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Posts Tagged ‘Via di Sottoripa’

L’ho cercata.
Sono andata là, sotto i portici di Sottoripa.
Camminando piano, un passo alla volta, sperando di trovare il civico corrispondente, in fondo non è nemmeno passato poi tanto tempo, mi dicevo.
E così i miei occhi hanno cercato le tracce della gloriosa Trattoria Monticelli, l’ho anche immaginata, naturalmente.
Un soffitto con le volte, i tavoli di solido legno scuro, le tovaglie spesse, le stoviglie bianche e le brocche di vetro trasparente.
E le voci festanti e rumorose, le frasi pronunciate in dialetto e le risate fragorose, espressione di gioia e di convivialità.
In alto i bicchieri, si brinda alla bellezza della vita e alle fortune che il destino concede!
Qui si servono porzioni abbondanti e generose, dalla cucina escono piatti ricolmi di vere delizie.
E lui, il proprietario, se ne sta dietro il bancone, con un certo compiacimento osserva i suoi clienti soddisfatti, già la vita riserva tante amarezze ma i momenti di gioia bisogna pur saperli apprezzare.
Ho trovato notizie su questa trattoria tra le pagine di uno dei miei libricini, Genova e Dintorni, Guida Popolare Illustrata edita agli inizi del ‘900 dai Fratelli Dell’Avo.
E così eccomi in Sottoripa, vado su e giù e nel mio sognante girovagare ho trascurato di considerare la realtà: la celebre trattoria, infatti, si trovava in quel tratto dove oggi svetta un edificio moderno, il palazzo che un tempo la ospitava ormai non esiste più.

E cammino in Sottoripa, a dire il vero sono piuttosto contrariata.
Non posso trovare neanche un’insegna sbiadita o un locale rinnovato che con la potenza della fantasia potrei provare ad immaginare diverso.
Eppure.
C’era tutta quella folla, gli affezionati avventori tornavano sempre da Monticelli.
Gente di mare e di vicoli, gente dalle facce pulite e dai sorrisi aperti.
Ad una certa ora fuori dalla porta si formava la coda per assicurarsi un tavolo.
Da Monticelli nella stagione calda il locale era rinfrescato da ventilatori elettrici, avevano molto a cuore il benessere della clientela!

E che dire del negozio di vino?
Le due pubblicità sono sulla stessa pagina della Guida, ne ho dedotto che appartenessero alla stessa famiglia.
Il premiato negozio era a breve distanza, si trattava di una bottega di lunga tradizione specializzata in vini particolari, sono certa che i proprietari ne andassero particolarmente fieri.

Attiva dal lontano 1840, caspita!
Ben prima dell’Unità d’Italia, stai a vedere che le Camicie Rosse di Garibaldi sono passate pure da Monticelli?
Non mi stupirebbe affatto, del resto lì vicino c’era l’Albergo del Raschianino dove soggiornarono i prodi che seguirono il nizzardo nella sua impresa.
Certo, se potessi far due chiacchiere con il Signor Monticelli mi sarebbe tutto più chiaro!

Ho tentato di seguire il filo del tempo, sempre avvalendomi della mia Guida Pagano.
E posso dirvi che nel 1926 sia la trattoria che il negozio erano ancora fieramente al loro posto.
E la concorrenza era forte, Sottoripa era pullulante di negozi e botteghe, solo in quel breve tratto c’erano ben due osterie e guardate quante botteghe diverse facevano i loro affari davanti al mare di Genova.
Io avrei particolare interesse per il negozio di un certo Signor Guani, costui vendeva crine, certo quella è tutta un’altra storia!

Poi il tempo passò, venne la guerra, caddero le bombe e cambiarono in parte il profilo della città.
Sulla Guida Pagano del 1957 non c’è più traccia di gloriose attività della Famiglia Monticelli, forse cessarono molto tempo prima, non saprei dirvelo.
Eppure.
Là c’era un continuo andirivieni, io ne sono sicura.
Provate ad immaginare di esserci stati anche voi.
In un altro tempo, in Sottoripa.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

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Ci sono immagini di un altro tempo che sono a loro modo speciali: non le ha scattate un celebre fotografo e non ritraggono persone importanti, semplicemente catturano istanti di quotidianità che diversamente resterebbero sconosciuti .
La foto in questione non è antica, semmai la definirei vintage, non saprei davvero attribuirle una data precisa, l’ho trovata in un mercatino e mi è sembrata interessante.
E andiamo a un giorno di settembre, eccomi in Sottoripa con la digitale in una mano e la piccola foto nell’altra.
– Scusi, perché fotografa questo palazzo? – Mi chiede un signore affacciandosi da una delle finestre, il suo tono è piuttosto perplesso.
Sventolo la mia fotografia e rispondo candidamente:
– Guardi! Ho una foto del passato! Sto cercando di ritrarre lo stesso scorcio!
Il signore annuisce, mi saluta e sorride: fatelo anche voi se vedete una tizia che fotografa sotto casa vostra, potrei essere io, ecco.
Dunque, siamo in Sottoripa.

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Oltre i portici lo scenario è questo ed è noto a tutti i genovesi.

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Di questo amatissimo porticato ho già avuto modo di scrivere in un precedente articolo.

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E in altri anni era identico, sembra che non sia cambiato nulla, nell’immagine soprastante si nota una differenza: adesso sono visibili alcune parti di muro e certe antiche pietre.

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Le finestre.
Spalancate sull’azzurro, invase dall’aria del mare, dai rumori della via, da voci che non possiamo sentire.

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Sono rimaste uguali, così erano in quello scatto e così sono ancora.

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Sotto i portici di Sottoripa c’era una bottiglieria.

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E ancora adesso, nello stesso luogo, si vendono vini, bevande e liquori.

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Che accade in quella zona di Genova in quel frammento di vita ormai trascorsa?
Sullo sfondo qualcuno che passa di fretta, in primo piano sulla destra c’è un tale seduto su uno sgabello, discute con l’uomo in piedi davanti a lui, entrambi indossano un capello.
E osservate la porzione di porticato sulla sinistra.
Si nota un negozio, un bancone, un motivo a quadretti, così sono disposte certe piastrelle.

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Sono bianche azzurre e sono proprio quelle di una storica friggitoria dei caruggi nota a tutti i genovesi.

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Uno di quei posticini dove si trovano certe semplici golosità.

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Una strada che sempre percorro, un posto del cuore, un luogo che ho ritrovato identico a se stesso.

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Ed è solo un frammento, un istante di una giornata qualunque, davanti al mare di Genova.
Affacciata ad una di quelle finestre c’è una giovane donna.
Osserva, guarda la vita scorrere, immersa in certi pensieri che non possiamo conoscere.
In una giornata qualunque, in Sottoripa.

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A Genova, in Sottoripa, troverete una bottega che cela tutto il fascino di un’antica tradizione marinara, una delle tante anime di questa città.
Andate da Lucarda e scoprirete un mondo che ancora trattiene il suo saldo legame con il passato, pur guardando al nostro futuro.

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Una bottega davanti al mare, una bottega per la gente di mare, una bottega per i genovesi e per i foresti.

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Orgogliosamente in questa posizione dal 1920, il bancone di legno un tempo aveva la ribaltina e ancora ne resta la traccia.

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Lucarda vende abbigliamento sportivo, abiti per marinai e abiti da lavoro, mentre ero lì è entrato un cliente, era un cuoco che ha visto prontamente soddisfatta la sua richiesta.
Un negozio come questo annovera tra i suoi affezionati clienti diverse celebrità: tra gli altri Fabrizio De André, Paolo Villaggio, Monica Vitti e tante altre famose figure del cinema e dello spettacolo.
Di Gilberto Govi il ricordo è vivido, arrivava qui vestito di bianco con la paglietta in testa e faceva lunghe conversazioni con il proprietario.

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In vetrina ci sono i fazzoletti da collo, ma siamo a Zena e qui si chiamano mandilli, Lucarda è un ininterrotto inno alla genovesità.

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E ci sono le lucardine, le vere magliette da marinaio, rigorosamente a righe.

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In cima alle scale c’è un tricolore, qui un tempo si facevano anche le bandiere.

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E al piano superiore ci sono le foto di famiglia e c’è una storia da scoprire.

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Fu Giuseppe Lucarda a dare l’avvio a questa attività, il suo negozio di tessuti aprì battenti sul finire dell’Ottocento, nella strada che dava lustro alla città: si trovava in Via XX Settembre, nel Palazzo dei Giganti.
E già allora era ben nota l’importanza della pubblicità!

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Poi, negli anni ’20, suo figlio Giuseppe aprì la bottega che ancora adesso trovate in Sottoripa: il negozio dei jeans e delle maglie a righe, dei giacconi pesanti e delle giacche a vento, dei maglioni spessi e degli stivali di gomma e di molti altri capi d’abbigliamento tipicamente sportivi.

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Passato e presente convivono in armonia.

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In una bottega che ha una marcata e precisa identità, tutto parla di Genova, della sua gente e del suo mare.

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E tra la merce in vendita ci sono anche capi che potrete solo ammirare, hanno fatto la storia di questo negozio e anche di questa città.
Spicca il nome di una compagnia di navigazione, è una memoria che suscita nostalgia in tanti genovesi: queste sono le maglie della gloriosa Società Italia, non so se vi ho mai detto che mio padre era funzionario di questa compagnia.

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Provate a parlare con un genovese, provate a nominare certe navi leggendarie come la Michelangelo e la Raffaello: quelli di Genova sospireranno di nostalgia, ve lo posso garantire.
Qui da Lucarda trovate un manifesto di altri anni e una spessa maglia blu che viene detta pidocchiera.

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E poi c’è un mobile antico con tanti cassettini.

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E una luce vivace illumina la scala di Lucarda.

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Tutto racconta del mare e delle navi, del porto e della sua vita.

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E nella bottega dalla lunga storia c’è anche la storia della nazione, è persino esposta una divisa risalente alla Prima Guerra Mondiale, ci sono gli encomi e le decorazioni di colui che la indossò.

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Di curiosità in curiosità.
Un antico metro di legno pieno di timbri, fino a un po’ di anni fa ogni negoziante doveva portarlo a far misurare e pagare la tassa dovuta.
Ci sono timbri molto antichi sul metro di Lucarda.

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E poi c’è un attrezzo da chiesa che veniva usato per le elemosine e anche una sacca da golf.

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E ci sono i cappelli da marinaio, me ne sono persino provata uno!

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Non manca il camugin, il tipico berretto blu e rosso.

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E se verrete a Genova non potete perdervi un giro da Lucarda, magari potreste anche tornare a casa con una maglietta da marinaretto per i vostri bambini.

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Un negozio di famiglia, passato di generazione in generazione.
Adesso a gestirlo è Michela, la vedete qui sotto a sinistra, accanto a lei c’è Nanà che lavora qui dal 1969, ringrazio entrambe per il tempo dedicatomi e per i loro racconti.

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Un negozio dal fascino antico che ancora conserva le memorie dei nostri giorni lontani.

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Parte viva della storia di Genova, voce del mare e della sua gente, custode delle nostre tradizioni e della nostra identità della quale dovremmo essere orgogliosi, Lucarda naturalmente è inserito tra le Botteghe Storiche della città.

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Ha un’insegna dal caratteri tondeggianti, le magliette appese fuori e uno stile inconfondibile.
È lo stile di Lucarda, la bottega della gente di mare in Sottoripa.

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È un assolato giorno di luglio del 1704 e a Genova ci sono un uomo e una donna in fuga.
Lui si chiama Domenico e lei Maria Gertrude, la donna ha con sé argenti, tessuti e un anello d’oro di un certo valore.
Chi è costei? E per quale motivo sta scappando?
Per scoprirlo occorre fare un passo indietro alla sera precedente e dobbiamo entrare nella casa di Maria Gertrude: lei abita con il marito Andrea Rebora in Vico dell’Oliva.

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Un caruggio tra Sottoripa e Canneto, chissà quante volte ci sarete passati anche voi, certi muri celano anche la storia di questa coppia di sposi.

Vico dell'Oliva (5)

Il loro non è un matrimonio felice, a dire il vero: Maria Gertrude ha una relazione clandestina con colui con il quale è fuggita, Domenico Conti che a sua volta è sposato con una certa Maria Barbara.
Ora, come vi dicevo, andiamo a quella fatidica sera.
Sul tavolo trema la fiammella di una candela, nei piatti viene servita la cena: melanzane ripiene.

Melanzane

Eh, quelle melanzane parevano saporite e gustose, tuttavia nottetempo Andrea, il marito di Maria Gertrude, accusa un fortissimo mal di pancia.
Il giorno dopo va da lui una delle sue serve e lo avverte di quanto è accaduto: Maria Gertrude è scappata!
E c’è di più, Maria Gertrude ha confidato alla domestica di aver dato le sue melanzane anche a Maria Barbara e pure lei si è sentita male!
Cosa mai sarà successo?
La faccenda è piuttosto complicata, presto si svelerà una storia di foschi intrighi.
Intanto il povero Andrea Rebora si reca il lunedì mattina presso la Rota Criminale e sporge denuncia contro la moglie e contro il suo amante, l’accusa è furto e adulterio.
Si scopre così una trama dai risvolti sinistri supportata da diverse testimonianze, un contributo di rilievo arriva da un certo Lavagnino, un medico di grande esperienza.
Costui narra di aver visitato la povera Maria Barbara, il marito di lei lo aveva fermato sulla Piazza dell’Ospedale di Pammatone e gli aveva detto di andare a casa sua a visitare sua moglie che venne poi trovata nei tormenti di una fortissima colica.

Piazza Pammatone

Piazza e Ospedale di Pammatone
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Fumenti e rimedi medicamentosi di vario genere l’avevano poi rimessa in sesto, certo che Maria Barbara se l’era vista proprio brutta, il medico le aveva anche prescritto una dieta particolare: lavativi di olio comune e mosto cotto e poi olio di mandorla dolce.
In seguito il dottore si era premurato di tornare a visitare Maria Barbara ma aveva trovato la porta chiusa e due guardie corse di piantone.
La giovane era tornata a casa dei suoi, il fratello di lei disse che temeva che fosse stata avvelenata, del resto aveva rigettato le melanzane, c’era qualcosa che proprio non quadrava.
Il dottore a proposito delle melanzane aveva un sua peculiare teoria: in questa stagione, diceva, sono di cattiva qualità e generano umori malinconici, possono essere anche poco digeribili.
Certo, cucinandole con uova, latte, formaggio e vari sapori vengono come addolcite, questi condimenti potrebbero persino avere alleggerito gli effetti di un eventuale veleno.
Uno ad uno sfilano i testimoni, la trama a poco a poco diviene chiara a tutti: i due amanti hanno tentato di avvelenare i rispettivi sposi.
Maria Barbara, una delle due vittime, viene descritta da tutti come una persona per bene, è una donna timorata di Dio.
E ha avuto accesi diverbi con il marito: lei ha capito perfettamente che lui la tradisce ma il fedifrago si ostina a negare!
E che dire della servetta di Maria Gertrude?
Si chiama Maria Geronima, ha appena 12 anni e racconta per filo e per segno tutto ciò che sa.
E insomma, dice che un bel giorno la sua padrona l’aveva mandata a far la spesa, le aveva dato un foglietto e si era raccomandata dicendole di non andare dal solito speziale dal quale era solita servirsi.
Così Maria Geronima, obbediente, si era messa in cerca di ciò che le serviva e alla fin fine aveva trovato la bottega che faceva al caso suo.
Dove?
Ma ovvio, in Sottoripa, che domande!

Sottoripa

E lo speziale, incuriosito le aveva chiesto per chi stesse comprando quegli ingredienti, Maria Geronima fu scaltra, mentì come le era stato comandato.
Giunta poi a casa della sua padrona aveva assistito alla preparazione del pasto: 24 melanzane ripiene condite con velenosa polvere di cantaride.
– Vai, Maria Geronima! – le disse la sua padrona – porta questo piatto a Maria Barbara.
E così fu.
Oh, Maria Geronima riferì anche che la sua padrona, mentre faceva i bagagli per la fuga, l’aveva persino minacciata: che non si azzardasse a dir nulla, altrimenti avrebbe fatto una brutta fine!
Poi era fuggita a bordo di una portantina verso Albaro e il suo amante era scappato insieme a lei.

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Si scoprì che i domestici di casa sapevano tutto: i due amanti si incontravano in casa di Maria Gertrude e una delle domestiche era messa a guardia della porta, doveva controllare che non arrivasse il marito tradito!
Si vedevano anche a casa di un’amica, dalle parti di Coronata, ci furono persino delle lettere anonime che avvertivano il Rebora di quel che combinava sua moglie!
Le due vittime del complotto si salvarono, le melanzane alla cantaride non ebbero effetti letali per loro.
La giustizia fu implacabile: i due amanti vennero condannati alla pena capitale, colui che mi ha svelato questa storia mi ha detto che comunque non c’è certezza che la condanna sia poi stata eseguita.

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La vicenda, buia e intricata, è stata narrata nel corso di un convegno da Don Paolo Fontana, responsabile dell’Archivio della Diocesi di Genova, la storia è stata da lui scritta ed è in corso di stampa, verrà pubblicata in un volume che raccoglie gli Atti del Convegno.
Don Paolo è una persona eccezionale ed è anche un caro amico di lunga data, conoscendo il mio interesse per questi argomenti mi ha inviato il suo testo dal quale è tratto questo racconto.
Il processo ai due amanti è conservato all’Archivio di Stato di Genova tra i documenti della Rota Criminale.
Nel visitare i luoghi dove vissero queste persone mi sono chiesta se Maria Gertude, nel corso della sua fuga disperata in cerca di salvezza, abbia alzato lo sguardo verso una delle tante edicole che ospitano la Madonna nei caruggi di Genova.
E mi sono chiesta se si sia mai pentita, chissà!
E poi l’ho immaginata correre, ansimante e smaniosa di raggiungere la libertà.
E ancora una volta ho pensato che la vita degli uomini, nel bene e nel male, è sempre più avventurosa di qualunque romanzo.

Vico dell'Oliva

Edicola in Vico dell’Oliva

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C’è un posto che più di ogni altro rappresenta l’anima commerciale e marinara di Genova, si tratta del lungo porticato che si estende sul fronte a mare, davanti a Caricamento, nella zona dove si trova anche l’Acquario, meta prediletta dei visitatori.
E se verrete a Genova è d’obbligo una passeggiata in uno dei luoghi cari ai veri genovesi, i portici di Sottoripa, la loro edificazione risale a tempi molto lontani, addirittura al 1125.
Nei secoli, naturalmente, i portici hanno subito modifiche, nei tempi passati furono sede delle botteghe dei commercianti genovesi e ancora oggi qui ci sono negozi dai colori e profumi caratteristici.

Sottoripa

A spiegare il significato del nome di questa via è lo storico Amedeo Pescio nel suo libro I nomi delle strade di Genova, l’autore  a tal proposito cita una delle vie che corre parallelamente ai portici.

Sopra l’arena che costruiva l’estremo lido, oltre il quale sorse Genova, era la riva o ripa, e la via sopra la ripa (Via San Luca).

E al di sotto di essa la nostra Sottoripa, le facciate dei palazzi sotto i quali si snoda il porticato sono notevoli, non mancate di alzare lo sguardo.

Sottoripa (2)

Sottoripa, tra sacro e profano.
Di questi portici scrisse anche Enea Silvio Piccolomini destinato a divenire Papa Pio II.
E queste sono le sue parole:

Proprio nel porto, nella parte in cui tocca la città si ergono magnifici edifici, tutti di marmo, che svettano verso il cielo, assai eleganti per la presenza di numerose colonne, molti adorni di sculture e di figure, sotto vi è un porticato lungo mille passi, dove si può acquistare ogni merce.

(Descrizione di Genova, del marzo 1432)

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E allora camminiamo sotto ai quei portici, da levante a ponente, vi mostrerò alcune caratteristiche botteghe.
Qui, davanti al mare di Genova, si vende il pesce.

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Sacro e profano, l’edicola della Madonna a due passi dai tavolini all’aperto.

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E qui, in Sottoripa, troverete sempre gente, alcune di queste foto sono  state scattate una domenica mattina, normalmente c’è parecchio andirivieni da queste parti.

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E ancora tavolini e una celebre bottiglieria.

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E in vetrina non solo vini e liquori, anche le specialità della nostra terra.

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Di nuovo una piccola edicola che forse nessuno nota, il sacro e il profano vivono in armonia sotto gli antichi portici della Superba.

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E sotto questo cielo.
A Genova guarda sempre in su, credo di averlo già scritto migliaia di volte!

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E poi ancora, un’antica friggitoria, con le piastrelle bianche e azzurre e certe semplici e golose specialità.

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E sacro e profano, guardate oltre i portici, vedrete la sontuosa edicola di Palazzo San Giorgio.

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E c’è qualcosa che non è riproducibile.
Gli odori, i rumori, le lingue del mondo, le facce, il moto continuo delle persone.
Sottoripa, amatissima dai genovesi di ogni tempo.

Portici di Sottoripa

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Qui resiste la tradizione della vecchia Genova alla quale si affiancano nuove realtà provenienti da altri paesi, da qualche tempo c’è anche un celebre e notissimo fast food.
Tuttavia, salda e forte delle sue tradizioni, qui trovate l’anima vera di Genova, i suoi colori e i sapori che sanno di casa.

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E poi ancora il sacro, trascurato e consunto, non ci appartiene più quella devozione di chi ci ha preceduto, però forse dovremmo avere più cura di ciò che ne è rimasto.

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E in questo punto si trova un negozio a dir poco glorioso, il Gran Ristoro, qui ci si mette pazientemente in coda per un panino.

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La sua vetrina ridondante di gustosi salumi mette l’acquolina in bocca.

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Un’altra Madonna, in ogni angolo della città vecchia c’è sempre il suo sguardo dolce a vegliare sul passeggio dei genovesi.

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E ancora oltre, sotto al porticato lungo mille passi.

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Io a volte sui social network scrivo questa frase: cose da Sottoripa.
Eccole qua, ancora pescherie e ancora pesce.

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E poi, purtroppo, una serranda giù.
E questo era uno storico negozio di alimentari del quale sentiremo molto la mancanza.

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Se non conoscete Genova non potete immaginare quanto sia stato difficile scattare queste fotografie.
Attese infinite, perché qui passano sempre persone!
E ci sono le luci, le insegne, i bar, le bancarelle e le botteghe.

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E questo è Lucarda, storico negozio di abbigliamento che tra i suoi celebri clienti annovera Gilberto Govi, Paolo Villaggio e Fabrizio De André, mi riprometto di portarvi alla scoperta di questo celebre angolo di Genova.

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E poi, la lavagnetta con il menu del Ristorante Da Vittorio.

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E ancora, vini, liquori e bottiglie.
E specialità dal mondo, quando ho portato in questo negozio la mia amica canadese lei con gioia e stupore ha trovato prodotti provenienti dal suo paese, a me è sempre piaciuto curiosarci, compro qui le marmellate e certi succhi di frutta particolari.

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E ancora, fate qualche passo e troverete il numero 69 rosso, ai nostri giorni c’è un bar.
In altri tempi invece avreste potuto pranzare alla Trattoria Carlotta la cui cucina è decantata dallo scrittore Costanzo Carbone che narra di intingoli epicurei!

Trattoria Carlotta

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E poi oltre, i portici cambiano fisionomia, in questo tratto si trovano alcuni dei miei negozi preferiti.

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Armanino, con i suoi trionfi di frutta secca e candita dei quali vi ho già parlato qui.

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E una vetrina che lascia senza parole!

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E poi un posto da veri buongustai, osservate bene questo negozio, la friggitoria Carega, a mio giudizio questo locale dovrebbe essere dichiarato Patrimonio dell’Umanità.
Qui si può mangiare al bancone oppure portarsi via un cartoccio di fragranti delizie assortite.

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Cose da Sottoripa, appunto.
Calamari fritti, gamberi, pignolini, frisceu, farinata, savoiarda e molto altro.

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Quindi fatevi un regalo, prendete il vostro pesce e andatevelo a mangiare davanti al mare, è pura felicità, credetemi!

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E qui, sul muro di piastrelle bianche, versi e parole per questi portici tanto amati dai genovesi.

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E poi ancora, ancora oltre.

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Un celebre e stimato artigiano, c’è qualcuno a Genova che non conosce Steri?

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E vi porterò anche qui, nel negozio delle chiavi.

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Come vi dicevo, c’è qualcosa che non si può narrare ed un misto di profumi e odori.
Spezie, pesce che sfrigola nell’olio, incenso, a volte risacca, altri giorni vento fresco di mare.
E poi le voci, le parole, i passi, la fretta, la vita di ogni giorno, le facce del mondo e le diverse etnie che popolano queste strade.
Bisogna esserci, sotto all’antico porticato di Genova.

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E alzare lo sguardo, ancora.

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Verso l’arco e il cielo.
Sottoripa, tra sacro e profano.
E sacri sono anche le nostre radici e il nostro passato, le nostre tradizioni che dovremmo saper conservare.

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C’è ancora un tratto di Sottoripa, in qualche maniera differente da questo, presto ne scriverò, oggi vi ho portato per botteghe sotto un porticato lungo mille passi, tra il mare e l’intrico di caruggi della città vecchia.

Sottoripa (41)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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