Il sorriso migliore

Doveva essere tarda primavera, probabilmente era un pigra domenica, credo di poterlo evincere dalle serrande tutte abbassate in una via quasi deserta.
Ed era il 1938, in questa strada un tempo dedicata a Carlo Alberto e poi in seguito ad Antonio Gramsci del quale ancora porta il nome.
E ognuna di queste giovani donne indossava il suo sorriso migliore: pulito, onesto, sincero e carico di tante speranze a proposito di tutto quello che ancora doveva accadere.
A Genova, nel 1938.
Una di loro porta pure un fiocco bianco tra i capelli, tutte hanno questi abiti leggeri, così semplici e tenuti con la giusta cura.
Insieme, appena per alcuni brevi istanti che saranno memoria dolce di giorni lontani.

E in quel tratto di strada c’era una pescheria di certo molto fornita con i doni del mare, lì accanto si trovava una bottega per provetti pescatori che avrà avuto di sicuro i suoi fidati clienti.
Non c’era la sopraelevata davanti alle case alte e antiche, a breve distanza il mare cantava e ferveva la vita del porto, c’era un mondo che a poco a poco ha mutato aspetto.
E c’era lei con il suo sorriso, i ricci scuri, gli occhi grandi spalancati su questo 1938.

E ancora un altro istante da non dimenticare di una giornata trascorsa insieme.
E poi ognuna ricorderà un diverso dettaglio: un frammento di tempo trascorso, certe parole, certe risate, le piccole gioie che sanno rendere più dolci i giorni della nostra vita.

Era il 1938, forse era primavera.
Non so dirvi cosa sia accaduto a queste giovani donne e quale sia stato il loro cammino nel mondo, mi piace pensare che siano rimaste sempre unite e complici, nei tempi difficili e poi anche negli anni della quieta prosperità.
E così una mattina di gennaio ho voluto riportarle ancora in quel luogo che anche loro di certo conoscevano bene e ho pensato che fosse proprio un’emozione bella per me essere proprio lì dove un tempo furono scattate queste fotografie.
Era il 1938 e ognuna di loro indossava il suo sorriso migliore.

In barca, vicino al Ponte Reale

Una strada di Genova, un’altra epoca, un frammento di vita.
Via Carlo Alberto, oggi denominata Via Gramsci, la gente che cammina e sullo sfondo Ponte Reale che un tempo collegava Palazzo Reale al mare.
Un ponte perduto, sacrificato alla modernità, è stato demolito per lasciar spazio alla costruzione della Sopraelevata.
In altri anni, invece, si passava ancora sotto a Ponte Reale.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Via Carlo Alberto, il mare e la gente di mare.

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E due giovani donne, si affacciano e volgono lo sguardo verso il fotografo.

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E ancora un’altra imbarcazione che ospita diverse persone a bordo.
Cappelli, baffi importanti, sguardi seri.
E un giovane uomo, quasi spavaldo nella sua posa, ostenta sicurezza.

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Sullo sfondo, in lontananza, il Ponte Reale.

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Non c’è vento, in questo giorno da ricordare.
Ci sono gli amici, i parenti, le persone con le quali condividere la gioia di una giornata particolare.

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Una famiglia.
La madre affabile e compita, il ragazzino timido con il cappello tra mani, il padre, gran lavoratore, uomo semplice e apparentemente anche un po’ impacciato.
Sulla destra un gentiluomo dai modi eleganti: lui è un uomo d’affari, uno che i soldi li fa girare.
E ci scommetterei, si tratta del padrone della barca.

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Non per tutti questo è momento felice.
Come sempre accade, c’è una persona che colpisce la mia attenzione.
Una donna di fascino, ritrosa e schiva, ha gran gusto per gli abiti, il suo vestito ha il corpetto rifinito con pizzi elaborati e le maniche ampie, sul cappello paiono esserci piccole roselline.
Sta seduta su una sedia e si regge alla corda, la barca dondola sul mare di Genova.
Lei tace, tace e si annoia.
Lei è la moglie del proprietario della barca, compie il suo dovere di sposa fedele e devota ed è qui, dove ci si aspetta che lei sia.
Eppure io ne sono sicura, io lo so: lei vorrebbe essere altrove.

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Sorrisi aperti, in un istante sospeso.
A Genova, tanto tempo fa.

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L’uomo con la bombetta, il tipo con la barba.
Borghesi e marinai.
Genovesi, lo darei per certo.

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Le persone che avete veduto escono da un album dei ricordi, questa fotografia un tempo appartenne a qualcuno che voleva conservare memoria di quel giorno.
Io l’ho comprata e adesso è parte della mia piccola collezione, quindi come sempre tutto ciò che avete letto è un gioco della mia fantasia.
Una giornata sul mare, in un altro tempo: per alcuni è un lavoro, per altri è un diletto.
E sullo sfondo, una parte di Genova ormai perduta: in barca, vicino a Ponte Reale.

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Il mio avo Vincenzo, passamantiere in Campetto

Questa è una storia di Genova ed è una storia di famiglia che vi porterà a metà dell’Ottocento.
Ricorderete il mio post sulle perline della bisnonna e l’accenno al negozio di paramenti sacri dei miei antenati, oggi andremo proprio là e non mancheranno altre sorprese.
Il negozio appartiene al nonno di mia nonna paterna, il suo nome è Vincenzo Stronello e sarà lui a condurci per le strade di Genova, lungo le vie del suo quotidiano.
Vincenzo abita in Via di Fassolo.

Via di Fassolo (2)

E’ la parallela di Via Milano, anche qui ci sono cieli azzurri e panni stesi.

Via di Fassolo (3)

Gli Stronello stanno là in fondo, proprio nei pressi della Sailors’ Rest, dove un tempo si dava assistenza ai marinai.

Sailor House

Questa è la casa di Vincenzo, da qui lui esce ogni mattina per recarsi al suo negozio.

Via di Fassolo

Pochi passi lo separano da Via Milano, ora questa è un’arteria cittadina molto trafficata, all’epoca di Vincenzo era ben diversa.
Ecco sulla destra l’edificio della Sailors’ Rest.

Via Milano

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Carretti, passanti, è un giorno qualunque in questa strada della Superba.

Via Milano (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Lì davanti c’è un belvedere con un’ampia terrazza e le panchine.
Vincenzo respira l’aria del suo mare, volge lo sguardo verso la Lanterna e poi riprende il suo percorso.

Via Milano (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Lo attendono il lavoro e la frenesia della città, si incammina così sull’attuale Via Gramsci, ai suoi tempi questa strada si chiamava Via Carlo Alberto.
E sono certa di non sbagliare: al mio antenato non sarebbe affatto piaciuta la Sopraelevata che si snoda davanti ai palazzi!
Ecco, pure io la detesto, ci tengo a ribadirlo.

Via Gramsci

Gli edifici sono i medesimi ma Vincenzo ha un diverso orizzonte.

Via Carlo Alberto (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Cammina con passo svelto, tra quella folla di persone incolonnate sul marciapiede c’è anche lui, come tutti passerà sotto l’arco di Palazzo Reale che noi non abbiamo mai veduto,  poi percorrerà i portici di Caricamento.

Via Carlo Alberto

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E certo, passando a Banchi si fermerà a parlare con qualche amico, qui si conoscono tutti, è inevitabile!

Piazza Banchi

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Il negozio è poco distante, in Campetto.

Campetto

E forse vi starete chiedendo come faccia a conoscere l’indirizzo preciso.
In questa mia ricerca mi avvalgo di alcune memorie di famiglia ma anche dell’aiuto prezioso di alcune persone, devo così ringraziare Federica Terrile e Anna Galleano che lavorano presso la Camera di Commercio di Genova.
Con entusiasmo e generosità hanno compiuto delle ricerche per me e mi hanno fatto avere alcuni documenti dell’Archivio Storico della Camera di Commercio.
In questa carta si legge che Vincenzo Stronello aveva un negozio di passamanerie in Campetto al 15 Rosso.

Documento

E così eccomi qua, davanti al negozio dell’antenato!
Oggi in questi locali si vendono accessori per cellulari, naturalmente sono anche entrata e ne ho amabilmente parlato con colui che si trovava dietro al bancone.

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Qui, in Campetto, per Vincenzo la concorrenza è dura.
Eh già, dovete sapere che il mio caro amico Eugenio ha trovato in un suo libro l’elenco dei passamantieri di Genova nell’anno 1857.
E ho notato che c’è il negozio del mio antenato ma poco distante c’è anche la vedova Rebora e in Soziglia c’è la bottega di Maiocchi!
Tutti lì, in pochi metri!

Campetto

Genova è una città viva e il commercio ferve.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Immagino quel negozio: ha una bella targa dai caratteri tondeggianti, le vetrine luccicanti e gli arredi di legno scuro, all’interno c’è un grande mobile con tanti cassetti e là dentro ci sono le famose perline e le decorazioni per gli arredi sacri.

Perline (10)

E poi che altro vende Vincenzo?
Alcuni degli articoli di quel negozio hanno compiuto un lungo viaggio nel tempo e adesso se ne stanno in una capiente scatola.
Ci sono certe spalline militari, ad esempio, Vincenzo le abbelliva con le sue passamanerie.

Spalline

E i bottoni sono ancora saldamente fissati sul loro cartoncino.

Bottoni

Cose di un tempo lontano che mia nonna ha conservato.

Spalline (2)

Spalline (3)

Tutti questi accessori se ne stanno stipati nella bottega di Vincenzo, ci sono cordoni d’oro e d’argento.

Cordoni

Altri sono rossi come il corallo.

Cordoni (2)

Ci sono nappe ed elementi decorativi dai molti colori.

Passamanerie (2)

Passamanerie

Vincenzo Stronello, passamantiere in Campetto, aveva anche un’infinità di rocchetti di fili luminosi come questi.

Filo dorato (2)

Alle due estremità ci sono segnati dei numeri, questa calligrafia antica ha tutto il fascino delle cose perdute eppure ancora così presenti.

Filo dorato (3)

Filo dorato (4)

Il negozio passò poi ai discendenti, divenne così dei miei bisnonni e cambiò anche sede.
E con una punta di orgoglio vi mostro la carta intestata che proviene ancora dall’archivio Storico della Camera di Commercio.

Documento (2)

Oro fino e seta per ricamo, forniture per stendardi e generi diversi. Poesia.
Nel 1923 il negozio si trova in Vico Inferiore di Pellicceria, a quell’epoca Vincenzo non c’era già più.

Vico Inferione di Pellicceria

E poi ancora, in seguito la bottega sarà a fianco della Cattedrale, in Piazza di San Giovanni Vecchio, uno di quei posti dove gli incanti di Genova non smettono di stupire.

Piazza San Giovanni Vecchio

Nei caruggi, nel cuore della città.
Mia zia mi ha raccontato che l’ampia diffusione della macchina da cucire mise in difficoltà il negozio.
E’ sempre così, il progresso modifica le nostre esigenze e per alcuni è una fatica improba stare al passo con i tempi.

Piazza San Giovanni Vecchio (2)

Per quanto ne so, il passamantiere e la sua famiglia ebbero una vita piacevole.
Con la bella stagione erano soliti andarsene in villeggiatura nella villa di Pontedecimo, una casa di campagna che io ricordo di aver visto qualche anno fa, mi riprometto di tornarci presto.
Curiosamente tra le cartoline di Eugenio ho trovato questa immagine dove si legge: Pontedecimo veduto da Villa Stronello.

Pontedecimo

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Vincenzo seguì le consuetudini dei borghesi e degli agiati commercianti di Genova, come molti altri fece edificare per sé e per i suoi cari una tomba monumentale al Cimitero di Staglieno.
Là lui riposa, insieme a sua moglie e ad altri membri della famiglia.

Staglieno

Ho pensato a lungo se pubblicare la sua foto poi riflettendo mi sono detta che lui sarebbe fiero e orgoglioso di sapere che oggi si parla ancora della sua bottega.
E a pensarci bene chi altri al mondo farà mai questo pellegrinaggio sui luoghi del passato?
Ho camminato per Genova, dalla sua casa fino al suo negozio, cercando di vedere ciò che passava davanti ai suoi occhi.
Un viaggio tra le emozioni e i ricordi.
Sulle tracce di lui, Vincenzo Stronello, passamantiere in Campetto.

Vincenzo

Con un pensiero a chi lo attendeva a casa, nell’appartamento di Fassolo, questa è sua moglie Teresa.
E a dir tutta la verità secondo me io le assomiglio.

Teresa

Le vite degli uomini sono come fili che si snodano nel tempo, a volte pensiamo di non scorgerle più perché su di esse sembrano essere calate le tenebre.
Come fili che si snodano nel tempo, a volte le vite degli uomini sanno brillare come oro in quel buio che ci rende ciechi.
Ed è in quell’istante che riusciamo a vederle.

Filo dorato

Il Signor Ludwig, uno straniero a Genova

Il Signor Ludwig giunse a Genova in un giorno d’inverno.
Era il mese di gennaio del 1907, il viaggio era stato lungo e per nulla confortevole, il nostro straniero sentiva sulle sue spalle tutto il peso di quella faticosa esperienza.
La carrozza lo lasciò davanti all’Hotel de La Ville, l’albergo era una struttura di gran pregio, una delle più importanti della città e meta prediletta dei forestieri.
Gli ambasciatori e le persone di rilievo soggiornavano spesso lì e lì, in Sottoripa, arrivò anche il nostro visitatore.

De la Ville

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Lo accolse, nell’inverno di Liguria, una furiosa tramontana.
Un vento pazzo, inquieto e sconquassante, non c’era la neve ad imbiancare i tetti ma il freddo penetrava in ogni fibra del corpo.
Il Signor Ludwig pensò che non avrebbe mai potuto abituarsi, rimpiangeva il candido biancore della sua Austria.
Il Signor Ludwig era un uomo d’affari, giunto in città per curare gli interessi della sua azienda, capitava spesso di incontrarlo a Banchi dove era solito intrattenersi in lunghe conversazioni con i suoi pari.

Piazza Banchi

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E naturalmente, dovendo soggiornare a lungo in città, si risolse per cercarsi una casa.
Ne scelse una con le finestre che si aprivano sul porto e sul mare, di sera si metteva alla finestra per seguire il fascio di luce della Lanterna.

Genova

Ludwig era un tipo distinto.
Aveva circa trent’anni, si distingueva per i bei modi e le maniere eleganti, era colto, signorile e affascinante, a causa della sua alta statura di norma spiccava sempre tra la folla.
Apparteneva al bel mondo e così frequentava i luoghi più esclusivi, in certe sere di primavera potevate incontrarlo al Ristorante dell’Hotel Righi.

Hotel Righi (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Che magnifica vista si godeva da lassù!
Il nostro Ludwig e i suoi amici amavano indugiare davanti a quel languido panorama, la città era tutta ai loro piedi.

Hotel Righi

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E tuttavia, da straniero in terra straniera, sentiva forte nostalgia di casa e così aveva cercato un luogo per lui più ospitale e più famigliare di altri.
C’era capitato per caso, proprio in quei suoi primi giorni del 1907, passando in Via Carlo Alberto.

Via Carlo Alberto

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Che meraviglia! Una vera birreria come quelle di Vienna!
E a servire ai tavoli c’era una giovane fanciulla, una ragazza di modesta estrazione, da Campomorone era venuta a Genova per guadagnarsi da vivere e ora lavorava lì, dal signor Alfred Stamm.
Clementina era un fiore di bellezza poco più che ventenne, era risoluta, volitiva e dal carattere gioioso e vivace.
Là, alla birreria di Via Carlo Alberto, il nostro Ludwig si sentiva davvero a casa, lì si poteva persino gustare una celebre birra di Dresda che come simbolo aveva un cinghiale.
E il signor Stamm, orgoglioso di questa sua particolare esclusiva, aveva fatto stampare la pubblicità della birra con l’immagine dell’animale sulla cartolina  del suo locale.
C’era poi una veduta di Genova e vi compariva anche una fotografia della famiglia Stamm al gran completo.
Eccola, la prima cartolina scritta da Ludwig, il 30 gennaio 1907.

Stamm

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Il destino a volte ti porta nel luogo al quale tu devi appartenere e il soggiorno del nostro visitatore durò più a lungo del previsto.
In parte a causa del lavoro, certo.
E d’altro canto non c’era alcuna fretta, il clima era dolce, la birra era fresca, Genova era a sua misura.
E poi c’era lei, Clementina.
I due si frequentarono a lungo e tra loro sbocciò un tenero amore, confessato nel languore di una sera, al tramonto, sulla passeggiata di Nervi.

Nervi (2)

Ci credereste? Da quel giorno non si lasciarono più.
E certo, il Signor Ludwig era stimato e rispettato e come già vi ho detto frequentava l’alta società e quando nel 1908 venne inaugurato l’Hotel Miramare lui fu tra gli invitati, naturalmente.

Miramare

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Partecipò anche al veglione di fine anno, il cartoncino di invito precisava che occorreva prenotare per tempo ma lui non ne ebbe bisogno, il suo tavolo era già riservato.

Miramare 1

Invito appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Si presentò con una fanciulla di angelica bellezza, in sala si levò un mormorio, chi era mai costei?
Nessuno l’aveva mai veduta, eppure Genova non è una poi una città così grande!
E tuttavia nessuno osò chiedere nulla, la ragazza accanto al Signor Ludwig suscitò molto curiosità che rimase insoddisfatta.
Ludwig arrivò con Clementina e con lei se ne andò, poco tempo dopo il Signor Stamm si mise in cerca di una nuova cameriera, la ragazza di Campomorone era andata in sposa all’aitante viennese e con lui era partita alla volta dell’Austria.
Gli sposi tornarono a Genova diverso tempo dopo.
Accadde nella primavera del 1958, erano entrambi ormai avanti negli anni e ci misero molto a percorrere la passeggiata di Nervi, passo dopo passo, come avevano fatto in ogni giorno della loro vita.
Una ragazza di Campomorone e un uomo d’affari austriaco che si erano conosciuti a Genova nel 1907.

Nervi

E ora forse voi lettori vi starete chiedendo se questa sia una storia vera.
Il racconto è frutto della mia fantasia, ho mescolato immaginazione e realtà, è una vicenda che ho inventato dopo che Eugenio mi ha detto di avere una cartolina della birreria Stamm di Via Carlo Alberto.
E’ firmata da un certo Ludwig e datata 1907.
Non c’era una storia da raccontare e così l’ho creata dal nulla.
Ringrazio Eugenio per la sua generosità e tutti voi per aver letto fino a qui.
E ovunque egli sia mando un saluto al vero Signor Ludwig, con la speranza che il suo soggiorno genovese sia stato davvero così piacevole.

L’Imperatrice Sissi turista nella Superba

E’ un giorno di marzo del 1893 e i giornali cittadini annunciano una notizia sensazionale: l’imperatrice Elisabetta d’Austria è giunta in visita nella Superba, il suo arrivo alla Stazione Principe è passato quasi sotto silenzio, sui quotidiani si legge che ad accoglierla non c’erano le autorità.
L’imperatrice viaggia in incognito con lo pseudonimo di Lady Parker, ha con sé un seguito di otto persone tra le quali la sua dama di compagnia e il suo professore di greco.
Sarà un soggiorno breve e il fedele resoconto di quelle giornate  è il tema di un libro dal titolo Una rapida ebbrezza, i giorni genovesi di Elisabetta d’Austria a cura di Vittorio Laura e Massimo Sannelli.
I due autori hanno fatto un sapiente lavoro di ricerca, consultando i quotidiani dell’epoca e riproponendo ai lettori del nostro tempo il racconto delle giornate genovesi di Sissi.
E sapete? Ho avuto il piacere di conoscere uno degli autori, Vittorio Laura, un vero appassionato ed esperto di storie di Genova che mi onora di leggere questo blog.
Vittorio è una persona di grande cultura alla quale non difetta la generosità e così mi ha regalato questo bel libro e anche molti altri testi dei quali presto vi parlerò.
E quindi a lui va un ringraziamento particolare per tutti questi libri veramente interessanti e per i suoi piacevoli racconti!
E allora andiamo a quei giorni di marzo e alle strade della Genova di quel tempo, quando alla Stazione Principe giunse questa illustre viaggiatrice.

Stazione Principe

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Sissi soggiornerà a bordo dello yacht Miramar con il quale poi proseguirà alla volta di Napoli e della Grecia.
Oh, ha con sé ben 69 colli di bagagli, l’Imperatrice non si fa mancare nulla e durante il viaggio ha persino acquistato opere d’arte di grande valore.
E i giornalisti del Caffaro e del Secolo XIX ci narrano con precisione quelle passeggiate cittadine.
Elisabetta non è più nei fiore degli anni, ha superato i cinquanta e la sua vita è stata segnata da molti dolori.
A spasso per Zena, a Sissi piace fare lunghe camminate.
E allora eccola con il suo abito scuro e il ventaglio foderato d’azzurro, ha una fiaschetta e una borsa.
E il cronista del Secolo non manca di riportare anche l’abbigliamento della sua dama di compagnia!
Ma è lei ad attirare gli sguardi, è Sissì con la sua eterea bellezza che i genovesi si soffermano ad osservare.
Chi è quella gran dama che attraversa Via Carlo Alberto?
E’ così che un tempo si chiamava la nostra Via Gramsci, riconoscerete i palazzi e la Commenda, questa è un’immagine del 1917.
Le tende dei negozi tirate giù, i carretti di legno e i passanti.

Via Carlo Alberto

Cartolina appartente alla Collezione di Eugenio Terzo

E poi la passeggiata procede in Via Andrea Doria.

Via Andrea Doria

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E ancora giù, lungo quella strada regale che affascinò Stendhal, Via Balbi.
E chissà se anche Sissi avrà guardato in su!

Via Balbi

Una dolce discesa che conduce nel cuore di Genova.

Via Balbi

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E poi i passi dell’imperatrice rimbombano nelle magnifica chiesa della Nunziata, tra le sculture del Maragliano e i quadri del Piola, Sissi osserva le opere d’arte che sono lì conservate.

La Nunziata

Le salite di Genova. Credete che la spaventassero? Oh, vi sbagliate!
Sissi salì lungo Corso Carbonara e si fermò ammirare il panorama da Spianata Castelletto.

Spianata Castelletto

E poi proseguì lungo i corsi, andò oltre Piazza Manin e arrivò fino al Cimitero di Staglieno.
Vita e morte, l’oscuro mistero che sussurra sotto i porticati.
E il viaggio verso l’ignoto che attende ogni uomo, un monumento la colpì in maniera particolare: è  la tomba Carpaneto scolpita da Scanzi.
E sul suo taccuino Sissi segnò le parole che si leggono sull’epigrafe: Avventurato chi nel mare della vita ebbe nocchiero sì fido.

Tomba Carpaneto

Il fascino e la magia di Staglieno che impressionò più di un viaggiatore.
E la bellezza di questo libro, tra gli scatti di Alfred Noack che accompagnano il testo e i brani tratti dagli articoli dei quotidiani, Una rapida ebbrezza è anche un viaggio nel linguaggio giornalistico di quell’epoca.
Il cronista del Secolo compie spesso artifici linguistici e cerca di accattivarsi la benevolenza dei lettori, nessun altro racconterà il viaggio di Sissi con tanta dovizia di particolari, nessuno può competere con questo reporter.
E infatti il bravo cronista narrerà certi gustosi aneddoti e vi lascio la curiosità di scoprirli tra le pagine del libro.
Un viaggio alla scoperta della città, in luoghi a me familiari.
La vista dalle alture del Monte Gazzo e una passeggiata a Villa Pallavicini.

Villa Pallavicini

E poi l’Imperatrice visita i laboratori di artisti e scultori, si diletta con lo scintillio delle vetrine di Via Luccoli e di Via Orefici.
E come molti di noi si lascia incantare dalle delizie di Romanengo.

Romanengo

E certo non si fa mancare una passeggiata sul Lungomare di Nervi, dove si può sentire il canto delle onde.

Nervi Mareggiata (26)

Sono i luoghi di Genova, la Genova che vide Elisabetta Imperatrice d’Austria.
Tutte le cartoline d’epoca che avete visto in questo articolo appartengono alla Collezione del mio amico Eugenio Terzo che ringrazio per il cortese prestito.
Riguardo al libro Una Rapida Ebbrezza, i giorni genovesi di Elisabetta d’Austria vi rimando al sito che potete trovare qui.
Era il mese di marzo, forse c’era quel vento di tramontana che spesso spazza queste strade.
Era il mese di marzo, una donna dalla bellezza misteriosa soggiornò in questa città.
Si faceva chiamare Lady Parker, con la sua carrozza passò anche in Piazza Fontane Marose.
Chissà se qualcuno vedendola comprese che lei era Elisabetta, l’Imperatrice d’Austria.

Piazza Fontane Marose

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Piazza Sant’Elena e i colori dei caruggi

Una piazza nei caruggi.
Direte voi, il solito fazzoletto nascosto tra vicoli oscuri, così sono spesso i luoghi che piacciono a me.
Una piazza di caruggi che ha la magia bella dei luoghi antichi.
Piazza Sant’Elena, qui c’era un tempo il famoso mercatino di Shangai, nato nel secondo dopoguerra.
Bancarelle di souvenir e di abiti che venivano dagli Stati Uniti.
Le nuove generazioni non l’hanno mai veduto ma tutti gli altri genovesi si ricordano bene di quel mercatino sempre affollato di gente.
Passeggiò in quel mercatino l’attore Jean Gabin, in quel celebre film dal titolo “Le Mura di Malapaga”, se non lo avete mai visto ve lo consiglio, potrete rivedere molti parti di Genova che non esistono più.
Abbiamo ancora Piazza Sant’Elena ed è’ una cartolina a restituirci la memoria di quel luogo così come era un tempo.

Piazza Sant'Elena

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Amedeo Pescio scrive che questo luogo deriverebbe il suo nome da un antico oratorio, dedicato a Sant’Elena, che qui si trovava.
Una piazza ampia e spaziosa che vive una seconda vita da quando le sue case sono state restaurate.
Laddove si apportano interventi di recupero sugli edifici del centro storico la città risplende di quei colori che dovrebbe avere in ogni caruggio.

Piazza Sant'Elena (2)

Qui, dove è facile giocare con l’immaginazione e vedere ciò che un tempo è stato.
La Genova dei caruggi più antichi, del popolo che a Messa andava in San Sisto, la chiesa della quale qui trovate la storia.
E le donne che sciamavano per i caruggi con i bambini al seguito, erano le popolane che abitavano nel cuore della città vecchia e andavano a lavare i panni ai lavatoi in Via Carlo Alberto, come un tempo si chiamava Via Gramsci.
Le fatiche di altri anni.

Lavandaie in Via Carlo Alberto

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Altri anni, tempi distanti.
Le medesime case e il medesimo cielo.

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I terrazzini sui tetti, le finestre lassù dalle quali probabilmente si colgono prospettive inaspettate.
E’ così Genova, cambi il punto di vista e la città ti svela qualcosa che prima non avevi veduto.

Piazza Sant'Elena (5)

Qualcosa che è sempre stato lì, siamo noi a essere distratti, mentre dovremmo avere ogni giorno la meraviglia negli occhi.
Queste strade sono di tutti noi, dovremmo viverle, amarle e trattarle con rispetto.
Con la meraviglia negli occhi.
Colori confetto, queste sono le case del tratto di Via Prè che affaccia su Piazza Sant’Elena.

Via Prè

Le case che non sono tutte uguali e creano questo gioco di altezze.
Noi siamo abituati a tutto questo, eppure è un dono averlo preservato, è un privilegio che sia ancora tutto nostro.

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Muri sui quali si vedono ancora antichi archetti.
Tutto ciò ci circonda ogni giorno e forse per questa ragione non sappiamo vederlo?

Piazza Sant'Elena (3)

Questo sono i vicoli, uno questo scrigno prezioso di culture e di mondi, la testimonianza del nostro passato e della nostra storia.
E sì, può accadere solo qui di imbattersi in certe stranezze.
Nei caruggi assetati di sole c’è anche chi coltiva piccoli giardini metropolitani, bastano due spazi vuoti, in un muro antico, due piante grasse attaccate alla vita.
Accade in Piazza Sant’Elena.

Piazza Sant'Elena (7)

La Piazza si apre su Via Gramsci e forse il vostro sguardo non potrà evitare di incontrare la Sopraelevata che scorre davanti alla palazzata di Caricamento.
Ma il mio sguardo non la vede, vede soltanto il cielo davanti a Piazza Sant’Elena.

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