In bianco e nero

In bianco e nero.
Le città e le sue chiese.
E le sue luci, in bianco e nero.

San Lorenzo (2)

La città e i suoi guardiani, alcuni sembrano piccoli e indifesi, eppure resistono allo scorrere del tempo.

Piazza delle Erbe

Il mondo in bianco e nero è forse più misterioso, ha il fascino di questi luoghi antichi, il passato pare anche più lontano.

Piazza delle Erbe (2)

Alza gli occhi, ovunque andrai incontrerai uno sguardo, a volte espressione di potenza e di grandezza.

Via XX Settembre

In queste strade ampie e spaziose, anche queste sono le mie strade.
E forse a leggere queste pagine si potrebbe pensare che a Genova ci siano solo creuze, piazzette e caruggi.
E invece no, non è così.

Via XX Settembre (2)

E anche qui troverai qualcuno che segue il tuo cammino.
Quanti sono gli sguardi che si posano su di noi?

Via XX Settembre (3)

La città in bianco e nero, la piazza inondata di luce.

Piazza De Ferrari

E scorci sulle case antiche e alte.

Via di Porta Soprana

 Cammino nella storia della città.

Palazzo Ducale

E incontro ancora altri guardiani silenziosi.

Chiesa del Gesù

La città in bianco e nero, l’azzurro del cielo che puoi solo raccontare.
E dire che sì, era terso, limpido e chiaro.

San Lorenzo (3)

E certe prospettive che ti regala solo la città vecchia.

San Lorenzo da Vico del Filo

Finestre, persiane e vetri.

Via San Lorenzo

E i nomi suggestivi, sempre.

Vico del Filo

E Colei che sempre veglia sul cammino degli abitanti di questa città, Colei che ne è Regina e che troverete in tanti caruggi.

Vico del Filo (2)

E qui vi imbatterete nelle storie più strane.
E a volte sono storie di tovaglie e patrioti, cose che non si penserebbe mai di vedere.

Piazza Caricamento

Storie di grandi armatori che guardano verso il mare di Genova.

Monumento a Rubattino

Di chiavi nei muri, di archi, di portici affollati di gente, di tutte le lingue del mondo che puoi udire in queste strade.

Piazza Caricamento (2)

E di piccolo putti dalle guance paffute.

Palazzo San Giorgio

E di angeli gentili e pieni di grazia.

Palazzo San Giorgio (2)

Di luce che danza sulle facciate.

Palazzo San Giorgio (3)

Ancora di archetti e di raggi di sole che tracciano al suolo linee perfette.
E tu sei lì, in quell’esatto istante e quando accade non vorresti davvero essere in nessun altro luogo.

Piazza de Marini da Caricamento

Di armonia di gesti e di misticismo.

Edicola - Via San Pietro della Porta

Di architetture che sorprendono.

Via dei Conservatori del mare

E l’istante.
Quell’istante perfetto.
E davvero non sai come sia possibile capitare lì proprio in quel momento.
Ancora me ne stupisco, i raggi di sole sono sempre imprevisti e imprevedibili in questi caruggi.

Via Conservatori del mare

Eppure accade.
Qui, nella città vecchia.
Cade la luce sull’abito umile.
Cade la luce su quelle mani giunte.
L’ombra misteriosa protegge il viso e quello sguardo benevolo che veglia sul nostro cammino.

Edicola

Il Magistrato di Misericordia, le ricchezze di pochi e la miseria di molti

Le ricchezze di pochi, la miseria di molti.
A sanare, almeno parzialmente, queste disparità doveva servire il Magistrato di Misericordia, istituzione che venne stabilita nella Repubblica Ligure nell’anno 1413.
Quod Dux et Consilium possint eligere Officium Misericordiae è il titolo del capitolo di queste leggi che prescrivevano che ogni anno, a Natale, venissero eletti tra i cittadini degli ufficiali, che avevano il compito di raccogliere e distribuire beni tra i poveri della città.
E siccome quando si tratta di palanche c’è sempre da stare in guardia, nel 1419 si decretò, su richiesta dell’Arcivescovo di Genova, che fossero eletti altri quattro ufficiali, addetti a verificare che ogni opera di misericordia andasse a buon fine.
I Magistrati non potevano accettare altre cariche pubbliche ed era anche loro onere ricercare coloro che abbandonavano i neonati davanti alle chiese e condannarli ad una severa multa, compito che, tuttavia, non assolsero mai.
Eventuali controversie cadevano sotto la giurisdizione del Vescovo e dei suoi ufficiali, nessun altro tribunale era autorizzato ad intervenire.
Il Magistrato di misericordia, inoltre, aveva facoltà di fare ricerche sui beni dei poveri in qualsiasi pubblico archivio e qualsiasi riscossione a loro carico doveva finire nelle casse del Banco di San Giorgio ed essere utilizzata solo per le opere di carità, per il riscatto degli schiavi e per soccorrere i più bisognosi.
I notai della città, poi, erano tenuti a informare la Magistratura dei legati contenuti nei testamenti ed ogni eventuale omissione veniva punita con una multa che corrispondeva ad un quinto del lascito che non era stato denunciato.
Inoltre, il Magistrato di Misericordia amministrava anche i diritti del console genovese a Tunisi, si prelevava una certa somma sulle importazioni di argento e pietre preziose e questa percentuale andava investita per la redenzione degli schiavi.
Molti erano coloro che lasciavano i loro beni al Magistrato della Misericordia, con i più diversi scopi.
Si lasciavano denari in dote alle zitelle oppure delle somme che consentissero ai poveri di studiare, si soccorrevano i carcerati e quelli rinchiusi nella Malapaga.
Questa benemerita Magistratura perse il suo carattere istituzionale nel 1797 e divenne un’Opera Pia, ancora oggi in vigore.
Certo, in epoche nelle quali il popolo veniva falcidiato da pesti e da epidemie, la vita dei più indigenti era amara e l’elemosina era un sollievo alle tante angustie della vita.
Ci si affidava al buon cuore ed alla misericordia del prossimo, si pregava con fervore perché qualcuno portasse soccorso.
Quando siete nei vicoli, nella zona di Piazza Banchi, imboccate Via San Pietro della Porta e fermatevi dove  la strada s’incrocia con Via dei Conservatori del Mare.
Troverete una splendida edicola, ad angolo.

E’ la Madonna della Guardia e risale al 1754.
Osservate bene il muro, con attenzione.

Sotto di essa, infatti, all’altezza delle vostre mani è posta una cassetta dell‘elemosina.
La carità, la misericordia e la generosità di tempi  lontani, conforto e sollievo di coloro che non avevano nulla.