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Posts Tagged ‘Via del Campo’

Vi porto nei caruggi che piacciono a me, in quel tempo che non abbiamo vissuto.
Là, dove Porta dei Vacca diviene naturale cornice della celebre Via del Campo, vi mostrerò alcuni frammenti di vita tratti da due mie cartoline, la prima di esse risale al 1906, la comprai un paio di anni fa.
Tic tac, tic tac, si mette in moto la macchina del tempo.
Eppure tutto sembra uguale, se non fosse per certi dettagli che raccontano altri giorni.

Porta dei Vacca (2)

Si chiacchiera, all’imbocco della porta, una vecchia trascina stancamente una pesante borsa.
E questi gentiluomini hanno tutti il cappello in testa.

Porta dei Vacca (3)

Una prospettiva familiare a tutti noi che amiamo i caruggi.
E sapete cosa mi colpisce? La perfetta lastricatura della via.

Porta dei Vacca (4)

In questo tempo, in questa zona c’è l’insegna di un locale che attira molti avventori: il Caffè Firenze non teme la concorrenza!

Porta dei Vacca (5)

E lì sotto c’è un uomo in attesa.

Porta dei Vacca (8)

Ad attirare la mia attenzione è un’altra figura, riesco solo ad immaginare le sue quotidiane fatiche: si tratta di quest’uomo che incede lento portando sulle spalle una grande botte sicuramente ricolma di buon vino.

Porta dei Vacca (7)

Oltre cento anni fa, su Porta dei Vacca, erano affissi manifesti che pubblicizzavano svariati eventi: a qualcuno interessa la sfida di lotta?

Porta dei Vacca (6)

E su Via del Campo, sulla sinistra, aperto e teso a catturare la luce un bianco telaio con una delle diffusissime mampae dei nostri caruggi, qui trovate la loro storia.

Porta dei Vacca (9)

Tic tac, il tempo scorre ma questa strada di Genova resta immutata.

Via del Campo (4)
In quest’altra cartolina, successiva alla precedente,  c’è ancora una diversa folla a percorrere queste strade.

Porta dei Vacca (10)

E ci sono altre mampae aperte verso il cielo azzurro di Genova, in questo caso si intravede una scritta su di esse, purtroppo non riesco a capire cosa c’è scritto.

Porta dei Vacca (12)

Si aspetta la vita che verrà con un certo fatalismo: cappello in testa e mani in tasca.
E un giovane avanza con fare sfaccendato, alle sue spalle un carretto cigola inesorabile e sulla destra, quasi appoggiata al muro, una donna segue con gli occhi il turbine di folla che attraversa Via del Campo.

Porta dei Vacca (11)

E si fanno affari d’oro in questa città portuale che vive del suo mare: questa è l’insegna di un certo Seneca Bernardi, la sua ditta si occupa di spedizioni commerciali.

Porta dei Vacca (13)

La vita che verrà è incerta.
Non puoi mai sapere cosa ti accadrà, in qualunque epoca tu abbia vissuto.
E magari sei un ragazzino e te ne stai lì, con il berretto calcato sul capo, lo sguardo pieni di sogni che nessuno conosce e la testa immersa nei tuoi pensieri.
E accanto c’è un tipo corpulento, sarà un elegantone o forse il portiere di un Hotel? Non saprei dirlo, mi pare che indossi una specie di divisa.

Porta dei Vacca (14)

E se dovesse venire a piovere ricordatevi che in Via Roma c’è il negozio di Stefano e Figli, vendono impermeabili e soprascarpe di gomma, c’è scritto sul manifesto appeso al muro!

Porta dei Vacca (15)

Il tempo scorre inesorabile e con esso la vita di ogni giorno.
Un uomo fa i suoi affari su un improvvisato banchetto e un passante si ferma a guardare, un altro continua per la sua strada.
Sullo sfondo, a ridosso della porta, un secchio e una ramazza: bisognerà pur tenerla in ordine questa via percorsa ogni giorno da tante persone.
Una celebre strada di Genova, una piccola parte di mondo che è nel mio cuore.

Porta dei Vacca (16)

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Ieri, come spesso accade, sono andata a far la spesa nei caruggi.
Sai, in questi giorni è venuta la pioggia, il cielo è spesso grigio e a dire il vero non sembra proprio l’ideale per scattare qualche fotografia.
Tra l’altro, come vi dicevo, ero in giro per commissioni.
E poi, d’un tratto, il sole in Via del Campo.

Via del Campo (6)

E cammino, senza una meta precisa.
Sai, solo per il piacere di esserci e di attraversare questa strada tante volte percorsa e immortalata da una celebre canzone di De André.

Via del Campo (2)

E poi, all’improvviso.
L’incontro imprevisto tra luce e acqua, cielo e nuvole riflesse in una magica pozzanghera che diviene uno splendido gioco di fantasia.

Via del Campo (3)

Davvero, in ogni luogo ognuno di noi vede ciò che sa vedere.

Via del Campo (4)

E guarda.
Contorni tremuli, grigio e colore, un momento irripetibile.

Via del Campo (5)

Volto gli occhi nella direzione opposta, verso Porta dei Vacca.
E la luce brilla ancor di più, finestre e vetri, caruggi sottosopra.

Via Prè

Un passo indietro, ecco il campanile dell’antica chiesa di Santa Fede.

Via Prè (3)

In ogni luogo ognuno di noi vede ciò che sa vedere.
E guarda.
Il tratto iniziale di Via Prè con le sue case alte si svela in questo effimero specchio lucente.
Cose che si vedono nei caruggi quando viene la pioggia.

Via Prè (2)

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Correva l’anno 1536 e nella città di Genova veniva commissionata agli artisti Della Porta e a Nicolò Corte un’opera di pubblica utilità: un barchile e cioè una maestosa fontana che venne collocata in una delle piazze centrali della Superba, all’epoca si chiamava Piazza Nuova, oggi è invece intitolata a Giacomo Matteotti.

Piazza Matteotti

Vista da Palazzo Ducale

Sulla fontana troneggiava una scultura con i tratti di Giano Bifronte.
Questa figura ha una forte valenza simbolica per questa città, una leggenda infatti narra che si debba proprio al dio Giano la fondazione della Superba, alcuni ritengono che da lui derivi il toponimo Janua, antico nome della nostra Genova.
Va detto che nella storia di Genova sono varie le supposizioni sull’identità del fondatore Giano ma su questo non mi dilungherò.
Il dio romano degli inizi, il dio dai due volti.

Giano (2)

Mutano anche i visi delle città e così è accaduto anche in questo caso.
Nella prima metà del ‘600 la fontana trovò una nuova destinazione, si stabilì di collocarla in Piazza San Domenico, così si chiamava l’attuale Piazza De Ferrari.
Sul finire dell’Ottocento venne nuovamente spostata e fu messa in Piazza Marsala, dove ancora potete ammirarla.

Via Palestro

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E anche al dio Giano fu trovata una nuova sistemazione, in un primo tempo venne posto su un’altra fontana che trovate nei caruggi, la sua storia è una delle prime che ho raccontato in questo articolo che vi conduce nella celebre Via Del Campo.
Là si trova la colonna d’infamia eretta nel 1628 per Giulio Cesare Vachero, traditore di Genova che fu punito con la morte per le sue colpe.
Oltre a ciò, secondo l’uso del tempo, la sua casa venne spianata e al suo posto fu costruita la colonna infame.
Tempo dopo i discendenti del Vachero ricorsero ad un astuto stratagemma.
Insomma, non era tanto onorevole trovarsi davanti agli occhi i misfatti del loro antenato, così quando venne costruita la Peschiera dei Raggio fecero in modo che fosse posizionata in maniera da oscurare la vista della colonna sulla quale sono incise le colpe dello stolto Vachero.
E su questa fontana fu collocato il busto di Giano.

Via del Campo

Non terminano qui le peregrinazioni genovesi del dio bifronte, alla fine dell’Ottocento fu destinato a Sarzano, la piazza che deriverebbe il suo nome da Arx Giani, rocca di Giano.

Piazza Sarzano (2)

Piazza Sarzano

Qui c’è una cisterna circondata da un tempietto e se guardate sulla sommità di quest’ultimo vedrete i due volti del nostro girovago Giano.

Piazza Sarzano (3)

Qui venne collocato e qui restò per molti anni, la statua che vedete attualmente non è altro che una fedele copia.

Giano

E dove si trova l’originale Giano Bifronte, colui che con i suoi sguardi misteriosi ha veduto scorrere la vita di Genova e i suoi secoli?
È conservato nel deposito del Museo di Sant’Agostino, insieme alle molte opere che hanno suscitato il mio e il vostro stupore, accanto alle pietre di Genova perduta.

Giano (3)

Lo si preserva e lo si difende dalle ingiurie del tempo ma merita certo di essere di essere esposto nelle sale del Museo.
Ed io spero che gli sguardi di Giano trovino ancora quelli dei genovesi e di tutti coloro che amano la storia di questa città.

Giano (4)

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Se girate per le strade della città vecchia vi capiterà spesso di vedere finestre dipinte a imitazione di quelle realmente esistenti.
Non dovrete cercarle a lungo, vi basterà alzare lo sguardo, ad esempio in Via Gramsci.

Via Gramsci (2)

E a breve distanza, ancora finestre vere e finestre immaginarie.

Via Gramsci (3)

Ed eccole disegnate in Via del Campo.

Via del Campo

E poi sulla riviera, a Santa Margherita Ligure, balaustre e persiane tracciate da un’abile mano d’artista.

Santa Margherita Ligure

Questa consuetudine di dipingere finte finestre trae le sue origini dal nostro passato e per spiegarla bisogna andare al tempo della Repubblica Ligure.
E dunque, è l’anno 1798 e il governo si trova a dover affrontare una spinosa questione: rimpinguare le casse della Repubblica.
E così con una brillante quanto discutibile iniziativa si decide di ricorrere al mezzo più scontato: una nuova tassa che colpisce la proprietà, la tassa sulle finestre.
E la logica del calcolo è facilmente intuibile: i più ricchi possiedono fastose dimore e lussuosi palazzi con numerose finestre, per ognuna si dovrà corrispondere una certa cifra.
Come scrive lo storico Antonino Ronco, lo sgradito balzello viene enfaticamente chiamato “sussidio patriottico sulle finestre”, come al solito in qualche modo si cerca di indorare la pillola!
L’odiata tassa segue una schema preciso: fino a cinque finestre, grazie al cielo, non si paga nulla, ci sono poi delle aliquote calcolate in base al numero delle finestre presenti sull’edificio.
E i liguri come la prendono?
Come reagiscono quelli di Genova a questa bella novità?
E’ semplice, murando e chiudendo le finestre sui loro palazzi, alcune di esse verranno sostituite da quelle finte, dei suggestivi trompe-l’œil.
E così non vedrete mai aperte certe persiane, esistono soltanto grazie ad un abile gioco di pennelli.

Via Gramsci

In città e sulla costa, questa è una finestra di Sori.

Sori

E certo, poi con il tempo questo è diventato anche un diletto artistico, il  trompe-l’œil crea splendidi effetti visivi.
Ed ecco colonne ed affacci da sogno su Via Gramsci.

Via Gramsci (4)

E in Via dei Giustiniani illusori vetri smerigliati.

Via dei Giustiniani

L’astuzia dei genovesi!
Mi metti la tassa sulle finestre? E io le chiudo e tanti saluti al sussidio patriottico!
Questa è Via Orefici.

Via Orefici

E anche in Piazza Valoria c’è una finestra dipinta, non so dirvi se la parziale apertura sia stata realizzata in tempi recenti.

Piazza Valoria

E poi guarda, lassù, all’ultimo piano di questo palazzo di Via San Luca.

Via San Luca

Finestre vere e finestre immaginarie, silenziose testimoni del passato di Genova.

Vico San Matteo

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Oggi vi porto a fare un viaggio nel tempo, ancora!
Mi succede una cosa molto bella, le persone che conosco condividono con me notizie curiose e interessanti ed io le porto qui, su queste pagine.
E così è accaduto, anche questa volta.
L’altra sera ho ricevuto una mail dal mio amico Eugenio, appassionato collezionista di cartoline e rarità, vi erano allegate due immagini che ora vi mostrerò.
E ci conducono là, in Via del Campo.

Via del Campo (2)

Ed è universalmente noto, questa è la strada della musica e di Fabrizio.

ViadelCampo29rosso (16)

Ed è la strada dove si trova il negozio a lui dedicato.

ViadelCampo29rosso (2)

E lo incontri davvero Fabrizio in Via del Campo, sulla porta a vetri di una macelleria ieri ho visto un poster con la sua immagine.

Via del Campo (6)

E in altri tempi? Anche i luoghi hanno un destino, forse.
E allora andiamo ad un’altra epoca e inoltriamoci nella parte bassa di Via del Campo, verso la Porta dei Vacca.

Via del Campo (2)

Allora, negli anni ’40, qui aveva la sua glorioso negozio il Signor Mario Salvarani: tutto per la musica, nei caruggi di Genova.Mario Salvarani

Cartolina pubblicitaria appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E come si legge sulla cartolina pubblicitaria il negozio si trovava al 72 rosso, naturalmente mi sono messa in cerca del civico, che ve lo dico a fare!
E quindi eccoci in fondo a Via del Campo, guardiamoci intorno!

Via del Campo (3)

E il numero fatale spicca sul muro.

Via del Campo (4)

E corrisponde ad un locale al momento chiuso, il secondo a salire nell’immagine sottostante.

Via del Campo (5)

Tuttavia, qualcosa non mi convince.
Intanto, dopo una verifica su uno dei miei annuari ho visto che nel 1957 il civico indicato non era il 72, ma il 73.
Forse il negozio è stato spostato?
Osserviamo ancora la cartolina di Eugenio, come si può vedere sulla sinistra si nota chiaramente una colonna.

Mario Salvarani  2

E allora facciamo ancora qualche passo, si tratta proprio della colonna situata nella parte interna della porta, qui un tempo c’era il negozio del Signor Salvarani.

Via del Campo (7)

Radio, dischi, fonografi e armoniche a bocca!
E tutti i più recenti successi musicali!
Salvarani era la casa dell’armonia e delle note, in Via del Campo.

Mario Salvarani 1

Cartolina pubblicitaria appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E a breve distanza alzate ancora lo sguardo, al numero 76 c’è l’antica insegna del Banco del Lotto, autorizzato per tutte le estrazioni del Regno, l’ho già mostrata in questo articolo dedicato alle antiche insegne dei negozi del passato di Genova.

Via del Campo

Sono particolarmente affezionata a Via del Campo, tempo fa, come alcuni di voi ricorderanno, mi è stata raccontata una bella storia in proposito.
Ed è ancora più antica, precedente agli anni ’40, vi si narra di quando in Via del Campo c’era un pizzicagnolo, se vi fa piacere leggerla la trovate qui.
Sono piccoli e preziosi tasselli del passato che restituiscono un quadro che diversamente non potremmo vedere.
E ogni scoperta è una nuova meraviglia, il mio ringraziamento va ad Eugenio, è merito suo se ancora una volta ho compiuto una passeggiata nel passato di Genova.
Era un altro tempo, un tempo diverso dal nostro, eppure già allora Via del Campo era la strada della musica.

Via Del Campo (8)

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E’ un’afosa giornata di luglio del 1827, due carrozze sono ferme davanti a una dimora milanese, attendono un folto gruppo di passeggeri.
Si tratta della famiglia di un giovane scrittore che ha da poco dato alle stampe la prima versione di un suo celebre romanzo, un libro che susciterà pareri discordi tra i critici del tempo.
L’autore è diretto a Firenze, la città nella quale intende approfondire le finezze della lingua italiana, in quello che è noto come il suo risciacquar i panni in Arno.
Il viaggiatore è niente meno che Alessandro Manzoni e quel suo libro, I Promessi Sposi, è stato croce e delizia di tutti gli studenti di ogni epoca.
Ma lasciamo stare Renzo e Lucia e seguiamo Manzoni in quel suo viaggio estivo che lo condurrà in Toscana, prima di giungere alla sua meta il nostro fece anche tappa a Genova, città dove era già stato in precedenza.

Genova

Sulle carrozze ci sono Alessandro, sua moglie Enrichetta, i loro figli, la madre di lui Giulia Beccaria e alcune persone di servizio.
Il viaggio non è dei più confortevoli, lungo il percorso la bella compagnia fa una sosta per pernottare in un albergo ahimé pessimo, la signora Giulia ne scriverà con dovizia di particolari.
E per non dire dell’incidente in carrozza, santo cielo, che spavento!
Sotto il fragore della pioggia il mezzo dove viaggiano i piccoli Manzoni si ribalta.
Ne escono tutti sani e salvi, per fortuna nessuno si è fatto un graffio, però ci vuole tutta la pazienza di mamma Enrichetta a convincere i figli a risalire in carrozza.
Ma ditemi voi, si può viaggiare in queste condizioni?
E finalmente Alessandro e la sua numerosa famiglia giungono a Genova.
Dove alloggeranno?
Signore e signori, il loro albergo è nel centro della città, nei caruggi di Genova, l’Hotel Quattro Nazioni si trovava in Via del Campo.

Via del Campo (2)

La stanza di Manzoni ha una bella vista sul porto, lo scrittore si concederà qualche giorno a Genova prima di continuare il suo viaggio.
In realtà Alessandro vorrebbe partire a breve, egli stesso scrive che la sua intenzione era raggiungere Livorno, solo che tutti dicono che laggiù fa un caldo infernale, sentite un po’ cosa scrive lo stesso Manzoni in proposito:

“…cominciarono a metterci tanta “puia” di Livorno, e del caldo che dicono esservi oltraggioso e di certe zanzare che vi cambiano tutta la forma della cute e vi danno non che altro la febbre…ci siam guardati in volto e abbiamo detto: pigliamo i bagni a Genova.”

Per i foresti chiarisco che il termine “puia” significa paura in genovese, il nostro Alessandro ci metteva poco a familiarizzare con il dialetto!
E così la famiglia Manzoni restò a godersi il mare di Liguria ben oltre il previsto.
E in questo periodo, naturalmente, non mancarono le occasioni mondane!
Premuroso e sollecito apre le porte della sua dimora il Marchese Gian Carlo Di Negro.
Ah, il Marchese!
Sapete che quando a Genova arrivavano gli amici, senza che loro nel sapessero nulla, mandava i suoi domestici all’albergo per prendere le loro valigie e portarle alla Villetta?
Era un tipo ospitale, anche se un po’ strambo, diciamolo!

Villetta Di Negro (2)

Del Marchese vi ho già largamente parlato, in questo post, lui e Alessandro già si conoscevano, si erano incontrati a Milano e forse ricorderete che Di Negro aveva sposato proprio Luigina, colei della quale Manzoni era perdutamente innamorato.
Lei lasciò presto questo mondo dopo aver infranto il giovane cuore dello scrittore e dopo aver dato due figlie al Marchese.
Ma torniamo al 1827, al soggiorno genovese di Manzoni.
Appena il Marchese Di Negro viene a sapere che lo scrittore si trova in città si premura di far sì che egli gli faccia visita nella sua Villetta.
E in uno di quei pranzi nella ridente dimora a Manzoni vengono serviti dei deliziosi ravioli, i ricevimenti del Marchese erano sempre eventi di pregio!
Certo, anch’egli si dilettava con la poesia e a quanto pare Manzoni una volta si sbilanciò in un giudizio non troppo lusinghiero sui componimenti di Di Negro, per fortuna sembra che il nobiluomo non l’abbia mai saputo, altrimenti ci sarebbe rimasto davvero male!
E tuttavia, pur essendo mediocre poeta, il Marchese amava circondarsi del fior fiore della cultura, nella sua villetta Manzoni incontrerà un francese, un certo Henri Beyle, destinato a divenire celebre con lo pseudonimo di Stendhal.
E giunge il 7 di agosto ed è il momento di lasciare Genova, bisogna partire alla volta della Toscana.
Il soggiorno è stato molto gradevole, Giulia Beccaria scriverà di aver trovato piacevoli compagnie.
Si fanno i bagagli e si lascia l’Albergo Quattro Nazioni, in Via Del Campo.
Quando passate da quelle parti guardatevi attorno, non c’è una targa a ricordarlo e nessuna traccia del suo passaggio ma qui un tempo avreste potuto incontrare Alessandro Manzoni.

Via del Campo

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Avevo da diverso tempo un desiderio: salire lassù, sopra le Torri di Porta dei Vacca.
La storia gloriosa di Genova è passata da qui, le vicende di Porta dei Vacca hanno già avuto spazio su questo blog, ne scrissi diverso tempo fa in questo articolo.
E come spesso mi è accaduto, queste mie pagine mi permettono di conoscere persone che sanno realizzare i miei sogni, è il regalo più bello che abbia ricevuto da questo blog.
Scale, gradini, porte che si aprono su luoghi inaccessibili come questo, le Torri di Porta dei Vacca non sono aperte al pubblico.

Porta dei Vacca
Da sempre, passando lì sotto, ho l’abitudine di fare una sosta davanti alla Porta.
Mi fermo e alzo lo sguardo verso l’alto, sono imponenti e maestose le torri.
Ed io finalmente sono stata lassù, potete immaginare la mia felicità!

Porta dei Vacca (2)

Uno, due, tre scalini.

Porta dei Vacca (3)

E poi la luce del cielo, sembra ancor più vicino l’azzurro.
E guarda verso la Lanterna, oltre i merli della Torre.

Porta dei Vacca- Vista

Osservo e penso.
Davanti a me si snoda la curva sinuosa di Via Prè, non si vede il fondo della strada, in questi caruggi di case altissime.

Porta dei Vacca - Vista

La città dei tetti e le sue nascoste meraviglie, a pochi è concesso di vederle.
Guarda, guarda le ardesie spioventi, i fiori gialli e rossi, gli abbaini e i comignoli in fila.
Osservo e penso, noto una finestrella.
Se io abitassi lì verso sera metterei una musica dolce e mi affaccerei per vedere il sole che lentamente declina.

Porta dei Vacca - vista (2)

E ancora piante, finestre e terrazzini, le magie di Prè e della città vecchia.

POrta dei Vacca - vista (3)

E di nuovo guardo verso il mare e ho davanti l’altra Torre.

Porta dei Vacca - vista (4)

E poi ancora Genova, dai caruggi alle alture.

Porta dei Vacca - vista (5)

E lo sapete, è la mia passione guardare la città dei tetti e tempo fa vi portai in cima a un palazzo sul quale si trova un suggestivo giardino d’inverno, i miei lettori abituali avranno memoria di questo articolo.

Giardino d'inverno
Le torri maestose dominano Genova e da lassù si vede anche la struttura di quel giardino d’inverno, eccola qua, tra Via Prè e Via Balbi.

Porta dei Vacca - vista (6)

E il bianco campanile di Santa Fede, in quale altro luogo potrete vederlo così da vicino?

Porta dei Vacca - vista (7)

Passa un gabbiano, sorvola il Galata Museo del Mare e una grande nave da crociera.

Porta dei Vacca - vista (8)

Sarei rimasta lassù ore ed ore, a cercare case, palazzi, strade.
E l’ho veduta così la chiesa dell’Annunziata.

Porta dei Vacca - vista (9)

Un’altra veduta, in una diversa direzione, questa è Via del Campo.
E laggiù si distingue la sagoma inconfondibile della Torre dei Piccamiglio, un altro dei miei sogni, un giorno andrò lassù.
E poi lì di fronte, sorprese di caruggi, guarda bene i tetti vedrai bellezze che non hai veduto mai.

Porta dei Vacca - vista (10)

E ancora vicoli e grigio d’ardesie.

Porta dei Vacca - vista (11)

E non ci credo ancora che sono stata lassù, come già vi ho detto le Torri non sono aperte al pubblico, io ho avuto il privilegio di avere un permesso speciale e ringrazio di cuore chi ha reso possibile tutto questo, spero che un giorno questa ricchezza venga restituita alla città e a coloro che la amano.
Eccola Genova, dall’alto della svettante Torre.

Porta dei Vacca - vista (12)

Conto i terrazzini, vorrei salire su ognuno di essi, ogni prospettiva diversa è una nuova emozione e una scoperta.

Porta dei Vacca - vista (13)

Bianco, grigio e inaspettato spicca là in mezzo il giallo ocra, meraviglie della città vecchia.

Porta dei Vacca - vista (14)

E resto a guardare.
E da lassù persino la Sopraelevata ha un fascino tutto particolare, si snoda tra le case e il mare.
Questa è Genova dall’alto, da una delle Torri che venne eretta in sua difesa.

Porta dei Vacca - vista (15)

Passerò ancora là sotto, ancora alzerò lo sguardo verso l’alto e tra me e me penserò a questo giorno, il giorno in cui sono salita lassù, in cima alla Torre di Porta dei Vacca.

Porta dei Vacca (4)

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Nel weekend appena trascorso a Genova si sono svolti i Rolli Days, un evento che offre sempre l’occasione di visitare splendide e antiche dimore, alcune di esse sono state aperte per la prima volta in questa circostanza.
E così sabato mattina ho potuto vedere le sale di Palazzo Andrea Pitto, una meraviglia di Genova alla quale dedicherò presto ampio spazio.

Palazzo Pitto

Le giornate dei Rolli per me sono anche un’opportunità per scoprire l’altra Genova, la città dei tetti che tanto amo.
E sapete?
Oltre al prestigioso edificio e alle sue stanze affrescate, in questa mattinata di maggio sono stata nuovamente in una casa privata.
Eh sì, i genovesi sono spontaneamente generosi e amano condividere la bellezza che loro vedono ogni giorno.
E che dire di me? Sulla mia strada incontro persone disponibili e per di più abitano sempre in luoghi meravigliosi, all’ultimo piano dei palazzi dei caruggi, se non è fortuna questa!
E quindi ringrazio il padrone di casa per la sua cortesia, mi ha fatto un regalo bellissimo.
Oggi guarderemo i vicoli da lassù, dalle finestre di Palazzo Pitto accessibili al pubblico per i Rolli Days e poi andremo ancora più in alto, sopra i tetti.
Sopra Via del Campo, la bella strada di Genova resa nota dal più celebre dei nostri cantautori.

Via del Campo (2)

E se camminate in questa via la vedrete così.

Via del Campo

E poi si prosegue, gli edifici di Via Campo sono antichi e ricchi di storia.

Via del Campo (3)

In una precedente circostanza mi affacciai da certe finestre quasi nei pressi della Porta dei Vacca, da quel punto si può apprezzare una veduta particolare, da sotto non potresti mai immaginarla.

Via del Campo (4)

Ma torniamo nella parte bassa di Via del Campo verso Palazzo Pitto.
E se ti fermi ancora di fronte a un altro vicoletto, sopra di te i tetti quasi si sfiorano.

Via del Campo (5)

E poi sali le scale e ti ritrovi in saloni splendidamente decorati, una ricchezza che lascia senza fiato.
E poi le finestre si aprono e davanti a te hai la Torre dei Piccamiglio.

Via del Campo (6)

E vasetti con le piante, comignoli e luce che batte.

Via del Campo (7)

Se vuoi capire quanto possano essere stretti certi caruggi guardali così, in questa maniera.

Via del Campo (8)

E ancora, altre finestre e un’inedita prospettiva sopra Via Lomellini, l’infilata delle case e laggiù in fondo le alture di Genova.

Via Lomellini

E ancora, guarda verso Fossatello, lassù c’è un terrazzino che è un trionfo di piante, cose da caruggi.

Via Fossatello

E guarda, guarda ancora.
Ancora vasi e la strada che si snoda tortuosa, le persone si intravedono appena, nell’edificio sulla sinistra si trova la  Pasticceria Marescotti che tutti voi conoscete bene.
Quanto sono alte le case dei caruggi, una vertigine che non finisce di entusiasmarmi.

Via Fossatello (2)

E poi sali, guarda ancora su Via del Campo.
Caruggi, panni stesi e un altro terrazzino.

Via del Campo (9)

E poi sali, sali ancora.
Verso la casa di chi mi ha ospitato, la vista da lassù è stupefacente.
E fiori e aria di mare e ancora lei, ancora più da vicino, la Torre dei Piccamiglio, ve la mostrai da un diverso punto di vista, in questo post, allora mi trovavo in una casa che è a breve distanza da Palazzo Pitto.
Magie di caruggi, ti sposti di pochi metri e tutto cambia.
La Torre, io un giorno salirò lassù, statene certi.

Via del Campo (10)

Sopra ai tetti.
E mare e spiovenze e ardesie.
E se mi portassero qui ad occhi chiusi e mi facessero vedere questa veduta saprei dire dove mi trovo?

Via del Campo (11)

Da lassù si vedono cose incredibili, credetemi.
Quando passate in Piazza Fossatello alzzate lo sguardo verso Palazzo Pallavicini, è l’edificio che vedete a sinistra nell”immagine sottostante.

Palazzo Pallavicini

E chi c’è sul tetto?

Palazzo Pallavicini (2)

Ah, ecco chi è quel felino che si vede da lassù, se ne sta acquattato tra le ardesie e vigila sulla quiete degli abitanti della Superba!

Palazzo Pallavicini (3)

Lassù è tutta una fantasia di spiovenze scivolate, quella è la città dei tetti misteriosa e ogni volta nuova, la città che regala sempre qualche scorcio che non hai mai veduto anche se vivi qui da tutta la vita.

Tetti

C’era un cielo terso e qualche nuvola soffice all’orizzonte.

Via del Campo (12)

C’erano le barche ormeggiate al Porto Antico, c’erano gli alberi del galeone dei pirati, il mare azzurro e la Lanterna.

Genova

E la Torre svettante e orgogliosa, sopra i tetti di Via del Campo.

Via del Campo (14)

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Una passeggiata in Via del Campo, una delle strade più amate della Superba.
In certi anni lontani, molto tempo prima che uno dei più celebri figli di Genova rendesse immortale questa strada così caratteristica.
Una zona di grande passaggio, in certe epoche sulla vicina Piazza della Nunziata si teneva il mercato.
E quindi si può ben immaginare la confusione, questa è un’immagine del 1905.

Piazza della Nunziata

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Ma noi andiamo in Via Del Campo, oltre l’antica Porta dei Vacca, un luogo che conserva tanti sinistri segreti, alcuni di essi potete leggerli qui.
Varchiamola, in certi altri anni per alcuni versi più difficili per altri forse più felici.

Porta dei Vacca

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Che pullulare di botteghe!
Ce n’è per tutti i gusti e per ogni esigenza!
Il signor Luigi vende latta, poco più in là c’è una bella merceria che in vetrina esibisce certi pizzi raffinati, da Degrossi si comprano i turaccioli.
E poi qui, a due passi dal porto, non può che esserci il negozio dei Leveratto, vendono generi da marinaio.
E da Parini invece si trovano i cordami, c’è un negozio di scope e una coltelleria.
E poi commestibili e panifici, botteghe di cereali e frutta secca, macellai e salumieri, bottiglierie e drogherie.
In Via del Campo, nel cuore pulsante di Genova.
C’è anche un banco del Lotto per chi volesse tentare la fortuna!

Banco del lotto

E poi c’è la bottega di un pizzicagnolo.
E qui, lavora anche un garzone di nome Gerolamo, ogni volta che va a trovare i parenti torna indietro con le mentine e le caramelle per i figli del pizzicagnolo.
E quando piove tanto e i fondi si allagano i bambini del pizzicagnolo usano le casse del tonno come barche per giocare!
E’ una gran dote la fantasia, è vero?
E uno di loro è nato proprio qui, in Piazzetta degli Ebrei.
Tra il negozio e la casa c’era una sorta di passaggio, una porta con un grande lucchetto.
E poi?
Beh, lì vicino c’è un bel negozio di scarpe e poco più in là una friggitoria che serve farinata fumante!
E lungo la strada alcuni alllestiscono improvvisati banchetti per vendere le banane e urlano a voce alta per richiamare i clienti.
Li avete sentiti, vero?
E la storia di quello che porta la ricotta la conoscete? Beh, sapete cosa fa questo bel tipo? Quando la consegna al pizzicagnolo, continua a dar ditate alla ricotta e non fa che ripetere quanto è buona!
E insomma una scena simile ti rimane impressa nella mente!
Se conoscete Genova sapete che quello è un piccolo fatto di strade e piazzette.
E là dietro, in Via Lomellini c’è un lussuoso albergo e un ristorante che esibisce eleganti arazzi.
E poi certo, ci sono le bottiglierie e i bar, ad esempio Plassino, in Via di Fossatello, a dire il vero non credo di esserci mai stata!
Ah, c’è anche un altro locale che accoglie una clientela raffinata, vi si servono paste e dolci deliziosi, si chiama Marescotti e questo invece mi sembra proprio di conoscerlo!

Cavo (3)

Sono ricordi che restano, anche quando il tempo passa.
Il figlio del pizzicagnolo si chiama Candido, è un anziano signore ed è in vacanza qui con sua moglie Eugenia.
E’ lui ad avermi raccontato del negozio di suo papà e di Via del Campo in altri anni, alcune altre notizie sono tratte dalla mia guida Pagano del 1926, dove sono elencati i negozi strada per strada.
Ho fatto avere al signor Candido la copia della pagina che riguarda Via del Campo e lui è stato contento di trovare il negozio di famiglia e altre botteghe delle quali si rammenta.
Ed è da tanto tempo che lui non va più in quelle strade, dice che non sono più come lui le ricorda.
E sapete, a un certo punto gli ho chiesto se aveva memoria di Marescotti e lui mi ha domandato:
– Ma lei come fa a conoscere Marescotti?
E così gli ho raccontato che quel locale sta vivendo una seconda vita e lui ha fatto un sorriso.
Sapete, sto cercando di convincere il Signor Candido a tornare in Via del Campo e in quei posti che lui conosce insieme a me.
E no, non ci sono più i banchetti con i venditori di banane e la friggitoria che faceva la farinata è scomparsa ma io credo che con gli occhi del ricordo si possa vedere tutto.
C’è ancora l’antica strada dove è cresciuto il signor Candido.

viadelcampo[1]

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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Estate, caruggi e panni stesi.
E il filo teso davanti alla finestra che si veste di poesia.
Li ho impressi nella mente gli scorci imperdibili della mia Genova e così so dove andare quando desidero vivere una storia che narri del profumo fresco del bucato che asciuga all’aria aperta.
E anche la città dei tetti ha i suoi panni stesi che vestono le ardesie di colore.

Tetti su Via del Campo

E per le vie del centro storico a volte ci sono tinte pastello che si stagliano contro le facciate delle case.

Vico dei Migliorini

Ma io davvero so precisamente dove andare, questo è il mio giro di fili da stendere per i caruggi.
E sempre mi porta in Canneto il Lungo dove so che troverò un’esplosione di luce e di rosso.

Canneto il Lungo

Talvolta invece cerco una nota chiara, quasi un bianco e nero.
E la trovo, sempre.

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E poi so che in Piazzetta dei Maruffo bisogna fermarsi, tirare la testa indietro e guardare in alto, davvero molto in alto.

Piazzetta Maruffo (2)

E poi bisogna voltarsi verso altre imposte che qui vedete chiuse.

Piazzetta Maruffo

Luoghi che amo, luoghi che conosco bene.
E allora percorro tutta Via dei Giustiniani, fino all’archivolto.
E so che lì troverò una piccola poesia di colori.

Via dei Giustiniani (2)

E poi ancora guardo verso l’alto ed è blu, verde, rosa, rosso e azzurro.
Ed’ è estate sgargiante contro i muri scuri.

Via dei Giustiniani

E quando mi trovo qui so bene che devo svoltare verso Piazza Embriaci, non me ne dimentico mai!
Ogni volta vado a guardare proprio quel filo da stendere.
Cartazucchero, celeste, mattone.

Piazza Embriaci

E sempre ritorno, così capita che ritrovi la stessa tovaglia e lo stesso asciugamano dopo molti giorni.
Che qualcuno se li sia dimenticati?

Piazza Embriaci (2)

Passeggiare per caruggi in cerca di panni stesi a volte riserva sorprese.
Arancio brillante e una bicicletta fucsia, nella penombra dei caruggi.
Sono storie così, storie di caruggi.

Vico San Biagio

E a volte hanno tutti i toni del blu, a pochi passi dal mare.

Vico di Santa Rosa

Blu di Genova dalle finestre di Genova.

Vico di Santa  Rosa

Un suono squillante, il pianto di un neonato che risuona nel vicolo.
Nessun altro rumore, solo quei singulti infantili che qualcuno ha prontamente consolato.
E una finestra, un palazzo dalle tinte tenui.
E quei colori rosati, sembra una casa di bambole.

Piazza Valoria

E ancora c’è un luogo dove vado sempre.
E so che lì troverò un’altra dolce poesia che dondola sul filo da stendere.

Vico dietro il Coro di San Cosimo

E so che sulla facciata di quel palazzo che un tempo ospitò gli uomini fedeli a Garibaldi ci sarà certamente qualche magia che attende solo uno sguardo.

Piazza Caricamento

Caruggi e panni stesi, un viaggio che muta con le stagioni, un quadro ogni giorno diverso.
E allora sono lenzuola candide e un’antica colonna, in Scurreria Vecchia.

Via di Scurreria Vecchia

E’ il sacro e il profano che così spesso convive in queste strade.

Via San Pietro della Porta

E’ un bagliore di luce, di rosso e turchese.

Vicoli - panni stesi (2)

Ed è tutte le sfumature dell’arcobaleno sotto le persiane ocra di Piazza del Ferro.

Piazza del Ferro

Luoghi che amo, luoghi che conosco bene.
E alcuni di questi caruggi li avete già veduti in quest’altra storia di caruggi e panni stesi.
Sono le mie strade, quelle dove sempre ritorno.
E sono tante piccole poesie ed io so dove trovarle.
E quando percorro Via Garibaldi il mio sguardo lascia sempre quella prospettiva di palazzi regali per cercare la bellezza di quegli antichi caruggi che portano giù, verso la Maddalena.
E sempre guardo in alto, verso il cielo, in Vico del Duca.

Vico del Duca

Sono i miei caruggi.
I caruggi stretti, angusti e spesso ombrosi della mia Genova.
Sono le mie strade, quelle dove sempre ritorno.
E so che basta un unico  raggio di sole e tutto muta e si veste di luce dorata.

Vicoli - panni stesi - Copia

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