Guardando i tetti tra Via Lomellini e Via del Campo

Nel weekend appena trascorso a Genova si sono svolti i Rolli Days, un evento che offre sempre l’occasione di visitare splendide e antiche dimore, alcune di esse sono state aperte per la prima volta in questa circostanza.
E così sabato mattina ho potuto vedere le sale di Palazzo Andrea Pitto, una meraviglia di Genova alla quale dedicherò presto ampio spazio.

Palazzo Pitto

Le giornate dei Rolli per me sono anche un’opportunità per scoprire l’altra Genova, la città dei tetti che tanto amo.
E sapete?
Oltre al prestigioso edificio e alle sue stanze affrescate, in questa mattinata di maggio sono stata nuovamente in una casa privata.
Eh sì, i genovesi sono spontaneamente generosi e amano condividere la bellezza che loro vedono ogni giorno.
E che dire di me? Sulla mia strada incontro persone disponibili e per di più abitano sempre in luoghi meravigliosi, all’ultimo piano dei palazzi dei caruggi, se non è fortuna questa!
E quindi ringrazio il padrone di casa per la sua cortesia, mi ha fatto un regalo bellissimo.
Oggi guarderemo i vicoli da lassù, dalle finestre di Palazzo Pitto accessibili al pubblico per i Rolli Days e poi andremo ancora più in alto, sopra i tetti.
Sopra Via del Campo, la bella strada di Genova resa nota dal più celebre dei nostri cantautori.

Via del Campo (2)

E se camminate in questa via la vedrete così.

Via del Campo

E poi si prosegue, gli edifici di Via Campo sono antichi e ricchi di storia.

Via del Campo (3)

In una precedente circostanza mi affacciai da certe finestre quasi nei pressi della Porta dei Vacca, da quel punto si può apprezzare una veduta particolare, da sotto non potresti mai immaginarla.

Via del Campo (4)

Ma torniamo nella parte bassa di Via del Campo verso Palazzo Pitto.
E se ti fermi ancora di fronte a un altro vicoletto, sopra di te i tetti quasi si sfiorano.

Via del Campo (5)

E poi sali le scale e ti ritrovi in saloni splendidamente decorati, una ricchezza che lascia senza fiato.
E poi le finestre si aprono e davanti a te hai la Torre dei Piccamiglio.

Via del Campo (6)

E vasetti con le piante, comignoli e luce che batte.

Via del Campo (7)

Se vuoi capire quanto possano essere stretti certi caruggi guardali così, in questa maniera.

Via del Campo (8)

E ancora, altre finestre e un’inedita prospettiva sopra Via Lomellini, l’infilata delle case e laggiù in fondo le alture di Genova.

Via Lomellini

E ancora, guarda verso Fossatello, lassù c’è un terrazzino che è un trionfo di piante, cose da caruggi.

Via Fossatello

E guarda, guarda ancora.
Ancora vasi e la strada che si snoda tortuosa, le persone si intravedono appena, nell’edificio sulla sinistra si trova la  Pasticceria Marescotti che tutti voi conoscete bene.
Quanto sono alte le case dei caruggi, una vertigine che non finisce di entusiasmarmi.

Via Fossatello (2)

E poi sali, guarda ancora su Via del Campo.
Caruggi, panni stesi e un altro terrazzino.

Via del Campo (9)

E poi sali, sali ancora.
Verso la casa di chi mi ha ospitato, la vista da lassù è stupefacente.
E fiori e aria di mare e ancora lei, ancora più da vicino, la Torre dei Piccamiglio, ve la mostrai da un diverso punto di vista, in questo post, allora mi trovavo in una casa che è a breve distanza da Palazzo Pitto.
Magie di caruggi, ti sposti di pochi metri e tutto cambia.
La Torre, io un giorno salirò lassù, statene certi.

Via del Campo (10)

Sopra ai tetti.
E mare e spiovenze e ardesie.
E se mi portassero qui ad occhi chiusi e mi facessero vedere questa veduta saprei dire dove mi trovo?

Via del Campo (11)

Da lassù si vedono cose incredibili, credetemi.
Quando passate in Piazza Fossatello alzzate lo sguardo verso Palazzo Pallavicini, è l’edificio che vedete a sinistra nell”immagine sottostante.

Palazzo Pallavicini

E chi c’è sul tetto?

Palazzo Pallavicini (2)

Ah, ecco chi è quel felino che si vede da lassù, se ne sta acquattato tra le ardesie e vigila sulla quiete degli abitanti della Superba!

Palazzo Pallavicini (3)

Lassù è tutta una fantasia di spiovenze scivolate, quella è la città dei tetti misteriosa e ogni volta nuova, la città che regala sempre qualche scorcio che non hai mai veduto anche se vivi qui da tutta la vita.

Tetti

C’era un cielo terso e qualche nuvola soffice all’orizzonte.

Via del Campo (12)

C’erano le barche ormeggiate al Porto Antico, c’erano gli alberi del galeone dei pirati, il mare azzurro e la Lanterna.

Genova

E la Torre svettante e orgogliosa, sopra i tetti di Via del Campo.

Via del Campo (14)

5 Maggio 1860, le Camicie Rosse di Garibaldi

Strana coincidenza di date! Partiremo stasera.
Chi fra quanti siamo qui non ripensa che oggi è l’anniversario della morte di Napoleone?

Quarto, presso Villa Spinola
5 Maggio, a un’ora della notte

A scrivere queste parole, in una Villa situata nel levante cittadino, è Giuseppe Cesare Abba, uno dei Mille, uno di coloro che  partirono al seguito di Garibaldi, quel 5 Maggio 1860.
E trovate il resoconto di quelle vicende in Da Quarto al Volturno, noterelle di uno dei Mille, il testo che Abba ha lasciato ai posteri in memoria di quell’impresa dalla quale nacque la nostra nazione.
Giulio Cesare Abba è uno scrittore appassionato, rileggo spesso quelle pagine così dense di vibrante partecipazione e l’anno scorso, in occasione del 5 Maggio, vi portai a conoscere l’Albergo del Raschianino, dove Abba soggiornò insieme ai suoi compagni prima della partenza, qui trovate l’articolo al quale mi riferisco.

Caricamento - I Mille

E torniamo a quei giorni luminosi, a quei giovani desiderosi di prendere il mare.
Abba si imbarcherà sul Lombardo, al comando c’è Nino Bixio e il nostro autore annota con un certo rammarico che quelli del Piemonte sono più fortunati, a bordo insieme a loro c’è il Generale Garibaldi!

Garibaldi (2)

Opera conservata all’Istituto Mazziniano –  Museo del Risorgimento

Le memorie dei garibaldini sono emozionanti e pare davvero di esserci, a Porta Pila, mentre Abba e gli altri passano tra donne del popolo che hanno gli occhi umidi di lacrime.
Si cammina, verso il levante, verso quella villa che ai nostri tempi ospita il Museo Garibaldino di Quarto.
E il caldo picchia e la strada di Quarto è gremita di gente.
E le voci alzano, Abba vi porta proprio lì, tra quelle persone in trepida attesa.

La folla oscillava: Eccolo! No, non ancora!
Invece di Garibaldi usciva dal cancello qualcuno che scendeva al mare o spariva per la via che mena a Genova.
Verso le dieci la folla fece largo più agitata, tacquero tutti; era Lui!

Garibaldi

Opera conservata all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

E’ semplice e coinvolgente la scrittura di Abba, lui è un cronista che ha l’anima in punta di penna.
E vi accompagna verso gli scogli, dove scese Giuseppe Garibaldi seguito da alcuni dei suoi.
E intanto giovani pronti a combattere salutano i padri e i fratelli, si narra di una madre venuta da molto lontano per cercare suo figlio, l’hanno vista correre di qua e di là, per Genova, alla disperata ricerca di lui.
E sì, quando lo trovò con tutto il suo amore materno pregò il figlio di desistere dall’impresa ma lui fu irremovibile e la donna tornò a casa da sola.

Divise

Divise e armi dei Garibaldini
Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Si parte, a bordo del Piemonte e del Lombardo, si possono  sentire tutti i dialetti, molti dei presenti sono giovani ma non manca qualcuno più in là negli anni.
E tra loro ci sono nomi da non dimenticare.
Tra i tanti c’è anche quel professore di lettere, amico di Mazzini, finito in galera per l’impresa di Carlo Pisacane.
Si chiama  Francesco Bartolomeo Savi e qui trovate la sua storia, Abba lo definisce modesto e taciturno e così scrive: si vede che è amato e cercato, chi non sa chi sia gli passa rispettoso vicino e lo saluta.

Divise (2)

Giubba e armi dei Carabinieri Genovesi
Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

I Carabinieri genovesi hanno un capitano, Antonio Mosto.
E ancora Abba non risparmia gli aggettivi: una bella testa di filosofo antico, di modi e di fisionomia austero, coraggiosissimo.
Il libro di Abba è un viaggio nel viaggio, Genova è la città dalla quale partirono gli uomini di Garibaldi, Genova è la città del Risorgimento.

Armi

Armi e Sciabole appartenute ad Antonio Mosto
Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Le immagini che avete veduto sono state scattate al Museo del Risorgimento, uno dei luoghi dove si può ripercorrere diversi eroici momenti della storia di Genova e della nostra nazione.
E lì, nel Museo situato nella casa natale di Mazzini, trovate una sala dedicata al monumento che venne eretto per celebrare il cinquantenario dell’impresa dei Mille.

Museo del Risorgimento (40)

Opera esposta all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

E potrete anche vedere il bozzetto con il quale lo scultore Eugenio Baroni vinse il concorso che era stato indetto nel 1910, questo è il monumento che si può ammirare a Quarto.

Monumento di Quarto

Opera esposta all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Fu inaugurato nel 1915, davanti al mare dal quale partirono gli uomini guidati da Giuseppe Garibaldi.

Monumento ai Mille

E al Museo  c’è un manifesto che ricorda i giorni di quell’inaugurazione, per l’occasione le Ferrovie offrirono condizioni speciali!

Monumento di Quarto - inaugurazione

Manifesto esposto all’Istituto Mazziniano – Museo del Risorgimento

Genova commemora quei giorni di primavera che determinarono l’Unità d’Italia con una serie di eventi: celebrazioni, conferenze e incontri di sicuro interesse.
Dallo scoglio di Quarto al Museo del Risorgimento, le Giornate Garibaldine si svolgono dal 4 al 14 Maggio, qui trovate il programma completo.
Di fronte al quel mare che luccica e davanti a quegli scogli lambiti dalle onde c’è anche il Memoriale dei Mille, dove si possono leggere i nomi di tutto coloro che presero parte all’impresa.

Quarto

Tra loro, tra gli uomini in Camicia Rossa, c’era anche lui,  Giuseppe Cesare Abba.
Era il 5 Maggio 1860.

L’ordine del giorno ci ribattezza Cacciatori delle Alpi, con certe espressioni che vanno dritte al cuore.  Non ambizioni non cupidigie; la grande patria sovra ogni cosa, spirito di sagrificio e buona volontà.

7 Maggio, in mare
Giuseppe Cesare Abba –  Da Quarto al Volturno, Noterelle di uno dei Mille

I Mille

In Via del Campo c’era un pizzicagnolo

Una passeggiata in Via del Campo, una delle strade più amate della Superba.
In certi anni lontani, molto tempo prima che uno dei più celebri figli di Genova rendesse immortale questa strada così caratteristica.
Una zona di grande passaggio, in certe epoche sulla vicina Piazza della Nunziata si teneva il mercato.
E quindi si può ben immaginare la confusione, questa è un’immagine del 1905.

Piazza della Nunziata

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Ma noi andiamo in Via Del Campo, oltre l’antica Porta dei Vacca, un luogo che conserva tanti sinistri segreti, alcuni di essi potete leggerli qui.
Varchiamola, in certi altri anni per alcuni versi più difficili per altri forse più felici.

Porta dei Vacca

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Che pullulare di botteghe!
Ce n’è per tutti i gusti e per ogni esigenza!
Il signor Luigi vende latta, poco più in là c’è una bella merceria che in vetrina esibisce certi pizzi raffinati, da Degrossi si comprano i turaccioli.
E poi qui, a due passi dal porto, non può che esserci il negozio dei Leveratto, vendono generi da marinaio.
E da Parini invece si trovano i cordami, c’è un negozio di scope e una coltelleria.
E poi commestibili e panifici, botteghe di cereali e frutta secca, macellai e salumieri, bottiglierie e drogherie.
In Via del Campo, nel cuore pulsante di Genova.
C’è anche un banco del Lotto per chi volesse tentare la fortuna!

Banco del lotto

E poi c’è la bottega di un pizzicagnolo.
E qui, lavora anche un garzone di nome Gerolamo, ogni volta che va a trovare i parenti torna indietro con le mentine e le caramelle per i figli del pizzicagnolo.
E quando piove tanto e i fondi si allagano i bambini del pizzicagnolo usano le casse del tonno come barche per giocare!
E’ una gran dote la fantasia, è vero?
E uno di loro è nato proprio qui, in Piazzetta degli Ebrei.
Tra il negozio e la casa c’era una sorta di passaggio, una porta con un grande lucchetto.
E poi?
Beh, lì vicino c’è un bel negozio di scarpe e poco più in là una friggitoria che serve farinata fumante!
E lungo la strada alcuni alllestiscono improvvisati banchetti per vendere le banane e urlano a voce alta per richiamare i clienti.
Li avete sentiti, vero?
E la storia di quello che porta la ricotta la conoscete? Beh, sapete cosa fa questo bel tipo? Quando la consegna al pizzicagnolo, continua a dar ditate alla ricotta e non fa che ripetere quanto è buona!
E insomma una scena simile ti rimane impressa nella mente!
Se conoscete Genova sapete che quello è un piccolo fatto di strade e piazzette.
E là dietro, in Via Lomellini c’è un lussuoso albergo e un ristorante che esibisce eleganti arazzi.
E poi certo, ci sono le bottiglierie e i bar, ad esempio Plassino, in Via di Fossatello, a dire il vero non credo di esserci mai stata!
Ah, c’è anche un altro locale che accoglie una clientela raffinata, vi si servono paste e dolci deliziosi, si chiama Marescotti e questo invece mi sembra proprio di conoscerlo!

Cavo (3)

Sono ricordi che restano, anche quando il tempo passa.
Il figlio del pizzicagnolo si chiama Candido, è un anziano signore ed è in vacanza qui con sua moglie Eugenia.
E’ lui ad avermi raccontato del negozio di suo papà e di Via del Campo in altri anni, alcune altre notizie sono tratte dalla mia guida Pagano del 1926, dove sono elencati i negozi strada per strada.
Ho fatto avere al signor Candido la copia della pagina che riguarda Via del Campo e lui è stato contento di trovare il negozio di famiglia e altre botteghe delle quali si rammenta.
Ed è da tanto tempo che lui non va più in quelle strade, dice che non sono più come lui le ricorda.
E sapete, a un certo punto gli ho chiesto se aveva memoria di Marescotti e lui mi ha domandato:
– Ma lei come fa a conoscere Marescotti?
E così gli ho raccontato che quel locale sta vivendo una seconda vita e lui ha fatto un sorriso.
Sapete, sto cercando di convincere il Signor Candido a tornare in Via del Campo e in quei posti che lui conosce insieme a me.
E no, non ci sono più i banchetti con i venditori di banane e la friggitoria che faceva la farinata è scomparsa ma io credo che con gli occhi del ricordo si possa vedere tutto.
C’è ancora l’antica strada dove è cresciuto il signor Candido.

viadelcampo[1]

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La vertigine del cielo di Genova

Vertigine, altezza, profondità e distanza.
Il cielo sopra le strade di Genova, il cielo come io lo guardo, come vorrei che sapeste vederlo anche voi.
Per conoscere questa città bisogna osservarne le prospettive.
E sono lassù, nel cielo sopra le strade.
Vi porto con me e questo è l’inizio del nostro viaggio.
La destinazione è l’infinito che non avete mai veduto se non avete alzato lo sguardo in una giornata di sole per le strade di questa città.

Via Lomellini

Via Lomellini

Vi porto a guardare certe curve perfette, in luoghi sempre frequentati.

Piazza Caricamento

Portici di Caricamento

Ma non sempre sappiamo vedere ciò che è sopra di noi.
Vertigine.
Prepotenza e protervia d’azzurro.

Portici di Caricamento

Portici di Caricamento

Nuvole che si discostano e si arrendono al blu.

Via Cairoli

Via Cairoli

Vi porto ad ammirare certe geometrie, il cielo sopra le piazzette dei caruggi.
Come io sono abituata a vederlo e come vorrei che voi lo vedeste.

Piazzetta Merli

Piazzetta Merli

Il campanile delle Vigne che emerge maestoso dietro Piazza delle Oche.

Piazza Delle Oche

Piazza delle Oche

E certe piante che adornano i terrazzi si tuffano dalla ringhiera dell’ultimo piano.

Via di Soziglia

Via di Soziglia

C’è una maniera di guardare che appartiene ai sognatori, quelli come me non sanno raccontarvela diversamente, abbiamo parole da scrivere e immagini negli occhi, noi sappiamo solo dirvi che se un velo appanna la vostra vista dovreste stropicciarvi le palpebre per tentare di vedere meglio.
Noi sognatori sappiamo solo dirvi questo.
Guarda.
Guarda il cielo.
Guarda il cielo carico di pioggia.
Guarda il cielo carico di pioggia e le finestre aperte.
Guarda l’altezza sopra di te.

Piazza San Matteo

Piazza San Matteo

Guarda.
Guarda il gioco delle geometrie e delle prospettive inaspettate.

Piazza Santa Brigida

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

Osserva.
Osserva le curve e i colori del sole illuiminati dalla luce del sole.

Piazza Santa Brigida (2)

Piazza dei Truogoli di  Santa Brigida

Un contorno netto, il gioco dell’armonia e del contrasto.

Piazza dei Greci

Piazza dei Greci

I tetti delle case così vicini che paiono sfiorarsi.
Uno accanto all’altro, divisi da una fessura di cielo.

Via Del Campo (2)

Via del Campo

Altezza, profondità e vertigine.
E non sai cos’è se non l’hai guardata mai l’infinità dal fondo di un vicolo.

Via Prè

Via Prè

Molti viaggiatori giungono in treno in questa città e molti di loro da Principe imboccano Via Balbi.
Camminate piano, lentamente.
Non perdetevi ciò che è intorno a voi e sopra di voi.
Non lasciate che sfugga al vostro sguardo uno dei colori più unici di Genova, il colore del suo cielo.

Via Balbi

Via Balbi

Tra quei palazzi, tra quelle case.
Vedrete anche voi il cielo come lo guardano i sognatori.

Palazzo Reale

Palazzo Reale

C’era una volta un imperatore…

C’era una volta una città sull’acqua e il suo simbolo era il re della foresta.
Una città incantata, posata come un gioiello sulla laguna, una città di gondole e di balli in maschera, una città unica al mondo, Venezia.
E sapete, laggiù un giorno accadde un fatto strano, i suoi leoni di pietra si risvegliarono creando grande scompiglio, correvano per le calli ruggendo minacciosi, il terrore serpeggiava nei campielli e lungo i canali.
Come si affrontano i leoni? Come si placano? Ma è semplice, raccontando loro fiabe della buonanotte per farli addormentare.
Fiabe che hanno come sfondo quella città fatata, Venezia.
Ma sapete cosa accadde?
Era inverno, spirava un vento gelido.
Forse voi lo ignorate, ma il vento porta i suoni, le musiche e le voci.
E un ruggito si levò e fluttuò nell’aria, attraversò le pianure e i monti, i laghi e i fiumi e senza perdere vigore rimbombò su un’altra città sull’acqua.
E sapete, anche laggiù c’erano dei leoni che si destarono dal loro sonno.
E alzarono la coda, si insinuarono giù per i caruggi e le persone presero a scappare terrorizzate, un fuggi fuggi tra vicoli e piazzette!
Bisognava ricorrere ancora alla magia delle fiabe e così ci pensò una bimba a raccontarle.
Così iniziano le fiabe: c’era una volta.
Leoni, state bravi, incrociate le zampe ed ascoltate, vi racconto una storia.

Leone

C’era una volta una città, tra le colline e il mare, una citta che tutti chiamavano La Superba.
E la nobiltà laggiù, faceva gran sfoggio d’eleganza.
Abiti sontuosi, broccati e morbidi velluti, sete scivolose  e pizzi,  coloro che possedevano molte sostanze sperperavano i loro denari in abiti ricchi e sfarzosi.
La fama di questa predilezione varcò i confini della città e arrivò in un lontano paesino immerso nelle umide brume delle Fiandre.
E due uomini partirono da lassù, in una fredda mattina nevosa, per giungere a Genova, la Superba, armati di astuzia e di parlantina sciolta.
I loro nomi?
Agostino e Filostrato, per servirvi, così si presentavano.
Costoro erano due scaltri malfattori, due truffaldini della peggior specie che si facevano passare per abili tessitori.
Aprirono persino una bottega, certo, accanto a molte altre di lunga tradizione.
In Piazza dei Tessitori, manco a dirlo, a poca distanza da Piazza delle Erbe.

Piazza delle Erbe

Piazza delle Erbe

Agostino e Filostrato, per servirvi.
Ago e Filo, signori genovesi, tessitori delle Fiandre e maestri d’un arte raffinata.
Oh, andavano dicendo che la loro stoffa era davvero speciale!
Non solo era una splendida manifattura dai colori brillanti, era preziosa quanto rara, i vestiti fatti con quella stoffa erano invisibili agli sciocchi e a coloro che non erano all’altezza della loro carica.
E andavano decantando la loro opera presso le più blasonate famiglie di Genova.
– Ago e Filo, per servirvi.
E giù con un ossequioso inchino.
Non avevano fatto i conti con il carattere dei genovesi, però.
– Foresti?
Oh, non se ne parla! A Genova non si da credito a nessuno, la fiducia bisogna conquistarsela, altrochè!
E sebbene andassero di gran moda i sofisticati tessuti delle Fiandre, i genovesi si rivolgevano solo a certi rinomati e fidati sarti, che cucivano da sempre  i guardaroba delle dame e dei loro nobili consorti.
Le speranze di Ago e Filo di tornarsene a casa con una borsa piena di denari sonanti erano ridotte al lumicino, che disdetta, ci voleva un colpo di fortuna!
Ci credereste? In capo a pochi giorni si presentò un’occasione speciale.
La città intera era trepidante per l’arrivo di un imperatore di un regno lontano con il quale i Genovesi avevano certi fruttuosi commerci.
E sapete, all’epoca a Genova si usava accogliere le autorità in alcuni magnifici edifici, detti Palazzi dei Rolli.
E tutti facevano a gara per avere l’Imperatore quale gradito ospite, Strada Nuova era in fermento.
Da chi andrà l’imperatore? Quali scaloni salirà?

Via Garibaldi

Da chi andrà l’imperatore? Quali scaloni salirà?

Palazzo Gio Battista Spinola

Lasciarono a lui la scelta, ma l’Iimperatore davvero non sapeva quale dimora privilegiare.
Si allontanò da Strada Nuova e in ogni  dove trovò palazzi tirati a lucido e  che cortili  lussuosi!

Palazzo Reale 5

E che luoghi regali!

Palazzo Reale

E che splendidi atri!

Via Garibaldi (2)

Fu davvero difficile per lui, ma alla fine dovette decidersi e scelse un magnifico palazzo con ampi saloni ricchi di marmi e stucchi, una vera reggia!
L’Imperatore era famoso per la sua vanità, amava viaggiare su un carrozza tempestata di rubini e su un altro cocchio, tutto d’argento, faceva trasportare i suoi bauli, pieni zeppi di mantelli e pellicce, di camicie fini e impalpabili, coi polsini impreziositi da bottoni pregiati, per non parlare poi della sua collezione di scarpe dalle fibbie luccicanti.
Genova è una piccola città, le voci corrono rapidamente e quando all’imperatore giunse notizia della stoffa magica di Ago e Filo, subito si affrettò a chiedere chiarimenti al nobiluomo che lo ospitava.
Costui, scuotendo il capo, rispose:
– Foresti! Non mi fiderei…
Ma l’Imperatore non diede retta, voleva quella stoffa, ad ogni costo!
Voleva un vestito invisibile agli sciocchi e a coloro che non erano all’altezza della loro carica!
E così venne mandato un valletto e Ago e Filo si presentarono al cospetto dell’Imperatore.
– Ago e Filo, per servirvi. La più magnificente stoffa delle Fiandre per voi!
E per tesserla serviranno oro e argento, seta finissima e lucida, la migliore del mondo.
Erano lì, in piedi al centro del salone, in uno splendido palazzo dei Rolli.
E davanti ad Ago e Filo c’era il nobiluomo genovese che perplesso aggrottava la fronte, mentre l’Imperatore si faceva prendere da crescente entusiasmo.
Attorno a loro i dignitari dell’Imperatore, alcuni parevano preoccupati, altri molto incuriositi.
Ah, finalmente gli stupidi e gli incompetenti sarebbero stati smascherati!
Ad Ago e Filo vennero inviati tutti i materiali preziosi che avevano richiesto e i due si misero all’opera con i telai.
Telai vuoti si intende, che truffatori!
Passarono i giorni e l’imperatore divenne impaziente.
Oh, voleva sapere a che punto era il lavoro!
E così mandò in Piazza dei Tessitori il suo ministro più anziano, un Duca dai cappelli rossicci e con la faccia lentigginosa, che di gran carriera imboccò proprio Vico del Duca.

Vico del Duca 1

Dapprima cercò di arrangiarsi, ma senza successo così cominciò a chiedere informazioni.
– Scusate, per Piazza dei Tessitori?
Malgrado le spiegazioni non ci si raccapezzava, caspita quella città era un labirinto!
A malincuore ritornò sui suoi passi e si precipitò a palazzo, supplicando di essere accompagnato da una persona del posto.
– Ecco il primo sciocco – pensò tra sé e sé l’imperatore – Figuriamoci se vedrà il mio vestito nuovo!
E dovevate vedere la faccia del ministro, quando si ritrovò davanti al telaio vuoto di Ago e Filo!
I due decantavano la bellezza della stoffa, la lucentezza dei ricami e il pover’uomo, che non vedeva nulla, impallidì.
Ma Ago e Filo continuavano a ripetere:
– Guardi che precisione! E che meraviglia di disegno!
Il Ministro annuì con convinzione e disse che davvero era magnificente, una stoffa unica e stupefacente!
E così disse all’Imperatore, la stoffa era davvero regale!
I due chiesero altri soldi, oro e seta per terminare l’opera e in breve tempo li ricevettero.
Venne inviato un altro dignitario.
E insomma, anche lui non vedeva un accidente, ma se ne guardò bene dal dirlo e confermò che quella stoffa era magnifica come nessun’altra.
E anche lui, come il Ministro, disse all’imperatore che era un lavoro perfetto.
L’imperatore volle così  vedere con i propri occhi la famosa stoffa e si recò con il suo seguito presso i due tessitori.
Sconcerto e sorpresa, sui telai c’era il vuoto!
Si avvicinò per guardare meglio, ma niente da fare! Che agitazione! Pareva che tutti quanti vedessero la stoffa tranne lui, i dignitari erano tutti stupiti ed entusiasti, un coro di elogi risuonava nella bottega.
– Oooh, che bella!
– Ma che meraviglia!
– Splendida!
E l’imperatore, sebbene un po’ interdetto, finì per dire che quella era davvero la stoffa più mirabile delll’universo, ricompensò i tessitori con molti denari e diede ordine che l’abito venisse confezionato.
– Che si prendano le misure per l’abito! – Esclamò Ago brandendo il metro.
– E che si tagli la stoffa! – Gli fece eco Filo.
Lavorarono tutta la notte e tutti i genovesi della zona videro quanto i due tessitori si adoperassero  per la buona riuscita del vestito nuovo dell’Imperatore.
Era previsto che lo indossasse per il grande corteo imperiale che doveva svolgersi per le vie della Superba.

Via Lomellini 4

Ago e Filo giunsero a Palazzo di buon mattino, entrambi con le braccia protese, come se reggessero il prezioso abito.
E dovevate vederli, mentre aiutavano l’imperatore a vestirsi!
E dovevate sentire i commenti degli astanti, che stupore e che sfarzo!
E lui, l’imperatore, si rimirava davanti allo specchio pavoneggiandosi senza ritegno!
Nessuno vedeva niente, ma ognuno se ne guardò bene dal dichiararlo, era un tripudio di elogi, i genovesi tutti e i dignitari dell’imperatore si profondevano in sperticate lodi sulla lievità dello strascico e sulle pieghe della maniche leggere come nuvole, sui dettagli preziosi di ogni singolo centimetro di quell’abito.
L’imperatore, altero e cerimonioso, si mise alla testa del corteo imperiale  e si mosse fendendo due ali di folla.
Incedeva a lenti passi, regale ed orgoglioso.
E al suo passaggio un brusio sommesso saliva con crescente entusiasmo, quale meraviglia il vestito nuovo dell’imperatore!
E poi d’improvviso, da un caruggio sbucò un ragazzino si fece largo tra la gente e al passaggio dell’Imperatore lo indicò con il dito e gridò:
– Ma non ha nulla addosso!
E allora tutti i presenti, come scossi, lo seguirono e si udì un coro che divenne una voce sola.
– Non ha nulla addosso! L’imperatore non ha nulla addosso!
E lui diventò rosso per la vergogna, lo sapeva bene di essere senza vestiti, ma per niente al mondo avrebbe smesso di ostentare la sua maestosa regalità.
Terminò così la sua sfilata, con la fierezza che si conviene a un imperatore, tronfio del suo splendido vestito nuovo.

E qui termina questo gioco, spero che vi siate divertiti.
Volete sapere se i leoni si sono riaddormentati? Ma certo, le fiabe della buonanotte funzionano sempre!
E ora credo di dover fare una dedica ed alcuni ringraziamenti.
Dedico le disavventure dell’imperatore a Ettore, il più piccino dei miei lettori, e ai suoi tre fratellini, i figli di Maddalena e Edoardo, i blogger di Farmacia Serra.
Il progetto dei Leoni Veneziani, antologia di fiabe ambientate a Venezia e scritte da diversi autori,  è un’idea originale di Andrea Storti,  con un fine nobile, complimenti a lui per la splendida iniziativa.
Grazie di cuore, con immenso affetto, al mio caro amico Chagall, che  mi ha regalato il libro e mi ha coinvolto con il suo travolgente entusiasmo per i leoni e per il fantastico mondo delle fiabe.
E grazie a un amico di tutti noi, Hans Christian Andersen, che scrisse la fiaba “I vestiti nuovi dell’Imperatore” da me liberamente interpretata ed ambientata nelle strade della mia città.
Lui ci ha lasciato parole per i nostri sogni, questo sono le sue fiabe.
E spero che lo scrittore danese non se ne abbia a male per questo mio volo di fantasia, lui che alla mia città dedicò queste parole:

Genova, poi, sorge sulle colline, in mezzo a oliveti verdi-azzurri. Nei giardini crescevano aranci e melograni, e i lucenti limoni verde pallido facevano pensare alla primavera, proprio allora che noi scandinavi ci approssimiamo all’inverno. I temi degni d’un quadro si succedevano l’un l’altro; per me tutto era nuovo e indimenticabile…

Hans Christian Andersen, Impressioni

Limoni

I limoni di Palazzo Reale

Torta Mazzini, il dolce che piaceva a Pippo

La città dei patrioti, la città di Giuseppe Mazzini.
In Via Lomellini, la sua casa natale ospita il Museo del Risorgimento.
Qui visse la sua famiglia, prima di trasferirsi a poca distanza, in Salita dei Pubblici Forni.

Casa di Mazzini 3

Casa Natale di Giuseppe Mazzini – Museo del Risorgimento

Qui, in queste strade, giungevano le missive dell’esule, lettere dai contenuti sia politici che personali, che ci restituiscono un ritratto a tutto tondo di Mazzini, lettere che per lui erano il filo sottile che lo legava alla sua patria e alla sua famiglia.
Era il mese di dicembre del 1835 e Pippo, così come lo chiamavano in casa, inviò alla madre Maria Drago una lettera con la quale la pregava di esaudire un suo desiderio.
In Svizzera aveva assaggiato un dolce che gli era piaciuto in maniera particolare e così ne scriveva :

Eccovi la ricetta di quel dolce che vorrei faceste, e provaste, perché a me piace assai. Traduco alla meglio perché di cose di cucina non m’intendo, ciò che mi dice una delle ragazze in cattivo francese: pelate, e pestate fine fine tre once di mandorle, tre once di zucchero, fregato prima ad un limone, pestato finissimo.
Prendete il succo del limone, poi due gialli d’uovo, mescolate tutto questo, e movete, sbattete il tutto per alcuni minuti, poi, sbattete i due bianchi d’uovo quanto potete – en neige, dice essa, come la neve – cacciate anche questi nel gran miscuglio, tornate a movere.
Ungete una tourtière, cioè un testo da torte, con butirro fresco, coprite il fondo della tourtière con pasta sfogliata, ponete il miscuglio sul testo, su questo strato di pasta sfogliata spargete sopra lo zucchero fino, e fate cuocere il tutto al forno.   Avete inteso? Dio lo sa.

E voi, avete inteso?
Signori, questa è la ricetta di una torta veramente sublime, potrete replicarla seguendo le indicazioni scritte da Giuseppe Mazzini, tenendo a mente che un’oncia equivale a circa 30 g e infornando il vostro dolce a 180° C.
Eh, gli epistolari riservano sempre gradite sorprese!
Ma ve l’immaginate voi il patriota munito di carta e matita che prende appunti mentre la ragazza che parla in cattivo francese elenca gli ingredienti uno ad uno?

Giuseppe Mazzini 2
La torta svizzera, la torta Mazzini.
A poca distanza dal Museo del Risorgimento, in Via di Fossatello, si trova una pasticceria ormai nota a tutti i miei lettori abituali, uno dei luoghi d’eccellenza del nostro centro storico e della città, la Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo.

Cavo (2)

I proprietari sono giovani imprenditori lungimiranti, Marescotti vanta una così lunga tradizione da essere inserito nell’elenco dei Locali Storici d’Italia.
E giunse l’anniversario dell’Unità d’Italia, particolarmente sentito in questa città che ha dato i natali non solo a Mazzini ma anche a Mameli, ai fratelli Ruffini, a Francesco Bartolomeo Savi, la città che ospitò Pisacane e dalla quale partì Garibaldi con i suoi Mille.
E qui, alla Pasticceria Marescotti, per celebrare l’anniversario, è stata riproposta la torta svizzera secondo l’antica ricetta diligentemente trasmessa dal patriota genovese.

Torta Mazzini

E così se volete gustarla basta che veniate qui, da Marescotti.
E potrete portarvi a casa la torta, è confezionata con un nastrino tricolore, poteva essere altrimenti?

Torta Mazzini (2)

Ed è una torta veramente buona, aveva ragione Pippo!
Alla Marescotti propongono di abbinarla al vermut Carpano Antica Formula, ma è ottima anche insieme a una fumante tazza di tè.
Vi daranno anche questo cartoncino, dedicato alla celebre torta.

Torta Mazzini (7)

Pasta sfoglia, mandorle, uova, succo di limone,  zucchero e burro.
Un dolce semplice e casalingo, una torta soffice e deliziosa.

Torta Mazzini (4)

Una spolverata di zucchero a velo, non occorre altro.

Torta Mazzini (6)

Se non siete di Zena, magari potete provare a cimentarvi con la ricetta, è giunta fino a noi grazie a uno dei padri della patria, sono certa che lui sarebbe contento di sapere che ancora si assapora la sua torta preferita!
Un giorno verrete a Genova e come me vorrete perdervi nel labirinto dei suoi vicoli.
Seguite il mio consiglio, tra una piazzetta e un caruggio, fermatevi da Marescotti a fare merenda, oltre a molti altri dolci e specialità, troverete la torta Mazzini.
Una bella pasticceria, nel cuore di Genova, la Genova dei patrioti e delle camicie rosse, la Genova dei carbonari e dei rivoluzionari.
Uno di loro nacque in Via Lomellini, ma lasciò la sua patria per seguire il suo destino di esule.
E dalla Svizzera scrisse a sua madre:

Eccovi la ricetta di quel dolce che vorrei faceste, e provaste, perché a me piace assai.

Torta Mazzini (5)

Le botteghe del nostro passato

Cari lettori, oggi si torna a fare compere!
E lasciate pure a casa la carta di credito, non ci serve, portate solo monete sonanti, si viaggia nel tempo e si va a fare acquisti in negozi dove troverete dietro al bancone dei commercianti che indossano un bel grembiule, magari di tela grezza.
E allora andiamo.
Per caruggi, ovviamente, in quale altro luogo potreste trovare botteghe del genere?
Prima di tutto pensiamo allo stile.
Ed eccoci in piazza Soziglia, dove ogni vostra esigenza potrà trovare soddisfazione!

Eh sì, questo è il momento di rinnovare il guardaroba!
Via il vecchio e dentro il nuovo, così si dice.
E quale posto  migliore della zona di Canneto per le nostre spese?


Con abiti nuovi bisogna sfoggiare scarpe lucide, altrochè!

Solo che quando si va in Canneto va sempre a finire che si torna a casa con qualcosa da mangiare.
E per forza, uno vede i banchi con i moscardini e le acciughe, come si fa a resistere?

Oh, poi i signori più ambiziosi possono sempre andare a farsi i capelli da Tonino, è poco distante!

E certo le dame più esigenti vorranno fare un salto in Via Lomellini.

E come non capirle!
I Fratelli Geranzani hanno una clientela fidata e di gran classe, sapete? E ben dal 1850!

Oh sì! Bottoni dorati e lavorati, merletti e pizzi di tutte le qualità, ce n’è per ogni gusto.

Per non dire poi delle paglie per cappelli, su questo non hanno rivali e ne vanno giustamente orgogliosi!

Eh, ma da Via Lomellini a Via del Campo son veramente due passi.
E certo, magari uno spera che il destino gli riservi qualcosa di bello.
E poi  i numeri, i numeri comparsi in sogno.
Per una volta vale la pena di tentare la fortuna, dai.
Qui, al Banco del Lotto autorizzato per tutte le estrazioni del regno.

Vico dell’Argento, a cena da Gaia

Giorni addietro qualcuno mi ha chiesto quale criterio usi per scegliere i locali e i negozi che mostro su queste pagine: uno ed uno solo, questi sono i posti che piacciono a me, quelli dove vi porterei se veniste a trovarmi.
E uno dei ristoranti che sceglierei per una cena è  Gaia, in Vico dell’Argento.

Se ci fosse qualche genovese distratto e disorientato, questo è Vico dell’Argento, un caruggio che congiunge Via Cairoli a Via Lomellini.
Ma davvero non siete mai stati da Gaia? Non ci posso credere!

Ecco la sala principale del ristorante.

Ma cosa si mangia da Gaia? Le delizie della cucina ligure, ovviamente.
I testaroli in salsa di noci e le trofie al pesto con patate e fagiolini, spaghetti con olive fresche, capperi ed olive taggiasche.
E sono deliziosi i taglierini allo zafferano con ragù di gamberi al pesto leggero.
Vi è venuta fame? Non vi resta che prenotare un tavolo.

In estate si può sedersi anche fuori, in Via Cairoli, ma nelle altre stagioni vi faranno accomodare qui, in queste sale.

Si mangia davvero bene e inoltre questo ristorante si trova in un fondo di un palazzo molto antico.
E così, come vedete, il soffitto ha le volte.


E su un muro c’è questa chiave, come su tanti edifici dei nostri caruggi.

Eh sì, questo posto ha proprio il suo fascino, lasciatemelo dire!

E poi vi sedete e ordinate la vostra cena, le porzioni sono sempre abbondanti, certo non uscirete da qui con un languorino, ve lo posso assicurare!
Io quella sera ho preso un antipasto Gaia, un misto di torte di verdura veramente saporito.
Il vino, se sfuso, vi verrà portato in questa tipica bottiglia, la stessa che viene usata per l’acqua.

Qui si possono gustare il coniglio alla ligure e le lattughe ripiene alla genovese, ma il menu è vasto sia per quanto riguarda i secondi di carne che quelli di pesce.
E quindi potrete ordinare il filetto con gli asparagi, lo stoccafisso accomodato o il filetto di ricciola alla ligure, non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Eh, io veramente quella sera stavo quasi per scordarmi di voi, lo ammetto!
Mi hanno portato un piatto fumante di totani in umido con patate e piselli, con due belle fette di pane da immergere nel sugo!
E così ho iniziato la mia cenetta, che meraviglia!
E poi per fortuna mi sono ricordata di scattare una foto, forse la qualità dell’immagine non è elevatissima, ma mica potevo farmi freddare la cena, vi pare?

E poi è arrivato un contorno di funghi porcini.

E tra i tanti dolci, cosa scegliere?
Meglio la crema catalana o la torta di pere e noci? O forse cantucci e vin santo?
Ho optato per un delizioso tegolino alle nocciole con crema di ricotta e lamponi.
Una spolverata di zucchero a velo e un filo di caramello, una vera squisitezza.

Una cena davvero gradita, in un posto accogliente e caratteristico.
Da Gaia, in Vico dell’Argento.

Tutte le strade portano all’Acquario

Tutte le strade portano a Roma. Siamo sicuri?
A Genova tutte le strade portano all’Acquario e questo è un dato assolutamente inconfutabile.
Ecco cosa capita se, girando per la città, si presta attenzione alle indicazioni stradali.
Pronti per un rapido tour?
Partiamo!
Giardini di Brignole, sullo sfondo Corte Lambruschini.
Ecco le indicazioni fornite.

Spostiamoci a De Ferrari, all’imbocco di Salita San Matteo.
Qui, grazie al cielo, vengono suggerite anche altre mete, la chiesa delle Vigne, San Matteo.
Comunque sono disposta ad offrire un aperitivo al turista che riesca ad arrivare a Palazzo Spinola di Pellicceria partendo da qui.
E non aggiungo altro.

Saliamo in Circonvallazione a Monte, scendendo si raggiunge il centro città, il centro storico e il mare, di fronte al quale si trova la zona del Porto Antico con l’Acquario.
Eccoci in Via Bertani, direi che l’immagine è abbastanza eloquente: una sola è l’attrazione turistica che viene indicata.

E a Castelletto, in cima a Corso Carbonara.
Qui i cartelli sono due, uno per lato, quello dall’altra parte della strada fornisce anche la direzione per raggiungere il Castello De Albertis.
Su entrambi,  comunque, campeggia la consueta indicazione, non sia mai che i visitatori perdano l’orientamento e manchino così la strada per l’Acquario!

Andiamo avanti, verso Principe.
Sì c’è il palo davanti, ma intanto capite lo stesso, no?

Come potete vedere,  tutte le strade portano all’Acquario.
E mi sorge un ragionevole dubbio.
Forse quel genovese di nome Cristoforo Colombo  che sbagliò strada andando a finire in America anziché nelle Indie, aveva solo intenzione di approdare in una terra lontana per piantare un palo con l’ennesimo cartello riportante la scritta: Acquario di Genova.
Tutto è possibile, eh!
Mah, forse dovremmo regalare ai turisti una boccia con un pesce rosso, chissà se qualcuno ci ha mai pensato!
Ma torniamo a Zena, alle sue strade e alle infinite possibilità offerte al visitatore.
C’è un cartello, a metà Via Cairoli, io non l’avevo mai notato, me lo ha segnalato un amico.
Non si osserva mai la propria città con gli occhi del turista, e invece dovremmo farlo, fingendo di non conoscere le vie e lasciandoci guidare da ciò che troviamo.
Questo è il cartello.
E supponiamo che davvero voi siate diretti all’Acquario.

Sapete cosa succederà se seguirete queste indicazioni e quelle successive?
Girerete intorno al centro storico, passerete per una strada trafficata, costeggerete la Porta dei Vacca, lasciando fuori dal vostro percorso i caruggi e i suoi incanti.
Certo, quella via conduce a Via Balbi e ad altre bellezze, ma si tratta di un altro itinerario, non è la strada che sceglierei per raggiungere l’Acquario.
E allora, volete dare retta a me?
Vi suggerisco due percorsi alternativi, certamente più affascinanti e ricchi di interesse.
Questo è il primo e vi porterà in luoghi che vi ho già mostrato, i miei lettori abituali riconosceranno posti a loro familiari, ne sono certa.
Quando siete davanti a quel cartello, dategli le spalle ed imboccate il vicolo che avete di fronte, Via San Siro.

Alla vostra sinistra, l’antica cattedrale di San Siro.
Merita una visita e mi riprometto di mostrarvela in tutta la sua bellezza.


Di fronte si trova la targa che ricorda l’ingloriosa fine di Opizzino d’Alzate, qui ho raccontato la sua storia.

E lì, a lato, un caruggio che scende verso la città vecchia.
Lì turisti non se ne vedono.
Perché mai non dovreste essere voi i primi?
Se ci passo io non vedo perché non dobbiate farlo voi!
Coraggio, sono pochi passi!
E allora andiamo, giù per Vico San Siro.

Sapete dove sbucherete?
Esattamente qui, in Piazza Fossatello.

E se imboccherete la strada che nella foto compare sulla sinistra,  arriverete all’Acquario.
Ma prima guardatevi intorno.
Sapete cosa c’è lì?
Di fronte a voi, Via del Campo, la strada di Fabrizio De André, dove troverete la Casa dei Cantautori, il negozio dedicato alla scuola d’autore genovese.

E alla vostra destra, Via Lomellini, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, dove troverete la casa natale di Giuseppe Mazzini e l’annesso Museo del Risorgimento.
E poi sapete cosa c’è proprio all’uscita di Vico San Siro?
La Pasticceria Marescotti di Cavo, che ha lasciato a bocca aperta molti di voi, e lì certo potrete ritemprarvi con una sosta golosa prima della vostra visita all’Acquario.

Cosa ne dite, vi piace il mio percorso alternativo?
Domani ve ne mostrerò un altro,  e poi mi direte cosa ne pensate.
Voi avreste escluso questi luoghi dal vostro itinerario?
E’ quello che vi sarebbe accaduto se aveste seguito quella freccia, avreste girato intorno a queste meraviglie e sareste sbucati in una via percorsa da macchine e da autobus.
Vedete, è proprio vero: tutte le strade portano all’Acquario.
Alcune vi ci fanno giungere camminando attraverso la storia.
E davvero io fatico a comprendere come mai le indicazioni stradali non conducano lungo queste strade: io voglio farvele conoscere, perché possiate decidere voi quale sia la migliore.

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo, un passo dentro al sogno

Osservate questa immagine, ritrae luoghi molto amati dai genovesi, luoghi che fareste bene a visitare, quando sarete qui, a Zena.
Due strade che s’incrociano.
A sinistra Via del Campo, resa immortale e universalmente nota grazie a Fabrizio De André.
L’altra è Via Lomellini, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, qui nacque  Giuseppe Mazzini, presso la sua casa si trova il Museo del Risorgimento.

Certo, verrete qui.
Alzerete gli occhi e vedrete questi palazzi, vestigia di un passato glorioso, come sempre si trova nei nostri caruggi, c’è più storia tra queste due strade che in un’intera metropoli.
E poi darete le spalle a Via del Campo, e il vostro sguardo cadrà in una diversa direzione, Via Fossatello.

Fossatello, un tempo si chiamava Flossello, in epoca romana era uno dei cinque porti della città.
Canali, scali di merci.
E allora viene da pensare, quante generazioni di genovesi hanno calcato queste strade?
Quanti sogni, quanti progetti?
Voglio narrarvene uno, un sogno realizzato, della nostra epoca.
I nostri sono tempi bui, è difficile rendere reale ciò che si vagheggia.
E capita a volte, è successo a me, che qualcuno ti racconti come ci sia riuscito e allora, sapete, ci si ritrova travolti da quell’energia vitale, dalla potenza che hanno certi sogni belli, quando prendono corpo, quando diventano la nostra realtà, la nostra vera quotidianità.
E no, non è facile per niente.
Quando qualcuno ti narra il suo sogno, poi maneggiarlo e raccontarlo a tua volta non è affatto semplice!
Ma il sogno è lì, luminoso e splendente.

La Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo è stata inserita nell’elenco dei locali storici d’Italia.
E sapete, quando vi raccontano un sogno, vi narrano quanto esso parta da lontano.
E vi raccontano che un tempo, nel 1200, questa era una loggia.
Vi spiegano che tutto nacque secoli fa, quando era fiorente il commercio dello zucchero.
Nacque come confetteria e liquoreria, al piano superiore si trovava il laboratorio, nel ‘700 il locale divenne una cioccolateria.
Quando vi raccontano un sogno, vi narrano di due giovani, Beniamino Marescotti e Attilio Cavo, garzoni di pasticceria in quel di Novi Ligure, alla fine dell’Ottocento.
E poi sapete, il tempo passa, le strade si separano, ma certe strade sono destinate a ricongiungersi.
E vi narrano la storia di Irma Marescotti, che tenne il locale aperto fino al 1979.
Alla sua morte la saracinesca si abbassò.
Rimasero dentro, cristallizzati nel tempo, gli arredi, i tavoli, le bottiglie.
La polvere ha coperto tutto, ma tutto è rimasto vivo, in attesa del risveglio.
E sapete, quando vi raccontano un sogno, vi narrano, con gli occhi luccicanti di entusiasmo, di un giovane imprenditore e del suo rammarico per quella serranda chiusa.
Il suo nome è Alessandro Cavo, discende da Attilio, quel garzone di pasticceria che aveva, come lui, uno di quei sogni belli.
Alessandro ci ha messo anni, ma ci è riuscito, con la protervia che distingue i sogni belli, a realizzare il suo desiderio.
E sapete, quando vi raccontano un sogno, vi portano su per una scala,  tipica di un antico palazzo genovese, e vi spiegano quanto loro ci abbiano tenuto a conservarla.

Quando vi raccontano un sogno, vi spiegano come abbiano trasformato quello che un tempo era il laboratorio in questa bella sala accogliente, dagli arredi eleganti, dove i clienti possono disporre di una copertura WI-FI, perché il sogno è romantico e immenso, ma anche concreto e rivolto a rendere un servizio efficiente alla propria clientela.

E lo vedete da voi, quale fascino abbia questo posto.

 Quando vi raccontano un sogno, vi fanno accomodare a un tavolino, e vi raccontano, vi parlano per tanto, tanto tempo.
E vi spiegano, vi spiegano come l’apertura di quel locale, la realizzazione di quel sogno bello, abbia portato una luce in questi caruggi, tenendo lontana tutta quella gente che nella nostra Genova non ci deve essere.
Un centro storico vivo e accogliente, si viene qui per la pausa pranzo, vengono studenti, impiegati, mamme con i loro bambini e sì, da qualche parte, in un cassetto, ci sono dei giochi per i più piccini.
Da Cavo si può ordinare il pranzo collegandosi alla loro pagina Facebook, sono andata a sbirciare e quali delizie ho trovato!
Spaghetti al nero di seppia con vongole veraci fresche e carciofi, cous cous alle spezie con tacchino e verdura, cannelloni al gratin con salmone affumicato e zucchine.
Qui, in un palazzo così antico.

E sapete, quando vi raccontano un sogno aprono la finestra e vi fanno vedere che da qui si vede Via del Campo.

Quando vi raccontano un sogno, vi mostrano un’antica cassa.

E poi vi spiegano che quei numeri corrispondono alle aperture.

E poi, poi vi mostrano un’antica Madonnetta, in Fossatello, e spiegano che no, non era valorizzata abbastanza e allora loro hanno predisposto un faretto che la illumini, quando calano le tenebre.
Perché anche di questo è fatto un sogno, dell’amore per la propria città, e tu ascolti e pensi che se ognuno di noi adottasse una pietra, un muro, un portone, una Madonnetta, la città sarebbe un posto migliore per tutti.

Quando vi raccontano un sogno, cercano di farvi comprendere di cosa sia fatto quel sogno bello e di quale soddisfazione sia per loro aver reso uno spazio alla città, un luogo nel quale sentirsi accolti e a proprio agio.

Troverete un oggetto antico, che mai sarà? Serviva per fare le caramelle e allora immaginate dolci colate di zucchero che cadono in questi stampi.

Al piano inferiore la proprietaria accarezza con grazia e delicatezza il legno pregiato degli arredi, e in quel gesto si coglie attaccamento, dedizione, passione per il proprio lavoro. E poi vi racconta con quanto amore abbiano provveduto al loro restauro, per fare in modo che siano così splendenti come li vedete e vi narra di quel pavimento in marmo, realizzato su disegno di Peter Paul Rubens.

E lassù la Madonna del dito protegge il locale ed i suoi avventori.

In vetrina troverete marmellate, dolci, liquori e la loro specialità,  gli Amaretti di Voltaggio.

E poi ci sono dolcetti, tanto belli quanto buoni, preparati con ingredienti di prima qualità.

E il pandolce genovese, fasciato nella carta rossa.

I pasticcini da gustare insieme al caffé.

Ed altre confezioni di Amaretti di Voltaggio.
Tra i pacchetti si intravede Francesco e se è vero che i genovesi sono noti per essere scontrosi e mugugnoni, sappiate che non sempre è così. Siamo un po’ chiusi, fatichiamo ad aprirci, a volte, ma quando lo facciamo il nostro sorriso è sincero e cordiale.

Verrete qui e scoprirete che ogni angolo ha un fascino particolare.

E c’è una schiera infinita di bottiglie!

Chiunque visiti Genova e voglia vedere la vera Zena, viene in Via del Campo, a due passi da qui, a cercare Fabrizio De André.
C’è più storia in queste strade che in una metropoli, verrete qui, visiterete la casa di Mazzini e magari qualcuno vi racconterà di una torta, nota appunto come torta di Mazzini.
Era il 1835 e il patriota, dal suo esilio in Svizzera, inviò alla madre la ricetta.

E’ un dolce semplice, a base di mandorle, potrete gustarlo qui, con tutta la suggestione che comporta assaggiare il piatto prediletto da uno dei padri della Patria.

All’ora dell’aperitivo, poi, potrete brindare con un Marescotto, che viene servito in questi bei bicchieri.

Ho dedicato tanto spazio a questo locale, perchè certi sogni belli meritano di averlo, e perché sono orgogliosa che la mia città offra a noi e ai turisti luoghi come questo.
E prima che qualcuno me lo chieda, no, i proprietari non sono miei amici di lungo corso, non siamo compagni di scuola né siamo cresciuti insieme.
Sono giovani imprenditori, genovesi che come me amano la mia città e che molto hanno fatto per questo angolo dei nostri caruggi.
Ringrazio Alessandro, Linda e Francesco per il tempo e l’accoglienza riservatami.
C’è anche un nuovo arrivato tra di loro, non ricordo il suo nome, ma nell’augurargli buon lavoro, mi vien da dire che provo un po’ di invidia per lui, perchè è entrato a far parte di una squadra davvero eccezionale.
A te, Linda, il mio speciale ringraziamento, per il tuo tempo, per la tua attenzione, per i tuoi racconti, per quel tuo sguardo così luminoso, per le tue parole così ricche di genuino entusiasmo, le ho raccolte e le ho portate con me.
Verrete qui, vi accomoderete a un tavolino.
Forse ordinerete un caffé, un pasticcino o una fettina di torta.
Qualunque sia la vostra scelta, ricordatevi che a voi è stato riservato un privilegio.
Varcando quella porta avrete messo un passo dentro ad un sogno.