Genova, 1853: l’Acqua di Genova e i successi di un profumiere

Correva l’anno 1853 e Genova era lo scenario dei successi di un intraprendente profumiere di nome Stefano Frecceri.
Professionista dall’estro creativo e dotato di mirabile talento, l’abile profumiere creò una fragranza ineguagliabile dai toni cipriati e agrumati: la sua colonia prese il fierissimo nome di Acqua di Genova.
Frecceri aveva il suo ben negozio in una delle zone eleganti ed esclusive della città, in quella Strada Nuovissima ai nostri tempi nota come Via Cairoli.

La sua pregiata colonia fu apprezzata dalle personalità più illustri e Stefano Frecceri divenne distillatore e profumiere brevettato di Sua Maestà il Re d’Italia, tra i suoi blasonati estimatori figuravano anche il Re Vittorio Emanuele II, Camillo Benso Conte di Cavour e Napoleone III di Francia.
Inoltre l’Acqua di Genova era prediletta da Virginia Oldoini, la conturbante Contessa di Castiglione nota per la sua bellezza e per il suo fascino.
In una pubblicità di fine Ottocento risulta poi che la fabbrica e la distilleria di Stefano Frecceri si trovava nella ridente Sant’Ilario e che Frecceri usava per i suoi profumi i fiori e le piante di questa amena località del levante genovese.
Tra gli altri il nostro imprenditore produceva profumi dai nomi romantici ed evocativi con Eden violetta, Eden Bouquet ed Eliotropo bianco.

Il suo fiore all’occhiello però, è proprio il caso di dirlo a questa maniera, fu sempre la sua preziosa Acqua di Genova.
Lungo è l’elenco dei premi che egli vinse con la sua colonia, l’Acqua di Genova si aggiudicò ben 24 Medaglie d’Oro alle varie esposizioni che si tenevano nelle città italiane e straniere, fu premiata nel 1862 a Londra e nel 1878 a Parigi e poi negli anni a seguire fu riconosciuta in diverse altre circostanze, da Melbourne a Napoli, da Nizza a Torino riecheggiò la fama della deliziosa colonia prodotta nella Superba.
Ancora oggi l’Acqua di Genova è prodotta secondo la sua originaria formulazione e viene proposta con una confezione sulla quale è riportata un’antica cantina della città, la raffinata bottiglia ha un gusto squisitamente ottocentesco.
E ovunque egli si trovi io sono certa che l’illustre e stimato profumiere Stefano Frecceri sia giustamente fiero dell’ Acqua di Genova, sua fortunata creazione nel lontano 1853.

9 Dicembre 1920: i fatti del giorno

Come spesso accade su queste pagine oggi faremo un salto indietro nel tempo fino a cento anni fa.
È il 9 Dicembre 1920 e sul quotidiano Il Lavoro ecco alcuni dei fatti del giorno, si tratta soltanto della piccola cronaca cittadina, non sono certo eventi che passeranno alla storia.
Ah di certo tutto rimase bene impresso nella memoria di quel rosticciere di Corso Buenos Aires che al mattino riaprendo il suo bel negozio ebbe l’amara sorpresa di scoprire che nottetempo i ladri gli avevano portato via salami, prosciutti, polli, liquori e pure denari!
La città pullula di scaltri delinquenti, in questi giorni di dicembre tra le altre cose è successo un fattaccio non da poco.
Alcuni malviventi infatti sottrassero da una chiatta ormeggiata a Ponte Reale ben 16 chili di caffè e li caricarono su un carretto con l’intenzione di portarseli via attraversando le barriere doganali muniti di documenti falsi.
Furono le attente guardie di Ponte Calvi a sorprendere i malfattori con quella carretta e a sventare così l’audace furto, i ladri in fuga spararono anche qualche colpo di pistola e si può immaginare quale trambusto provocarono in quella parte popolosa della città.

Fu lesto e pronto di riflessi un certo commerciante di Via Cairoli che si ritrovò nel suo bel negozio due elegantoni dai modi suadenti che cercarono di incantarlo con la scusa di comprare delle cravatte e nel frattempo ne rubarono una scatola del valore di ben 100 Lire.
Il negoziante però non si era fatto distrarre ed essendosi accorto di tutto non si perse d’animo: uscì dal negozio e di buon passo raggiunse i due bellimbusti fino in Salita San Siro e questi si videro costretti a buttare a terra la scatola per poi dileguarsi nei caruggi.

E ci rimase con un palmo di naso un certo stimato avvocato che incappò in una spiacevole disavventura avvenuta proprio nel suo ufficio in quell’elegante Via Carlo Felice che un giorno sarà nota come Via XXV Aprile.
Dunque, il professionista era lì a lavorare tra le sue carte e a un certo punto decise di uscire, passò così nell’anticamera e si accorse che sull’attaccapanni non c’era più il suo paletot!
Qualcuno si era introdotto alla chetichella nell’anticamera e si era servito e quindi c’era un malfattore che girava per Genova con addosso il paletot dell’avvocato!
Constatato il fatto al professionista non restò altro da fare se non sporgere denuncia alle competenti autorità e comprarsi un nuovo paletot, presumo.
Accadde ben cento anni fa: era il 9 Dicembre 1920 a Genova.

Caruggi, fiori e cielo

Questa è una storia di caruggi, fiori e cielo ed è una magia di qualche giorno fa, mi emozionano sempre il mio stupore e la mia meraviglia davanti a quella bellezza che finisco per ritrovare quelle volte in cui vado ovunque e in nessun posto.
Ed ero in Via della Maddalena, ho alzato lo sguardo e sopra di me ho trovato questa prospettiva radiosa, le finestre spalancate, la striscia di azzurro e una magia di petali colorati lassù, su un terrazzino.

Accade così, la natura trionfa là dove il sole conforta i fiori e i piccoli boccioli, li ho visti timidamente affacciarsi anche in Vico San Gottardo.

E verdi pianticelle si godono il confortevole calore su un tetto in Piazza Valoria.

Ed è tutta una magia di estate, caruggi e cielo.
E poi, a volte, anche se non ci sono corolle variopinte e odorose la vera bellezza ti sovrasta comunque.
E allora guardo in su e talvolta anche le altre persone finiscono per fare lo stesso e questo mi regala sempre un sorriso, lo ammetto.

Lo sguardo poi a volte trova certi terrazzini così colorati e rigogliosi: si stagliano lassù, in quella vertigine, contro l’azzurro di Genova.

E poi ecco le geometrie di Via dei Macelli di Soziglia e rosso e contrasti.

E ancora foglie e diverse sfumature di verde e di giallo.

Una prospettiva turchese, il campanile della chiesa della Maddalena e ancora il rosa intenso della bouganvillea tante volte ritrovato in questa mia passeggiata.

È una storia così, composta di molti colori di giugno, di turchese brillante, di vento che smuove le foglie e i piccoli petali dalle tinte vivaci.
È una storia semplice di caruggi, fiori e cielo.

La pioggia di maggio

La pioggia di maggio è la sorpresa che non ti aspetti: cade tumultuosa, rende l’aria fresca ma poi il sole glorioso è vincitore e lei le cede il suo posto.
La pioggia di maggio lascia a terra i suoi specchi incantati che riflettono le imprendibili magie della città.
È una bellezza ritrovata, dai contorni lievi ed evanescenti, puoi coglierla se il tuo sguardo curioso sa trovarla nell’acqua di certe umili pozzanghere.
E vedrai finestre, cielo azzurro e insolite prospettive urbane in Via di Vallechiara.

E l’insegna gialla dell’Ufficio Postale, vetri chiusi e profili tremuli.

È così meravigliosa la vita sottosopra con le strade al contrario, sono come sempre le hai vedute e al tempo stesso sono ad un’altra maniera.
Con quei pedoni che incedono calpestando il cielo, è qualcosa di straordinario, credetemi!
E così è Via Cairoli, nell’eleganza del suo curvarsi armonioso.

E fremono al sole le foglioline verdi su certi terrazzini.

La pioggia di maggio regala bellezza improvvisa e quasi miracolosa, si incontra con la luce radiosa e tutto pare splendere.
E là nella pozzanghera ammiri il cielo azzurro e le palme del Porto Antico.

E poi cade ancora qualche goccia e l’acqua si spande in fragili cerchi, in una musica lieve e imprevista, come la pioggia di maggio sulle strade di Genova.

 

Specchi genovesi

Dovrei farlo davvero, lo scrissi tempo fa e ancora lo penso: dovrei portarmi dietro uno specchio delle giuste dimensioni e usarlo per ammirare la città da prospettive insolite.
Capitano comunque gli scorci imprevedibili catturati dalle magie degli specchi, occorre solo fermarsi a guardarli.
Ad esempio al Bookshop dei Musei di Strada Nuova, tra i libri d’arte, i calendari e gli oggetti ricordo.

E poi ti volti e vedi tetti, comignoli, finestrelle.
Riflessi genovesi, all’improvviso.

E ci sono decine di specchi sulle bancarelle dei mercatini.
Un tempo servivano forse a qualche vezzosa fanciulla, adesso attendono una nuova casa e nuovi volti di un altro secolo.
E intanto restituiscono immagini della città, solo per qualche istante.

Una lampada, una collana, le persiane chiuse e due bimbetti pensosi.

“Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è e viceversa! Ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe!”
Sono le parole di Alice nelle Meraviglie nel celebre film di Disney, ricordate?
E se io avessi uno specchio tutto per me allora vedrei il mondo come piace a me.
Così, creature del bosco e cielo azzurro e Genova verticale.

E poi, a volte, non occorre proprio nulla di più.
Certi specchi sono così, semplicemente perfetti e non c’è davvero nulla da aggiungere.

Pioggia di primavera

La pioggia di primavera arriva come una musica che non ti aspetti.
Scende fragorosa, bagna caruggi e piazze, abbaini e tetti.
E sono diverse sfumature di bianco e danze di ombrelli, in Via Lomellini.

Grigio?
Non sempre.
Insegne luminose, persiane, tende tirate in fuori, striscioni appesi tra un palazzo e l’altro.
Acqua, gocce che scivolano giù.

E camminare, piano, sotto la pioggia di primavera.

In uno di questi giorni di maggio ho anche avuto la fortuna di trovare aperto il cancello di Vico Chiuso della Rana.
Non c’ero mai stata prima fin laggiù.
E pioveva.
E c’erano dei panni stesi, sotto la pioggia.
E l’acqua scendeva.
Là, in fondo al vicolo, un portone e un’edicola vuota, un tempo ospitava una statua di Nostra Signora della Misericordia.
Nella mia città ideale i caruggi non hanno cancelli e tutte le Madonnette sono al loro posto.

Quando piove, in primavera le pozzanghere diventano specchi magici.

E poi arriva il sole, le nuvole si inquietano, si scostano e lasciano intravedere il cielo.

E poi ancora di più, speranza bella di giornate serene.

La pioggia di maggio, in Strada Nuova, può avere i toni del nobile velluto e dei petali delle semplici primule.

La pioggia, a volte, è musica.
Di scrosci di acqua della fontana, di note leggere, di melodie che risuonano dentro al Teatro Carlo Felice.

E poi si rasserena e torna l’azzurro, all’improvviso.
E volano i gabbiani, nel cielo pulito di primavera.

La Moda di Parigi in Via Cairoli

Quando si parla di moda la capitale francese di certo non ha eguali.
Chiunque sia stato a Parigi si è soffermato ad ammirare certe lussuose vetrine dove sono esposti abiti eleganti e sontuosi, giurerei che lo avete fatto anche voi!
E là, a Parigi, io ho trascorso un tempo infinito a curiosare dai bouquinistes lungo le rive della Senna.
E poi sono tornata a casa con la moda di Parigi, ho acquistato diverse stampe che ora sono appese in casa mia.
Ecco le Moniteur de la Mode, le signorine francesi certo avevano buon gusto!

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Ne ho una piccola serie e ve ne mostro soltanto un paio, ognuna di esse è un piccolo gioiello.
Capello di paglia, nastri e ombrellino da passeggio, lo stile perfetto di un’epoca distante.

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E a proposito della moda di Parigi ho scoperto sulla mia Guida Pagano del 1894 che un certo stile in quell’anno era molto apprezzato anche nella Superba.
Le immaginate le signore genovesi?
Solo a sentir nominare la Ville Lumière si saranno incuriosite, presumo che il negozio in questione fosse molto ambito, sicuramente vi si trovavano capi ricercati.
Era situato nell’elegante Via Cairoli che qui vedete da una prospettiva particolare, sono riuscita a fotografarla in questa maniera da Palazzo della Meridiana.

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E quindi, sul finire dell’Ottocento, una passeggiata in questa strada di Genova forse prevedeva una tappa obbligatoria in quel negozio.

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Qui si offriva una vastissima scelta di capi d’abbigliamento, per l’inverno si confezionavano caldi mantelli e sicuramente si prestava sempre attenzione alle ambizioni delle clienti.
Nella pubblicità del Salone di Moda mi ha colpito un dettaglio inconsueto per i nostri tempi: oltre ai vestiti per i momenti gioiosi e mondani si specifica che in questo negozio si preparano anche abiti da lutto in 24 ore.
Eh insomma, all’epoca le signore e signorine ci tenevano particolarmente ad essere eleganti anche in circostanze tristi e i sarti della casa erano a disposizione.
Grazie al cielo la vita dona anche attimi di indimenticabile serenità e allora ecco i corredi da sposa, i mantelli da ballo e gli abiti per le serate a teatro.

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E dal nome del negozio noterete che i proprietari dovevano essere proprio francesi, quindi sicuramente se ne intendevano e avranno fatto del loro meglio per accontentare l’esigente clientela genovese nel loro salone di moda che immagino arredato con mobili di pregio e comode poltroncine.

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Un luogo raffinato ed accogliente nella centralissima Via Cairoli.
Tra sete e velluti, nastri e pizzi, la moda di Parigi nel cuore di Genova.

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Cartoleria Peloso, una bottega dalla lunga storia

Questa è la storia di un’antica bottega di Genova ed è una vicenda che affonda le sue radici in un altro secolo, a dare inizio a questa avventura fu Filippo Peloso, un genovese nato nel lontano 1863.
Nel 1885 egli aprì un bel negozio di cartoleria in Via Cairoli e contemporaneamente fu molto attivo negli ambienti religiosi.
Si iscrisse alla Società Operaia Cattolica di San Giovanni Battista e fu membro di diverse associazioni e cooperative sempre di ispirazione cattolica, una di esse si occupava della costruzione di case popolari.
Diede anche vita alle Filodrammatiche Cattoliche e così nel suo negozio teneva anche scenari e costumi utili alle rappresentazioni.Peloso

Se per caso dovesse capitarvi di sfogliare “La Settimana Religiosa” vi imbatterete spesso in questa bottega.
Su questa rivista ho cercato notizie sui festeggiamenti degli 800 anni della traslazione delle ceneri del Battista a Genova e su certe pagine di fine ‘800 ho trovato un’affascinante pubblicità.
Dove si vendevano i globi luminosi? Da Peloso, naturalmente.
E forse ricorderete, ho avuto modo di narrarvi di una gita sul Monte Antola risalente al 1899, era organizzata dal Comitato Regionale Ligure dell’Opera dei Congressi.
Si trattava di un’iniziativa a carattere religioso e siccome il nostro Filippo era dell’ambiente i biglietti per partecipare si vendevano proprio da lui, nel suo negozio.

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La bella cartoleria del signor Peloso è ancora in Via Cairoli dove troverete anche un attestato e una medaglia che testimoniano la sua antica storia.

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E nel retrobottega c’è un armadio dalla lunga vita.

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Ci sono gli scaffali di legno.

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Per non dire del mobile con tutti i cassettini, una meraviglia che molti di noi vorrebbero possedere.

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E poi il fascino delle cartolerie, ne vogliamo parlare?
Quando iniziava la scuola la parte più entusiasmante per me era proprio questa: scegliere i quaderni, le matite e i pennarelli, le gomme profumate, il temperino e l’astuccio.
Da perdersi!
E il fascino resta, resta ancora.

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Scaffali di legno.
Righe, quadretti, block notes.

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Il valore aggiunto di questo negozio sono proprio questi suoi antichi arredi: vissuti, curati, affascinanti.
E gli articoli saranno anche cambiati ma le etichette sono rimaste.

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Su certe maniglie sono stampigliate parole che riportano ad un altro tempo, oggi si fa spesso affidamento alla memoria di uno smartphone ma volete mettere la bellezza di una rubrichetta?

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E guide, piante, ricordi.

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Tra le varie cose interessanti ho trovato in questo negozio un autentico cimelio e sono certa che molti di voi avranno un moto di commozione nel vedere queste immagini.
Ci riportano indietro, ai tempi delle elementari e delle medie.
Vi ricordate?
Facevamo le ricerche, io ho un preciso ricordo di me seduta in cucina insieme alla mamma che mi aiutava a fare i compiti.
Vi ricordate?
Usavamo questi, proprio questi, noi che siamo stati bambini negli anni ’70.

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E poi ritagliavamo le foto che ci servivano e il foglio, privo di qualche rettangolino, rimaneva attaccato al libretto.

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Cose belle di un altro tempo.
Cose belle che ho ritrovato in una cartoleria dalla lunga storia: nacque sul finire dell’Ottocento, era la bottega di Filippo Peloso.

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George Eliot, una celebre scrittrice a Genova

È un giorno di primavera del 1860 e alla stazione di Torino si presenta una viaggiatrice inglese, il suo nome è Mary Anne Evans ed è una scrittrice nota ancor adesso con lo pseudonimo di George Eliot.
Nell’attesa di salire sul suo treno la nostra protagonista fa un incontro che la incuriosisce, i suoi occhi si posano sulla figura di Camillo Benso, Conte di Cavour.
Il treno parte e conduce la nostra George verso una delle tappe del suo viaggio, è una città che ha già veduto e a lei l’autrice riserva parole ricche di sentimento:

In Genoa again, on a bright, warm, spring morning!
Di nuovo a Genova, in una luminosa, calda mattina di primavera!

L’albergo che ospita la scrittrice inglese è molto celebre ed è spesso prescelto dagli stranieri, l’Hotel Feder si trova in una posizione incantevole, nel cuore pulsante della città, in Via al Ponte Reale.

Palazzo Di Negro

La nostra turista si sofferma a fare qualche considerazione in merito agli interni dell’albergo, dice che vi ritrova un certo gusto tipicamente inglese.

Palazzo Di Negro (2)

George Eliot trascorrerà breve tempo nella Superba, a stupire lei e l’uomo con il quale condivide i suoi giorni sono i fasti di Via Cairoli, allora denominata Strada Nuovissima, la incantano poi gli splendori di Via Garibaldi, la celebre Strada Nuova.

Via Garibaldi (17)

La prospettiva di queste strade, scrive l’autrice, crea un’impressione di grandezza, la ammaliano i cortili e le architetture dei Palazzi dei Rolli.

Palazzo Lomellino

E da saggia osservatrice George Eliot comprende che per ammirare Genova nella sua bellezza occorre guardarla da diversi punti di vista.
Dall’alto, lasciando correre lo sguardo sopra i tetti.
Su per i gradini e spezzandosi il fiato, lei sale sul campanile delle Basilica di Carignano.

Basilica di Carignano

E poi vede le chiese, la Nunziata e il Duomo di San Lorenzo con le sue ricchezze.

San Lorenzo (4)

Anche George Eliot, come molti viaggiatori, accenna ad una visita nella zona di Staglieno, va detto che l’autrice non fa riferimenti precisi riguardo alle opere del Cimitero Monumentale, tuttavia la colpisce l’ambiente rurale di quelle zone, nota i numerosi bambini che scorrazzano liberi, vede un panorama agreste dove trova carri trainati dai muli, è un luogo immerso nella natura incontaminata e ricco di floridi ulivi.
Fu breve il soggiorno genovese di George Eliot, le sue memorie di questa città sono incluse nel volume Life and Letters.
L’Hotel Feder fu meta di diversi viaggiatori, alcuni di essi sono molto celebri e di loro ho già avuto modo di scrivere in questo articolo.

Palazzo Di Negro (3)
George Eliot ha scritto autentici capolavori della letteratura, Il Mulino sulla Floss è uno dei romanzi più belli che abbia mai letto e mi ha regalato momenti di autentico coinvolgimento.
In quelle stanze vicine al mare e alla vita frenetica del porto dormì anche Mary Ann Evans, colei che volle essere nota al mondo come George Eliot.
La città che vide rimase nei suoi occhi, lucente nella sua fiera bellezza, resa ancor più affascinante dalle parole che le dedicò una celebre scrittrice.

Genova La Superba is not a name of the past merely.
Genova La Superba non è soltanto un nome del passato.

George Eliot, Life and Letters 

Genova

Salita dell’Oro, il confine tra la luce e l’ombra

A Genova dalle parti di Via Cairoli ci sono le vie dei metalli preziosi, la suggestiva toponomastica della Superba ci ha regalato Vico del Piombo, Vico dell’Argento e Salita dell’Oro.
E in uno di questi vicoli in certe giornate vi sorprende uno scintillio, accade quando il sole batte in questa maniera, fendendo la via con un linea perfetta, il confine tra la luce e l’ombra.

Salita dell'Oro

E poi i raggi virano, si cammina nel chiarore di un giorno d’estate.

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Guardatela poi dall’alto Salita dell’Oro, da un diverso punto di osservazione.

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Guardatela nei suoi colori, si mescolano in una sola immagine diversi aspetti di Genova.
La prospettiva inganna, sono gli effetti ottici dei caruggi, sembra essere un’unica strada e invece Salita dell’Oro sbocca in Via Lomellini e il sontuoso palazzo che si vede laggiù è uno dei Rolli situati in questa via.
Eppure davanti a noi sembra esserci un’unica curva che pare non terminare, marcata dal confine tra la luce e l’ombra.

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In certi giorni, poi, in Salita dell’Oro potreste trovare altra luce e altri colori.

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Una suggestione che dura per breve tempo, le magie sono così, effimere e fugaci.

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In altri giorni, ancora diverse tinte e sfumature.
E sapete, noi cacciatori di luce e siamo anche capaci di restare fermi lì a guardare, in attesa degli eventi.

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Colonne, archetti e diverse geometrie di Genova, il quotidiano che si sovrappone alla storia.
Che altro è la bellezza?

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E grazie ad un affascinante mistero poi, a quell’ora del giorno, la luce si proietta solo sul muro e non arriva fino in fondo al vicolo.

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In altre sere, poi, potreste vedere ancora altre magie.
Avviene quando si avvicina il tramonto e ancora accade per un solo istante.
Un raggio di sole batte sulla lampada, l’attraversa, la illumina, sembra che l’accenda.
Sono i luminosi incanti di Salita dell’Oro, brevi, fugaci e magici, sul confine tra la luce l’ombra.

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