La pioggia di maggio

La pioggia di maggio è la sorpresa che non ti aspetti: cade tumultuosa, rende l’aria fresca ma poi il sole glorioso è vincitore e lei le cede il suo posto.
La pioggia di maggio lascia a terra i suoi specchi incantati che riflettono le imprendibili magie della città.
È una bellezza ritrovata, dai contorni lievi ed evanescenti, puoi coglierla se il tuo sguardo curioso sa trovarla nell’acqua di certe umili pozzanghere.
E vedrai finestre, cielo azzurro e insolite prospettive urbane in Via di Vallechiara.

E l’insegna gialla dell’Ufficio Postale, vetri chiusi e profili tremuli.

È così meravigliosa la vita sottosopra con le strade al contrario, sono come sempre le hai vedute e al tempo stesso sono ad un’altra maniera.
Con quei pedoni che incedono calpestando il cielo, è qualcosa di straordinario, credetemi!
E così è Via Cairoli, nell’eleganza del suo curvarsi armonioso.

E fremono al sole le foglioline verdi su certi terrazzini.

La pioggia di maggio regala bellezza improvvisa e quasi miracolosa, si incontra con la luce radiosa e tutto pare splendere.
E là nella pozzanghera ammiri il cielo azzurro e le palme del Porto Antico.

E poi cade ancora qualche goccia e l’acqua si spande in fragili cerchi, in una musica lieve e imprevista, come la pioggia di maggio sulle strade di Genova.

 

Annunci

Specchi genovesi

Dovrei farlo davvero, lo scrissi tempo fa e ancora lo penso: dovrei portarmi dietro uno specchio delle giuste dimensioni e usarlo per ammirare la città da prospettive insolite.
Capitano comunque gli scorci imprevedibili catturati dalle magie degli specchi, occorre solo fermarsi a guardarli.
Ad esempio al Bookshop dei Musei di Strada Nuova, tra i libri d’arte, i calendari e gli oggetti ricordo.

E poi ti volti e vedi tetti, comignoli, finestrelle.
Riflessi genovesi, all’improvviso.

E ci sono decine di specchi sulle bancarelle dei mercatini.
Un tempo servivano forse a qualche vezzosa fanciulla, adesso attendono una nuova casa e nuovi volti di un altro secolo.
E intanto restituiscono immagini della città, solo per qualche istante.

Una lampada, una collana, le persiane chiuse e due bimbetti pensosi.

“Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è e viceversa! Ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe!”
Sono le parole di Alice nelle Meraviglie nel celebre film di Disney, ricordate?
E se io avessi uno specchio tutto per me allora vedrei il mondo come piace a me.
Così, creature del bosco e cielo azzurro e Genova verticale.

E poi, a volte, non occorre proprio nulla di più.
Certi specchi sono così, semplicemente perfetti e non c’è davvero nulla da aggiungere.

Pioggia di primavera

La pioggia di primavera arriva come una musica che non ti aspetti.
Scende fragorosa, bagna caruggi e piazze, abbaini e tetti.
E sono diverse sfumature di bianco e danze di ombrelli, in Via Lomellini.

Grigio?
Non sempre.
Insegne luminose, persiane, tende tirate in fuori, striscioni appesi tra un palazzo e l’altro.
Acqua, gocce che scivolano giù.

E camminare, piano, sotto la pioggia di primavera.

In uno di questi giorni di maggio ho anche avuto la fortuna di trovare aperto il cancello di Vico Chiuso della Rana.
Non c’ero mai stata prima fin laggiù.
E pioveva.
E c’erano dei panni stesi, sotto la pioggia.
E l’acqua scendeva.
Là, in fondo al vicolo, un portone e un’edicola vuota, un tempo ospitava una statua di Nostra Signora della Misericordia.
Nella mia città ideale i caruggi non hanno cancelli e tutte le Madonnette sono al loro posto.

Quando piove, in primavera le pozzanghere diventano specchi magici.

E poi arriva il sole, le nuvole si inquietano, si scostano e lasciano intravedere il cielo.

E poi ancora di più, speranza bella di giornate serene.

La pioggia di maggio, in Strada Nuova, può avere i toni del nobile velluto e dei petali delle semplici primule.

La pioggia, a volte, è musica.
Di scrosci di acqua della fontana, di note leggere, di melodie che risuonano dentro al Teatro Carlo Felice.

E poi si rasserena e torna l’azzurro, all’improvviso.
E volano i gabbiani, nel cielo pulito di primavera.

La Moda di Parigi in Via Cairoli

Quando si parla di moda la capitale francese di certo non ha eguali.
Chiunque sia stato a Parigi si è soffermato ad ammirare certe lussuose vetrine dove sono esposti abiti eleganti e sontuosi, giurerei che lo avete fatto anche voi!
E là, a Parigi, io ho trascorso un tempo infinito a curiosare dai bouquinistes lungo le rive della Senna.
E poi sono tornata a casa con la moda di Parigi, ho acquistato diverse stampe che ora sono appese in casa mia.
Ecco le Moniteur de la Mode, le signorine francesi certo avevano buon gusto!

moda-1

Ne ho una piccola serie e ve ne mostro soltanto un paio, ognuna di esse è un piccolo gioiello.
Capello di paglia, nastri e ombrellino da passeggio, lo stile perfetto di un’epoca distante.

moda-2

E a proposito della moda di Parigi ho scoperto sulla mia Guida Pagano del 1894 che un certo stile in quell’anno era molto apprezzato anche nella Superba.
Le immaginate le signore genovesi?
Solo a sentir nominare la Ville Lumière si saranno incuriosite, presumo che il negozio in questione fosse molto ambito, sicuramente vi si trovavano capi ricercati.
Era situato nell’elegante Via Cairoli che qui vedete da una prospettiva particolare, sono riuscita a fotografarla in questa maniera da Palazzo della Meridiana.

via-cairoli-1

E quindi, sul finire dell’Ottocento, una passeggiata in questa strada di Genova forse prevedeva una tappa obbligatoria in quel negozio.

via-cairoli-2

Qui si offriva una vastissima scelta di capi d’abbigliamento, per l’inverno si confezionavano caldi mantelli e sicuramente si prestava sempre attenzione alle ambizioni delle clienti.
Nella pubblicità del Salone di Moda mi ha colpito un dettaglio inconsueto per i nostri tempi: oltre ai vestiti per i momenti gioiosi e mondani si specifica che in questo negozio si preparano anche abiti da lutto in 24 ore.
Eh insomma, all’epoca le signore e signorine ci tenevano particolarmente ad essere eleganti anche in circostanze tristi e i sarti della casa erano a disposizione.
Grazie al cielo la vita dona anche attimi di indimenticabile serenità e allora ecco i corredi da sposa, i mantelli da ballo e gli abiti per le serate a teatro.

via-cairoli-3

E dal nome del negozio noterete che i proprietari dovevano essere proprio francesi, quindi sicuramente se ne intendevano e avranno fatto del loro meglio per accontentare l’esigente clientela genovese nel loro salone di moda che immagino arredato con mobili di pregio e comode poltroncine.

via-cairoli

Un luogo raffinato ed accogliente nella centralissima Via Cairoli.
Tra sete e velluti, nastri e pizzi, la moda di Parigi nel cuore di Genova.

moda-3

Cartoleria Peloso, una bottega dalla lunga storia

Questa è la storia di un’antica bottega di Genova ed è una vicenda che affonda le sue radici in un altro secolo, a dare inizio a questa avventura fu Filippo Peloso, un genovese nato nel lontano 1863.
Nel 1885 egli aprì un bel negozio di cartoleria in Via Cairoli e contemporaneamente fu molto attivo negli ambienti religiosi.
Si iscrisse alla Società Operaia Cattolica di San Giovanni Battista e fu membro di diverse associazioni e cooperative sempre di ispirazione cattolica, una di esse si occupava della costruzione di case popolari.
Diede anche vita alle Filodrammatiche Cattoliche e così nel suo negozio teneva anche scenari e costumi utili alle rappresentazioni.Peloso

Se per caso dovesse capitarvi di sfogliare “La Settimana Religiosa” vi imbatterete spesso in questa bottega.
Su questa rivista ho cercato notizie sui festeggiamenti degli 800 anni della traslazione delle ceneri del Battista a Genova e su certe pagine di fine ‘800 ho trovato un’affascinante pubblicità.
Dove si vendevano i globi luminosi? Da Peloso, naturalmente.
E forse ricorderete, ho avuto modo di narrarvi di una gita sul Monte Antola risalente al 1899, era organizzata dal Comitato Regionale Ligure dell’Opera dei Congressi.
Si trattava di un’iniziativa a carattere religioso e siccome il nostro Filippo era dell’ambiente i biglietti per partecipare si vendevano proprio da lui, nel suo negozio.

peloso

La bella cartoleria del signor Peloso è ancora in Via Cairoli dove troverete anche un attestato e una medaglia che testimoniano la sua antica storia.

peloso-3

E nel retrobottega c’è un armadio dalla lunga vita.

peloso-4

Ci sono gli scaffali di legno.

peloso-5

Per non dire del mobile con tutti i cassettini, una meraviglia che molti di noi vorrebbero possedere.

peloso-6

E poi il fascino delle cartolerie, ne vogliamo parlare?
Quando iniziava la scuola la parte più entusiasmante per me era proprio questa: scegliere i quaderni, le matite e i pennarelli, le gomme profumate, il temperino e l’astuccio.
Da perdersi!
E il fascino resta, resta ancora.

peloso-7

Scaffali di legno.
Righe, quadretti, block notes.

peloso-8

Il valore aggiunto di questo negozio sono proprio questi suoi antichi arredi: vissuti, curati, affascinanti.
E gli articoli saranno anche cambiati ma le etichette sono rimaste.

peloso-9

Su certe maniglie sono stampigliate parole che riportano ad un altro tempo, oggi si fa spesso affidamento alla memoria di uno smartphone ma volete mettere la bellezza di una rubrichetta?

peloso-10

E guide, piante, ricordi.

peloso-11

Tra le varie cose interessanti ho trovato in questo negozio un autentico cimelio e sono certa che molti di voi avranno un moto di commozione nel vedere queste immagini.
Ci riportano indietro, ai tempi delle elementari e delle medie.
Vi ricordate?
Facevamo le ricerche, io ho un preciso ricordo di me seduta in cucina insieme alla mamma che mi aiutava a fare i compiti.
Vi ricordate?
Usavamo questi, proprio questi, noi che siamo stati bambini negli anni ’70.

peloso-12

E poi ritagliavamo le foto che ci servivano e il foglio, privo di qualche rettangolino, rimaneva attaccato al libretto.

peloso-13

Cose belle di un altro tempo.
Cose belle che ho ritrovato in una cartoleria dalla lunga storia: nacque sul finire dell’Ottocento, era la bottega di Filippo Peloso.

peloso-14

George Eliot, una celebre scrittrice a Genova

È un giorno di primavera del 1860 e alla stazione di Torino si presenta una viaggiatrice inglese, il suo nome è Mary Anne Evans ed è una scrittrice nota ancor adesso con lo pseudonimo di George Eliot.
Nell’attesa di salire sul suo treno la nostra protagonista fa un incontro che la incuriosisce, i suoi occhi si posano sulla figura di Camillo Benso, Conte di Cavour.
Il treno parte e conduce la nostra George verso una delle tappe del suo viaggio, è una città che ha già veduto e a lei l’autrice riserva parole ricche di sentimento:

In Genoa again, on a bright, warm, spring morning!
Di nuovo a Genova, in una luminosa, calda mattina di primavera!

L’albergo che ospita la scrittrice inglese è molto celebre ed è spesso prescelto dagli stranieri, l’Hotel Feder si trova in una posizione incantevole, nel cuore pulsante della città, in Via al Ponte Reale.

Palazzo Di Negro

La nostra turista si sofferma a fare qualche considerazione in merito agli interni dell’albergo, dice che vi ritrova un certo gusto tipicamente inglese.

Palazzo Di Negro (2)

George Eliot trascorrerà breve tempo nella Superba, a stupire lei e l’uomo con il quale condivide i suoi giorni sono i fasti di Via Cairoli, allora denominata Strada Nuovissima, la incantano poi gli splendori di Via Garibaldi, la celebre Strada Nuova.

Via Garibaldi (17)

La prospettiva di queste strade, scrive l’autrice, crea un’impressione di grandezza, la ammaliano i cortili e le architetture dei Palazzi dei Rolli.

Palazzo Lomellino

E da saggia osservatrice George Eliot comprende che per ammirare Genova nella sua bellezza occorre guardarla da diversi punti di vista.
Dall’alto, lasciando correre lo sguardo sopra i tetti.
Su per i gradini e spezzandosi il fiato, lei sale sul campanile delle Basilica di Carignano.

Basilica di Carignano

E poi vede le chiese, la Nunziata e il Duomo di San Lorenzo con le sue ricchezze.

San Lorenzo (4)

Anche George Eliot, come molti viaggiatori, accenna ad una visita nella zona di Staglieno, va detto che l’autrice non fa riferimenti precisi riguardo alle opere del Cimitero Monumentale, tuttavia la colpisce l’ambiente rurale di quelle zone, nota i numerosi bambini che scorrazzano liberi, vede un panorama agreste dove trova carri trainati dai muli, è un luogo immerso nella natura incontaminata e ricco di floridi ulivi.
Fu breve il soggiorno genovese di George Eliot, le sue memorie di questa città sono incluse nel volume Life and Letters.
L’Hotel Feder fu meta di diversi viaggiatori, alcuni di essi sono molto celebri e di loro ho già avuto modo di scrivere in questo articolo.

Palazzo Di Negro (3)
George Eliot ha scritto autentici capolavori della letteratura, Il Mulino sulla Floss è uno dei romanzi più belli che abbia mai letto e mi ha regalato momenti di autentico coinvolgimento.
In quelle stanze vicine al mare e alla vita frenetica del porto dormì anche Mary Ann Evans, colei che volle essere nota al mondo come George Eliot.
La città che vide rimase nei suoi occhi, lucente nella sua fiera bellezza, resa ancor più affascinante dalle parole che le dedicò una celebre scrittrice.

Genova La Superba is not a name of the past merely.
Genova La Superba non è soltanto un nome del passato.

George Eliot, Life and Letters 

Genova

Salita dell’Oro, il confine tra la luce e l’ombra

A Genova dalle parti di Via Cairoli ci sono le vie dei metalli preziosi, la suggestiva toponomastica della Superba ci ha regalato Vico del Piombo, Vico dell’Argento e Salita dell’Oro.
E in uno di questi vicoli in certe giornate vi sorprende uno scintillio, accade quando il sole batte in questa maniera, fendendo la via con un linea perfetta, il confine tra la luce e l’ombra.

Salita dell'Oro

E poi i raggi virano, si cammina nel chiarore di un giorno d’estate.

Salita dell'Oro (1)

Guardatela poi dall’alto Salita dell’Oro, da un diverso punto di osservazione.

Salita dell'Oro (2)

Guardatela nei suoi colori, si mescolano in una sola immagine diversi aspetti di Genova.
La prospettiva inganna, sono gli effetti ottici dei caruggi, sembra essere un’unica strada e invece Salita dell’Oro sbocca in Via Lomellini e il sontuoso palazzo che si vede laggiù è uno dei Rolli situati in questa via.
Eppure davanti a noi sembra esserci un’unica curva che pare non terminare, marcata dal confine tra la luce e l’ombra.

Salita dell'Oro (3)

In certi giorni, poi, in Salita dell’Oro potreste trovare altra luce e altri colori.

Salita dell'Oro (4)

Una suggestione che dura per breve tempo, le magie sono così, effimere e fugaci.

Salita dell'Oro (5)

In altri giorni, ancora diverse tinte e sfumature.
E sapete, noi cacciatori di luce e siamo anche capaci di restare fermi lì a guardare, in attesa degli eventi.

Salita dell'Oro (6)

Colonne, archetti e diverse geometrie di Genova, il quotidiano che si sovrappone alla storia.
Che altro è la bellezza?

Salita dell'Oro (8)

E grazie ad un affascinante mistero poi, a quell’ora del giorno, la luce si proietta solo sul muro e non arriva fino in fondo al vicolo.

Salita dell'Oro (9)

In altre sere, poi, potreste vedere ancora altre magie.
Avviene quando si avvicina il tramonto e ancora accade per un solo istante.
Un raggio di sole batte sulla lampada, l’attraversa, la illumina, sembra che l’accenda.
Sono i luminosi incanti di Salita dell’Oro, brevi, fugaci e magici, sul confine tra la luce l’ombra.

Salita dell'Oro (10)

La vertigine del cielo di Genova

Vertigine, altezza, profondità e distanza.
Il cielo sopra le strade di Genova, il cielo come io lo guardo, come vorrei che sapeste vederlo anche voi.
Per conoscere questa città bisogna osservarne le prospettive.
E sono lassù, nel cielo sopra le strade.
Vi porto con me e questo è l’inizio del nostro viaggio.
La destinazione è l’infinito che non avete mai veduto se non avete alzato lo sguardo in una giornata di sole per le strade di questa città.

Via Lomellini

Via Lomellini

Vi porto a guardare certe curve perfette, in luoghi sempre frequentati.

Piazza Caricamento

Portici di Caricamento

Ma non sempre sappiamo vedere ciò che è sopra di noi.
Vertigine.
Prepotenza e protervia d’azzurro.

Portici di Caricamento

Portici di Caricamento

Nuvole che si discostano e si arrendono al blu.

Via Cairoli

Via Cairoli

Vi porto ad ammirare certe geometrie, il cielo sopra le piazzette dei caruggi.
Come io sono abituata a vederlo e come vorrei che voi lo vedeste.

Piazzetta Merli

Piazzetta Merli

Il campanile delle Vigne che emerge maestoso dietro Piazza delle Oche.

Piazza Delle Oche

Piazza delle Oche

E certe piante che adornano i terrazzi si tuffano dalla ringhiera dell’ultimo piano.

Via di Soziglia

Via di Soziglia

C’è una maniera di guardare che appartiene ai sognatori, quelli come me non sanno raccontarvela diversamente, abbiamo parole da scrivere e immagini negli occhi, noi sappiamo solo dirvi che se un velo appanna la vostra vista dovreste stropicciarvi le palpebre per tentare di vedere meglio.
Noi sognatori sappiamo solo dirvi questo.
Guarda.
Guarda il cielo.
Guarda il cielo carico di pioggia.
Guarda il cielo carico di pioggia e le finestre aperte.
Guarda l’altezza sopra di te.

Piazza San Matteo

Piazza San Matteo

Guarda.
Guarda il gioco delle geometrie e delle prospettive inaspettate.

Piazza Santa Brigida

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

Osserva.
Osserva le curve e i colori del sole illuiminati dalla luce del sole.

Piazza Santa Brigida (2)

Piazza dei Truogoli di  Santa Brigida

Un contorno netto, il gioco dell’armonia e del contrasto.

Piazza dei Greci

Piazza dei Greci

I tetti delle case così vicini che paiono sfiorarsi.
Uno accanto all’altro, divisi da una fessura di cielo.

Via Del Campo (2)

Via del Campo

Altezza, profondità e vertigine.
E non sai cos’è se non l’hai guardata mai l’infinità dal fondo di un vicolo.

Via Prè

Via Prè

Molti viaggiatori giungono in treno in questa città e molti di loro da Principe imboccano Via Balbi.
Camminate piano, lentamente.
Non perdetevi ciò che è intorno a voi e sopra di voi.
Non lasciate che sfugga al vostro sguardo uno dei colori più unici di Genova, il colore del suo cielo.

Via Balbi

Via Balbi

Tra quei palazzi, tra quelle case.
Vedrete anche voi il cielo come lo guardano i sognatori.

Palazzo Reale

Palazzo Reale

Genova, 1926: quando si facevano i bagni alla crusca in Via Cairoli

E ancora si torna alle cose di altri tempi.
Dovete sapere che quest’estate ho acquistato su una bancarella un libro preziosissimo, un tomo molto voluminoso di oltre duemila pagine.
Ve ne ho già parlato, è un annuario della città di Genova dell’anno 1926.
Signori, questo pregiato testo sta cambiando le mie prospettive e mi sta svelando un mondo fino ad oggi sconosciuto.
E allora vi porterò alla scoperta di alcuni luoghi insoliti, certa che stupiranno anche voi.
Eccoci in Via Cairoli, nel lontano 1901.

Via Cairoli
Cartolina appartenente alla collezione di Stefano Finauri

Un carretto, persone che vanno di fretta.
Pensate, magari uno di quei signori con l’ombrello era vostro nonno.
Chissà chi erano, quale sarà stata la loro meta?
Forse qualcuno di loro era diretto al civico nr 2?

I bagni S. Siro!
Oh, caspita e chi l’avrebbe mai detto!
E cosa mai saranno i semicupi? Sono le vasche con la seduta, un tempo erano molto in voga.
E quindi ecco qua lo stabilimento.
E sapete, a quanto pare la sua istituzione risale a parecchio tempo prima.
Ignoro l’anno preciso, ma ho consultato alcuni testi risalenti alla metà dell’Ottocento e ho trovato traccia dei Bagni San Siro.
Anzi, entrambi gli autori lamentano lo stesso problema, i bagni in città non sono affatto sufficienti!
Caspita, con tutti i viaggiatori che vanno e vengono dalla Superba, non sarà il caso di offrire un degno servizio? E invece niente, bisogna accontentarsi!
In effetti non c’era una gran scelta.
In città due erano i bagni d’acqua dolce, uno a Portello e uno al Ponte della Legna, ovvero a Fossatello.
V’erano poi i bagni d’acqua dolce e di mare che erano dotati di due rubinetti, per l’appunto uno per l’acqua dolce e l’altro per l’acqua di mare.
Uno di questi era, nel 1846, lo stabilimento S. Siro, mentre un altro locale era situato accanto alla Chiesa delle Grazie.
E a quanto ho letto sembrerebbe che fossero luoghi accoglienti, con tanto di candidi marmi di Carrara.
E udite udite, l’acqua di mare veniva presa dal Porto!
Certo, non l’avevamo ancora irrimediabilmente inquinata!
In estate poi, nell’area del Porto, c’erano i così detto bagni natanti, per coloro che amavano esclusivamente i bagni marini.
E negli anni Venti il glorioso stabilimento San Siro di proprietà del Signor Origone era ancora perfettamente in funzione, con la sua ampia offerta di saponi e profumerie da bagno, con i suoi bagni alla crusca e al’amido.
C’era persino il riscaldamento!
E offrivano delle convenzioni particolari, certo che i genovesi il commercio ce l’hanno nel sangue!
A volte, guardando al passato, scopriamo dettagli e storie che ignoravamo e tutto è fascino, magia, velata dalla polvere del tempo.
Come il mio vecchio prezioso libro dalle pagine spesse e ingiallite, un nuovo amico che ha portato sotto il mio sguardo luoghi e persone che non conoscevo.

.

Vico dell’Argento, a cena da Gaia

Giorni addietro qualcuno mi ha chiesto quale criterio usi per scegliere i locali e i negozi che mostro su queste pagine: uno ed uno solo, questi sono i posti che piacciono a me, quelli dove vi porterei se veniste a trovarmi.
E uno dei ristoranti che sceglierei per una cena è  Gaia, in Vico dell’Argento.

Se ci fosse qualche genovese distratto e disorientato, questo è Vico dell’Argento, un caruggio che congiunge Via Cairoli a Via Lomellini.
Ma davvero non siete mai stati da Gaia? Non ci posso credere!

Ecco la sala principale del ristorante.

Ma cosa si mangia da Gaia? Le delizie della cucina ligure, ovviamente.
I testaroli in salsa di noci e le trofie al pesto con patate e fagiolini, spaghetti con olive fresche, capperi ed olive taggiasche.
E sono deliziosi i taglierini allo zafferano con ragù di gamberi al pesto leggero.
Vi è venuta fame? Non vi resta che prenotare un tavolo.

In estate si può sedersi anche fuori, in Via Cairoli, ma nelle altre stagioni vi faranno accomodare qui, in queste sale.

Si mangia davvero bene e inoltre questo ristorante si trova in un fondo di un palazzo molto antico.
E così, come vedete, il soffitto ha le volte.


E su un muro c’è questa chiave, come su tanti edifici dei nostri caruggi.

Eh sì, questo posto ha proprio il suo fascino, lasciatemelo dire!

E poi vi sedete e ordinate la vostra cena, le porzioni sono sempre abbondanti, certo non uscirete da qui con un languorino, ve lo posso assicurare!
Io quella sera ho preso un antipasto Gaia, un misto di torte di verdura veramente saporito.
Il vino, se sfuso, vi verrà portato in questa tipica bottiglia, la stessa che viene usata per l’acqua.

Qui si possono gustare il coniglio alla ligure e le lattughe ripiene alla genovese, ma il menu è vasto sia per quanto riguarda i secondi di carne che quelli di pesce.
E quindi potrete ordinare il filetto con gli asparagi, lo stoccafisso accomodato o il filetto di ricciola alla ligure, non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Eh, io veramente quella sera stavo quasi per scordarmi di voi, lo ammetto!
Mi hanno portato un piatto fumante di totani in umido con patate e piselli, con due belle fette di pane da immergere nel sugo!
E così ho iniziato la mia cenetta, che meraviglia!
E poi per fortuna mi sono ricordata di scattare una foto, forse la qualità dell’immagine non è elevatissima, ma mica potevo farmi freddare la cena, vi pare?

E poi è arrivato un contorno di funghi porcini.

E tra i tanti dolci, cosa scegliere?
Meglio la crema catalana o la torta di pere e noci? O forse cantucci e vin santo?
Ho optato per un delizioso tegolino alle nocciole con crema di ricotta e lamponi.
Una spolverata di zucchero a velo e un filo di caramello, una vera squisitezza.

Una cena davvero gradita, in un posto accogliente e caratteristico.
Da Gaia, in Vico dell’Argento.