Una ragazza di nome Elvira

È un giorno di maggio del 1891: lei si alza, si guarda allo specchio, si pettina al chiarore di una lampada.
Elvira e i suoi 22 anni, a quell’età le ragazze hanno la testa piena di progetti, a quell’età i sogni non si svelano, si serba nel cuore la speranza che si avverino.
Elvira, la sua bellezza, la grazia acerba e quei suoi capelli corvini, scuri come il destino che l’attende.
Si veste, chiude il corsetto, indossa la giacca ed esce di casa, Elvira scende piano le scale, insieme a lei c’è suo cognato.
Il portone si apre, Elvira abita in Via Balbi, in questo palazzo.

Via Balbi (2)

I due sono diretti a Principe, al Bar della Stazione, il locale è di proprietà del papà di Elvira, la ragazza lavora lì.
Percorrono Via Balbi, ignari di quanto accadrà.

Via Balbi

Appoggiato alla ringhiera, all’inizio di Salita della Provvidenza, c’è un giovane uomo che attende nervoso.
Attende proprio lei, Elvira.

Salita della Provvidenza

La ragazza e il cognato non lo notano neppure e passano oltre, lui si scosta e in un istante si para davanti a loro.
E pronuncia una sola fatale parola, il nome di lei:
– Elvira.
La ragazza alza lo sguardo, forse non fa neppure in tempo a distinguere il viso di colui che ha di fronte, due colpi di pistola infrangono i sogni e il respiro di Elvira.
Le pallottole trafiggono il suo petto e spezzano una delle stecche del suo busto, la lamina di metallo finirà per conficcarsi nel polmone e nel cuore della ragazza.
Lei tenta di reggersi in piedi, fa qualche passo, barcolla e poi crolla a terra esanime.
Viene soccorsa e condotta all’ospedale ma per Elvira non c’è salvezza, la sua vita sgorga via con il suo sangue.
L’assassino fugge, corre via disperato, più tardi andrà in questura a confessare il suo misfatto.
Chi è il giovane che ha commesso il delitto?
Ha 17 anni, è di origine polacca ed è noto per la sua sfrontata arroganza, per un certo periodo ha avuto un impiego al Caffè della Stazione, il locale di proprietà del papà di Elvira, tuttavia ha dovuto abbandonare quel lavoro dopo un acceso diverbio con un collega.
Il giovane ha un’ossessione: gli occhi grandi e il volto bello di Elvira, è lei ad essere al centro dei suoi pensieri.
L’assassino ha trascorso la notte precedente all’omicidio in giro per le bettole dei caruggi, in quelle ore ha scritto un lettera nella quale confessa il delitto che sta per compiere, preannuncia anche di volersi suicidare.
Al processo verranno fuori parecchi dettagli su di lui e sul suo passato difficile, le cronache del tempo si affidano a metodi lombrosiani per delineare un profilo dell’omicida.
Tra i suoi legali c’è anche un nome di grido, si tratta dell’avvocato Giacomo Borgonovo, celebre per le sue appassionate battaglie contro la pena di morte.

Giacomo Borgonovo

Tomba di Giacomo Borgonovo
Cimitero Monumentale di Staglieno

Il giovane in carcere si fa tatuare, si presenta così in tribunale con il nome della sua vittima scritto sul braccio, ha sulla pelle anche la data del suo delitto.
Verrà condannato a vent’anni di carcere, nulla lo salverà dalla galera.
La tragica fine di Elvira sconvolse i suoi famigliari e coloro che la amavano, il fidanzato di lei tentò di togliersi la vita per la disperazione.
Una ragazza qualunque, la sua vicenda ebbe parecchia risonanza all’epoca.
Una ragazza qualunque, una storia drammatica e tristemente attuale.
La vicenda di lei mi è stata narrata dal mio amico Eugenio, io ho fatto ulteriori ricerche e scoperto nuovi particolari su questo fatto di cronaca di un altro secolo.
Elvira Turbiglio lasciò i suoi sogni e la sua vita di ragazza il 14 maggio 1891, vittima della ferocia del suo assassino.
Riposa a Staglieno, la sua tomba si trova nel pavimento del porticato inferiore a levante al numero 1284, questa è un’immagine dell’epoca che appartiene ad Eugenio.

Elvira

Immagine appartenente alla collezione di Eugenio Terzo

L’epigrafe incisa su quel marmo fu composta da un celebre giornalista, Luigi Arnaldo Vassallo, queste sono le sue parole.

Elvira (3)

E il pensiero va a lei, fiore di soave bellezza spezzato dalla crudeltà.
Una ragazza.
Una ragazza di nome Elvira.
Se andrete a salutarla portatele anche voi una rosa, una rosa per i suoi 22 anni perduti.

Elvira (2)

Musica di caruggi

Nella zona di Prè c’è un luogo dalle mistiche suggestioni, la sua è una storia antica e affascinante, è il complesso della Commenda, un tempo ospitale dove venivano accolti i pellegrini che partivano per la Terra Santa.
Lì accanto c’è la Chiesa dedicata a San Giovanni, anch’essa vetusta e preziosa per i genovesi.

Commenda (2)

Queste antiche pietre narrano storie di Crociati e di vite avventurose, vi porterò presto alla scoperta di questo posto di rara bellezza.

Commenda

Se ti trovi da quelle parti l’otto di settembre sentirai suoni e note pervadere i caruggi, lo si deve alla banda che accompagna la processione di Maria Bambina.
E che vita sarebbe senza musica, ve lo siete mai chiesto?
A dire il vero io non riesco neanche a immaginarlo, la nostra musica scandisce le nostre ore, si accompagna ai ricordi, ai momenti memorabili, alle sensazioni vissute.
La musica è emozione anche quando non c’è.
Gli strumenti, nell’istante che precede il concerto lungo i caruggi di Prè.

Stumenti (2)

E una sedia, direi che la sistemazione mi sembra perfetta!

Stumenti

E poi la loggia lassù, luce ed ombra.

Commenda (3)

Luce e riflessi sul lucido ottone.
E si vede anche colei che ha scattato le foto, sì, impossibile evitarlo.
E poi la loggia, il cielo, una vaghezza di nuvole.
La musica è emozione anche quando non c’è.

Strumenti

Un aneddoto su Carlo Goldoni, console di Genova a Venezia

Un bel giorno nella Superba giunse un veneziano, il suo nome è destinato a rimanere celebre nei secoli, lui è Carlo Goldoni.
Ho già avuto modo di parlarvi del suo soggiorno genovese, egli trovò qui l’amore e la donna del destino.
Lei si chiamava Nicoletta Connio e il loro fu un felice incontro fortuito.
All’epoca Goldoni dimorava in una locanda dalle parti di Vico San’Antonio.

Vico Sant'Antonio

Dalla finestra vide Nicoletta e il suo cuore prese a battere per lei, in quel luogo c’è una lapide in memoria di quell’unione.

Vico Sant'Antonio (2)

E come già vi ho raccontato in questo articolo, i due si sposarono nella bella chiesetta di San Sisto.
E tuttavia non è di questo che vorrei parlarvi ma di un altro dettaglio curioso che lega il nome di Goldoni a Genova.
Ho trovato questa notizia in un libro di Amedeo Pescio, è un volumetto che ho acquistato qualche tempo fa.
E’ tirato in sole 25 copie ed una è mia, queste sono soddisfazioni eh!
Dunque, torniamo a Goldoni.
Dovete sapere che il padre di Nicoletta era uno stimato notaio del Banco di San Giorgio ed ebbe una certa influenza nel fare avere a Carlo un incarico di un certo pregio: console di Genova presso la Serenissima Repubblica  di Venezia.
Goldoni assunse la carica nel 1740 e la mantenne fino al 1744, con mirabile solerzia ogni otto giorni mandava i suoi dispacci a Genova, naturalmente in quando console doveva occuparsi con regolarità degli interessi della Superba.
Una carica più che altro onoraria ma per tale compito era comunque previsto un compenso di cento scudi all’anno.
Ecco, mi duole comunicarvi che in realtà le cose andarono diversamente.
A quanto pare il veneziano ebbe non poche difficoltà ad ottenere ciò che gli spettava, da queste parti c’era chi faceva orecchie da mercante e i soldi dovuti non arrivavano!
E Goldoni faticava persino a farsi mandare il rimborso delle spese postali!
Avete mai letto gli scritti di Amedeo Pescio?
E’ un autore a me molto caro, lo trovo splendidamente arguto e sentite cosa scrive a proposito di questa faccenda:

Una volta tanto che toccò i famosi scudi per le spese di posta, mandò a Genova una lettera di ringraziamento che sarebbe bastata se gli avessero donato il regno del Catai!

Ecco lì!
E insomma, quando nel 1744 si fece avanti un altro candidato Goldoni lasciò l’ambita carica di console.
Il testo di Pescio risale al 1906 e l’autore rimarca con il suo amabile stile che il debito di Genova con Goldoni non è mai stato estinto.
E insomma, non si potrebbe erigere un busto in suo onore o intitolargli una strada?
Caro Signor Pescio, mi risulta che quest’ultima cosa sia stata fatta e poi c’è anche la lapide di Vico Sant’Antonio.
Certo, sulle spese postali è meglio soprassedere!

Vico Sant'Antonio Targa per Carlo Goldoni (2)

ATTERGATO AL VECCHIO TEATRO DEL FALCONE
IL PROSSIMO CEPPO DI CASE RICORDA
UNA FELICE UNIONE DI AMATISSIMI CUORI
ONDE TRA CARLO GOLDONI VENEZIANO
E NICOLETTA CONNIO GENOVESE
PARVE AUSPICATA UNA PACE FRATERNA DI POPOLI
NEL PRESENTIMENTO DELLA ITALIA FUTURA

A MEMORIA DEL 1736 POSE NEL MARZO DEL 1907
L’ACCADEMIA FILODRAMMATICA ITALIANA

Conversazioni sotto le finestre dei caruggi

Guarda bene, c’è sempre qualcuno affacciato al davanzale.
E con il bel tempo anche le finestre si vestono di primavera, oggi vi racconterò un paio di piccoli fatti curiosi che mi sono capitati qualche giorno fa.
Ero a zonzo con un’amica.
Sempre sotto lo stesso cielo, sempre nei medesimi caruggi.
Guarda su, dalle parti di Via Prè.

Piazza Metelino

Finestre e scorci dalle tinte di pesca.
E silenzio.

Vico di Santa Fede

E camminiamo ancora.
E guardiamo verso l’alto, ancora.
Da un palazzo poco distante vedo una signora alla finestra, lei ci osserva.

Piazza Sant'Elena

Io e lei abbiamo già avuto modo di chiacchierare, la riconosco.
Annuisce, sorride e mi dice:
– Lei di dove è?
E io:
– Di Genova!
– Ah! Perché se guarda non è di Genova!
Ecco.
E allora io le dico:
– Ma noi ci conosciamo, si ricorda? Mi ha raccontato di Piazzetta dei Tintori.
Lei l’ha narrato a me ed io a voi, in questo post.
Lei fa sì con la testa, rammenta la nostra conversazione.
Faccio il giro, torno in quella piazzetta, vale sempre la pena fare certe deviazioni, ve lo garantisco.

Piazzetta dei Tintori

E poi ancora mi ritrovo sotto alle finestre della signora.
Lei mi parla di certi negozi che non ci sono più, mi enumera i panettieri e gli alimentari di altri tempi.
Sono memorie preziose le sue, aggiunge che se ho voglia di ascoltare lei mi racconterà ogni cosa.
Tornerò a trovarla, certo che sì!
Quel giorno ho proseguito la mia passeggiata sotto le finestre di primavera.

Via Prè

Le finestre dei caruggi, una magia di ombre dondolanti, piantine e colori.

Piazza di Campo Pisano

E qui ero con un altro amico, abbiamo gironzolato a lungo dalle parti di Sarzano e poi siamo capitati in Ravecca.
E di nuovo abbiamo trovato una signora alla finestra.
A un piano alto, braccia conserte sul davanzale, ci guardava zitta zitta.
E il mio amico mi dice:
– Cosa faccio, mi metto qui di lato così pensa che stai fotografando me?
– E sì, dai! Tranquillizziamola, è meglio!

Via Ravecca

Finestre di caruggi, a volte non incontri nessuno.
E a volte trovi rametti coperti di foglioline tenaci che si arrampicano sulle sbarre.

Vico sotto le Murette

E bianco, nero e vetri socchiusi.
E vasetti disposti in fila, nulla sembra frutto del caso, a volte tutto sembra simmetrico e perfettamente in armonia.

Finestra
Finestre.
Persiane aperte oppure chiuse.
E ancora colori.
Cose che non vedi se non alzi lo sguardo.
Cose che vedi nei caruggi di Genova.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

Moda per gentiluomini d’altri tempi

Dopo aver elargito in altre occasioni innumerevoli consigli alle affezionate lettrici di questo blog, oggi permettetemi di svelare un prezioso indirizzo ai miei lettori!
Si parla di moda, cari amici, sappiate che ce n’è per tutti i gusti e le esigenze.
E dunque, dove si va?
Che me lo chiedete a fare, naturalmente nei caruggi.
In Via Prè, per la precisione.

Via Prè (2)

Ed io sono anche disposta ad accompagnarvi, intanto da quelle parti trovo sempre qualcosa da fotografare!

Via Prè

I commessi vi attendono a braccia aperte all’Industria Confezioni con un vasto assortimento di abiti confezionati su misura per uomo e giovinetti.
E vi prego di notare che sono previsti sconti e liquidazioni, questa può essere l’occasione per rifarsi il guardaroba!
Serve un paletot? Qui lo troverete, senza alcun dubbio!

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E qualunque attività svolgiate sappiate che qui ci sono divise per ogni mestiere, non solo per autisti, ferrovieri e tranvieri.
Pure per palombari, strano a dirsi ma è così.

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Ecco, devo confessarvi che comunque la categoria più affascinante tra quelle sotto elencate è certamente quella dei motociclisti, mi pare logico!
E dunque, a quanto leggo è di gran moda il fustagno e pare ci sia un buon assortimento di pantaloni alla zuava.

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Detto ciò, teniamo in considerazione lo stile, un gentiluomo deve pur avere nell’armadio un abito su misura, no?
Taglio, manifattura e la stoffa conferiscono eleganza al vostro completo.
E i pantaloni sono di vigogna o seta, a seconda della stagione.
Voilà, quando si dice la classe!

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E si può fare a meno dell’abito sport in pura lana scozzese? Ma certo che no!
E oltre a ciò, siate previdenti, l’estate non è poi così lontana e i pantaloni bianchi lavabili per spiaggia sono un vero must di stagione!

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Forse vi starete chiedendo da dove caspita abbia tirato fuori cotanta meraviglia e certamente alcuni di voi l’avranno già intuito.
Questo originale listino di moda maschile è di proprietà del mio amico Eugenio, me l’ha inviato diverso tempo fa e credevo persino di avervelo già mostrato.
Ho rimediato oggi, è una splendida chicca del passato per la quale ringrazio come sempre chi l’ha generosamente condivisa con me.
E quindi, cari lettori, segnatevi questo indirizzo, la rinomata Industria Confezioni non ha rivali in questa città!
Ditemi, in quale altro posto potreste trovare pantaloni sport come questi e un simile abbigliamento da montagna?

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Una Piazzetta per i Tintori

E’ una piccola piazzetta di caruggi e non sono certa che sia così nota.
Una piazzetta per un antico mestiere, narra lo storico Luigi Tommaso Belgrano che a Genova l’arte di tingere le stoffe ha origine molto antica, se ne ha notizia fin dal XIII secolo.
Un’arte tramandata di padre in figlio, a leggere i resoconti di certi autori si apprende che le raffinate tecniche di questo mestiere erano racchiuse tra certe pagine, il libro dei secreti, solo il proprietario conosceva i dettagli.
E a sfogliare certi antichi libri si trovano strane ed elaborate “ricette”, come ad esempio quella del nero di Genova per velluti, un lavoro complicatissimo!
L’antica Superba pullulava di setaiuoli, tessitori, lanaiuoli e tintori, a quest’ultima categoria di artigiani appartenne anche lo sfortunato protagonista di un’avventurosa vicenda che vale la pena di ricordare: è Paolo da Novi, ho già avuto modo di narrarvi la sua storia, la trovate qui, lui è il tintore che divenne Doge.
E appunto all’arte di tingere le stoffe ai giorni nostri è dedicata questa piazzetta.

Piazzetta dei Tintori (3)

Non la troverete sfogliando le antiche cartine, piuttosto vi imbatterete in Vico dei Tintori che era situato in quella parte di Portoria ormai perduta e abbattuta dai picconi e dalle ruspe.
Ripide scale, persiane, salita, Genova mai veduta, Genova che non posso raccontare se non immaginandola e guardandola nelle antiche cartoline.
Qui, dove un tempo c’erano botteghe e case dei tintori.

Vico dei Tintori

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E invece posso narrarvi della Piazzetta, anche se non ho tante notizie.
L’ho trovata per caso, era una mattina d’ottobre e stavo gironzolando dalle parti di Prè, era uno di questi giorni, con questo cielo.

Vico Primo dello Scalo

E poi ho imboccato uno dei caruggi che conduce verso Via Balbi, ero diretta verso Vico San Cristoforo.
E d’un tratto mi sono ritrovata in una piazzetta con le belle case restaurate, facciate dipinte con colori vividi, tutto tirato a lucido.
E intanto tra me e me pensavo: Piazzetta dei Tintori, non l’ho mai sentita nominare, ma che strano!
E come mai?

Piazzetta dei Tintori (2)

E indovinate un po’ chi ha svelato l’arcano?
Ovvio, un’anziana signora che guarda caso era alla finestra!
Ve l’ho detto, c’è sempre qualcuno in vena di conversazioni affacciato al davanzale, di sotto c’è sempre qualcun altro che pone domande e cioè la Miss, naturalmente!
E così la signora mi ha raccontato che questa piazzetta è sorta di recente, per questo non si trova nei vecchi libri!
Un tempo qui c’era un edificio che a quanto pare è stato demolito, non so di che palazzo si trattasse, spero che non fosse di qualche pregio, io sono sempre a favore del recupero e della conservazione, tuttavia so che purtroppo non è sempre possibile e a quanto ho capito il palazzo versava in pessime condizioni.
Molti caruggi intorno a Prè sono stati oggetti di restauri nell’ambito di un piano di  riqualificazione  urbanistica, presumo che questa zona sia stata inclusa in questo progetto.
E così sarebbe nata Piazzetta dei Tintori, in effetti se guardate la prospettiva sembra proprio lo spazio di un singolo edificio di caruggi.

Piazzetta dei Tintori (4)

Mi affido così alla memoria di un’abitante dei caruggi, non saprei dirvi altro di questo fazzoletto di Genova racchiuso tra le case alte.
Una cosa è certa, i Tintori della Superba saranno soddisfatti, non credete?
Avevano perso il loro vicolo ma hanno guadagnato una colorata piazzetta sotto il cielo blu in memoria di quella loro antica arte segreta che li rese celebri.

Piazzetta dei Tintori

La Festa di Maria Bambina in Via Prè

Ieri, otto settembre, nella città vecchia si è svolta la Festa di Maria Bambina, in questa data si celebra la nascita della Madre di Gesù e a Genova si tiene una suggestiva processione, una tradizione in uso nella Genova dell’Ottocento, un rito che ancora oggi viene rispettato.
In Via Prè, nella strada più multietnica della città, c’è una piccola chiesetta, San Sisto.
E ho già avuto modo di parlarvene, sono molte le storie di San Sisto, in questo edificio c’è anche una cappella dedicata a Maria Bambina e c’è una piccola statua della Vergine bambina, è Lei ad esser condotta in processione.

Via Prè

Qui, lungo tutta Via Prè.

Via Prè (2)

E il pomeriggio è iniziato davanti alla Commenda, con le note della Banda Musicale di Rivarolo.

Commenda

E poi piano piano i musicisti si sono spostati verso la Chiesa di San Giovanni di Prè, per l’occasione la Statua di Maria Bambina è stata condotta in questa chiesa e da qui partirà la processione.

Maria Bambina (2)
E intanto la musica risuona nei caruggi e attorno alla chiesa si raduna una piccola folla, sono queste le cose  che amo vedere nella mia città.

Via Prè (3)

La Chiesa è gremita, qui si terrà una meditazione con musiche mariane, a cantare c’è un soprano.

San Giovanni di Prè

Eccola Maria Bambina, attende di essere condotta per le strade di Genova, tra queste strade che vedono tanti occhi e visi di persone di altri continenti, tra questi muri che ascoltano tanti idiomi diversi.
Passerà davanti agli sguardi di tutti, la vedranno coloro che hanno un altro credo e coloro che non ne hanno nessuno, Lei comunque ci sarà per ognuno di loro.

Via Prè (4)

La bella chiesa di San Giovanni, merita certo un approfondimento e non mancherò di portarvi a scoprire le sue ricchezze.

San Giovanni di Prè (2)

Lì fuori i componenti della banda hanno riposto i loro strumenti.

San Giovanni di Prè (3)

E poi giunge il momento tanto atteso, inizia la processione, Maria Bambina comincia il suo viaggio nei caruggi.

Via Prè (5)

Svetta la grande croce contro le case di Prè.

Via Prè (6)

E ci si avvia, mentre la banda suona e la musica si leva alta per la via.

Via Prè (7)

Uno dei portatori getta uno sguardo alla piccola statua, quasi come se volesse accertarsi che si trovi al sicuro.
Lo è eccome, la accompagna una folla affettuosa e festante, si percepisce profonda e sentita partecipazione.

Via Prè (8)

In Via Prè, dove si parlano tutte le lingue del mondo, in un quartiere che certo ha le sue difficoltà, ieri c’era una bella atmosfera.
C’erano giovani donne africane con i costumi tradizionali dai colori sgargianti, c’erano i figli dell’Africa e dell’Asia, c’era un mondo con tutte le sfumature.
E tutti hanno osservato in rispettoso silenzio il passaggio della processione.
C’erano sguardi curiosi, visi di bimbi, sorrisi e persone affacciate alle finestre.
La protagonista era solo una, Maria Bambina.

Via Prè (9)

E ancora musica e preghiere.

Via Prè (10)

Un coro di voci, un’Ave Maria.

Via Prè (11)

E in Via Prè, profumo di incenso.
E stata una strana suggestione, mi è venuto spontaneo guardare verso il cielo, il cielo sopra i caruggi.

Via Prè (12)

Passa Maria, davanti ai bar, alle lavanderie, davanti ai negozi di Prè.

Via Prè (13)

E gli ottoni continuano il loro concerto.

Via Prè (14)

Io ero lì davanti e il caso ha voluto che notassi una signora, l’avevo già vista all’uscita di San Giovanni, lanciava petali di fiori alla statuetta di Maria.
E lì, a metà di Via Prè, me la sono trovata accanto, così abbiamo chiacchierato un po’ e le ho chiesto il suo nome e lei mi ha risposto così:
– Anna, come la mamma di Maria.
Le ho detto che trovavo molto bello che avesse portato i petali di fiori, lei mi ha detto che lo fa ogni anno, porta le rose a Maria.
– Brava! – Ho esclamato io.
E lei, sicura mi ha risposto:
– Io non sono brava, Gesù lo è.
E insomma, che siate credenti oppure no, su un punto concorderete con me: se al mondo c’è qualcuno che raccoglie petali di rose per la Madonna allora c’è speranza, vero?
E poi ho chiesto alla signora Anna di aprire il suo sacchetto, eccole qui le sue rose.

Via Prè (15)

Ancora avanti, si passa sotto le edicole e si supera la chiesa di San Sisto.

Via Prè (16)

Tra questi bei colori caldi di sole.

Via Prè (17)

Tra i colori accesi di Prè.

Via Prè (18)

La processione percorre tutta la via fino in fondo.

Via Prè (19)

Non l’ho persa di vista neanche per un attimo, la piccola statua, era saldamente posata su spalle sicure.

Via Prè (20)

E poi la processione giunge in Via Gramsci, si torna indietro per arrivare alla chiesa di San Sisto passando da uno dei vicoli che collega Via Gramsci a Via Prè.

Via Gramsci

E si sale, su per Vico Largo.

Vico Largo

La grande croce e i panni stesi, il sacro e profano che sempre convivono in queste strade.

Vico Largo (2)

Vabbè, si chiama Vico Largo e magari rispetto ad altri non è tanto angusto, tuttavia non è che sia proprio una piazza d’armi, eh!

Vico Largo (3)

E si torna ancora in Via Prè.

Via Prè (21)

La Chiesa di San Sisto attende Maria Bambina.

Via Prè (22)

E qui ci sono i fedeli raccolti per la Messa che si concluderà con la benedizione dei bambini.

San Sisto

Sotto la luce dorata di San Sisto.

San Sisto (2)

E dal portone se guardi fuori vedi questo, sono i contrasti dei caruggi, i colori e le sfumature del centro storico.

Via Prè (23)

L’anima di una via di Genova che amo profondamente, vorrei che tutti i miei concittadini avessero il desiderio di venirci spesso.

Via Prè (24)

Forse oggi sul selciato di Via Prè qualcuno troverà ancora qualche petalo di rosa, sono i petali amorosamente raccolti dalla Signora Anna.

Via Prè (25)

Li ha portati per Colei che ha sfilato per le vie della città vecchia, nel giorno nel quale ci celebra la sua nascita, il giorno di Maria Bambina.

Via Prè (26)

Una cartolina per Miss Connell

Con la speranza di farvi cosa gradita oggi desidero presentarvi Miss Connell.
Miss Connell abita a Southwold, una ridente cittadina del Suffolk che si affaccia sul Mare del Nord, a Southwold c’è un faro, un molo che si protende sull’azzurro e una spiaggia di sabbia chiara.
Miss Connell ama le conversazioni brillanti, il pizzo francese, i romanzi di Jane Austen e le passeggiate al tramonto.
Suona il piano, ha un debole per gli Studi di Chopin e si diletta con il piccolo punto.
Miss Connell studia presso una celebre scuola di Southwold, è una giovane donna dall’intelligenza vivace e curiosa.
Miss Connell ama sedersi alla finestra con una tazza di tè fumante, guarda il panorama e intanto sorseggia la sua bevanda preferita, è particolarmente affezionata a questo suo rito pomeridiano.
Era un giorno d’inverno, il vento fischiava e le onde si alzavano imponenti davanti alle case di Southwold.
E tra le mani di Miss Connell giunse una cartolina, le era stata inviata da un paese straniero.
Lei la guardò con attenzione, la voltò e lesse le parole che qualcuno aveva scritto per lei.
Era il mese di dicembre del 1920.
E adesso torniamo ai giorni nostri, a volte gli oggetti compiono viaggi impensati, a volte accade l’imponderabile: la cartolina spedita a Miss Connell ha seguito un misterioso destino ed è finita in vendita su un mercatino dell’usato, poi ha  trovato una curiosa acquirente.
Quella cartolina da qualche giorno fa parte della mia piccola collezione, mi ha affascinata l’immagine e anche testo destinato a Miss Connell.
E naturalmente ho immaginato lei, Miss Connell, il potere della fantasia mi ha restituito un suo ritratto vivido e vero.
Non è frutto della mia immaginazione il legame di Miss Connell con la scuola di Southwold, la stessa è citata nell’indirizzo scritto dal mittente sulla cartolina, l’emerita istituzione venne fondata alla fine dell’Ottocento ed è tuttora esistente, all’epoca si dedicava all’educazione delle fanciulle.
La bella cittadina del Suffolk è una località che mi piacerebbe visitare, tra il resto facendo ricerche in rete ho scoperto che George Orwell vi trascorse l’adolescenza.
Miss Connell avrà per caso conosciuto l’autore di 1984?
Oh, la sola eventualità già mi emoziona!
Ma torniamo alla cartolina, ritrae uno dei vicoli più angusti di Genova e una mano decisa vi ha scritto queste parole:

This is one of the street in the old port of the town, it gives a good idea of the narrowness of some of the streets.

Questa è una delle strade nel porto vecchio della città, dà una buona idea della strettezza di alcune strade.

Vico delle Monachette
Questo è Vico delle Monachette, mi risulta essere il vicolo più stretto di Genova,  ebbi modo di raccontarvelo nel mio post nel quale vi narravo le mie misurazioni dei vicoli con il metro da sarta, se ancora non lo avete letto lo trovate qui.
Riuscite a immaginare lo sguardo attonito di Miss Connell davanti a questa immagine?
Non so chi le abbia scritto, non c’è neppure la firma, parrebbe una calligrafia maschile, sul francobollo c”è il timbro postale, è stata spedita nel mese di dicembre del 1920.
E comunque il mittente scrive di aver mandato una cartolina anche a una certa Irene, pertanto mi sono fatta l’idea che il viaggiatore non fosse un ammiratore di Miss Connell, ma magari un fratello o un cugino.
Certo, dev’essere così, Miss Connell non avrebbe tollerato che lui si prendesse la stravagante libertà di scrivere anche ad Irene, per carità!
Comunque siano andate le cose, da Southwold questa cartolina è arrivata qui, sulla mia scrivania.
E ovunque sia Miss Connell, voglio rassicurarla, terrò questo piccolo cimelio con la dovuta cura, proprio come avrebbe fatto lei.
Un caro saluto Miss Connell, quando passerò in Via Prè e il mio sguardo incontrerà l’angusta bellezza di Vico delle Monachette penserò a lei.

Via Prè (5)

In cima alla Torre di Porta dei Vacca

Avevo da diverso tempo un desiderio: salire lassù, sopra le Torri di Porta dei Vacca.
La storia gloriosa di Genova è passata da qui, le vicende di Porta dei Vacca hanno già avuto spazio su questo blog, ne scrissi diverso tempo fa in questo articolo.
E come spesso mi è accaduto, queste mie pagine mi permettono di conoscere persone che sanno realizzare i miei sogni, è il regalo più bello che abbia ricevuto da questo blog.
Scale, gradini, porte che si aprono su luoghi inaccessibili come questo, le Torri di Porta dei Vacca non sono aperte al pubblico.

Porta dei Vacca
Da sempre, passando lì sotto, ho l’abitudine di fare una sosta davanti alla Porta.
Mi fermo e alzo lo sguardo verso l’alto, sono imponenti e maestose le torri.
Ed io finalmente sono stata lassù, potete immaginare la mia felicità!

Porta dei Vacca (2)

Uno, due, tre scalini.

Porta dei Vacca (3)

E poi la luce del cielo, sembra ancor più vicino l’azzurro.
E guarda verso la Lanterna, oltre i merli della Torre.

Porta dei Vacca- Vista

Osservo e penso.
Davanti a me si snoda la curva sinuosa di Via Prè, non si vede il fondo della strada, in questi caruggi di case altissime.

Porta dei Vacca - Vista

La città dei tetti e le sue nascoste meraviglie, a pochi è concesso di vederle.
Guarda, guarda le ardesie spioventi, i fiori gialli e rossi, gli abbaini e i comignoli in fila.
Osservo e penso, noto una finestrella.
Se io abitassi lì verso sera metterei una musica dolce e mi affaccerei per vedere il sole che lentamente declina.

Porta dei Vacca - vista (2)

E ancora piante, finestre e terrazzini, le magie di Prè e della città vecchia.

POrta dei Vacca - vista (3)

E di nuovo guardo verso il mare e ho davanti l’altra Torre.

Porta dei Vacca - vista (4)

E poi ancora Genova, dai caruggi alle alture.

Porta dei Vacca - vista (5)

E lo sapete, è la mia passione guardare la città dei tetti e tempo fa vi portai in cima a un palazzo sul quale si trova un suggestivo giardino d’inverno, i miei lettori abituali avranno memoria di questo articolo.

Giardino d'inverno
Le torri maestose dominano Genova e da lassù si vede anche la struttura di quel giardino d’inverno, eccola qua, tra Via Prè e Via Balbi.

Porta dei Vacca - vista (6)

E il bianco campanile di Santa Fede, in quale altro luogo potrete vederlo così da vicino?

Porta dei Vacca - vista (7)

Passa un gabbiano, sorvola il Galata Museo del Mare e una grande nave da crociera.

Porta dei Vacca - vista (8)

Sarei rimasta lassù ore ed ore, a cercare case, palazzi, strade.
E l’ho veduta così la chiesa dell’Annunziata.

Porta dei Vacca - vista (9)

Un’altra veduta, in una diversa direzione, questa è Via del Campo.
E laggiù si distingue la sagoma inconfondibile della Torre dei Piccamiglio, un altro dei miei sogni, un giorno andrò lassù.
E poi lì di fronte, sorprese di caruggi, guarda bene i tetti vedrai bellezze che non hai veduto mai.

Porta dei Vacca - vista (10)

E ancora vicoli e grigio d’ardesie.

Porta dei Vacca - vista (11)

E non ci credo ancora che sono stata lassù, come già vi ho detto le Torri non sono aperte al pubblico, io ho avuto il privilegio di avere un permesso speciale e ringrazio di cuore chi ha reso possibile tutto questo, spero che un giorno questa ricchezza venga restituita alla città e a coloro che la amano.
Eccola Genova, dall’alto della svettante Torre.

Porta dei Vacca - vista (12)

Conto i terrazzini, vorrei salire su ognuno di essi, ogni prospettiva diversa è una nuova emozione e una scoperta.

Porta dei Vacca - vista (13)

Bianco, grigio e inaspettato spicca là in mezzo il giallo ocra, meraviglie della città vecchia.

Porta dei Vacca - vista (14)

E resto a guardare.
E da lassù persino la Sopraelevata ha un fascino tutto particolare, si snoda tra le case e il mare.
Questa è Genova dall’alto, da una delle Torri che venne eretta in sua difesa.

Porta dei Vacca - vista (15)

Passerò ancora là sotto, ancora alzerò lo sguardo verso l’alto e tra me e me penserò a questo giorno, il giorno in cui sono salita lassù, in cima alla Torre di Porta dei Vacca.

Porta dei Vacca (4)

Poesie di Strada da Via Prè alla Maddalena

Che cos’è la poesia?
E quale significato nuovo può dare alle nostre vite?
Non si saprebbe immaginare un mondo senza poesia, certi versi parlano di noi ed esprimono emozioni e stati d’animo che sentiamo profondamente nostri.
E poi a volte la poesia trova un sua insolita collocazione, a volte la poesia è sul tuo cammino.
E’ quello che è accaduto a Genova, a metà maggio si è svolto il Festival internazionale della poesia di strada e artisti provenienti da diverse parti d’Italia hanno cantato e recitato poesie, hanno anche lasciato versi dipinti sulle saracinesche dei negozi in alcune vie del centro storico.
Non ho veduto questi giovani all’opera ma ho potuto ammirare i loro lavori, un paio di giorni fa sono andata a fare un giro per caruggi in cerca di queste serrande.
E ancora vi pongo questa domanda: che cos’è la poesia?
Lascio la risposta ad una voce autorevole, al genio indiscusso di Percy Bisshe Shelley, sue sono queste parole tratte da A Defence of Poetry.

Poetry lifts the veil from the hidden beauty of the world, and makes familiar object be as they were not familiar.
La poesia solleva il velo dalla bellezza nascosta del mondo e fa sì che oggetti familiari non lo siano più.

E allora provate anche voi ad andare in Via Prè.
Caruggi, panni stesi e poesia.

Via Prè

E parole che parlano di queste strade, sensazioni e pensieri.
Una poesia non risolve di certo le problematiche sociali di un città, una poesia è una scintilla che può accendere un fuoco vitale.
Una poesia solleva quel velo del quale parla Shelley e un contesto urbano come questo diviene così scenario e palcoscenico.

Via Prè (2)

Luce, ombra e versi.
E invece di un foglio di carta una saracinesca.

Via Prè (3)

Ogni artista ha debitamente firmato la propria opera e se passerete da queste parti potrete leggere il nome di ognuno.

Via Prè (4)

E ripeto quanto già detto in passato, io non gradisco le scritte sui muri, invece apprezzo molto questa iniziativa, le poesie sulle serrande sono un’affascinante bellezza di assonanze e rime.

Via Prè (5)

E poi lo sapete, Via Prè è indiscutibilmente una delle strade che più amo.

Via Prè (6)

Ancora altre parole, questa volta scritte per un eroe del nostro tempo, venite qui a leggere il suo nome.

Via Prè (7)

E poi bellezza e meraviglia spiccano in rosso, come è giusto che sia.

Via Prè (8)

Via Prè (9)

La poesia di strada in queste strade che sono poesia, quando sono qui passo sempre ai Truogoli di Santa Brigida.

Piazza dei Truogoli di Santa Brigida

E poi altrove, alla Maddalena, la poesia ha trovato altro spazio.

Via della Maddalena

Mi sono soffermata a leggere e probabilmente tornerò a farlo, spero di scorgere in qualche diverso caruggio altre serrande e altre riflessioni.

Via della Maddalena (2)

E parole, parole, parole incatenate una all’altra, nel cuore della città vecchia.

Via della Maddalena (3)

La poesia a volte parla a una parte sconosciuta di noi, colpisce, cattura e rivela.

Via della Maddalena (4)

La poesia a volte è l’orizzonte che stavamo cercando, la trovi sul tuo cammino nei luoghi più impensati.
A volte è lì, davanti a te tu non sai vederla.

Via della Maddalena (5)

Ho lasciato la Maddalena in cerca di altri stupori, in queste strade per me non mancano mai.
E’ come scrisse Shelley, la poesia solleva il velo dalla bellezza nascosta del mondo.

Via della Maddalena (6)