Dell’autunno

Dell’autunno amo i colori, i toni caldi del primo albero ad ingiallire mentre i suoi rami sono scossi dal vento inquieto.

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E amo le foglie tenaci che arrossano i muri, abbarbicate come speranze eterne.

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E le foglie cadute, piccole meraviglie avventurose.

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E quelle leggere che intatte si posano sulla strada e si lasciano sollevare dal soffio del destino.

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Dell’autunno amo i profumi e i sapori, una passeggiata al Mercato Orientale dona tutte le preziosità di questa stagione dai toni dorati.
E sono pannocchie gialle e lucenti.

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E zucche screziate di verde e d’arancio.

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E fichi d’India succosi e densi di sole, si assaporano già sul finire dell’estate ma l’autunno è il loro trionfo.

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E poi i funghi odorosi e deliziosi.

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Io non ho l’abitudine di acquistarli, mi piace trovarli così, nel bosco.

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Aroma di autunno, profumo inconfondibile ed impagabile.

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Dell’autunno amo le castagne.
E quando ero ragazzina mi piaceva comprarmi un cartoccio di caldarroste, poi per sbucciarle mi ritrovavo con le mani tutte nere ma la questione, nel complesso, era poesia pura.
Una delle gioie vere della vita, a dir poco.

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L’autunno è uva dolce e pampini.

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E in certi quartieri questa stagione veste le piazze e le vie con i suoi colori intensi, al Carmine è il tempo del giuggiolo e dei suoi piccoli doni.

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Ed è anche il tempo del melograno proteso verso l’azzurro.

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Questo albero temerario si affaccia da un giardino, dondola sulla creuza con i suoi rami carichi di frutti.
In tono con le case, una magia.

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E un altro melograno ravviva un tratto di Via Pagano Doria, sono rimasta a guardare a lungo la sua prepotente bellezza.

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Dell’autunno amo le sfumature delicate ed intense.
E una porta.
E una persiana e i vasetti di coccio.
E un cestino appeso ad una corda.

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E un rampicante avvinghiato alla ringhiera.
Le foglie ingiallite, il mare sullo sfondo, il cielo terso.

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Dell’autunno amo profumi, colori e atmosfere.
E il cielo che si veste di oro e d’arancio, nell’intensità delle sere d’autunno.

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Una visita speciale al Grand Hotel Miramare

Ad avere un blog a volte succedono cose molto belle ed è proprio ciò che è accaduto un paio di giorni fa.
Il caso ha voluto che capitasse qui la Signora Laura, una lettrice che è rimasta affascinata dalle belle immagini pubblicate in questo articolo, le antiche fotografie che ritraggono i tempi gloriosi del Grand Hotel Miramare.

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Lei ha un appartamento proprio in questo affascinante edificio e mi ha cortesemente invitata a visitare questo luogo di rara bellezza, quindi la ringrazio di cuore per il tempo dedicatomi e per avermi aperto le porte del suo ufficio, mi ha anche guidata alla scoperta delle meraviglie del “suo” Miramare, lei lo chiama in questo modo proprio perché lo ama moltissimo.

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Ed eccomi qua, a varcare la soglia di quello che un tempo fu un albergo molto chic, attualmente ospita abitazioni private di sicuro pregio.
E una volta aperto il portone lo stupore è stato grande: come cadere all’improvviso nell’immagine in bianco e nero, in quel fotogramma di un altro secolo.

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Ecco dove si trovava il telegrafo per i cortesi ospiti.

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Benvenuti al Grand Hotel Miramare, cari lettori.

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Oh, se avessi saputo che tutto è rimasto così elegantemente immutato mi sarei abbigliata come si conviene, con un sofisticato abito d’epoca, un grande cappello con le piume e un ombrellino da passeggio.
E naturalmente mi sarei presentata con un valletto, direi che il luogo lo richiede!

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Attraverso l’atrio.

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E ci sarebbe l’ascensore, devo arrivare all’ultimo piano ma preferisco salire su per le scale.

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La ringhiera del Grand Hotel Miramare.

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E i decori sui pavimenti.

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Gradini.
Chissà quante fughe d’amore, nelle stanze del Grand Hotel più esclusivo di Genova.

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Qui, in questo edificio, alcune finestre si affacciano su certe sfumature d’azzurro della Superba.

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E altre si spalancano su un terrazzi dai quali si gode di impagabili vedute.

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Il porto, le navi, l’orizzonte turchese.

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Genova, dai monti al mare.

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I palazzi di Via Gramsci ma siamo al Miramare, in un altro tempo, così mi piace chiamarla Via Carlo Alberto, come era in passato.

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La Stazione Marittima e alle sue spalle i Magazzini del Cotone.

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La luce che rimbalza sui tetti e illumina l’imponente silos granario.

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Di fronte, in tutto il suo splendore, la fastosa dimora del Principe Andrea Doria.

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E i turisti a passeggio nel giardino dell’Ammiraglio.
Guardare Genova dall’alto è fonte di meraviglia, sempre.

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L’insenatura del porto, le navi e la nostra cara, amata Lanterna.

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E ancora scale, scale, scale.

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Il Miramare resta un’incantevole bellezza, non è più un hotel di lusso ma a mio parere questi suoi spazi sono stati recuperati nel rispetto della sua bellezza e della sua particolarità.

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E ancora varco un’altra porta.

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In un luogo intriso di suggestioni antiche di epoche gloriose.
Sembra di sentire il suono di un pianoforte in lontananza, pare di udire le sete fruscianti degli abiti da sera e le voci garbate degli ospiti stranieri del Grand Hotel.
Inglesi e americani, rappresentanti del jet set internazionale, qui avreste potuto incontrare Winston Churchill e Francis Scott Fitzgerald.

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La luce sul portico, la dolcezza di una mattina di ottobre.

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Un edificio superbo che grandiosamente domina la città.

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Il suo giardino si affaccia sul mare blu.

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E davvero, non credevo che avrei avuto la fortuna di visitarlo in questa maniera.

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Là, sotto le figure che lo sovrastano, il terrazzo dal quale ho scattato le immagini che avete visto.

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Un luogo semplicemente intriso di fascino, di sicuro apprezzato da coloro che hanno scelto di abitarvi.

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Le panchine, il cielo chiaro, il panorama della città.

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Semplicemente Genova, così l’ho venduta da una terrazza, all’ultimo piano del Grand Hotel Miramare.

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I fasti del Grand Hotel Miramare

Correva l’anno 1908 e con grande sfarzo a Genova veniva inaugurato un lussuoso Hotel dall’eleganza leggendaria.
Non lontano dalla Stazione Marittima, in posizione predominante sul mare e sul porto, l’edificio fu fatto costruire dalla Società Anonima di Alberghi Italo Svizzera e ha l’estrosa impronta dell’architetto Gino Coppedè.

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Benvenuti al Grand Hotel Miramare & De La Ville, meta prediletta del jet set internazionale, questo albergo ospitò sovrani ed eminenti personaggi politici, attori di Hollywood e rappresentanti del mondo culturale dell’inizio del secolo scorso.
Tra gli altri qui soggiornarono Winston Churchill e Margherita di Savoia, Guglielmo Marconi e gli indimenticabili Stan Laurel e Oliver Hardy.

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Una location di sicuro fascino, un edificio grandioso e signorile.

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Al Miramare veniva spesso un ligure che per lavoro era sempre in giro per il mondo: ogni tanto però tornava a casa dalla sua famiglia.
E come i divi del cinema anch’egli sbarcava da un transatlantico, era il luogo dove egli svolgeva la sua professione.
Già lo conoscete, è lo stimato chef di bordo Francesco Biso.

Francesco Biso

Veniva dall’America e prima di proseguire per la sua Lerici era solito fermarsi al Miramare.
Da affezionato cliente ricevette dalla Direzione dell’Hotel un volumetto pubblicitario dove sono raccolte immagini per me rare, io non le avevo mai vedute prima.
E ancora ringrazio Marco Biso, nipote di Francesco e proprietario delle antiche fotografie che vedrete, è stato lui ad inviarmele e mi ha fatto un grande regalo.
Si apre un album e si inizia così un nuovo viaggio nel tempo.

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Nella Hall già si trova la ricercatezza di un posto esclusivo.
Naturalmente al Miramare non manca nulla,  i signori clienti hanno a disposizione il telefono e il telegrafo.

Miramare - Atrio

Gli ospiti di questo hotel godono della bellezza di certi spazi comuni dove nulla è lasciato al caso.
Ci sono comode poltroncine, pregiati tappeti, vasi e porcellane, nel camino in inverno scoppietta il fuoco.

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E osservate con attenzione, su ogni tavolo c’è un vaso di fiori ed ognuno è diverso dall’altro.

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È caldo e ospitale questo salone che fu scenario degli ozi dorati del bel mondo, le due immagini precedenti sono dettagli di questa fotografia.

Miramare - Salone

E linda e armoniosa è la sala da pranzo.

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Un tavolo al Miramare, con una luce soffusa che rischiara momenti speciali.

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E poi broccati, tessuti di pregio, tende sfarzose, grandi specchiere e lampadari importanti.
I signori gentiluomini abbiano l’accortezza di farsi da parte, questo è il salottino delle signore ed è esclusivamente riservato alla clientela femminile.
Immagino le chiacchiere e le risate argentine di certe fanciulle, nel salottino forse si leggevano libri e qualche giovane aristocratica si sarà certo dilettata con il ricamo.

Miramare - Salottino per signore

Atmosfera chic e raccolta anche nel salottino privato.

Miramare - Salottino Privato

E poi, la dolcezza di certe serate tiepide, il profumo del mare e la brezza salmastra che pervade i sensi mentre il sole proietta a terra le ombre.
E quante promesse di amore eterno saranno state pronunciate sulla terrazza del Miramare?

Miramare - Terrazza

Il prestigioso Hotel ebbe anni gloriosi e alterne fortune a causa dei diversi eventi bellici, sul principio della Seconda Guerra Mondiale terminò di essere il lussuoso albergo che era sempre stato.
Nel tempo a seguire poi ebbe sorte incerta e travagliata, attualmente ha trovato una diversa destinazione e, tra il resto, i suoi spazi sono divenuti appartamenti.

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A me piace immaginarlo com’era al tempo dei suoi giorni scintillanti, quando si passeggiava sulla terrazza volgendo lo sguardo alla Lanterna.

Miramare - Terrazza (2)

Verso il mare di Genova e il suo porto, anima viva di questa città.

Miramare - Genova

Un’epoca luccicante, ricca e in continuo divenire, un tempo che si può evocare con la fantasia.
Frusciano le sete degli abiti da sera, c’è gran sfoggio di gioielli, di cappelli all’ultima moda e di ricercati ventagli, una musica lenta accompagna certe serate dall’atmosfera da sogno.

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È un altro tempo, a Genova.
Sono i giorni dorati del fasto del Grand Hotel Miramare.

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Il Gran Roldano, storia di una splendida amicizia

Esistono al mondo diverse forme di amore e questa è una storia che narra di un sentimento eterno, di un affetto sconfinato che colma il cuore di gioia.
E sapete come inizia questa storia?
Proprio come una fiaba, state a sentire.
C’era una volta un Re che sedeva sul trono di Spagna e il suo nome era Filippo II.
E sapete, questo sovrano aveva certi rapporti con una famiglia genovese molto importante, una famiglia che dimorava in una magnifica villa nella zona di Fassolo.
E questo è il giardino, il giardino dei Principi Doria.

Palazzo del Principe (9)

E tra i rappresentanti di questa celebre famiglia c’era il Principe Giovanni Andrea, erede dell’Ammiraglio Andrea Doria e figlio di Giannettino,  tragicamente ucciso  all’epoca della congiura dei Fieschi, una vicenda della quale vi ho già parlato in questo articolo.
Un prode Giovanni Andrea Doria, all’età di otto anni era già a bordo delle galee di famiglia e divenne in seguito un eroico combattente, si distinse nella battaglia di Lepanto e Filippo II fece di lui il Comandante Supremo della flotta del Mediterraneo e lo nominò membro del Consiglio di Stato.
E un bel giorno il Re di Spagna decise di fare un dono a Giovanni Andrea, ma cosa si può regalare a un principe?
Oh, di sicuro a lui non mancava nulla, poteva permettersi ogni lusso!
E così il sovrano ebbe un’idea geniale: diede in dono a Giovanni Andrea un cane, un fedele molosso di nome Roldano.
E il suo padrone gli volle bene da subito, si rivolgeva a lui chiamandolo il Gran Roldano.
Giovanni Andrea era un principe ma certi sentimenti sono uguali per chiunque, immagino che lui e il suo caro amico a quattro zampe si siano goduti piacevoli passeggiate e che abbiano condiviso momenti di vera amicizia.
Il principe era davvero affezionato al suo cane e questo è uno dei ritratti che potrete ammirare a Palazzo.
Eccolo il Gran Roldano, di lui si cura un giovane paggio.

Il Gran Roldano Dear Miss Fletcher

Roldano accompagnò Giovanni Andrea finché ebbe vita e tutti voi potete figurarvi quale affetto li unisse.
E si sa, il destino è anche crudele, a volte ci sottrae i nostri affetti più cari, così accadde a Giovanni Andrea.
Il Gran Roldano, compagno di tante avventure, terminò la sua esistenza terrena nel settembre del 1605, con grande dolore di Giovanni Andrea  e questi, memore del grande affetto che gli aveva riservato il suo più caro sodale, volle ricordarlo nella maniera più consona.
E ricorderete, alle spalle della Villa dei Doria c’erano dei grandi giardini e un’immensa statua, il Gigante.
Giovanni Andrea volle che il Gran Roldano fosse sepolto ai piedi di quel possente monumento, una lapide commemorativa chiudeva la sua tomba.
E inoltre, tra i suoi ricordi più cari, Giovanni Andrea conservò gelosamente proprio quella spazzola d’argento che avete appena veduto nel quadro soprastante, con gli amici si fa così, si tiene da parte ciò che ci rammenta certi giorni belli.
E chissà quante volte Giovanni Andrea avrà sospirato davanti a questo quadro che si trova nel palazzo di Fassolo e  che ritrae il Principe  insieme al suo amico prediletto!

Giovanni Andrea Doria e il Gran Roldano Dear Miss Fletcher (2)

La fama di questa sepoltura impressionò persino certi viaggiatori.
La memoria del Gran Roldano è presente nell’epistolario di  Thomas Browne, il fedele molosso viene nominato in una lettera di Edward, fratello di Thomas.
E’ il 1664 ed Edward è in visita nella Superba e con grande meraviglia scrive che la cosa più strana che abbia veduto in questa città è la tomba di un cane di nome Roldano collocata ai piedi della statua di Giove, riporta persino la trascrizione della lapide.
E non è finita!
Il mio caro amico Eugenio mi ha narrato un aneddoto che è una vera chicca e così come mi è stato riferito io lo racconto a voi.
A quanto pare, ai primi dell’Ottocento la salma del Gran Roldano venne riesumata e i suoi denti furono utilizzati come ornamento, di dubbio gusto a mio parere, per gli orecchini di una gran dama.
E sapete cosa capitò?
Alcuni orefici senza scrupoli si misero a vendere orecchini con denti di cane spacciandoli per quelli di Roldano!
Pensate quanto era celebre questo cane!
E così veniamo ai giorni nostri, alla mia visita a Palazzo del Principe.
Il responsabile del Museo mi dice di sapere precisamente dove si trova questa lapide e ci lasciamo con la promessa di tornarci insieme, a quanto sembra è coperta dalle erbacce ed è praticamente impossibile trovarla se non se ne conosce la precisa collocazione.
Accidenti! Io ho una curiosità! Vado lo stesso, ci provo!
E così, una bella mattina di maggio ho praticamente messo in subbuglio un intero quartiere.
Mi sono detta: chiedo a tutti quelli che incontro, semplice no?
E quindi ho imboccato Via Pagano Doria e credo di aver ripetuto almeno venti volte la frase:
– Mi scusi, per caso sa dov’è la lapide di Roldano?
Sguardi perplessi e attoniti:
– E chi è questo Roldano?
E insomma, un signore mi ha garantito di abitare lì da sessant’anni e di essere certissimo che non ci sia nessuna lapide, lo stesso mi ha detto decisa una signora di una certa età.
E alla fine ho trovato due genovesi che mi hanno gentilmente mostrato l’agognata lapide.
Volete la fotografia? Eccola qua!
Non si vede niente ma mi pare giusto mostrarvela.

Lapide Roldano Dear Miss Fletcher

Esimio Comune di Genova, premesso che sono consapevole che questa città ha problemi ben più gravi, avrei da avanzare un’umile richiesta.
Sempre ammesso che sia di vostra competenza, gentilmente si potrebbe togliere tutte queste erbacce che deturpano la lapide?
Non è un marmo qualsiasi, questo è stato posto in memoria del Gran Roldano!
Eh, lo so che è già arduo che si conservi il ricordo degli uomini, figuriamoci quello dei cani, ma sarebbe un’iniziativa apprezzabile.
E che ne dite di segnalare con un cartello la presenza di questo reperto?
E poi, come vi ho detto, ho messo in allarme un’intera strada, gliela vogliamo far vedere questa benedetta lapide agli abitanti di Via Pagano Doria oppure no?
E ad eterna memoria del Gran Roldano che visse per lungo tempo accanto al Principe Giovanni Andrea Doria queste sono le parole incise su quel marmo.

QUI GIACE IL GRAN ROLDANO CANE DEL
PRINCIPE GIO. ANDREA DORIA IL QUALE
PER LA SUA MOLTA FEDE E BENEVOLENTIA
FU MERITEVOLE DI QUESTA MEMORIA ET
PERCHE’ SERVO IN VITA SI’ GRANDEMENTE
D’AMBIDUA LE LEGGI FU ANCO GIUDICATO
IN MORTE DOVERSI COLLOCARE IL SUO CENERE
APPRESSO DEL SOMMO GIOVE COME VERAMENTE
DEGNO DE LA REAL CUSTODIA
VISSE XI ANNI ET X MESI MORSE IN SETTEMBRE DI 1605 GIORNO 8 HORA 8 DE LA NOTTE