Panni stesi d’inverno

I panni stesi d’inverno sono colorati come nelle altre stagioni, ravvivano i caruggi e regalano allegria a coloro che come me amano le sfumature e i contrasti.
E così attendi il sole, una giornata tersa e la luce catturerà questa bellezza per te.
In Piazza delle Lavandaie, dove un tempo dai truogoli si spandeva odoroso il profumo del sapone.

E più oltre, dove il vento attorciglia il bucato sulle corde.

Azzurro, bianco, tende, salita.
Voci di caruggi, vita, semplicemente.

E un bagliore di giallo e di arancio, denso della luce che fende i caruggi.

Poi sali e scendi, su e giù, sempre in quei vicoli che piacciono a me, ritrovo sempre un arcobaleno di colori e scalette e ocra in Salita della Seta.

E un’edicola, un Piazza Santa Croce, arrivo laggiù e mi siedo un po’ sulla panchina, immagino che lo facciate anche voi!

C’è più bellezza nelle cose semplici e la ritrovi quando la vita di ogni giorno palpita in luoghi dalla lunga storia.
E pare strano, eppure a volte certe tovaglie o certi accessori sembrano perfetti per stare davanti a certe finestre di pietre antiche e contro muri di mattoni.

E a volte, ancora, è rosso su rosso, con toni di bianco candido e verde brillante.

E poi io lo so che devo sempre andare dalle parti di San Bernardo, certi luoghi non mi deludono mai.

E puoi vedere persiane, antichi stemmi, pietra nera e pianticelle.
Sono le cose di caruggi che piacciono a me, in qualsiasi stagione.

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Gli splendori di Palazzo Giustiniani

Dovrai andare là, nel cuore della città vecchia, dove i Giustiniani avevano le loro case.
Una strada e una piazza portano il nome di questa nobile famiglia e questo edificio appartenne a uno dei suoi membri, questa è la dimora di Marc’Antonio Giustiniani,  per suo volere verso la fine del ‘600 il palazzo subì diverse modifiche.
Un edificio annoverato tra i Rolli di Genova ovvero quegli elenchi che comprendevano palazzi privati di una certa importanza che erano a disposizione della Repubblica, vi si ospitavano personaggi di rilievo e capi di stato.

Palazzo Giustiniani

Splendori di Genova e restauri che rendono giustizia a certe bellezze.

Palazzo Giustiniani (4)

Palazzo Giustiniani (3)

E troverai  il portone chiuso, attendi con pazienza che qualcuno ti consenta di entrare nell’atrio, non potrai mai dire di conoscere Genova se non hai veduto la magnificenza dei suoi palazzi.

Palazzo Giustiniani (3)

Marmi, colonne e pietra nera, rivive imperioso il fasto del passato.

Palazzo Giustiniani (5)

Un ninfeo, qui un tempo sgorgava generosa l’acqua.

Palazzo Giustiniani (6)

Alla base c’è un fregio di marmo, misteriosa Genova, certe pietre ancora sussurrano di certe sue grandezze.

Palazzo Giustiniani (7)

Qui, nell’atrio del palazzo, vegliano sui visitatori i busti degli eminenti rappresentanti della famiglia Giustiniani.

Palazzo Giustiniani (9)

Palazzo Giustiniani (8)

Uno di essi era un cardinale.

Palazzo Giustiniani (9a)

E c’è una lapide sulla quale è effigiato il santo caro a tutti i genovesi, il nostro San Giorgio, immortalato come sempre mentre uccide il drago.

Palazzo Giustiniani (11)

Ancora un altro ninfeo e atmosfere marine, la parte superiore ha l’armonia di una conchiglia.

Palazzo Giustiniani (12)

Meraviglie che puoi vedere nella città vecchia, nel cuore antico di Genova.

Palazzo Giustiniani (13)

L’orgoglio e il senso di appartenenza, una lapide ricorda ancora i proprietari di questa dimora.

Palazzo Giustiniani (14)

E poi sali, sali su per le scale, queste colonne e questi scalini sono la testimonianza di ciò che è stato e rappresentano tutto ciò che dovremmo difendere e valorizzare.

Palazzo Giustiniani (15)

Sali, c’è sempre una ragione per meravigliarsi.

Palazzo Giustiniani (16)

Sali, io sono andata fin lassù, su quel magnifico terrazzo dal quale ho veduto quella magia di tetti che già vi ho mostrato in questo articolo.

Tetti (2)

Sali, non sai mai quanta bellezza potrai trovare soltanto salendo le scale e affacciandoti dalle finestre.
Tra luce e ombra, si intravede l’edificio antistante.

Palazzo Giustiniani (17)

E poi guarda, guarda fuori.
C’è la città viva, il suo presente e il suo passato si sfiorano e convivono in perfetta armonia.

Palazzo Giustiniani (18)

E se nessuno te lo ha mai raccontato forse non sai che sul muro del Palazzo di Marc’Antonio Giustiniani c’è un antico leone, lo portarono i genovesi da Trieste come bottino di guerra a seguito della battaglia di Chioggia, nel lontano 1380.

Palazzo Giustiniani (19)

Quando sei in questa piazza, guarda in su e vedrai il leone che fu strappato ai nemici.

Palazzo Giustiniani (20)

Marmo silenzioso che racconta la nostra storia.

Palazzo Giustiniani (21)

Vertigine di scale, di bellezza e di simmetrie.

Palazzo Giustiniani (22)

Quando sei nel centro storico, entra nei palazzi, sali i gradini alti, guarda fuori dalle finestre, c’è una città nascosta che ha una luce vivida e calda, è la luce della sua grandezza.

Palazzo Giustiniani (23)

Risplende qui, su queste fattezze acerbe scolpite nel marmo.

Palazzo Giustiniani (24)

Oltre il portone sul quale è affisso orgoglioso lo stemma della famiglia Giustiniani.

Palazzo Giustiniani (25)

Sopra i tetti, in cima a Palazzo Giustiniani

Giugno porta il sole e a me porta cose belle.
Pochi giorni fa mi è giunto inatteso uno splendido invito da una lettrice silenziosa.
Lei abita in uno dei palazzi più belli della città vecchia, una dimora annoverata tra i Rolli di Genova.
E il messaggio che mi ha fatto avere è questo: quando vuoi salire all’ultimo piano di Palazzo Giustiniani, fai un fischio!
E vi pare che me lo faccia ripetere due volte? Se mi dite così sappiate che in un battibaleno mi trovate con il ditino sul citofono!
Ed eccolo il fastoso palazzo perfettamente restaurato, è un vero gioiello.

Palazzo Giustiniani

Salgo in questo magnifico appartamento che si affaccia sulla Superba.
E sul tetto c’è un terrazzo, la porta si apre e davanti agli occhi hai gli splendori di Genova.
Ecco la Cattedrale di San Lorenzo, la Torre Grimaldina e la suggestiva Torre dei Maruffo.

Tetti (2)

Da lassù, dall’antica Torre che svetta sul nostro Canneto avevo veduto questo terrazzo, lo notate sulla destra nell’immagine sottostante.

Tetti

E ormai lo sapete, nei caruggi della mia Zena basta spostarsi di pochi metri e avrete nuove prospettive sulla città dei tetti.
Colori d’estate, panni stesi e la parte alta di Via dei Giustiniani.

Tetti (3)

Fiori e la città sullo sfondo.

Tetti (4)

Spiovenze, ringhiere e ardesie.

Tetti (5)

Laggiù, in lontananza, la Basilica di Carignano e davanti il Campanile di Sant’Agostino.
E’ misteriosa e affascinante la città dei tetti, si svela piano ai tuoi occhi e ti lascia scoprire ciò che non hai veduto mai.
Guarda, c’è un minuscolo terrazzino, con vasi di piante, sedie e tavolino.

Tetti (5a)

Guarda, è tutto un incanto di finestrelle e persiane.

Tetti (6)

Guarda, si vedono la chiesa del Gesù e il suo campanile.

Tetti (7)

Lassù c’è un terrazzino sospeso tra le nuvole e l’azzurro.

Tetti (8)

E ancora un altro, guarda!
E’ la poesia di Genova che puoi ascoltare solo se sali in alto, sopra i tetti.

Tetti (9)

E guarda ancora, quegli abbaini dipinti di giallo sono un romanzo tutto da scrivere.

Tetti (10)

Una coperta rossa spicca allegra, là dietro ecco le alture sinuose, come sempre ho cercato la mia casa!

Tetti (11)

Un intrico di tegole e tetti e un’insolita prospettiva della Cattedrale.

Tetti (12)

E ancora altri vasi, altre ringhiere, comignoli e archetti, una sinfonia di grigio di una perfezione assoluta.

Tetti (13)

E poi voltati verso il mare.
Vedrai la Lanterna e la cupola della Chiesa di San Giorgio.

Tetti (14)
E poi guarda ancora, ecco il campanile della Chiesa dedicata a questo santo tanto caro ai genovesi.

Tetti (15)

E poi di nuovo ardesie, bellezze e stupori.

Tetti (16)

Guarda e pensa.
Pensa all’attesa del nuovo giorno, al temporale e ai lampi, al vento furioso e al tramonto che infuoca l’orizzonte.
E tu sei lì, sul terrazzo oppure affacciato ad una di quelle finestre.

Tetti (17)

Guarda, guarda ancora.
Tettoie di canne, foglie verdi e vivide, scalette, balaustre e ancora terrazzini.

Tetti (18)

Sono infinitamente grata a colei che mi ha invitato nella sua casa, mi ha regalato vedute rare e preziose sulla mia città.
E poi quando sei qui, guarda giù!
Oh, le vertigini!
Per un attimo ho temuto che mi cadesse la digitale in Piazza dei Giustiniani!Piazza dei Giustiniani

Io questa Piazza in genere la guardo così.

Piazza dei Giustiniani (2)

E poi un giorno invece l’ho vista da lassù.

Via dei Giustiniani

E puoi capire quanto siano alti certo caruggi della Superba solo ammirandoli dall’alto, questa è la prospettiva su Via dei Giustiniani.

Via dei Giustiniani (4)

Lasciando quell’appartamento ho voluto fare le scale a piedi.
Sì, sì, c’è l’ascensore ma per carità, in certi casi conviene scendere gradino dopo gradino.
Non si sa mai, potresti trovare una finestra che si apre sui tetti dei vicoli di Genova.

Tetti (19)

E affacciati, c’è tutta la magia della città vecchia.

Tetti (20)

E così Genova, con la sua bellezza antica e misteriosa che non smetti mai di scoprire, così la vedi da Palazzo Giustiniani, da un terrazzo sopra le ardesie.

Tetti (21)

Alla finestra in Via dei Giustiniani

Camminando nei caruggi, mentre mi avvicino a un luogo che mai avrei pensato di visitare, molto presto vi mostrerò certe immagini che vi lasceranno affascinati.
Luce, ombra, contrasti.

Vicoli

Se puoi, a Genova, cerca un vicolo e una finestra dalla quale affacciarti.
E poi guarda.

Via dei Giustiniani

E intanto il sole batte, su Vico di Santa Rosa c’è uno squarcio di splendore che durerà poco, devi cogliere l’attimo, in questi luoghi.
E devi esserci mentre tutto questo accade.

Vico della Rosa

E poi?
Io lo dico sempre e non mi stancherò mai di ripeterlo, apri una finestra e guarda fuori.
Là c’è qualcosa che attende solo di sorprenderti.
E vedete? C’è qualcuno che lo ha capito!

Via dei Giustiniani (5)

Se sei curioso, se hai in te il desiderio di scoprire tutti  i misteri belli nascosti nella penombra e nelle altezze della Superba, guarda!

Via dei Giustiniani (3)

Alla finestra, in Via dei Giustiniani, da qualsiasi parte volterai lo sguardo Genova sarà lì, con i suoi stupori e le sue meraviglie.
Ed io non sono la sola a saperlo.

Via dei Giustiniani (4)

Luce di caruggi

A volte le giornate iniziano con la pioggia e il cielo grigio e poi tutto cambia.
Pomeriggio, cielo azzurro e caruggi.
Ieri.
Scendo in Piazza delle Erbe e tutto ha i già i colori dell’estate.
E tavoli all’aperto, gelati alla crema e ai frutti di bosco, chiacchiere e relax.

Piazza delle Erbe

E la luce è chiara e potente, batte sui vetri.
La luce nei vicoli compie sempre queste magie, vedi le persiane riflesse dietro ai vasetti.

Finestra

Scendo, scendo ancora e arrivo in Piazza Ferretto, c’è uno squarcio di sole che illumina proprio la facciata del palazzo.

Piazza Feretto

Giù, giù per Via dei Giustiniani che è sempre generosa di ombra.
E lo so già, troverò altri vetri e altri riflessi.

Via dei Giustiniani

Poi se ti fermi e osservi scoprirai che Genova è tutta un’armonia di linee, in queste giornate ne riconosci ancor di più i contorni.
Guarda.

Piazza Giustiniani

E ancora mi fermo proprio lì, davanti a Palazzo Giustiniani.
Alzo gli occhi e su quelle finestre c’è tutto il cielo dei caruggi di Genova, tutto l’azzurro, tutta l’aria fresca che spira dal mare in un pomeriggio di primavera.

Palazzo Giustiniani (2)

E altre finestre, piante sui terrazzini, luce imperiosa e vincitrice.

Palazzo Giustiniani (3)

E tetti, persiane e una piccola corda carica di panni stesi.

Palazzo Giustiniani

E poi ancora, guarda!
Sono gli incanti dei vicoli, non li vedrai in nessun altro luogo.
L’edicola della Madonna, due piantine sul davanzale, le farfalline appese e riflessi, ancora riflessi.

Via dei Giustiniani (2)

C’era tanta bellezza ieri, a Genova, in queste strade che amo così tanto.
L’ho portata qui, per voi.
E c’era tanto azzurro, azzurro acceso, travolgente e vitale.
Lassù, dove Canneto il Lungo si incrocia con Canneto il Curto.
Guarda.

Canneto il Lungo

Finestre dipinte, una curiosa eredità del passato

Se girate per le strade della città vecchia vi capiterà spesso di vedere finestre dipinte a imitazione di quelle realmente esistenti.
Non dovrete cercarle a lungo, vi basterà alzare lo sguardo, ad esempio in Via Gramsci.

Via Gramsci (2)

E a breve distanza, ancora finestre vere e finestre immaginarie.

Via Gramsci (3)

Ed eccole disegnate in Via del Campo.

Via del Campo

E poi sulla riviera, a Santa Margherita Ligure, balaustre e persiane tracciate da un’abile mano d’artista.

Santa Margherita Ligure

Questa consuetudine di dipingere finte finestre trae le sue origini dal nostro passato e per spiegarla bisogna andare al tempo della Repubblica Ligure.
E dunque, è l’anno 1798 e il governo si trova a dover affrontare una spinosa questione: rimpinguare le casse della Repubblica.
E così con una brillante quanto discutibile iniziativa si decide di ricorrere al mezzo più scontato: una nuova tassa che colpisce la proprietà, la tassa sulle finestre.
E la logica del calcolo è facilmente intuibile: i più ricchi possiedono fastose dimore e lussuosi palazzi con numerose finestre, per ognuna si dovrà corrispondere una certa cifra.
Come scrive lo storico Antonino Ronco, lo sgradito balzello viene enfaticamente chiamato “sussidio patriottico sulle finestre”, come al solito in qualche modo si cerca di indorare la pillola!
L’odiata tassa segue una schema preciso: fino a cinque finestre, grazie al cielo, non si paga nulla, ci sono poi delle aliquote calcolate in base al numero delle finestre presenti sull’edificio.
E i liguri come la prendono?
Come reagiscono quelli di Genova a questa bella novità?
E’ semplice, murando e chiudendo le finestre sui loro palazzi, alcune di esse verranno sostituite da quelle finte, dei suggestivi trompe-l’œil.
E così non vedrete mai aperte certe persiane, esistono soltanto grazie ad un abile gioco di pennelli.

Via Gramsci

In città e sulla costa, questa è una finestra di Sori.

Sori

E certo, poi con il tempo questo è diventato anche un diletto artistico, il  trompe-l’œil crea splendidi effetti visivi.
Ed ecco colonne ed affacci da sogno su Via Gramsci.

Via Gramsci (4)

E in Via dei Giustiniani illusori vetri smerigliati.

Via dei Giustiniani

L’astuzia dei genovesi!
Mi metti la tassa sulle finestre? E io le chiudo e tanti saluti al sussidio patriottico!
Questa è Via Orefici.

Via Orefici

E anche in Piazza Valoria c’è una finestra dipinta, non so dirvi se la parziale apertura sia stata realizzata in tempi recenti.

Piazza Valoria

E poi guarda, lassù, all’ultimo piano di questo palazzo di Via San Luca.

Via San Luca

Finestre vere e finestre immaginarie, silenziose testimoni del passato di Genova.

Vico San Matteo

I caruggi sotto la pioggia

Pazzie di primavera, a volte il cielo si copre di nuvole e piove.
E piove sui tetti spioventi della città vecchia, andar per caruggi sotto la pioggia è un viaggio di luce e riflessi, di ardesie lucide e bagnate.
E a volte, quando il cielo si rovescia impietoso sulla città, andar per caruggi significa doversi districare in una selva di ombrelli, i vicoli sono stretti, si sa.
Alzi la mano chi non è mai rimasto imbottigliato nel centro storico, in un giorno di pioggia, magari sotto le feste!
Sì, succede!
E se invece passi nei vicoli in un orario insolito può capitare di non incontrare nessuno.
Ed è tutto un viaggio di luce e riflessi, in Canneto il Lungo.

Canneto

Laggiù, oltre l’archivolto.

Canneto (2)

Grigio di Genova e di acqua piovana.

Caruggi

La pioggia nei caruggi a volte è gioco di specchi, puoi guardare la città nelle pozzanghere, facciate di palazzi e persiane spalancate in Piazza Banchi.

Piazza Banchi

E il campanile di San Pietro.

Piazza Banchi (2)

Piove sulle finestre e piove sulla loro immagine riflessa a terra.

Piazza Banchi (3)

E poi a volte, tra i vicoli, ti si svela all’improvviso qualche incanto di colore.

Caruggi (2)

Nei caruggi, quando piove, si cammina volentieri in Sottoripa, al riparo sotto i portici.
E poi però devi uscire fuori, magari vai verso il mare e a volte il vento ti piega l’ombrello, te lo spezza senza pietà.

Palazzo San Giorgio

Talvolta le pozzanghere sono generose, a Caricamento puoi vederci le case rosse che si affacciano sulla piazza.

Caricamento

E poi la Torre dei Morchi, un punto di vista insolito, lo so.

Caricamento (2)

E ancora, l’infilata di portici e di case e di luci accese, l’asfalto diventa uno specchio.

Caricamento (3)

Andar per caruggi sotto la pioggia, mentre al centro del vicolo un solo passante scende con l’ombrello aperto.

Caruggi (3)

Salite e discese, a volte si cammina in piano, per fortuna!

Vico di Posta Vecchia

E sì, anche in Via Garibaldi guarda in alto oppure guarda giù.

Via Garibaldi

La pioggia nei caruggi ravviva le tinte, le rende brillanti.

Via Dei Giustinani

Oppure crea l’effetto opposto, se osservi Via dei Giustiniani da questa prospettiva sembra tutto in bianco e nero.

Via dei Giustiniani

Luccica Via San Bernardo  deserta sotto la pioggia battente.

Via San Bernardo

Mi fermo a guardare, io che amo i vicoli, amo andarci anche quando piove, magari proprio quando in giro siamo davvero in pochi.

Vico dietro il Coro di San Cosimo

Cadono le gocce e si sciolgono in piccoli cerchi concentrici.

Caruggi (4)

Lucidi di acqua e di riflessi, questi sono i caruggi sotto la pioggia.

Caruggi (5)

Via dei Giustiniani e lo splendore di Palazzo Sopranis

Di caruggi, cieli turchesi e squarci di luce, la luce che cade e disegna geometrie sui palazzi di Via dei Giustiniani.
E questi sono i regali della mia Genova, in una mattina di settembre.
Guardo, penso.
Durerà alcuni istanti, poi forse giungerà una nuvola o semplicemente la luce virerà altrove e l’ombra vincerà ancora.

Via dei Giustiniani

E poi cammino, mi fermo, alzo lo sguardo verso l’alto, verso un edificio che si affaccia anche su Piazza Valoria.
Questo è Palazzo Sopranis e corrisponde al civico 18B di Via dei Giustiniani.

Palazzo Sopranis (9)

E se andrete nell’antica Piazza Valoria  è così che lo vedrete.

Palazzo Sopranis (2)

E in Via dei Giustiniani?
Guardo, guardo verso l’alto.
Guardo gli affreschi, la facciata dai colori tenui, nella vertigine infinita dei vicoli.
E no, davvero non si può fare un passo indietro per osservare meglio questo magnifico edificio, queste sono le vedute dei caruggi.

Via dei Giustiniani (3)

E questo è un giro consueto per me, inizio dalla parte bassa di Canneto e arrivo fino in cima, poi percorro tutta Via dei Giustiniani e mi infilo in San Bernardo.
E sì, devio in qualsiasi traversa, non si sa mai, potrebbe attendermi qualche sorpresa!
L’altra mattina passeggiavo in San Bernardo e mi ha accolta un profumo delizioso, era il dolce aroma di cannella proveniente dalla Drogheria Torielli.
E poi ho camminato ancora, questo è un giro consueto per me, sono persino riuscita in uno dei miei passatempi preferiti: infilarmi in casa degli altri. Che meraviglia!
C’erano due gentili signore che stavano entrando in un antico palazzo e così ho pronunciato la mia frase di rito:
– Scusate, posso entrare a vedere il portone?
E loro mi hanno sorriso e hanno detto che sì, ero benvenuta.
Un edificio perfettamente restaurato, con marmi e gradini di pietra nera.
Quei portoni sono sempre chiusi, secondo voi potevo fermarmi lì? Certamente no, non scherziamo!
Salgo le scale.
Non si sa mai, potrei trovare qualcosa di interessante.
Salgo le scale, fino all’ultimo piano.
E poi trovo una finestra.
E allora mi sporgo e osservo.

Palazzo Sopranis

Che edificio sto guardando?
Oh, mi occorre qualche istante per capire, lassù è tutto diverso!
Le donne, i cavallier, l’arme,  gli amori su Palazzo Sopranis, questo è il lato che si affaccia su Via dei Giustiniani.

Palazzo Sopranis (3)

Turchese e oro, affreschi che toccano il cielo.
Genova è così, nascosta e misteriosa, Genova è lassù, dove a volte il nostro sguardo non riesce ad arrivare.

Palazzo Sopranis (4)

Una finestra presidiata da prodi uomini in armi.

Palazzo Sopranis (5)

E poi ancora, tra le ardesie emerge maestoso il campanile di San Lorenzo e accanto bianca nel suo candore la Torre dei Maruffo.

San Lorenzo Torre Maruffo

E poi sempre quella bandiera, la bandiera che mi dice che sono proprio a casa mia.

Torre Grimaldina

E vasi e piante, allineati uno accanto all’altro, sotto il sole di Genova.
Mi soffermo a pensare.
Io cerco le vedute imprendibili dei tetti e dei palazzi, quando le trovo penso che questa città mi ami quanto io amo lei.

Palazzo Sopranis (6)

Una graziosa figura femminile ha uno spazio tutto per sé.

Palazzo Sopranis (7)

Le rose, le foglie e queste tinte delicate che abbelliscono questo palazzo.

Palazzo Sopranis (8)

Lassù, sopra Via dei Giustiniani.

Palazzo Sopranis  (2)

Sono salita in cima a una scala, i gradini sono di pietra nera.
Io so solo guardare, guardare al di là di una finestra che si apre sopra le bellezze nascoste di Genova.

Palazzo Sopranis

Estate, caruggi e panni stesi

Estate, caruggi e panni stesi.
E il filo teso davanti alla finestra che si veste di poesia.
Li ho impressi nella mente gli scorci imperdibili della mia Genova e così so dove andare quando desidero vivere una storia che narri del profumo fresco del bucato che asciuga all’aria aperta.
E anche la città dei tetti ha i suoi panni stesi che vestono le ardesie di colore.

Tetti su Via del Campo

E per le vie del centro storico a volte ci sono tinte pastello che si stagliano contro le facciate delle case.

Vico dei Migliorini

Ma io davvero so precisamente dove andare, questo è il mio giro di fili da stendere per i caruggi.
E sempre mi porta in Canneto il Lungo dove so che troverò un’esplosione di luce e di rosso.

Canneto il Lungo

Talvolta invece cerco una nota chiara, quasi un bianco e nero.
E la trovo, sempre.

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E poi so che in Piazzetta dei Maruffo bisogna fermarsi, tirare la testa indietro e guardare in alto, davvero molto in alto.

Piazzetta Maruffo (2)

E poi bisogna voltarsi verso altre imposte che qui vedete chiuse.

Piazzetta Maruffo

Luoghi che amo, luoghi che conosco bene.
E allora percorro tutta Via dei Giustiniani, fino all’archivolto.
E so che lì troverò una piccola poesia di colori.

Via dei Giustiniani (2)

E poi ancora guardo verso l’alto ed è blu, verde, rosa, rosso e azzurro.
Ed’ è estate sgargiante contro i muri scuri.

Via dei Giustiniani

E quando mi trovo qui so bene che devo svoltare verso Piazza Embriaci, non me ne dimentico mai!
Ogni volta vado a guardare proprio quel filo da stendere.
Cartazucchero, celeste, mattone.

Piazza Embriaci

E sempre ritorno, così capita che ritrovi la stessa tovaglia e lo stesso asciugamano dopo molti giorni.
Che qualcuno se li sia dimenticati?

Piazza Embriaci (2)

Passeggiare per caruggi in cerca di panni stesi a volte riserva sorprese.
Arancio brillante e una bicicletta fucsia, nella penombra dei caruggi.
Sono storie così, storie di caruggi.

Vico San Biagio

E a volte hanno tutti i toni del blu, a pochi passi dal mare.

Vico di Santa Rosa

Blu di Genova dalle finestre di Genova.

Vico di Santa  Rosa

Un suono squillante, il pianto di un neonato che risuona nel vicolo.
Nessun altro rumore, solo quei singulti infantili che qualcuno ha prontamente consolato.
E una finestra, un palazzo dalle tinte tenui.
E quei colori rosati, sembra una casa di bambole.

Piazza Valoria

E ancora c’è un luogo dove vado sempre.
E so che lì troverò un’altra dolce poesia che dondola sul filo da stendere.

Vico dietro il Coro di San Cosimo

E so che sulla facciata di quel palazzo che un tempo ospitò gli uomini fedeli a Garibaldi ci sarà certamente qualche magia che attende solo uno sguardo.

Piazza Caricamento

Caruggi e panni stesi, un viaggio che muta con le stagioni, un quadro ogni giorno diverso.
E allora sono lenzuola candide e un’antica colonna, in Scurreria Vecchia.

Via di Scurreria Vecchia

E’ il sacro e il profano che così spesso convive in queste strade.

Via San Pietro della Porta

E’ un bagliore di luce, di rosso e turchese.

Vicoli - panni stesi (2)

Ed è tutte le sfumature dell’arcobaleno sotto le persiane ocra di Piazza del Ferro.

Piazza del Ferro

Luoghi che amo, luoghi che conosco bene.
E alcuni di questi caruggi li avete già veduti in quest’altra storia di caruggi e panni stesi.
Sono le mie strade, quelle dove sempre ritorno.
E sono tante piccole poesie ed io so dove trovarle.
E quando percorro Via Garibaldi il mio sguardo lascia sempre quella prospettiva di palazzi regali per cercare la bellezza di quegli antichi caruggi che portano giù, verso la Maddalena.
E sempre guardo in alto, verso il cielo, in Vico del Duca.

Vico del Duca

Sono i miei caruggi.
I caruggi stretti, angusti e spesso ombrosi della mia Genova.
Sono le mie strade, quelle dove sempre ritorno.
E so che basta un unico  raggio di sole e tutto muta e si veste di luce dorata.

Vicoli - panni stesi - Copia

Sa’ Pesta

Un intrico di caruggi a due passi dal mare, a poca distanza dall’Acquario, meta prediletta dei turisti che visitano Genova.
Se venite da fuori e siete poco esperti della zona, chiedete informazioni, da Piazza San Giorgio fatevi indicare Via dei Giustiniani, non è molta la strada che dovrete percorrere.

Sa’ Pesta vi si presenterà così, con queste due belle vetrine ad angolo.
Il nome di questa trattoria, in genovese, significa sale pestato. Ai tempi della Repubblica di Genova, il sale era una delle maggiori risorse economiche della città, c’erano luoghi, come questo, nei quali il sale, una volta pestato nel mortaio, veniva rivenduto al minuto.

L’ambiente è caratteristico, c’è un grande bancone, piastrelle bianche, le teglie di rame appese al muro.

Farinate, torte di verdura, panissa, frisceu e ripieni.
Cosa c’è di più sfizioso per ritemprarsi dalle fatiche di una giornata?

Oh, ma io ho dato per scontato che tutti sappiate in cosa consistano i piatti che qui vengono serviti! Sarà così? Per chi non lo sapesse, ecco un breve tour gastronomico tra le delizie genovesi.
I friscieu sono frittelle di verdura, croccanti e sfiziose, a base di lattuga, di bietola e di boragine.
Le torte di verdure sono uno dei piatti più tipici della tradizione ligure, si possono trovare a base di zucca, di carciofi, di cipolle, di porri o di bietole.
La farina di ceci, invece, è l’ingrediente primario della panissa.
La ricetta è semplice, per cui ve la riporto.
275 g di farina di ceci, 1 litro d’acqua, 1 limone, sale, pepe e olio extravergine di oliva.
Si prepara una sorta di pastella, mescolando l’acqua la farina e il sale, e la si lascia riposare almeno due ore. Si rimette sul fuoco e la si fa cuocere ancora un’ora, sempre mescolando, quindi la si serve calda, con olio, un pizzico di sale, il pepe e una spruzzata di limone.
Come vedete è un piatto povero, ma assai gustoso. Ed è semplice da cucinare, anche se in effetti ci vuole un po’ di tempo.
E poi, se siete proprio golosi, la panissa potete anche friggerla, fate delle striscioline e gettatela nell’olio bollente. Gioia e felicità!
Se non avete tempo da dedicare alla cucina, venite da Sa’ Pesta e accomodatevi al tavolo di legno, prendete posto sotto le volte, in questo locale davvero antico e speciale.

E poi se vi guardate intorno, alcuni particolari vi ricorderanno che siete nel cuore di una città che un tempo fu Repubblica Marinara; gozzi, galee e barche ci rappresentano sempre.

Ed è ancora la farina di ceci l’ingrediente principe della uno dei piatti più deliziosi che potrete gustare da Sa’ Pesta.
La farinata non ha bisogno di presentazioni, è nota ed è apprezzata ovunque.
Ci sono anche alcune varianti, ad esempio si può cospargerla di cipolline tagliate sottili o di fettine di carciofo.
Ed è dal 1400 che a Genova la mangiamo, a quei tempi la si chiamava scripillita.
Farina di ceci, acqua, sale e olio d’oliva, niente di più.
E qui, da Sa’ Pesta la farinata è regina indiscussa.
Sottile, unta, gustosa, il trionfo della semplicità e del gusto, una delizia per il palato, una bellezza per gli occhi.