Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Via Prè’

Ebbe la sua gloria in un giorno d’estate e trionfò su tutte le altre.
Cesira Rolla era una ragazza del popolo, una semplice sartina di Prè, a lei toccò lo scettro di prima reginetta di bellezza di Genova, accadde nel giugno del 1910.
Come riportano i giornali d’epoca, come ad esempio Il Secolo XIX, ad eleggerla furono le fanciulle della città, il voto era riservato esclusivamente alle ragazze di età compresa tra i 12 e i 25 anni.
A scorrere quanto riportato dai quotidiani si capisce che la grandiosa vittoria di Cesira fu anche dettata da un sorta di fervore campanilistico, con grande partecipazione di pubblico e affettuoso entusiasmo la gente del Sestiere di Prè fece vincere la sua candidata che sbaragliò tutte le altre.

Via Prè (2)

La bella Cesira si assicurò così 131 voti distaccando di molto i cento voti ricevuti dalla seconda classificata, Lydia Pedemonte, rappresentante del Sestiere di Portoria.
Il concorso non premiava solo la bellezza, si voleva anche dare un riconoscimento a una fanciulla che per le sue doti rappresentava l’orgoglio del suo sestiere e di Genova tutta.
E viva la vittoriosa Cesira!
La vicenda che la vide protagonista ebbe anche altri risvolti che emergono con chiarezza dagli articoli del tempo.
In quel periodo c’erano le elezioni amministrative, si discuteva con fervore sulla futura eventualità di concedere il voto alle donne e dopo l’elezione di Cesira il cronista del quotidiano Il Lavoro, ad esempio, fu piuttosto critico in merito.
In ogni caso la ragazza di Prè fu incoronata con tutti gli onori Regina della Superba e naturalmente per l’occasione si tenne una fastosa cerimonia per celebrare Sua Maestà Cesira I.
Le feste durarono diversi giorni, ci furono una grande esposizione nei negozi e uno spettacolo al Carlo Felice, si tennero gare sportive e un pranzo di gala, ci fu un concorso bandistico al Mercato Orientale e venne organizzata una gita in piroscafo nel golfo di Genova.
Gli eventi certo non mancarono!

cesira

Andiamo al 24 Giugno, è il giorno dell’incoronazione e la folla festante freme, tutti vogliono vedere Cesira!

cesira-1

Un corteo di carrozze sfila per la città, attraversa Via XX Settembre e Corso Buenos Aires, la reginetta viene acclamata dalla gente di Genova, squillano le trombe e scrosciano gli applausi mentre un banditore che precede il corteo annuncia al popolo ciò che sta accadendo.

cesira-2-copia

Cesira in trionfo giunge così al Lido di Albaro.

cesira-3

Ed è grazie al cronista di Il Lavoro se conosciamo il colore del ricco abito della Rolla, la reginetta dagli occhi scuri e vivaci è in verde pisello, le altre concorrenti sfoggiano vestiti di altri colori, una è in giallo, una in celeste e un’altra in malva.
Giunta al Lido, la fanciulla emozionata ed esitante si appresta a raggiungere il palco a lei riservato.
Tentenna, rallenta, non sembra avere il passo deciso e dal popolo si leva un coro di voci che la rincuora:
– Issa Cesira, che ti é in ta rampa!
– Forza Cesira che sei nella salita!
La giovane riprende così coraggio e sale sul palco dove un tale vestito da Doge con tutta la solennità del caso pone la corona sul capo di lei.
Eccola qua Cesira I insieme alla sua corte.

cesira-4

L’affettuosa incitazione viene utilizzata anche in un’altra differente circostanza, l’episodio è citato nel volume “Vendo l’argento do mâ” di Ivana Ferrando edito da Sagep.
Dunque, l’autrice narra con sapiente maestria dei carbonai che avevano anche il compito di provvedere ai rifornimenti di ghiaccio, costoro usavano dei carri trainati da cavalli.
Ebbene, una di queste cavalle si chiamava Cesira e all’inizio di Via Assarotti, davanti alla pendenza della salita, veniva spronata dal carrettiere proprio con quelle parole:
– Issa Cesira, che ti é in ta rampa!

cavallo

L’autrice saggiamente sottolinea che non è dato sapere se venne prima la cavalla o la reginetta, chissà a chi dobbiamo questo celebre grido in dialetto, Issa Cesira è anche il titolo di una canzone di Mario Cappello.
Le belle immagini che avete veduto appartengono alla ricca collezione del mio caro amico Eugenio Terzo e come sempre lo ringrazio per il prezioso prestito.
Eugenio mi ha anche mandato un’altra splendida chicca, guardate un po’ il titolo!
C’è una canzonetta ironica indirizzata alla Giunta Nazionale e in più la direzione comunica che il giornale viene dato in dono a tutte le fanciulle di nome Cesira!

cesira-5

Sarà stato un nome comune a quell’epoca?
Di certo ora non lo è più, sono cambiati i tempi e anche le nostre preferenze, forse persino i tratti della giovane eletta non corrispondono neanche ai nostri canoni di bellezza femminile.

cesira-6

E ancora, sempre Eugenio mi ha inviato copia del numero unico dedicato a questo concorso, nelle righe dedicate a Cesira si esaltano le sue molte virtù.

cesira-8

La sartina di Prè ebbe il suo momento di gloria in un luminoso giorno di giugno ed io mi sono domandata cosa ne sia poi stato di lei, spero che abbia avuto una vita lunga e felice.
Forse avrà avuto molti pretendenti, certo nei caruggi di Prè si sarà parlato a lungo di quella memorabile vittoria.
Fu il trionfo di lei, Cesira Rolla, indiscussa Regina della Superba.

cesira-7

Read Full Post »

Ieri, come spesso accade, sono andata a far la spesa nei caruggi.
Sai, in questi giorni è venuta la pioggia, il cielo è spesso grigio e a dire il vero non sembra proprio l’ideale per scattare qualche fotografia.
Tra l’altro, come vi dicevo, ero in giro per commissioni.
E poi, d’un tratto, il sole in Via del Campo.

Via del Campo (6)

E cammino, senza una meta precisa.
Sai, solo per il piacere di esserci e di attraversare questa strada tante volte percorsa e immortalata da una celebre canzone di De André.

Via del Campo (2)

E poi, all’improvviso.
L’incontro imprevisto tra luce e acqua, cielo e nuvole riflesse in una magica pozzanghera che diviene uno splendido gioco di fantasia.

Via del Campo (3)

Davvero, in ogni luogo ognuno di noi vede ciò che sa vedere.

Via del Campo (4)

E guarda.
Contorni tremuli, grigio e colore, un momento irripetibile.

Via del Campo (5)

Volto gli occhi nella direzione opposta, verso Porta dei Vacca.
E la luce brilla ancor di più, finestre e vetri, caruggi sottosopra.

Via Prè

Un passo indietro, ecco il campanile dell’antica chiesa di Santa Fede.

Via Prè (3)

In ogni luogo ognuno di noi vede ciò che sa vedere.
E guarda.
Il tratto iniziale di Via Prè con le sue case alte si svela in questo effimero specchio lucente.
Cose che si vedono nei caruggi quando viene la pioggia.

Via Prè (2)

Read Full Post »

Accadde al principio dell’estate del 1854, in quei giorni si accertò un caso di colera nella città di Genova: l’ammalato era un francese sbarcato da un piroscafo ed esalò l’ultimo respiro all’Ospedale di Pammatone.
In quell’anno, a Genova, l’inverno fu duro, seguì una primavera umida e fredda e poi il caldo scoppiò all’improvviso.
Genova, città portuale, era all’epoca in precarie condizioni igieniche, le cronache narrano che tra i primi ad ammalarsi furono i forzati addetti ai lavori del porto, uomini che immergevano mani e braccia in acque luride e infette, nel luogo dove sfociavano le cloache e i canali di scolo.
Scoppia così una feroce epidemia, i medici della città si prodigano per i più sfortunati, non è la prima volta che la Superba è colpita da questa mortale disgrazia, è già accaduto nel 1835.
Si cerca di arginare il male con provvedimenti di varia natura: si impone di imbiancare i luoghi malsani, i portici e gli atri sudici che possono essere focolaio di infezioni, si tenta di risanare gli ambienti, si predispongono controlli nelle botteghe e nei depositi di commestibili.
Nasce un comitato di soccorso per ogni Sestiere delle città per portare aiuto ed assistenza ai più miseri e ai bisognosi di cure.
Si stabilisce che in ogni sestiere ci sia una farmacia addetta a restare aperta notte e giorno per fornire gratuitamente medicinali, cibo e aiuti di vario genere ai più miseri, una di esse era nei pressi di Porta dei Vacca.

Porta dei Vacca (2)

Nulla è sufficiente a salvare la città, insieme alla malattia si diffonde il terrore dell’epidemia, le cronache del tempo narrano vari esempi di diffidenza, in particolare nei confronti dei medici accusati di riservare ai ricchi cure migliori rispetto ai poveri.
Le strade si svuotano, le botteghe restano chiuse.
E per le vie di Genova si assiste a scene di manzoniana memoria rese ancor più drammatiche dalla conformazione della città.

Vico dietro il Coro delle Vigne (7)

Nei vicoli stretti e angusti le morti sono più frequenti che altrove, c’è anche la difficoltà di trasportare i defunti fuori dalle loro case, l’epidemia dilaga senza sosta, quando una persona muore per il colera si prelevano dalla sua casa tutte le cose ritenute infette, le stesse vengono mandate al Lazzaretto della Foce.
Si cerca anche di portare via le persone dai luoghi malsani e di collocarle in posti salubri.
Chi può fugge, chi resta si affida alla misericordia del cielo e alla mano del Signore e come sempre le prime vittime sono i più miseri, per i tanti orfanelli si aprono le porte dell’Albergo dei Poveri.

Albergo dei Poveri

Sono diversi coloro che si mettono a disposizione del prossimo, fino a settembre il colera dilagherà impietoso.
Le zone più colpite sono quelle vicine al porto, Prè è il sestiere che paga il prezzo più alto, anche a Portoria, al Carmine e alla Maddalena si registrano numerosi casi, le strade ampie, come Via Balbi e Via Garibaldi, sono colpite in maniera molto minore dall’epidemia.

Via Garibaldi

In questo scenario da tregenda, immaginate un certo palazzo del centro storico, in Piazza Soziglia.

Piazza Soziglia

Non possiamo figurarci i visi delle persone che abitarono in questa casa, i loro occhi hanno veduto l’inferno e poi hanno scorto una luce, la salvezza della vita e un nuovo principio.
Nel tempo in cui ci si affidava alla Divina Provvidenza e al cuore della Vergine Maria, il culto di Lei era molto diffuso nella città di Genova.
Forse là visse una giovane madre di molti figli, forse in quelle stanze respirò una vecchia devota che snocciolava continue preghiere alla Madonna, chiedendole aiuto e protezione.

Piazza Soziglia (2)

Quando passate in Soziglia prestate attenzione, sul marmo è incisa la memoria di quei giorni drammatici.
Questo palazzo venne risparmiato, nessuno dei suoi abitanti perse la vita a causa del colera e così, sul finire di quell’anno, questi genovesi vollero apporre questo altorilievo opera di Gio Batta Cevasco sul muro della loro casa, ad eterno ricordo del pericolo scampato.

Piazza Soziglia (3)

Era un altro tempo, fragile e caduco come le tante vite perdute in quella paurosa epidemia che travolse Genova nell’estate del 1854.

Piazza Soziglia (4)

Read Full Post »

Guardate, se fate attenzione potrete vederle anche voi, sono “E servette invexendæ” e quest’ultimo termine una volta tradotto dal genovese forse non rende appieno la totalità del suo significato: le nostre servette, protagoniste di questa storia, sono prese da una sorta di frenesia, sono eccitatissime!
E insomma, eccole qua, tutte invexendæ!
Sono loro le eroine alle quali è intitolata una canzonetta in genovese che si trova nel mio magnifico lunario del 1882, oltre alle vie e agli esercizi commerciali, alle pubblicità e a una miriade di informazioni in questo volumetto ci sono anche splendidi componimenti in dialetto che offrono suggestivi spaccati della società dell’epoca.
A tradurre questo gioiellino di genovesità, non certo privo di parole ostiche per lettori non esperti, è stato come sempre il mio caro amico Pino che conosce il genovese a menadito, Pino ha già tradotto per me le peripezie di Madama Cinciallegra e adesso mi ha fatto questo nuovo regalo, a lui vanno i miei ringraziamenti per questa nuova piacevole chicca.
Dunque, dicevamo? Ah, già le servette!
Dovete sapere che se ne escono di casa con un cestino per fare il giro delle botteghe.

Cestino
E sapete chi incontrano?

Gh’è o zuenotto chi le ammïa,
Chi ghe fa sempre l’eûggin

C’è il giovanotto che le guarda
Chi fa sempre l’occhiolino.

E che sospiri, qualcuno manda loro dei bacetti e le nostre servette sono sempre molto compiaciute!
Su su, c’è la spesa da fare e si comincia dalla bezagninn-a, la fruttivendola, poi si passa da-o maxellâ, proprio il macellaio!
E lì le nostre servette fanno un can can che non vi dico!
Sapete perché? Vogliono la carne gratis e ognuna sceglie il pezzo che preferisce.

Macelleria Nico

Macelleria Nico – Via ai Macelli di Soziglia

E in un vero e proprio esercizio di stile l’autore della canzonetta enumera tanti tagli diversi di carne e pare davvero vederle queste ciarliere signorine: una vuole questo, l’altra vuole quello!
Le sentite come cianciano?

Mercato Orientale (10)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E non è finita, eh?
Dalla lattaia fan di ciæti, chiacchiere e pettegolezzi, è ovvio!
Eh, poi come al solito queste servette fan delle storie, si lamentano perché

o læte ghe pä scûo
e o bitiro troppo æguôu

il latte sembra scuro
e il burro troppo acquoso

Latteria di Via Prè

Latteria in Via Prè

E poi ancora: vanno dal fidiâ, il pastaio, poi dal farinotto e dal carbonaio.
E per ognuno hanno un mugugno diverso: il negozio è troppo pieno, la farina è scura, l’olio non è buono, il carbone non è della migliore qualità!
E sono esigenti, sì, non vogliono essere certo licenziate dal padrone e dalla sua signora!
Tutte attendono un momento speciale della giornata, aspettano di incontrare il loro innamorato, all’Acquasola o lungo le mura della città.

Acquasola (18)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Guardatele, stan a fa da parisseûa, fan le cinciallegre!
Fino a quando scende la sera.
E poi torneranno ancora, di nuovo, il giorno successivo.
Perse nella tenerezza di un sentimento, immortalate nei versi di una canzonetta antica, tanto semplice quanto vera.

La Marina

Read Full Post »

In questo periodo dell’anno non può certo mancare una visita alla Chiesa di San Sisto, ho già avuto modo di narrarvi le sue tante storie, mi piace ricordarvele ancora perché questo luogo fa parte dell’antica storia di questa città, qui trovate il mio post dedicato a San Sisto.
Torno sempre volentieri in questa piccola chiesa stretta tra le case di Prè, nel cuore della città vecchia.

Via Prè (2)

San Sisto (1)

E chiaro e luminoso il Natale di San Sisto.

San Sisto (2)

E c’è un abete decorato con le luci e le palline colorate, è proprio l’albero che piace ai più piccini.

San Sisto (3)

Qui troverete una cappella per una bambina speciale e non potete venire a San Sisto senza portarle un saluto: è Maria Bambina e questa sua statua il giorno 8 Settembre viene condotta in processione  tra la gente dei caruggi, questa è una tradizione sentita e molto commovente.

San Sisto (4)

Il Natale a San Sisto si celebra anche con un presepe semplice ma molto suggestivo.

San Sisto (5)

E poco distanti ci sono certi angeli  in perfetta armonia con la Natività.

San Sisto (6)

Sono entrata in chiesa e ho avuto la fortuna di incontrare Don Rinaldo che mi ha spiegato perché il presepe della chiesa di cui lui è parroco viene allestito in tale maniera, come potete notare è come diviso in due sezioni.
Il Bambino che nasce, mi ha detto Don Rinaldo, è Colui che poi morirà sulla croce, la sua parole e il suo messaggio vengono poi portati nel mondo proprio dai Santi.

San Sisto (7)

Così in questa rappresentazione della Natività in preghiera davanti alla Sacra Famiglia e in attesa della nascita di Gesù trovate San Francesco d’Assisi.

San Sisto (8)

E poi Sant’Antonio Abate.

San Sisto (9)

Sullo sfondo la croce e Santa Teresa del Bambin Gesù e Don Bosco.

San Sisto (10)

Così avviene la venuta al mondo del Figlio di Dio, tra i Santi.

San Sisto (11)

Sotto a questo cielo e sotto a questi colori tenui e delicati; è sempre una gioia tornare in questa chiesetta dei vicoli, se non la conoscete vi invito davvero a scoprirla.

San Sisto (12)

E poi, sapete, mi è anche capitata una cosa bellissima.
Uscita da lì ho continuato la mia passeggiata in Via Prè.
Poco lontano, in corrispondenza di Piazza Statuto, c’è una statua della Madonna Regina di Genova posta al di là di un vetro.
E c’era il sole, c’erano le nuvole, c’era uno stupefacente riflesso.
Così Maria per qualche istante è rimasta avvolta in quella evanescenza di cielo e nuvole chiare.
Un incanto di luce, in questi giorni così vicini a Natale.

Via Prè

Read Full Post »

È un giorno di maggio del 1891: lei si alza, si guarda allo specchio, si pettina al chiarore di una lampada.
Elvira e i suoi 22 anni, a quell’età le ragazze hanno la testa piena di progetti, a quell’età i sogni non si svelano, si serba nel cuore la speranza che si avverino.
Elvira, la sua bellezza, la grazia acerba e quei suoi capelli corvini, scuri come il destino che l’attende.
Si veste, chiude il corsetto, indossa la giacca ed esce di casa, Elvira scende piano le scale, insieme a lei c’è suo cognato.
Il portone si apre, Elvira abita in Via Balbi, in questo palazzo.

Via Balbi (2)

I due sono diretti a Principe, al Bar della Stazione, il locale è di proprietà del papà di Elvira, la ragazza lavora lì.
Percorrono Via Balbi, ignari di quanto accadrà.

Via Balbi

Appoggiato alla ringhiera, all’inizio di Salita della Provvidenza, c’è un giovane uomo che attende nervoso.
Attende proprio lei, Elvira.

Salita della Provvidenza

La ragazza e il cognato non lo notano neppure e passano oltre, lui si scosta e in un istante si para davanti a loro.
E pronuncia una sola fatale parola, il nome di lei:
– Elvira.
La ragazza alza lo sguardo, forse non fa neppure in tempo a distinguere il viso di colui che ha di fronte, due colpi di pistola infrangono i sogni e il respiro di Elvira.
Le pallottole trafiggono il suo petto e spezzano una delle stecche del suo busto, la lamina di metallo finirà per conficcarsi nel polmone e nel cuore della ragazza.
Lei tenta di reggersi in piedi, fa qualche passo, barcolla e poi crolla a terra esanime.
Viene soccorsa e condotta all’ospedale ma per Elvira non c’è salvezza, la sua vita sgorga via con il suo sangue.
L’assassino fugge, corre via disperato, più tardi andrà in questura a confessare il suo misfatto.
Chi è il giovane che ha commesso il delitto?
Ha 17 anni, è di origine polacca ed è noto per la sua sfrontata arroganza, per un certo periodo ha avuto un impiego al Caffè della Stazione, il locale di proprietà del papà di Elvira, tuttavia ha dovuto abbandonare quel lavoro dopo un acceso diverbio con un collega.
Il giovane ha un’ossessione: gli occhi grandi e il volto bello di Elvira, è lei ad essere al centro dei suoi pensieri.
L’assassino ha trascorso la notte precedente all’omicidio in giro per le bettole dei caruggi, in quelle ore ha scritto un lettera nella quale confessa il delitto che sta per compiere, preannuncia anche di volersi suicidare.
Al processo verranno fuori parecchi dettagli su di lui e sul suo passato difficile, le cronache del tempo si affidano a metodi lombrosiani per delineare un profilo dell’omicida.
Tra i suoi legali c’è anche un nome di grido, si tratta dell’avvocato Giacomo Borgonovo, celebre per le sue appassionate battaglie contro la pena di morte.

Giacomo Borgonovo

Tomba di Giacomo Borgonovo
Cimitero Monumentale di Staglieno

Il giovane in carcere si fa tatuare, si presenta così in tribunale con il nome della sua vittima scritto sul braccio, ha sulla pelle anche la data del suo delitto.
Verrà condannato a vent’anni di carcere, nulla lo salverà dalla galera.
La tragica fine di Elvira sconvolse i suoi famigliari e coloro che la amavano, il fidanzato di lei tentò di togliersi la vita per la disperazione.
Una ragazza qualunque, la sua vicenda ebbe parecchia risonanza all’epoca.
Una ragazza qualunque, una storia drammatica e tristemente attuale.
La vicenda di lei mi è stata narrata dal mio amico Eugenio, io ho fatto ulteriori ricerche e scoperto nuovi particolari su questo fatto di cronaca di un altro secolo.
Elvira Turbiglio lasciò i suoi sogni e la sua vita di ragazza il 14 maggio 1891, vittima della ferocia del suo assassino.
Riposa a Staglieno, la sua tomba si trova nel pavimento del porticato inferiore a levante al numero 1284, questa è un’immagine dell’epoca che appartiene ad Eugenio.

Elvira

Immagine appartenente alla collezione di Eugenio Terzo

L’epigrafe incisa su quel marmo fu composta da un celebre giornalista, Luigi Arnaldo Vassallo, queste sono le sue parole.

Elvira (3)

E il pensiero va a lei, fiore di soave bellezza spezzato dalla crudeltà.
Una ragazza.
Una ragazza di nome Elvira.
Se andrete a salutarla portatele anche voi una rosa, una rosa per i suoi 22 anni perduti.

Elvira (2)

Read Full Post »

Nella zona di Prè c’è un luogo dalle mistiche suggestioni, la sua è una storia antica e affascinante, è il complesso della Commenda, un tempo ospitale dove venivano accolti i pellegrini che partivano per la Terra Santa.
Lì accanto c’è la Chiesa dedicata a San Giovanni, anch’essa vetusta e preziosa per i genovesi.

Commenda (2)

Queste antiche pietre narrano storie di Crociati e di vite avventurose, vi porterò presto alla scoperta di questo posto di rara bellezza.

Commenda

Se ti trovi da quelle parti l’otto di settembre sentirai suoni e note pervadere i caruggi, lo si deve alla banda che accompagna la processione di Maria Bambina.
E che vita sarebbe senza musica, ve lo siete mai chiesto?
A dire il vero io non riesco neanche a immaginarlo, la nostra musica scandisce le nostre ore, si accompagna ai ricordi, ai momenti memorabili, alle sensazioni vissute.
La musica è emozione anche quando non c’è.
Gli strumenti, nell’istante che precede il concerto lungo i caruggi di Prè.

Stumenti (2)

E una sedia, direi che la sistemazione mi sembra perfetta!

Stumenti

E poi la loggia lassù, luce ed ombra.

Commenda (3)

Luce e riflessi sul lucido ottone.
E si vede anche colei che ha scattato le foto, sì, impossibile evitarlo.
E poi la loggia, il cielo, una vaghezza di nuvole.
La musica è emozione anche quando non c’è.

Strumenti

Read Full Post »

Un bel giorno nella Superba giunse un veneziano, il suo nome è destinato a rimanere celebre nei secoli, lui è Carlo Goldoni.
Ho già avuto modo di parlarvi del suo soggiorno genovese, egli trovò qui l’amore e la donna del destino.
Lei si chiamava Nicoletta Connio e il loro fu un felice incontro fortuito.
All’epoca Goldoni dimorava in una locanda dalle parti di Vico San’Antonio.

Vico Sant'Antonio

Dalla finestra vide Nicoletta e il suo cuore prese a battere per lei, in quel luogo c’è una lapide in memoria di quell’unione.

Vico Sant'Antonio (2)

E come già vi ho raccontato in questo articolo, i due si sposarono nella bella chiesetta di San Sisto.
E tuttavia non è di questo che vorrei parlarvi ma di un altro dettaglio curioso che lega il nome di Goldoni a Genova.
Ho trovato questa notizia in un libro di Amedeo Pescio, è un volumetto che ho acquistato qualche tempo fa.
E’ tirato in sole 25 copie ed una è mia, queste sono soddisfazioni eh!
Dunque, torniamo a Goldoni.
Dovete sapere che il padre di Nicoletta era uno stimato notaio del Banco di San Giorgio ed ebbe una certa influenza nel fare avere a Carlo un incarico di un certo pregio: console di Genova presso la Serenissima Repubblica  di Venezia.
Goldoni assunse la carica nel 1740 e la mantenne fino al 1744, con mirabile solerzia ogni otto giorni mandava i suoi dispacci a Genova, naturalmente in quando console doveva occuparsi con regolarità degli interessi della Superba.
Una carica più che altro onoraria ma per tale compito era comunque previsto un compenso di cento scudi all’anno.
Ecco, mi duole comunicarvi che in realtà le cose andarono diversamente.
A quanto pare il veneziano ebbe non poche difficoltà ad ottenere ciò che gli spettava, da queste parti c’era chi faceva orecchie da mercante e i soldi dovuti non arrivavano!
E Goldoni faticava persino a farsi mandare il rimborso delle spese postali!
Avete mai letto gli scritti di Amedeo Pescio?
E’ un autore a me molto caro, lo trovo splendidamente arguto e sentite cosa scrive a proposito di questa faccenda:

Una volta tanto che toccò i famosi scudi per le spese di posta, mandò a Genova una lettera di ringraziamento che sarebbe bastata se gli avessero donato il regno del Catai!

Ecco lì!
E insomma, quando nel 1744 si fece avanti un altro candidato Goldoni lasciò l’ambita carica di console.
Il testo di Pescio risale al 1906 e l’autore rimarca con il suo amabile stile che il debito di Genova con Goldoni non è mai stato estinto.
E insomma, non si potrebbe erigere un busto in suo onore o intitolargli una strada?
Caro Signor Pescio, mi risulta che quest’ultima cosa sia stata fatta e poi c’è anche la lapide di Vico Sant’Antonio.
Certo, sulle spese postali è meglio soprassedere!

Vico Sant'Antonio Targa per Carlo Goldoni (2)

ATTERGATO AL VECCHIO TEATRO DEL FALCONE
IL PROSSIMO CEPPO DI CASE RICORDA
UNA FELICE UNIONE DI AMATISSIMI CUORI
ONDE TRA CARLO GOLDONI VENEZIANO
E NICOLETTA CONNIO GENOVESE
PARVE AUSPICATA UNA PACE FRATERNA DI POPOLI
NEL PRESENTIMENTO DELLA ITALIA FUTURA

A MEMORIA DEL 1736 POSE NEL MARZO DEL 1907
L’ACCADEMIA FILODRAMMATICA ITALIANA

Read Full Post »

Guarda bene, c’è sempre qualcuno affacciato al davanzale.
E con il bel tempo anche le finestre si vestono di primavera, oggi vi racconterò un paio di piccoli fatti curiosi che mi sono capitati qualche giorno fa.
Ero a zonzo con un’amica.
Sempre sotto lo stesso cielo, sempre nei medesimi caruggi.
Guarda su, dalle parti di Via Prè.

Piazza Metelino

Finestre e scorci dalle tinte di pesca.
E silenzio.

Vico di Santa Fede

E camminiamo ancora.
E guardiamo verso l’alto, ancora.
Da un palazzo poco distante vedo una signora alla finestra, lei ci osserva.

Piazza Sant'Elena

Io e lei abbiamo già avuto modo di chiacchierare, la riconosco.
Annuisce, sorride e mi dice:
– Lei di dove è?
E io:
– Di Genova!
– Ah! Perché se guarda non è di Genova!
Ecco.
E allora io le dico:
– Ma noi ci conosciamo, si ricorda? Mi ha raccontato di Piazzetta dei Tintori.
Lei l’ha narrato a me ed io a voi, in questo post.
Lei fa sì con la testa, rammenta la nostra conversazione.
Faccio il giro, torno in quella piazzetta, vale sempre la pena fare certe deviazioni, ve lo garantisco.

Piazzetta dei Tintori

E poi ancora mi ritrovo sotto alle finestre della signora.
Lei mi parla di certi negozi che non ci sono più, mi enumera i panettieri e gli alimentari di altri tempi.
Sono memorie preziose le sue, aggiunge che se ho voglia di ascoltare lei mi racconterà ogni cosa.
Tornerò a trovarla, certo che sì!
Quel giorno ho proseguito la mia passeggiata sotto le finestre di primavera.

Via Prè

Le finestre dei caruggi, una magia di ombre dondolanti, piantine e colori.

Piazza di Campo Pisano

E qui ero con un altro amico, abbiamo gironzolato a lungo dalle parti di Sarzano e poi siamo capitati in Ravecca.
E di nuovo abbiamo trovato una signora alla finestra.
A un piano alto, braccia conserte sul davanzale, ci guardava zitta zitta.
E il mio amico mi dice:
– Cosa faccio, mi metto qui di lato così pensa che stai fotografando me?
– E sì, dai! Tranquillizziamola, è meglio!

Via Ravecca

Finestre di caruggi, a volte non incontri nessuno.
E a volte trovi rametti coperti di foglioline tenaci che si arrampicano sulle sbarre.

Vico sotto le Murette

E bianco, nero e vetri socchiusi.
E vasetti disposti in fila, nulla sembra frutto del caso, a volte tutto sembra simmetrico e perfettamente in armonia.

Finestra
Finestre.
Persiane aperte oppure chiuse.
E ancora colori.
Cose che non vedi se non alzi lo sguardo.
Cose che vedi nei caruggi di Genova.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

Read Full Post »

Dopo aver elargito in altre occasioni innumerevoli consigli alle affezionate lettrici di questo blog, oggi permettetemi di svelare un prezioso indirizzo ai miei lettori!
Si parla di moda, cari amici, sappiate che ce n’è per tutti i gusti e le esigenze.
E dunque, dove si va?
Che me lo chiedete a fare, naturalmente nei caruggi.
In Via Prè, per la precisione.

Via Prè (2)

Ed io sono anche disposta ad accompagnarvi, intanto da quelle parti trovo sempre qualcosa da fotografare!

Via Prè

I commessi vi attendono a braccia aperte all’Industria Confezioni con un vasto assortimento di abiti confezionati su misura per uomo e giovinetti.
E vi prego di notare che sono previsti sconti e liquidazioni, questa può essere l’occasione per rifarsi il guardaroba!
Serve un paletot? Qui lo troverete, senza alcun dubbio!

1

E qualunque attività svolgiate sappiate che qui ci sono divise per ogni mestiere, non solo per autisti, ferrovieri e tranvieri.
Pure per palombari, strano a dirsi ma è così.

6
Ecco, devo confessarvi che comunque la categoria più affascinante tra quelle sotto elencate è certamente quella dei motociclisti, mi pare logico!
E dunque, a quanto leggo è di gran moda il fustagno e pare ci sia un buon assortimento di pantaloni alla zuava.

2

Detto ciò, teniamo in considerazione lo stile, un gentiluomo deve pur avere nell’armadio un abito su misura, no?
Taglio, manifattura e la stoffa conferiscono eleganza al vostro completo.
E i pantaloni sono di vigogna o seta, a seconda della stagione.
Voilà, quando si dice la classe!

3

E si può fare a meno dell’abito sport in pura lana scozzese? Ma certo che no!
E oltre a ciò, siate previdenti, l’estate non è poi così lontana e i pantaloni bianchi lavabili per spiaggia sono un vero must di stagione!

5

Forse vi starete chiedendo da dove caspita abbia tirato fuori cotanta meraviglia e certamente alcuni di voi l’avranno già intuito.
Questo originale listino di moda maschile è di proprietà del mio amico Eugenio, me l’ha inviato diverso tempo fa e credevo persino di avervelo già mostrato.
Ho rimediato oggi, è una splendida chicca del passato per la quale ringrazio come sempre chi l’ha generosamente condivisa con me.
E quindi, cari lettori, segnatevi questo indirizzo, la rinomata Industria Confezioni non ha rivali in questa città!
Ditemi, in quale altro posto potreste trovare pantaloni sport come questi e un simile abbigliamento da montagna?

4

Read Full Post »

Older Posts »