è nota con il nome di Villa Bagnarello.
Un nome romantico, scrive Dickens, che però non dimentica di rimarcare che Bagnarello altri non era che un macellaio della zona.
The Villa Bagnarello or the Pink Jail, al suo arrivo lo scrittore ne ha un’impressione di immensa tristezza, parla di un piazzale pieno di erbacce e di questa casa, la prigione rosa.

Villa Bagnarello

Ma i dintorni, che splendore!

The noble bay of Genoa, with the deep blue Mediterranean, lies stretched out near at hand …
La nobile baia di Genova con il turchino Mediterraneo si stendeva lì vicino …

E poi le colline con le vette coperte dalle nuvole, i vigneti, i pergolati e i sentieri.
Andiamo con Charles Dickens, a zonzo per Genova, lui era un osservatore del mondo e delle persone che lo abitano.
Ma che strade strette in questa città, anche in Albaro, lo scrittore racconta di una signora che aveva preso casa da queste parti.
Fatto sta che il mezzo sul quale viaggiava rimase incastrato nel vicolo e non ci fu nulla da fare, non ci fu verso di riuscire ad aprire la porta e la signora, poverina, fu costretta a passare da una delle finestre, cose che capitano!
E sì, Via San Nazaro è un po’ angusta ma non esageriamo! Questi inglesi!

Via San Nazaro

Charles Dickens e i genovesi, che hanno il culto di San Giovanni Battista.
E quando c’è mare grosso, per placare la furia delle onde, portano le reliquie del Santo davanti alla tempesta perché questa si calmi.

La Mareggiata (4)

Charles Dickens e i genovesi, da queste parti molti si chiamano proprio come quel santo, Giovanni Battista.

which latter name is pronounced in the Genoese patois ‘Batcheetcha,’ like a sneeze.
che si pronuncia nel dialetto genovese “Baciccia” come uno starnuto.

E che spasso camminare tra la folla della domenica e sentire uno che chiama l’altro con questo nome a noi molto famigliare ma desueto per Dickens!
Un osservatore del mondo e del genere umano che si sofferma a contemplare i riti religiosi ed annota l’abbigliamento delle giovani donne che girano con il capo coperto dal mezzero, si incuriosisce a vedere gli uomini che si dilettano con le bocce o con la morra, si ritrova a descrivere certi gatti malandati che vivono in luoghi abbandonati.
Charles Dickens che consiglia una gita sulle alture, da dove si possono ammirare le valli del Bisagno e del Polcevera, lassù dove lo sguardo si perde a cercare il panorama.
Parla anche di una trattoria dove si mangia bene: taglierini e ravioli, salumi con i fichi, rognoni e fegati di montone.
Un osservatore sensibile e attento che cammina per la città, guarda, scruta le persone e i luoghi con desiderio di conoscenza, riuscendo a cogliere le sfumature del reale e i suoi contrasti:

There seems to be always something to find out in it. There are the most extraordinary alleys and by-ways to walk about in. You can lose your way (what a comfort that is, when you are idle!) twenty times a day, if you like; and turn up again, under the most unexpected and surprising difficulties. It abounds in the strangest contrasts; things that are picturesque, ugly, mean, magnificent, delightful, and offensive, break upon the view at every turn.

Sembra che ci sia sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Ci sono i vicoli più straordinari e vie per passeggiare. Potrete perdere la strada (che piacere quando non si ha niente da fare!) venti volte al giorno, se lo desiderate; e poi ritrovarla, in mezzo alle difficoltà più sorprendenti e inaspettate. E’ ricca dei più strani contrasti, cose che sono pittoresche, brutte, abbiette, magnifiche, incantevoli e offensive.

E poi cammina, cammina per queste strade così strette, con le facciate di ogni colore.
Lo scrittore degli slums getta il suo sguardo sui caruggi e nota il degrado, negli androni dei palazzi che certo avrebbero bisogno di migliori cure e di maggior pulizia.
Strade così anguste, che non ci passa una carrozza ed è tutto un via vai di portantine a nolo, così si spostano i ricchi della città.
E di sera si vedono i portatori di lanterne che precedono queste portantine, facendo luce nei buio dei vicoli.
E ci sono i muli con il campanello al collo.
Andate nei caruggi e immaginate di avere al vostro fianco Charles Dickens, non vi sarà difficile immaginare tutto questo.
E poi, in ogni dove ci sono botteghe, ognuna con negozianti del medesimo genere, cita Via Orefici e il Borgo dei Librai, ormai perduto.

Via Orefici

E certi palazzi nobiliari, avvolti in quella penombra, dove non li raggiunge mai la luce del sole.
E poi ancora le farmacie, dove vanno a leggere i giornali molti avventori, tra loro diversi medici che restano lì in attesa di pazienti.
E li descrive come uomini dall’aspetto serio, compresi nel loro ruolo, mentre si appoggiano al pomello del bastone da passeggio.
Genova secondo Charles Dickens, l’autore inglese ne scrisse ampiamente e mi riservo di parlarvi ancora di lui nel prossimo futuro, c’è ancora molto da narrare in proposito.
In Albaro a Villa Bagnarello è affissa una targa che ricorda il soggiorno di questo illustre ospite.
Vi rimase per tre mesi, per trasferirsi poi altrove, in un altro luogo che lo impressionò molto favorevolmente.

Charles Dickens - Targa

E ugualmente fu per certe strade della città, le più belle ed eleganti, con i loro edifici nobiliari.

Via Balbi

Via Balbi, Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Strade per le quali Dickens scrisse queste parole, parole che sono anche nostre:

When shall I forget the Streets of Palaces: the Strada Nuova and the Strada Balbi! Or how the former looked one summer day, when I first saw it underneath the brightest and most intensely blue of summer skies: which its narrow perspective of immense mansions, reduced to a tapering and most precious strip of brightness, looking down upon the heavy shade below!

E potrò mai dimenticare le Strade dei Palazzi: la Strada Nuova e la Strada Balbi! O come la prima mi apparve in una giornata d’estate, quando io la vidi per la prima volta sotto il più brillante ed intenso blu dei cieli estivi: che la sua ravvicinata prospettiva di immense dimore, ridotta a una striscia sottile e preziosissima di luce, guardava giù sulla pesante ombra al di sotto!

Il cielo.
Il cielo di Strada Nuova.

Via Garibaldi

Genova,10 Dicembre 1847: Goffredo Mameli e i giovani che cambiano il mondo

I giovani cambiano il mondo.
I giovani hanno risorse che gli adulti non sanno comprendere, hanno istinti che li spingono verso ciò in cui credono, hanno l’incoscienza e la protervia di certi anni belli.
Sì, sono sempre i giovani a rovesciare il destino dell’umanità, da tempo immemore.
I giovani a volte leggono libri che infiammano i loro cuori e accendono le loro menti.
A volte si ritrovano in certi pensieri, nel quali riconoscono la propria identità.
Trascorreranno anni, e l’ideale e il reale collimeranno, per sovrapporsi in un lento divenire.
I giovani, i libri, le idee.
E la memoria di un gesto, di un evento.
Genova, 1746, la cacciata degli Austriaci, al quale è legata l’epica figura di Balilla, qui trovate la sua vicenda.

La targa che vedete si trova sul muro esterno di Via Balbi 5, dove è situata la facoltà di Legge.
Tanti studenti varcano quel portone, salgono la scala di marmo bianco, forse alcuni si soffermano a leggere, ho questa speranza.

Studenti in questa facoltà furono due giovani amici, in anni di grandi fermento.
Il primo ebbe per destino l’esilio, divenne il fuggiasco più ricercato d’Europa.

L’altro studente, Jacopo era il suo più caro amico, finì i suoi giorni in questo luogo. Studiò anche lui qui, come i suoi fratelli.

I giovani cambiano il mondo, sempre.
Tra i molti studenti della facoltà di Genova, ve ne fu un terzo che ebbe l’onore del ricordo nel luogo dove aveva compiuto i suoi studi.

Ed è a lui che torniamo, a Goffredo Mameli.
E all’inverno pungente del 1847, in quel 10 dicembre nel quale cade l’anniversario della cacciata degli austriaci.
Un corteo di cittadini parte alla volta del Santuario d’Oregina, dopo 101 anni lo scopo è rinnovare il ringraziamento alla Madonna per la liberazione della città dal nemico, ma in realtà si vuole dimostrare quanto gli italiani siano uniti nel desiderio di una sola nazione, è questo il grido, questo il messaggio che si leva dalla folla che procede verso Oregina.
La manifestazione è stata decisa da un gruppo di ardimentosi, tra i nomi di spicco figurano Nino Bixio, Gerolamo Ramorino e Goffedo Mameli.
Quest’ultimo ha vent’anni.
I giovani cambiano il mondo, ricordate?
Alle otto del mattino, i partecipanti si danno appuntamento all’Acquasola.
E un corteo affollato, che raccoglie grande partecipazione di pubblico, si tratta di ben 35.000 persone.
Marinai e commercianti, notai ed avvocati, ogni gruppo ha la propria bandiera.
Si sale verso Oregina, passando per Strada Nuova.
E alla testa del corteo c’è lui, Goffredo.
E intona il suo canto, ai tempi proibito, parole che diverranno l’Inno di questa nazione così poco patriottica.
E’ il canto della ribellione, perché i giovani cambiano il mondo.
Genovesi che salgono verso Oregina, compatti ed uniti, ridiscenderanno giù passando per la Nunziata, per Caricamento, Via San Lorenzo e poi fino a Portoria sotto la statua di Balilla.
Un corteo per la libertà e per l’Unità.
Un corteo guidato da un ventenne, perché i giovani cambiano il mondo.
E sventolano le bandiere e risuonano le voci che salgono potenti e sovrastano un’intera città e il destino di una nazione.
E tra le molte insegne, nella folla di gente, per la prima volta sventola il tricolore.
Sono due le bandiere, le reggono due universitari, uno è lui Goffredo Mameli, l’altro è il suo compagno di studi Luigi Paris.


Università di Genova, Facoltà di Legge, Via Balbi 5 

I giovani cambiano il mondo e non hanno paura di nulla.
I giovani intonano canzoni vietate, come il Canto degli Italiani.
La bandiera di Luigi Paris si trova esposta al Museo del Risorgimento.
Il tricolore di Goffredo Mameli, in quel dieci Dicembre, venne donato dal patriota al Rettore dell’Università di Genova ed ancora oggi si trova in quell’edificio.
La gioventù è caparbia, sventata, imprevedibile, scevra di ogni timore.
Chi oggi ha vent’anni forse non si riconosce in Goffredo Mameli, non vede in lui un suo simile, un fratello, un compagno di studi.
Ma il tempo non separa le generazioni, le unisce.
Libertà, democrazia, indipendenza.
Non sono parole vuote, non sono conquiste da dare per scontate, come spesso accade.
E le dobbiamo anche a lui, a Goffredo Mameli.
Nostro amico, fratello, compagno di studi.