Quattro genovesi

Oggi vi presento ben quattro genovesi e direi che ognuno di loro segue le proprie inclinazioni e predilezioni, d’altra parte anche per noi è così!
C’è chi ama gli ozi beati e la dolce vita, i colori sgargianti e i profumi deliziosi della natura e allora si ne sta accoccolato vicino alle piante aromatiche, alle eriche e alle altre fioriture di stagione in Piazza Goffredo Villa.

C’è chi invece se ne intende di pitture, pennelli, carta vetrata e tutto quanto occorre per rendere più belle e accoglienti le case.
Seduto su un gradino nei caruggi, dalle parti di San Siro, con lo sguardo sveglio e le orecchie pronte all’ascolto.

Tra le mie passioni, come già sapete, c’è anche l’antiquariato.
Io amo gironzolare per bancarelle tra mobili vissuti, piatti di porcellana, cristalli lucenti, vecchie fotografie e romantiche cose del tempo andato.
E là, in Via Cesarea, ho incontrato questo tipetto vispo che teneva d’occhio i vari articoli in esposizione.

E infine rieccomi ancora nei miei amati caruggi e qui ho motivo di credere che si tratti di una celebrità cittadina nota a molti di voi.
In ogni caso per incontrare questo personaggio vi basterà passare in Via al Ponte Calvi e dietro a certe vetrine potrete ammirare una splendida collezione di macchine da scrivere d’epoca.
E troverete anche lui: in genere segue con grande interesse il viavai di turisti e genovesi nella città vecchia, in una certa circostanza ha persino alzato lo sguardo per osservare una certa balzana Miss che passava di lì armata di macchina fotografica.
Eccolo qui, uno dei tipi che si vedono nei caruggi di Genova la Superba.

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Caruggi e cielo blu di Genova

E c’era questo blu sopra i caruggi di Genova ieri mattina.
Io non conosco modo migliore per lasciarsi incantare, per ammirare e stupirsi ancora di lei, la mia bella Zena.
Gironzolando per i vicoli, dalle parti di Piazza San Bernardo.

All’incrocio di certi caruggi che sono come storie intricate, nuovi inizi, sfide da affrontare e direzioni da scegliere.

Nella grandiosa maestosità di Piazza Giustiniani, dove svetta l’edificio un tempo appartenuto a questa nobile famiglia genovese.

Come è ben noto gli antichi aristocratici della città avevano vicoli o piazzette che portavano il loro cognome e non fanno eccezione i Sauli: la piccola piazza che ancora li ricorda è per me una delle più incantevoli per ammirare il cielo della Superba in queste giornate così terse.

E sa splendere di bellezza l’azzurro sopra la piccola Piazzetta dell’Amico, andando a zonzo dalle parti di Canneto è facile innamorarsi di questi scorci magnifici.

E anche in Piazza Valoria alzate lo sguardo: vedrete caruggi e cielo blu di Genova.

E c’è una geometria perfetta anche in Piazza Cinque Lampadi e ci sono tutti colori della vita: e marmi bianchi e neri, persiane aperte, mattoni e panni stesi.

Intenso, lucente e brillante è il cielo di Genova sopra le ardesie, oltre i campanili, i terrazzini e i tetti di Piazza San Luca.

È l’altra città, quella che molti forse non si ricordano di ammirare eppure vi basterà guardare sopra di voi, in certi tratti del centro storico, come in Via San Siro, di fronte alla chiesa.
Tra case, finestre, tende bianche e prospettive di caruggi e cielo blu di Genova.

I volti di Via San Siro

Tanti sono i volti che vegliano sulle nostre strade e per vederli occorre avere il tempo di distrarsi, di fermarsi lungo il cammino e lasciarsi condurre lontano.
In Via San Siro, davanti a Palazzo Castellino Pinelli.
Un portale, la traccia di un tempo distante che resta.

La fierezza indomita, il profilo di un uomo dai tratti austeri.

Il coraggio, la gloria, il desiderio di lasciare memoria del proprio tempo, là nella strada dove si è vissuto.

Un insieme di perfette armonie.

E ancora un viso maschile e sculture che paiono essere leggere come nastri di seta.

Uccelli, frutta, curve sinuose.

Vigili custodi silenziosi di una dimora antica.

A Genova, poi, spesso si incontra un viso a noi caro: è quello di San Giorgio, il santo che sconfisse un temibile drago.
E quando lo si trova bisognerebbe ricordarsi che la sua effige spicca su certi edifici e non su altri per una precisa ragione.
Non era concesso a tutti fregiarsi della sua immagine, la figura di San Giorgio è scolpita sulle case appartenute ai capitani di galea che si erano distinti per il loro valore guerresco.
Pe Zena e pe San Zorzo!
Senza timore, senza paura.

E noi che viviamo in un altro tempo tendiamo a non ricordare, camminiamo distratti, a volte.
Forse siamo abituati a certa bellezza e non sappiamo neanche più vederla.
Fermatevi davanti a questa dimora della città vecchia e ammirate la lieve perfezione delle ali dell’angelo, il cordone che cinge la vita di questa creatura celeste e i tratti delicati del suo viso.

Guardate lo scudo del prode cavaliere, la sua armatura, le raffinate bardature del suo destriero, tutto questo è la perfetta opera di mani sapienti.

Langue, a terra, il drago vinto dal Santo.
E pare non arrendersi, mostra i denti aguzzi mentre lo sovrasta colui che lo ha sconfitto.

E tutto attorno regna solenne armonia, a celebrazione di epiche gesta.

Sono i volti di San Siro, in una delle strade che sempre percorriamo.
Ci osservano vigili, muti testimoni di grandezze lontane che dovremmo saper ricordare.

Caruggi, colori e… pigrizia

Cerca un solo scatto per un solo colore, a volte in certi luoghi ci sono davvero tutte le sfumature del mondo.
E poi pennelli, vernici, lacche, pitture di qualunque genere, c’è un negozio in Via San Siro dove potete trovare tutti questi materiali e anche molto altro.
E mi viene in mente il mio amato decoupage, un giorno vi mostrerò alcune delle mie creazioni, è bellissimo pasticciare con l’acrilico all’acqua, con colla, carta e forbici, è un passatempo molto rilassante.
Dicevamo? Ah già, il negozio!
Eh, certi clienti però ti sfiancano: parlano, parlano, parlano.
A ruota libera!
E va a finire che poi si crolla, è inevitabile.
Caruggi, colori e pigrizie.

Cane

Salita San Siro, luce di caruggi

E poi ci sono quei caruggi per i quali non trovo le parole, sono semplicemente i caruggi che piacciono a me.
Fanno parte dei miei percorsi quotidiani, quando vado a fare la spesa nei vicoli mi godo la loro poesia.
Salgo da Via Cairoli, poi svolto verso la chiesa di San Siro e lì di fronte c’è la Salita che prende il nome da colui che fu vescovo di Genova, da lì si arriva a Fossatello.
Una sinfonia di persiane e l’ombra che regala queste tonalità di colore.

Salita San Siro (2)

Però guarda lassù, c’è uno squarcio d’azzurro sopra di te.

Salita San Siro (3)

E non so dirvi quante fotografie ho scattato in questo semplice vicoletto nel corso degli anni.
Se capiterete qui in un giorno d’estate, allora vedrete la luce accarezzare gli antichi muri, pensate a quante generazioni di genovesi si sono affacciate da queste finestre.

Salita San Siro (4)

Sole, un raggio che batte su una facciata.

Salita San Siro (5)

Ed io mi fermo a guardare l’edicola vuota, le finestre con le grate, un vasetto di colore viola.

Salita San Siro (6)

Certo, qualche restauro renderebbe tutto più ordinato e armonico, eppure per me certi vicoli restano comunque speciali.
E’ casa, è Genova.
E mentre sono lì che fotografo si apre un’imposta e si affaccia una signora che mi domanda incuriosita cosa stia facendo.
– Fotografo i panni stesi e il cielo! – Risposta ovvia, eh!
Abbiamo chiacchierato un po’, lei lassù ed io in mezzo al vicolo.
Sì, quando vado nei caruggi trovo sempre qualcuno alla finestra.

Salita San Siro (7)

E’ accaduto anche qui, una mattina di luglio.

Salita San Siro (8)

Salita San Siro è uno dei luoghi dove si è fatta la storia di Genova.
Era il 1436 e il popolo della Superba si ribellò contro il tiranno Opizzino d’Alzate, c’è una lapide in memoria di ciò che accadde, qui trovate la storia rocambolesca e avventurosa di quegli eventi, è uno dei primi articoli che ho scritto sui caruggi.
Oggi volevo solo portarvi con me, in uno dei posti dove si scorge la bellezza, tra i muri antichi, tra i tetti che si sfiorano, in quell’altezza che racchiude e protegge il respiro della Superba.

Salita San Siro (9)

Pochi passi e poi ti volti indietro, laggiù c’è la chiesa,  una lama di luce cade e batte sul vicolo.
E’ luce di caruggi, in Salita San Siro.

Salita San Siro (10)

Da Piazza dell’Agnello a Vico Pinelli, dai caruggi all’Acquario

E torniamo qui, in Via Cairoli.
Per raggiungere l’Acquario non vorrete mica seguire quella freccia, vero?
No, venite con me, ancora una volta diamo le spalle a questo cartello.

E andiamo giù, per Via San Siro.

E scendiamo ancora, finché arriviamo in Via San Luca.

E guardate bene l’immagine soprastante, tra il palazzo verde e quello rosso si snoda un vicoletto.
E’ Vico dell’Agnello, la cui effige entrò come simbolo nel sigillo di Guglielmo Boccanegra, Capitano del Popolo nel lontano 1257.
Percorriamolo insieme e arriveremo a una piazza:  come spesso accade nella nostra città, un vicolo porta in una piazzetta che ha lo stesso nome, questa è Piazza dell’Agnello.
E’ qui un antico palazzo appartenuto alla famiglia Cicala.

Una lapide ricorda che visse qui uno dei più noti rappresentanti di questa famiglia, Lanfranco Cicala, che ebbe una vicenda umana degna di essere narrata.
Console, legista e poeta, così si legge sulla targa a lui dedicata.

E sempre in questa piazza ecco il bassorilievo con l’Agnello, simbolo delle antiche famiglie consolari.

Questa è una bella piazzetta, ma noi abbiamo una meta, no?
E allora andiamo, andiamo oltre, laggiù dove si intravede uno sbocco.

Non saprei dirvi quanti turisti passino per queste strade e a dire il vero forse anche molti miei concittadini non le conoscono, ma Piazza Pinelli, che prende il suo nome da un’altra famiglia nobile, offre vedute di una bellezza da mozzare il fiato.
Fate pochi passi e poi voltatevi indietro, a osservare quelle case, sempre protese verso l’alto.

E poi magari  soffermatevi ad osservare certi angioletti, che proteggono una casa.

Io vi porterò ancora qui, a scoprire i portoni in pietra del promontorio, i palazzi, le ricchezze nascoste.
Queste antiche dimore, tra le quali si dipana un altro vicoletto, lo vedete laggiù?

E sapete, a volte bisogna guardare verso il basso, e così dovrete fare in Vico Pinelli.

Osservate bene le pietre, guardate se notate qualcosa.

Non vedete nulla? Oh, forse occorre fare qualche passo e voltarsi indietro, guardare da un’altra prospettiva.
Le pietre di Vico Pinelli, almeno noi genovesi dovremmo conoscerle.
Le pietre, consunte dalle ruote dei carretti che passavano di qui per andare a Caricamento.

Il sudore, la fatica e il lavoro di molti hanno lasciato la loro traccia in questo vicolo.

Ma noi oggi avevamo una destinazione prefissata!
Oh sì, me ne ricordo!
E volete sapere cosa vedrete quando uscirete da Vico Pinelli?

Avete visto? Vi ho portato all’Acquario!
Sì, perché tutte le strade, come vi dicevo, conducono all’Acquario.
E allora scegliete voi quale sia la via migliore.
Alcune, seguendo certe indicazioni, vi portano lontano da tutto ciò che vi ho mostrato, ai margini della città antica.
Altre, invece, vi condurranno nel cuore di essa, tra angeli ed immagini sacre, tra dimore di nobili e di vecchi genovesi.
Sarà un cammino diverso e vi porterà in altri tempi, facendovi calpestare le pietre solcate da antichi carretti.

Tutte le strade portano all’Acquario

Tutte le strade portano a Roma. Siamo sicuri?
A Genova tutte le strade portano all’Acquario e questo è un dato assolutamente inconfutabile.
Ecco cosa capita se, girando per la città, si presta attenzione alle indicazioni stradali.
Pronti per un rapido tour?
Partiamo!
Giardini di Brignole, sullo sfondo Corte Lambruschini.
Ecco le indicazioni fornite.

Spostiamoci a De Ferrari, all’imbocco di Salita San Matteo.
Qui, grazie al cielo, vengono suggerite anche altre mete, la chiesa delle Vigne, San Matteo.
Comunque sono disposta ad offrire un aperitivo al turista che riesca ad arrivare a Palazzo Spinola di Pellicceria partendo da qui.
E non aggiungo altro.

Saliamo in Circonvallazione a Monte, scendendo si raggiunge il centro città, il centro storico e il mare, di fronte al quale si trova la zona del Porto Antico con l’Acquario.
Eccoci in Via Bertani, direi che l’immagine è abbastanza eloquente: una sola è l’attrazione turistica che viene indicata.

E a Castelletto, in cima a Corso Carbonara.
Qui i cartelli sono due, uno per lato, quello dall’altra parte della strada fornisce anche la direzione per raggiungere il Castello De Albertis.
Su entrambi,  comunque, campeggia la consueta indicazione, non sia mai che i visitatori perdano l’orientamento e manchino così la strada per l’Acquario!

Andiamo avanti, verso Principe.
Sì c’è il palo davanti, ma intanto capite lo stesso, no?

Come potete vedere,  tutte le strade portano all’Acquario.
E mi sorge un ragionevole dubbio.
Forse quel genovese di nome Cristoforo Colombo  che sbagliò strada andando a finire in America anziché nelle Indie, aveva solo intenzione di approdare in una terra lontana per piantare un palo con l’ennesimo cartello riportante la scritta: Acquario di Genova.
Tutto è possibile, eh!
Mah, forse dovremmo regalare ai turisti una boccia con un pesce rosso, chissà se qualcuno ci ha mai pensato!
Ma torniamo a Zena, alle sue strade e alle infinite possibilità offerte al visitatore.
C’è un cartello, a metà Via Cairoli, io non l’avevo mai notato, me lo ha segnalato un amico.
Non si osserva mai la propria città con gli occhi del turista, e invece dovremmo farlo, fingendo di non conoscere le vie e lasciandoci guidare da ciò che troviamo.
Questo è il cartello.
E supponiamo che davvero voi siate diretti all’Acquario.

Sapete cosa succederà se seguirete queste indicazioni e quelle successive?
Girerete intorno al centro storico, passerete per una strada trafficata, costeggerete la Porta dei Vacca, lasciando fuori dal vostro percorso i caruggi e i suoi incanti.
Certo, quella via conduce a Via Balbi e ad altre bellezze, ma si tratta di un altro itinerario, non è la strada che sceglierei per raggiungere l’Acquario.
E allora, volete dare retta a me?
Vi suggerisco due percorsi alternativi, certamente più affascinanti e ricchi di interesse.
Questo è il primo e vi porterà in luoghi che vi ho già mostrato, i miei lettori abituali riconosceranno posti a loro familiari, ne sono certa.
Quando siete davanti a quel cartello, dategli le spalle ed imboccate il vicolo che avete di fronte, Via San Siro.

Alla vostra sinistra, l’antica cattedrale di San Siro.
Merita una visita e mi riprometto di mostrarvela in tutta la sua bellezza.


Di fronte si trova la targa che ricorda l’ingloriosa fine di Opizzino d’Alzate, qui ho raccontato la sua storia.

E lì, a lato, un caruggio che scende verso la città vecchia.
Lì turisti non se ne vedono.
Perché mai non dovreste essere voi i primi?
Se ci passo io non vedo perché non dobbiate farlo voi!
Coraggio, sono pochi passi!
E allora andiamo, giù per Vico San Siro.

Sapete dove sbucherete?
Esattamente qui, in Piazza Fossatello.

E se imboccherete la strada che nella foto compare sulla sinistra,  arriverete all’Acquario.
Ma prima guardatevi intorno.
Sapete cosa c’è lì?
Di fronte a voi, Via del Campo, la strada di Fabrizio De André, dove troverete la Casa dei Cantautori, il negozio dedicato alla scuola d’autore genovese.

E alla vostra destra, Via Lomellini, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, dove troverete la casa natale di Giuseppe Mazzini e l’annesso Museo del Risorgimento.
E poi sapete cosa c’è proprio all’uscita di Vico San Siro?
La Pasticceria Marescotti di Cavo, che ha lasciato a bocca aperta molti di voi, e lì certo potrete ritemprarvi con una sosta golosa prima della vostra visita all’Acquario.

Cosa ne dite, vi piace il mio percorso alternativo?
Domani ve ne mostrerò un altro,  e poi mi direte cosa ne pensate.
Voi avreste escluso questi luoghi dal vostro itinerario?
E’ quello che vi sarebbe accaduto se aveste seguito quella freccia, avreste girato intorno a queste meraviglie e sareste sbucati in una via percorsa da macchine e da autobus.
Vedete, è proprio vero: tutte le strade portano all’Acquario.
Alcune vi ci fanno giungere camminando attraverso la storia.
E davvero io fatico a comprendere come mai le indicazioni stradali non conducano lungo queste strade: io voglio farvele conoscere, perché possiate decidere voi quale sia la migliore.

San Siro, il Vescovo che scacciò il basilisco

Salendo da Fossatello la si intravede e la luce che l’accarezza fa da contrasto all’oscurità dei vicoli.

E’ la chiesa di San Siro, un tempo dedicata ai Dodici Apostoli.

Mutò nome in onore di uno dei suoi primi vescovi, San Siro, nativo di Struppa.
Attorno alla figura di quest’uomo di fede molte sono le leggende, numerosi sono i miracoli a lui attribuiti.
Si narra, ad esempio, che da bambino abbia resuscitato un merlo al quale era molto affezionato e in seguito, quando già aveva preso i voti, a Sanremo, operò la guarigione miracolosa di una fanciulla gravemente malata.
Ma è a Genova, in questi caruggi, che San Siro compì il suo miracolo più noto.
Era ormai vescovo a quei tempi e questa, all’epoca, era la Cattedrale di Genova ma, a causa della sua vicinanza al mare che la rendeva vulnerabile agli attacchi dei Saraceni, in anni successivi si preferì eleggere a Cattedrale la chiesa di San Lorenzo, che si trova in posizione più favorevole.
Ma ai tempi di Siro era qui che ferveva la vita, questo era il cuore pulsante della città, tra questi vicoli attorno a San Siro da Fossatello a San Luca, dalla Maddalena a San Pancrazio.
Accadde un giorno che la città venne colpita da una strana pestilenza, la gente moriva, improvvisamente, senza che se conoscesse la ragione, ma presto si scoprì che quei decessi repentini e misteriosi erano causati da un orrendo mostro: il basilisco.
Questa temibile creatura aveva corpo di serpente, cresta rossa come un gallo, ali di pippistrello e un fiato mortifero e letale, un respiro che uccideva.
Secondo le cronache il basilisco si nascondeva in un pozzo nei pressi della chiesa e San Siro, insieme al popolo tutto, per ben tre giorni si dedicò al digiuno e alle preghiere, affinchè Dio liberasse la città da quel flagello.
Al terzo giorno, il vescovo, seguito da una folta processione di fedeli, usci dalla chiesa, per dirigersi laddove si trovava il basilisco.

E giunsè là,  nel luogo dove si trovava il pozzo.

Con una fune vi calò dentro una cesta, ordinando al mostro di entrarvi e quando la tirò su, gli impose di gettarsi dentro al mare e di annegarvisi, senza mai più causare sofferenze alla gente di Genova.
La leggenda, per quanto suggestiva, è un’allegoria nella quale il pozzo rappresenta il porto della nostra città e il basilisco l’eresia ariana, che venne sconfitta e scacciata dalla fede e dalla predicazione di San Siro.
La facciata della Cattedrale è davvero imponente.

E sul timpano, in alto, c’è una statua che ritrae San Siro mentre calpesta il mostro.

 

Laggiù, dove si narra che fosse il pozzo, e stato apposto molti secoli fa un bassorilievo, che ricorda ai Genovesi l’impresa di Siro, il Santo che scacciò il basilisco.

Hic est puteus ille ex quo Beatissimus Syrus
Episcopus quondam  Januensis
exthrasit dyrum serpentem nominem basiliscum  
CCCCLXXX

Qui si trova il pozzo dal quale il Beatissimo Siro,
arcivescovo di Genova,
fece uscire il terribile serpente di nome basilisco  
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