Chiesa di San Filippo Neri: la Pietà di Maragliano

Per ammirare questa opera perfetta di Anton Maria Maragliano dovrete recarvi nella suggestiva Chiesa di San Filippo Neri in Via Lomellini.
Qui, in questa vivace parte dei caruggi, tra le case alte di Genova si staglia l’antica chiesa.

Molte sono le ricchezze ospitate in questo luogo di fede e preghiera, la Chiesa di San Filippo Neri riluce nelle sue bellezze e nel suo autentico splendore.

Sotto questo chiarore e in questa mistica atmosfera è collocata anche la Pietà opera del talento dello scultore Anton Maria Maragliano.
Il gruppo scultoreo risale agli inizi del ‘700 ed è in legno dipinto, di recente è stato sottoposto ad un accurato restauro, i fedeli e i visitatori possono così meglio apprezzarne i magnifici particolari.
Sono in molte chiese della Liguria le opere di questo celebrato artista capace di rendere vibranti e drammatiche le sue sculture, le figure di Maragliano hanno il dono di un’assoluta intensità.
E c’è grazia e armonia nel volto dolce e amorevole della Madonna: un manto celeste copre il suo capo, i suoi occhi sono rivolti a Dio.

E poi un altro sguardo e una preghiera sussurrata, le mani giunte, la fronte aggrottata, la consapevolezza del dono immenso di Cristo.

E c’è una forte drammaticità nella posa di Maria, madre afflitta che tiene sul suo petto suo Figlio e lo offre a Dio, a Dio sembra poi parlare con quel suo sguardo che a noi appare appare quasi velato di lacrime.
È il senso del movimento a rendere magnifica questa scultura, per la ricchezza dei manti, per i contrasti di colore e per il gioco di linee creato dalla postura delle mani di ognuna delle figure rappresentate da Maragliano.

E poi i capelli che cadono sul collo, il profilo perfetto, le labbra che sfiorano la mano di Gesù in un bacio che chiede e dona amore, accoglimento e cura.
È un gesto bellissimo, ha tutta l’intensità di un sentimento puro e vero.

E questa è la Pietà scolpita da Anton Maria Maragliano, potete ammirarla in tutta la sua armoniosa bellezza nella Chiesa di San Filippo Neri.

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Giorni di luce

Sono giorni di luci gloriose e di colori sfavillanti.
Sono giorni di cieli tersi e spazzati dal vento, sono mattinate di blu intenso, sfacciato e vibrante.
E accade così, nel tempo fuggevole di qualche passo che lieve calpesta il selciato.
La luce vira, brillante gioiosa e splendente.
Si ferma.
Rimane.
Appena per qualche istante.
In uno di questi giorni di luce, in Via Lomellini.

Pioggia di primavera

La pioggia di primavera arriva come una musica che non ti aspetti.
Scende fragorosa, bagna caruggi e piazze, abbaini e tetti.
E sono diverse sfumature di bianco e danze di ombrelli, in Via Lomellini.

Grigio?
Non sempre.
Insegne luminose, persiane, tende tirate in fuori, striscioni appesi tra un palazzo e l’altro.
Acqua, gocce che scivolano giù.

E camminare, piano, sotto la pioggia di primavera.

In uno di questi giorni di maggio ho anche avuto la fortuna di trovare aperto il cancello di Vico Chiuso della Rana.
Non c’ero mai stata prima fin laggiù.
E pioveva.
E c’erano dei panni stesi, sotto la pioggia.
E l’acqua scendeva.
Là, in fondo al vicolo, un portone e un’edicola vuota, un tempo ospitava una statua di Nostra Signora della Misericordia.
Nella mia città ideale i caruggi non hanno cancelli e tutte le Madonnette sono al loro posto.

Quando piove, in primavera le pozzanghere diventano specchi magici.

E poi arriva il sole, le nuvole si inquietano, si scostano e lasciano intravedere il cielo.

E poi ancora di più, speranza bella di giornate serene.

La pioggia di maggio, in Strada Nuova, può avere i toni del nobile velluto e dei petali delle semplici primule.

La pioggia, a volte, è musica.
Di scrosci di acqua della fontana, di note leggere, di melodie che risuonano dentro al Teatro Carlo Felice.

E poi si rasserena e torna l’azzurro, all’improvviso.
E volano i gabbiani, nel cielo pulito di primavera.

Tipi che si incontrano in giro

Oggi vi presento certi tipi che si incontrano in giro, ho un po’ di foto da mostrarvi, le ho scattate qua e là nel corso di quest’ultimo anno e oggi colgo l’occasione per pubblicarle.
Tra l’altro, in certi casi, si tratta di vere celebrità, diciamo così, personaggi che si incontrano proprio sempre.
A breve arriverà il freddo e allora per andare a far la spesa ci toccherà coprirci.
Sì, vale anche per quelli che aspettano fuori il padrone, ovvio.
Come fa quella canzone di Francesco De Gregori? Quattro cani per strada… eh, proprio quella!

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Alla Maddalena, invece, si incontra sempre il fedele amico del tappezziere, sta piantato lì davanti al negozio.

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E di fronte a Steri, famoso negozio di chiavi in Sottoripa, c’è lui. Sempre eh!

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A proposito del jet set genovese, conoscete tutti il vicino di casa di Giuseppe Mazzini? No?
Beh, io sono certa che se siete soliti passare in Via Lomellini lui comunque conosca voi, mi pare che controlli con una certa attenzione il passaggio della gente.
Il Museo del Risorgimento, casa natale del patriota, è proprio lì accanto.

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Ci sono poi i cani di riviera.
Meglio stare all’ombra quando il sole picchia.

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E non dare confidenza a quelli di città, ecco.

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E concludo questo articolo con un incontro meraviglioso di ieri mattina.
Che stupore!
Passavo in Via Malta e come sempre ho dato uno sguardo ad un negozio che mi piace tanto, vende fiori e piante artificiali di qualità, ne scrissi tanto tempo fa in questo articolo.
E l’ho visto.
E ho pensato: dai, è finto!
Eh sì, direi di sì, è decisamente finto.

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E invece no, poco dopo ha iniziato a giocare gioiosamente con il suo pupazzetto e poi si è di nuovo rimesso sul pavimento.
Sarà stata l’atmosfera, sarà per i fiori, credevo che non fosse vero, ecco.
Tipi che si incontrano girando per Genova.

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Genova, in una parola

Ritorno.
Ritorno e ritrovo luoghi, colori e consuetudini.
Genova, in una parola.
E rumori, suoni, profumi di spezie e di pane sfornato, calore di uno scorcio d’estate, maniche corte, due bambini in monopattino in Via Lomellini.
Sciarpe di seta indiana, collanine di conchiglie in vetrina, turisti in fila, alcuni seguono la guida, altri si allontanano e si avventurano in uno di quei caruggi che piacciono a me.
Genova, in una parola.

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E poi in Piazza San Luca il solito banchetto.
Libri usati, vecchi giornali, vecchie foto, cartoline.
E una finestra, una tenda.
Bianco e rosso, alla Superba si addicono le tinte accese.

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Arrivo a Banchi.
E luci fioche e sfumature polverose.

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Soziglia.
E una musica, una canzone, proprio quella.
Dal negozio di Orlandini Dischi, la voce di Fabrizio De André e le note di La Città Vecchia.
E lo so, sembra un’invenzione ad effetto, invece è la realtà.
Sabato mattina, a Genova.
Campetto.
E Scurreria, naturalmente.
Ci sono, come sempre, squarci di luce da seguire.

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E da qualunque parte guardi ritrovo luce e cielo e tagli d’azzurro.

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Giro.
Torno indietro, risalgo, scendo ancora.
Riguardo ancora il sole, tra le case dei caruggi.
Genova, in una parola.

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E in Vico del Fieno di nuovo bianco e rosso, è l’estate di Genova, finestre aperte a lasciar entrare l’aria che profuma di salino.

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La curva, la discesa, l’ombra.
E poi, di pomeriggio è venuto un acquazzone ma ieri mattina era turchese, così.

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Diverse sfumature d’arancio.
Soltanto Genova, in una parola.

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Ritorno e ritrovo posti che mi appartengono.
Ritorno e vado a salutare il mare lucente e chiaro, mentre gabbiani pigri si dondolano sull’acqua.
Dolcemente, nel sole di settembre.

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Caldo.
E vele e barche.
Alcuni corrono, altri camminano, certi pedalano.
Arrivo fin laggiù, all’Isola delle Chiatte.
Genova, in una parola.

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Il mare si saluta così, per me.
Fermandosi a guardare l’orizzonte, una mattina di settembre.
Guadagno una panchina, una panchina tutta per me.
E mare, cielo azzurro, focaccia, la Lanterna sullo sfondo.
Genova, in una parola.

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Vi ho raccontato di me e del mio ritorno.
Ieri mattina, nei caruggi e davanti al mare.
Non vi ho detto che sull’acqua dai mille riflessi dondolava la cima gialla di una barca.
Pareva come sospesa, come quelle cose che non sai comprendere fino in fondo, una di quelle bellezze improvvise che si lasciano ammirare se tu hai occhi per vederle e per amarle.
Genova, in una parola.

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Genova, 1899: le celebrazioni per San Giovanni Battista

Nulla accadde per caso, eppure è il caso a regalare le scoperte più sorprendenti.
Tempo fa stavo sfogliando un album di fotografie di proprietà di Lorenzo Dufour, tra i ritratti di famiglia alcune particolari immagini hanno suscitato il mio interesse: una folla accorsa alla processione per la festività di San Giovanni Battista, frammenti di vita che oggi vedrete insieme a me.
Vergata a penna con una calligrafia elegante questa data: Genova, 2 Luglio 1899.
Questo ha risvegliato ancor di più la mia curiosità: San Giovanni Battista si celebra il 24 giugno, per quale ragione in quell’anno la processione si tenne a luglio?
Così ho cercato notizie sui giornali dell’epoca e tra le pagine di La Settimana Religiosa ho scoperto la ragione di questo evento straordinario.
In quel glorioso scorcio di secolo si celebrarono gli 800 anni delle traslazione delle ceneri di San Giovanni Battista a Genova avvenuta nel lontano 1099: nella Superba, 800 anni dopo, in onore del patrono si allestirono feste speciali.
E allora andiamo a quei giorni, Genova vuole tributare tutti gli onori a colui che la protegge.
Gli eventi sono numerosi e di diverso genere, non riuscirò neppure ad elencarli tutti, sono feste religiose e intrattenimenti popolari che avranno inizio a metà maggio per poi terminare proprio il 2 Luglio.

San Lorenzo (4)

Sono previsti treni speciali dalle regioni circostanti, di particolare rilievo sarà la festa delle bandiere sulle quali è effigiato San Giovanni Battista, i vessilli verranno benedetti in Duomo e poi sventoleranno in tutta la città.
I genovesi che desiderano avere questa bandiera dovranno recarsi in Via Lomellini dove ha sede il comitato per i festeggiamenti.Via Lomellini

Non sono solo feste religiose, per il centenario vi saranno una mostra vinicola, un’esposizione zootecnica, un corso fiorito, concerti e un concorso ginnastico, in Piazza Paolo da Novi si terrà un’esposizione bovina, sulla Spianata del Bisagno i fuochi artificiali guizzeranno in cielo.
Ci sarà un pranzo per i poveri e naturalmente sono previsti pellegrinaggi, per l’occasione sono state stampate cartoline e fotografie, è stata anche coniata una medaglia commemorativa, in bronzo, in argento oppure dorata.
Il 18 giugno si terrà la festa dei fiori all’Acquasola e non andrà tutto per il verso giusto: la folla accorrerà numerosa ma si verificheranno anche dei gravi disordini con tanto di intervento delle autorità.

Acquasola

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E tuttavia Genova luccica per il suo patrono, dai forti al porto, tutti i cittadini sono invitati a illuminare le finestre per la sera del 23, dai caruggi alle alture la Superba sfavilla di luci e non mancheranno le consuete usanze che caratterizzano questa festa.
Il grande rito della processione si terrà il 2 Luglio e porterà le ceneri del Battista al pontile delle Grazie, qui l’arca verrà imbarcata su un pontone e condotta al nuovo porto dove ci sarà la benedizione del mare: tutte le navi sono impavesate, le artiglierie dai forti sparano per celebrare il sacro momento.

Arca Processionale
Poi l’arca sbarcherà a Ponte Morosini e si unirà alla processione che percorrerà le strade più importanti di Genova.
E tra quella moltitudine di fedeli ci siamo anche noi.
La storia più bella del mondo è la storia delle persone, la storia più bella del mondo è nel respiro fragile dell’umanità.
E in questo giorno glorioso tutta la città festeggia il Santo patrono.

Processione

Queste fotografie sono state scattate dall’alto, restava da capire in quale strada di Genova.
La logica deduzione è questa: colui che immortalò questi istanti lo fece da una delle case dei Dufour, come ho già scritto appartengono ad uno di loro queste belle fotografie.
Una strada ampia e larga dove passava la processione.
In Via Balbi, in questo edificio un tempo abitava questa nota famiglia genovese.

Processione (2)

E osserviamo con attenzione, i più fortunati assistono allo spettacolo da un punto di vista privilegiato.

Processione (3)

Affacciati da queste finestre che si trovano di fronte al palazzo dei Dufour.

Processione (4)

La storia più bella del mondo: le vite degli uomini.
E le voci sommesse, le preghiere, le speranze riposte in colui che protegge te e tutta la città.
Sfila lenta la processione, incede tra la folla che si accalca al bordo della strada.

Processione (5)

E c’è anche lei, la giovane donna che sorride: ha la gioia dipinta sul viso, è felice di essere qui.

Processione (7)

E ci sono le guardie, controllano che tutto fili liscio.

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Non tutti hanno tempo di fermarsi, qualcuno va di fretta: questa genovese, come molti altri, ha l’ombrello sotto il braccio, chissà se le serve per ripararsi dal sole o da qualche acquazzone improvviso.
Alle spalle di lei, sul muro, la pubblicità del Caffaro, tutti a Genova leggono questo celebre giornale!

Processione (9)

In un altro istante all’imbocco del vicolo si radunerà una piccola folla: ci sono due uomini che si guardano alle spalle, vorrei tanto sapere perché!
Poco distante si notano due bambine grandicelle, una di loro tiene in braccio una piccina.
Due amiche passeggiano conversando amabilmente, sono eleganti e raffinate, non saprei dirvi se siano interessate all’evento religioso che avviene a pochi passi da loro, a me sembrerebbe di no!

Processione (11)

Osservate con attenzione: l’insegna dell’Hotel Milano e una serie di porte e finestrelle.

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E guardate bene: tutto muta e tutto resta uguale, non vi sembrerà vero eppure è proprio così.

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E sulla porta dell’albergo un monumento alla vita: un uomo anziano, bianco di capelli, con la barba lunga, quanta vita nei suoi occhi stanchi.
Ha attraversato gli anni, ha veduto nascere questa nazione chiamata Italia, ha visto guerre, cambiamenti e nuovi progressi, quando storie potrebbe narrarci.
Ed ora è qui, sul finire di un secolo che sta per svanire.

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I bambini: loro sembrano prendere molto sul serio il loro compito.

Processione (16)

I bambini: cosa si studiano per poter assistere allo spettacolo, se ne stanno in equilibrio sulle finestre!

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C’è da comprenderli: le feste del centenario sono magnifiche e grandiose!

Processione (17)

Lo spettacolo più bello del mondo sono sempre loro: le persone.
Il papà e il suo bambino vestito alla marinaretta, l’uomo d’affari che avanza con passo sicuro, la ragazza con l’abito chiaro persa nei suoi pensieri.

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E il bottegaio con il grembiule e la donna che va di fretta.

Processione (19)

E poi lei, una personcina che da sola è un romanzo tutto da scrivere.
Si affaccia da un negozio, Roncati Frutta Secca.
E forse la mamma si è raccomandata con lei e le ha detto di non allontanarsi: c’è troppa gente, c’è pericolo di perdersi e lei è troppo piccola per andare in giro da sola.
No, deve stare nelle vicinanze, per carità!
E allora lei si è ingegnata: con il suo vestitino chiaro da ragazzina perbene è salita in piedi su delle casse, cerca di guardare lontano.
Curiosa e desiderosa di vedere, di conoscere e di scoprire.

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Nulla passa e svanisce, se tu lo ricordi.
E quando sono stata in Via Balbi mi sono soffermata a lungo davanti a quel luogo dove lei era e mi è bastato poco per commuovermi.

Processione (21)

Nulla passa e svanisce, se tu lo vuoi.
Se guardi bene vedrai una bimbetta, si sporge dalla bottega dei suoi genitori, davanti ai suoi occhi scorre la processione per il Santo patrono della città.

Processione (22)

Accadde tanto tempo fa, nel 1899.
Ed è come se fosse adesso.
Nulla passa.
Mai.
Buona festa di San Giovanni Battista a tutti voi.

Processione (23)

1898: un celebre panificio di Soziglia

Questa è una storia che ebbe inizio tanto tempo fa, il protagonista si chiama Edoardo Oneto, proviene da Campomorone ed è nato nella seconda metà dell’Ottocento.
A volte la vita presenta dure difficoltà, Edoardo è ancora piccolo quando perde il padre, così lui e i suoi due fratellini Giacomo e Leopoldo vengono mandati all’Istituto degli Artigianelli: là impareranno un mestiere, apprenderanno la complessa arte della panificazione.
Il primo dei tre ad aprire la sua bottega è Giacomo, il maggiore: il suo forno sorgerà in una zona popolosa e viva, in Vico Nuovo di Ponticello.
Il documento che vedete e quello che seguirà sono le registrazioni effettuate presso la Camera di Commercio di Genova, ringrazio Federica Terrile e Anna Galleano per avermi inviato questi ed altri documenti relativi alle attività della famiglia Oneto.

Giacomo Oneto

Edoardo dapprima fa il garzone nel negozio di Giacomo, poi anche per lui verrà il tempo di mettersi in proprio.
E lo stesso vale per suo fratello Leopoldo, il suo negozio si trovava in Via Lomellini e figura sulla mia Guida Pagano del 1926, viene indicato come fabbrica di paste di lusso e panificio.
Edoardo, invece, aprirà le sue attività in un’altra parte della città molto amata dai genovesi.

Piazza Soziglia

Avrà un forno in Vico dell’Umiltà, un negozio di pasta fresca in Piazza di Soziglia, un panificio in Via ai Macelli di Soziglia.

Edoardo Oneto
Oh, che sbadata! Non vi ho ancora presentato l’eroe della nostra storia!
Dovete sapere che Edoardo nel 1898 prese moglie, la sua sposa si chiamava Paola.

Edoardo e Paola Oneto

Ed ebbero diversi figli, qui vedete i genitori con i primi tre, Giuseppe è quello che tiene il cerchio, poi c’è Antonietta e il piccolo Luigi.

Oneto

Abitavano in Vico della Rosa, a poca distanza dalle botteghe.

Vico Rosa

E con il tempo la famiglia divenne sempre più numerosa, quanti bambini c’erano in casa Oneto?
Non tutti ebbero una lunga vita, all’epoca le malattie minavano la salute di grandi e piccini e a volte non c’era davvero scampo.
Eppure eccoli qui, tutti insieme davanti al fotografo, le bimbette con l’abito chiaro, i maschietti con un mezzo sorriso e il patriarca fiero alle spalle della sua famiglia.

Oneto (2)

Lei si chiamava Antonietta.
Dolce, vezzosa e innocente, ebbe un destino sfortunato, era una giovane donna quando morì a causa del tetano.

Oneto (4)

Sai, la vita è così.
Non puoi sapere cosa ti attende nel mondo.
Resti accanto ai tuoi fratelli, sogni di diventare grande.

Oneto (3)

E non sai, non puoi sapere cosa ti accadrà, devi soltanto vivere nel modo più felice che puoi.

Oneto (5)

Bambini nati e cresciuti caruggi, questa foto di classe è stata scattata nel chiostro delle Vigne.

Oneto (6)

E nel tempo che noi non abbiamo vissuto qui c’era il negozio di paste alimentari di Edoardo Oneto.

Piazza Soziglia (2)

Fate qualche passo, imboccate Via dei Macelli di Soziglia.
E guardate in su, sempre.

Via dei Macelli di Soziglia

E fermatevi all’incrocio, esattamente in questo punto c’era il panificio.

Via Dei Macelli di Soziglia (2)

Provate a sentire le voci, il tramestio di passi, le voci cantilenanti, una folla di gente percorre il vicolo, guardate i bambini che corrono nei caruggi, immaginate i volti delle donne, le vedete?
Si affacciano da certe finestre, alcune passano trafelate, c’è la vita di ogni giorno in Soziglia.

Via dei Macelli di Soziglia (3)

Il negozio era stimato e rinomato, finì persino sulla rivista Il Successo.
Osservate il disegno che segue, il signore che vedete seduto sulla sinistra è proprio Edoardo, sta  sull’angolo dal lato opposto della sua bottega.
Vedete che c’è un uccello? Sì, proprio così! Lui aveva un pappagallo e anche una scimmia.
E negli anni ’50 in quell’angolo c’era di solito un limonaio con il suo banchetto.

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In questo disegno ci sono i panni stesi e le mampae, ve ne ho parlato in questo articolo, erano dei telai che venivano posti sulle finestre e servivano per riflettere la luce nel buio dei caruggi.
E ancora, il tratto di matita evidenzia la prospettiva di Soziglia e l’inizio di Vico Sottile.

Via dei Macelli di Soziglia (4)

Qui si vendeva pane fragrante e deliziosa focaccia molto apprezzata dalla gente della zona, c’era sempre la coda!

Focaccia

Focaccia del Panificio Sebastiano di Via Lomellini

La bottega aveva ante di legno e come in tutti i negozi dei caruggi al suo interno c’era un’immagine della Madonna con un luce davanti.
I maccheroni di Natale venivano legati con un nastrino rosso, un tocco di colore perfetto per le feste.
Al piano superiore si cuocevano ogni giorno i fagioli, le cipolle e le barbabietole al forno.
Lassù, dietro alla finestra con le grate.

Via dei Macelli di Soziglia (5)

La bottega veniva gestita da marito e moglie, la signora Paola certo non si risparmiava.
Molto tempo dopo fu lei a ricevere la medaglia per l’attività aperta nel 1898.

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C’era la vita di città e il tempo del lavoro poi c’era la stagione dello svago, in estate a Campomorone.
Tutti insieme a fare le ceste, come vedete grandi e piccoli sono a piedi scalzi.

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Sui prati, con i bambini.
E la signora sulla sinistra sfoggia proprio un cappello elegante!

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Ed ora, cari amici, avrei una domanda da porre a voi lettori affezionati di queste pagine.
Lo avete riconosciuto Edoardo Oneto?
Certo, è proprio lui il signore con il bastone da passeggio ritratto tra i pellegrini alla Madonna della Guardia, di tutti loro ho scritto in questo articolo.

Alla Guardia (14)

A raccontarmi questa vicenda è stato un lettore di questo blog, lui si chiama Piero e questa è la storia della sua famiglia.
Ed io lo ringrazio per aver condiviso con me i suoi cari ricordi, siamo andati insieme nei luoghi che avete veduto e lui ha dipinto per me un mondo e la sua atmosfera.
E mi ha fatto conoscere il suo antenato, Edoardo Oneto.
Un uomo che si era fatto da sé, con il lavoro e la forza di volontà, proprio come i suoi fratelli.
Un tipo dal piglio fiero e deciso, un commerciante abile nel suo mestiere, uno che sapeva far fruttare i suoi talenti e il suo denari.
Le sue botteghe erano nei posti che frequento quotidianamente, se ci fossero ancora andrei di sicuro a provare la focaccia e tutte le altre prelibatezze.
Sì, avrei davvero voluto conoscerlo.
E in qualche maniera è accaduto, in qualche modo sono stata anch’io nei suoi luoghi, caro Signor Edoardo, nella sua Soziglia: e si sentiva un fragrante profumo di pane.

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Salita dell’Oro, il confine tra la luce e l’ombra

A Genova dalle parti di Via Cairoli ci sono le vie dei metalli preziosi, la suggestiva toponomastica della Superba ci ha regalato Vico del Piombo, Vico dell’Argento e Salita dell’Oro.
E in uno di questi vicoli in certe giornate vi sorprende uno scintillio, accade quando il sole batte in questa maniera, fendendo la via con un linea perfetta, il confine tra la luce e l’ombra.

Salita dell'Oro

E poi i raggi virano, si cammina nel chiarore di un giorno d’estate.

Salita dell'Oro (1)

Guardatela poi dall’alto Salita dell’Oro, da un diverso punto di osservazione.

Salita dell'Oro (2)

Guardatela nei suoi colori, si mescolano in una sola immagine diversi aspetti di Genova.
La prospettiva inganna, sono gli effetti ottici dei caruggi, sembra essere un’unica strada e invece Salita dell’Oro sbocca in Via Lomellini e il sontuoso palazzo che si vede laggiù è uno dei Rolli situati in questa via.
Eppure davanti a noi sembra esserci un’unica curva che pare non terminare, marcata dal confine tra la luce e l’ombra.

Salita dell'Oro (3)

In certi giorni, poi, in Salita dell’Oro potreste trovare altra luce e altri colori.

Salita dell'Oro (4)

Una suggestione che dura per breve tempo, le magie sono così, effimere e fugaci.

Salita dell'Oro (5)

In altri giorni, ancora diverse tinte e sfumature.
E sapete, noi cacciatori di luce e siamo anche capaci di restare fermi lì a guardare, in attesa degli eventi.

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Colonne, archetti e diverse geometrie di Genova, il quotidiano che si sovrappone alla storia.
Che altro è la bellezza?

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E grazie ad un affascinante mistero poi, a quell’ora del giorno, la luce si proietta solo sul muro e non arriva fino in fondo al vicolo.

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In altre sere, poi, potreste vedere ancora altre magie.
Avviene quando si avvicina il tramonto e ancora accade per un solo istante.
Un raggio di sole batte sulla lampada, l’attraversa, la illumina, sembra che l’accenda.
Sono i luminosi incanti di Salita dell’Oro, brevi, fugaci e magici, sul confine tra la luce l’ombra.

Salita dell'Oro (10)

Guardando i tetti tra Via Lomellini e Via del Campo

Nel weekend appena trascorso a Genova si sono svolti i Rolli Days, un evento che offre sempre l’occasione di visitare splendide e antiche dimore, alcune di esse sono state aperte per la prima volta in questa circostanza.
E così sabato mattina ho potuto vedere le sale di Palazzo Andrea Pitto, una meraviglia di Genova alla quale dedicherò presto ampio spazio.

Palazzo Pitto

Le giornate dei Rolli per me sono anche un’opportunità per scoprire l’altra Genova, la città dei tetti che tanto amo.
E sapete?
Oltre al prestigioso edificio e alle sue stanze affrescate, in questa mattinata di maggio sono stata nuovamente in una casa privata.
Eh sì, i genovesi sono spontaneamente generosi e amano condividere la bellezza che loro vedono ogni giorno.
E che dire di me? Sulla mia strada incontro persone disponibili e per di più abitano sempre in luoghi meravigliosi, all’ultimo piano dei palazzi dei caruggi, se non è fortuna questa!
E quindi ringrazio il padrone di casa per la sua cortesia, mi ha fatto un regalo bellissimo.
Oggi guarderemo i vicoli da lassù, dalle finestre di Palazzo Pitto accessibili al pubblico per i Rolli Days e poi andremo ancora più in alto, sopra i tetti.
Sopra Via del Campo, la bella strada di Genova resa nota dal più celebre dei nostri cantautori.

Via del Campo (2)

E se camminate in questa via la vedrete così.

Via del Campo

E poi si prosegue, gli edifici di Via Campo sono antichi e ricchi di storia.

Via del Campo (3)

In una precedente circostanza mi affacciai da certe finestre quasi nei pressi della Porta dei Vacca, da quel punto si può apprezzare una veduta particolare, da sotto non potresti mai immaginarla.

Via del Campo (4)

Ma torniamo nella parte bassa di Via del Campo verso Palazzo Pitto.
E se ti fermi ancora di fronte a un altro vicoletto, sopra di te i tetti quasi si sfiorano.

Via del Campo (5)

E poi sali le scale e ti ritrovi in saloni splendidamente decorati, una ricchezza che lascia senza fiato.
E poi le finestre si aprono e davanti a te hai la Torre dei Piccamiglio.

Via del Campo (6)

E vasetti con le piante, comignoli e luce che batte.

Via del Campo (7)

Se vuoi capire quanto possano essere stretti certi caruggi guardali così, in questa maniera.

Via del Campo (8)

E ancora, altre finestre e un’inedita prospettiva sopra Via Lomellini, l’infilata delle case e laggiù in fondo le alture di Genova.

Via Lomellini

E ancora, guarda verso Fossatello, lassù c’è un terrazzino che è un trionfo di piante, cose da caruggi.

Via Fossatello

E guarda, guarda ancora.
Ancora vasi e la strada che si snoda tortuosa, le persone si intravedono appena, nell’edificio sulla sinistra si trova la  Pasticceria Marescotti che tutti voi conoscete bene.
Quanto sono alte le case dei caruggi, una vertigine che non finisce di entusiasmarmi.

Via Fossatello (2)

E poi sali, guarda ancora su Via del Campo.
Caruggi, panni stesi e un altro terrazzino.

Via del Campo (9)

E poi sali, sali ancora.
Verso la casa di chi mi ha ospitato, la vista da lassù è stupefacente.
E fiori e aria di mare e ancora lei, ancora più da vicino, la Torre dei Piccamiglio, ve la mostrai da un diverso punto di vista, in questo post, allora mi trovavo in una casa che è a breve distanza da Palazzo Pitto.
Magie di caruggi, ti sposti di pochi metri e tutto cambia.
La Torre, io un giorno salirò lassù, statene certi.

Via del Campo (10)

Sopra ai tetti.
E mare e spiovenze e ardesie.
E se mi portassero qui ad occhi chiusi e mi facessero vedere questa veduta saprei dire dove mi trovo?

Via del Campo (11)

Da lassù si vedono cose incredibili, credetemi.
Quando passate in Piazza Fossatello alzzate lo sguardo verso Palazzo Pallavicini, è l’edificio che vedete a sinistra nell”immagine sottostante.

Palazzo Pallavicini

E chi c’è sul tetto?

Palazzo Pallavicini (2)

Ah, ecco chi è quel felino che si vede da lassù, se ne sta acquattato tra le ardesie e vigila sulla quiete degli abitanti della Superba!

Palazzo Pallavicini (3)

Lassù è tutta una fantasia di spiovenze scivolate, quella è la città dei tetti misteriosa e ogni volta nuova, la città che regala sempre qualche scorcio che non hai mai veduto anche se vivi qui da tutta la vita.

Tetti

C’era un cielo terso e qualche nuvola soffice all’orizzonte.

Via del Campo (12)

C’erano le barche ormeggiate al Porto Antico, c’erano gli alberi del galeone dei pirati, il mare azzurro e la Lanterna.

Genova

E la Torre svettante e orgogliosa, sopra i tetti di Via del Campo.

Via del Campo (14)

5 Maggio 1860, le Camicie Rosse di Garibaldi

Strana coincidenza di date! Partiremo stasera.
Chi fra quanti siamo qui non ripensa che oggi è l’anniversario della morte di Napoleone?

Quarto, presso Villa Spinola
5 Maggio, a un’ora della notte

A scrivere queste parole, in una Villa situata nel levante cittadino, è Giuseppe Cesare Abba, uno dei Mille, uno di coloro che  partirono al seguito di Garibaldi, quel 5 Maggio 1860.
E trovate il resoconto di quelle vicende in Da Quarto al Volturno, noterelle di uno dei Mille, il testo che Abba ha lasciato ai posteri in memoria di quell’impresa dalla quale nacque la nostra nazione.
Giulio Cesare Abba è uno scrittore appassionato, rileggo spesso quelle pagine così dense di vibrante partecipazione e l’anno scorso, in occasione del 5 Maggio, vi portai a conoscere l’Albergo del Raschianino, dove Abba soggiornò insieme ai suoi compagni prima della partenza, qui trovate l’articolo al quale mi riferisco.

Caricamento - I Mille

E torniamo a quei giorni luminosi, a quei giovani desiderosi di prendere il mare.
Abba si imbarcherà sul Lombardo, al comando c’è Nino Bixio e il nostro autore annota con un certo rammarico che quelli del Piemonte sono più fortunati, a bordo insieme a loro c’è il Generale Garibaldi!

Garibaldi (2)

Opera conservata all’Istituto Mazziniano –  Museo del Risorgimento

Le memorie dei garibaldini sono emozionanti e pare davvero di esserci, a Porta Pila, mentre Abba e gli altri passano tra donne del popolo che hanno gli occhi umidi di lacrime.
Si cammina, verso il levante, verso quella villa che ai nostri tempi ospita il Museo Garibaldino di Quarto.
E il caldo picchia e la strada di Quarto è gremita di gente.
E le voci alzano, Abba vi porta proprio lì, tra quelle persone in trepida attesa.

La folla oscillava: Eccolo! No, non ancora!
Invece di Garibaldi usciva dal cancello qualcuno che scendeva al mare o spariva per la via che mena a Genova.
Verso le dieci la folla fece largo più agitata, tacquero tutti; era Lui!

Garibaldi

Opera conservata all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

E’ semplice e coinvolgente la scrittura di Abba, lui è un cronista che ha l’anima in punta di penna.
E vi accompagna verso gli scogli, dove scese Giuseppe Garibaldi seguito da alcuni dei suoi.
E intanto giovani pronti a combattere salutano i padri e i fratelli, si narra di una madre venuta da molto lontano per cercare suo figlio, l’hanno vista correre di qua e di là, per Genova, alla disperata ricerca di lui.
E sì, quando lo trovò con tutto il suo amore materno pregò il figlio di desistere dall’impresa ma lui fu irremovibile e la donna tornò a casa da sola.

Divise

Divise e armi dei Garibaldini
Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Si parte, a bordo del Piemonte e del Lombardo, si possono  sentire tutti i dialetti, molti dei presenti sono giovani ma non manca qualcuno più in là negli anni.
E tra loro ci sono nomi da non dimenticare.
Tra i tanti c’è anche quel professore di lettere, amico di Mazzini, finito in galera per l’impresa di Carlo Pisacane.
Si chiama  Francesco Bartolomeo Savi e qui trovate la sua storia, Abba lo definisce modesto e taciturno e così scrive: si vede che è amato e cercato, chi non sa chi sia gli passa rispettoso vicino e lo saluta.

Divise (2)

Giubba e armi dei Carabinieri Genovesi
Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

I Carabinieri genovesi hanno un capitano, Antonio Mosto.
E ancora Abba non risparmia gli aggettivi: una bella testa di filosofo antico, di modi e di fisionomia austero, coraggiosissimo.
Il libro di Abba è un viaggio nel viaggio, Genova è la città dalla quale partirono gli uomini di Garibaldi, Genova è la città del Risorgimento.

Armi

Armi e Sciabole appartenute ad Antonio Mosto
Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Le immagini che avete veduto sono state scattate al Museo del Risorgimento, uno dei luoghi dove si può ripercorrere diversi eroici momenti della storia di Genova e della nostra nazione.
E lì, nel Museo situato nella casa natale di Mazzini, trovate una sala dedicata al monumento che venne eretto per celebrare il cinquantenario dell’impresa dei Mille.

Museo del Risorgimento (40)

Opera esposta all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

E potrete anche vedere il bozzetto con il quale lo scultore Eugenio Baroni vinse il concorso che era stato indetto nel 1910, questo è il monumento che si può ammirare a Quarto.

Monumento di Quarto

Opera esposta all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Fu inaugurato nel 1915, davanti al mare dal quale partirono gli uomini guidati da Giuseppe Garibaldi.

Monumento ai Mille

E al Museo  c’è un manifesto che ricorda i giorni di quell’inaugurazione, per l’occasione le Ferrovie offrirono condizioni speciali!

Monumento di Quarto - inaugurazione

Manifesto esposto all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Genova commemora quei giorni di primavera che determinarono l’Unità d’Italia con una serie di eventi: celebrazioni, conferenze e incontri di sicuro interesse.
Dallo scoglio di Quarto al Museo del Risorgimento, le Giornate Garibaldine si svolgono dal 4 al 14 Maggio, qui trovate il programma completo.
Di fronte al quel mare che luccica e davanti a quegli scogli lambiti dalle onde c’è anche il Memoriale dei Mille, dove si possono leggere i nomi di tutto coloro che presero parte all’impresa.

Quarto

Tra loro, tra gli uomini in Camicia Rossa, c’era anche lui,  Giuseppe Cesare Abba.
Era il 5 Maggio 1860.

L’ordine del giorno ci ribattezza Cacciatori delle Alpi, con certe espressioni che vanno dritte al cuore.  Non ambizioni non cupidigie; la grande patria sovra ogni cosa, spirito di sagrificio e buona volontà.

7 Maggio, in mare
Giuseppe Cesare Abba –  Da Quarto al Volturno, Noterelle di uno dei Mille

I Mille