Lo chiamavano Rino

In casa tutti lo chiamavano Rino, era il suo affettuoso diminutivo.
E aveva anche due fratelli, a quanto ne so.
Quindi la loro mamma doveva avere il suo gran da fare a star dietro a tutti loro però io credo che Rino fosse un bambino buono, studioso e tranquillo.
Eccolo qui, tutto serio con la sua giacchetta con i bottoni tondi e la cravattina sottile, era un ragazzino dalle tante speranze troppo presto deluse.

Aveva quasi undici anni e tutti lo chiamavano Rino.
Quasi undici anni di corse, ginocchia sbucciate, salti, tuffi nel mare profondo, dentini caduti, bretelle e calzoncini corti, risate e partite a pallone con gli amici.
Ed io ho incontrato lo sguardo di Rino diverse volte, in quella galleria di Staglieno dove egli riposa, questo mi ha fatto nascere la curiosità di conoscere qualcosa in più sul suo breve viaggio nel nostro mondo.
E così ho scoperto che Rino visse in una casa dei caruggi vicina a quella dove aveva abitato in tempi più lontani il mio bisnonno, il destino sa essere sorprendente e certi luoghi celano silenziosamente memorie preziose.

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La casa di Rino è là, vicino alla vivace Via della Maddalena con i suoi molti negozi, è comoda per il capofamiglia, infatti il papà di Rino è trippaio e proprio lì alla Maddalena ha la sua bella bottega.
E così l’altro giorno passando proprio davanti a quella serranda abbassata ho immaginato lui, Rino mentre corre come un fulmine per andare nel negozio del suo papà.
E in questi caruggi tutti lo conoscono, è normale che sia così, no?
I luoghi, a volte, nascondono anche le risposte che non possiamo conoscere.
Lui, Rino, aveva quasi undici anni e amava la scuola, almeno così credo, lo hanno ritratto per sempre scolaro con la sua cartella.

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E forse aveva imparato la bella calligrafia e magari quello era uno dei suoi orgogli.
Credo che amasse leggere ed immergersi in mondi immaginari con la sua vivida fantasia, faceva sogni ad occhi aperti che forse non ha mai confidato a nessuno.
Adesso la sua mano è posata per sempre su un libro molto celebre, certo a scuola Rino avrà letto il romanzo di De Amicis, forse era una storia a lui cara.

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Il suo nome era Rinaldo ma tutti lo chiamavano Rino, lo so perché ho trovato questo diminutivo nell’ultimo saluto che gli fece la sua famiglia.
Rino se ne andò come altri suoi coetanei, nel tempo in cui la vita e la buona salute erano più fragili.

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Lo ricordarono in questa maniera, ritratto nella sua esistenza acerba troppo presto recisa.
Rino è uno dei bambini che torno sempre a salutare ma adesso conosco anche alcuni dei suoi luoghi e allora è un po’ diverso portargli un pensiero o una parola.
Lui è uno di noi, è un bambino di Genova e della Maddalena.
Ciao Rino, così anche io ti ricordo, per sempre fanciullo e per sempre scolaro.

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Da Mario: cose buone alla Maddalena

Oggi vi porto con me in un piccolo negozio dei caruggi, quelli che gironzolano nei vicoli vanno volentieri qui a fare acquisti, anche mio papà era un cliente fedele.
Da Mario vende pasta fresca di sua produzione ed altre bontà, l’accogliente bottega si trova in Via della Maddalena proprio nei pressi della chiesa.

Il bancone, gli scaffali, il pavimento antico, questo è un piccolo mondo caro a molti genovesi.
Sono i negozi come questo a tenere vivi i nostri quartieri.

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Ed ecco la sua vetrina invitante che ha da sempre questo aspetto semplice e casalingo, in una parola perfetto.

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Dovete sapere che queste mie piacevoli scorribande nelle botteghe di Zena non sono mai programmate e così è accaduto anche in questo caso.
In genere da Mario ci sono sempre diversi clienti intenti a far la spesa, il caso ha voluto che io sia passata di lì in un momento di relativa calma e così finalmente posso mostrarvi le delizie di questo negozio.
Qui trovate i prodotti di Liguria come l’olio e il paté di olive taggiasche.

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Ed ecco il menu del giorno, cose buone per palati esigenti.

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E ci sono i sacchi con i legumi, tempo di cucina sapiente e di ricette della nonna.

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Tra le delizie preparate in questo negozio trovate i ravioli del plin, gli gnocchi alla zucca o al basilico, i ravioli di magro.

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Ci sono anche le lasagne e i gnocchi alla romana.

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Questa negozio dalla lunga tradizione appartenne un tempo al papà dell’attuale proprietario, lui lavorava qui come dipendente e dopo diverso tempo rilevò il negozio facendone un’impresa di famiglia.

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In vetrina oltre la pasta fresca ci sono vasetti, vini di Liguria e funghi sott’olio.

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Ed ecco le teglie con il polpettone pronto per essere servito.

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Poi, siccome siamo a Genova, non può mancare certo il pesto in abbondanza, voilà!

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E mentre mi trovavo nel negozio si ultimava la preparazione della panissa, posso dire di essere arrivata con perfetto tempismo.

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E poi non mancano i dolcetti, come ad esempio i classici canestrelli.

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E questa delizioso castagnaccio cosparso di semi di finocchio, uvetta e pinoli, un vero dolce di stagione.

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Io mi sono portata a casa i ravioli di magro che ho poi servito con un semplice sugo al pomodoro.

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Sono le genuine bontà che trovate Da Mario, un bellissimo negozietto in Via della Maddalena.

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La regina disadorna

La vita è grande. Rovina e fortuna, patimento e gioia, schiavitù e affrancamento, rotolano e si cozzano tra loro su un tavolo talmente vasto, in un gioco così complicato, che solo un pazzo può pensare di poterlo governare per intero e per sempre, per se stesso e per gli altri.

La vita è grande.
E ancor di più lo è l’epica della vita della gente del porto tratteggiata con vera sapienza da Maurizio Maggiani nel suo romanzo La regina disadorna.
La vita è un cerchio e racchiude sogni, delusioni, lotte titaniche per conquistarsi un piccolo spazio nel mondo e per difenderlo con tutta la forza della quale si è capaci.
Il primo scenario della vicenda è Genova in un arco di tempo che va dall’inizio del secolo fino alla II Guerra Mondiale.
E nei chiaroscuri dei caruggi diventa donna una bambina di nome Sascia, una figura talmente potente da essere unica e ammaliante, vorresti che Maggiani non smettesse mai di raccontare la storia di lei.
Sascia è coraggiosa, intelligente, intuitiva, umile, Sascia è una che lavora senza fiatare, Sascia non si lamenta mai, porta in dote la potenza della sopportazione, ha occhi grandi e scuri e ha la leggiadria concreta di donna del popolo.
Sascia è energica e sensuale e sarà la donna di Paride, lui è un carbunè, belli come lui ce ne sono pochi a Genova.
Anzi, lui è il principe dei carbunè, ha una camminata leggera ed elegante, ha una prestanza sfrontata e sincera.
Paride è forza, meraviglia, onestà, ottimismo e semplicità.
E lui a lei dice sempre: ti porto a vedere una bellezza.
E Paride e Sascia si amano in tanti luoghi, anche alle stazioni delle funicolari.
Ovunque tranne che in casa di lei, in Piazza Stella.
Ora, coloro che amano Genova e i suoi caruggi vertiginosi hanno l’impressione di camminare con questi due per le strade della vecchia Zena desiderando che questo viaggio non finisca mai.

Il giorno in cui incontrerà Sascia si è messo in strada di buon mattino e se ne sta andando verso San Lorenzo svicolando la Maddalena tutta sbarlucciante nei suoi piani alti di un bel sole asciutto di vento provenzale.

C’è un mondo, in quella città, ha i volti di Giggi ‘O Traffegun che dà lavoro a Sascia la Singerina, lei cuce e poi avrà anche il compito di confezionare certe bustine di zafferano e troverà un trucchetto ingegnoso perché lei è anche inventrice.
Conoscerete Tirreno, il sodale di Paride e incontrerete Giaguaro, un cadraio che ha una di quelle barche che in porto servivano pietanze sostanziose ai lavoratori, c’è anche la Combattuta che esercita il mestiere più vecchio del mondo, ci sono le facce della gente dei vicoli.
Un’ampia parte di questo romanzo è ambientata a Genova, poi d’improvviso la storia si sposta su un’isola esotica dove approderà il giovane prete Giacomo, lui è il figlio di Sascia e di Paride e la vita gli ha già riservato diverse amarezze.
Là, in quei luoghi incontrerà la Regina Lucy e da Genova riceverà certe lettere che terrà chiuse da parte come un tesoro prezioso e inviolato.
Questa parte del libro che porta in terre lontane ha per me minore fascinazione, la segna una forma poetica diversa da quella che meglio conosco e si legge, tuttavia, chiara e netta, l’intenzione dell’autore di narrare la fragilità dell’innocenza che rende tutti gli uomini uguali.

Io ho amato con intensa passione quella Genova che emerge così vivida dalle pagine di questo romanzo: è un coacervo di contraddizioni, miserie e splendori, forza di volontà e astuzie, vita che prepotente si afferma e resta nel luogo al quale il destino vuole che essa appartenga.
E questo è il mondo di Paride e Sascia, mille volte vorresti incontrarli, in una piazza di vicoli inondata di luce o nell’impervia fatica di Salita degli Angeli che tutto domina da lassù, in una barca che dondola sul mare, tra gli odori acri del porto.
Mille volte vorresti rivederli, sentirli respirare e parlare, ritrovare i loro sguardi che si incrociano ancora come accadde la prima volta in Vico dei Cavoli, là dietro San Cosimo.
Nei luoghi ai quali taluni appartengono, nella sorte assegnata ad ognuno nell’epica delle vicende umane, un racconto così grande che soltanto pochi sanno narrarlo in questa maniera.

La gente del porto è molto legata alla casa e tende a mantenere la stessa per tutta la vita e per più generazioni.
Se la sceglie di preferenza lungo il fronte del mare, e se questo non è possibile, se ne cerca una che abbia almeno qualche finestra da dove si possa vedere il porto. … Passano la vita intera tra le calate e i ponti lavorando o aspettando di lavorare, o anche solo godendosi la risacca o intrallazzando nelle osterie, ma adorano sapere che, a un certo punto, di giorno o di notte che sia, possono tornare da dove sono venuti.

Caruggi in primavera

Del mio gironzolare per caruggi mi piace anche capitare in certi vicoli per caso, alle volte, quando i negozi non sono ancora aperti e in certe pigre mattine quasi inaspettatamente silenziose.
Inizia così questa passeggiata, con la cupola di San Siro che si specchia nel vetro di una finestra di caruggi.

E quando la luce fa queste magie allora io so che è ancor più emozionante perdersi tra i vicoli senza alcuna meta, proprio come piace a me.

Piazza della Meridiana

Così, scendendo verso la Maddalena, ammirando il sole e la linea dell’ombra.

Vico di San Pasquale

Dividendo questo spazio di cielo con le creature dell’aria che si librano oltre i tetti e sotto le nuvole.

Dove puoi soltanto aspettare che tutto cambi e accade davvero in poco tempo, una magia che si ripete e non è mai uguale.

Vico di Porta Vecchia (2)

E poi giù, in Via della Maddalena dove ho visto passare una coppia di turisti con trolley, cartina e scarpe comode.
Stupore non solo mio, in queste parti così antiche di Genova.

Via della Maddalena (1)

E angioletti paffuti e il simbolo di Maria.

Via della Maddalena (2)

E cielo azzurro, ringhiere, finestre e terrazzini.

Via della Maddalena (3)

E vetri dove si riflette la chiesa della Maddalena.

Via della Maddalena (4)

E piante e facciate colorate di caruggi.

Via della Maddalena (5)

E sempre cielo turchese così intenso.

Via della Maddalena (6)

Sali e scendi, tra chiese e palazzi fastosi, nel tempo di questa primavera capricciosa.

Piazza della Maddalena

Tra caruggi e panni stesi, tra incanti di luce e inaspettati specchi.

Via della Maddalena (7)

A volte non occorre davvero altro, basta soltanto il desiderio di saper vedere.

Vico Inferiore del Ferro

Nell’ombra

Bisognerebbe saper seguire il contorno dell’ombra, quella linea perfetta che il sole disegna per terra.
Senza sconfinare, seguendo soltanto la traccia.
Là, dove la luce si getta giù in mezzo alle strade.

O anche dove rimbalza sopra i gradini, scivolando via.
Restare nell’ombra.

Seguire quel contorno indefinito, zigzagare in Via della Maddalena, poi laggiù in fondo vince l’ombra e tutto avvolge.
E ancora oltre come sarà? Devi andare a vedere.

Bisognerebbe camminare su quella linea come se fosse un filo teso sotto i piedi.
E quando arrivi in fondo, salta dall’altra parte, ancora nell’ombra.

Ci sono posti, poi, dove ti fermi.
E resti immobile e attendi.
E davanti a te ci sono la luce e l’ombra.

Guanti e ciclamini

Pioggia e tempo uggioso, in ogni caso ieri sono uscita per il mio consueto giretto del sabato mattina e malgrado il maltempo ho trovato gradevoli note di colore nei miei vicoli.
Più fiori agli angoli di strade.
Più vasetti e verdi foglioline, secondo me rendono più belle le nostre giornate.
E così, in Piazza Senarega, ecco i ciclamini rosa.

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E in Via della Maddalena petali rossi in una giornata piovosa.

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I ciclamini resistono al freddo, noi invece per poterci difendere cerchiamo di coprirci bene.
Possono mancare i guanti?
Certo che no, soprattutto bisogna far attenzione a non perderli.
Ieri mattina, per l’appunto, in Canneto il Curto ho visto un guanto solitario, qualcuno ha avuto cura di appenderlo ad un battente.
Se ne stava lì, desolatamente sospeso, in attesa della sua legittima proprietaria.

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Mi ha fatto venire in mente un altro guanto sfortunato che trovai diverso tempo fa in Corso Firenze.
Anche in quella circostanza qualcuno aveva pensato bene di mettere il poveretto al sicuro e il ramingo per parte sua faceva del suo meglio per attirare l’attenzione.
Sì, sì, pareva che dicesse:
– Ehi, sono qua! Mi vedete? Quell’altro senza di me non serve a niente!
Eh già, certi sono fatti per stare in coppia, cosa ci volete fare!

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Da ultimo, mi è tornato alla memoria un terzo guanto, questo l’ho incontrato in autunno, era posato sulla ringhiera della scalinata che sbocca su Ponte Caffaro.
E qui si tratta di cose da bimbi, direi.
Ecco, il guanto pareva disorientato, forse non si trovava a suo agio in quel posto.
Che dire?
Voglio essere ottimista, sicuramente avrà ritrovato il suo compagno.
Si saranno riconosciuti subito, questo è certo, magari si saranno pure fatti una bella risata!
Che disavventura perdersi a Ponte Caffaro, eh?
E d’altra parte si sa, certi hanno paura della solitudine.
Ve l’ho detto, taluni sono fatti per stare in coppia.

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La Madonna di Vico Salvaghi

Una Madonna nella città vecchia, una delle tante che vigilano su queste antiche strade.
E sapete, avrei certe storie da narrarvi su questi vicoli ma oggi vi mostrerò soltanto Lei, in quell’angolo di Genova al quale Lei appartiene.
Questa statua armoniosa si trova in Vico Salvaghi, un caruggio che parte da Via della Maddalena e da qui la vedrete, è posta ad angolo con Vico Gattagà.

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Tra muri vetusti, così spesso accarezzati dall’ombra, Lei.
E tutta la bellezza di gesti eterni e gentili, Gesù tra le Sue braccia e i piccoli putti a reggere un manto che la circonda.

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Vico Salvaghi termina in Via Garibaldi e salendo verso la strada dei palazzi nobiliari in certi giorni si notano i giochi del sole sui panni messi ad asciugare su un filo teso in mezzo al caruggio.

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E da lassù la prospettiva regala i toni caldi dell’arancio e dell’ocra.

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Su questo piccolo mondo, fatto di tante vite e di molteplici contraddizioni, si posa anche lo sguardo benevolo di Lei.
E così la luce la rischiara, in certe stagioni terse e limpide di vento.

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E così, davanti a Lei, scende la mattonata di Vico Salvaghi.
Sotto ai suoi occhi gentili, nei caruggi di Genova.

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E così il cielo si svela, in uno squarcio d’azzurro che tutto sovrasta: l’edicola, la figura di Maria, gli angeli e le vite degli altri, le case antiche dalle molte storie.

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Il suo sguardo e il suo dolce sorriso illuminano questo scorcio della città vecchia.
Eterea e piena di grazia, è la Madonna di Vico Salvaghi.

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Tipi che si incontrano in giro

Oggi vi presento certi tipi che si incontrano in giro, ho un po’ di foto da mostrarvi, le ho scattate qua e là nel corso di quest’ultimo anno e oggi colgo l’occasione per pubblicarle.
Tra l’altro, in certi casi, si tratta di vere celebrità, diciamo così, personaggi che si incontrano proprio sempre.
A breve arriverà il freddo e allora per andare a far la spesa ci toccherà coprirci.
Sì, vale anche per quelli che aspettano fuori il padrone, ovvio.
Come fa quella canzone di Francesco De Gregori? Quattro cani per strada… eh, proprio quella!

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Alla Maddalena, invece, si incontra sempre il fedele amico del tappezziere, sta piantato lì davanti al negozio.

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E di fronte a Steri, famoso negozio di chiavi in Sottoripa, c’è lui. Sempre eh!

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A proposito del jet set genovese, conoscete tutti il vicino di casa di Giuseppe Mazzini? No?
Beh, io sono certa che se siete soliti passare in Via Lomellini lui comunque conosca voi, mi pare che controlli con una certa attenzione il passaggio della gente.
Il Museo del Risorgimento, casa natale del patriota, è proprio lì accanto.

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Ci sono poi i cani di riviera.
Meglio stare all’ombra quando il sole picchia.

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E non dare confidenza a quelli di città, ecco.

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E concludo questo articolo con un incontro meraviglioso di ieri mattina.
Che stupore!
Passavo in Via Malta e come sempre ho dato uno sguardo ad un negozio che mi piace tanto, vende fiori e piante artificiali di qualità, ne scrissi tanto tempo fa in questo articolo.
E l’ho visto.
E ho pensato: dai, è finto!
Eh sì, direi di sì, è decisamente finto.

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E invece no, poco dopo ha iniziato a giocare gioiosamente con il suo pupazzetto e poi si è di nuovo rimesso sul pavimento.
Sarà stata l’atmosfera, sarà per i fiori, credevo che non fosse vero, ecco.
Tipi che si incontrano girando per Genova.

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Panificio Claretta, una focaccia straordinaria e altre bontà

Quelli che non vanno nei caruggi si perdono meraviglie di ogni genere, oggi voglio consigliarvi un negozio nella città vecchia, si tratta di una bottega molto nota ai buongustai della Superba.
Quelli che non vanno nei caruggi e i foresti che magari hanno qualche difficoltà a districarsi nel nostro centro storico forse vorranno sapere come trovare questo negozio.
Spiegarvelo è abbastanza semplice: da Piazza della Meridiana imboccate Via ai 4 Canti di San Francesco, attraversate questo punto di Via della Maddalena, davanti a voi vedrete Via della Posta Vecchia.

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Scendete giù per questa strada e alla vostra destra troverete il Panificio Grissineria Claretta, un piccolo negozio dove si gustano cose molto buone.

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Semplici e invitanti sono le ceste con il pane fragrante.

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Una bottega dagli arredi in legno, un fascino tutto particolare.

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Sulla vetrina noterete un cartoncino con un avviso per la spettabile clientela: c’è scritto che qui non si usano miglioratori chimici e neanche celle frigorifere o abbattitori per la lievitazione del pane.
Il segreto della bontà dei loro prodotti è dato dall’utilizzo del lievito madre e di farine di ottima qualità.

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Una famiglia di panificatori, una storia iniziata a Torino 300 anni fa, una storia che continua nei caruggi di Genova.
E non c’è soltanto il pane, ci sono anche i dolcetti, naturalmente.

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Il panificio tanto apprezzato dai genovesi è in Posta Vecchia dal 1952, l’attuale generazione di panificatori lo gestisce con il giusto orgoglio e nel rispetto della tradizione.

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E ci sono certe impastatrici nel retrobottega!

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Ha diversi fiori all’occhiello questo negozio: i grissini vengono tirati a mano, qui li vedete riposti con cura in un bel cestino.

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E poi, signore e signori, in questo negozio si può gustare una focaccia sublime, non credo che ne esista una simile, la focaccia di Claretta è straordinaria, è impreziosita da olio extra vergine di oliva e da grani di sale grosso cosparsi in superficie.
Una bontà che non so spiegarvi, chi l’ha assaggiata sa di cosa parlo!

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E così durante la mia visita al negozio mi è venuto naturale chiedere chi dobbiamo ringraziare per cotanta delizia e la signora che mi ha narrato le storie di famiglia mi ha detto che questa particolare focaccia è stata ideata dal suo antenato Carlo Claretta.
E allora ho fatto un’altra domanda:
– Come mai gli è venuto in mente di mettere il sale grosso sulla focaccia?
Lei ha sorriso e ha detto esattamente queste parole:
– Eh, sa, lui era un artista.
L’artista ha un volto, a nome dei genovesi e dei foresti porgo a lui i più sentiti ringraziamenti per cotanta prelibatezza!

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Sul muro del suo negozio è anche appeso un riconoscimento ricevuto per la sua attività.

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E poi che altro dirvi, cari amici?
Beh, dovete assaggiarla, è un’autentica bontà!

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E la prova sul campo si fa nei caruggi.
La focaccia si mangia camminando per strada, questa è proprio una delle gioie di essere genovesi, lasciatemelo dire.

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Eh, giusto il tempo di raggiungere la piazzetta e di più non resisto!
Calda, fragrante e deliziosa, questa è la straordinaria focaccia del Panificio Claretta.

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Cose di caruggi che piacciono a me

Sono così tante le cose di caruggi che piacciono a me.
Non solo gli archivolti, le Madonnette, le colonne marmo e i terrazzini.
No, non solo.
Amo anche trovare sui muri antichi della città certe piccole piantine tenaci e poco esigenti, così pervicacemente attaccate alla vita.
Superbe e semplici.

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Tra le cose che piacciono a me aggiungo le piacevoli sorprese che mi regalano un sorriso e un sospiro di aria nuova.
La delicatezza.
Colori pastello.
Mettete dei fiori nei vostri caruggi.

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E poi una cassettina con i tulipani.
Così, all’improvviso.

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Un annaffiatoio, una pioggerellina di colori.
Là, dove non te la aspetti.

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Ecco, queste sono le cose piacciono a me.
E poi, la bottega del corniciaio.
C’è sempre qualcuno intento in una scelta complicata.
Legno, oro, arancio o violetto? Questo è il problema!

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E amo indugiare davanti alle vetrine di certi negozietti che vendono oggetti vintage, vecchi libri e giornali, cose d’altri tempi o a volte dell’altro ieri.
Come dire?
Serve un lume a petrolio? Lo ritengo indispensabile, per qualsiasi evenienza.

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Ho trovato per caso questa bottega di Via della Maddalena e davvero ha un fascino tutto suo, in una cornice perfetta.
Ombrelli, scatole di latta, lampade, in uno scatto dello scorso febbraio.

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E in qualche occasione particolare, forse qualche evento organizzato nella via, ecco come si presentava questo tratto di strada.
Un divano nei caruggi, cose belle che si vedono a Genova.

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Sono le cose di caruggi che piacciono a me.
In ordine sparso, raccolte sull’onda dell’emozione.
Una cassettina, un nastro e i boccioli.
Nei vicoli, quando proprio non te lo aspetti.

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