Certe finestre

Non tutte le finestre sono uguali.
Certe, se sai vederle, si schiudono su stupori e ti lasciano scorgere bellezze alle quali è facile rivolgere l’attenzione.
Se a me venisse chiesto di spiegare con una sola immagine la meraviglia dei palazzi dei Rolli sceglierei questa fotografia.
Una persiana socchiusa, colori polverosi e tutto ciò che ancora hai da scoprire.

Via Garibaldi

Certe finestre riflettono il quotidiano e il semplice fluire della vita.

Canneto il Curto

E accanto alla vita di ogni giorno scorre il tempo degli anni passati, è nel rintocco di una campana, non suona in quell’istante ma se vuoi la sentirai comunque.

Via Conservatori del Mare

Certe finestre poi svelano fenditure di caruggi.

Via Luccoli

No, non tutte le finestre sono uguali.
Alcune sono protette da creature dalle fattezze sinuose e là, dove le case sono così vicine, puoi vedere altre finestre dentro a quei vetri.

Via Orefici

Tu devi soltanto aspettare la luce, è lei a sollevare il velo che nasconde l’invisibile.

Via Orefici (2)

Certe finestre sono accarezzate da un calore fugace.

Vico Inferiore del Ferro

E altre ancora sono presidiate da figure austere che rimangono ritte accanto a certe prospettive acquose e liquide, confuse come tutto ciò che devi ancora immaginare.

Piazza delle Vigne

Certe finestre vengono travolte da una vaghezza sfumata, così effimera e rara.

Piazza delle Vigne (2)

E tutte insieme, in certi giorni, compongono un insolito mosaico, se guardi bene vedrai la basilica delle Vigne e il suo antico campanile.

Piazza delle Vigne (2a)

Arduo intuire cosa potresti vedere dentro a certe finestre, non dipende certo solo da te.
Tu intanto alza lo sguardo, sempre.

Piazza delle Vigne (3)

Certe finestre sono come musica e tu devi soltanto comporre la tua melodia, per ognuno di noi è diversa.
E il pentagramma è lì, attende le tue note.

Via della Maddalena (2)

Non tutte le finestre sono uguali.
Alcune riflettono comignoli e tetti, sono spazi aperti dentro a uno spazio immaginario.

Vico Lavagna

Certe finestre sono fatte di aria e di cielo e di arte ricreata nel marmo.
E tutto appare nella sua vera essenza, vedrai una croce tremula nei riflessi d’autunno, una corona e i putti dai gesti gentili.
E saprai anche tu che non tutte le finestre sono uguali.

Via della Maddalena

Annunci

Angeloni, la premiata fabbrica di registri e la magia del passato

Oggi vi porto per caruggi a scoprire un antico negozio annoverato tra le botteghe storiche della città.
E si trova in Via Conservatori del Mare, a breve distanza dalla chiassosa Piazza Banchi.
Ci sono stata alla fine di luglio, quando in questo tratto della città vecchia c’erano impalcature e lavori in corso che adesso sono stati parzialmente rimossi.
Ed eccolo qui Angeloni, con le sue vetrine dal gusto retrò.

Angeloni 1

Una cartoleria, premiata fabbrica di registri fondata nel lontano 1890.

Angeloni 2

E si entra, in questo negozio dai colori tenui, su tutto predomina il panna delle capienti armadiature che coprono le pareti.

Angeloni 3

Uno di quei negozi che fanno un po’ sognare, come sempre accade in posti di questo genere.
Chi non vorrebbe avere tutti questi cassettini con i quali sbizzarrirsi?

Angeloni 4

Io ho la passione per la cancelleria dai tempi della scuola.
Gomme, quaderni, penne colorate e pennarelli.

Angeloni 5
Qui, dietro a questi vetri.

Angeloni 6

Una legatoria di antica tradizione, una bottega storica e qui sul muro è appeso un calendario di altri tempi, con un numero di telefono di sole cinque cifre.

Angeloni 7

E qui, nel cuore della vecchia Genova, a pochi passi dal mare e da Caricamento, troverete un piccolo tesoro.
E dovrete salire una scala per vederlo, una scala di caruggi.
Ripida, in pendenza, con i gradini altissimi.

Angeloni 8

E arrivati in cima alla scala vedrete questo, un locale dove si trovano antichi strumenti per la rilegatura.
Sono funzionanti, vengono regolarmente utilizzati dai proprietari del negozio e potrebbero essere esposti in un museo.

Angeloni 9

Oh, meraviglia!
Eccomi qua, al piano di sopra, tra i cartoncini e le latte di colla, qui in questo luogo che racchiude i segreti di un’antica professione artigiana.
C’è un ampio tavolo da lavoro sul quale si sono chinati uomini di diverse epoche.

Angeloni Attrezzi
E quanti stumenti! Questa è un’angolatrice.

Angolatrice

E questa è invece una cordonatrice.

Cordonatrice

Quanti antichi attezzi!
E penso all’odore del mare.
Penso alla gente del porto, penso a Genova del secolo scorso, penso a chi teneva il conto delle palanche in altre epoche, sopra ai registri confezionati in questo negozio.
.

Angeloni Attrezzi

E fanno bella mostra sul bancone i manufatti di Angeloni.

Angeloni  (2)

E ancora, alzo lo sguardo verso il muro dove sono appesi altri strumenti .

Angeloni Attezzi

Ci sono persino due cartoncini sui quali una mano ha vergato certe istruzioni.
Chissà in che anni, qui, in Via Conservatori del Mare.

Angeloni Attrezzi  (3)

Profumo di carta e di legno.

Perforatore
In certi luoghi è facile giocare con l’immaginazione e gli occhi possono vedere ciò che è stato, in certi luoghi si viaggia nel tempo, si va indietro di decenni.
E pare di vederlo l’artigiano che a sera appende tutti i suoi preziosi oggetti, ognuno al suo posto.

Angeloni Attrezzi  (2)

Uno, due, tre, quattro chiavi inglesi. No, sono molte di più!

Angeloni Attrezzi  (4)

Un’antica pressa che ai giorni nostri compie ancora il suo dovere.

Pressa

Tutto come ieri, con l’esperienza e la saggezza di un’antica arte.

Angeloni

I martelli sono allineati uno accanto all’altro.

Angeloni (10)

E poi che c’è là sotto?
I segreti dell’antica arte della rilegatura, ben suddivisi e catalogati da qualcuno che ha fatto in modo che tutto questo giungesse a noi.

Angeloni (12)

Tutto ha quella magia, la magia del passato.
Registri, agende, rubriche.
Nulla è omologato, anonimo, fatto in serie.
Questa è la magia del passato, tenuta in vita da mani esperte che tramandano antiche tradizioni.

Angeloni (13)

La magia del passato è un tratto di stilografica e una calligrafia d’altri tempi.

Angeloni (14)

E’ una grande stanza, in cima a un ripida scala.
Nel cuore del labirinto dei caruggi, in Via Conservatori del Mare.

Angeloni (9)

Palazzo Lercari Spinola, sognando nelle stanze del Doge

Oggi vi porto con me, in una dimora che potrebbe farvi sognare.
Non si osserva mai con la dovuta attenzione, eppure al di là di certe mura, nella città vecchia, si nascondono tesori di rara bellezza.

Al civico 7 di Via Orefici apre le porte alla cittadinanza ed ai visitatori Palazzo Lercari Spinola, un edificio annoverato tra i Rolli, attualmente oggetto di restauro da parte della società che metterà in vendita le unità immobiliari presenti nell’edificio ad uso uffici e abitazione.
E’ un evento eccezionale, che dura solo dal 6 al 14 Ottobre, per cui non perdete questa possibilità di varcare il portone di Palazzo Lercari Spinola.


Oh, ci sono dei forzuti telamoni a reggere il portone!
Quello a sinistra è niente meno che Ercole che stringe a sé la pelle del leone Nemeo.

E poi, guardate in in su, verso la finestra.
C’è già un mondo di meraviglie al di là di quei vetri, c’è un soffitto da sogno.

E poi si sale, si sale lo scalone di questo antico palazzo.

E ogni dettaglio vi ricorda che questa è una dimora di grande pregio.

Chi ha salito questi gradini? Quale gran dama li ha calpestati reggendosi alla balaustra?

Oh, sapete, bisogna andare a tempi lontani, come sempre!
A tempi nei quali i genovesi affrontavano indomiti i mari con le loro imbarcazioni.
E che trionfi!

Benvenuti cari amici, nella modesta dimora Gio Batta Lercari, Doge della Serenissima Repubblica di Genova tra il 1563 e il 1565.
Oh, un genovese di una certa tempra, non c’è che dire!
Pensate, quand’era molto giovane, presenziò all’incoronazione di Carlo V, che avvenne a Bologna nel 1530.
E insomma, Gio Batta finì con mettere le mani addosso ad un inviato di Siena, per una banale questione di precedenza nel corteo imperiale!
Botte da orbi, l’imperatore ordinò persino che Gio Batta fosse allontanato ma lui non ne volle sapere, andò a finire che si mise di mezzo persino il Papa per riportare la situazione alla calma.
Ecco, questa è la casa di Gio Batta Lercari, amici lettori.

E date retta a me, muovetevi con cautela in casa del Doge!
Come vedete è un tipo che ha un certo carattere, non vorrei che vi trovaste in un parapiglia!
E sì, c’è molto da raccontare su di lui, ebbe una vita avventurosa e ricca di molte vicende, un giorno ve le narrerò, ma oggi restiamo qui, nella sua casa.
Fortunato chi visse in questo palazzo e chi ci verrà, e potrà spalancare le finestre sulla bellezza di Genova.

E alzare lo sguardo verso quei soffitti!

Ogni prezioso dettaglio, restituito alla sua antica bellezza.

Storie di miti e di eroi, mi lasciate sognare?
Mi lasciate immaginare di indossare un lungo abito di frusciante seta intarsiato di broccati  e di portare al collo gioielli di perle e di pietre preziose? Sì,  lasciatemi fantasticare di essere in un mondo che è stato e non è più, ma che ancora esiste in questi saloni e in queste stanze.

E lasciatemi guardare fuori dalle finestre, lasciatemi ammirare la Genova che non si vede camminando nei caruggi.
La città verticale, che si inerpica verso il cielo, verso il quale protende le sue bellezze, quelle che noi da laggiù non possiamo scorgere.
Lo splendore di un palazzo in Vico Indoratori.

Un archetto, nascosto dai ponteggi.

E la meraviglia di Via Orefici. E come sempre mi vengono in mente coloro che dicono: io non vado mai nei caruggi, non mi piacciono.

Fortunato chi verrà a vivere e a lavorare qui!
Un ufficio in queste stanze, se ci lavorassi io passerei tutto il tempo alla finestra, mi tocca dirlo!

Ah sì! E non avrei bisogno proprio di null‘altro!
Mi basta lo sguardo, mi basta la vista di ciò che ci hanno lasciato i nostri predecessori.


Camminare qui, tra queste mura,  in stanze di oro e di luce.

Ognuna è un‘opera d‘arte.

E poi sapete, se abitassi a casa del Doge, in certe giornate di pioggia e di vento, avrei sempre un cielo azzurro che mi sovrasta.
Un sereno celeste che rincuora, e ori e stucchi e angioletti paffuti che proteggono i miei pensieri.

Quanto è importante essere circondati dalla bellezza?
E vivere in una dimensione che riappacifica l’animo, in un ambiente che dona, a chi lo osserva, quiete e tranquillità?

E poi ancora, altre finestre.

Perdonatemi, non riesco a escludere nessuna immagine.
Ho avuto un dono, quello di sapere amare ciò che sento mio, questa è la mia città.
Questi sono i suoi palazzi.

Queste le sue prospettive.

E qualsiasi cosa io veda la porto con me.

Questo ciò che si ammira affacciandosi da Palazzo Lercari Spinola.

Questa è la visione che ognuno vorrebbe vedere sopra di sé.

E’ in questa dimora, dove si trovano preziosi pavimenti antichi.

E se avete dei peccati da confessare, c’è anche un Pregadio, dove rivolgersi a chi ci può comprendere.

A casa del Doge, dove da un soffitto spunta un piccolo putto al quale sarebbe bello narrare i propri sogni!

Stanze di bianco e di stucchi.

Di merletti e decorazioni.

Di dettagli che vi colpiranno in tutto la loro bellezza.

Ringrazio chi ha restituito alla mia città questa meraviglia e mi ha permesso di mostrarla su queste pagine a chi non ha possibilità di visitarla.
C’è tempo fino al 14 Ottobre, ancora qualche giorno.
E questo per Genova è un periodo di grande folla, alla Fiera del Mare si svolge il Salone Nautico, che attira sempre molti turisti.
Venite anche qui, a vedere la dimora del Doge, in Via Orefici.

E ai genovesi rivolgo lo stesso invito, cambiate i vostri programmi e trovate il tempo di venire ammirare gli stucchi e i soffitti, trovate il modo di affacciarvi da quelle finestre che si aprono sulla città che vi appartiene.

Venite qui ed alzate lo sguardo, verso quel cielo tenue e celeste, come sanno essere solo i cieli di Genova.