La Madonna con il Bambino in Via dei Macelli di Soziglia

È nel cuore vivo dei caruggi, in quella nostra amata Via dei Macelli di Soziglia così speciale ed unica per le sue sinfonie di colori tipiche della città vecchia.
Tra persiane aperte, botteghe e panni stesi ecco un’antica edicola, preziosa testimonianza di lontane devozioni.

La luce filtra e così cade nel vicolo e sfiora le case antiche come accadeva anche in altri secoli, a pensarci mi emoziono, credetemi.

In una nicchia trova posto la bella statua della Madonna con il Bambino voluta dall’antica corporazione dei beccai e cioè i macellai che qui in questa via avevano le loro attività dalle quali derivano il loro nome il vicolo e la piazza.
La magnifica scultura rappresenta la Madonna della città che così si erge sulla via, custodendo il cammino dei passanti.

L’iscrizione ai piedi di Maria attesta appunto che la statua si deve ai macellai che qui la fecero porre nel 1724.

In questa prospettiva così genovese, tra case alte, terrazzini e squarci di cielo.

Le due figure angeliche ai lati di Maria sono poste come cariatidi e rappresentano un magnifico ornamento e ulteriore preziosa armonia.

Splendida è la statua della Madonna, il drappeggio del suo abito e la gestualità restituiscono un senso di vitalità e di movimento.

E allora quando passate in questa zona dei caruggi provate a pensare ad un giorno distante del 1724.
Le massaie della zona sono accorse, alcune osservano curiose dalla finestra.
Si sente un vociare, sommesse si recitano le Ave Maria rivolte a Lei, per Lei ciascuno ha una parola, a Lei si affidano speranze nascoste.
E ci sono loro, gli antichi beccai, coloro che vollero che la statua avesse questa collocazione.
E c’’è emozione, gioia, un senso di felicità e condivisione.
In un giorno distante.
E allora, come adesso, il sole rischiarava le case e la vita in Via dei Macelli di Soziglia.

Caruggi, fiori e cielo

Questa è una storia di caruggi, fiori e cielo ed è una magia di qualche giorno fa, mi emozionano sempre il mio stupore e la mia meraviglia davanti a quella bellezza che finisco per ritrovare quelle volte in cui vado ovunque e in nessun posto.
Ed ero in Via della Maddalena, ho alzato lo sguardo e sopra di me ho trovato questa prospettiva radiosa, le finestre spalancate, la striscia di azzurro e una magia di petali colorati lassù, su un terrazzino.

Accade così, la natura trionfa là dove il sole conforta i fiori e i piccoli boccioli, li ho visti timidamente affacciarsi anche in Vico San Gottardo.

E verdi pianticelle si godono il confortevole calore su un tetto in Piazza Valoria.

Ed è tutta una magia di estate, caruggi e cielo.
E poi, a volte, anche se non ci sono corolle variopinte e odorose la vera bellezza ti sovrasta comunque.
E allora guardo in su e talvolta anche le altre persone finiscono per fare lo stesso e questo mi regala sempre un sorriso, lo ammetto.

Lo sguardo poi a volte trova certi terrazzini così colorati e rigogliosi: si stagliano lassù, in quella vertigine, contro l’azzurro di Genova.

E poi ecco le geometrie di Via dei Macelli di Soziglia e rosso e contrasti.

E ancora foglie e diverse sfumature di verde e di giallo.

Una prospettiva turchese, il campanile della chiesa della Maddalena e ancora il rosa intenso della bouganvillea tante volte ritrovato in questa mia passeggiata.

È una storia così, composta di molti colori di giugno, di turchese brillante, di vento che smuove le foglie e i piccoli petali dalle tinte vivaci.
È una storia semplice di caruggi, fiori e cielo.

Genova, 1875: il magnifico negozio del Signor Badin

Dlin dlon, dlin dlon!
Un suono dolce ci porta ancora indietro in un viaggio nel tempo, nelle strade di Genova nel 1875.
E così scendiamo giù nei caruggi, tra i genovesi che popolano la Maddalena, ci si fa largo tra la folla che indugia nelle molte botteghe, ci sono pescivendoli e cappellai, calzolai e cioccolatieri, negozi con sacchi ricolmi di cereali, arrotini e caffettieri, in questo mondo lontano anche le parole hanno un suono differente.

E scendiamo oltre, attraversiamo i Macelli, nel cuore della città vecchia.
Insieme arriveremo nella bottega di un commerciante che sa far girare bene i suoi affari, qui tutti conoscono il signor Badin, potrei giurarlo, quando c’è bisogno di lui il nostro Badin offre ai suoi clienti una vasta gamma di articoli, non c’è che l’imbarazzo della scelta!

Dlin dlon, dlin dlon!
Eccoci arrivati finalmente in Piazza Lavagna, lo vedete il Signor Badin sulla porta?
Ah sì, quello là che ci saluta gioviale è proprio lui, son fiera di farvelo conoscere!
Lui sa il fatto suo e sa sempre dare saggi consigli a chi gli espone i propri dubbi su cosa scegliere.
Dlin dlon, dlin dlon!
Cari amici, il Signor Badin è fabbricante di campanelli e non solo!
Al primo piano ha persino un intero magazzino pieno zeppo di chincaglierie e di oggetti di fantasia, c’è da perdersi lì dentro, io penso che potrei starci davvero per ore ed ore!

Dlin dlon, dlin dlon!
Dovete poi sapere che la bottega del signor Léopold Badin non è soltanto, per così dire, il paese dei campanelli.
Eh no, qui trovate tutto il necessario per godere al meglio della bella stagione nei vostri giardini, qui si vendono romantici berceau in ferro, sedie, poltrone e tavoli, magnifici cesti di fiori e molto altro.
Che meraviglia, questa fantastica scoperta l’ho fatta sfogliando un mio prezioso libro già citato diverse volte qui sul blog: si tratta della Guida Commerciale Descrittiva di Genova di Edoardo Michele Chiozza risalente al 1875.
E là, da quelle pagine antiche, è emerso il volto di quell’abile commerciante della vecchia Zena e mi si è svelata anche la sua antica sapienza.
Dlin dlon, dlin dlon, la musica di quei campanelli risuona ancora e ancora.
Ora però devo proprio lasciarvi, perdonatemi ma sono di fretta, devo andare a scegliere un canapè nel glorioso negozio di Léopold Badin in Piazza Lavagna.

Mugugni e fatterelli di un giorno di maggio del 1914

Ogni stagione ha i suoi mugugni e i suoi fatterelli di poco conto, andiamo così alla primavera del 1914 e sfogliamo le pagine del quotidiano Il Lavoro del 7 di Maggio, i cittadini di Genova per farsi sentire scrivono delle belle lettere che vengono poi pubblicate sul giornale con la speranza che i problemi vengano così risolti.
Dunque, gli abitanti di Boccadasse e Via Caprera hanno una precisa richiesta da fare: servirebbe una fermata del tram all’inizio di Via Felice Cavallotti e pregano che la loro necessità venga riferita alla direzione dei tram elettrici, guarda un po’ se per una cosa simile bisogna rivolgersi al giornale!

In Via San Vincenzo, invece, c’è un’altra bella grana: la strada è praticamente al buio e priva di illuminazione.
E questo è gravissimo, intanto per la sicurezza e poi per il fatto che una via così centrale e vicina alla stazione merita ben altro decoro e i cittadini hanno tutto il diritto ad avere la strada ben illuminata, come chiosa un lettore che si firma Uno per tutti.
C’è un signore poi che invece si lamenta dei rami secchi sugli alberi dei giardini di Corso Carbonara e dell’Acquasola, ma è mai possibile che non si possano tenere con cura queste benedette piante?

Quelli di Vico Chiuso Peirera, dalle parti di Via Fieschi, hanno pure le loro ragioni per mugugnare.
Pare infatti che ci sia gente che ha la bella abitudine di lanciare la spazzatura dalla finestra e quindi un assiduo lettore come sempre si fa parte diligente e parla anche a nome di quei poveri cittadini che devono sopportare cotanta maleducazione.
Qualcuno provveda, per carità!
Non va meglio in Via Madre di Dio, sembra che a causa degli eccessivi annaffiamenti della strada chi passa da quelle parti rischia di andare a gambe all’aria, sicché gli abitanti chiedono che venga fatta un po’ di attenzione, nessuno ha voglia di rompersi l’osso del collo!

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Tra i fatterelli di cronaca ne ricorderei uno avvenuto in Vico Sottile dalle parti di Soziglia.
Sembra che nottetempo dei malfattori abbiano cercato di fare un grande buco nel reticolato di ferro che protegge il cancello del negozio di macelleria del signor Romolo, zitti zitti hanno tentato il colpaccio.
Tutto questo per rubare con l’ausilio di un gancio un mezzo vitello che era appeso nella macelleria: il furto grazie al cielo non è riuscito in quanto il buco era troppo piccolo e il vitello non ci passava, con gran sollievo del povero macellaio, immagino.
E sicuramente in Soziglia si sarà parlato parecchio di questa faccenda!

Dedichiamo anche spazio alle frivolezze ed ecco una bella novità per le signore genovesi, le più ambiziose non si faranno sfuggire la sorpresa annunciata sulle pagine del quotidiano.
In Via Carlo Felice, nota in seguito come Via XXV Aprile, alla celebre Pellicceria Genovese si terrà la vendita di eleganti capi provenienti dai celebri magazzini Lafayette di Parigi, ci sono mantelle, abiti, camicette all’ultima moda, è un’occasione imperdibile!
E per finire mi preme citare la disavventura della signorina Olimpia, mi auguro proprio che qualcuno l’abbia aiutata!
È accaduto in centro, nel tragitto da Via Colombo a Via del Seminario: la signorina Olimpia durante il percorso ha perduto una borsetta contenente 10 lire e due piccoli ritratti e tramite il giornale si auspica che tutto ritorni alla legittima proprietaria.
Povera signorina Olimpia, spero che i suoi cari ritratti siano tornati tra le sue mani così come tutto il resto che aveva smarrito, in un giorno di maggio del 1914.

Cavolfiori di Soziglia

Sono soltanto cavolfiori.
Li vidi un giorno per caso mentre passavo ai Macelli di Soziglia.
E là, nella meravigliosa angustia di questo vicolo così amato da noi genovesi, ecco le foglie spesse e ampie che racchiudono nel loro saldo abbraccio quei semplici ortaggi dalle tinte sorprendenti.
Ed è un tripudio magnifico di colori: candido bianco e verde vivace, una calda sfumatura d’arancio e un bel viola deciso.
Accade così, a volte le cose più semplici sanno diventare autentica poesia, dipende dal nostro sguardo.
E questi sono soltanto cavolfiori di Soziglia.

Vert’ige: l’atelier vegetale di Estefania

Gironzolando nei caruggi vi potrebbe capitare di fermarvi davanti a un delizioso negozietto che si trova in Via dei Macelli di Soziglia, in quella strada così amata che mi sembra di poter definire la rive gauche genovese perché tra le case alte di quel vicolo trovano posto sempre più di frequente botteghe di giovani creativi capaci di offrire nuove suggestioni.
In quel tratto antico di Genova c’è anche Estefania con il suo atelier vegetale Vert’ige.
Estefania è portoghese, ha esercitato la sua arte a Parigi e Roma, è un architetto con specializzazione in paesaggio e architettura bioclimatica, se passerete a trovarla scoprirete anche che è una persona solare e piacevole.

I doni della natura nelle sue mani diventano così preziosa materia per le sue creazioni artistiche.

Foglie e piante sono disposte in vasi o boccali, sotto campane di vetro che divengono originali complementi d’arredo, Estefania sceglie appositamente piante che non necessitino di molta luce o particolari cure e che siano così perfette per gli interni.
Nulla è lasciato al caso, le piante di Vert’ige sono disposte ad arte con la tecnica dell’ikebana e con gusto raffinato.

E sarà Estefania a spiegarvi con competenza la bellezza delle sue opere.

Vasi, vasetti, foglie, vita e creatività.

Questo negozietto è un elegante scrigno che vi invito a scoprire, qui troverete certo qualche vasetto perfetto per voi o per i vostri regali.
Nella foto sottostante, nella parte sinistra noterete un quadro, si tratta di una composizione costituita da vegetali stabilizzati con prodotti naturali, questo particolare e stupefacente processo rende le piante eterne.

Ci sono poi le piccole piante sospese avvolte in una magia di vetro dalla perizia di una vera artista capace di immaginare mondi e di catturarne la bellezza.

Con questa armonia che certo molti di voi sapranno apprezzare.

Questo negozio così particolare si trova in Via del Macelli di Soziglia 49r, in quella botteguccia che vedete a destra nella foto sottostante, il sovrapporta è giustamente decorato con foglie.
Là c’è il mondo bellissimo di Vert’ige, l’atelier vegetale di Estefania.

Di verde

Settembre, nuovo inizi e giorni che pigri ci conducono a una diversa stagione.
E ritrovarsi, ancora, nei luoghi amati.
E gironzolare tra piazzette, caruggi, negozietti che piacciono a me.
E poi le nuove realtà, in centro storico ci sono diversi posticini nuovi che propongono delizie culinarie, mi sa che mi piacerebbe provarli.
E poi, poi passo nei caruggi una, due, tre e mille volte e mi sembra sempre tutto così familiare e allo stesso tempo mai veduto, sapete bene cosa intendo.
Fa ancora caldo, il vento ancora dorme, a volte il cielo è coperto di nuvole dense e pare quasi che l’autunno faccia capolino, qua e là.
Arriverà, porterò l’ombrellino pieghevole in borsa, mi metterò la giacca e la sciarpa al collo per difendermi dalla tramontana che pure amo così intensamente.
Arriverà l’autunno, con i suoi colori caldi.
Ancora, adesso, è tempo di verde vivace, chiaro e brillante come i fili d’erba madidi di rugiada.

Bachelite: il fascino del vintage

Oggi vi presento un piccolo negozio e per scoprirlo vi basterà andare nei caruggi, in Via dei Macelli di Soziglia.

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Questa deliziosa bottega è specializzata in affascinanti articoli vintage e si chiama per l’appunto Bachelite, questo termine identifica il materiale usato nella prima metà del ‘900 per certi oggetti come ad esempio i telefoni.
Un piccolo mondo ricco di curiosità, a renderlo speciale è anche il buon gusto di Beatrice, la giovane proprietaria che cura in maniera particolare l’esposizione dei pezzi in vendita.

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Ecco le vecchie macchine fotografiche, i vassoi e le cose di un altro tempo.

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Numerose sono le scatole di latta per le quali Beatrice ha una vera passione.

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Tinte pastello e coperchi decorati, anch’io ho una piccola collezione di scatoline e so di non essere la sola.

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Lumi a petrolio e soprammobili di vario genere disposti con vero stile.

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E poi occhiali da sole e tazzine e piccoli contenitori.

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Valigette, cappelli e vecchi telefoni.

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Bottigliette di profumo e fotografie in bianco e nero.

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E ancora scatole, naturalmente!

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E vecchie radio, suoni e colori di un’altra epoca non così distante dalla nostra.

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Un posto pieno di atmosfera, se passate nei caruggi date un’occhiata a Bachelite, questi sono gli orari del negozio.

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Come me vi perderete a curiosare, sicuramente è un valido indirizzo per coloro che amano le suggestioni d’antan.

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Troverete gli oggetti del quotidiano che hanno fatto parte della vita di qualcuno, compagni di viaggio e dei giorni passati.
Questo è il vero fascino del vintage, acquistare un oggetto usato significa donare nuova vita a piccole cose che ne hanno già avuta una.

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Un negozio che si trova in un posto perfetto, una strada dalle tante anime e dalla storia antica.
Là, in Via dei Macelli di Soziglia, adesso ci sono anche le meraviglie di Bachelite.

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Gastronomia De Micheli, un curioso fatto ottocentesco e cose buone di Zena

Tutti i buongustai di Genova conoscono questo splendido negozio di gastronomia ai Macelli di Soziglia, De Micheli è una vera e propria istituzione e la sua vetrina parla da sola.
Cima, cappon magro e delizie di ogni genere da portare in tavola.

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E tuttavia la dimenticanza ha posto il suo velo su un fatterello di cronaca avvenuto molti anni fa, ne diede notizia il più celebre giornale cittadino, “Il Secolo XIX”, questa vicenda creò un certo trambusto nei caruggi circostanti, state un po’ a sentire cosa accadde.
Dunque, si era sul finire dell’Ottocento e in Soziglia faceva i suoi affari un pizzicagnolo di nome Giuseppe De Micheli.
All’epoca il suo negozio si trovava in questo punto di Via dei Macelli dove ora ha sede la Bottega dello Stoccafisso.

Bottega dello Stoccafisso

Nell’anno 1900 aprì invece i battenti la bottega che tutti conosciamo dove si acquistano squisite prelibatezze.

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Torniamo alle vicende ottocentesche e a quel giorno in cui da De Micheli capitarono tre malfattori: uno di essi gettò uno sguardo fulmineo al negozio, c’era da farsi venire l‘acquolina in bocca!
D’improvviso costui afferrò un grosso pezzo di ottimo stracchino e tenendolo stretto si diede alla fuga giù per i caruggi seguito dai suoi compari.

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Il De Micheli però era un baldo giovane di 36 anni e con atletica prestanza si lanciò all’inseguimento, una volta giunto in Via Luccoli riuscì ad acciuffare uno dei ladruncoli.
E insomma, le cronache raccontano che si mise a dargliele di santa ragione, ecco.
Il fato però è sempre in agguato, in questo caso ha il volto e il nome di un certo Federico il quale, uscendo dalla sua casa di Via Luccoli, rimase stupefatto nel vedere l’insolita scena.
Un’aggressione! – pensò tra sé e sé – Povero ragazzo!
Non ebbe esitazioni e con pronta solerzia si gettò sul De Micheli allontanandolo dal ladro e  fu così che questi riuscì a sfuggire alle ire del pizzicagnolo dandosi alla macchia nel labirinto dei vicoli.

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Il Signor Federico, una volta saputa la verità, scrive il cronista del Secolo, porse sentite scuse al De Micheli.
E lo stracchino? Ah già, quello!
Colui che lo aveva sottratto se ne era rapidamente liberato gettandolo a terra, l’ambito pezzo di formaggio cremoso venne sistemato al sicuro, nell’ufficio delle guardie.
Cose che succedevano a Genova, sul finire di un altro secolo.
Ai Macelli di Soziglia c’è ancora l’attività della famiglia De Micheli ed è uno dei fiori all’occhiello dei nostri caruggi.

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Ci trovate tante cose buone, oltre ai salumi e ai formaggi qui si vendono vere specialità gastronomiche, dalle frittelle di baccalà all’insalata di mare.

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Acciughe fritte? Ci sono!

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Acciughe marinate? Eh già, ci sono anche quelle!

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Non mancano certe sfiziose bontà.

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E troverete stoccafisso alla genovese in abbondanza.

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E il budino, certo!

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Un negozio dalla lunghissima storia, un’attività che ha ricevuto diversi riconoscimenti ed è inclusa tra le botteghe storiche di Genova.

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Un’impresa di famiglia portata avanti con grande amore per il proprio lavoro e con senso di appartenenza ad un luogo adorato dai genovesi, i Macelli di Soziglia sono meta prediletta di molti di noi e botteghe come questa rappresentano la nostra identità e le nostre tradizioni.

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Cose buone di Genova sulle nostre tavole, le prepara per noi da più di cento anni la Gastronomia De Micheli.

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Caruggi amatissimi, dove è semplicemente bello camminare, osservare e sentirsi a casa.

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Scostando la tenda del negozio di De Micheli davanti a voi vedrete una splendida edicola.
È in questi contrasti l’anima vera della città, quella sua essenza che da secoli risiede nelle meravigliose angustie dei suoi vicoli.

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Un giorno, tanto tempo fa, in questi posti capitò un fatto increscioso: un pezzo di stracchino, tre ladruncoli, una fuga precipitosa nei caruggi.
Cose che accaddero a Genova in un altro secolo, nel cuore della città vecchia.

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1898: un celebre panificio di Soziglia

Questa è una storia che ebbe inizio tanto tempo fa, il protagonista si chiama Edoardo Oneto, proviene da Campomorone ed è nato nella seconda metà dell’Ottocento.
A volte la vita presenta dure difficoltà, Edoardo è ancora piccolo quando perde il padre, così lui e i suoi due fratellini Giacomo e Leopoldo vengono mandati all’Istituto degli Artigianelli: là impareranno un mestiere, apprenderanno la complessa arte della panificazione.
Il primo dei tre ad aprire la sua bottega è Giacomo, il maggiore: il suo forno sorgerà in una zona popolosa e viva, in Vico Nuovo di Ponticello.
Il documento che vedete e quello che seguirà sono le registrazioni effettuate presso la Camera di Commercio di Genova, ringrazio Federica Terrile e Anna Galleano per avermi inviato questi ed altri documenti relativi alle attività della famiglia Oneto.

Giacomo Oneto

Edoardo dapprima fa il garzone nel negozio di Giacomo, poi anche per lui verrà il tempo di mettersi in proprio.
E lo stesso vale per suo fratello Leopoldo, il suo negozio si trovava in Via Lomellini e figura sulla mia Guida Pagano del 1926, viene indicato come fabbrica di paste di lusso e panificio.
Edoardo, invece, aprirà le sue attività in un’altra parte della città molto amata dai genovesi.

Piazza Soziglia

Avrà un forno in Vico dell’Umiltà, un negozio di pasta fresca in Piazza di Soziglia, un panificio in Via ai Macelli di Soziglia.

Edoardo Oneto
Oh, che sbadata! Non vi ho ancora presentato l’eroe della nostra storia!
Dovete sapere che Edoardo nel 1898 prese moglie, la sua sposa si chiamava Paola.

Edoardo e Paola Oneto

Ed ebbero diversi figli, qui vedete i genitori con i primi tre, Giuseppe è quello che tiene il cerchio, poi c’è Antonietta e il piccolo Luigi.

Oneto

Abitavano in Vico della Rosa, a poca distanza dalle botteghe.

Vico Rosa

E con il tempo la famiglia divenne sempre più numerosa, quanti bambini c’erano in casa Oneto?
Non tutti ebbero una lunga vita, all’epoca le malattie minavano la salute di grandi e piccini e a volte non c’era davvero scampo.
Eppure eccoli qui, tutti insieme davanti al fotografo, le bimbette con l’abito chiaro, i maschietti con un mezzo sorriso e il patriarca fiero alle spalle della sua famiglia.

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Lei si chiamava Antonietta.
Dolce, vezzosa e innocente, ebbe un destino sfortunato, era una giovane donna quando morì a causa del tetano.

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Sai, la vita è così.
Non puoi sapere cosa ti attende nel mondo.
Resti accanto ai tuoi fratelli, sogni di diventare grande.

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E non sai, non puoi sapere cosa ti accadrà, devi soltanto vivere nel modo più felice che puoi.

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Bambini nati e cresciuti caruggi, questa foto di classe è stata scattata nel chiostro delle Vigne.

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E nel tempo che noi non abbiamo vissuto qui c’era il negozio di paste alimentari di Edoardo Oneto.

Piazza Soziglia (2)

Fate qualche passo, imboccate Via dei Macelli di Soziglia.
E guardate in su, sempre.

Via dei Macelli di Soziglia

E fermatevi all’incrocio, esattamente in questo punto c’era il panificio.

Via Dei Macelli di Soziglia (2)

Provate a sentire le voci, il tramestio di passi, le voci cantilenanti, una folla di gente percorre il vicolo, guardate i bambini che corrono nei caruggi, immaginate i volti delle donne, le vedete?
Si affacciano da certe finestre, alcune passano trafelate, c’è la vita di ogni giorno in Soziglia.

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Il negozio era stimato e rinomato, finì persino sulla rivista Il Successo.
Osservate il disegno che segue, il signore che vedete seduto sulla sinistra è proprio Edoardo, sta  sull’angolo dal lato opposto della sua bottega.
Vedete che c’è un uccello? Sì, proprio così! Lui aveva un pappagallo e anche una scimmia.
E negli anni ’50 in quell’angolo c’era di solito un limonaio con il suo banchetto.

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In questo disegno ci sono i panni stesi e le mampae, ve ne ho parlato in questo articolo, erano dei telai che venivano posti sulle finestre e servivano per riflettere la luce nel buio dei caruggi.
E ancora, il tratto di matita evidenzia la prospettiva di Soziglia e l’inizio di Vico Sottile.

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Qui si vendeva pane fragrante e deliziosa focaccia molto apprezzata dalla gente della zona, c’era sempre la coda!

Focaccia

Focaccia del Panificio Sebastiano di Via Lomellini

La bottega aveva ante di legno e come in tutti i negozi dei caruggi al suo interno c’era un’immagine della Madonna con un luce davanti.
I maccheroni di Natale venivano legati con un nastrino rosso, un tocco di colore perfetto per le feste.
Al piano superiore si cuocevano ogni giorno i fagioli, le cipolle e le barbabietole al forno.
Lassù, dietro alla finestra con le grate.

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La bottega veniva gestita da marito e moglie, la signora Paola certo non si risparmiava.
Molto tempo dopo fu lei a ricevere la medaglia per l’attività aperta nel 1898.

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C’era la vita di città e il tempo del lavoro poi c’era la stagione dello svago, in estate a Campomorone.
Tutti insieme a fare le ceste, come vedete grandi e piccoli sono a piedi scalzi.

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Sui prati, con i bambini.
E la signora sulla sinistra sfoggia proprio un cappello elegante!

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Ed ora, cari amici, avrei una domanda da porre a voi lettori affezionati di queste pagine.
Lo avete riconosciuto Edoardo Oneto?
Certo, è proprio lui il signore con il bastone da passeggio ritratto tra i pellegrini alla Madonna della Guardia, di tutti loro ho scritto in questo articolo.

Alla Guardia (14)

A raccontarmi questa vicenda è stato un lettore di questo blog, lui si chiama Piero e questa è la storia della sua famiglia.
Ed io lo ringrazio per aver condiviso con me i suoi cari ricordi, siamo andati insieme nei luoghi che avete veduto e lui ha dipinto per me un mondo e la sua atmosfera.
E mi ha fatto conoscere il suo antenato, Edoardo Oneto.
Un uomo che si era fatto da sé, con il lavoro e la forza di volontà, proprio come i suoi fratelli.
Un tipo dal piglio fiero e deciso, un commerciante abile nel suo mestiere, uno che sapeva far fruttare i suoi talenti e il suo denari.
Le sue botteghe erano nei posti che frequento quotidianamente, se ci fossero ancora andrei di sicuro a provare la focaccia e tutte le altre prelibatezze.
Sì, avrei davvero voluto conoscerlo.
E in qualche maniera è accaduto, in qualche modo sono stata anch’io nei suoi luoghi, caro Signor Edoardo, nella sua Soziglia: e si sentiva un fragrante profumo di pane.

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