Passeggiando vicino a Via Luccoli

Passeggiando in un giorno di sole a due passi da Via Luccoli, nel caruggio che per un tratto corre in parallelo e che conosciamo come Via David Chiossone.
A volte la luce, in questi luoghi, ravviva i colori caldi dei muri antichi.

Qui, dove amorevoli gesti custodiscono strade e devozioni del tempo perduto.

Via Chiossone (2)

Ad ogni angolo archetti, piccole edicole, marmi chiari e curati.

Via Chiossone (3)

E oltre ancora troverete un archivolto.

Archivolto Guarneri (1)

Poi davvero, basta cambiare punto di osservazione e la luce ti travolge e ti fa innamorare di certe prospettive mai vedute.

Archivolto Guarneri (2)

Sono giornate di cielo terso e brillante e di meravigliosi ritagli di cielo, basta alzare gli occhi.

Vico dei Garibaldi

E luce e ombra ancora si incontrano e di nuovo si toccano, si scorge il profilo di una scultura e una catenella che potrebbe a volte dondolare piano.

Via Chiossone (4)

È ancora un’edicola, con i fiori posati ai piedi di una Madonnina candida e uno fondo celeste chiaro.
È sempre, ancora, questione di prospettive.

Vico dei Garibaldi (2)

E sono altre luci, vetri, riflessi, tende e incroci di strade.

Via Chiossone (6)

E magari ti stupirà anche scoprire che, in questa epoca di oggetti effimeri e poco durevoli, ancora esiste qualcuno che ripara gli ombrelli.
Aggiustare le cose è un gesto saggio e antico che parla un po’ di amore e di buone consuetudini di un tempo che a volte ci sembra distante.

Via Chiossone (5)

Accade, a volte.
Nei luoghi dove la luce cade contro una persiana, là dove sono appesi i vasetti colorati con le pianticelle.
E poi finestre, colori, foglioline e vita.
E tutto è perfetta armonia, mentre il sole dona chiarore e audace sfiora certi fieri guardiani dei nostri caruggi.

Via Chiossone (7)

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C’era una quaglia in Piazza San Matteo

Oggi questo blog ospita uno strampalato fuori programma, quando giri per Genova in effetti non sai cosa potrebbe capitarti.
E infatti ieri mattina c’era una quaglia in Piazza San Matteo.
Va detto che mi trovavo là per altre ragioni ed ero intenta a immortalare portali, meraviglie del passato e blasonate dimore dei Doria.

Sono arrivata alla piazza seguendo questa luce abbagliante del mattino, c’è sempre un raggio di sole potente che cattura la mia attenzione.

Piazza San Matteo (2)

E poi, mentre ero lì, ecco un improvviso svolazzare e sbatacchiare di qua e di là.
E insomma, c’era una quaglia in Piazza San Matteo ed effettivamente io credo che si sentisse un po’ fuori posto, probabilmente i caruggi non facevano al caso suo.
E quindi, con tutto lo stupore del caso, ho fatto anche un paio di foto, d’altra parte quando mai mi potrà ricapitare di intitolare un post in questa maniera?
C’era una quaglia in Piazza San Matteo.
Se non si fosse capito sono veramente molto fiera di tutto ciò!

Quaglia (1)

Dunque, la quaglia ha gironzolato un po’ per i vicoli, è andata a posarsi su una grondaia e poi è ritornata giù nuovamente sul gradino.
Cosa ci faceva una quaglia nei caruggi? Boh!

Quaglia (2)

Di preciso, dopo essersi guardata intorno per benino deve aver deciso che quello non era proprio il posto per lei.
La capisco, in effetti quella zona è piena di ristoranti gourmet, avrà temuto che ci fosse il rischio di finire in pentola!
E fu così che la quaglia pensò di squagliarsela, ecco lì.

Via Chiossone

Io ho continuato il mio giretto a zonzo per caruggi e mi sono infilata giù da Vico del Fieno, toponimo forse più accogliente per certi pennuti, chissà se la mia amica quaglia è passata anche di lì!

Vico del Fieno

Il Trionfo dei Doria

Nei caruggi di Genova bisogna sempre alzare lo sguardo.
Camminare piano, osservare e meravigliarsi.
Certamente a tutti i genovesi capiterà di passare in Via David Chiossone, un vicolo nel quale potrete ammirare la magnificenza che sovrasta il civico 1.


Alzate gli occhi verso questo splendido portale lasciatoci dal talento di un valente scultore, l’opera è attribuita a Pace Gaggini, artista vissuto tra la fine del ‘400 e la prima metà del ‘500.

Un portale che celebra la gloria e la grandezza di una famiglia: questo è il Trionfo dei Doria.

Foglie delicate, angioletti che suonano melodie soavi.

E volti misteriosi.

La perfetta armonia di un fiero profilo.

E ancora musica, putti, fiori e uccelli, un gioco continuo di linee e di curve.

E piccole creature celesti che sorreggono il simbolo di Cristo.

Alzando poi ancora lo sguardo verso questo magnifico portale si scorge un mondo in movimento.
E sguardi, gesti, armonia di intenti.
Due uomini armati di lance, ognuno di essi ha un elmo sul capo e ad osservare bene si notano i minuziosi dettagli di questa scultura.

E ancora altri angioletti.
Ali leggere, boccoli e pieghe delle vesti.
Suonano una musica che accompagna il carro trionfale e pare di vederli mentre gonfiano le guance paffute.

A trainare quel carro sono due centauri, sui loro volti si legge saggezza e cautela.

E sono ancora i soldati a custodire lo stemma araldico della famiglia Doria sul quale spicca una fiera aquila.

Mentre i piccoli putti tengono salde le redini.

Un capolavoro di scultura, un’opera che potrete ammirare sotto il cielo di Genova, nella zona che ospitò i membri di questa importante famiglia genovese che ha lasciato un segno nella storia di questa città.
La loro grandezza è scolpita nel candido marmo, nella meravigliosa bellezza del Trionfo dei Doria.

Scoprendo Vico della Neve

Forse questo vicolo di Genova non è tanto conosciuto, forse ad alcuni pare un caruggio da niente.
Ci si passa davanti e si procede oltre percorrendo altri vie più frequentate, quasi nessuno sceglie questa strada per raggiungere Soziglia.
Inizia così Vico della Neve, si interseca in questo punto di Via David Chiossone.

Vico della Neve (2)

E prima di scendere c’è sempre uno sguardo che cerca il cielo, qui lo trova in tutta la sua lucentezza.

Vico della Neve (3)

Un chiarore inatteso fende il vicolo.

Vico della Neve (4)

Strada dal nome suggestivo, è dedicata alla bianca visitatrice che in inverno talvolta ricopre le ardesie con la sua soffice coltre.
Come ben sapete io consulto sempre il mio prezioso Lunario del Signor Regina, l’edizione in mio possesso risale al 1882.
In quell’epoca lontana in questo vicoletto un certo signor Traxino vendeva acque gazose mentre gli stimati fratelli Ghiglione facevano affari d’oro con il commercio di neve e ghiaccio.

Vico della Neve (5)

Il tempo scorre e le cose cambiano.
Cammino in Vico della Neve, da un appartamento risuona un ritmo da discoteca, non è la prima volta che mi capita di sentirlo in questo caruggio.
E poi immagino, penso a qualcuno che ama ballare.
La musica dance, la neve, le acque gazose.
Il tempo.

Vico della Neve (6)

Qui, in questo caruggio, c’è un luogo particolare che da sempre attira la mia attenzione, un giorno o l’altro vorrei andar lassù, camminare in quel passaggio sospeso tra i due palazzi.
Guardare giù, guardare oltre.
Scoprire.

Vico della Neve (7)

E trovare sui muri tracce di antichi archi.

Vico della Neve (8)

E poi colonnine, in Vico della Neve.

Vico della Neve (9)

Il caruggio scende curvando dolcemente.

Vico della Neve (10)

E sai, nel centro storico ogni muro racconta una storia, anche in quei vicoli che possono sembrare proprio da nulla.

Vico della Neve (11)

E ancora un’altra colonna.

Vico della Neve (17)

E ancora contrasti, panni stesi, colori intensi.
E no, non ve lo so spiegare.

Vico della Neve (12)

E non scordarti mai di alzare gli occhi altrimenti perderai le vertigini di Genova e quei disegni nel suo cielo superbo.

Vico della Neve (13)

Quasi al termine della Via sopra un portone c’è un’edicola che certo meriterebbe cura e attenzione, ospita la Madonna della Neve ed io spero che un giorno ritrovi il candore che le sarebbe proprio.

Vico della Neve (14)

Pochi passi vi separano da Soziglia, frequentatissima piazza cittadina.
Qui, in Vico della Neve, cadono raggi di luce effimeri che virano sui muri antichi, sopraffatti dall’ombra con la quale giocano.
La mia Genova sempre inaspettata, umile e regale, con i suoi vicoli tortuosi e ripidi dove puoi trovare un ponticello sospeso tra due case alte.

Vico della Neve (15)

Così termina questa passeggiata, sotto l’azzurro della Superba, in quella bellezza che vedrai solo se saprai cercarla.

Vico della Neve (16)